Marco Fedi
Marco Fedi

Melbourne, in Australia, è una delle città più ricche di italianità fuori dall’Italia. Moltissimi italiani nel corso dell’ultimo secolo la hanno scelta come città di adozione e ne sono stati ammaliati nel profondo.
Questo è quello che è successo a Marco Fedi che ha lasciato la bellissima città di Ascoli Piceno in Italia per amore di una splendida ragazza australiana, che è ancora oggi sua moglie.

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Michael Cavalieri
Michael Cavalieri

“E' in Sicilia che si trova la chiave di tutto”, così scriveva Johann Wolfgang von Goethe.

Io, invece, nelle verdi valli joniche dei Monti Peloritani ho trovato le radici di due siciliani: Agatino e Michael Cavalieri.

Uno sguardo al Mungibebbu e un altro all'azzurro mare della costa calabra e lascio la valle d'Agrò dove ho incontrato il grande spirito della sicilianità.

In questi magici luoghi ogni abitante mostra con orgoglio le sue profonde radici e ama narrare quelle degli antenati.

Accosto il volto al finestrino dell'aeromobile, guardo giù e vedo milioni di luci che illuminano un vastissimo territorio, allora, capisco di essere arrivata nella Città degli Angeli, Las Vegas.

Trascorrono altri venti minuti e poi incontro Michael Cavalieri, una bella figura, bruno, dallo sguardo intenso, da vero figlio della Sicilia.

Riesco a stento a nascondere l'euforia e ripeto a me stessa incredula: sono nel cuore dell'industria televisiva e cinematografica degli Stati Uniti!

Sento che la stanchezza sta prevalendo su tutto, ma, nonostante ciò, da casa di Michael riesco a vedere il Monte Lee con la monumentale scritta “Hollywood”, poi, finalmente arriva il sonno ristoratore.

Ho sempre amato e raccontato volentieri il cinema americano; questa volta non narrerò di film, bensì di Michael Cavalieri, un attore italo-americano.

Con Michael parleremo del suo film “Ritornato”, del suo amato nonno Agatino e di quelle profonde e solide radici che lo legano alla terra dei suoi avi: la Sicilia e ancor di più a Limina, un delizioso paesino adagiato ai piedi del monte Kalfa.

L'alba ci vede già in viaggio per Santa Monica. Le azzurre acque dell'Oceano Pacifico ci accolgono con alte onde spumeggianti.  Noi andremo a fare la nostra chiacchierata al Santa Monica Pier Aquarium.

- Michael tu sei nato a NY e fai parte della generazione di italo-americani discendenti da quegli uomini e quelle donne che lo scorso secolo hanno lasciato la loro terra per l'America. Vuoi raccontarmi di te?
 
Michael poggia una mano sul capo come a volere rassettare oltre ai capelli i suoi ricordi e poi inizia a parlare.

- Ho perso mia madre a causa del cancro e qualche anno fa anche mia sorella. Quelle morti mi hanno trascinato nella solitudine e nella disperazione. In quei periodi terribili, di grande dolore, ho pensato sempre a mio nonno materno Agatino Alibrandi, cercando nel suo ricordo la forza di andare avanti.

La mia modesta famiglia è originaria di Limina un paesino in provincia di Messina. Da lì, nonno Agatino ventenne, parlando solo il siciliano, partì per il nuovo Continente in cerca di una vita migliore. In America lui ebbe una lunga discendenza, ma anche tanta sofferenza.
Nonno Agatino è sempre stato il mio solo grande mito, lo adoravo, finché lui fu in vita io ho avuto una guida, lui era il mio porto sicuro.

Da ragazzo ero un'atleta e sognavo di diventare un calciatore, a ogni buon conto, il mio sogno si è infranto con i miei tanti infortuni. Per un dato periodo ho lavorato a Wall Street a NY, non immaginavo lontanamente che il destino avesse in serbo per me il mondo della celluloide.

- Michael, i critici americani ti definiscono un attore di grande talento, uno che appassiona, insomma, uno che buca lo schermo. Negli States sei famoso e hai lavorato e lavori con attori di spessore, ma il grande amore per nonno Agatino ti ha portato a girare un film a Limina.
Il film ”Ritornato”, di cui sei produttore e regista celebra un tuo ritorno alle radici. Ne vuoi parlare?
 
