Musica popolare e balli tradizionali al Festival Ernica Etnica di Veroli

Ernica Etnica è una rassegna nazionale di musica popolare italiana, che si svolge nello splendido scenario del centro storico di Veroli.
Veroli , uno dei centri più antichi ed importanti della Ciociaria che nasce su una acropoli circondata da mura ciclopiche. Oltre alla famosa basilica di Santa Salome con la Scala Santa, a Veroli si trova l’incredibile Abbazia cistercense di Casamari.
Ernica Etnica prende il nome dai monti Ernici ed è nata per promuovere le tradizioni della musica popolare italiana, facendola convivere con la cultura dei luoghi. E’ un evento musicale molto partecipato e sentito dal pubblico che viene per ascoltare e ballare in piazza ad un ritmo intenso e in crescendo.
Il festival tocca le tradizioni e la cultura della Ciociaria e dei territori che ospita. Sono tanti i gruppi delle regioni e delle diverse aree culturali che partecipano alla rassegna.
Nei 3 concerti serali di ogni edizione si alternano realtà della musica popolare del sud Italia e gruppi originari della nostra provincia. Dal 2017 è stato istituito un premio dedicato ai Maestri della tradizione popolare.
Sono numerosi gli ospiti della canzone d’autore e della musica popolare italiana che negli anni si sono susseguiti sul palco di Ernica Etnica. Ricordiamo: Eugenio Bennato, Simone Cristicchi, Peppe Servillo e Ambrogio Sparagna (ogni anno), I Tamburellisti di Torrepaduli, L’Ensemble de La Notte della Taranta, Canzoniere Grecanico Salentino, Alicanto.
In ogni edizione c’è una piazza stracolma con migliaia di appassionati di musica popolare che ballano e partecipano a pizzica, saltarello (link), tarantella e ballarella.
Durante le 3 giornate di Ernica Etnica sono aperti il museo civico, il palazzo comunale con il criptoportico del IV a.C. e altri monumenti.
La ricca partecipazione di gruppi musicali di qualità è abbinata agli svaghi della scoperta di spazi artigianali. Infatti, nel corso delle 3 giornate di Ernica Etnica, viene allestito sia un mercato artigianale aperto a liutai o rivenditori di strumenti musicali etnici che un mercato per artigiani di cuoio e pellame.
Ovviamente le giornate di festa sono accompagnate dalla tradizionale cucina ciociara e dalla ciambella verolana.
Per maggior informazioni:
https://www.facebook.com/ErnicaEtnica
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Festival della Zampogna di Villa Latina per lasciarsi andare ai ritmi

Il Festival della Zampogna di Villa Latina è il miglior modo di avvicinarsi alla musica del centro-sud Italia e alla Zampogna, uno degli strumenti tradizionali più amati.
Villa Latina uno dei paesi vicino Cassino e per questo è stato bombardato durante la seconda guerra mondiale ma ha conservato un patrimonio culturale musicale molto particolare: quello della zampogna.
Qui si tiene un festival dedicato a questo tipico strumento tradizionale dove partecipano musicisti della scena popolare italiana. Storicamente Villa Latina è tra i paesi ciociari più ricchi di suonatori di zampogne e vanta un primato nella costruzione di questo strumento.
Il Festival della Zampogna di Villa Latina nasce negli anni ’80 da un’idea del maestro Cesare Perilli e in questa occasione i maestri zampognari e gli artigiani si incontrano al ritmo dei suoni delle tradizioni popolari della Valle di Comino.
Il festival inizia con le esibizioni libere dei musicisti presso il Museo della Zampogna che continuano lungo le vie del paese. Un appuntamento imperdibile fra balli, musiche travolgenti e jam session folk.
Il festival ospita una mostra-mercato di strumenti popolari e di liuteria artigianale. Le strade del paese si riempiono di artigiani costruttori di zampogne e musicisti nei loro abiti tipici.
Di sera si tiene l’esibizione dei migliori gruppi legati al territorio e alla sua storia, con un momento speciale dedicato alla partecipazione di Gianni Perilli, figlio del fondatore e celebre strumentista eclettico.
Un’occasione per scoprire da vicino le meraviglie di questo strumento e per lasciarsi trasportare con i ritmi e i suoni delle tradizioni ciociare e del sud Italia.
Ma ci sono anche stand con degustazione di prodotti tipici dove provare il tipico calore delle piazze italiane della Ciociaria. Villa Latina è uno dei paesi dove si produce il famoso Vino Atina Doc dalle uve Cabernet, un vino dalla storia molto intrigante.
Fra i personaggi illustri che hanno partecipato al festival si annoverano Fulvio Cocuzzo, i musicisti dell’area di Amatrice, della Valle dell’Aniene, i Cantori in Terra di Lavoro e gli Zampognari del Matese, del Molise e di Vallerotonda.
Per maggior Informazioni:
https://www.facebook.com/Festival-della-Zampogna-di-Villa-Latina-1519543444948703
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Lacerno Folk Festival è la migliore manifestazione itinerante etno-musicale che sposa la musica con la scoperta di un territorio straordinario: quello del Lacerno e del Fibreno.

