Il parco di villa Torlonia si trova all’interno della città di Frascati ed ha una grande estensione e una particolare bellezza naturalistica.

Il parco è un giardino su due livelli con un terrazzamento superiore che accoglie boschi di elce e la peschiera.

La peschiera è il punto iniziale dello spettacolare gioco di acque: da qui una cascata d’acqua scende in vasche degradanti fino a concludersi nel fronte disegnato dal Maderno, l’architetto della facciata di San Pietro.

powered by social2s
La bella vita attorno al Lago di Nemi e alle sue bellezze

Una domenica diversa a Nemi e il suo affascinante lago nascosti all’interno del Parco dei Castelli Romani, una piccola oasi di pace a due passi dalla capitale.

Questo borgo incantato è uno di quei posti in cui le lancette del tempo sembrano essersi fermate. Così sopra le acque limpide del lago circondato dalla natura del bosco sacro della dea Diana, il borgo emerge su uno sperone ad una quota di 316 metri sul livello del mare.

Il lago e i suoi boschi da sempre hanno ispirato l’uomo al rispetto per la natura e al suo legame con essa. Ma la bellezza e la sacralità del posto non sono gli unici elementi a caratterizzarne la fama.

Il buon cibo e la genuinità dei prodotti locali hanno la loro rilevanza sociale e se, ad incorniciare questo piacevole quadro, spunta un buon bicchiere del rinomato vino Fragolino, accompagnato da una coppa di fragole con panna, tipiche delle coltivazioni locali, la vita attorno al lago può assumere un valore davvero inestimabile.

Vivere Nemi diventa una ‘scelta’, oltre che un ottimo investimento per ritrovare il benessere e una dimensione più umana, da soli o con tutta la famiglia.

In particolare è il microclima a farsi notare, che con le sue temperature favorisce da sempre le coltivazioni della zona. Ad incrementare l’agricoltura locale, e non da meno conto, anche la presenza di alcune fonti di acqua potabile, le quali rendono Nemi un posto ambito da vivere e da visitare.

Nel tempo, la costanza degli abitanti del posto è stata sicuramente essenziale per la storia di questo piccolo paese. Per secoli infatti, le popolazioni locali hanno raccolto le piantine delle fragole nel sottobosco e le hanno trapiantate nei poderi terrazzati delle pendici del lago, permettendo così una coltivazione rigogliosa dei frutti, e lo sviluppo di questa attività. (Questa è la ragione per cui la fragolina di bosco è il prodotto tipico di eccellenza a Nemi).

E’ stata scelta fin dall’antichità dalle maggiori famiglie romane come residenza estiva, così Nemi è divenuta il fulcro della bella vita, del buon cibo e del contatto con la natura. Oggi, viene ancora scelta per gli stessi motivi.

Gli amanti del ‘verde’ possono decidere di raggiungerla per una gita fuori porta o per una breve fuga dal caos della metropoli cittadina o per andare alla disperata ricerca di una boccata di magia in questa Nemi senza tempo.

Le sue bellezze dunque, continuano ad incantare e ad affascinare grandi e piccini, col suo buon profumo di lavanda che si sprigiona per le vie del borgo.

Nemi permette ancora di sognare a chi, troppo spesso, ha dimenticato la formula per farlo.

powered by social2s
Alla scoperta di Torre Baccelli sul Farfa a Fara in Sabina

In Sabina alla scoperta del Farfa, un fiume suggestivo e molto celebre il cui corso offre continue sorprese e della Torre Baccelli nel comune di Fara in Sabina.

D’estate, quando fa caldo, si può risalire il Farfa partendo dal suggestivo laghetto che si forma nella località di Granica, a Montopoli di Sabina. Si può camminare con scarpe da scoglio dentro l’acqua pulitissima e fredda, grazie al fondo ricoperto di ciottoli e al regime torrentizio: è un piacere con il caldo estivo. Lungo il percorso si incontrano in continuazione deliziose anse balneabili.