- Si, certo. Durante i periodi di grande dolore ho sempre pensato ai miei parenti in Sicilia, non ho mai scordato le mie radici di siculo-americano e ne sono sempre stato orgoglioso.

Ho sentito forte il desiderio di andare in Sicilia a Limina e cercare i miei parenti, ritrovare la mia famiglia e soprattutto le mie radici. Sono andato per la prima volta nel settembre del 2011 e subito mi sono sentito a casa, in famiglia. 

Camminando per le strade percepivo la presenza del nonno, mi sentivo protetto e sereno. Durante la mia prima permanenza nel paese, ho elaborato il dolore e sono riuscito ad accettarlo.

Ogni giorno conoscevo nuovi parenti e sentivo rafforzare le mie radici sempre di più in quella splendida terra di Sicilia. Quando ho maturato l'idea di un film sul nonno casualmente ne ho parlato con Fabrizio Sergi e insieme abbiamo iniziato a sviluppare il progetto.

Sono consapevole che la mia storia è simile a quella di tanti giovani siculo-americani che non conoscono le loro radici oltre l'oceano. 
Con il film “Ritornato” spero tanto che queste nuove generazioni vadano alla ricerca del passato delle loro famiglie e ricostruiscano un forte legame con la terra d'origine.

Il “Film “Ritornato” è stato girato grazie ad una borsa di studio dei registi Antony e Joe Russo, anche loro oriundi siciliani di Longi, e dalla National Italian American Foundation.

È stato girato a Limina e nei dintorni.

Protagonista maschile Michael, mentre sua moglie Maria ha recitato nella parte della fidanzata Sophie. Le comparse sono tutti liminesi e aspettano l'uscita del film con grande ansia.

Usciamo dall'Aquarium e ci incamminiamo verso il molo. Michael parla e gesticola da autentico siciliano mostrandomi le bellezze del posto, ma io sono distratta.
Il mio pensiero vola lontano, a quel sottile ma fortissimo legame che unisce il vecchio e il nuovo continente, a quelle profonde radici seminate da nonno Agatino e ora rinsaldate da Michael.

Spero tanto che tutti i giovani italo-americani vadano alla ricerca delle loro radici e ne siano fieri come lui. Arriviamo sul molo, davanti la Route 66 che fa da collegamento con Chicago, quando sta per iniziare il tramonto.

Il sole appare come una immensa palla di fuoco che lentamente scivola nelle profonde acque dell'oceano Pacifico, la natura, anche questa volta ci regala uno spettacolo sbalorditivo. Michael si gira lentamente:

- Bello vero?

- Bellissimo

- Io amo molto di più i tramonti della mia Sicilia, della mia Limina.
Lo guardo e sorrido! Il ricordo di nonno Agatino, di mamma Maria e di tutta la sua famiglia è troppo radicato nel cuore del mio amico.

Radici profonde che sanno d'amore infinito per la terra dei padri.

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Pietro Abiuso
Pietro Abiuso  di Gambatesa

Premio Town Ambassador di Gambatesa al molisano Pietro Abiuso per il suo grande amore per le sue radici italiane e la costruzione di un fortissimo ponte fra la cultura italiana e quella americana.

Qualche tempo fa avevamo pubblicato la storia di Gambatesa e siamo rimaste sorprese quando le fotografie ci sono arrivate da Pietro Abiuso, un signore di origine italiana che oggi vive in Florida.

Pietro ha speso tutta la sua vita avanti e indietro fra Gambatesa e varie parti degli Stati Uniti, e la storia della sua famiglia è veramente sorprendente.

La prima ondata migratoria della sua famiglia si era verificata nell’Ottocento, poco dopo l’Unità d’Italia, e sua nonna paterna era nata in Pennsylvania. Poi, durante la Grande Depressione, la famiglia tornò in Italia, dove nel frattempo avevano comprato un casciale, e la nonna si sposò nel suo paese d’origine vicino Campobasso.

Sono molto orgogliosi perché il casale apparteneva alla famiglia di Prosdocimo Rotondo, i nobili di Gambatesa.

Hanno 8 figli e la situazione diventa difficile anche in Italia, così decidono di tornare negli Stati Uniti mandando in avanscoperta il primo figlio Pasquale. Per superare la burocrazia italiana ed accelerare i tempi, il padre di Pietro va in America illegalmente passando per il Canada, nonostante sia nato da genitori americani.

