Quando vengono turisti o amici stranieri a trovarci ci chiedono sempre di cucinare insieme: qualche volta sono vere e proprie lezioni, altre sono solo momenti di convivialità.
Per questo mi piacciono le motivazioni espresse dal comitato UNESCO che definisce la cucina italiana come: "una miscela culturale e sociale di tradizioni culinarie, un modo per prendersi cura di sé stessi e degli altri, esprimere amore e riscoprire le proprie radici culturali…. un'attività comunitaria che enfatizza l'intimità con il cibo, il rispetto per gli ingredienti e i momenti condivisi attorno alla tavola”.
Questo è indubbiamente vero, ma c’è dell’altro.
I miei amici e ospiti restano sorpresi dal fatto che i piatti della cucina tradizionale italiana sono fatti di pochi ingredienti. Un piatto di pasta al sugo è composto da olio, aglio o cipolla, pomodoro e basilico. La carbonara è fatta di uova, pepe, pecorino e guanciale.
Potrei andare avanti per ore, ma il senso è sempre che per fare i piatti iconici della tradizione italiana servono pochi ingredienti ma di alta qualità!
E chi produce questi ingredienti?
Le migliaia di piccole imprese sparse per il territorio, anche quello delle aree interne. Le donne che raccolgono cicoria e erbe dai campi e le portano nei mercati rionali, come quello di Colleferro . I viticoltori che preservano i vitigni autoctoni e il paesaggio e fanno scoprire che esiste altro oltre al Cab-Sauv, al Merlot e al Pinot Noir. I giovani che in tutta Italia sono tornati a coltivare i grani antichi anche se la produzione è molto bassa e i cinghiali ne mangiano la metà.
Potrei continuare all’infinito. Il pomodoro colto nel campo nella sua giusta stagione ha un sapore che non si può paragonare a quello coltivato in serra.
“Noi proviamo a cucinare come ci è stato insegnato in Italia, ma il sapore dei piatti è diverso perché le vostre materie prime sono introvabili altrove”, questo mi dicono i miei amici dall’estero.
Allora devo dire che il premio alla cucina italiana va distribuito tra tutti quelli che lavorano con amore e in modo biologico i campi. E ringrazio mia figlia che con la sua Donna Vittori Borgo Agricolo (www.donnavittori.com) mi ha fatto entrare in questo mondo.
Il vero patrimonio UNESCO sono i lavoratori dei piccoli campi italiani!!!







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