Aldo Verrelli Town Ambassador di Ripi
Aldo Verrelli Town Ambassador di Ripi

Siamo a Ripi, nel cuore della Ciociaria dove le colline creano orizzonti multipli che ricordano la Toscana e i profumi della terra sanno di buono. Forse per questo Aldo Verrelli non ha mai dimenticato il suo paese e mantiene acceso un fortissimo legame d’amore che lo lega alle sue radici ciociare.

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Andrea Iervolino e Valeria Altobelli
Incontro con Andrea Iervolino

Andrea Iervolino e Valeria Altobelli con Claudia Bettiol Andrea Iervolino e Valeria Altobelli con Claudia Bettiol Ho incontrato Andra Iervolino alla sua lezione inaugurale del Corso di Alta Formazione in Produzione artistica e Linguaggi dello spettacolo dell’Università di Cassino e del Lazio Meridionale e sono rimasta senza parole per la sua storia.

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Felicita Back Home
Felicita Back Home

Per innovare ci vuole una squadra di professionisti che gettino il cuore oltre l’ostacolo, così oggi presentiamo Davide del Prete, ideatore del branding del progetto Felicita Back Home per la rigenerazione di Settefrati in Val di Comino. Davide è un architetto nato a Cassino che si è laureato in architettura all’università di Roma.

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Appunti d’Estate, storie e ricette di Francesca d’Orazio

Stare chiusi a casa ci ha fatto diventare più amanti della buona cucina e desiderosi di sperimentare nuovi sapori. Vogliamo emozionare il nostro palato, sempre più raffinato, e stuzzicare la nostra mente desiderosa di scoprire le tradizioni italiane.

Ma non tutti siamo esperti come Francesca D’Orazio (https://francescadorazio.com), maestra di cucina ed esperta nell’arte del ricevere. 

Sempre sorridente nelle sue camicie colorate e fra i fiori delle tavole imbandite non potete non riconoscerla!

Di origine abruzzese vive da molti anni a Milano dopo esperienze a Singapore e New York che la hanno fatta diventare una ambasciatrice della cucina italiana nel mondo. Possiamo dire che è un ponte fra oriente e occidente e dovunque è andata ha insegnato l’arte e lo stile della cucina italiana.

Ha comunque assorbito i gusti dei posti dove ha vissuto e abbiamo pubblicato alcune sue ricette cinesi, i veri cuochi sono persone curiose!

Ma dal suo peregrinare nel mondo è nata l’esigenza di mantenere saldo il contatto con le sue radici. Conosce tutto dell’Abruzzo e se la seguite potrete scoprire alcuni dei piatti più gustosi e meno conosciuti della sua terra.

Francesca ha usato il lockdown per completare il suo secondo libro di storie e ricette “Appunti d’estate”, una preziosa guida per chi vuole avere il meglio della tradizione italiana con qualche innovazione nel piatto.

Ma questo è anche un libro con meravigliose fotografie che, con una luce particolare e colori sgargianti, regalano gioia al lettore. L’abbinamento dei colori dei servizi e delle tovaglie della tavola si abbina perfettamente ai piatti, e ci proietta direttamente a tavola con Francesca.

Francesca ha un suo mantra per definire lo stile che la caratterizza: “da semplice a speciale”. 

Seguitela nei suoi social per partecipare a lezioni o per rivedere le ricette mandate in onda dalla televisione.

La festa e il buon vivere inizia dal mangiare assieme e la bellezza di una tavola allestita con amore, fiori e colori è già metà del piacere.

Mi dicono che ho reso felici intere famiglie perché attraverso il mio insegnamento ed i miei scritti, tante persone hanno preso a cucinare ed ora in casa si mangia molto meglio, in modo più attento e curato. Io stento a crederci, poi quando mi mandano le foto di un timballo o di una crostata, beh, sento davvero di aver fatto davvero qualcosa di buono”.

 

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Se sai sognare puoi volare, Enzo Celli

Cos’è una piccola meravigliosa cittadina della Valle del Liri in Ciociaria per qualcuno che vuole volare? Per Enzo Celli, Sora è un punto di partenza, ma anche un porto sicuro dove tornare.

Sora è presente come una gabbia con le porte aperte che poi diventa un nido.

