Musica e natura si uniscono al Museo Vivo della Memoria di Colle San Magno: un viaggio alla scoperta delle nostre radici più profonde

Musica, Natura, Tradizione Fede e Folklore si uniscono in un evento alla scoperta delle nostre radici più profonde.

Questi aspetti della nostra vita,  insieme compongono la storia del nostro territorio, sono sempre stati il focus di studiosi, artisti e curiosi.

Degli aspetti che caratterizzano così tanto lo stile di vita e la storia Italiana, non solo!

Questa è anche la storia di molti piccoli borghi, dove non esiste paese che abbia una visione comune, tutti sono caratterizzati dalle loro particolari tradizioni ed emozioni.

Il Museo Vivo della Memoria di Colle San Magno è una testimonianza a questi aspetti.

Il museo ripercorre tematicamente la Seconda guerra mondiale, attraverso la memoria, le testimonianze delle persone che l’hanno vissuta. Un racconto che però va oltre la guerra, viaggia lungo tutta la storia e lo spirito degli abitanti di questo piccolo borgo della provincia di Frosinone.  

Ogni sala di questo Museo, racconta le speranze di chi ha attarversato uno dei periodi più critici della nostra storia, e di chi poi dopo la guerra, ha portato la tradizione, fede e folklore della sua terra nel nuovo mondo, alla ricerca di una vita migliore.  

Chissà quante comunità all’estero portano ancora le memorie di Colle San Magno?

Ora con la pandemia siamo sempre più alla ricerca di un nuovo contatto con noi stessi, la nostra anima, le nostre origini. E da dove cominciare se non dalla natura?

Tra le tante bellissime iniziative del Museo, vogliamo promuovere la Passeggiata in musica sul monte Asprano, una giornata all’aria aperta e in completa sicurezza, alla scoperta delle antiche tradizioni musicali e religiose di Colle San Magno. Un omaggio all’Assunta, e agli antichi canti popolari che uniscono tradizione, fede e folklore.

Un viaggio da non perdere, appuntamento per Mercoledì 2 Giugno

Per prenotare: tel 06/5035458  cell. 3355654853

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L’organo più amato del mondo a Rocca Massima

C’è un famoso organo che tutti i musicisti vogliono provare e si trova a Rocca Massima, un piccolo borgo sui Monti Lepini con un doppio affaccio sul Mar Tirreno e sulla Valle dei Latini.

Ma come è diventato uno degli organi più famosi del mondo?

Tutto inizia circa venti anni fa quando un gruppo di amici appassionati di musica d’organo inizia a riflettere su come promuovere internazionalmente il proprio amato borgo e decide che è ora di dotare la chiesa di San Michele Arcangelo di un organo.

Ma non un organo qualsiasi … deve poter diventare il più famoso del mondo anche grazie ad una Rassegna Organistica Internazionale.

Incontrano Claudio Bonizzi della Fabbrica d’Organi Inzoli-Bonizzi di Crema, attiva fin dal 1867 e nasce una magia perché il gruppo di amici realizza un sogno di una vita: commissionare un nuovo organo dando completa libertà espressiva agli artigiani che lo realizzeranno.

Per prima cosa dobbiamo ricordare che ogni organo è diverso dall’altro in modo significativo. Le sue caratteristiche acustiche e architettoniche devono tener conto del contesto che lo ospita. Ogni organo infatti ha canne e registri diversi, per non parlare dei mantici, dei somieri, della pedaliera e delle tastiere, etc.

In genere sono gli artisti, i maestri di cappella, a progettare un organo e lo costruiscono secondo le loro preferenze o il loro stile. Più raramente avviene il caso di una impresa artigianale lasciata libera di esprimersi.

Siamo nel novembre del 1998 e Claudio Bonizzi arriva nella pianura Pontina e non riesce a vedere Rocca Massima in montagna perché il borgo è avvolto dalle nuvole. Una scena che ricorda ‘dove osano le aquile’.

Quando arriva nel borgo trova però il calore mediterraneo ad accoglierlo e un piccolo corteo che lo scorta fino alla chiesa dove deve studiare la forma e il volume, prendere le misure e verificare l’acustica. C’era una piccola cantoria e si decide di posizionare lo strumento sopra la porta d’ingresso realizzando una nuova cantoria, più resistente ed adeguata al nuovo organo.

