Il Barbiere di Siviglia compie 200 anni

Allora, che cosa è che ha fece arrabbiare così tanto Giovanni Paisiello il 16 febbraio 1816? Per 34 anni era stato lodato come il compositore di un'opera molto popolare, Il Barbiere di Siviglia.

Eppure, in quel giorno organizzò una claque per distruggere la prima di un'opera di un giovane compositore parvenu che dal punto di vista di Paisiello aveva plagiato il suo lavoro, aveva rubato il tema che giustamente gli apparteneva. Anche se la nuova opera non aveva nemmeno lo stesso titolo (originariamente si chiamava 'Almaviva, o sia L'inutile precauzione') e anche se in quei 34 anni altri due compositori avevano presentato opere sullo stesso tema.

Mentre si dice che Paisiello contestava l'uso del basso buffo, forse quello che veramente gli dispiaceva era che questa nuova versione de Il Barbiere di Siviglia aveva grandi melodie. Non tutte erano proprio nuove melodie. Per esempio, l'ouverture di questa nuova opera era stata ascoltata molte volte prima in altre due opere dello stesso compositore, Elisabetta, regina d'Inghilterra e Aureliano in Palmira. Così, in una certa misura, Paisiello aveva un punto a suo favore, anche se un punto pirrico.

Gioachino Rossini non ha avuto problemi con il plagio, anche delle proprie opere. Era tutta una questione di mettere la melodia giusta al posto giusto. L'ouverture in Rossini non aveva una grande importanza e a volte è stata scritta per ultima sulla strada verso la premiere. Il ‘riciclaggio’ di una buona sintonia è uno degli elementi più comuni di intrattenimento musicale, nella misura in cui esistono alcune opere famose basate esclusivamente sul successo di un motivo o di un’aria principale.

Tuttavia, Paisiello riuscì a raccogliere i suoi sostenitori e a rovinare la prima del Barbiere di Siviglia di questa nuova stella, nata e cresciuta a Pesaro, quando fu presentata in prima quel giorno al Teatro Argentina di Roma.

Ma una buona sinfonia vince sempre indipendente dalla qualità o veridicità della trama e le lamentele da parte dei gelosi (come Puccini scoprì quasi un secolo dopo). Oggi siamo in grado di ascoltare le grandi arie del Barbiere di Siviglia, perché alla sua seconda rappresentazione è stata giustamente accolta con applausi, e così non molto tempo dopo ha avuto un ricevimento simile a Londra.

Le arie famose de Il Barbiere di RossinI si sono rapidamente affermate, in particolare 'Largo al factotum' è entrata nella top-ten delle arie d’opera più eseguite di tutti i tempi, ed è stata messa in scena praticamente in tutto il mondo. Così famosa che è cantata anche da voci non proprio d’opera spostando l'intonazione di Rosina da un soprano alto ad uno di coloratura. Un sogno sarebbe quello di ascoltare Maria Callas e Marilyn Horne cantarle insieme, un duetto che anche Rossini avrebbe goduto.

Felice bicentenario ad un Barbiere senza età.

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Placido Domingo, il bello di non morire giovani

In Australia, non abbiamo spesso l’opportunità di ascoltare dal vivo i grandi eroi dei palcoscenici operistici. E’ vero siamo stati benedetti dal ritorno di Joan Sutherland alla fine della sua carriera. Ma una volta ho avuto l’opportunità di ascoltare Placido Domingo dal vivo.

Era il 1997 a Melbourne, al Melbourne Cricket Ground all’aria aperta, e i tre tenori ci hanno benedetto con le loro magnifiche voci e, nel caso di Domingo, anche con una recitazione raffinata. La loro competizione con Pavarotti nell’interpretazione del tema dell’aria ‘Nessun Dorma’ è ancora impressa nella mia memoria.

Domingo, appena compiuti 75 anni, è conosciuto come il più versatile di tutti i tenori/baritoni, avendo iniziato la sua carriera come un baritono leggero nelle operette. Il suo repertorio spazia e copre tutti i grandi ruoli da tenore, compreso Wagner, e infine aggiunge alcuni ruoli chiave di baritono.