Sempre d’estate ci si può inoltrare (magari in MTB arrivando con il treno alla stazione di Poggio Mirteto) all’interno della Riserva del Tevere-Farfa, e nuotare in unansa che si forma fra le rapide sotto l’altissimo e suggestivo viadotto della ferrovia “lenta” Roma-Orte.

Oppure si può costeggiare il Farfa lungo solitarie strade campestri, sempre in MTB.

O ancora, e questo è il top, si può scendere da Castelnuovo di Farfa, o da Mompeo, all’interno delle sue famose e spumeggianti gole.

Dicevamo della località del laghetto Granica, dove la presenza di una grande spiaggia con bellissimi ciottoli levigati e lacqua effervescente del fiume attirano in estate numerosi bagnanti, che picniccano e nuotano. L’irruenza del fiume lo rende bianco per la schiuma che producono le limpide acque.

Da questa spiaggia, però, pochissimi si avventurano lungo il letto del fiume. E nessuno di loro si mette in cerca della vicinissima Torre Baccelli.

Ma andiamo per ordine. Siamo vicini alla celebre Abbazia di Farfa, i cui abati divennero potentissimi nel corso del Medioevo e possedevano centinaia di chiese, comunità monastiche, castelli e poi città, porti, fortezze, miniere, mulini.

L’abbazia era protetta da vari sistemi di sicurezza, come la rete di fortificazioni lungo il Treja con almeno 10 castelli in linea (di cui i tre più segreti sono il Castello d’Ischia, di Pizzo Jella e di Filissano), era protetta anche da una Torre chiamata Baccelli

Allora le acque del Farfa non erano ancora captate da acquedotti per portare acqua a Roma e il livello del fiume era più alto. Per questo era navigabile e l’abate usava la barca per arrivare a Roma. Forse fu proprio per la sua navigabilità che i saraceni nel IX secolo penetrarono facilmente in Sabina e arrivarono a distruggere anche l’abbazia di Farfa.

Torre Baccelli ora domina il piccolo e suggestivo lago artificiale di Baccelli, realizzato negli anni ’30 e che raccoglie le acque del Farfa per la produzione di energia. Purtroppo la torre non è più fruibile dal momento che l’ENEL ha chiuso con un cancello l’accesso al sito.

 

Ad ogni modo anche prima non era semplice arrivare alla torre per via del ripido sentiero imboscato e delle vertiginose cavità che si aprono improvvise nel terreno, a mostrare i sotterranei dell’insediamento. 

Grotte si aprono tutto intorno a Torre Baccelli e le imponenti rovine e l’impressionante vista dei sotterranei dall’alto lasciano immaginare l’importanza di questo luogo fortificato.

La vista del lago sottostante offre poi ulteriori suggestioni e ispirazione per chi vuole immergersi nel sorprendente intreccio tra la storia misteriosa e la natura lussureggiante.

Per maggiori informazioni, vi invitiamo a visitare il sito web dell'autore all'indirizzo www.luigiplos.it

powered by social2s
Lungo il Cremera e il fosso della Torraccia a Formello

Siamo nel Parco di Vejo lungo il corso del Cremera, il magico affluente del Tevere che percorreremo partendo dalle sorgenti per poi risalire su un ramo laterale andando alla scoperta della misteriosa Cascata dell’Inferno.

Poi discenderemo il suo corso per entrare nell’intima grotta Franca e infine andremo con il fiume verso il Tevere alla ricerca Ponte Sodo.

La caratteristica straordinaria del Parco di Vejo è l’incredibile commistione fra la “selvaticità” (la cosiddetta Wilderness) e l’opera dell’uomo. Il paesaggio a ovest e a nord di Roma pur avendo un’orografia e una morfologia complessa, e quindi disagevole, è stato frequentato per millenni dall’uomo. E gli innumerevoli resti in particolare falisci, etruschi e medievali lo testimoniano.

