Molo di Savona per una notte, paradossi

Siamo entrati nella sala colazione dell'hotel sul Molo di Savona, un ambiente moderno con pavimenti splendenti come quelli della sala di atterra di un ospedale berlinese, tavoli quadrati senza tovaglia, un coltello e una forchetta ai lati di un tovagliolo solitario. Dall'altra parte della sala ci sono caraffe di succhi di diversi colori con poche informazioni riguardo la loro origine, più avanti sulla sinistra un accenno di frutta tagliata e grappoli di uva.

Ovviamente siamo in ritardo, condimenti in abbondanza e pochi panini: non una vasta scelta di interessanti beni di consumo per un così ben pubblicizzato quasi nuovo hotel 4 stelle nel nuovo molo di Savona.

Ci siamo presi la nostra selezione di frutta, il succo, il the verde (dopo aver fatto pazientemente la coda per l’acqua calda mentre gli altri imparavano come azionare la funzione caffè-latte) e uno o due mini croissant, abbiamo catturato un tavolo e ci siamo seduti per un veloce spuntino.

Fuori sulla destra a circa 40 metri si stagliava un altro edificio in vetro piuttosto nuovo e alto, come da standard savonese, circa 6 piani. Mia moglie, guardando questo insignificante edificio verde chiaro, esclamò per attrarre la mia attenzione. Guardai dall’altra parte e il mio sguardo fu trascinato in alto. Sopra l’edificio incombeva una forma massiccia gialla e nera che mi ricordava l’Omino della pubblicità dei Marshmellow dei Gosthbuster, sicuramente non sarebbe potuto essere pericoloso.

Concentrandomi sui dettagli poi ho fissato lo sguardo a sinistra, tra questo edificio e un altro: una struttura ancora più alta direttamente dietro il palazzo, e ho capito che si trattava di una nave da crociera Costa che navigava nascosta verso il porto per assorbire migliaia di cercatori di vacanze estive last minute da tutto il mondo, molti dei quali devono essere stati nostri colleghi a colazione questa mattina. Data la razione di cibo disponibile osservata a colazione, la cambusa a bordo avrà giorni difficili prossimamente.

Siamo arrivati a Savona dopo le dieci della sera prima con l’Intercity “tutte le fermate” da Roma, non uno dei mezzi più salubri di Trenitalia, quello in cui guardi le rotaie sotto di te mentre aspetti di entrare alla toilette e mediti sullo stato di pulizia delle rotaie stesse dopo un lungo weekend di bagordi. Arrivati in hotel dopo le 10 e 30 avevamo fretta di trovare un ristorante.

Il paradosso del molo di Savona è che ha una pletora di caffè quasi pieni, discoteche e bar più qualche ristorante specializzato in carne sulla riva. Forse che tutti i pesci sono rifluiti verso porti meno rumorosi? Fortunatamente in una strada laterale abbiamo trovato un ristorantino di pesce con un cuoco che è stato capace di riaprire la cucina per noi. Abbiamo scelto calamari fritti e gamberi come antipasto, pesce spada a baccalà, più una bottiglia di Soave e ce la siamo cavata con meno di 25€.

Prima di sederci fuori, la cameriera ci ha avvisati che non ci avrebbe servito al tavolo ma ci avrebbe chiamato una volta pronto il pesce perché l’attività aveva solo la licenza di take-away. Perplesso, ho preso in prestito il suo cavatappi e ho aperto il vino, e Claudia ha ascoltato la conversazione con un altro cliente, mentre veniva informato che il locale sarebbe diventato un bistrò di carne in ottobre per 6 mesi eppoi sarebbe tornato ad essere un ristorantino di pesce a Pasqua.

Ci siamo spartiti l’antipasto e diverse quantità di Soave, di valore eccellente, e ci siamo accorti che una grande insegna sopra la porta ci diceva in blu su bianco che il locale si chiamava Sapore d’amare, pesce arrosto. Una volta pronto il nostro pesce Claudia, nella sua normale modalità investigativa, ha cercato spiegazioni.

Apparentemente gli amanti del pesce sono anime estive, mentre gli amanti della carne prosperano negli umidi mesi invernali, permettendo così ai pesci spada e ai persici di metter su carne nel Mediterraneo per la prossima stagione. Ma l’insegna e il nome? Fu allora che abbiamo capito e Claudia ha realizzato che il nome della gastronomia era “Sapore d’amare” e non “Sapore da Mare”.