Arriva a New York ed acquista una casa a due piani a Brooklyn da una signora anche lei originaria di Gambatesa. Arrivano poi gli altri 7 fratelli e la famiglia si riunisce tutta in America. Ma una signora un po’ invidiosa lo denuncia perché immigrato irregolare e Pasquale viene arrestato.

È quindi costretto a tornare in Italia anche se tutti i suoi fratelli restano negli Stati Uniti. Poco male, la vita va presa con le giuste misure e Pasquale crea la sua famiglia a Gambatesa dove sposa Nicolina e nasce Pietro.

 

Ma ancora una volta il legame con l’America è destinato a continuare. Infatti, nel 1976 una ragazza americana di origine di Gambatesa viene in Italia e si innamora di Pietro e dopo un po’ di lettere i due decidono di convolare a nozze e di stabilirsi in America.

Pietro era geometra e in America non esiste un corrispettivo per questa professione, inoltre non parla inglese e deve accontentarsi di quello che trova. Così il suo primo lavoro è alla macchina da cucire in una fabbrica di vestiti.

Ma guadagna abbastanza da pagarsi il College e per i numerosi viaggi che sempre lo collegano all’Italia.

E la voglia di tornare almeno un paio di volte l’anno in Italia e il costo dei biglietti aerei, per tutta la famiglia che cresce, sono elementi che condizioneranno tutta la sua vita. Pietro non ha mai esitato a fare sempre un paio di lavori pur di mantenere vivo il suo legame con Gambatesa.

Un aneddoto definisce bene il suo carattere: aveva trovato un buon lavoro come disegnatore tecnico in uno studio di ingegneria ma non gli davano molte ferie. Era il periodo di Natale e Pietro voleva andare con la sua famiglia per 3 settimane in Italia.

Per lui era importante partecipare alle ‘Maitunate’, una tradizione di Gambatesa in cui tutta la notte e la mattina del primo gennaio le persone vanno di casa in casa a declamare poesie ironiche sui comportamenti degli altri paesani. Una grande presa in giro collettiva in cui si rinsalda il senso della comunità, un giorno dove è possibile dire tutte le verità per poi ritrovarsi in un grande abbraccio.

Quell’anno Pietro era il ‘capo banda’ e si dimette dal lavoro pur di non perdere la sua tradizione di Gambatesa e volare in Italia.

In realtà nella sua vita si licenzierà altre 3 volte per andare in vacanza a Gambatesa.

Tornato America trova molti altri lavori, sempre facendone almeno un paio alla volta per potersi pagare i viaggi in Italia e crescere i figli nel migliore dei modi. Alla fine trova pace lavorando per il sistema postale americano, dove diventa ispettore, e come allenatore per le scuole calcio.

E la vita continua con i figli che ogni anno festeggiano prima il 4 luglio in America e poi volano per un paio di mesi a Gambatesa. Da notare che i figli hanno nomi tipici della tradizione di Gambatesa: Pasquale e Nicolina.

L’altra grande passione: Cavallo Pazzo

Quando era piccolo era un accanito lettore di Tex, di cui suo zio aveva una collezione, ed era attratto dalla storia americana del rapporto con gli indiani Navajo. Una passione così forte che dopo aver comprato un libro sulle varie tribù indiane, una notte sogna Cavallo Pazzo che lo conduce alla sua tomba.

Cavallo Pazzo era un Sioux ed è l’unico capo indiano che ha sconfitto l’esercito americano. La sua storia è in parte avvolta nel mistero anche perché il periodo di coabitazione con l’uomo bianco è stato molto breve.

Era stato ucciso a 37 anni e suo padre aveva seppellito il corpo in un posto speciale. Non si era mai fatto fotografare perché diceva che la fotografia rubava l’anima, ma di lui si avevano diverse fotografie ma le persone sembravano differenti.

Così Pietro ha iniziato a fare ricerche e viene riconosciuto come un esperto tanto che viene intervistato dal Billing Gazette. E questa intervista cambia la sua vita.

Infatti dopo averla letta viene contattato dal un discendente di Cavallo Pazzo e da Cesare Marino, un antropologo che lavora allo Smithsonian e che anche lui è di origini italiane.

I due insieme continuano le ricerche, vanno in Nebraska dove trovano un archivio particolarmente ricco e alla fine scrivono un libro rivoluzionario: ‘The face of Crazy Horse’ (il volto di Cavallo Pazzo).