I nuovi emigrati di Sora sono molto diversi da quelli che partivano nel secondo dopoguerra e che potevano solo scrivere lettere per restare in contatto con la famiglia di origine. Aerei, internet, mondo digitale e mondo virtuale intrecciati creano nuove dimensioni del vivere dove le relazioni si scompongono e si ricompongono in modo inaspettato.

Ma torniamo all’inizio perché la storia di Enzo Celli è una serendipidy di occasioni trovate, mentre non smetteva di sognare, e occasioni colte per volare sempre più in alto:

‘Vivo insegnando alla gente a ballare. Non è meraviglioso?

Gli piace muoversi e si sente a suo agio nello spazio. È un fisico atletico, un allenatore, ma i suoi movimenti non seguono tanto le regole sportive quanto quelle dell’anima. Per caso aveva scoperto la danza a 15 anni, troppo tardi per seguire un percorso tradizionale ma abbastanza presto per essere libero di fluttuare.

Lo nota Vittoria Ottolenghi, una esperta di danza e una delle migliori amiche di Rudolf Nureyev. Anche Vittoria è un outsider che con il suo ruolo di critica e i suoi programmi di danza per la Rai ha fatto scoprire la danza agli italiani. Aveva cura dei giovani e si emozionava a scoprire i veri talenti.

Vede Enzo Celli e se ne prende cura. Capisce che è un sognatore ma anche un grande lavoratore. Gli chiede come si chiama il suo stile di danza ed Enzo rimane sorpreso perché non si aspettava questa domanda e non aveva le giuste parole per rispondere.

Lo invita a studiare danza osservando il lavoro dei maestri e dei coreografi ed Enzo scopre che quello che sentiva di volere, ma non immaginava di poter raggiungere, è proprio li davanti a lui.

Si butta nella danza ed inizia il suo percorso nel mondo girando fra i migliori teatri del mondo fin quando, dopo circa venti anni di peripezie, arriva in America per un tour. Sul taxi che lo riporta all’aeroporto per Roma e l’Italia, un'altra domanda che gli cambia la vita.

È Igal Perry che con naturalezza gli apre lo scenario della danza a New York, il centro mondiale dell’espressività artistica. Poco dopo lo invita ad insegnare in USA con una lettera di richiesta ufficiale.

16 lettere di referenze, un portfolio di articoli e una intervista: questo quello che gli chiede l’Ambasciata Americana per approvare il suo visto per iniziare una esperienza lavorativa a NY.

Poi una cattedra all’università, la Green Card per meriti artistici e un caleidoscopio di emozioni.

Sora Û New York

A Sora torna spesso. Molti qui non hanno ben capito cosa fa. A Sora il teatro non esiste più da molto tempo e la cultura sta tornando ad essere importante solo recentemente, passata l’ubriacatura della facile industrializzazione che ha preso e non ha lasciato bellezza.

Una cultura che forse ancora deve conoscere la libertà e che, come spesso accade in Italia, è riconosciuta solo se segue alcuni canoni formali. Una cultura che talvolta guarda più al passato che al desiderio di sperimentare il futuro.

A Sora è sempre il figlio di Anna e Nello e non ha bisogno di dimostrare nulla agli altri. Suo padre lo aveva capito e il loro incontro da uomini è stato raccontato in modo emozionante durante i Visionary Days a Torino (https://www.youtube.com/watch?v=OOmnTV3pU0E).

La vera sfida di Enzo non era con Sora o la famiglia, ma con sé stesso. Era l’unico a vedere la gabbia dalla quale voleva volare, invece gli altri non vedevano le ali.

Torna a Sora da uomo libero, da artista e qui si rinnova ancora una volta con la pandemia facendo riemergere la sua precedente vita prima della danza.

Da coreografo e maestro di danza diventa coach motivazionale per artisti.

Per tutti la pandemia è stata difficile, ma ha investito gli artisti in modo particolare con colpi bassi particolarmente forti. I ballerini vivono in simbiosi con il loro pubblico e si sottopongono ad allenamenti estenuanti per emozionare e dare il massimo. Con i teatri vuoti, il vero scoglio da superare era quello di mantenere l’equilibrio di queste anime fragili che dovevano stare chiuse in casa.

Enzo Celli per caso (ma non è un vero caso) inizia a parlare sul web in un progetto che chiama The Talk  e che serve ad aiutare gli artisti. Lo seguono in tanti e si ritrova ad essere ancora una volta un faro.