Eppure i miei ricordi migliori di Placido sono da Tel Aviv, la città dove ha lanciato la sua carriera nei primi anni sessanta e dove ha veramente imparato la sua arte. Vi è tornato occasionalmente per alcune recite ed è stato durante una di queste negli anni ’80 che sono stato fortunato abbastanza da essere in Israele quando ha dato una performance all’aria aperta nel Hayarkon Park.

Sì, lo ho visto esibirsi in situazione più illustri ma questi ricordi sono deboli rispetto a quelli dei due spettacoli all'aperto.

Per molto tempo ancora sentiremo la sua voce nelle performance dal vivo e ancora più a lungo condivideremo con lui questo mondo.

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hoga zait

Ogni anno la cultura cimbra rivive a Roana con il festival HOGA ZAIT, espressione del mondo cimbro.

Quest’anno il tema è stato l’Australia e il filo conduttore della manifestazione era quello di ricollegarsi e interagire con le diverse nuove culture nate dalla emigrazione nel paese “Down-under”.

“Non può esserci cultura se non c’è verità’ e un collegamento diretto con la fonte storica e con la memoria ancestrale dei diretti discendenti e rappresentanti” dice Florio Pozza, artista italo/australiano e codirettore artistico del Festival cimbro insieme ad Andrea Valente, responsabile del comune di Roana.

Festival Hoga Zait

Il festival è stato organizzato dal comune di Roana nelle frazioni del proprio territorio e questo anno ha avuto un notevole riscontro e successo di pubblico (sia turistico che cimbro) che si è riconosciuto negli eventi proposti. L’Australia è stata una delle mete prescelte dalla forte emigrazione del secolo scorso e le connessioni fra le culture sono sentite e palpabili nei numerosi eventi.

Infatti gli eventi sono stati studiati sia per far conoscere le due culture nelle loro identità che per farle interagire. In queste, gli artisti coinvolti hanno espresso il proprio talento e stile partendo dalle ’radici’ cimbre e aborigene.

Leggende, storia, arte, musica, usi e costumi hanno interagito tra di loro creando opere di grande bellezza e valore culturale. ‘Anguanagoana dance’, ‘The Cukiridoo song’, ‘Il sogno australiano’, ‘Luci ab-origini del Tunkelbalt’, ‘Anguana dreaming’, ‘Lettera dall’Australia di Mario Rigoni Stern’ sono alcuni dei titoli rappresentativi dell’interazione multiculturale.

 

Gli Schellatragar, i rappresentanti delle sei frazioni di Roana, e custodi della campana cimbra, hanno ‘battezzato’ ogni evento interagendo di volta in volta con strumenti diversi: dal didjeridoo alle percussioni, fino al gayandi, creando sonorità di carattere simbolicamente universale.

Se l’interazione artistica e culturale è possibile, allora il dialogo tra popoli in nome della conoscenza del rispetto e della pace, è possibile. Il festival si è concluso con uno streaming in diretta con la comunità cimbra di Melbourne che aveva assistito a tutta la serata di musica letture e danza. Gli australiani hanno poi iniziato a raccontare storie, aneddoti e racconti legati al proprio vissuto con testimonianze dirette dell’epopea cimbra, il risultato è stato una serata di grande impatto emotivo.

Cultura Cimbra e Cultura Australiana

Molti elementi culturali e artistici delle due culture possono svelare e interpretare significati e senso delle cose attraverso “neo linguaggi espressivi”. Ad esempio il linguaggio del didjeridoo si basa sullo stesso principio delle ossessioni della ‘pazzia’ dell’artista Carlo Zinelli, uno dei massimi esponenti mondiali dell’arte Brut, e proietta in una dimensione ‘oltre’ in cui musica e pazzia dialogano generando armonia.