Con questa sua passione e le sue ricerche che non terminano mai, Pietro oggi è stato ammesso all’interno della comunità indiana e partecipa ai loro riti. Lo sciamano Francis White Lance ha scritto la prefazione a questo libro implicitamente riconoscendo ai due ricercatori italiani la massima credibilità.

Ma Gambatesa è sempre prima nel cuore.

E per questo motivo insieme al sindaco Carmelina Genovese siamo ben lieti di consegnare il Premio Town Ambassador a Pietro Abiuso per il suo amore incontaminato e infinito per Gambatesa.

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Kenny Palazzolo
Kenny Palazzolo

Conoscete la storia della Madonna del Soccorso di Sciacca? Magari non tutti la conoscono in Italia ma è molto sentita e festeggiata a Boston.

Anzi a Boston la celebrano con una grande festa che segue l’antica tradizione siciliana e comprende anche il Volo dell’Angelo.

Tutto questo è possibile grazie alla Madonna del Soccorso Society di Boston e al suo attuale presidente Kenny Palazzolo.

Un uomo dal sorriso smagliante e dal cuore diviso fra le sue due città: Boston e Sciacca.

Un uomo dalle mille risorse che da qualche anno ha avviato anche una intensa promozione della cucina italiana e siciliana partecipando a show televisivi come Masterchef 10 USA e Gordon Ramsay's The FWord season 1.

 

Ma partiamo dall’inizio.

Kenny è la 4° generazione di emigrati italiani in America. La prima era arrivata a Boston intorno al 1910 portandosi dietro il sapere di pescatore e le emozioni della festa più grande del paese.

I suoi progenitori arrivarono in realtà da varie parti d’Italia (Avellino, Napoli, Mirabella Eclano, Montefalcione in Campania e ovviamente Sciacca in Sicilia). Le famiglie si stabilirono tutte nella Little Italy di Boston.

Ogni comunità si portava dietro le proprie tradizioni e soprattutto le celebrazioni religiose del patrono.

Una volta a Boston si svolgevano circa 13 Festival Italiani, feste dalla durata di qualche giorno legate ad un particolare santo. Oggi questo numero è sceso a 4 e una delle feste più belle è certamente quella della Madonna del Soccorso di Sciacca.

Le altre sono collegati ai comuni di Montefalcione, Mineo e Cava dei Tirreni).

La Madonna del Soccorso Society di Boston raccoglie oltre 80 membri con una età che varia dai 18 agli 80 anni. Ma non è aperta a tutti! Bisogna dimostrare di essere discendenti o di aver sposato qualcuno di Sciacca.

Non solo, a Boston fanno le cose sul serio!

I bambini che prendono parte al Volo dell’Angelo, e ‘volano’ collegati ad una fune sospesa, devono dimostrare di parlare l’antico dialetto di Sciacca.

Due delle tre figlie di Kenny sono state ‘angeli’ e ora la sua nipotina è stata l’angelo custode, quello che ancora non ‘vola’ ma che si posiziona ad un capo della fune.

Nel 1994 e nel 2014 la Madonna del Soccorso di Boston è volata in Sicilia a Sciacca (questa volta con un aereo e non con una fune) per prendere parte ad una processione comune e per creare ponti fra le due comunità.

Ed è bello sentire le storie dei due racconti e quanto la tecnologia possa fare oggi per mantenere vivi i legami.

Nel 1994 non c’erano ancora i social network e si restava in contatto con telefonate intercontinentali o lettere. Un percorso difficile in cui la differenza di lingua costituiva una vera barriera.

Nel 2014, invece, era già nato Facebook e le persone potevano diventare amici virtualmente e restare collegati anche attraverso le immagini, che sappiamo arrivano al cuore in modo diretto e non hanno bisogno di intermediari.

Così sono nate profonde amicizie, e ora Kenny e suoi amici americani di Sciacca hanno tantissimi legami che mantengono vivi ogni giorno.

Tramettono in diretta e si scambiano emozioni in tempo reale.

Oggi, dopo oltre un secolo di lontananza, le due comunità hanno un linguaggio comune con cui mantengono vivi i legami (e i traduttori automatici danno un grande aiuto!).

Ma la Festa della Madonna del Soccorso è entrata prepotentemente un’altra volta nella vita di Kenny.

