Il Museo della Cultura e delle Tradizioni Cittadine di Rignano Flaminio espone oggetti, attrezzi e utensili legati agli antichi mestieri. 

E’ corredato da una mostra fotografica con immagini di repertorio, documenti, pubblicazioni e stampe legate alla vita cittadina.

Una sala è dedicata al gemellaggio con la città spagnola di Valencia.

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Il Museo dell’olivo di Moricone un museo multimediale interattivo che racconta il territorio attraverso la produzione dell’olio.

L'olio è studiato dal punto di vista temi botanico, storico, artistico ed etnografico.

Una applicazione virtuale consente di far crescere olivi e produrre magicamente un olivo virtuale.

Il museo è all’interno di una vecchia e suggestiva chiesa sconsacrata.

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Il museo delle arti contadine nasce dal desiderio dei cittadini di conservare la memoria del loro passato ricostruendo scene di vita nei campi e nel paese degli ultimi cento anni. Vengono mostrati e descritti oltre 350 pezzi e attrezzi di lavoro usati nei campi e nelle cucine, nelle stalle e nelle cantine, e ne viene descritto il loro uso.
L’oggetto più antico è una macchina irroratrice del 1850 mentre gli altri datano tra la fine del XIX e la metà del XX secolo. Gli oggetti sono corredati di didascalia col nome in italiano e nel dialetto locale.

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Poggio San Lorenzo. Museo dell’olio Capo Farfa

Nell’azienda agricola Capofarfa a Poggio San Lorenzo si trova un antico frantoio del 1600 attorno al quale è stato realizzato un museo. Il frantoio è ancora attivo ed è possibile vivere e toccare la storia della Sabina che da 5000 anni produce uno dei migliori oli.
All’interno del frantoio si attraversa un acquedotto del II secolo DC e si può toccare la base di un torchio di duemila anni.
All’interno della struttura è possibile assaporare tutte le specialità e le ricette legate alla tradizione del territorio.

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Il Museo di “Santa Filippa Mareri” raccoglie parte dei reperti, dei documenti e dei ricordi dell’antico Monastero di San Pietro de Molito, fondato dalla Baronessa Santa nel 1228 e abbandonato perché sommerso nel 1940 con il borgo San Pietro, dalle acque del lago artificiale del Salto.
L’antico monastero rivive attraverso suoi frammenti decorativi (capitelli, formelle, cornici, stemmi, mascheroni, campane dei secoli XII-XVIII) e l’imponente portone ligneo a formelle del 1511.
In una sezione viene raccontata la vita delle clarisse, con bauli contenenti il corredo, e con gli attrezzi della loro vita domestica e di lavoro, come gli strumenti della farmacia e gli attrezzi per la filatura e la tessitura.
Testi antichi e importanti pergamene del XII secolo (bolle papali, atti notarili, manoscritti, codici miniati) possono essere ammirati nella biblioteca monastica,
 

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Il museo nasce per testimoniare la tradizione agricola e pastorale di questo magnifico territorio.
Il museo è organizzato attraverso il racconto della vita fuori e dentro le mura domestiche. I monti, i boschi e il lavoro dei campi, poi l'ambiente urbano e infine la vita in casa dove le donne tessevano e cucinavano. Vengono illustrati i mestieri più faticosi e redditizi di un tempo, come il boscaiolo, il falegname, il fabbro, l'agricoltore e il pastore. In ogni settore vengono esposti gli strumenti più originali e autentici di ognuno di essi.

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