Il puntinato dell’arte aborigena da forma anche alle Anguane, le figure fiabesche cimbre che dimorano nelle fonti e nei corsi d’acqua di montagna. La danza contemporanea interagisce con le movenze della danza aborigena al suono del didjeridoo e del “cuco”. I graffiti della Val d’Assa diventano sculture di luce.

Infine David Hudson, aborigeno australiano del Queensland e antesignano della diffusione del didjeridoo e della cultura aborigena nel mondo a partire dagli anni ’80, è stata una delle ‘fonti’ che ha interagito con la popolazione riscuotendo un grande successo.

La sua attitudine al dialogo e all’interscambio e la bellezza del suo spettacolo musicale abbinato a immagini e video dell’Australia ha incantato il pubblico. Altra ‘fonte’ aborigena è stata Rina Louise Dal Cengio, aborigena del popolo Gubbi Gubbi del Queensland da parte materna, che ha partecipato e animato un laboratorio sulla pittura aborigena. Il festival ha avuto il patrocinio della Ambasciata Australiana.

Florio Pozza ha partecipato come artista, chitarrista e suonatore di didjeridoo in vari eventi del festival creando interazione tra le tradizioni musicali e letterarie. I momenti più intensi e significativi della sua partecipazione, sono stati proprio il duetto con David Hudson che lo ha invitato spontaneamente e personalmente a suonare con lui, e il duetto tra didjeridoo e i cuchi dell’altipiano suonati da Moreno Corà.

Cimbra e Australiana sono due culture agli antipodi ma simili sotto molti punti di vista: sono accomunate da arte e musica originali che hanno creato commozione, curiosità, bellezza, e soprattutto dialogo (che è il senso della vera evoluzione umana).

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Buongiorno Mr Aznavour

Il Lac la Mer, o Lago di Ginevra come preferiscono gli inglesi, è senza dubbio uno dei più bei posti al mondo, un luogo con dei paesaggi stupendi. Le famose crociere su navi con ruota a pala tra Losanna e Ginevra sono ricordi che rimangono per tutta la vita per chi viaggia attraverso la parte alta verso Montreux o per la parte bassa da Losanna verso le città francesi, in particolare Yvoire, con le sue abbondanti decorazioni floreali su ogni palazzo e infine, dopo un abbondante pranzo a base di pesce persico locale e champagne, a Ginevra.

Scendete dalla metropolitana a Ouchy sul lago a Losanna e prendete la linea “tutte le fermate” per Ginevra. La prima fermata è un grazioso villaggio che si chiama St Sulpice, annidato tra l’ EPFL (Ecole Polytechnique Fédérale de Lausanne) e il lago, che la barca avvicina con un sonoro “toot” del suo clacson.

Se scendete troverete di fronte a voi un elegante hotel con ristorante, La Débarcadère, una fonte di buon cibo e vino da gustare specialmente in una giornata di sole. Un po’ a sinistra c’è la chiesa di Sainte-Marie-Madeleine del ventunesimo secolo, sede di qualche controversia per quanto riguarda le messe tradizionali cattoliche.

Lungo la passeggiata troverete personaggi famosi, come il famoso inventore svizzero-tedesco di un colorante per le celle solari, Michael Graetzel, mentre pedala di buona lena.

Se siete particolarmente fortunati potete incontrare un elegante ometto di circa 91 anni che passeggia canticchiando un motivo che di sicuro avete già sentito prima. Potrebbe essere Shahnour Vaghinag Aznavourian, l’ambasciatore dell’Armenia in Svizzera e il rappresentante permanente dell’Armenia alle Nazioni Unite.

Ha ricevuto molti riconoscimenti e a lui sono dedicate una piazza e un museo a Yerevan, in Armenia. Un altro grande armeno, questa volta nato in Francia da genitori sopravvissuti alle atrocità di 100 anni fa in Armenia. Shahnour è stato “scoperto” da Edith Piaf alla fine della seconda guerra mondiale ed ha girato in tour con lei.

Ha composto più di 1000 canzoni che canta in diverse lingue. Ha intrattenuto re, regine e principi, presidenti e un numero infinito di dignitari. È stato definito il più grande showman dell’ultimo secolo, più famoso di Elvis Presley.