“I lavori iniziano presto e durano per circa 20 mesi durante i quali abbiamo portato i singoli pezzi dell’organo con una piccola Ape, il furgoncino con tre ruote, fino alla chiesa che si trova sul punto più alto del paese e non è raggiungibile da altri veicoli. Ogni viaggio dell’Apetta era dedicato ad una canna diversa. Nel frattempo ogni giorno le signore ci preparavano dolci locali per rendere più piacevole il nostro lavoro”.

L’organo di Rocca Massima

L’organo di Rocca Massima ha 1063 canne ed è a totale trasmissione meccanica (temperamento equabile – equal temperament – con un corista – pitch – a 440 Hz) con due tastiere di 58 tasti (Do1-La3).

I tasti diatonici sono ricoperti in legno di bosso mentre i cromatici in ebano. Il grande organo è collegato alla tastiera inferiore mentre il Positivo, che si trova alle spalle del musicista, alla tastiera superiore. La pedaliera è piana con 30 pedali, Do1 - Fa3, mentre i registri sono comandati da pomelli collocati ai lati della tastiera.

L’organo è stato inaugurato con un concerto del Maestro James Edward Goettsche, organista titolare della Basilica di San Pietro nel Vaticano a Roma. Goettsche aveva partecipato alla costruzione dell’organo e su sua richiesta erano stati aggiunti alcuni registri.

Grazie ai cittadini di Rocca Massima, alla ditta costruttrice e anche al maestro d’organo, la fama dell’organo di Rocca Massima ha fatto presto il giro del mondo e tutti i più grandi organisti chiedono di poterlo suonare. La Rassegna Organistica Internazionale ogni anno ha come artisti i maestri d’ organo delle più grandi chiese d’Europa e del mondo.

Chi e ‘Inzoli-Bonizzi’, l’impresa costruttrice?

La Fabbrica Inzoli Cav. Pacifico dei Fratelli Bonizzi viene fondata nel 1867 da Pacifico Inzoli a Crema vicino Cremona, la famosa città di Stradivari. Così con Crema famosa per gli organi e Cremona per i violini, questa zona attrae musicisti, artigiani, liutai e artisti e diventa uno dei centri europei della musica.

Fra gli organi realizzati da questa impresa ricordiamo il grandioso organo della Cattedrale di Cremona, quello del Santuario della Madonna di Loreto e quello della Madonna di Pompei. Al momento in Italia sono una trentina le imprese iscritte all’AIO – Associazione Italiana Organari che raccoglie le imprese che costruiscono o restaurano organi.

Il segreto del successo della Fabbrica Inzoli-Bonizzi è sicuramente l’amore e la passione per quest’arte antichissima, lo si legge negli occhi di Claudio mentre racconta la loro storia ma anche da alcune sue parole:

“Non abbiamo segreti, dobbiamo promuovere la cultura dell’arte organaria e per questo abbiamo collaborato per anni alla realizzazione dell’unica scuola italiana di organaria promossa dal C.R. Forma di Crema, una scuola dove tutti si possono avvicinare al complesso mondo del restauro degli organi.

Mentre tutti gli altri strumenti musicali possono essere spostati e suonati davanti al pubblico, nel caso dell’organo è il pubblico che deve avvicinarsi allo strumento, collocato per la maggiore nelle chiese o in sale da concerto. Per questo occorre promuovere sempre di più la cultura musicale relativa all’organo. La Rassegna Organistica Internazionale di Rocca Massima ne è un valido esempio”.

Questo avvicinamento era stato reso più difficile dalla riforma ceciliana che aveva riportato la musica al suo esclusivo aspetto liturgico. Dobbiamo poi pensare che la musica per organo del passato era diversa da quella di oggi, lo strumento che suonava Bach era diverso da quelli di oggi e quindi anche la musica era diversa. Gli strumenti originari tedeschi lavoravano con una pressione dell’aria maggiore e quindi avevano un suono più forte che oggi può apparire strano ai molti.

Inoltre, per un certo periodo gli organi erano stati influenzati dall’Opera Italiana e si erano riempiti di accessori come campanelli, tromboni e altro necessario per una musica più di svago.