Per non perdere l’emozione della figlia che era protagonista della festa, nel 2015 Kenny ha rinunciato a partecipare a Masterchef 8 dove lo avevano chiamato dopo aver passato le fasi preliminari.

La California era lontana da Boston e lo show iniziava proprio lo stesso giorno della Festa quando sua figlia volava lungo la fune.

La cucina è la sua passione, ma la famiglia viene prima e le tradizioni vanno rispettate.

E forse il destino ama chi rispetta i suoi punti fermi e due anni dopo è comunque arrivato il momento della televisione prima con Gordon Ramsey – con un live show con tutti i suoi cugini di Sciacca - e poi con Masterchef 10.

Oggi Kenny ha un suo canale Youtube dove promuove la cucina italiana ‘Live, Laugh and cook italian’ (https://www.youtube.com/channel/UCw4E49o4x8p8wFplFG8iMog/featured?disable_polymer=1) e soprattutto le tradizioni della sua terra di origine. E siamo sicuri che la sua carriera di chef non è finita qui ma questo è solo l’inizio.

Con il suo sorriso e il suo ottimismo esprime la parte migliore dell’Italia e dell’America. Ed è capace di trascinare tutti!

Kenny Palazzolo è la persona migliore per promuovere Sciacca nel mondo e il Premio Town Ambassador è un doveroso ringraziamento a questa sua intensa attività.

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Nancy Campbell
Nancy Campbell

Premio Town Ambassador a Nancy Campbell per il suo amore per Piglio e la Ciociaria e tutto quello che ha creato dopo aver scoperto le sue radici italiane.

Ci sono state varie ondate migratorie dall’Italia verso le Americhe e nella zona poco a sud di Roma non vi è stato un vero flusso ma tante singole persone che ai primi del novecento sono andate a cercare fortuna dall’altra parte dell’oceano.

Siamo nelle zone che prima dell’Unità d’Italia facevano parte dello Stato Pontificio e che mai avevano avuto una famiglia reale in cui riporre il loro destino.

Qui si diceva (e si dice ancora) ‘morto un papa se ne fa un altro’. Un misto di rassegnazione e di incitamento a prendersi cura da soli del proprio destino.

E questo è quello che deve essere capitato al nonno di Nancy che partì da La Forma di Serrone ai primi del Novecento verso la speranza degli Stati Uniti. Piglio è un piccolo paese a circa 50 km ad est di Roma che oggi è particolarmente famoso per l’ottimo vino Cesanese del Piglio DOCG.

Ma prima del vino la sua identità era simile a quella di tanti altri splendidi borghi che puntinano questa zona chiamata Ciciaria.

Era il 1907 e aveva 17 anni quando lasciò il suo paese e la sua fidanzata per imbarcarsi per New York. Ma la sua vita era alquanto avvolta nel mistero perché non si sa chi fossero i suoi genitori, ma pensavano che il padre venisse dalla famiglia Marconi e la madre dagli Orsini.

Nobili e alti prelati sentivano di poter fare tutto e non era solito che mettessero incinta persone del popolo che poi si trovavano costrette a mantenere la prole, magari fra gli sguardi inquisitori delle persone del luogo.

Giovanni doveva essere un tipo originale, magari veramente con un portamento signorile, perché il suo primo lavoro è stato di servitore alla Casa Bianca, proprio quella dove risiede il presidente degli Stati Uniti.

Un bel passo da figlio sconosciuto in Italia a lavorare non lontano dai presidenti americani!

Ma siamo sicuri che la sua vita non è stata facile, e solo dopo 10 anni aveva messo da parte i soldi per far arrivare dall’Italia la sua fidanzatina e sposarla in America ad Ellis Island proprio il giorno del suo arrivo per poi andare a Philadelphia dove nel frattempo si era trasferito.

Insieme si stabilirono a Brooklyn ed entrambi lavorarono per crescere i loro 9 figli di cui 2 lasciarono ben presto questa terra.

Purtroppo Giovanni morì improvvisamente e sua moglie Annunziata non aveva mai imparato l’inglese per cui si interruppe la trasmissione della storia e i racconti dell’Italia.

Annunziata vendette la casa di Brooklyn e preferì vivere con le figlie. Aveva raccontato alle figlie solo piccole storie su Giovanni.

Fino a Nancy Campbell, una pittrice che vive a Saugerties, 2 ore a nord di New York. E’ stata il direttore della Woodstock School of Art ed ora ne è la co-presidente.