Quindi molto presto cambierà l’olio in cucina, sarà immagazzinato più vino rosso e l’insegna sarà rimpiazzata da una rossa e l’unica parola da sostituita sarà “Pesce” con “Carne”, ma saremo sempre sul molo di Savona.

Molto sostenibile ed economico!

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Il ruolo dell’umanità in un universo cinico

I filosofi per migliaia di anni hanno ponderato e discusso lo scopo dell’esistenza umana, e sono arrivati a una ricca scelta di conclusioni differenti. Eppure la Guida Galattica per gli Autostoppisti ha forse dato tutte le risposte.

Con rispetto, consideriamo l’esistenza umana da due ciniche prospettive in antagonismo tra loro, poste alle due estremità del continuum umano.

A un capo abbiamo i risultati del puro Caso Darwiniano, un trucco chimico di sopravvivenza statistica passo dopo passo delle più ridicole varianti delle precedenti forme di vita. Ciò mostra una notevole somiglianza con il pensiero di Adams a proposito del Principio di Indeterminazione di Heisenberg quando propone che la possibilità di essere raccolti nello spazio entro 30 secondi mentre si trattiene il fiato sia 2 alla potenza di 276709 contro 1 che ovviamente sembra essere una probabilità di migliaia di miliardi su uno – ossia circa le stesse probabilità dell'evoluzione darwiniana, non importa quanto lunga sia la scala temporale.

E’ interessante che l’evoluzione sia in contrasto con l’universo conosciuto, dato che disobbedisce al secondo principio della termodinamica, per cui ogni sistema tende al suo minimo stato di energia (altrimenti regnerebbe il caos), ma siamo stati troppo semplicisti. La fisica della materia oscura vince in questo caso, l’universo del diavolo. In ogni caso, chi ha detto che la luce è buona?

Forse l’umanità è rappresentata meglio dal capodoglio di Adams.

Dall’altro lato abbiamo il Dio della creazione, e non c’è da discutere con “lui”. Dio, come è dipinto dai suoi missionari, ha stabilito delle semplici regole:

•La procreazione naturale deve produrre bambini, altrimenti non è divertimento legale e tu devi pagare pegno, in questo caso ti puoi divertire.

•Vi amo tutti, ma obbedisci alle mie regole altrimenti vai all’inferno, non c’è divertimento.

•Il regno dei cieli è più vicino ai banchi davanti in chiesa.

•Misuro il mio amore in denaro legale (o illegale).

•Non tenere immagini sacre, le conserverò per sicurezza nelle mie cripte.

•Il ruolo dell’uomo è di costruire chiese per immagazzinare immagini sacre e raccogliere le tasse della vita.

•Paga ora, potrebbe non esserci un domani.

Potrete notare che in nessuno di questi modelli, o in un continuum che li connette, c’è un ruolo per gli umani nello sviluppo del sè o per migliorare le condizioni di vita. Nel primo caso esistiamo per puro caso e nel secondo siamo sottomessi o effettivamente irrilevanti.

Non deve quindi sorprendere che la naturale evoluzione dell’umanità è indirizzata solamente verso la creazione del denaro e che l’umanità esiste solamente nello sforzo di riconoscere la soverchiante importanza del denaro.

Quando l’uomo tenta di venir meno alla sua responsabilità attraverso le rivoluzioni insorgono povertà e mancanza di risorse, disastri naturali o guerre a ridurre la carica di questa gente.

Di conseguenza, dato che il solo proposito della vita deve essere la creazione e l’espansione del denaro, non è sorprendente che i banchieri siano i custodi di questo sacro Graal e debbano essere protetti più di ogni altra cosa, come i governi dimostrano sempre di più negli ultimi anni. Il ruolo degli avvocati e dei contabili è semplicemente quello di mantenere l’importanza del denaro durante inopportune rivoluzioni contro i banchieri.

La grande lotta dell’umanità sarà, secondo le più recenti previsioni del saggio, quella battaglia tra le valute per creare la grande forza unificatrice. Probabilmente l’umanità perirà ma il denaro vivrà per sempre.

