Il Narciso nell’arte e nella fontana simbolo di Rocca Priora

Il Narciso nell’arte e nella fontana simbolo di Rocca Priora

Il fiore del narciso è uno dei simboli di Rocca Priora al quale il comune dei Castelli Romani dedica una festa a maggio e che ha ispirato l’artista Mario Robazza nella creazione della Fontana del Narciso proprio all’ingresso del centro storico.
Ma Narciso nell’arte ha avuto tanti altri significati e il fiore prende il suo nome dal mito di Narciso, il bellissimo figlio del dio fluviale Censo e della ninfa Lirope. Il suo nome deriva dal greco "nàrke" che significa torpore: un nome profetico.
La madre chiese all'indovino Tiresia il destino riservato al figlio e il vaticinio fu un enigma: Narciso sarebbe vissuto finché non si fosse conosciuto.
Appassionato di caccia, Narciso percorreva instancabilmente montagne e boschi finché si incontrò con la ninfa Eco che s'innamorò perdutamente di lui. Narciso rifiutò l'amore di Eco, e si allontanò per non farsi più trovare.
Eco si consumò d'amore e divenne un'ombra della quale non rimase altro che la voce.
Ma Nèmesi la terribile dea della Vendetta che puniva gli errori e le dolcezze degli uomini, sdegnata dalla indifferenza di Narciso ebbe pietà della povera Eco e volle vendicarla. Guidò Narciso sulla sponda d'una fonte le cui acque limpide e terse gli rimandarono come in uno specchio la sua immagine.
Narciso si innamorò della sua l'immagine riflessa e non trovò più la forza di staccarsene, tanto da morire di dolore quando si accorse di non poterla possedere. Narciso morì consunto dal suo vano e ridicolo amore e fu trasformato dalla dea vendicatrice nel fiore che conserva il suo nome.
Il mito di Narciso compare nelle Metamorfosi di Ovidio ed è stato ripreso nel Rinascimento nella reinterpretazione del tema di Francesco Bacone, come monito alla vanità.
Questa figura mitologica ha poi avuto una notevole importanza nella cultura tedesca, in autori come HerderHamann, i quali hanno reinterpretato la figura di Narciso in chiave romantica.
L'amore per sé stessi divenne oggetto di studio per la scienza medica nascente: la psicoanalisi.
Vediamo ora alcuni dipinti che raffigurano il mito di Narciso.

Tre artisti, un unico soggetto: Narciso secondo Waterhouse, Caravaggio e Dalì


[caption id="attachment_117006" align="center-block" width="750"] Narciso (1903 – Walker Art Gallery) di John William Waterhouse - (c) Google Cultural Insitute[/caption]
John William Waterhouse
La punizione di Nemesi colpisce la superbia e l’arroganza nascoste sotto la bellezza superficiale di Narciso facendolo imbattere in uno specchio d’acqua dove per la prima volta vede la sua immagine.
Uno scenario fiabesco, shakespeariano, dove è descritto alla perfezione il triangolo di sguardi Eco-Narciso-Acqua e la malinconia della giovane ninfa che non vede ricambiato il suo sguardo e il suo sentimento d’amore.
Caravaggio
[caption id="attachment_117003" align="pull-left" width="248"] Il Narciso di Caravaggio (1598 – Palazzo Barberini) (c) Galleria Nazionale d'Arte Antica - Palazzo Barberini[/caption]
Un ritratto solitario su uno sfondo cupo dove ciò che emerge è solo l’immagine di Narciso. È completamente assorto nella contemplazione e noncurante dello spettatore.
Le sue vesti medievali, anacronistiche, sono riflesse dettagliatamente in tutti i loro particolari nello specchio d’acqua.
Caravaggio coglie il momento esatto in cui Narciso prende coscienza dell’impossibilità di ricongiungersi alla sua immagine.
Nella sua opera c’è tutta la solitudine e la sofferenza di chi, alla ricerca della perfezione impossibile, allontana l’imperfezione dell’affetto umano.
Salvador Dalì
[caption id="attachment_117000" align="center-block" width="730"] La Metamorfosi di Narciso (1936 – Tate Modern) - (c) Salvador Dali, Gala-Salvador Dali Foundation/DACS, London 2016 / Photo (c) Tate[/caption]
Mentre Caravaggio rappresenta la solitudine, Salvador Dalì inscena il doppio, risultante dal riflesso speculare.
Il pittore descrive la trasformazione dal corpo morente in fossilizzazione ad una nuova creatura, i cui lineamenti trasparenti diventano via via più opachi e materializzano il doppio.
È una rinascita rappresentata dalla natura polisemica dell’immagine, dove il corpo dell’individuo assume la forma di una mano che stringe un uovo da cui emerge un fiore: Il narciso.
La sua natura carnosa, forte e delicata al tempo stesso, dipinta da un colore bianco o giallo appariscente alla vista fa luce sulla personalità di Narciso.

La Fontana del Narciso di Mario Benedetto Robazza


[caption id="attachment_36274" align="center-block" width="750"] Fontana del Narciso Rocca Priora - Robazza by Chiara Rufini[/caption]
La Fontana del Narciso che si specchia nell’acqua si trova al centro del paese di Rocca Priora ed è un’opera in bronzo che il Maestro Mario Benedetto Robazza ha donato al comune.
L’opera costituisce il fulcro del Museo Diffuso Cittadino, un vero e proprio percorso artistico dedicato totalmente allo scultore e dislocato per le vie dell’intero paese.
Si parte dalla Fontana Buero, un suntuoso cavallo rampante in marmo resinato collocato all’entrata del paese sulla Via Tuscolana, e si prosegue come in una sorta di artistica “caccia al tesoro”, con le stazioni bronzee della Via Crucis che si inerpicano lungo tutti i vicoli del centro storico fino ad arrivare alla Chiesa di Santa Maria Assunta in Cielo.
Percorrendo questo itinerario, si incontra poi la Fontana “Il Trionfo del Bene” situata alle porte dell’Antico Borgo Medievale e che originariamente era parte di un grande portone bronzeo proveniente dalla casa-museo dell’artista.
Si conclude sulla cima più alta di Rocca Priora, dove è situato il Museo Benedetto Robazza .
Tornando alla Fontana del Narciso, è interessante notare che l’artista ha scelto di autoritrarsi nel soggetto maschile del Narciso. E questa è un dettaglio che ricorre anche in molte altre opere tra cui il volto del Conte Ugolino nel Fregio L’Inferno di Dante.
La presenza del cavallo è estranea al mito originario, ma il cavallo è un soggetto estremamente caro al maestro Robazza. Simbolo di fierezza e forza, il cavallo è colto in un gesto di impeto, e sembra fuoriuscire da una roccia su cui il giovane Narciso dolcemente si adagia.

Il mito è richiamato dalla presenza dell’acqua della fontana, simbolo dello stagno in cui il ragazzo fatalmente deciderà di specchiarsi e perderà la vita.
Il volto, così come lo sguardo del fanciullo, appaiono infatti abbassati in uno stato d’animo malinconico, quasi profetico della sua imminente fine.
Mario Benedetto Robazza, La Fontana del Narciso che si specchia nell'acqua
 


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