Charles Aznavour è un vero uomo di grande fascino e spirito, ammirato anche da quelli che ha aiutato sconfitto nelle suo inclinazioni politiche. Nonostante gli effetti di 80 anni sul palcoscenico, Charles Aznavour è ancora un grande e inconfondibile interprete.

Siete stati veramente benedetti se avete incontrato Mr. Aznavour.

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Il mio lavoro con la musica e i ragazzi

Nelle ultime cinque decadi, ho creato centinaia di performance con ragazzi che cantano in lingue straniere. Più di due dozzine di ragazzi sono venuti nel nostro teatro dell’opera a Città della Pieve, in Italia, per cantare in sei delle nostre undici premieres. La scorsa estate abbiamo creato AZA’IO, la nostra prima opera italiana con dei bambini, con 16 ragazzi, nessuno dei quali aveva mai studiato l’italiano.

Il mio personale amore per le lingue (canto in 8) è cominciato non appena ho potuto fingere di essere francese. Ero una ballerina senza tregua già all’età di 4 anni, e dopo che la mia attitudine per la musica è stata confermata in un concorso a livello locale, ho cominciato a studiare pianoforte.

A 8 anni ho ricevuto una borsa di studio della Settlement Music School e a 12 ho cominciato le lezioni di canto. A 16 anni insegnavo musica ai bambini del vicinato e da allora ho sempre cercato di includere i ragazzi nelle nuove opere che mi venivano commissionate dopo la mia carriera sul palcoscenico in Italia e il mio master in musica.

Ho sempre creduto che il miglior modo per diffondere l’amore per l’opera sia quello di insegnare ai ragazzi a parteciparvi.

Per quanto ne so, la nostra compagnia è l’unica al mondo a includere regolarmente bambini di fianco ai cantanti professionisti adulti nelle prime mondiali in Italia.

Intona, sintonizza, accendi: questo è il mio metodo in tre parti!

Intona: trovare bambini che amano cantare. Programmare un’esibizione entro sei settimane! Questo crea incentivo e dà motivazione.

Tu sei un paziente aiutante. Faciliti l’apprendimento dei bambini da soli e insieme. Spalanca la porta dell’apprendimento linguistico! Accendi quel gene del linguaggio! Noam Chomsky, famoso linguista del MIT, dice che la comprensione delle lingue è nei nostri geni. Ricordate bambini! È nei vostri geni! Ricordatelo tutti!

Charles Yang, noto linguista, ex professore di Yale, attualmente insegnante alla University of Pennsylvania, autore di “The Infinite Gift: How Children Learn and Unlearn Languages of the World” (lo raccomando vivamente) dice che siamo nati con la capacità di parlare tutte le lingue. Per imparare la nostra lingua madre, dobbiamo dimenticare le altre lingue.

Ricordo ai ragazzi che tutto quello che devono fare è ricordarsi l’italiano che hanno imparato a dimenticare!

Ora: trova un madrelingua con una buona immaginazione e una buona pronuncia italiana. Poi: trova un aiutante. Nella nostra compagnia, l’aiutante sono io! Lo garantisco: se lavori sulla pronuncia prima, l’italiano diventerà familiare alle loro orecchie e questo faciliterà l’apprendimento del vocabolario in futuro.

Chiedere al madrelingua di registrare un nastro con la parte di ogni ragazzo. Dare la registrazione al ragazzo. Quindi chiamarlo al telefono o su skype. L’aiutante deve avere un buon orecchio ma il madrelingua deve spaccare veramente. Deve essere un nativo italiano!

Spiega al ragazzo tutti i passi che sta per eseguire e dì qualcosa per farlo ridere. Cerca di impegnarti nel fare questo. È importante!

Il bambino deve ripetere le parole che sente sulla registrazione dopo ogni segmento di ascolto. Determina la lunghezza del segmento a seconda dello sguardo del ragazzo. Se ha il panico dipinto in volto, forse il segmento è troppo lungo! C’è un articolo recente nello Scientific American che conferma l’ultima ricerca. Nuove sinapsi tra l’apparato uditivo e quello fonetico sono stimolate. Tu vuoi più sinapsi. Il ragazzo vuole più sinapsi.