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Il panegirico di una scultrice sulla Pangea

L'arte e la scultura di Luciana Bertorelli si sono evolute in grandezza di espressione, mantenendo un tema che la ha accompagnata durante tutta la sua vita artistica: descrivere attraverso il sé interiore dell'uomo, ciò che viene dalla sua anima.

Luciana si esprime nella scultura sia con una varietà di materiali plastici e di tecniche che con differenti finiture di smalti e ingobbio. Ha spesso applicato tecniche Raku che comprendono la tempra delle opere direttamente dal calore rosso in un’atmosfera povera di ossigeno, una tecnica che produce colori a volte sorprendenti e texture diverse a seconda del rivestimento superficiale.

Pangea, il nome del super-continente, deriva da due radici Pan e Gaia, dove Gaia significa Madre Terra. Luciana ha iniziato la sua relazione con una piccola Gaia (Pangea) dove ha sviluppato la sua sensibilità per il colore, la forma e l'equilibrio. La prima grande Pangea è stata la “Rossa”, che ha avuto una lunga gravidanza mentre Luciana era alle prese con le immagini provenienti nella sua mente finchè non ha capito che questo progetto doveva essere il suo panegirico, una dedica a Madre Terra, a Gaia.

La Pangea Rossa è allora diventata la più piccola di sei seguenti grandi Pangee ed è il modello da cui derivano le altre. E’ la figura di una madre accovacciata, con la maggior parte del suo corpo sotto la vita, che porta sulla schiena un bambino piccolo, l’umanità, in uno zaino. I suoi gomiti poggiano sulle ginocchia e le sue mani coprono il suo volto in un istintivo gesto di protezione, o forse di abbandono. La colorazione rossa rappresenta il paradosso di un grido di dolore, il colore del sangue e della violenza, smentito dalla potenza dell'Amore.

Dopo la mostra di questa prima grande Pangea a Gubbio nel 2013, Luciana è stata incoraggiata a completare la sua serie di primordiali Pangee.

La Pangea Fuoco porta un vulcano sulla schiena mentre emette cenere e lava rovente che simboleggiano le immense ricchezze contenute nelle profondità della Terra: oro, argento, platino, pietre preziose e calore perpetuo. Tutte rubate dall’uomo senza alcuna considerazione e rispetto. I colori di questa Pangea cambiano dal nero all'ocra e oro.

La Pangea Acqua è una giovane donna che porta sulle spalle una grande anfora in cui i suoi lunghi capelli cadono formando una cascata fluida - l'acqua, i mari, i fiumi ... in una serie di verde, turchese, blu e verde acqua. I suoi alluci alzati suggeriscono leggerezza e sensualità.

La Pangea Petra è rosata e cambia colore come le pietre di un fiume, con i rossi sbiaditi e una patina di leggero muschio. Il suo zaino è gonfio pieno di pietre pesanti che formano una propria scultura.

La Pangea Flora ha una delle mani sopra il viso nascosta da un fiore che la copre quasi completamente. Il suo zaino porta fiori e foglie che appaiono come scolpite nella pietra, delicatamente ammorbidito da colori di un leggero rosso e un arancio brillante lampeggiante sulla superficie e distribuito lungo il suo collo.

La Pangea Aria è l'ultima e domina tutte le altre in dimensione. Le sue gambe e le ginocchia sono strettamente unite e una tendenza verso un movimento in alto è suggerita dalla sua testa inclinata a sinistra. I piedi sono più grandi e lo chignon di capelli è avvolto in veli che nascondono il fruscio dei molti uccelli che volano fuori dallo zaino.

Ogni Pangea ha un buco in ogni orecchia che lascia osservare il gioco tra gli spazi vuoti e i pieni all'interno delle opere. Le sei Pangee sono tutte nella stessa posizione, sedute con il viso coperto, ciascuna portando le sue diverse ricchezze che la Terra offre all'umanità.

Luciana dice che l'insieme delle Pangee rappresenta un grido di dolore da Madre Terra: un urlo che costringe ad essere ascoltato! Solo una artista donna poteva capire il sentimento della Madre Terra.

Per saperne di più: www.lucianabertorelli.com

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Italiano e australiano? Yes, please together: Australoveneto

"Avere due anime è una “croce e delizia”, citando La Traviata di Verdi. Florio Pozza è nato in Australia da genitori italiani e solo a 12 anni è arrivato in Veneto: nel suo cuore c’è spazio per due paesi.