Del padre abbiamo già raccontato la storia familiare, ma anche la madre ha misteriose origini italiane da Napoli. Ma questa è un’altra storia.

Intorno ai primi del 2000 è nato il desiderio di conoscere meglio le sue origini e si è rivolta su internet a ricercatori italiani che hanno fatto ricerche che la hanno portata tra Piglio e Ferentino, entrambi splendidi paesi della Ciociaria.

Poi, nel 2006, approfittando di un viaggio di lavoro a Roma di suo marito, Nancy arriva in Italia ed inizia il classico viaggio di tutti i ‘Turisti delle Radici’.

Visite ai municipi guardando i registri anagrafici e poi nei registri delle varie chiese.

E tutto indicava mistero ma una connessione con Vicolo Ponte Gattone 9 a Piglio, la casa di sua nonna materna Grili.

E qui Nancy scopre l’Italianità! Scopre cosa vogliono dire i legami con il proprio paese.

Le persone restano prima sorprese di questa americana nel loro piccolo vicolo, ma poi iniziano ad aiutarla a trovare connessioni: lontani cugini, zie e discendenti. Bussano alle porte, chiamano dal vicolo della strada, trovano vecchi album di fotografie, …

E fra i tanti cugini, Nancy trova Giulio, dottorato di Ricerca e capacità di esprimersi in inglese, e i due diventano amici.

Nel 2007 un altro viaggio di lavoro del marito la riporta in Italia e questa volta inizia a scoprire di più i territori della Ciociaria e nasce l’idea con Giulio di aprire una piccola impresa che possa portare turisti in quest’area.

In America gli amici di Nancy conoscono l’Italia attraverso la Toscana e già pronunciare la parola Ciociaria li metteva un poco a disagio.

Ma i due cugini decidono di portare artisti a dipingere la Ciociaria (http://halfmoonartstudio.com/?page_id=14).

Nel 2012 arriva il primo gruppo e vengono coinvolti 6 paesi: Piglio, Paliano, Fiuggi, Acuto, Serrone e Trevi nel Lazio.

Gli artisti dipingono i borghi e i paesaggi della Ciociaria ed espongono le loro opere.

Un successo.

Un successo tale che spesso gli artisti sono tornati negli altri viaggi perché quello che dipingono non è solo l’Italia, ma il senso allargato del vivere familiare e sociale italiano.

Due pittrici californiane hanno partecipato a molti viaggi in Ciociaria che ha organizzato Nancy e una è tornata ogni anno!

Hanno seguito Giulio attraverso il suo matrimonio e la nascita dei suoi tre figli con i rispettivi battesimi. Hanno imparato a cucinare grazie a Francesca dell’Agriturismo Polledrara, che è diventato la loro casa quando sono in Italia.

Per questo suo amore e per tutta l’attività di promozione della Ciociaria che continua con libri e mostre in America, Nancy ha meritato il premio Town Ambassador conferitole da Discoverplaces e dal sindaco Mario Felli in rappresentanza del Piglio.
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Nancy Bruno
Nancy Bruno

Gorga è un piccolo borgo di montagna a 80 km da Roma che si raggiunge dopo 12 tornanti e Croton Falls si raggiunge guidando 80 km a nord di New York.

Cosa hanno in comune questi due paesi?

Il punto di contatto è Nancy, origini italiane e cuore diviso fra America e Italia.

Nancy Bondatti Bruno e i suoi genitori sono nati in America ma le loro radici sono saldamente ancorate al piccolo borgo di Gorga, arroccato sui Monti Lepini a sud-est di Roma.

Gorga è famoso per i suoi paesaggi montani e per un particolare osservatorio astronomico. Infatti, il cielo limpido e la lontananza da forme di inquinamento luminoso lo rendono perfetto per i cercatori di stelle e per tutti gli appassionati che amano fotografare gli astri.

Amanti dell’astronomia arrivano da ogni parte del mondo per osservare il cielo stellato da questa prospettiva e insieme alla vicina Colleferro, dove ha sede una delle principali imprese spaziali italiane, è stata dichiarata Città Europea dello Spazio per 2021 (LINK:::J.

La strada tortuosa dei 12 tornanti finisce proprio nella piazza del paese, e a Gorga ci arriva solo chi vuole arrivarci e non ci sono passanti occasionali.

