Il destino jazz di Lord Nelson

Lord Nelson viene ricordato in molte città non tanto per le sue doti militari ma per il nome che dà a locali e alberghi.
Nella città vecchia di Stoccolma con i suoi vicoli stretti e uno stile di vita ‘jazz’, due dei più famosi vecchi alberghi sono il Lord Nelson e il Lady Hamilton, non troppo distanti e probabilmente più vicino di quanto lo sono stati per 210 anni, dalla sfortunata morte di Horatio Nelson nella battaglia di Trafalgar.
Lo stesso Nelson è ricordato molto più, dalla Colonna di Nelson nella piazza dal nome appropriato di Trafalgar Square al famoso 'pub' Lord Nelson a Woollahra in Sydney, dove per molti anni la strada antistante era inondata dai bevitori che si godevano un grande jazz.
Il più nobile Lord Horatio Nelson, visconte e Barone Nelson, del Nilo e di Burnham Thorpe nella Contea di Norfolk, Barone Nelson del Nilo e di Hilborough in detta Contea, Cavaliere del più prestigioso 'Order of the Bath, vice ammiraglio della Squadrone Bianco della flotta, comandante in capo delle navi e imbarcazioni di Sua Maestà nel Mediterraneo, duca di Bronte nel Regno di Sicilia, Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine siciliano di San Ferdinando e del Merito, membro dell'Ordine Ottomano Crescent, Cavaliere di Gran Commendatore dell'Ordine di San Gioacchino, è nato in questo giorno, 29 settembre, 1758.

Il suo ricordo, forse il più grande ammiraglio navale per gli inglesi, è accompagnato da alcuni eventi curiosi nella sua ammirevole vita. La sua storia d'amore con la splendida e vivace Emma Hamilton, Lady Hamilton, il ménage à trois che coinvolge il marito rimbambito, Lord Hamilton, che andava da Napoli a Londra, non ha affievolito la sua fama con gli inglesi.
Per i meno rispettosi, alcune le sue ultime parole, dopo essere stato colpito nel punto cruciale della battaglia di Trafalgar, hanno l'immortalità. Il vero significato dietro 'Baciami Hardy' è sconosciuto.
Un grande stratega militare, un amante senza vergogna, e un uomo per il suo re e il suo paese, adorato dai marinai della Royal Navy, rispettato da alleati e nemici, Horatio Nelson. A Sydney lo festeggiamo ancora con birra e musica!
powered by social2s
Un rifugio per i rifugiati

Circa 60 anni fa, da giovane ragazzo, abitavo vicino all'aeroporto di Sydney in una casa modesta con giardini ben curati. Ogni fine settimana veniva un giardiniere – uno degli immigrati jugoslavi, probabilmente serbo - chiamato Joe.

Tagliava l’erba e toglieva le erbacce dai giardini. Era cordiale e papà diceva che era un buon lavoratore. Eppure, mia madre, una WASP (White Anglo-Saxon Protestant - bianca protestante anglo-sassone) lo definiva un 'wog', un termine 'razzista' dispregiativo usato per descrivere gli europei del sud di status sociale più basso. Mi piaceva Joe.

Mio padre era un contabile e ‘teneva i libri "per una serie di piccole imprese. Uno dei clienti alla fine degli anni '50 era un immigrato italiano che aveva aperto una lavanderia a secco. Era molto gentile e lavava 'gratis' le nostre cose. Quando veniva a casa nostra, si sentiva l’odore dei fumi su di lui. Un nauseabondo dolce odore di tetracloruro di carbonio, utilizzato nel settore fino a pochi anni più tardi. Questo odore lo avrebbe ucciso quando era ancora sulla quarantina. Era un uomo gentile che era riuscito a realizzare una nuova vita per la sua famiglia.