Convinci il ragazzo che è come un bimbo piccolo che torna nel processo di apprendimento della lingua. Fai finta che tu sei linguaggio e che il ragazzo ti abbracci.

Se questo non funziona, prova a imitare un animaletto. Seriamente, lavora per rendere il processo divertente. Crea giochi, sii spensierato. Alcuni ragazzi possono trovare difficile non sapere cosa stanno dicendo. Digli che i bambini non sanno quello che dicono, ma alla fine lo fanno e questa costituisce la loro esperienza. Prova a pensare a un modo divertente per dirlo.

Non appena il ragazzo acquista uno stato d’animo positivo, rilascerà le tensioni delle precedenti esibizioni, specialmente se sei bravo a raccontare barzellette (trova buone barzellette)!

Ricorda la Teoria delle Uova Strapazzate: mescolando piano si fanno uova più gustose. Colpi duri fanno uova dure. Un gentile incoraggiamento ottimista porta a risultati migliori.

Aspetta la prossima newsletter per saperne di più su come insegnare l’italiano attraverso la musica!

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Bepi De Marzi e la Pace

Bepi de Marzi è di casa in un chiostro. Sembra essere parte di una chiesa barocca, riempie i suoi spazi ed è tutt’uno con la sua architettura. Il 17 dicembre 2014, Bepi e il suo famoso coro I Crodaioli, si sono esibiti nella chiesa di Santa Maria in Araceli a Vicenza.

Questa Chiesa barocca, progettata da Guarino Guarini, fu cominciata nell’anno sacro 1743, circa 60 anni dopo. Ha perso un po’ di importanza durante il periodo napoleonico. La Chiesa fu restaurata negli anni ’90 d è in perfetta aderenza, spirituale e visuale, con Bepi de Marzi e il suo coro.

Il tema di questo concerto era la pace, pace contro gli orrori della Guerra. La pace è un elemento comune delle opere di Bepi, che sono spesso incentrate sui prati e sulle montagne del Grappa della Prima Guerra Mondiale. Con questo tema, dopo aver dato un’occhiata al programma, sembrava che la riflessione dovesse essere una parte della preparazione per le 400 anime presenti.

Tuttavia il silenzio, proprio come la pace, è probabilmente uno stato innaturale per gli esseri umani. Questo fatto è particolarmente evidente tra la gente di origine italiana, la cui più grande gioia è competere nelle comunicazioni, sempre e ovunque. Ma questo non scalfisce il loro desiderio di pace, un desiderio che sembra più presente nella società italiana che tra i poteri del mondo e in diverse nazioni vicine.

Forse il bisogno di chiacchierare nasce dall’infinita tolleranza delle madri e delle nonne italiane per il continuo parlottare della loro progenie, qualcosa che non accade tra i climi più nordici. La competizione oratoria si è placata non appena sono state lette le poesie sulla guerra e sulla pace. I Crodaioli sono emersi da dietro l’altare guidati da Bepi, un uomo che a prima vista ricorda Bilbo Baggins.

“La sua voce, mentre racconta le emozioni in ogni pezzo corale, è misurata, ispira e impone attenzione. Tuttavia qualcuno può aver sentito Bepi in altri luoghi e non ha idea di cosa sta per accadere.”

C’erano circa 26 uomini apparentemente ordinari, uomini di umiltà, vestiti in modo simile, la maggior parte di mezza età: le voci de I Crodaioli. Una voce nasce da uno nel coro, più voci la seguono e il coro crea un suono celestiale.

Come è possibile che questi uomini ordinari possano riempire la chiesa di accordi equilibrati?

Non si sente nessun altro suono. Uno può credere che queste 26 anime si trovino al cospetto del paradiso piene di gioia. Un racconto per 12 volte e per 12 volte un coro di ordinari angeli.

