Viaggio in Cina – 2° Tappa nella Provincia del Gansu - Dunhuang - grotte di Mogao

Viaggio in Cina Silvia Ronzoni
Viaggio in Cina Silvia Ronzoni

Dove passano merci, uomini, viaggiatori passano anche culture e religioni. E qui non poteva essere altrimenti.

Dunhuang è famosa per le sue grotte riccamente affrescate da artisti sconosciuti provenienti da varie parti dall'Asia. Da questa città sono andati verso ovest monaci buddisti cinesi alla ricerca delle scritture sacre, hanno viaggiato verso l'India per poi tornare con i sutra da studiare e tradurre in lingua cinese. Da qui si è diffuso il buddismo in Cina diventando una fede tutt'ora sentita e praticata.

Xuanzang è stato il primo e più famoso monaco ad intraprendere il viaggio in India, percorrendo a ritroso la stessa strada di Marco Polo. Era partito dalla Cina nel 630 e ha attraversato terre e popoli a volte inospitali, incontrando monaci buddisti di varie scuole. Arrivato fino all'isola di Goa, studiò e raccolse diversi testi riuscendo a portarne una buona parte in Cina dove fece rientro nel 645.

Le grotte (patrimonio UNESCO) sono state scavate dai fedeli e riccamente affrescate dal IV al XIV secolo, poi abbandonate e riscoperte all'inizio del XX secolo.

Gli affreschi che le decorano rivelano stili diversi che coprono 10 secoli, diversi anche secondo la mano che li ha dipinti. Si intuiscono panneggi derivanti dall'arte del Gandhara, fiori stilizzati che ricordano l'arte musulmana, cornici in stile greco, Buddha con occhi a mandorla, gioielli e abiti secondo l'epoca Tang, Qing, Yuan o Ming.

Un libro di storia aperto!

I committenti delle grotte erano famiglie aristocratiche della zona, ricchi commercianti e semplici fedeli che con queste opere intendevano ottenere grazie e avvicinarsi al paradiso.

Gli affreschi hanno colori ancora vivaci, dipinti con colori naturali ottenuti da sostanze minerali che si trovano sul posto ricavate da pietre finemente triturate e poi stese con acqua e una colla speciale. Rappresentano paradisi con budda, bodisatva, guardiani, animali, monti e fiumi.

Il paradiso buddista è rallegrato dalla musica e dal canto e tutti gli affreschi rappresentano strumenti musicali che suonano da soli: flauti che emettono musica con il soffio del vento, strumenti a corda mossi da dita invisibili e tante danzatrici Apsara che rallegrano la scena.

Le Apsara sono figure femminili dette anche spirito del cielo, che danzano in tondo o volano con veli e sciarpe colorate e sono l'immagine iconica del sito archeologico.

Nonostante ci troviamo in mezzo al deserto, le grotte sono scavate su una parete a picco sotto la quale scorre in fiume e crescono alberi che in estate danno un po’ di ombra.

Le grotte sono oltre 700, di cui oltre 400 sono visitabili, ma per preservarle non se ne possono visitare più di una decina e solo con guida del posto. Ultimamente le visite giornaliere sono limitate a 6.000 persone per non far rovinare gli affreschi. 

Una visita imperdibile e indimenticabile.

Viaggio in Cina Silvia Ronzoni
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