Nel 1959, sono andato su una gita scolastica in pullman nelle Snowy Mountains, 2 ore a sud di Canberra, per visitare la 'Snowy Mountains Scheme', che è il più grande progetto di infrastrutture dell'Australia. Era stato ideato per generare energia idroelettrica e controllare l’afflusso dal fiume Snowy ai due principali fiumi est-ovest, il Murray e il Murrumbidgee, per l'irrigazione del bacino Riverina e del Murray.

Ci sono circa 16 grandi dighe e 7 centrali elettriche costruite nel corso di 25 anni a partire dal 1949. La chiave delle statistiche è che dei 100.000 lavoratori coinvolti nel progetto, circa 65.000 erano immigranti, soprattutto da tutte le parti d'Europa. Grazie a loro si è potuto centrare il bilancio economico, e circa 120 di questi uomini sono morti nella costruzione. Senza l'impegno di questi immigranti, disposti a lavorare in condizioni difficili pur di realizzare una nuova vita, il progetto non sarebbe potuto andare avanti.

L'Australia è, dopo tutto, un paese che, dopo gli aborigeni che sono stati lì per circa 40.000 anni, è stato totalmente basato su immigrazione forzata o volontaria. Gli immigrati australiani stanno arrivando “solo” da 225 anni. La storia del trattamento degli aborigeni nativi è meglio raccontarla altrove, si tratta di una lezione a sé stante.

Dal tempo dello ‘Snowy Scheme’, subito dopo la seconda guerra mondiale, l'Australia ha accolto questi immigranti europei con le braccia aperte. In parallelo l’Australia ha avuto un sistema di immigrazione per cui certe a persone ‘razzialmente qualificate’ (ai sensi della White Australia Policy) sono stati concessi ingressi, compreso il trasporto dall'Europa, per £ 10.

Faccio un passo in avanti alla fine degli anni '60, quando all'università, uno dei nostri assistenti tecnici era un artigiano del vetro dall'Ucraina altamente accademicamente qualificato. Era arrivato in Australia nel 1960 circa, a Perth, e gli era stato richiesto di lavorare nell'entroterra per 2 anni prima di essere libero di perseguire i propri interessi. Ha lavorato nelle foreste del nord sud-ovest, della città di Denmark.

Durante questo periodo ha affinato la sua padronanza degli scacchi e del suo inglese. Oleg era eternamente grato per l'opportunità datagli nonostante quegli anni duri nell'entroterra, e la sua intraprendenza nella chimica ha creato la prima ricerca di sol-gel in Australia. Le basi chimiche che successivamente ho usato per il mio dottorato di ricerca nel campo delle nanotecnologie sono nati dal lavoro al fianco di Oleg.

Quando, una generazione più tardi, nel 1990 ci siamo trasferiti in una fattoria vicino a Canberra, sono stato sorpreso dal fatto che il settore delle costruzioni nella capitale nazionale era prevalentemente controllato da costruttori serbi e croati che erano stati tutti lavoratori nel programma Snowy Mountains fino agli inizi degli anni ‘70.

È interessante che, in alcuni dei 'boschi' a est di Canberra, c’erano campi illegali di addestramento militare per i combattenti nel conflitto che covava in 'Jugoslavia'. Eppure queste perturbazioni per la sicurezza nazionale sono state eliminate e la polizia è tornata a caccia delle piantagioni di marijuana, mentre la seconda e la terza generazione di immigranti espandevano le loro imprese e il nostro apprezzamento culinario.

Che cosa è andato storto in Australia? Il razzismo non conosce limiti ed è così facilmente alimentato dalla ‘paura della perdita’. Una volta ho avuto un amico, un politico laburista nel Parlamento federale. La sua area elettorale di Kalgoorlie allora era più grande di tutta l’Europa occidentale. Ha rappresentato gli interessi degli Aborigeni, pastori, minatori e prostitute con una abilità senza pari. Tuttavia, intorno al 1993, è entrato sotto l'influenza di una nuova forza nella politica australiana, un movimento razzista anti-immigrazione.