La sorgente del Cremera è considerata la parete di roccia dalla quale scende la cascata che raccoglie i rivoli dell’impluvio superiore, situato nell’avvallamento fra Campagnano, Formello e Sacrofano. Si arriva passando attraversando una fantastica galleria vegetale che si è formata naturalmente ad un certo punto della forra, in un ambiente estremamente suggestivo.

Fin dalla partenza, con la visione dal basso del santuario della Madonna del Sorbo alto sulla rupe a picco sul fiume, è un’immersione sempre più profonda nella natura. Non ci sono sentieri e bisogna risalire il fiume a vista, guadando continuamente dove le pareti della gola costringono a transitare dall’una all’altra riva.

Splendido è poi il paesaggio alla confluenza con il fosso che arriva dalla Cascata dell’Inferno: con cascatelle dappertutto. Un luogo segreto a 2 passi da Roma che prende il nome dal fatto che le mucche che si abbeveravano al fosso cadevano dalla cascata e morivano.

Ma la “sorgente” del Cremera cambia la sua posizione a seconda delle piogge e della stagione. Durante la stagione secca si forma partendo da un insieme di gocce che cadono dalle pareti mentre nella stagione piovosa si riconosce il torrente che alimenta il fiume e anche il fontanile di Sacrofano, nel bivio fra Formello, Campagnano, e Sacrofano.

Seguendo uno di questi torrenti che alimentano il fiume si ha una vera sorpresa e si incontra il fosso della Torraccia, proprio sotto il paese di Formello, scendendo per una ripida mulattiera nel bosco fino alla Valle del Sorbo. 

Se si rimane sul sentiero che passa alto sul torrente, il paesaggio è al solito molto bello, come sempre capita quando si cammina in queste zone. Ma se si prova a scendere sulle rive del fosso, cambia tutto: ci si immerge in un ambiente incantato, fatto di grandi massi caduti e di continui salti e rapide dell’acqua, fino ad arrivare al punto dove il fosso della Torraccia sfocia nel Cremera.

E qui il paesaggio diventa straniante, con la liscia lastronata su cui si adagiano le acque del Cremera, che vanno a incontrare quelle del fosso della Torraccia in un turbinio di cascatelle.

E non è finita. Il fosso della Torraccia riserva in una sua valletta laterale il suo segreto più nascosto: un fontanile di epoca medievale e il soprastante cunicolo/acquedotto etrusco entrambi ancora attivi! Il cunicolo ancora oggi drena l’acqua verso il fontanile!

Torniamo al Cremera e al suo passaggio nella valle, fra una forra e un’altra, si arriva alle suggestive rovine del purtroppo diruto mulino medievale accanto all’altrettanto suggestiva Cascata della Mola. Proprio dalla Cascata della Mola il fiume, dopo un paio di placidi chilometri in campo aperto, rientra scrosciante all’interno delle gole.

E quasi nessuno continua a camminare lungo le rive del Cremera, oltre la cascata, fino ad arrivare alla grotta detta localmente Grotta Franca e al promontorio roccioso sulla sommità, proprio sotto le ultime case di Formello.

Il problema infatti è che l’attraversamento del fiume. all’andata e al ritorno, è l’acqua sempre abbastanza alta (salvo agosto e settembre).

Ma se ci si decide di bagnarsi, salvo non indossare le scomodissime galosce da pescatore, ci si inoltrerà in un pezzo del corso del fiume dall’aspetto selvaggio, quanto quello presso la cascata dell’Inferno, con addirittura tracce di sentiero!

Tornando al Cremera e alle sue meraviglie non si può non finire con il Ponte Sodo, la galleria scavata dagli etruschi per lasciare defluire l’acqua del Cremera durante le piene, affinché non risalisse ad inondare la spianata di Vejo. Il posto, a circa 1,5 Km in linea d’aria dalla zona archeologica, è assolutamente magico.

powered by social2s
Il lago rosso della solforata di Pomezia

Chi conosce il lago rosso all’interno della solforata di Pomezia? Molto pochi, probabilmente.