È stato papa Pio X che ha supportato il Movimento Ceciliano, dal nome di Santa Cecilia patrona della musica, per un ritorno alla musica liturgica sacra nelle chiese con una veste più sobria. Vennero eliminati molti registri dagli organi e si modificarono molti degli organi esistenti di cui non abbiamo più la versione ‘leggera’ e ‘popolare’.

In conclusione: se la famosa Fabbrica d’Organi Inzoli-Bonizzi racconta dell’organo di Rocca Massima come di uno dei suoi più amati capolavori, se i più grandi organisti vogliono partecipare alla Rassegna Organistica Internazionale e se il borgo offre una gustosa varietà enogastronomica che comprende i famosi vini DOC della vicina Cori.

Quale migliore occasione di trascorrere un week end d’estate a Rocca Massima e provare di persona le emozioni di uno degli organi più famosi del mondo?
 
 
 

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La Terra Pontina e la Ciociaria di Latina è un luogo speciale per gli appassionati di musica, una terra dalle rinomate tradizioni culinarie e splendidi panorami. Visitare la provincia di Latina è anche un’occasione per scoprire il fascino dei luoghi storici e le tradizioni musicali di cui è ricco il Basso Lazio.

I festival di musica popolare in provincia di Latina sono tra le rassegne musicali più importanti in Italia e accendono sia l’inverno che l’estate regalando sensazioni vivaci al pubblico. In quelle occasioni i suonatori di zampogne, pive e ciaramelle, passeggiando, diffondono nelle vie dei pittoreschi borghi musiche che fanno parte dello stile unico di questa zona.

Alle feste di musica popolare partecipano anche i gruppi folk locali che regalano interpretazioni autentiche, originali, spontanee e invitano il pubblico a ballare con gioiosa vitalità. Canti e balli con tarantelle e saltarelli, momenti gioiosi e balli coinvolgenti.

In occasione dei festival di musica classica, invece, i centri storici, le chiese e i castelli diventano il palcoscenico di concerti che fanno vivere la magia di luoghi incantevoli immergendosi nella musica.

Qui le manifestazioni di musica classica riuniscono artisti e appassionati di musica e ai concerti si possono apprezzare esibizioni di orchestre e formazioni cameristiche che presentano prime esecuzioni assolute e rarità.

Foto di Cesare Galanti

Ci sono anche rassegne di musica classica particolari e di grande spessore come i concerti di organo che fanno conoscere questo nobile strumento e il suo repertorio e avvicinano il pubblico alla musica classica in modo originale. Un genere musicale con tradizioni lontane e con un immenso patrimonio organario in molte chiese del basso Lazio.

Oltre a partecipare ai concerti, di cui la maggior parte gratuiti, durante i festival di musica popolare e classica ci sono interessanti esperienze per il visitatore. Si possono visitare mostre-mercato di liuteria tradizionale dove acquistare strumenti musicali, oggetti tradizionali e attrezzi di uso pastorale legati al mondo della zampogna.

Si può entrare in contatto diretto con importanti liutai e costruttori di strumenti musicali.

Per conoscere da vicino la musica popolare è consigliabile partecipare a seminari gratuiti tenuti dagli stessi suonatori, mentre gli studenti di musica classica possono seguire corsi tenuti da ottimi insegnanti.

Tra le altre esperienze che si possono vivere nel corso dei festival ci sono anche novità per gli artisti più giovani, che con alcune esibizioni aprono i concerti di artisti affermati.

E ancora: vedere proiezioni di documentari, visitare mostre fotografiche, partecipare alla presentazione di libri, incontrare scrittori che raccontano la storia dei briganti nel territorio del basso Lazio, fare escursioni sui Monti Aurunci con passeggiate a cavallo, con gli asini, in mountain bike, raggiungendo le vette dei Monti Aurunci per osservare il volo delle poiane, e molto altro. Che aspetti a venire?

E ora si parte per il viaggio nei festival di musica popolare e classica nelle Terre Pontine.

È un elenco in ordine sparso, con il link alla loro descrizione dettagliata per chi vuole assistere ad una delle rappresentazioni.

Ogni festival è particolare e diverso dall’altro. Ma ognuno di essi vale la pena di essere vissuto almeno una volta.