Mi ha spiegato che nel suo elettorato la pressione più forte per ridurre la immigrazione gli veniva dalle comunità di immigranti. Vero o no, l'Australia dal 1990 è entrata in uno ‘stato d'assedio’ che accoglie solo i ricchi, uno stato in cui coloro che cercano disperatamente il loro diritto alla vita e alla libertà sono allontanati. La gloria di uguaglianza dell'Australia, costruita economicamente e culturalmente con il lavoro degli immigranti, è stata dimenticata dai politici che si rendono conto che per catturare il voto dei mediocri, bisogna solo sventolare il terrore anti-immigrazione e striscioni religiosi.

L’Australia, che con meno di 25 milioni di persone è un continente che dovrebbe essere in grado di supportare oltre 200 milioni di esseri umani, un rifugio per i rifugiati, è uno dei migliori esempi al mondo di razzismo. Si può solo sperare che i paesi europei usino più generosità nei confronti dei rifugiati - qualunque sia il loro motivo di fuga – ed essere samaritani.

powered by social2s
Scene di un Matrimonio Australiano

Maggio è il mese delle spose in Australia. Il mio primo matrimonio australiano, e più corto, è stato il 10 maggio, il secondo sabato del mese, di 46 anni fa.

Le nozze protagoniste di questo piccolo racconto si sono tenute il 2 maggio, una settimana prima della Festa della Mamma. Ma di questi tempi le possibilità che si manifesti una creazione materna immediatamente dopo il matrimonio sono rare, anche nel caso di una celebrazione cattolica come lo era questa.

La sposa era vestita di bianco, elegante, costosa, lussuosa e affascinante come non mai, perfino un po’ sexy, ma il futuro marito non mostrava gelosia per i numerosi ammiratori della sua signora quel giorno. Non immagina nemmeno che questa potrebbe essere la più affascinante visione della sua vita coniugale, a meno che non diventi così ricco da ricreare l’allure del matrimonio con una pazzia occasionale da Leonard o da Pucci, mai più con il sorriso speciale della sposa tuttavia.

La sposa tradizionale ha tre damigelle e una bambina per i fiori, e la maggior parte dei matrimoni tradizionali si tiene nella cappella della scuola di uno dei due coniugi. Noi eravamo nella cappella della scuola della sposa, al quinto piano del Convento di Loreto dalla parte del porto quasi sotto il Sidney Harbour Bridge.

Rifletto mentre riprendo fiato in cima alle scale sul perché Dio insiste così tanto a fare scalare una collina a delle ragazze per essere adorato. Probabilmente questo fatto deriva dai tradizionali matrimoni dei paesi collinari in Italia, in particolare quelli in Lazio, Umbria e Toscana, dove i fedeli devono trascinarsi per innumerevoli scalini sotto il sole caldo dell’estate o su pietre coperte di ghiaccio per stare più vicino al Signore.

Qui, nell’abside, una musica proveniente dalla cappella tocca dolcemente le orecchie degli invitati in arrivo. Seduti, aspettando l’inizio della cerimonia e assorbendo con gli occhi l’architettura e le icone, continuiamo a essere cullati dalla musica.

Il “corteo nuziale” è guidato in Chiesa dalla bambina con i fiori, come sempre una giovane e fresca “principessa”. Ogni damigella (che, se sposata, prende il nome di “matrona d’onore”, un appellativo che fa sembrare vecchia qualsiasi giovane femme fatale sposata) appare dall’abside a distanza di alcuni passi l’una dall’altra creando un’elegante trilogia in blu.

E lo sposo? Lui e i suoi tre compari, tutti in abito da sera, sono stati in piedi presso l’altare ad aspettare, con i canonici 10 minuti di ritardo, l’arrivo della sposa. Questa è un’esperienza educativa per lo sposo: sostenere lo sviluppo di una calma e sorridente pazienza che potrebbe diventare la routine degli anni futuri del suo matrimonio.

La sposa arriva, a braccetto con il padre, dopo aver salito le scale e ripreso fiato. Camminano lentamente e con gioia lungo il corridoio per incontrare lo sposo (con un casto bacio), e l’esperto sacerdote. I familiari si scambiano i convenevoli e ognuno torna al suo posto, e il Prete comincia.

