
Il cartellone della stagione teatrale di Colleferro contiene sempre spettacoli scelti (dall’appassionato sindaco Pierluigi Sanna) per soddisfare tutti i palati. Per coincidenza la scelta dello spettacolo più ‘impegnato’ del 2026 ha coinciso con la serata finale del Festival della Canzone Italiana di Sanremo.
Pensavo di trovare un teatro semivuoto (credendo all’incredibile share del festival) ed invece con mia grande sorpresa appena entrata ho fatto la fila al bar per bere qualcosa prima dello spettacolo e ho trovato una sala gremita sia nella platea che nella galleria.

Lo spettacolo era la tragedia Antigone nella versione di Jean Anouilh scritto durante la Seconda guerra mondiale. Riporto questo dettaglio perché il testo è intriso di una modernità disarmante, resa ancora più attuale dagli episodi di guerra che ci circondano in questo momento.
La storia della tragedia, liberamente tratta dalla tragedia di Sofocle, narra di Antigone, fidanzata con il figlio del re di Tebe che deve prendere una scelta etica difficile. Due dei suoi fratelli si sono battuti sotto le mura di Tebe e uno è rimasto ucciso. Il re lo ha considerato un traditore e un malfattore e ha emesso un decreto di lasciare il suo corpo sotto le mura per essere divorato agli animali.
Antigone non può, e non vuole, trattare un uomo in questo modo, soprattutto se si tratta di uno dei suoi fratelli e vuole dargli una sepoltura sottoterra anche sapendo che questo atto la condannerà a morte.
Così dopo aver salutato il suo fidanzato (figlio del re) durante la notte inizia a seppellire il corpo attirando l’attenzione dei soldati che la portano dinanzi al re. IL re vorrebbe che mentisse per salvarla ma Antigone si rifiuta e viene condotta a morire. Alla sua fine segue il suicidio del fidanzato e della regina che lasciano il re solo con la sua intransigenza.

Affari di stato o compassione umana si confrontato in discorsi serrati di una forte intensità. Antigone è come se dovesse vivere una iniziazione alla vita tipica dei ragazzi alla quale oggi siamo poco abituati. Per molti oggi l’iniziazione è una ubriacatura o una notte brava e non più una esaltazione profonda dei valori della vita. Non è il mettere in prova la sofferenza del corpo, la paura delle scelte e il desiderio di uscire come una persona migliore.
La regia dello spettacolo è stata studiata in modo che molte volte la solitudine di un attore su un palco, che si confronta con la propria coscienza per la scelta che deve compiere, era esaltata dalle domande di un altro attore con un microfono che si muoveva in mezzo al pubblico.
Devo confessare un particolare, alcuni attori soprattutto nelle scene iniziali, indossavano una maschera e questo fatto mi mette generalmente a disagio. Non mi piacciono le maschere che nascondono le persone, ho bisogno di poter vedere le persone negli occhi. Eppure, l’uso della voce degli attori è stato così magistrale che per una volta sono riuscita a superare il mio disagio.
Complimenti alla regia di Roberto Latini, che interpretava anche il ruolo femminile di Antigone, e agli attori Silvia Battaglio, Ilaria Drago, Manuela Kusterman, e Francesca Mazza per una produzione La Fabbrica dell’Attore Teatro Vascello.
Alla fine dello spettacolo, il fortissimo applauso del pubblico ha definitivamente decretato la vittoria di Colleferro su Sanremo.




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