Questa doppia identità significa che Florio sogna l’Australia quando è nel Veneto e viceversa. Come nel racconto “I fiori blu” di Raymond Queneau tratto dal famoso apologo cinese: “Chuang-Tse sogna di essere una farfalla, ma chi dice che non sia la farfalla a sognare di essere Chuang-Tze?”.

Il risultato di questo caos apparente è un artista eclettico a cavallo di due continenti e capace di prendere il meglio da entrambi contaminando le due culture. Ad esempio, nella musica il suo stile è il Didgiriblues, un neologismo per indicare l’uso del Didgeridoo, lo strumento musicale degli aborigeni australiani, secondo lo stile occidentale del blues.

In questo suo modo originale di cavalcare due mondi, Florio è cresciuto con uno strano linguaggio che non era italiano ma neanche inglese. E’ nato parlando in casa un linguaggio inventato dove le parole australiane venivano “declinate secondo le forme grammaticali italiane (anzi venete)” dai suoi genitore. “Driving the car”, ad esempio, poteva essere tradotto "Draiva-re el caro" oppure “Park the car = Parka el Caro”.

Il Veneto non è annoverato fra le lingue ufficiali, quelle che hanno una propria grammatica e un lessico ed è piuttosto definito come lingua regionale. Nelle sue varianti è parlato da circa 10 milioni di persone in 6 stati diversi del mondo (Istria, Dalmazia, Romania, Brasile e Messico. In particolare in Brasile, negli stati di Rio Grande do Sur, Santa Caterina e Paranà, ci sono circa 5 milioni di persone che normalmente parlano un antico dialetto proveniente dalle aree di Treviso e Vicenza. Alcune di queste persone si trovano anche in Australia.

Frequentando altre persone come lui, Florio si è reso conto che questi neo-linguaggi misti sono molto più comuni di quanto non si possa immaginare fra gli immigrati, soprattutto in Australia crocevia di milioni di persone diverse da tutti i paesi del mondo. Allora 2 anni fa nasce l’idea del Gruppo Facebook del Dizionario Australo-Veneto.

Nel gruppo si crea insieme e si inventano nuovi giochi di parole e modi di dire che Florio ha pazientemente catalogato e classificato fino a dare origine ad un vero libro. “Dal Social Group al Social Book”, questo è il loro motto, ed ora questo libro è uscito anche nelle librerie come Dizionario Australoveneto che contiene circa 1.200 voci e modi di dire.

Non bisogna prendere il vocabolario troppo seriamente, le traduzioni non sono letterarie e lo spirito è quello di prendersi in giro e di trascorrere piacevoli momenti con amici facendo incontrare due culture così distanti fra loro.

Se siete interessati a sapere qualcosa di più sull’Australia, un luogo magico sicuramente nel Dreamtime di Florio e di molti altri giovani italiani, contattate direttamente Florio che organizza seminari ed è regolarmente invitato nelle università a raccontare delle due culture.

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Perché i Gondolieri cantano così bene

Potrebbe essere la più popolare località turistica al mondo con torreggianti navi da crociera in sosta ad una estremità e il Canal Grande assolutamente pieno di traghetti, taxi d'acqua, gondole e gondolieri e barche da carico che vanno a passo d’uomo da stazione a stazione, attraversando da ‘riva’ a ‘riva’  in qualche modo senza collidere o perdere il loro prezioso carico di turisti o di vino nel turgido canale.

Venezia ha rappresentato per centinaia di anni la perfezione dell’arte della vendita, vendendo “amore” in tutto il suo splendore sensuale e sessuale in una città semi affogata nell’ acqua per lo più insufficientemente ricambiata dal mar Adriatico.

Uno potrebbe essere un po' cinico sulla storia e gli effetti della pubblicità. Ci si deve ricordare che la ragione per cui Venezia esiste è perché la gente del posto 'nuotò' verso le isole per sfuggire ad Attila, i cui guerrieri erano invincibili sulla terra, ma affondavano come pietre nell’ acqua.

E il risultato è la città che i Veneziani costruirono durante il millennio successivo, una volta che le orde degli invasori si erano ritirate verso altri pascoli e le brave persone poterono raccogliere i materiali da costruzione. Cosa è risultato da questo incidente della storia? Cosa c'è di così romantico nell’avere ogni strada sommersa?