Sono 5 concerti serali distribuiti nell’arco di un mese nei Comuni di Pescosolido, Posta Fibreno, Fontechiari , Broccostella e Campoli Appennino.

Prende il nome dal torrente Lacerno, che scorre nei comuni di Pescosolido e Campoli Appennino, e dal fiume Fibreno che sorge dalle acque cristalline dell’omonimo lago presso la Riserva naturale di Posta Fibreno.

Nell’insieme è una terra meravigliosa, con sorprendenti strade panoramiche che lasciano godere della vista di una natura selvaggia e affascinante, al confine delle alture del Parco Nazionale d’Abruzzo dove è possibile fare magnifiche escursioni in posti incantevoli.

Lacerno Folk Festival dei comuni del Lacerno e del Fibreno è dedicato anche alla riscoperta delle arti popolari e dell’artigianato musicale. Ospita gruppi di musica popolare della provincia di Frosinone e del sud Italia.

L’idea nasce dal gruppo musicale “Radici Popolari” che, dopo il successo di “Brocco Etno Fest”, ha esteso la promozione delle attività dal vivo coinvolgendo tutti i comuni del Lacerno e del Fibreno.

Sono serate di festa che vedono i centri storici dei paesi coinvolti in musiche tradizionali e balli popolari in piazza. Sono serate di saltarello e tarantelle, in cui la musica popolare ciociara si mescola alle tradizioni salentine.
Nella prima edizione del 2017 si sono esibiti: gli Aria Corte, Radici Popolari, i Picarielli e altri.

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La travolgente Festa della Ballarella di Arce

Ogni anno a maggio in Piazza Umberto ad Arce si svolge la Festa della Ballarella, dedicata alla più travolgente delle danze tradizionali ciociare e alla musica popolare.

Una festa che nasce nel 2013 per far conoscere la potenza e la varietà della musica del basso Lazio. Per due giorni anche gli anziani tornano bambini e i giovani riscoprono l’anima della terra ciociara. La Ballarella è la musica di questo luogo, un ritmo che accompagnava gli antichi nei giorni di festa e di lavoro e già il nome evoca la passione della musica.

Suoni e danze si rinforzano nel tempo perché tutto ciò che circonda questi luoghi è Ballarella!

Nel corso della rassegna accanto alla musica e alla possibilità di ballare ai concerti, si può partecipare a incontri sul tema annuale della rassegna che viene scelto di volta in volta. Si incontrano da vicino musicisti e studiosi della cultura popolare. Nel 2018 la dedica è rivolta alla figura delle donne, nello specifico alla musica delle donne musiciste.

La rassegna ospita anche una mostra fotografica e il mercato dell’artigianato.

Inoltre il turista può imparare a suonare e cantare partecipando a corsi di canto e tamburo tradizionale, in cui gli insegnanti mostrano le diverse tecniche e variazioni nate nel corso dei decenni sulla struttura di base della Ballarella e del vicino Salterello.

Al termine delle esperienze, i musicisti suonano i loro strumenti per far ballare e divertire quanti vogliono partecipare, mentre il fortunato visitatore può assaggiare i piatti tipici del luogo ascoltando le sonorità ciociare.

Negli stand gastronomici si gusta la birra artigianale e i piatti tipici come gli gnocchetti o le fettuccine al cabernet, guanciale, salsicce e broccoletti. Nel mercato dell’artigianato si trovano invece lavorazioni all’uncinetto, strumenti musicali, ceramiche, riciclo creativo e la lavorazione della carta pesta.

Nelle prime edizioni del festival si sono esibiti con concerti e corsi di musica e danza alcuni eccellenti musicisti e ballerine locali che spiccano nella musica italiana come I Bifolk di Veroli, Eduardo Vessella, Ambrogio Sparagna e Benedetto Vecchio dei MBL, Giuliano Gabriele con la sua band, Antonio Petronio EtnoProject,  Loredana Terrezza, Oriana Iannetta, Valentina Ferraiuolo, la BandAcornice con l’associazione del Piccolo Laboratorio Popolare, gli Hernicantus, il Saltarello amatriciano di Alessandro Calabrese, la Piccola orchestra popolare Canto D’Inizio, il Coro dell’Università Popolare Antica Terra di Lavoro e molti altri.