Mentre ascolto con sempre maggior godimento il sacerdote celebrare penso che il mondo ha perso un ottimo marito a causa dei suoi voti alla Chiesa: la sua comprensione del matrimonio e delle relazioni tra uomo e donna sembra ben più profonda di quella di molti uomini che hanno passato gran parte della loro vita in compagnia delle donne.

Questo è stato un matrimonio organizzato e orchestrato da ingegneri, non da avvocati, e progettato per essere uno show. Eccoci arrivati alle letture, seguendo la funzione, ma per la gioia di tutti e forse per infondere tensione alla maggioranza dei partecipanti, la prima lettura veniva da Winnie the Pooh, recitata da tre dolcissimi bambini, e il messaggio? “Due è meglio di uno”.

Fortunatamente, per quelli di noi di minore ispirazione ecclesiastica, l’elemento religioso è stato mantenuto a un livello sufficiente per rassicurare Dio delle buone intenzioni di tutti i presenti, senza raggiungere le altezze religiose di alcune cerimonie meno innovative.

Scambiati voti e anelli, con gesti perfetti guidati dal sacerdote, è arrivato il bacio celebrativo, un po’ più lascivo, tanto da fare una certa invidia alla congregazione.

La “coppia felice”, seguita dalle due tribù di tifosi, i suoi di lei dall’ala sinistra e quelli dello sposo dall’ala destra, ha lasciato la cappella nella pioggerellina del tardo pomeriggio per scattare un numero di foto adeguato a giustificare la parcella del fotografo. Quando gli autobus, intelligentemente organizzati prevedendo una moderata ebbrezza, sono arrivati alla location del ricevimento, curiosamente annidata tra le bestie del Taronga Park Zoo, era troppo tardi perché la sposa potesse dare il bacio della buonanotte alla giraffa.

Tuttavia i guardiani dello zoo, riconoscendo l’importanza e la delizia di una notte di matrimonio australiano, sono arrivati, uno cullando un coccodrillino, con la bocca aperta pronta a ingollare, e l’altro intrecciato a un ben più che amichevole serpente. Mi pareva che l’avessero fatto altre volte.

powered by social2s
Kalgoorlie: Centro dell’Universo

In Australia Occidentale, per più di 100 anni, c’è stato un elettorato federale di Kalgoorlie, dal nome della città mineraria di Kalgoorlie.

L’elettorato copriva più del 90% dell’Australia Occidentale, la regione più grande (circa un terzo dell’intera Australia, escludendo rivendicazioni antartiche). Le sue dimensioni erano di circa 2,3 milioni di metri quadrati, circa le dimensioni dell’Europa occidentale (escludendo i paesi nordici) e circa quattro volte la grandezza del Texas. E' stato il più grande elettorato unipersonale per area nel mondo: quasi un terzo del continente.

Kalgoorlie era rappresentata nel Parlamento australiano da un singolo uomo (nessuna donna è stata mai eletta dai circa 80.000 elettori obbligatori registrati di questa desertica regione).

Ma Kalgoorlie rappresentava anche un ricco elettorato, per via delle miniere di oro massiccio e nickel, delle montagne di ferro, dei diamanti e delle riserve di sabbia nelle spiagge. È interessante notare che, anche se Kalgoorlie si trova a 350 km da Esperance sull’Oceano del Sud e 600 km da Perth sull’Oceano Indiano, l’elettorato abbracciava circa un terzo della costa australiana.

Sono state scritte molte storie sulle miniere e sui minatori della regione (sia geologici che finanziari) e la storia della Borsa Australiana è piena di aneddoti su guadagni illeciti e vere fortune. Più vicino a casa, Kalgoorlie è famosa per i suoi pub, bar, prostitute legali e personaggi memorabili, essendo spudoratamente il centro dell’Universo.

