La storia del pomodoro, la nostra storia

Arriva giugno e i campi cominciano ad essere puntinati di rosso dai papaveri ma anche dai pomodori!

Se pensiamo alla cucina mediterranea pensiamo ai pomodori: possiamo immaginare una Grecia senza pomodori per la sua insalata? Una Spagna senza gazpachio? Una Italia senza pizza o pasta al pomodoro? Una Turchia o un Libano senza pomodori ripieni?

Ed infine, possiamo immaginare una Cina senza le bancarelle di pomodorini che vengono gustati crudi come frutti ad ogni angolo di strada? Io faccio una marmellata di pomodori verdi ogni anno e quando preparo le crostate restano tutti sorpresi dal suo particolare sapore molto profumato.

Da un punto di vista botanico dobbiamo dire che i Cinesi hanno ragione: il pomodoro è un frutto ed è stato classificato dalla Corte Suprema degli Stati Uniti come ortaggio da un punto di vista fiscale per poter pagare meno tasse. Anche altre frutta viene usata salata in insalata, ma solo il pomodoro ha fatto il passaggio culturale di essere usato più come pietanza salata che come frutto.

Anzi, il pomodoro viene anche bevuto nel famoso cocktail Bloody Mary (inventato da un francese ma dedicato alla inglese Maria la sanguinaria) a base di vodka, succo di pomodoro, succo di limone fresco, poche gocce di Salsa Worchestershire, poche gocce di Tabasco e in genere servito con una costa di sedano.

La storia ci racconta che il pomodoro ci arrivi dal Messico dopo la scoperta dell’America e, come la patata, non è stata accettata subito dalle persone ma ha subito una evoluzione. Inizialmente era considerata una pianta ornamentale perché alcune delle varietà introdotte erano nocive per gli Europei. Vennero fatti addirittura alcuni processi per stregoneria accostando il pomodoro ad altre piante velenose.

Pomodori Donna Vittori

In Italia è stato introdotto dai reali del Regno delle Due Sicilie che poi li portarono in Toscana. È interessante la storia del nome, infatti gli Aztechi li chiamavano ‘tomati’ (oggi simile all’inglese) mentre in Italia sono stati subito chiamati con la varietà gialla dei ‘pomi – d’oro’.

Sembra che la prima pastasciutta con il pomodoro risalga ai primi dell’Ottocento sempre nel Regno Borbonico, lo stesso luogo in cui nasce la famosa Pizza Margherita dedicata alla Regina Italiana con i colori della nostra bandiera: rosso pomodoro, bianco mozzarella e verde basilico.

Oggi le varietà di pomodori hanno raggiunto un numero altissimo e nei banchi delle frutterie si trovano esposte diversi tipi ognuno con un suo utilizzo specifico in cucina. Quello che è certo è che alcune specie sono diventate simbolo del territorio in cui sono prodotte: basti pensare al pomodoro Pachino IGP che viene dall’omonimo paese in Sicilia, al San Marzano DOP nella piana dietro Napoli o ai pomodori pinnacolo del Vesuvio messi a conservare nelle grotte di tufo a testa in giù. Recentemente sono tornati anche i pomodori gialli, ma anche la varietà violacea o nera ricca di profumi e dal sapore intenso.

Anche nel Lazio abbiamo il nostro pomodoro speciale che nasce nelle rive del lago di Bolsena, ma i nostri di Donna Vittori (www.donnavittori.com) sono comunque insuperabili e li offriamo ai visitatori come fanno i Cinesi: crudi appena colti dalla pianta.

E per chi ama la storia e volesse approfondire con altre date e informazioni l’introduzione del pomodoro nella nostra cucina, può andare a Parma o consultare il sito del Museo del Pomodoro.

Noi preferiamo mangiali direttamente nei nostri campi o offrirli nelle degustazioni che organizziamo.


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Scritto da
Claudia Bettiol

Ingegnere, futurista e fondatrice di Discoverplaces. Consulente per lo Sviluppo Turistico dei Territori, specializzato nella sostenibilità e nella promozione culturale dei piccoli territori e delle...

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