Ebbene, esiste un lago parzialmente arrossato per via di particolari batteri che occupa parte il fondo di una cava gigantesca, all’interno della località detta ‘solforata di Pomezia’ e situata all’estremo sud del parco di Decima Malafede.

Ed è qui che giungiamo.

Attraversiamo esili lembi di terra in mezzo agli acquitrini, saltiamo sulle rocce rese gialle dallo zolfo e saliamo sulla collina più alta, da dove si apre improvvisamente la vista del lago, parzialmente arrossato. 

Tale visione è emozionante, soprattutto con il sole alto nel cielo.

Negli ultimi anni, per cause a me ignote, il fenomeno dell’arrossamento è molto attenuato. 

“Ahi!” Direte voi. “Siamo arrivati tardi? Non possiamo più vedere il lago rosso?” (Qualora il fenomeno non sia presente durante la vostra escursione).

Questo io non lo so.

Ma se scenderete dalla collina, se aggirerete le sponde di un altro lago con al centro un piccolo e suggestivo faraglione e nelle cui acque si riflettono le gialle pareti di zolfo incombenti, se vi inoltrerete nella caldera superando ruscelli di acqua cerulea e costeggiando un altro lago che sembra ghiacciato, ma che è invece un coacervo di piccoli soffioni sulfurei con le rive che sembrano imbiancate da una nevicata, giungerete all’estremità opposta della caldera.

Qui vi troverete ai piedi di un piccolo canyon, alla cui base spunta un ruscello dalle singolari tonalità verdi.

Risalirete le scoscese pareti di questa gola e avrete la visione di un ulteriore lago dall’uniforme colore vermiglio, la cui vista vi consolerà a dovere, qualora non troviate arrossato il lago grande.

Ma il problema non è tanto la perdita del fantastico colore rosso scarlatto del lago grande, quanto la siccità del 2017 che sta riducendo i laghi della caldera a delle pozze, e che rischia di annientare questo e tanti altri luoghi bellissimi vicino Roma.

Terminato questo giro in ambiente fantasy, potremo, con ancora negli occhi i panorami stranianti della solforata, tornare verso la Pontina, e raggiungere il Circeo.

powered by social2s
Pontinia, il ‘Parco dei continenti’ si svela

«Fin da quando ero bambino mi piacevano gli alberi, le piante e in particolar modo i fiori. Fu mia madre ad attaccarmi questa passione. E ricordo che da bambino selezionavo con grande cura le violette di campo da portare alla maestra. Era la prima selezione estetica della mia carriera in un’epoca in cui le donne più importanti erano la Madonna, la mamma e la maestra di scuola. Era il mio primo tributo alla bellezza. Già dentro di me avevo un sogno che sto cercando di realizzare». 

IL SOGNO DI ANTONIO AUMENTA 

A parlare così è Antonio Aumenta, proprietario di uno dei più grandi vivai della provincia che per anni ha coltivato il sogno di costruire e aprire al pubblico uno dei più grandi parchi botanici tematici d’Europa.

«Si chiamerà il ‘Parco dei continenti’ e conto di aprirlo ad aprile del 2018, perché ormai sono decenni che è nella mia testa e ci lavoro da anni». 

Un grande parco botanico in cui si potranno ammirare la flora e i paesaggi di tutti i continenti del mondo. Divisi per aree territoriali e non per fasce climatiche, come spesso accade in parchi simili.

«È stata una scommessa con me stesso, come ho fatto sempre. La mia idea era quella di ricreare un paesaggio e la vegetazione di un paese lontano. Di trovare l’atmosfera di quel posto».