Per questo in piazza si conoscono tutti e quello che colpisce sono proprio gli sguardi delle persone la prima volta che arrivi: tra il sorpreso e il curioso. Vogliono sapere subito chi ha deciso di percorrere i 12 tornanti che li separano dalla Valle del Sacco per arrivare ‘a casa loro’.

La nonna paterna e il nonno materno di Nancy vengono da Gorga, mentre il nonno paterno veniva dal vicino comune di Sgurgola e la nonna materna da San Giorgio, in provincia di Benevento.

Per chi è del luogo si riconoscono subito i due cognomi e le due differenti radici.

Suo nonno Pietro Maiorani arrivò a New York nel 1905 e subito si creò una piccola comunità di persone originarie di Gorga che si aiutavano a vicenda ad ambientarsi in questo nuovo mondo. Sua nonna paterna Annunziata Folchetti era già in America.

Tutto era diverso: la lingua, i paesaggi, il modo di interagire con gli altri… fare comunità era il modo migliore per ambientarsi più rapidamente. Ognuno imparava dall’esperienza degli altri e, se c’era bisogno di aiuto, sapevano a chi rivolgersi.

Il nonno era tornato a Gorga una sola volta perché aveva paura di volare e il viaggio in nave era decisamente troppo lungo. I legami sono venuti a perdere di intensità ma non le tradizioni familiari e l’amore per il piccolo paese.

Nancy è cresciuta in America e la sua lingua preferita è certamente l’inglese, ma nel suo cuore le tradizioni italiane sono ancora molto forti e il suo ritorno a Gorga è sempre emozionante.

In uno dei suoi viaggi, circa 5 anni fa, durante una sosta da ‘zio Ettore’, la sua figlia più giovane ha potuto sperimentare lo stile di vita italiano. Era rimasta particolarmente sorpresa dal fatto che tutto quello che avevano mangiato nel ricco pranzo di famiglia era stato tutto prodotto dallo zio.

“Il prosciutto di Zio Ettore e il più buono di tutta Italia”!!

E subito sono tornati i ricordi del padre perché in questi piccoli centri la vita ha mantenuto alcuni sapori nel corso degli anni: il suono delle campane, il belato delle pecore e quello delle mucche al pascolo.

Quando era pastore suo padre stava 5 giorni nella valle e 2 saliva in paese dalla famiglia. Tornavano in montagna il venerdì per il week-end.

Poi l’arrivo e il matrimonio in America dei nonni di entrambe le famiglie, ma tutto era stato arrangiato dall’Italia. In particolare da Gorga. Ed è nel nuovo mondo che Nancy nasce e cresce secondo lo stile di vita americano ma con le tradizioni italiane.

Tutti i nonni sono ora morti, ma Nancy continua a mantenere vive le tradizioni italiane.

La Pizza Pasquale a Pasqua, le Frittelle o Zeppole alla vigilia di Natale, il sugo della domenica. E non si scherza con il pranzo della domenica!

I suoi attrezzi di cucina sono fra le poche cose portate dai genitori da Gorga e la tavola per la pasta è la sua preferita. Ha visto le generazioni dei Maiorani/Bondatti succedersi.

Poi il web e l’attività sul web per ricordare a tutti le sue radici e per ricostruire un gruppo di discendenti. Un modo per mantenere vivi i legami fra le due sponde dell’oceano.

E per questa sua attività che insieme al sindaco Andrea Lepri e alla giunta di Gorga le abbiamo consegnato il Premio Town Ambassador per la sua città!

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Premio Town Ambassador a Karen Lauria Saillant per l’enorme amore verso Città della Pieve che si manifesta ogni anno dal 2004 con un evento lirico di giovani americani e musicisti emergenti da più di 75 paesi, che si esibiscono in un’opera inedita nel Teatro degli Avvalorati.

Questo anno la manifestazione non si è potuta tenere ma il comune le ha dedicato una rassegna che ripercorre il suo legame con la bellissima città umbra. 

Una mostra per le vie del centro storico di Città della Pieve che racconta la storia dell’International Opera Theater di Philadelphia.

Abbiamo conosciuto Karen Lauria Saillant proprio in questo piccolo paese Umbro che ogni anno si trasforma in un punto di ritrovo per gli amanti della musica lirica provenienti da ogni parte del mondo. 