Festival di Musica Popolare

Festival La Zampogna di Maranola di Formia (ad Aprile)

"I Giullari" Rassegna di arte e musica popolare nel Lazio di Marina di Minturno

Festa della Musica Popolare di Minturno

Festival di Musica Classica

Festival Regina Musica di Maenza

Campus Internazionale e Festival Pontino di Musica di Sermoneta

Festival delle Orchestre Pontine di Aprilia

Fondi Music Festival di Fondi

 

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Ciociaria, la Porta del Sud della musica: parola di Giuliano Gabriele

Giuliano Gabriele è un musicista di Castelliri noto per il suo stile alternativo di reinterpretazione e composizione della musica popolare. È considerato dalla critica uno delle figure più interessanti della ‘world music italiana’.

Un percorso musicale nato in Ciociaria, una terra ricca di storia, paesaggi suggestivi, bellezze nascoste, artigiani e artisti di ogni genere ed età che rende fieri i suoi abitanti.

In tanta ricchezza se si è determinati si possono raggiungere grandi risultati ritagliandosi uno spazio. Quando si comprende l’importanza del proprio passato è come fare luce sul futuro.

Per un musicista la Ciociaria offre tradizioni musicali uniche fatte di canti e ballate tra cui il Saltarello e la Ballarella. Una musica che a Giuliano è arrivata dal bisnonno suonatore di organetto che nel DNA gli ha trasmesso la passione per questo strumento.

Per il resto ha seguito l’istinto con una formazione “on the road” attraversando il sud in lungo e in largo, partecipando alle feste tradizionali, incontrando maestri e musicisti sia in Italia che all’estero.

Per me la Ciociaria è la Porta del Sud nella musica popolare e adoro mescolare tutto il sud in quello che creo. Per posizione geografica, linguaggio e per il ritmo terzinato delle danze, la musica ciociara ha similitudini con tutto il meridione. Oggi i musicisti e i ballerini ciociari sanno suonare e danzare musica campana, pugliese, calabrese in modo eccellente.

Qui si pratica e si danza tutta la musica popolare meridionale con circa 40 gruppi musicali e centinaia di musicisti che suonano un vasto repertorio dai canti del proprio paese e fino alla pizzica del Salento con influenze in tutti i generi musicali. 

Ci sono Festival che hanno rivoluzionato il turismo e quasi ogni sagra è accompagnata dalla musica popolare. Ricordo tra i primi festival “Suoni dal Mondo” ad Isola del Liri, “Ernica Etnica a Veroli  e “Boville Etnica a Boville Ernica.

Nel 2009 con il sindaco di Castelliri  abbiamo ideato “Tarantelliridedicato alla musica del sud che in pochi anni ha raggiunto una notorietà alta con ospiti importanti”. 

Insieme a Giuliano Gabriele, con la Elpcoop/Grid di Frosinone, il portale web ”Musica Popolare Italiana”, l’Istituto Fernando Santi, l’UNPLI Lazio, l’associazione Coming MusicArt anche noi del portale Discoverplaces.travel promuoviamo la costituzione del Distretto di Musica Popolare del Lazio Meridionale.

Tra le molte soddisfazioni di Gabriele iniziamo dal disco, o meglio esperimento, “Meleodonìa”, dedicato all’organetto e pubblicato nel 2011 con il quale inizia il percorso di sperimentazione nella musica popolare.

Seguono i numerosi concerti, le prime esperienze all’estero, la straordinaria partecipazione in veste di attore musicista in un’importante commedia teatrale al fianco del leggendario Lindsay Camp, maestro di danza e teatro di David Bowie e Peter Gabriel all’inizio della loro carriera.

“Ho avuto la fortuna di condividere il palco con musicisti importanti come Antonio Infantino, Fausto Mesolella, Ambrogio Sparagna Peppe Voltarelli, Ginevra di Marco, Teresa de Sio, Pietra Montecorvino, Enzo Avitabile, Eugenio Bennato, Nada, Francesco De Gregori, Hevia, Carlos Nuñez, Kora Jazz, Bombino.

L’emozione di calcare palchi storici come il Moods di Zurigo, Le Grand Soufflet di Rennes, l’European Jazz Expo di Cagliari, il Ravenna Festival, il Folk Est di Spilimbergo”.