Per un pragmatico della logistica, Venezia è un luogo molto inefficiente che dipende da piccole barche per tutti gli scambi pratici con i fornitori locali. I canali non sono esattamente adatti per la pesca, quindi non sono una fonte di cibo fresco e non si possono coltivare orti, tranne forse orti di fior di loto.

Certo, guardare verso il mare, come i veneziani erano inclini a fare, ha permesso la creazione progressiva della repubblica mercantile più longeva della storia europea, ma l'inclinazione dei mercanti di questa marina commerciale era di costruire le loro ville ben piantate sul solido suolo del Veneto.

E ora torniamo a questo giorno, un altro caldo giorno in Piazza San Marco, dove i bambini giocano nelle poco profonde piscine nel marmo e una lunga coda di pazienti turisti si snoda per la passerella di assi di legno che conduce nella Basilica, che accumula più foglie d'oro di tutte le altre banche veneziane messe insieme. Ma per quelli di noi a cui è stato insegnato il semplice vangelo secondo cui non si devono adorare gli idoli, le reliquie che contengono ossa di gambe lasciano un po' di vuoto nei ricordi dei fasti della Basilica.

Passeggiando fuori dalla piazza sui piccoli ponti per le calli interne a malapena larghi abbastanza per far passare le gondole, diamo un’occhiata dentro alberghi sempre più costosi e notiamo la somiglianza assoluta nella proposta finanziaria tra le circa 400 gondole attive, molte delle quali, perfino oggi, giacciono vuote. € 100 per corsa, sembra che il romanticismo, come dappertutto, sia un affare costoso per il quale c'è sempre un eccesso di offerta di 'barche dell’amore' e quindi di concorrenza.

I gondolieri coraggiosi passeggiano avanti e indietro sulle loro barche per attrarre il flusso di famiglie e più spesso coppie in estasi desiderose di far parte di questo con il loro denaro contante. A volte, questi gondolieri maestri d'amore fanno una serenata per i loro ospiti, non necessariamente con melodie veneziane, ma più spesso con arie d'opera italiane e canzoni napoletane mentre remano con il loro singolo remo apparentemente senza meta da canale a canale.

Eppure è questo piccolo extra che attira l'applauso dalle barche vicine e dalle rive del canale e, noi supponiamo, che assicura un flusso costante di clienti, nonché rinforza l'immagine di Venezia e dei suoi gondolieri in tutto il mondo. La pubblicità è talmente buona che dovete visitare in 3D questo luogo d’incontro d’amore.

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Il secondo cielo di San Donato a Castelli, una sorpresa dell'arte ceramica

Non potete trovare San Donato a Castelli per caso a meno che, naturalmente, non prendiate per circa 20 volte la curva sbagliata all’uscita di San Gabriele dell’autostrada per L'Aquila ad est del Gran Sasso.

Ma se vi capita di arrivare a Castelli, avrete delle piacevoli sorprese. La prima è il magnifico mastodontico massiccio del Gran Sasso torreggiante sopra di voi, come le gonne nere di una vedova vittoriana. La seconda sono i calanchi di creta che fanno da sfondo alla collina che domina il paese. La terza è quella di vedere il paese appollaiato su un massiccio di roccia sopra una valle lussureggiante.

E la quarta è la più interessante poiché, quando guidate lentamente intorno alla molteplicità di curve e volte nella piazza della città, oltre a bar, alcuni ristoranti, due chiese e gli edifici amministrativi del paese, gli unici negozi vendono tutti le ceramiche locali, la famosa ceramica aristica di Castelli.

Per comprendere Castelli e la sua popolazione in costante diminuzione, avete solo bisogno di entrare in un bar o in una bottega di ceramica e coinvolgere il proprietario con qualche battuta amichevole. Le ceramiche e le opere d'arte in ceramica di Castelli risalgono a circa 1000 anni fa, e i calanchi sono quello che resta della cava di argilla di molti secoli prima. Come in molti paesi artigianali, gli artisti sono cresciuti all'ombra delle cave.

La popolazione ammonta ora poco più di 1000 anime, la maggior parte con l'argilla che scorre nelle loro vene. Sono rimasti ancora pochi produttori di ceramica, come in altri centri in Italia, ma molti pittori e smaltatori danno prova delle proprie capacità artistiche. Nei sabati di agosto, questi artisti espongono ogni anno le loro opere lungo la via, appena svoltate l’angolo che dal paese conduce all’alta montagna.