Un evento da non perdere per scoprire le tradizioni musicali della meravigliosa terra intorno ad Arce e l’occasione per visitare il Parco Archeologico di Fregellae, la Riserva naturale Antiche Città di Fregellae, Fabrateria Nova e del Lago di San Giovanni Incarico, i musei delle vicine Pofi e Ceprano per immergersi in questo angolo di Ciociaria.

Per maggior informazioni:
https://www.facebook.com/FestaBallarella
 

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Atina Jazz Festival, dove musica e storia si fondono

Atina Jazz Festival nasce nel 1986 e negli anni si è affermato come uno dei più prestigiosi festival in Italia. Porta ogni estate nella piazza del centro storico di Atina, nei palazzi storici e negli affascinanti scenari della Valle di Comino i migliori jazzisti del mondo.
Oltre al palco principale, dal 2004 il festival si è aperto a tutto il territorio scegliendo per le esibizioni luoghi dalla bellezza naturalistica e paesaggistica che sono parte integrante delle emozioni che gli artisti offrono al pubblico. Dopo l’edizione del 2009, in cui il paese di Atina superò le 15000 presenze, è nata anche la versione invernale del festival.
Atina Jazz abbraccia tutti i generi musicali ed è diventato negli anni un festival “totale”. Accanto alle novità e avanguardie del panorama jazz italiano e straniero, propone anche concerti di musica popolare, cantautorato italiano, fado portoghese e blues.
Dal 2014 la direzione artistica passa al noto personaggio del panorama musicale Antonio Pascuzzo, che crea il progetto “Do Ut Jazz”, una formula vincente per favorire le attività e invogliare la gente a partecipare. Infatti, le persone che una sera del festival ceneranno in un ristorante o alloggeranno in un hotel che aderisce al progetto, otterranno i biglietti dei concerti in omaggio.
Chi andrà a mangiare in un ristorante di Atina potrà alzarsi da tavola 5 minuti prima e raggiungere il concerto dove lo staff conserverà gratuitamente il suo posto a sedere. L’idea è proprio quella di avvicinare ragazzi, famiglie e tutti al jazz.
Grazie a questa originale direzione artistica la manifestazione ha ottenuto il riconoscimento del prestigioso premio nazionale MEI (Meeting Etichette Indipendenti) e l’attenzione della stampa nazionale.
Il progetto Do Ut Jazz valorizza la musica e le persone, permettendo di partecipare gratuitamente a tutti i concerti ed eventi del festival. Nel programma della versione invernale del festival ci sono anche mostre, proiezione di documentari, presentazione di libri, una notte bianca con cover band e dj-set, un concorso fotografico, una gita turistica alla scoperta di un luogo suggestivo della Val di Comino, degustazione di prodotti tipici (come i vini Atina Doc e il gustoso formaggio Pecorino Dop di Picinisco), giochi musicali con interessanti iniziative per bambini.
Questa manifestazione, fin dalla sua nascita, ha portato ad Atina grandi nomi della musica, come: Michel Petrucciani, Chick Corea, John Scofield, Goran Bregovic, Mike Stern, John Patitucci, Tito Puente, Gilberto Gil, Stefano Bollani, Dave Holland, Peter Erskine, Ron Carter, Angelo Debarre, Dee Dee Bridgewater e molti altri.
Nel corso degli anni le programmazioni musicali sono state curate in collaborazione con le case discografiche più importanti del mondo, tra cui ECM, Jando Music e Cam Jazz.
Atina Jazz vanta gemellaggi con college di musica stranieri e prestigiosi rapporti con il Saint Louis College Of Music di Roma, L’European Jazz Expo di Cagliari, l’Università degli studi di Cassino, il Conservatorio Licinio Refice di Frosinone e collaborazioni con Radio1 Rai. Per questo Atina Jazz si conferma uno dei festival jazz più importanti d’Italia.
Atina Jazz Festival, inoltre, è una realtà premiata come secondo miglior festival dalla rivista di settore Jazzit, conta oltre 30 edizioni senza interruzioni ed è un evento molto atteso in tutto il centro-sud Italia. Tante le sorprese, molta l’attesa, crescente il successo.
E come diceva il fondatore Vittorio Fortuna:”Per fortuna c’è il Jazz!”.