L’Occidente ha avuto la sua parte di “rigenerati”, uomini nati in Inghilterra che sono migrati ad Oz (Australia) e hanno fatto (e perso) le loro fortune, sia finanziarie che di altro genere, uomini come Alan Bond.

Ma lasciatemi raccontare la storia di un altro di questi uomini, un politico chiamato Graeme Campbell. Graeme è emigrato nel sud dell’Australia da bambino. Ha acquisito numerose capacità, incluso quella di pascolare e costruire recinti nel Nullabour (per centinaia di chilometri). Si è trasferito a Kalgoorlie verso i trent’anni. A 40 è stato eletto al Parlamento Federale come candidato del Partito Laburista e ha mantenuto la poltrona per 18 anni, aumentando i consensi ogni volta (indipendentemente da dove portava la marea politica altrove in Australia).

Ebbe grande interesse a criticare la difesa (specialmente lo sconsiderato e quindi finanziaramente e tecnicamente disastroso progetto sottomarino), le politiche sull’immigrazione, l’indipendenza australiana e le miniere: più è meglio. Ha anche visitato ampliamente il suo elettorato, cercando e rappresentando gli interessi degli elettori del più lontano angolo del Kimberley e del deserto, dall’Oceano del Sud fino al Mar di Timor.

A Campbell piaceva essere chiamato “un cane sciolto”. C’è solo una storia che rappresenta, secondo me, Graeme Campbell. Il Partito Laburista è sempre andato soggetto a lotte di fazione che fanno sembrare i politici italiani noiosi.

Graeme era stanco dei battibecchi e delle coltellate alle spalle così verso la fine degli anni ’80 ha deciso di formare la sua fazione, con le sue particolari politiche e regole, che ha chiamato “Fazione di Estremo Centro”. Quando gli è stato chiesto da un giornalista come ha eliminato i problemi con le altre fazioni, ha risposto: “limitando l’appartenenza a una sola”.

Naturalmente alla fine l’hanno fatto fuori, stava troppo in alto per loro.

powered by social2s
L’età non fiacca il loro jazz

La maggior parte di coloro che visitano Sidney si avventura per il Quay e il Rocks, dove è il Jazz la musica preferita, passeggia per i mercatini del weekend appena sotto il sovrastante Harbour Bridge o semplicemente si avventura lungo George St fino all’angolo dell’Orient Hotel.

Tuttavia il vero ‘Rocks’ si trova dall’altro lato del Ponte-Appendiabiti. Si tratta di una breve passeggiata fino Argyle Street attraverso il tunnel ad arco sotto il ponte fino a raggiungere una piccola chiesa sulla vostra destra. Girate e dirigetevi verso il porto giù per Upper Fort Street. Dopo una breve discesa all’angolo a sinistra, in Windmill Street, troverete un edificio a pianta triangolare che sporge sulla curva.

Qualche abitante del posto sta sorseggiando una birretta seduto a due o tre tavoli sul marciapiede, reminiscenza di una piazza di paese italiana dove siedono dei vecchietti a sorbire caffè o grappa per passare il tempo, forse la differenza sostanziale sta nella mancanza di conversazione tra la progenie australiana, felice di condividere la compagnia e la birra ghiacciata.

Un cartello sopra di voi recita “Hero of Waterloo” (Eroe di Waterloo) e la musica jazz che si diffonde attraverso le doppie porte in legno la maggior parte delle volte accompagna il vostro arrivo. L’“Hero” serve la sua clientela dal 1840 (e qualcuno dei suoi clienti deve trovarsi lì dal giorno di apertura), quindi non è proprio il bar più antico di Sidney, ma deve la sua fama a un’altra duratura ragione. Ha le più vecchie Bande Jazz.

La geriatricità è stata sconfitta dai musicisti che, se non fosse per il loro tributo alla musa del jazz all’Hero, avrebbero già lasciato questo mondo qualche tempo fa. Questi musicisti sono la prova vivente che il jazz non svanisce mai, il suo ritmo cresce con il tempo.