TESORI DA TUTTO IL MONDO

«Ho girato il mondo non solo alla ricerca delle piante ma anche dell’habitat dell’ambiente da cui provengono. Per tutto questo tempo ho collezionato piante su piante per questo parco. Finalmente, nel 2006, ho trovato un terreno che mi sembrava ideale per fare questa iniziativa: l’unica collinetta nel Comune di Pontinia ai confini con Priverno, sulla via Marittima Seconda in località Procoio. Quando sarà finito il parco sarà grande 16 ettari e ci saranno migliaia e migliaia di piante differenti». 
Antonio Aumenta ha una certa esperienza in paesaggi, almeno da quel che ci racconta sul suo passato professionale. I suoi genitori erano agricoltori e lo hanno mandato a studiare all’istituto agrario che gli piaceva tanto.

“VECCHIA SCUOLA”

«Ai miei tempi era una cosa diversa, si poteva fare davvero il mestiere e ho potuto lavorare per anni con Pietro Porcinai, il migliore e il più grande architetto del paesaggio di sempre nel nostro paese.

Poi ho lavorato come giardiniere di Ninfa dal ‘77 all’84. Ho imparato molto, ho conosciuto la principessa Diana e il principe Carlo quando sono venuti in visita al giardino, ho avuto molto da quella esperienza, insomma, ma ho anche dato». 

L’azienda di famiglia creata da questo signore dai modi molto semplici è davvero immensa e ricca di materiale. Ma quando chiediamo al signor Antonio Aumenta quanto abbia speso per la sua incredibile collezione di piante da tutto il mondo lui scrolla le spalle e sorride:

«ma vede, io sono sempre stato uno che se deve comprare una macchina guarda al centesimo. Ma se una pianta mi piace e sono convinto che sia unica quasi non so quanto costa. In questo parco però non vogliamo solo esporre le piante ma vogliamo trasportare le persone fisicamente nei luoghi da cui provengono». 

LA SABBIA DEL DESERTO MESSICANO A PONTINIA

«Le faccio qualche esempio. Abbiamo importato anche i massi del deserto messicano, la sabbia e la terra australiana, abbiamo portato piante millenarie, più uniche che rare e abbiamo descritto paesaggi pluviali e desertici. Abbiamo portato la pianta di cui si nutrivano i dinosauri, la Dicksonia Antartica che è un vero fossile vivente ancora tra noi.

Ci sono piante millenarie, ce ne sono alcune rarissime che hanno sviluppato meccanismi di difesa tossici contro le altre piante. Altre che sono capaci di vivere per millenni. Il tutto in paesaggi suggestivi che solo la natura e un po’ di ingegno possono creare. 

E così, nell’area dedicata all’Europa, abbiamo reso un omaggio all’ulivo, pianta fondamentale della nostra storia, creando un anfiteatro colossale e molto suggestivo con la pietra e gli ulivi.

Ma è solo vedendo tutto questo che si può apprezzare. Le parole e le foto non basteranno per descrivere questo mio sogno quando si sarà realizzato ma è indicativo pensare al fatto che il parco è fatto talmente bene da essere già stato scelto per set fotografici e cinematografici nel recente passato». 

L’APERTURA AD APRILE 2018

Ormai è arrivato il momento: «l’apertura deve arrivare nel 2018, io penso ad aprile. Lo chiamerò Il Parco dei Continenti e spero che aiuti tutti coloro che sono appassionati a vedere cose che non hanno ancora visto in vita loro e quelli che sono poco sensibili verso la natura a capire quanto è delicato e straordinario il nostro pianeta.

È il sogno di una vita, ho lavorato tanto per cercare di realizzarlo e spero di poterlo vedere presto». 

Una sfida non da poco per questo imprenditore che rischia di diventare uno dei più grandi collezionisti di piante del mondo. E quasi non ci si crede, quando si visita il parco in costruzione, a Pontinia in provincia di Latina.

Sembra proprio di percorrere un sentiero immaginario dell’assolato deserto o di immergersi nell’atmosfera gonfia di odori di un antico giardino giapponese. C’è tutta la sapienza dell’esperienza e una dose di follia fanciulla. La stessa che spingeva questo imprenditore un tempo bambino a cercare le violette più belle del campo da regalare alla maestra il primo giorno di scuola.