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Gli Sbandieratori di Cori

Virtuosismi, acrobazie, lanci di bandiere colorate che sfidano le leggi della fisica, al ritmo cadenzato di tamburi battenti e squilli di tromba: per questo gli Sbandieratori di Cori sono famosi nel mondo.
In origine erano gli Alfieri, che in battaglia guidavano e coordinavano l’esercito reggendo la bandiera con l’insegna del comune. Mai la bandiera doveva cadere nelle mani dei nemici, perciò gli Alfieri erano atletici, capaci di compiere con il drappo ogni sorta di acrobazie per difenderlo e passarlo agilmente ai compagni in caso di pericolo. Di qui, tra il ’500 e il ’600, la bandiera è approdata negli spettacoli di piazza, dove gli sbandieratori facevano sfoggio della loro bravura durante cortei e feste religiose. 
Cori, in provincia di Latina, tra Roma e Napoli, è una delle più antiche città italiane. La nascita dei gruppi di Sbandieratori di Cori si lega alla manifestazione denominata "Carosello Storico dei Rioni" celebrato a Cori fin dal 1937.
Cogliendo lo spunto dalle festività locali, gli Sbandieratori  di Cori recepiscono ed elaborano il messaggio culturale dell' antica "Gens Corana" per riproporlo e diffonderlo.
Oggi l'“arte della bandiera” è una tradizione viva e parte integrante della comunità.  Gli Sbandieratori di Cori riprendono le acrobazie del passato in coreografie complesse.
I movimenti delle mani non sono casuali: sono quelli codificati negli antichi manuali militari della cosiddetta “arte del maneggiar l’insegna”.
La scenografia è affidata all'armonia dell'intero gruppo che riesce a spettacolarizzare mirabilmente l'artificio delle bandiere in modo da creare strabilianti effetti di colore. Gli abiti sono di ispirazione cinquecentesca (i componenti del Gruppo indossano costumi che rispecchiano quelli della seconda metà del XVI sec.: "pazienza" in raso e panno, camicia in raso, calzamaglia, stivali e cinturone) e i colori quelli delle tre porte di Cori: giallo e celeste per Porta Romana, giallo e verde per Porta Signina e rosso e blu per Porta Ninfina, mentre il giallo e rosso rappresentano la Comunità.
Oggi a Cori ci sono tre gruppi di sbandieratori, che portano l’arte della bandiera corese in tutto il mondo: Sbandieratori dei Rioni di Cori, Sbandieratori del Leone Rampante e Storici Sbandieratori delle Contrade di Cori. Le occasioni migliori per ammirarli a Cori sono i due Caroselli storici, il Giuramento dei Priori, il Latium Festival e la processione della Madonna del Soccorso.
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‘Italiano Elettrico’ di Astor Piazzolla a Valmontone

Ciò che trovo eccitante ogni volta che partecipo ad un concerto dell'Orchestra da Camera di Frosinone, e ascolto in particolare i suoi famosi solisti, è che spesso arrivo ignorante del compositore o del tema ma alla fine, invariabilmente, resto elettrizzato e la mia conoscenza musicale è enormemente allargata.

Questa sensazione si è ripetuta in una fredda sera invernale di gennaio, nella sala del Palazzo Doria Pamphilj a Valmontone, con il terzo concerto del set di questa stagione offerto dall'Associazione Culturale La Farandola (dove La Farandola è un ballo della Provenza con somiglianze con la Tarantella).

Il titolo del concerto era ammaliante: "Italiano Elettrico". Il programma consisteva in un pezzo di Vivaldi e in 11 composizioni del compositore e performer argentino del nuovo tango, Astor Piazzolla, le cui opere mi sfortunatamente sfuggirono negli ultimi anni ‘70. Ma il giorno o la sera dell’incontro era arrivato.

Nella mia successiva ricerca su Piazzolla, ho scoperto che ha passato gran parte della sua vita in Argentina, ma con un'influenza negli Stati Uniti e in Francia. Ho anche concluso che la sua passione per questo tipo di "nuovo" tango, può essere nata dal regalo di un bandoneon da suo padre quando Astor aveva solo 8 anni, una concertina a forma di scatola quadrata a forma di pulsante che è usata in Argentina e Uruguay da decenni.

In realtà lo strumento non fu mai prodotto in America Latina, ma prevalentemente in Germania, dove fu "inventato" negli anni '70 del 1800 come alternativa alla concertina per la musica popolare.