Segue la pubblicazione, nel 2015, del secondo disco “Madre”, recensito in tutto il mondo nel settore della ‘world music’, e la vittoria nello stesso anno del prestigioso Premio Andrea Parodi, il più importante riconoscimento per la ‘world music’ in Italia.

Il secondo posto assoluto al Festival dei Conservatori Italiani di Frosinone nel 2016, dove con suo gruppo è riuscito a far entrare per la prima volta sul podio il Conservatorio Licinio Refice con la musica popolare.

Presto un nuovo album, un lavoro totalmente diverso dai precedenti e supportato dal cantautore e produttore Daniele Scarsella di Veroli, mio fratello Gianmarco Gabriele, giovane e già maturo musicista, ed il poeta lucano Luca Amodio.

Senza abbandonare il costante impegno nella direzione artistica e nell’organizzazione di festival musicali coadiuvato dal super staff di Coming MusicArt. Oltre ai sogni nel 2018 continua la direzione artistica di festival come Tarantelliri e ‘Arrete castieglie’ di Arce  o “Terreinazione” di Anagni e spettacoli con il Trio, con l’Ensemble nell’’Hypnotic Dance Tour’ e con “Officine Meridionali Orchestra”.

Questa è una vera Orchestra Popolare che unisce alcuni dei musicisti affermati (come Luca Attura con la sua voce potente e melodiosa, Giuliano Campoli, maestro indiscusso di ciaramella e zampogna, e Anna Maria Giorgi incantevole voce dei Monti Lepini) e ospita giovani artisti.

Noi lo seguiamo perché non riusciamo a non farci travolgere piacevolmente dai suoi eventi e dal suo fascino quando suona. Siamo suoi prigionieri e i nostri piedi obbediscono alla musica come per incanto.

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Avete mai partecipato ad un jazz session dove tre fratelli improvvisano tutto il tempo seguendo solo l’istinto e l’energia della sala?

Se non conoscete la potenza dell’improvvisazione allora vi state perdendo qualcosa. In fondo questo è proprio lo spirito del jazz: creatività istintiva su un ritmo e un tempo ben preciso.

Ma quando a condurre la musica sono i tre fratelli dell’Amato Jazz Trio che si capiscono con un lieve movimento delle ciglia le emozioni cambiano.

Siamo ad Anagni nella superba Sala della Ragione per Anagni Jazz Fest e la sala impone le luci. All’inizio mi fa un po’ specie non seguire il Jazz nella penombra, in fondo anche Wagner aveva fatto nascere Bayreuth proprio per evitare la luce e la mondanità delle opere nei teatri illuminati.

Ma la sala ha un suo fascino dato da secoli di eventi, lo stemma sopra la pedana su cui si esibiscono e le bifore ai loro lati sanno di storia e forse giustificano la mancanza di oscurità.

Però la luce permette di guardare bene i volti dei musicisti e di vedere bene i loro movimenti.

[caption id="attachment_62406" align="center-block" width="640"] Foto di Osvaldo Caperna[/caption]

Sono tre fratelli, il più austero suona il contrabasso e non sembra sorridere troppo preso dalle note del suo non facile strumento musicale. Ma i suoi assoli sono perfetti e fa ‘ballare’ le note del contrabbasso.

L’altro fratello si divide fra un trombone e una tastiera ed è il vero leader. È lui che decide i temi musicali, il ritmo e la scaletta.

Suona perfettamente e comunica con lo sguardo con i fratelli. Ma uno sguardo fugace perché poi chiude gli occhi e si lascia trasportare. Molta tecnica e molta sperimentazione, una voglia di stupire con le evoluzioni musicali.

Poi c’è il terzo fratello con un paio di pantaloni a fiori e occhiali specchiati con lenti verdi che non lasciano vedere gli occhi.

Sembra capitato per caso, sorride sempre e quasi diresti che è qualcuno chiamato all’ultimo minuto a completare il trio.

Posso vedere i movimenti della bocca e la direzione della testa ma non lo sguardo nascosto dalle lenti. Eppure si capisce subito che segue con amore le indicazioni del fratello non solo nella scelta iniziale ma anche nelle sperimentazioni.