I negozi “sorgono come funghi” in diversi angoli del paese: nelle sue antiche “ruve” sulla strada principale o in Piazza Roma, e bisogna avventurarsi dentro per capire la varietà degli stili artistici della moderna Castelli. Gli stili riflettono i diversi interessi artistici dei membri delle famiglie, poiché tutti sono coinvolti nella produzione di nuova arte ceramica.

In Art & Décor abbiamo trovato una serie di stimolanti ceramiche cubiste dipinte con donne nude; piatti e ornamenti ciascuno con un fitto velo di smalto cristallino che crea una nebbia impazzita sulla scena; mattoni tradizionali smaltati e dipinti con i soggetti del 'secondo cielo' di San Donato a Castelli.

Eppure, per noi l'esperienza clou è stata vedere la ceramica artistica tradizionale di Marco Carbone, un'arte che potrebbe essere su tela, un’arte che non permette errori nella rappresentazione delle molte figure coinvolte in scene rustiche ed erotiche.

Quello che mantiene vivo Castelli è la famosa scuola d’arte fondata nel 1906 e il suo museo. Ma l'orgoglio di Castelli è su una collina a circa 1 km dal paese, una chiesa del periodo rinascimentale – San Donato - che 400 anni fa ha avuto il suo 'secondo cielo', un tetto di 800 mattoni smaltati molti dei quali con una scena diversa, motivi floreali e geometrici, animali e ritratti di personaggi in molti colori. A quanto pare, Carlo Levi ha descritto questo piccolo soffitto come la 'Cappella Sistina della Maiolica'.

Castelli è un vero paese rustico italiano. Abbiamo trovato un ristorante, che prende il nome da Iolanda, dove tutti i cibi vengono da produzione locale (e le verdure dall’orto privato del proprietario), e il ‘rosato’ fatto in casa fa passare la voglia di imboccare la via del ritorno verso Roma. Abbiamo capito perché un gruppo di quattro persone si era avventurato da Tivoli per provare il menù e l'atmosfera del pranzo. A quanto pare, ci sono altri ristoranti di qualità simile.

La nostra conclusione è che Castelli è un dovere per coloro che apprezzano le ceramiche d'arte, si trova in una posizione magnifica e lussureggiante, cullato, se così si può dire, dalla maestosa parete nord del Monte Camicia, e il suo cibo sa saziare il palato. Quindi non andate di corsa attraverso il traforo del Gran Sasso fino al mar Adriatico, rallentare un po' e avventuratevi per spendere una giornata, e pochi euro, assaggiando le arti di Castelli.

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I doni dei Greci, la rinascita del Partenone

Viaggiando per il Mediterraneo e il Levante non c’è dubbio dei grandi tesori che gli antichi greci hanno creato. Dal Partenone sull'Acropoli al Teatro greco di Siracusa.

Che siano vituperati per la loro astuzia nella guerra di Troia o ammirati per la nascita della democrazia, i Greci hanno radicalmente modellato il mondo antico.

Ovunque si stabilirono, sia su invito che per volontà, hanno portato in dono civiltà, democrazia, arte, architettura, ingegneria, scienze, scultura, teatro e giochi. La loro memoria si ritrova nelle grandi strutture e sculture nelle città costruite in molti paesi nel corso di molte centinaia di anni.

A casa, si trovano i resti della loro più grande struttura, il Partenone sull'Acropoli, che resiste ancora nonostante la guerra, l’incendio, le bombe per farlo saltare in aria. Nel tempo è stato violentato e saccheggiato da popoli lontani incuranti della magnificenza della perfezione della struttura nel suo progetto, ingegneria e scultura.

La giustificazione per aver fatto saltare in aria il Partenone oggi sembra più valida dell'avidità che ha portato al furto e alla successiva glorificazione istituzionale britannica del grande rapinatore del monumento, come Elgin deve essere giustamente ricordato, evidenzia la mancanza di rispetto dei potenti per la cultura. Ancora oggi questi marmi si trovano tristemente soli in Inghilterra, orfani del loro giusto posto ad Atene, e i turisti inglesi manifestano poco o nessun imbarazzo nel giustificarsi mentre vagabondano in giro per il guscio vuoto del Partenone o sorseggiano una birra in una calda giornata estiva alla base del monte.