Ma la pace?

É probabile che quasi tutti i presenti a questo concerto di pace abbiano condiviso il desiderio di pace espresso nelle poesie, nelle storie e nei pezzi corali, e anche la repulsione per gli orrori della guerra. Ma come può tutto ciò impattare su una umanità così disperatamente avida e affamata di potere che è capace di commettere atrocità più basse dei peggiori orrori mitologici, e che nel nome di un bilancio in pareggio distrugge famiglie, villaggi, città, stati e nazioni?

Per questo scriba, incantato ancora una volta da I Crodaioli e dal loro speciale creatore, Bepi de Marzi, la risposta può essere solo di vivere in pace e votare con attenzione. Altri possono seguire oppure no.

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Florio Pozza e il Didgeridoo

Ogni volta che incontriamo Florio Pozza e il suo didgeridoo è una sorpresa, come scartare un regalo di Natale. Al secondo anniversario Energitismo a Marostica più di 100 ospiti sono stati catturati dalla sua arte scultorea e dalle sue abilità di didgeriddodler.

Florio Pozza è un uomo dai molti talenti, un genere di uomo rinascimentale sullo stampo dell’umile Leonardo. Si diletta tra creazione meccanica, strumenti musicali e composizione, decorazione, scultura, arte, scrittura e lessicografia. Da dove nascano le sue complesse capacità è un mistero, visto che il suo luogo di nascita, Myrtleford, sulle colline a nord di Melbourne in Australia è più congeniale a una vita dedicata alla viticoltura , all’allevamento del bestiame o alla lavorazione della lana.

Forse lo shock di essere ricollocato nella sua terra storica in Veneto dopo un’infanzia passata nei grandi spazi aperti ha scosso i suoi geni verso l’agire creativo. Una sorta di senso di gratitudine o un’intossicazione per essere nato, come un koala, tra gli eucalipti, lo ha fatto tornare in Australia per studiare la cultura e la musica degli aborigeni e imparare a essere un didgeridoodler.

All’Open Day di Energitismo Florio Pozza ha fatto più che una esibizione con il didgeridoo, ha intrattenuto con le sue composizioni ritmiche, catturando il pubblico, ha mostrato come si crea la musica con il didgeridoo. Ha raccontato la storia di uno dei più antichi strumenti musicali, creato grazie all’aiuto dell’entropia della natura: le termiti.

Ha creato “libretti” improvvisati e ha dimostrato come, usando le tecniche del trombone, si può ottenere la scala musicale anche con il didgeridood. Sulle orme di Prokofiev, Florio con il didgeridoo ha creato immagini degli animali australiani delle origini, con il dingo al posto del lupo. Ascoltarlo è stato strepitoso.

Florio Pozza è un membro di Energitismo, promuove le sue lampade Dreamtime in Our Discoveries. All’Open Day ha esposto una serie di meravigliose lampade in metallo perforato che creano immagini suggestive sulle pareti e sul soffitto. Queste immagini emulano la pittura “puntinista” degli aborigeni, ma riflettono anche l’antica arte orafa “in grani” degli etruschi. I fori, la struttura e la texture della superfice sono ottenute da una fiamma viva.

I raggi in forma di line e punti che nascono da queste sculture sorprendono con le immagini che creano: visioni della natura australiana e motivi astratti tridimensionali. L’effetto è surreale e allo stesso tempo pacificante.

E c’è ancora dell’altro su Florio Pozza. È uno scrittore e un lessicografo. Al Bazar di Energitismo ha portato la sua ultima epistola, il Dizionario Australoveneto, un ‘must have’ per tutti quelli che hanno avuto l’opportunità di essere nativi veneti o australiani e di aver vissuto con la curiosità per l’altra lingua e cultura.

Sfortunatamente, il tempo non è bastato per ascoltare anche le composizioni per chitarra di questo grande didgeridoodler, forse la prossima volta.