A questo segue un nuovo cammino con Orbo Novo e con Veronica Gianello. È l’inizio di una nuova fase: ‘ Non ho mai realmente insegnato la danza ma insegno a danzare. Mi prendo cura dei ballerini e li aiuto ad esprimersi nei movimenti ma anche nei loro aspetti emotivi. Mi ritrovo nel significato della parola ‘educatore’ (tirare fuori) e agisco come uno scultore di persone’.

Si emoziona scoprire il vero talento grezzo e ad aiutarlo a sbocciare, un po’ come fece Vittoria Ottolenghi con lui. Restituire alla vita quello che ha ricevuto e spargere bellezza.

E Sora è li davanti con tutta la sua bellezza, il fiume disegna curve morbide con le montagne sullo sfondo. E siamo tutti noi a dover aprire le nostre ali per volare. La gabbia deve diventare un nido in cui tornare.

Se sappiamo sognare possiamo volare.

Foto scattate da Anuska Pitotti

 

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Caroline (Carolina) Di Cocco, da Fontechiari a ministro dell’Ontario

Volete sapere cosa può fare uno spirito creativo italiano in un ambiente pragmatico e attento al merito come quello canadese?
La storia di Carolina (Caroline) Di Cocco può essere considerata l’emblema della sinergia fra i nostri due paesi, Italia e Canada.
Non si capisce come mai, la nostra storia di italiani è veramente molto complessa, ma qui in Italia ci facciamo male da soli e abbiamo lasciato andare via persone meravigliose. E’ come se il detto latino Homo Homini Lupus fosse la nostra maledizione.

Abbiamo incontrato Caroline grazie alla tecnologia digitale e a Diego Collareda che sta svolgendo un incredibile lavoro di ricostruzione di ponti fra le comunità della Valle del Liri e i ‘compaesani’ che hanno dovuto lasciare questi splendidi territori. Con Deborah Bovenga e Valeria Altobelli, sorane DOC, hanno iniziato a valorizzare le storie di chi ha lasciato il cuore a Sora pur essendo partito molti anni fa. Poi la passione li ha spinti oltre i confini del loro paese per comprendere la Valle del Liri e la Val Comino.
E così siamo arrivati a Fontechiari, un bellissimo borgo all’inizio della Val Comino che è tornato famoso per avere uno dei pochi esempi dei primi cimiteri moderni nati dopo una legge Napoleonica.

Siamo nella Val Comino, nel versante laziale del Parco Nazionale d’Abruzzo, una delle più belle valli italiane dove ogni cucuzzolo ha un suo castello e dove il dopoguerra ha lasciato dolori e povertà. Siamo dietro Montecassino, vicino la linea Gustav, e la famiglia di Caroline emigra a Sarnia in Ontario (Canada) quando lei aveva solo 6 anni.
Un gioiellino da scoprire insieme alla storia di Carolina (Caroline) Di Cocco che nasce nel piccolissimo borgo di Fontechiari nel 1957 e arriva ad essere Ministro della Cultura dell’Ontario. Anche suo marito è originario di Fontechiari ma i due si incontrano in Canada in età adulta, ma questa è un’altra storia.

Caroline è una donna dagli occhi luminosi, dolce ma anche molto determinata che ci racconta il suo mondo italo-canadese come un fiume in piena. Radici italiane ma la casa è in Canada, e i suoi figli si sentono un po’ più canadesi-italiani. Il tempo è volato e abbiamo trascorso momenti veramente piacevoli.
La sua esperienza, e la conoscenza delle storie di molti altri con cui era cresciuta, la hanno portata a volersi occupare di emigrazione.