E Antonio Aumenta, nel suo affannoso lavorio pluridecennale alla ricerca delle piante e dei fiori più rari ed esotici da piantare nel suo parco botanico dei sogni sembra non abbia mai spesso di guardare ad ogni singolo fiore come se fosse il più bello del mondo.
 
Pubblicato nella rivista settimanale "Il Caffè di Latina"

powered by social2s
bdr
L’Orto del Pellegrino di Velletri: la Via Francigena con le erbe officinali

Il medioevo può essere raccontato in tanti modi e a Velletri la storia della via Francigena viene vista da una angolazione veramente insolita: quella delle erbe officinali che usavano i pellegrini.

Un gruppo di donne ha ricreato nel cuore del centro storico di Velletri un orto che aiuta a ripercorrere la storia del pellegrinaggio europeo che, a partire dal 500 dC con Benedetto da Norcia, incrocia quella dei monasteri.

Un viaggio tra arte, storia, botanica e spiritualità alla scoperta della Via Francigena ma anche di uno dei primi fenomeni di massa che ha unito popoli europei all’insegna del cammino e dell’esplorazione del territorio.

Nel centro storico di Velletri, all’ombra delle Torre del Trivio, il Vicolo del Pero accompagna il Pellegrino fino ad una piccola corte interna su cui si affaccia un vecchio portone. La scala di pietra, gradino dopo gradino, si arrampica fra tegole, tetti e terrazzi prima di arrivare all’Orto dove il viaggiatore potrà trovare rimedi e medicamenti da utilizzare durante il cammino. Ci dice Chiara, una delle fondatrici dell’iniziativa:

“Abbiamo recuperato un vecchio giardino abbandonato nel centro storico di Velletri (Roma) piantando le principali erbe officinali che i Pellegrini che percorrevano la Via Francigena (che passa ufficialmente per Velletri), potevano utilizzare più frequentemente durante il percorso per risolvere i più comuni problemi di igiene e salute”.

L’Orto del Pellegrino nasce dal recupero di un piccolo giardino abbandonato tra i tetti di Velletri, nel cuore dei Castelli Romani. Il gruppo tutto femminile che è riuscito a dare una nuova vita a questo spazio urbano dimenticato, ha deciso di piantare nell’Orto le principali erbe officinali di cui i pellegrini si servivano: una sorta di pronto intervento portatile di cui potevano disporre in itinere per preparare medicamenta ad hoc.

L’Orto del Pellegrino custodisce piante medicinali in piccole aiuole, mantenendo nel suo cuore l’acqua come elemento centrale. La vite centenaria e la camelia bianca ombreggiano i vialetti di scorrimento che accompagnano i visitatori alla scoperta della Via Francigena.

E’ un vero e proprio esperimento di rigenerazione urbana perché non ha voluto creare quinte o nascondere le testimonianze di vita quotidiana delle case che si affacciano su questo spazio sospeso tra passato e presente, tra suggestione simbolica e realtà.

L’Orto del Pellegrino, durante la settimana, ospita visite guidate animate e laboratori didattici offrendo ai bambini e ragazzi la possibilità di conoscere le erbe medicinali e il loro impiego per la preparazione dei rimedi più comuni.

Durante i fine-settimana è possibile prendere parte a eventi come il Giardino delle Farfalle, la “Farmacia degli animali” oppure si può prenotare un piccolo tour di mezza giornata che oltre alla visita guidata all’Orto comprende, anche la visita al Museo Diocesano vicino la Cattedrale di San Clemente.

Qui, tra le varie opere, è conservata una Madonna con Bambino (1426-27) di Gentile da Fabriano e la celebre Croce Veliterna stauroteca (perché doveva contenere un pezzo della Croce di Cristo). La visita si conclude poi con l’ingresso nella Cripta della Cattedrale aperta solo in queste occasioni.

Per Maggiori informazioni visitate  www.lortodelpellegrino.it

powered by social2s

Iscriviti alla Newsletter

Scopri un territorio attraverso le emozioni di chi l'ha raccontato in prima persona.