Da trent’anni torniamo al The Hero per trovare la band di turno con i musicisti che passano attraverso questo cancello sulla strada che li porterà a suonare per l’eternità. Ma oggi c’era qualcosa di diverso quando ho attraversato la porta e ho avvicinato il barman con il desiderio di un boccale di birra. La musica non si imponeva, ma era accogliente, l’atmosfera amichevole, e c’era una vasta gamma di birre. Il trio comprendeva un tastierista (che faceva anche da cantante), un trombettista/ sassofonista e un bassista che aveva all’incirca la metà degli anni degli altri due membri – un sostituto- nella band dei pensionati.

Ma qualcos’altro attirava l’interesse dei nuovi avventori che si aspettavano una jazz band tradizionale di 4 o 5 musicisti anziani che sorseggiavano le loro birre tra una interpretazione dei classici e l’altra. Questa band comprendeva 3 ragazze. La trombettista, la più vecchia, trovava il fiato per creare un jazz morbido e sonoro da polmoni all’apparenza così deboli, ma con la sensibilità e l’esperienza di più di 60 anni di pratica.

Ho ordinato un secondo boccale di “New” e mi sono sistemato lì per tutto il tardo pomeriggio, sorridendo all’inaspettata ricompensa. Forse ci incontreremo qui.

powered by social2s
Dreamings Linking Distant Cultural Parts
Dreamings  Linking Distant Cultural Parts

Fino al 2 Novembre 2014 a Roma, il Museo Carlo Bilotti di Villa Borghese ospita una straordinaria collezione d'arte, che a quanto pare può essere collegata solo dalla metafisica nel suo secondo significato - uno studio di ciò che è al di fuori dell'esperienza oggettiva.

La mostra è 'Dreamings-Sogni' e connette tre forme d'arte, gli Aborigeni australiani del Deserto Occidentale, Giorgio De Chirico, il fondatore italiano del movimento dell'arte metafisica in Europa 100 anni fa, e Imants Tillers un rinomato artista contemporaneo australiano nato da genitori lettoni.

La mostra connette anche geografie molto distanti e separate, infatti la fonte dei dipinti di aborigeni australiani è Cap D'Antibes, la collezione di due imprenditori francesi, Marc Sordello e Francesco Missana. Per i visitatori, il catalogo presenta alcune note interessanti e dettagliate di Ian McLean che forniscono collegamenti e spiegazioni.

Il luogo della mostra, Roma, resta un enigma per il visitatore che lo deve risolvere completamente. Il posto è in relazione all'esistenza della collezione de Chirico nel museo. Questa collezione è dal periodo più tardo, quando aveva ormai abbandonato la metafisica a favore del pseudo-barocco, seguendo artisti come Rubens, e di fatto colpevolizzando il suo periodo metafisico, che è anche ricordato dal suo libro 'Ebdòmero, il Metafisico' del 1930.

Ed è qui dove inizia l’oscuro itinerario letterario che conduce in Australia, con la menzione della città di Melbourne, oggi una delle più grandi città 'italiane’ nel mondo.

Arte aborigena in Australia risale a circa 30.000 anni nel caso delle pitture rupestri datate con precisione nel nord dell'Australia. Questi dipinti e altri precedono qualsiasi altra cultura al mondo e interessante, alcuni dipinti e incisioni sono di animali ormai estinti. La pittura era una forma d'arte costante per gli aborigeni sin dai tempi antichi e varia a seconda dei luoghi. Sabbia, punto e pittura della corteccia sono storici e rappresentativi di particolari gruppi. I dipinti antichi si riferiscono al 'Dreamtime-tempo del sogno'.

Tuttavia, l'arte in questa mostra proviene da un piccolo numero di comunità distribuite in un’area del deserto di dimensioni circa pari all'Europa occidentale. Questa arte è contemporanea, ed è di natura commerciale, nata dagli stimoli intorno al 1971 da un insegnante della scuola al centro Papunya Tula nei pressi di Alice Springs. Gran parte dell'arte attinge ancora sulle tecniche storiche, ma evita i collegamenti con l’'anima', il collegamento con il tempo del sogno metafisico.