[caption id="attachment_62407" align="center-block" width="640"] Foto di Osvaldo Caperna[/caption]

Cambia bacchette e vibrazioni di continuo per seguire le sperimentazioni del fratello, ne esalta le evoluzioni e lo segue nelle nuove musicalità. Suona i piatti dal basso verso l’alto, percuote le aste dei piatti e dei tamburi e non solo gli strumenti. Fa suonare tutto quello che può usando mani, legni e spazzole. Uno chef delle percussioni!

Loris Amato non è mai eccessivo, mai con la pretesa di stupire il pubblico con sequenze assordanti ma sempre facendo da supporto ai due fratelli.

Una esperienza unica, una musica che con dolcezza penetrava e faceva muovere i piedi con il ritmo deciso dai tre fratelli. Amato Jazz Trio, una vera sorpresa e un prologo perfetto per Anagni Jazz Fest.

Un emozionante tocco di classe per la Città dei Papi!

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[caption id="attachment_59223" align="alignnone" width="750"]In foto: i ballerini del Gruppo Folk Città di Acuto

In foto: i ballerini del Gruppo Folk Città di Acuto[/caption]

Il Saltarello è vita. E’ una danza di vita, di liberazione, di sfida.

Nel Saltarello si racchiude un mondo fatto di messaggi, di proposte, di rifiuti, di gioco, di sfogo, di unione e di gelosia.

Il Saltarello è una danza antica. Si ballava quasi sempre all’aperto, sulle aie, dopo giornate lavorative intense nella vendemmia, nella mietitura del grano o durante le feste. Era un momento di incontro, di confronto, di svago dal duro lavoro, di aggregazione.

Si ballava in coppia o a gruppi, eseguendo un movimento molto ritmato con gambe e piedi, tale da sembrare che i piedi scivolassero sul terreno senza staccarsi mai da esso. Sono passi ondulatori. Non c’è uno schema specifico o regole da rispettare, bisogna lasciarsi trasportare dal ritmo incalzante e coinvolgente di questa musica.

Non si balla solo in coppie uomo-donna, possono ballare anche due uomini che si sfidano per conquistare una donna. Si sfidano per far vedere chi è più abile nel ballare. Quando si sfidavano sulle aie che erano circolari, si ballava in cerchio.

Potevano ballare anche le donne in coppia, sempre per mostrare chi fra loro era più brava. Può definirsi anche un “ballo staccato”, perché all’epoca non si potevano toccare, anzi, a volte l’uomo e la donna ballavano tenendosi per mezzo di un fazzoletto, non sfiorandosi mai. L’uso del fazzoletto era lo strumento di connessione fra i ballerini.

L’uomo si avvicina alla donna, la donna si allontana. L’uomo si gira e la donna torna a provocarlo, mettendosi in evidenza. A quei tempi, una ragazza che fosse stata avvicinata per strada da un ragazzo era irrimediabilmente compromessa.

In provincia di Frosinone c’era la gentile usanza che a primavera i giovani andassero a collocare un ramo fiorito davanti alla casa della ragazza ambita. Se l’omaggio era accolto, tutto bene e iniziava la rigida procedura di un controllato fidanzamento in vista del matrimonio. Se l’omaggio veniva respinto, probabilmente c’erano malumori.

Quando lavoravano duramente per un anno ed era buona la stagione, arrivato il tempo della mietitura, il Saltarello era un grande sfogo di gioia e liberazione per festeggiare. Voleva dire che avrebbero mangiato tutto l’anno, che sarebbero stati più tranquilli e che si sarebbero potuti sposare se fossero riusciti a vendere il grano. Si ballava in tali ricorrenze attribuendovi anche dei riti propiziatori.

Nelle aie, il danzatore più bravo veniva posto al centro e, seguendo il ritmo animato della musica, si esibiva con alti salti perché, secondo tradizione, più alto era il salto e più alto sarebbe cresciuto il grano, in segno di buon auspicio.

Nel Saltarello il suonatore dell’organetto, a differenza di altri balli, partecipa alla danza. Deve anche ballare perché è colui che incita la folla. Deve invogliare e far crescere l’intensità del ballo.  Il canto per i ciociari di allora era anche un modo di vita. Nel canto si rispecchia la loro vita. Cantano l’amore, il dolore e la gelosia.