E dietro questa parola c’è un mondo di sofferenza che molti non vogliono conoscere per non sentirsi in colpa.
Ha studiato pianoforte al conservatorio e antropologia all’università, ed è stata una insegnante di musica, ma il senso di giustizia e la voglia di mettersi al servizio della comunità la hanno naturalmente spinta alla vita politica.
In realtà tutto nasce per combattere una ingiustizia durante il periodo di scuola dei suoi figli e la sua determinazione e professionalità dimostrata negli anni la hanno naturalmente portata a diventare un punto di riferimento della sua comunità.
L’interesse per l’integrazione invece inizia negli anni ’80 con la fondazione di un groppo folk italo-canadese dove si sperimentavano nuovi rapporti fra le due comunità, che agli inizi si trovavano su sponde lontane.
La comprensione delle diverse dinamiche sociale tra italiani e canadesi è stata lenta, i due gruppi erano separati da differenze notevoli e non c’era ancora la televisione o i social network a preparare le persone al multiculturalismo. Entrambi i gruppi hanno dovuto imparare a scoprirsi con gli anni e, per gli italiani, con un duro lavoro.
Gli italiani hanno dovuto dimostrare il loro valore e di essere arrivati in Canada non perché privi di talento ma per mancanza di opportunità in un paese distrutto dalla guerra.
Nel 1985 fa parte dell’advisory board per il multiculturalismo del Ministero della Cultura dell’Ontario e, nel 1987, Caroline fonda l’Italo-Canadian Cultural Club/Laziali di Sarnia (e non parliamo di calcio!).
Tutto questo impegno la porta naturalmente ad essere un punto di riferimento anche dell’integrazione multiculturale e nel 1997 viene eletta al consiglio della città di Sarnia.
L’esperienza locale è il trampolino di lancio per crescere e dal 1999-2007 diventa membro del parlamento dell’Ontario, dove è cresciuta nei ruoli fino a diventare Ministro della Cultura.
Grazie alla politica ha modo di conoscere le persone più influenti del mondo e figure di primo piano della cultura internazionale ma Caroline non ha mai dimenticato le sue radici di Fontechiari.

Torna al suo paese regolarmente e la sua casa diventa un naturale punto di incontro per amici da tutto il mondo. Fontechiari è come il suo ‘salotto’ in cui avvengono scambi creativi fra artisti dai 5 continenti ed in cui si sente al riparo e può ‘ricaricare le sue radici italiane’.
Forse noi che siamo rimasti in Italia diamo per scontato che la bellezza dei nostri territori e la ricchezza della nostra storia, che si espande nei millenni con testimonianze ancora vive, continui ad essere una calamita per chi parte. Ma anche il mondo fuori dai nostri confini ha un fascino particolare.
Sicuramente meno testimonianze storico o artistiche ma le persone hanno la nostra stessa ricchezza interiore. Se solo in questi anni avessimo cercato di ‘scoprire la bellezza nelle scarpe degli altri’ oggi saremo tutti più felici.
Caroline ed i suoi amici che ancora frequentano Fontechiari sono una perla che si aggiunge alle nostre per formare un gioiello unico. Sono le persone che rendono vivi i luoghi, e se le persone sono belle, allora anche i luoghi saranno belli.
E questo è avvenuto in Canada anche grazie al lavoro di Caroline che ha aiutato l’integrazione delle diverse comunità di emigrati che da tutto il mondo avevano scelto di trasferirsi in questo immenso (e freddo) paese.
Non è un caso se la sua associazione Legami Lontani, che cerca di raccogliere e preservare tutto il materiale relativo alla emigrazione italiana, ha sede proprio a Fontechiari mentre in Canada Caroline è nel consiglio di una rete di associazioni che raccoglie le storie delle comunità Italo-Canadesi.
Fra le pubblicazioni a cui ha preso parte, notiamo sempre questo legame locale e globale, la storia della comunità Italiana di Sarnia e poi “Viaggi Verso il nuovo mondo. Giovanni Caboto e l’immigrazione Italiana in Canada” per arrivare alle “Memory and Identity: Italian-Canadian/Laziali Clubs and Association in Ontario/Re-Creating Cultural Identity after Immigration”.
E da italiana ha sempre messo la famiglia in un posto speciale riuscendo a conciliare il ruolo politico con quello privato con 3 figli e 4 nipoti. Caroline è stata nominata Cavaliere della Repubblica Italiana nel 2002.

 

 

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3 Mar: "L'8 la Pandemia!! Donne che lottano per il bene comune"

Siamo quasi arrivati alla primavera, e ad uno degli appuntamenti più attesi di Marzo: la festa della Donna.

Una festa che vogliamo celebrare ancora di più ricordando la forza e la determinazione delle donne, soprattutto nell'ottica di questa pandemia che ha stravolto il mondo, e il nostro modo di vivere.

"L'8 la Pandemia!! Donne che lottano per il bene comune" è un evento organizzato dalla sezione Fidapa di Sciacca in collaborazione con il Comune di Sciacca e le tante entità locali che hanno come protagoniste donne forti e intraprendenti.