Imants Tillers ha fatto uno tentativo cosciente di collaborare con questi artisti aborigeni del deserto e ha legato il suo lavoro, esibito a Roma, sia nello stile che nella studio all'arte aborigena dei deserti. E' anche attraverso Tillers che possiamo collegare de Chirico poichè il suo lavoro è stato significativamente influenzato dalla grande arte di de Chirico.

Così, in questa mostra intrigante, abbiamo una collezione che mette in connessione gli antichi ai più contemporanei, la metafisica alla commercialità, l’Outback Australiano a Cap D'Antibes, Melbourne a Roma, i Dreaming-Sogni alla cruda realtà.

Fate una passeggiata e godete.

powered by social2s
Vivendo sulla baia - la gioia di un Sydneiano

Alcuni potrebbero obiettare e alcuni potrebbero vedere altre baie del mondo attraverso occhiali colorati di rosa, ma quando si spunta la realtà, la gioia del Sydneyiano è la più bella baia del mondo.

E tutti la possono condividere vivendo vicino la baia, nei numerosi parchi pubblici e spiagge che costeggiano la baia o anche unendosi alla folla di barche a vela e yacht che si contendono la brezza sull'acqua.

C'è una piccola deliziosa area della baia di Sydney tra la Watson’s Bay e South Head. Si può arrivare facilmente con l'autobus (324 o 327) o in taxi dalla città, o per gli avventurosi, con il più costoso taxi d'acqua da Circular Quay. Dovete arrivare prima di mezzogiorno per assaggiare il meglio di ciò che il mondo vi può offrire. Sulla spiaggia dietro l'hotel Watson’s Bay (grande birra), c’è Doyle’s Restaurant, famoso nel mondo.

Se arrivate presto, potete scegliere un tavolo fuori e gustare la vista sulla baia di Sydney dell’Opera House, l’Harbour Bridge e la città. Selezionate pesce fresco, e forse ostriche, tutto dal locale mercato del pesce della mattina.

Non c'è bisogno di scegliere un pesce esotico, catturato migliaia di chilometri di distanza, congelato velocemente e volato via, il pesce locale alla griglia o fritto (con pastella di birra) non ha pari. Chiedete al cameriere di scegliere il vino bianco, o prendete una birra locale.

Dopo il vostro pasto raffinato, addolcito e sorridente, è tempo di esplorare. Seguite il marciapiede lungo la spiaggia a nord e passeggiate verso il Camp Cove.

Camminate fino all'estremità meridionale e noterete che, sulla collinetta erbosa c'è un piccolo plinto che vi dice che questo è dove gli inglesi sbarcarono quando requisirono l'Australia il 26 gennaio 1788. Camp Cove è la migliore spiaggia nella baia, ed è normalmente affollata da un mix di famiglie, gruppi di amici e bei corpi giovani abbronzati vestiti con poco più di un perizoma.

Dal capo settentrionale di Camp Cove, potete seguire il percorso di cemento verso il Capo Sud all'ingresso della baia di Sydney. Forse potete notare le centinaia di ragni brutti e magnifici, che filano in tutti gli alberi lungo il percorso - se non fate loro del male, non vi saranno ritorsioni. Quello che noterete dopo pochi minuti di camminata è una spiaggia di sabbia fine (nota come Lady Bay o Lady Jane), la prima e la più famosa spiaggia nudista di Sydney.

L'acqua è cristallina e la gente è cordiale. Potreste fare cose peggiori che unirvi a loro e sentire la libertà di nuotare nudi nel mare guardando la città in lontananza. Sdraiatevi sulla sabbia e prendere il sole - la vita potrebbe essere peggiore - questo significa vivere vicino alla baia, la gioia di un Sydneyano. (Non dimenticate la macchina fotografica)

powered by social2s

Iscriviti alla Newsletter

Scopri un territorio attraverso le emozioni di chi l'ha raccontato in prima persona.