Fumone. Castello di Fumone

L’edificio più rilevante di Fumone è la rocca che oggi corrisponde al noto Castello.

Il primo documento ufficiale che ne attesta l’esistenza risale al 962 DC quando l’imperatore di Germania, Ottone I di Sassonia, donò al pontefice Giovanni XII, attraverso il Privilegium Othonis, la rocca di Fumone insieme alle città di Teramo, Rieti, Norcia e Amiterno.

Nel castello si trova la cella in cui, si dice, morì Celestino V, il papa eremita che nel dicembre 1294 rinunciò al soglio pontificio.

Qui si trovano originali giardini pensili oltre quota 800 metri slm e un museo.

Il castello si dice sia abitato da un fantasma.

Per comprendere l’origine di Fumone più che ad un castello bisogna pensare ad una torre con dominante funzione di vedetta e segnalazione. Tutto ciò che sorse intorno era indispensabile alla sopravvivenza e all’immunità di quanti permettevano le attività e il funzionamento del luogo.

L’insieme delle fortificazioni si presentava composto dalle seguenti parti: il castrum vero e proprio, delimitante la fortezza, con la serie di torri e tratti di mura esterne. Poi la rocca che si trovava sulla sommità del monte, al centro del circuito del castrum, fornite di sue mura.

Completava la parte militare il torrione o maschio protetto dalle mura della rocca e sede della vedetta più alta della fortificazione interna, destinato a un contingente di soldati. Infine le case, che si estendevano tra la rocca e le mura del castrum, alloggio di tutti gli altri componenti della guarnigione militare.      

Fumone era una dei principali castelli del Patrimonium Sancti Petri nel Basso Lazio, apparteneva a una rete difensiva di fortezze direttamente soggette alla Chiesa tra le quali figuravano Paliano, Serrone, Lariano, Castro dei Volsci. Tutte queste erano legate all’autorità del pontefice da un giuramento di fedeltà e vincolati giuridicamente da contratto enfiteutico.

Mantenne un ruolo importantissimo durante tutto il Medioevo che assicurò a Roma la protezione contro le incursioni dei Saraceni, dei Longobardi e dei Normanni.

L’inespugnabilità della rocca fu confermata in due importanti occasioni: nel 1155 quando fu assalita, invano, da Federico Barbarossa e ancora nel 1186 quando fu l’unica a resistere e vide allontanarsi lo sconfitto Enrico VI Hohenstaufen, figlio del Barbarossa.

Nel 1230 papa Gregorio IX recuperò definitivamente la rocca togliendone il possesso ai custodi, dopo l’esborso di svariate libbre d’oro a titolo di liberale indennizzo.

Fumone si trasformò poi da roccaforte militare e prigione pontificia nella quale vennero reclusi personaggi di prim’ordine a palazzo quando fu acquistata nel 1588 dalla famiglia Longhi, una famiglia nobile romana di cui sono testimoniati legami con la rocca di Fumone già a partire dal 1290.

Fu acquistato precisamente dal marchese Giovanni Longhi, Patrizio Romano, Cavaliere dello Speron d’Oro e Conte Palatino di papa Sisto V, che lo trasformò in residenza signorile creando sulle rovine delle mura difensive e del maschio centrale un caratteristico giardino pensile all’italiana.

Il palazzo risulta costituito da più corpi di fabbrica, alcuni risalenti al Medioevo e altri tra il 1600 e il 1800 e al suo interno si trova la cella in cui, si dice, morì Celestino V, l’eremita-papa che nel dicembre 1294 rinunciò al soglio pontificio.

La cappella adiacente, a pianta circolare, risale all’inizio del XVIII secolo, sorta in sostituzione di una originaria forse eretta dopo la canonizzazione del 1313. Nell’attuale cappella si trova un altare al di sopra del quale è conservata un’effige del santo molisano.

Nel castello si trova la casa-museo Ada e Giuseppe Marchetti Longhi, un appartamento abitato dall’importante archeologo romano, al cui interno sono conservati arredi del XIX secolo e collezioni di interesse storico e antropologico. 

(Elisa Potenziani)


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Scritto da
Benedicta Lee

Nata a Roma da madre Italiana e padre Americano, lavora come libero professionista nell'ambito della comunicazione turistica, per cui attualmente frequenta l'Università di Scienze del Turismo. Ama...

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