Il mio rapporto con la storia della mia città e del territorio comincia negli anni ‘70 del secolo scorso, precisamente nell'autunno del 1971 quando conobbi il mio carissimo amico Mauro Incitti.
Ha inizio da un campo arato con un paio di scarponi da campagna ai piedi ed una busta in mano.
Mi rimane impressa nella mente quell'immagine mia e di Mauro arrancanti tra le zolle fresche a raccogliere "cocci" antichi. Auguro a chiunque a provare quella sensazione di brivido nel prendere su un frammento che diviene in quel momento il tuo contatto con il passato.
La consapevolezza di una presenza di antico che tu stai contribuendo a far rivivere.
Nel mio cammino di ricerca mi sono reso conto quell' intimo rapporto personale con la storia non poteva rimanere fine a sé stesso ma andava condiviso con gli altri, quindi divulgato nella forma più corretta possibile.
Iniziammo con una organizzazione di volontariato chiamata inizialmente ‘sezione di Colleferro del Gruppo Archeologico Ernico', poi divenuta ‘settore Tolerino del Gruppo Archeologico Latino e Toleriense del Gruppo Archeologico Romano’ ed infine ‘Gruppo Archeologico Toleriense’.
L’evoluzione di questi nomi già da una indicazione della evoluzione che abbiamo fatto come gruppo e come città.
A proposito, per quei pochi che ancora non lo sapessero, il nome Toleriense viene dal nome antico del fiume Sacco: Tolerus.
Dovremo essere orgogliosi delle nostre radici che sono lunghissime e affondano nelle generazioni.
In oltre trenta anni, nelle fila del gruppo sono passate numerose generazioni di Colleferrini. Per parafrasare un noto testo di Mario Capanna: "Formidabili furono quegli anni" fatti di impegno, sacrificio, ricerca archeologica.
Eravamo mossi da un irrefrenabile desiderio di conoscere e far conoscere a tutti la storia di questo territorio.
Mi ricordo l'affanno e la testardaggine di voler rendere giustizia al racconto storico, per cui io quindicenne e Mauro Incitti diciottenne ci trovammo impegnati a confrontarci con il testo di Aldo Colaiacomo: Lineamenti per una storia di Colleferro.
Almeno per quella che era la parte antica del racconto.
Provavamo anche un senso di responsabilità nei pacifici confronti di idee con Aldo Colaiacomo: eravamo generazioni a confronto. E così siamo cresciuti anche noi.
Oggi tutto questo mi fa sorridere ed allo stesso tempo mi spinge a riflettere sulla comunicazione.
Nel mio approccio con la storia e l'archeologia del nostro territorio ho sempre pensato che la ricerca dovesse essere affiancata da una sana divulgazione per dare informazione esatta e una comunicazione non inquinata dal sensazionalismo e dalla voglia di apparire a tutti i costi.

Se nel passato si avevano limitate fonti informative oggi è triste veder circolare nella nostra città alcune produzioni letterarie prive di annotazioni e riferimenti, frutto solo di una personalizzata interpretazione dei fatti storici. Ma questa è una nuova, vera battaglia che ha visto scendere in campo anche l'Archivio Storico Innocenzo III di Segni ed in particolare il mio carissimo amico Alfredo Serangeli.
Per fortuna, e per tenacia che è alla base della fortuna, ho trovato fondamentali alleati prima nel Gruppo Archeologico Toleriense, e poi nel Museo Archeologico Comunale del Territorio Toleriense di Colleferro. Divulghiamo la storia e le ricerche attraverso scavi archeologici, convegni, mostre ed eventi anche con le scuole. Abbiamo realizzato i due volumi sul Castello di Piombinara e la collana degli "Studi e ricerche sull'Ager Signinus" per gli appassionati.

Il divertimento è stato divulgare a tutti con la collana Museoracconta. Abbiamo fatto uscire due pubblicazioni che già dal titolo esprimono lo stile: "Colleferro sottosopra" e "Leonardo da Cromagnon", con il contributo di bambini di una terza elementare che hanno inventato la storia di un bambino Sapiens.
Animazione è anche l’organizzazione di mostre temporanee che fanno tornare le persone a trovarci al museo, una sorta di appuntamenti fra amici per rinsaldare i rapporti e allargare la rete di contatti. Così ci cimentiamo anche in contenuti multimediali, modellini e rappresentazioni dal vivo. Spero che in questi anni tutta la nostra passione e il nostro impegno abbiano contribuito a formare un'identità storica del nostro territorio.
Un territorio strano e anomalo che per anni è stato dominato da una città moderna, nata intorno ad una fabbrica che oggi è la Città Morandiana. Una città formata da abitanti che rappresentavano un ibrido di provenienze, tradizioni e culture.
Una Città che va nello Spazio.
Un territorio che però aveva un vissuto anche dalla preistoria al medioevo... e la sinergia storica tra questi mondi sembra iniziata. Il collante è il Museo Archeologico.
Che poi il destino ha voluto che si trovi all’interno della vecchia area industriale!
Tutto torna.
Più lavoro e più mi ritrovo nella frase di Piero Angela:
«Faccio divulgazione scientifica da quasi cinquant'anni, e ogni volta è sorprendente rendersi conto che più escono cose dalla scatola della conoscenza più se ne creano dentro, in continuazione, di nuove».
Foto di Museo Archeologico Comunale del Territorio Toleriense



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