La preponderanza della musica per il bandoneon mi ha spiegato l'assoluto entusiasmo, direi estasi, sul volto di Adriano Ranieri che si è esibito con un bandoneon nero piuttosto adorabile. Come sempre il violino di Loreto Gismondi ha dato un suono squisito, seduto accanto alla potente interpretazione di Marco Attura sul "podio".

Sul lato sinistro di fronte al pubblico di quasi 100 anime, Alessandro Minci e la sua chitarra e Maurizio Turriziani con il suo travolgente contrabasso, recentemente tornato dall'eccitazione del tour cinese, sono stati ancora una volta la forza immobile dell'orchestra.

Mi sono ricordato che ovunque troviamo l’Orchestra da Camera sappiamo che la musica sarà coinvolgente per almeno questi cinque strumenti.

In particolare lo strumento di Maurizio attorno al quale avvolge amorosamente le sue braccia permettendo al suo arco di accarezzare le corde con una passione normalmente riservata ad un amante formidabile.

La scaletta delle opere di Piazzolla è stata fatta per far aumentare progressivamente l'entusiasmo del pubblico, come poi è successo. Per tre composizioni, il quintetto è stato guidato dalla bellissima voce soprano di Tania Di Giorgio, la cui interpretazione della "Ave Maria" di Piazzolla ha guadagnato un meritato "bis".

Eppure la musica di Piazzola ha anche un tempo aggressivo e sorprendente nella sua interpretazione del tango, e Maurizio ha supportato questa attitudine con delle "grosse" maniere alla spalla del suo contrabbasso. Gli perdoniamo la sua eccitazione e attendo con ansia il prossimo appuntamento con l'orchestra della Camera di Frosinone.

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‘Radici Popolari’, se non ballate con questa musica …

“Radici Popolari” un gruppo musicale dalla Valle di Comino con ritmi trascinanti. Tutto nasce nel 2012 da Lorenzo Rea, un organettista di Broccostella che non riesce a comprimere la sua musicalità del centro sud Italia.

Il gruppo si allarga e oggi sono circa 8 elementi con gli strumenti della tradizione: organetto, violino, tamburello, basso, chitarra, zampogna, ciaramella e flauti.

Zampogna e ciaramella sono proprio gli strumenti di questa area a confine fra Lazio, Abruzzo e Molise e qui ci sono ancora gli artigiani che costruiscono questi strumenti secondo tradizioni centenari che si tramandano di generazione in generazione. Non a caso in alcuni paesi tipo Acquafondata il Festival della Zampogna è l’evento più importante dell’anno a cui partecipano emigrati che tornano a casa per ascoltare queste musiche.

Lorenzo è anche il cantante del gruppo con una voce profonda ed un timbro particolare che rende ancora più coinvolgente la musica. Si può andare su youtube per avere un assaggio del loro stile.

Le musiche antiche sono reinterpretate in chiave moderna seguendo il cammino iniziato da Eugenio Bennato che ha fatto rinascere pizzica e tarantella attualizzando alcune espressività degli strumenti musicali e degli arrangiamenti.

Ovviamente la musica preferita è quella del Saltarello e della Ballarella, una particolare forma di Saltarello tipica di queste zone a confine fra Lazio, Abruzzo e Molise. Il Saltarello è per queste regioni quello che la Pizzica è per la Puglia e la Tarantella per Napoli. Non si può immaginare una festa senza l’accompagnamento di questa musica e senza farsi travolgere dalla danza.

Ma Radici Popolari va oltre questo e reinterpreta anche il ruolo delle orchestre e dei cantastorie. Non solo musiche da ballare che riempiono le piazze e che fanno letteralmente muovere i piedi a chiunque le ascolti, ma anche moderni narratori.

Alcune loro musiche originali raccontano le storie della Valle di Comino come ‘Canneto’ che racconta la storia della Madonna di Canneto e del pellegrinaggio che ogni anno ad agosto vedo oltre 60.000 persone raggiungere la Valle di Canneto dove si incontrano la Madonna Nera e quella Bianca.

Oppure la ‘Ballata del brigante Cerrone’ che si muoveva fra Abruzzo e Lazio e che racconta un pezzo della storia italiana che per anni è stato soffocato o nascosto, quello del vero ruolo dei briganti in questa area a confine fra Stato Pontificio e Regno Borbonico.

Per questa loro musica originale e trascinante, capace di infuocare le persone e le piazze, il gruppo Radici Popolari è chiamato in ogni parte d’Italia e in Irlanda dove sono nate particolari forme di gemellaggio. I ritmi irlandesi e quelli italiani hanno una forte energia in comune e molti italiani sono andati in Irlanda e Scozia dalla Valle di Comino rinsaldando questi legami.

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