Non so se amo di più il jazz o il Cesanese. Sicuramente ho incontrato prima il jazz e quando ero piccola il Cesanese era conosciuto per essere un vino frizzantino e alquanto abboccato con una tendenza al dolce.
Mio nonno lo comprava a San Quirico per berlo con i suoi amici la domenica al campo di bocce accanto al vino bianco che faceva comprando le uve a Velletri. Per bere vini di qualità ci facevamo arrivare ogni anno alcune casse di vino dal Collio, che penso ancora sia la miglior zona di Italia per i vini bianchi.
La mia personale scoperta del Cesanese è avvenuta in tempi recenti, ma è stata talmente folgorante da averci indotto ad aprire una azienda vitivinicola.
Avevo lasciato il jazz con la malattia di mio marito quanto, recentemente, il suo nipote musicista è entrato nell’Arciliuto e ha cominciato a reintrodurci nel mondo del jazz.
Martedi suonava il Kevin Hays Trio, con Thomas Morgan al contrabbasso e soprattutto il suo idolo Jeff Ballard alla batteria: la serata perfetta per portare i nostri Cesanesi e organizzare una piccola degustazione dei vini di Maria Vittori.

L’Arciliuto è stato un locale mitico per la mia generazione e ora è tornato ad essere un punto di riferimento per i giovani. A due passi da Piazza Navona, in una piazzetta poco conosciuta, conserva il fascino della tradizione con quello inebriante della musica dal vivo.
Trovarsi a due metri (alcuni anche ad un metro) dai musicisti significa poter sentire tutte le vibrazioni che fanno risuonare i nostri corpi e il benessere che lentamente fluisce nel corpo e nello spirito.
Il Cesanese di Maria è stata la giusta cornice con la quale apprezzare ancora di più la musica e i virtuosismi dei tre musicisti, ognuno di una bravura eccelsa.
Caro Arciliuto torneremo e chissà quali sorprese potremo ancora vivere insieme.



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