E’ un canto diretto, tutta sostanza, spesso con un doppio senso erotico“Se ti prendo sola per il bosco, ti faccio fare il salto della rana”.

Le parti di cui si compone il Saltarello sono anche comandate dall’esecuzione di “botta e risposta” inventati al momento.

I ragazzi, quando intonavano gli stornelli per le ragazze, c’erano casi in cui l’uomo voleva dimostrare alla donna di valere e casi in cui l’uomo prendeva in giro il concorrente maschio: “E stai zitto tu che non sai cantare, l’asino raglia meglio di te!”   

Il fatto di cantare messaggi diretti che andavano subito a colpire, evidenzia la spontaneità della gente ciociara. Una battuta detta alla ragazza desiderata, all'epoca incontrata per caso in strada a prendere l’acqua alla fontana, nell’unico momento possibile per dirle qualcosa. La semplicità e l’orgoglio di queste persone si vede nella musica, nel canto, nel ballo, nella semplicità della vita.

“E stai zitto tu, coso storto, non stai bene neanche per cancello dell’orto!” 

Il Saltarello è il tipico ballo dell’Italia centro-meridionale, che si esprime con numerose varianti (Saltarello, Saltarella, Ballarella, Zumparella). Dal secondo dopoguerra lo spostamento verso i centri urbani, l’arrivo di nuove mode di ballo e il mutamento generale dei modelli di vita hanno fatto perdere la pratica del Saltarello.

In alcuni paesi del Lazio, invece, il Saltarello si è conservato nelle tradizioni, grazie anche alla ricerca delle nuove generazioni che, raccogliendo testimonianze orali sugli usi e costumi, hanno ricostruito quel patrimonio che finalmente ora è in salvo.

Che ne dici di passare in Ciociaria?

Questo articolo è il primo di una serie sui balli, canti e costumi del Saltarello e nasce da un'intervista ad Anna Rita Ticconi, direttrice artistica del Gruppo Folk Città di Acuto (i ballerini nella foto in alto).

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I migliori Festival Jazz vicino Roma sulla costa

D’estate sulle coste dei paesi del Lazio Meridionale vanno in scena alcuni festival di musica jazz tra i più interessanti e divertenti d’Italia. Una magia che si rinnova ogni anno nei suggestivi luoghi naturalistici e i bellissimi siti storici di cui il sud pontino e la costa tirrenica è piena.

Fra i suonatori è facile ascoltare i big del jazz italiano e straniero, e programmi musicali di altissima qualità sono il frutto di rassegne costruite negli anni e di una cresciuta credibilità internazionale. Spesso il jazz si unisce a diversi stili creando sonorità inedite e piacevoli. Per questo ‘non solo d’estate’, alcuni di questi festival hanno allungato la loro stagione e presentano concerti durante tutto l’arco dell’anno.

I festival di musica jazz in provincia di Latina promuovono una musica originale improvvisata che sposa i suoni freschi del jazz contemporaneo al mare. Nei concerti domina l’improvvisazione, la sperimentazione, la tradizione e la scoperta, proponendo al pubblico progetti musicali autentici con party in spiaggia. Alcuni di questi festival portano il jazz in spiaggia proponendo concerti in riva al mare al tramonto, per unire la bellezza del lungomare con la sensuale sonorità del jazz.

Questi festival di musica jazz sono anche un binomio tra musica e gusto e in alcune rassegne ristoranti selezionati propongono ai turisti e agli appassionati di musica menù speciali a un prezzo convenzionato ed economico in cui gustare i piatti del territorio.

E nell’attesa dei concerti, i pomeriggi possono essere utilizzati per incontri di cultura, dj-set e laboratori per bambini. Quasi tutti i concerti sono gratuiti o, in alcuni casi, con un abbonamento economico si può partecipare a tutti gli eventi.

Di seguito l’elenco dei Festival Jazz del Lazio Meridionale con il link alla loro descrizione dettagliata per chi vuole assistere ad una delle rappresentazioni e fare un viaggio musicale anche alla scoperta dei territori:

Sunset Jazz Festival di Sabaudia

Jazzflirt Festival di Formia

Gaeta Jazz Festival di Gaeta

Festival Rumori nell’Isola di Ventotene

Terracina Jazz Fest di Terracina

 

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