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Ipertoni delle corde di budello nel tempo

Incontriamo Daniel Mari al cancello di ferro verniciato nero a San Felice Circeo e, su suo invito, lo seguiamo su per le scale di pietra verso le terrazze aperte, una ombreggiata e l'altra che accoglie il sole estivo del tardo pomeriggio, maculato dagli alberi sovrastanti.

Daniel è uno “spiritello” di età indefinita e si porta con leggerezza. Guardiamo l’azzurro mar Tirreno sotto la villa e ringraziamo che questa parte della costa laziale sia stata protetta dallo sviluppo dilagante.

Daniel Mari è cresciuto in Abruzzo, ma ha frequentato le scuole in latino a Roma. Nel 1946, dopo la guerra, è emigrato a New York per completare gli studi interrotti, e si è trovato in una società che non capiva le esperienze di un giovane che era passato attraverso una guerra. Da un conflitto all'altro, con la cittadinanza americana arrivò il reclutamento e un nuovo addestramento militare: fu arruolato nell'esercito degli Stati Uniti e addestrato per tutti i tipi di conflitto, nel freddo o nei tropici, pronto per la guerra in Corea.

Fortunosamente non partì e finalmente iniziò a godersi la sua prima vera vita da uno libero, felice di ritrovarsi con gli artisti moderni americani al Cedar Bar. Eppure ad un certo punto ha assunto le sue “responsabilità” e, con il matrimonio, alla fine entrò a far parte dell’attività di famiglia, 'corde' musicali, la cui storia risale al 1600 in Italia.

Daniel Mari è stato un eccellente allievo imprenditore avendo una conoscenza completa del ciclo di produzione delle corde di budello, dalla selezione del budello di agnello, che arrivava dai più remoti angoli della Terra in barili di salamoia, fino alla realizzazione delle corde. Dal riscaldamento al taglio ed infine alla tesa del budello contorto lasciandolo asciugare lentamente e in modo uniforme per un mese.

I dettagli escono dalla sua lingua dando l'impressione che queste vecchie abilità artigianali di 2000 anni, dalla quale dipendeva la qualità del suono degli antichi liuti medievali, richiedono particolare attenzione e devozione.

Abbiamo condiviso con Daniel la gioia che può dare l'ascolto di uno strumento musicale con corde di budello, che danno dolcezza agli alti e una morbidezza dei toni e che si adatta a recital da camera, ma che non possono più soddisfare le esigenze delle grandi sale da concerto piene di migliaia di abbonati desiderosi.

Allora cosa è successo a questa tradizione? Le corde di alluminio e nylon entrarono nella mischia negli anni '30 e '40 riducendo i costi di produzione e semplificando i suoni, ma questo non basta a spiegare la fine delle corde di budello. L'EPA, il cane da guardia ambientale, aveva introdotto nuove norme per lo smaltimento delle acque reflue che avevano reso impossibile smaltire i rifiuti per un produttore di corda in budello di New York.

Il tempo non aspetta nessuno, e Mari non ha mai smesso di sviluppare e realizzare le migliori corde del mondo, sempre alla ricerca di un suono puro o anche di toni unici che un esigente strumentista può chiedere e commissionare. Daniel Mari ha avuto molti amici e contatti con famosi musicisti, alcuni, come John Lennon o Jimi Hendrix, per i quale ha prodotto corde personalizzate.

Condividiamo nomi famosi di musicisti e direttori d'orchestra, Daniel racconta la sua gioia in tutte le composizioni di Beethoven, in particolare quelle dirette da Furtwangler. Daniel Mari ama la musica, i concerti per chitarra, i concerti per violino, ma soprattutto l'opera, che deriva dalla sua infanzia in Italia. Come membro dell'Opera Club di New York e come fondatore sostenitore del Lincoln Centre, ha una storia infinita di arie, compositori e cantanti.

Ogni agosto si avventura di nuovo in Italia nella casa estiva di sua nonna a San Felice Circeo, e qui, il prossimo anno, abbiamo in programma di incontrarci di nuovo per condividere il vecchio e il nuovo, sorridendo su ricordi di relazioni, voci liriche, e con la gioia della musica per archi.

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