Karen è Americana, nata e cresciuta nella città di “Philly”, Philadelphia. Una donna forte e determinata che tra mille peripezie e soddisfazioni riesce a far nascere a Città della Pieve una comunità di musicisti ed artisti, molti riconosciuti in tutto il mondo, che usano il suo “The Fire” come palcoscenico di passione e vita.

Il più “antico” locale di musica di tutta la città di Philly, inoltre il primo ad essere aperto e gestito da una donna. Un punto fermo nel palcoscenico della musica rock di questa città, che ha unito negli anni musicisti di tutti i generi e da tutto il mondo.

Come comincia il legame con Città della Pieve?

Karen è stata prima una cantante e poi una insegnante di opera lirica. E’ il direttore creativo della International Opera Theater of Philadelphia, che da 16 anni porta in questo borgo dell’Umbria la sua arte insieme ai tanti giovani studenti che la seguono in questa passione. 

Una passione per la sua arte e per l’insegnamento che vede Karen dal 2004 direttore del progetto "International Staged Opera Live" a Città della Pieve. 

16 anni di spettacoli, molti inediti, che hanno visto la luce del palcoscenico nel Teatro Accademia degli Avvaloranti (link articolo teatro degli Avvalorati).  

16 anni di emozioni e storia, che a causa della pandemia sembravano essersi spente nel prospetto di una 17° edizione.

La musica che supera ogni difficoltà...

Ma il segno lasciato da Karen e il suo lavoro è indelebile, ormai parte inseparabile della storia di questo borgo e del cuore dei suoi cittadini.

Per questo l’Opera di Karen non si è fermata. 

L’amministrazione di Città della Pieve ha organizzato 20 giorni di presentazioni e spettacoli digitali per omaggiare Karen, il suo lavoro e tutti gli artisti che attendevano con ansia di tornare a portare la musica a Città della Pieve.

20 giorni di eventi mentre le strade del borgo hanno ripercorso la storia di questi 16 anni di Opera Lirica, con QR code interattivi per scoprire curiosità sulle Opere andate in scena a Città della Pieve, per poterle vedere e sentire direttamente nel vostro smart phone. 

“Un magico filo che unisce Città della Pieve all’International Opera Theater di Philadelphia”

Un legame che non si può spezzare, che ha coinvolto in questi anni due comunità unite dall’amore per la musica.

Karen ha creato ponti tra le nuove generazioni, etnie e talenti provenienti da tutto il mondo. 

Più di 70 bambini e le loro famiglie dall’America sono venuti a Città della Pieve per studiare, imparare e cantare nelle Opere riprodotte in questi 16 anni. 

Il palco del teatro del piccolo borgo Umbro ha visto il debutto di molti musicisti dalla Philadelphia. 

Uno spirito quello di Karen trainato dalla passione per il suo lavoro e per la musica. Una determinazione che le ha permesso di unire in questi 16 anni un patrimonio di competenze e di artisti da tutto il mondo e di tutte le età. 

Un amore che continuerà ancora negli anni, di fronte a qualsiasi avversità.

Il Premio Town Ambassador a Karen Lauria Saillant

Il lavoro di Karen non ha portato soltanto spettacolo nel nostro paese, è riuscita a tutti gli effetti ad unire due comunità separate da un oceano attraverso l’amore e la passione per la musica. 

Giovani e grandi generazioni che porteranno nel cuore Città della Pieve. Una vera costruttrice di “ponti culturali” che omaggiamo con il nostro “Premio Town Ambassador”, un riconoscimento che consegniamo a Karen come Discoverplaces insieme al Sindaco dei Comune di Città della Pieve, Fausto Risini.

Un premio che consegniamo alle persone che con il loro lavoro promuovono il proprio paese di origine, o come in questo caso il paese del cuore, con amore e grinta in tutto il mondo.

Come lo è stato per il suo “International Stay at Home Fest, che noi abbiamo avuto il piacere di raccontare in un nostro articolo, la musica è inarrestabile e la creatività dei suoi artisti non smette mai di sorprendere. 

La 17° edizione dell’International Staged Opera Live è andato in scena (virtualmente) per le vie di Città della Pieve a causa del COVID 19.

Spettacoli e proiezioni digitali delle scorse edizioni e un percorso per le vie del centro storico, alla scoperta del legame e dell’arte che lega la comunità di Città della Pieve a Karen e all’International Opera Theater di Philadelphia.

Come si dice, “The show must go on!” 

Per ascoltare le Opere passate: 
https://www.youtube.com/user/internationalopera

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