La nostra Claudia Bettiol è stata invitata a partecipare l'8 Marzo alle ore 17:30 su Meet, in un incontro virtuale per parlare del nostro lavoro per la valorizzazione dei territori e delle persone che li abitano, grazie a tantissime iniziative come il nostro Contest #DiscoverFoodAndWine.

Ci vediamo online, l'8 Marzo alle 17:30 su Meet!

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Il Premio Town Ambassador di Sante Marie ad Alessandra Rosati

Il Premio Town Ambassador alla australiana Alessandra Rosati per il piccolo borgo di Sante Marie, vicino L’Aquila in Abruzzo.

Alessandra è una vera abruzzese ed è nata a Scanzano, una frazione del suggestivo comune di Sante Marie in Abbruzzo.

“Se non conosci Scanzano, non conosci la geografia”

Questo è il motto di Alessandra. E questo riassume perfettamente il senso del premio perché Alessandra racconta a tutti gli australiani del suo paesino in Abruzzo.

Ogni anno viene a Sante Marie dalla sua famiglia per respirare i profumi e i ricordi della sua casa del cuore. In genere durante i mesi da dicembre a febbraio, quando in Australia ci sono le vacanze estive, i suoi figli Matilde e Samuele frequentano la scuola di Sante Marie per studiare l’italiano e stare con i loro coetanei.

Avere amici in Italia e poi mantenere i rapporti anche a distanza grazie ai social media è il segreto per gettare ponti fra i nostri due paesi:

“È fondamentale per me che i miei bambini abbiano legami con le radici e che ne conoscano la cultura e le tradizioni”.

Non solo Alessandra è una Abruzzese DOC, ma anche suo marito ha radici italiane, anzi sono abruzzesi anche le sue. I genitori del marito sono emigrati in Australia in periodi diversi della loro vita e si sono innamorati e sposati lì, dove hanno creato la loro famiglia.

Da poco tempo, proprio perché le radici sono dentro ognuno di noi, i suoceri di Alessandra sono tornati in Italia dalla loro famiglia a cui sono profondamente legati.

“Per gli italiani, la famiglia è tutto e il legame con le origini è forte, i miei suoceri avevano bisogno di tornare alle loro origini e ne abbiamo anche noi”.

Alessandra si è trasferita a Brisbane, nel nord dell’Australia sulla Gold Coast, con il marito e due figli per lavoro e questo è l’unico motivo che la tengono ancora lì, perché la nostalgia della sua Italia è sempre viva in lei.

Per mantenere acceso il ricordo piacevole dei profumi e dei sapori Italiani si ingegna in cucina:

Amo la cucina italiana, quella vero: la polenta con il sugo di spuntature, la pasta all’uovo con cui preparo gustosi primi piatti conditi all’italiana e le minestre con fagioli e ceci. Tutto rigorosamente come mi ha insegnato la mia mamma.”

Alessandra e suo marito in Australia hanno frequentato corsi di inglese per entrare nello spirito del paese e poi hanno trovato lavoro. Alessandra lavora in un ipermercato e il marito nella Città di Brisbane dove si occupa della costruzione e della manutenzione delle infrastrutture urbane.

Nel tempo libero, Alessandra aiuta una fotografa iraniana che fa shooting per bambini (con abiti preziosi) e ai matrimoni.

“Per il mio comune farei di tutto, vorrei che tutti lo visitassero perché ne vale la pena. Grazie alla vostra iniziativa di Town Ambassador mi spingete ancora di più a far conoscere la mia terra e forse di visitare Scanzano, Sante Marie e tutto l’Abbruzzo che è bellissimo!”.

Spero che il mio amore e la doppia cultura che sto facendo vivere ai miei figli possano contribuire a mantenere vivi i ponti fra Italia e Australia e le relazioni fra questi bellissimi popoli.

L’Australia ci ha accolto e valorizza le nostre competenze, l’Italia è il centro culturale del mondo e il mio personale punto di approdo.

Per questo suo impegno di mamma che cresce i bambini creando continui ponti fra Italia e Australia, il sindaco Lorenzo Berardinetti e tutta la giunta di Sante Marie hanno aderito al premio Town Ambassador ad Alessandra Rosati.

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