Il Museo Diocesano di Sermoneta contiene dipinti e le suppellettili sacri che provengono da chiese locali non più in uso ed è diviso in due sale: la prima è la Cappella dei Re Magi mentre la seconda è l’Oratorio della Confraternita dei Battenti costruito nel 1499.

Nella prima sala, tra le altre tele si trova la famosa pala di “San Michele Arcangelo che abbatte il demonio” di Francesco da Castello, che risale al 1590 e la tavola con “L’incoronazione della Vergine” di Girolamo Siciolante realizzata nel 1570.

Nell’oratorio dei Battenti si possono vedere ancora tre flagelli originali e numerosi affreschi che descrivono le diverse torture a cui si sottoponevano i membri della confraternita. Forse gli affreschi sono stati fatti intorno al 1625 da Alessandro Melelli.

In ogni caso gli affreschi sono stati restaurati e modificati nel 1770 da Domenico Fiorentini.

Nella sala, oltre alle due tele” Madonna con Bambino e Santi” di Odoardo Vicinelli del XVIII secolo e “La Madonna del Rosario e i santi” di Giovanni Domenico Fiorentini, è possibile ammirare anche alcuni oggetti sacri d’arredamento come calici e reliquiari e una veste in damasco di seta e cotone blu.

Uno dei pezzi importanti della collezione sono due libri liturgici del XV secolo con pagine in pergamena e legatura in cuoio, bronzo e pietre dure.

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Marino. Palazzo Matteotti

Il palazzo prende il nome dalla piazza  di Marino.

Nel passato era anche noto con il nome di Locanda Vecchia e per molti anni è stata la sede del comune di Marino.

Il palazzo è stato realizzato nel 1884 su un progetto dell’architetto Raffaele Ingami che ha inglobato parte del castello Frangipane con una delle sue torri.

La torre si può ancora riconoscere nell’austera facciata del palazzo e è l’unica parte che conserva affreschi di una certa importanza.

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Norma. Sala Convegni nel museo

All’interno del museo di Norma è allestita una sala per piccoli convegni e riunioni.

Lo spazio è stato ricavato in una delle sale affrescate del palazzo settecentesco ed oltre ad essere tecnologicamente attrezzata ha anche un suo particolare fascino.

Si arriva attraversando le sale dove è raccontata la storia di Norba e nelle vetrine si possono ammirare i piccoli reperti che sono stati trovati nell’area.

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Norma. Museo del Cioccolato

Il Museo del Cioccolato di Norma è associato alla Fabrica del Cioccolato Antica Norba nata nel 1956 da emigrati italiani che erano di ritorno dopo aver vissuto in America.

Il museo nasce nel 1995 per raccontare la storia della fabbrica ma anche del cioccolato.

Il fascino del cioccolato, arrivato in Europa grazie ai Maya, non smette di attrarre grandi e bambini e il museo serve anche a insegnare a gustare il cioccolato in tutte le sue sfumature e caratteristiche.

Controllare gli orari di apertura del museo perché la fabbrica ha una produzione stagionale.

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Norma. Monumento ai Caduti

Il monumento ai caduti di Norma ricorda i caduti della grande guerra.

Si trova nella prima piazza di accesso al borgo di Norma, proprio davanti la chiesa della Madonna del Carmine.

Un monumento semplice: una stele in marmo che richiama gli antichi obelischi egizi.

Alla base della stele, una lastra in marmo riporta il nome dei caduti mentre l’alloro e la stella in marmo rappresentano il loro coraggio.

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Norma. Fontana di piazza Caio Cestio

La fontana di piazza Caio Cestio di Norma risale al 1898 e come tutte le fontane segnava l’arrivo in città dell’acquedotto.

Si trova lungo il corso principale proprio di fronte alle scuole del paese.

La fontana è caratterizzata da una vasca con una particolare forma sinuosa di una composizione di 4 vasche circolari in marmo bianco che si uniscono.

Al centro una colonna in travertino e in altre pietre di colore ambrato che termina con una palla di bronzo.

L’acqua fuoriesce da quattro maschere con figure femminile ciascuna delle quali alimenta una delle quattro vasche.

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Ventotene. Cisterne Romane

Nella zona centrale dell’isola di Ventotene si trovano le cisterne romane che erano il cuore del sistema idrico e che garantivano l’approvvigionamento nelle zone abitate.

Le cisterne sono due enormi serbatoi capaci di raccogliere direttamente le acque piovane e indirettamente quelle di filtrazione grazie alla loro particolare struttura.

La Cisterna di Villa Stefania si estende per circa 700 mq mentre quella dei Detenuti si estende oltre i 1200 mq l’altra. Entrambe sono ancora intatte grazie al loro rivestimento in cocciopesto.

Le cisterne romane: da acquedotto a carcere

In un’isola priva di sorgenti naturali il problema dell’approvvigionamento idrico è fondamentale per la vita.

Gli ingegneri romani progettarono e realizzarono una mirabile opera con grandi bacini a caduta che raccoglievano l’acqua piovana, la convogliano in una vasca di decantazione per trattenere i detriti e poi la immagazzinavano in una serie di grandi cisterne sotterranee scavate nel tufo.

Una serie di condotte distribuiva poi l’acqua dalle cisterne a tutta l’isola con un perfetto equilibrio di pendenze ben calcolate in cui l’acqua non stagnava e non correva troppo veloce.

I romani sono riusciti a garantire la conservazione e la potabilità dell’acqua nelle cisterne grazie all’impermeabilità delle pareti rivestite di cocciopesto, frammenti di laterizi legati con malta, e alle pendenze della cisterna che favorivano il movimento e la circolazione dell’acqua sfruttando il diverso peso delle acque alle diverse temperatura.

Le cisterne avevano poi un ricambio costante di aria e le presenze di capitoni che garantiva pulizia e continua ossigenazione.

Nel ‘700 i Borboni per il loro progetto di comunità sociale per Ponza e Ventotene chiamano al lavoro 100 forzati che vennero alloggiati in una delle antiche cisterne dell’isola che da quel momento lì prenderà il nome di“Cisterna dei Carcerati”.

Oggi è ancora visibile l’opera di questi uomini che tentarono di rendere la loro prigione una dimora più accogliente.

Sono visibili disegni di paesaggi che forse rievocano i loro paesi d’origine, graffiti con il chiaro messaggio di libertà come barche e scalinate che conducono verso il sole.

Una serie di numeri consecutivi in una delle gallerie più esterne fa penare ai giacigli dei carcerati e in quella che forse era l’infermeria.

Finita la costruzione della Ventotene Borbonica i galeotti lasciarono l’isola e la cisterna venne abbandonata, ma la sua storia ancora oggi riempie lo spirito dell’Isola amata dai Borboni.

 

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Ventotene - Monumento al Manifesto by Ettore Caratelli
Ventotene - Monumento al Manifesto by Ettore Caratelli

Il monumento al Manifesto di Ventotene è una stele per ricordare il Manifesto per un’ Europa libera, unita e pacifica.

il Manifesto era stato scritto da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e Ursula Hirshman durante il loro confino sull’isola.

E' considerato l'inizio della moderna Europa.

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