Eppure, i greci stanno riportando questo dono al mondo: il monumento più famoso e importante dell’antichità sta tornando alla vita. Pietra su pietra, blocco su blocco, il Partenone sta rinascendo. La sua rinascita è palpabile ad un visitatore che si arrampica solo occasionalmente fino all'Acropoli per stare vicino a quella che sarebbe stata la fonte dell'architettura di Palladio, che aveva una tecnica di progettazione così simile. Per questo grande edificio si potrebbe ben giustificare la spesa di oltre 100 milioni di euro che invece sono stati dati dalla Marina Greca agli imprenditori tedeschi per acquistare sottomarini.

Eppure probabilmente la somma da spendere fino alla data di completamento nel 2020 sarà un po' più bassa. Ci si potrebbe chiedere dove stia la comprensione del valore dei beni comuni, la cultura di ogni Paese.

Il secondo grande dono moderno è il Museo dell'Acropoli che è la prova, senza alcun dubbio, che la Grecia ha un posto sicuro dove mostrare le sculture in marmo rubate dal Partenone.

Questa struttura di vetro massiccio ospita nel suo livello più alto una ricostruzione del fregio del Partenone. Dal suo interno si guarda giù ai livelli inferiori attraverso il pavimento in vetro, giù di quattro livelli, al piano seminterrato, si trova l’antico centro storico del 1000 a.C. Sia che i vostri interessi in architettura antica e scultura siano accademici o casuali, questo museo è l'orgoglio di Atene e una gioia per gli occhi, dentro e fuori.

 

Suo 'padre' è Dimitrios Pandermalis, un archeologo classico che ha presieduto la costruzione dell'edificio e ora è il curatore del museo. In lui e nella sua squadra, che ha immaginato e creato questa magnifica struttura, un memoriale e un posto per studiare, la Grecia ha i suoi “Tesori dell’Umanità”.

Li ringrazio per i loro doni e l'aiuto ad avere successo.

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Australiani: li trovate abbondanti ovunque

Alcune specie semplicemente non riescono a rimanere a casa. Ovunque: in club, pub o negli angoli più remoti del pianeta, ti imbatti in un canguro Ozzie che saltella nella boscaglia: una vera invasione australiana.

E' una domenica ventosa ma soleggiata verso la fine di maggio, in quello che sembra essere il cuore spento della Sicilia, a soli 30 km a nord di Caltagirone. E' tardi per il pranzo quando, dopo aver guidato da Catania intorno alla base dell'Etna, finiamo la nostra strada sulla collina di Piazza Armerina in una piazza con una cattedrale (serrata in modo sicuro) e cerchiamo un pasto in una caffetteria che pubblicizza i suoi prodotti piacevolmente in inglese.

In piazza ci sono solo quattro persone, e un numero minore di automobili. Notiamo una insegna sul lato opposto della piazza 'Art Hotel', che interessa Claudia.

Mentre godiamo di un piatto di pasta locale con melanzane (la dieta base in questa parte della Sicilia) e uno o due bicchieri di un bel bianco locale innaffiato da acqua frizzante da San Giorgio di Bosco (nei pressi di Padova) con etichetta di una multinazionale, Claudia intrattiene il titolare con domande giornalistiche.

La città è rinomata per i mosaici romani e prendiamo una guida come nostro tutor. Ma è un peccato che, in questo particolare giorno turistico, il museo è chiuso - forse una malattia strisciante nell’Italia rurale.

Ci viene data una buona recensione dell'Art Hotel, e noi esprimiamo il nostro interesse basato sul nostro piacere di stare da Nani all’Alexander di Pesaro, così passeggiamo e scopriamo che l'ingresso è nella parte posteriore mentre vicino all’insegna c’è solo l'ingresso di un bar.

Il direttore è cordiale e offre di mostrarci due stanze, gli arredi sono moderni e ‘indimenticabili’ e in ogni stanza c'è scritto l'inquietante messaggio 'Nessun dorma', ma senza il suono di un tenore. Vicino l’ascensore siamo stati superati da un ospite e dalla sua grande valigia.

Tornati di nuovo al piano di sotto, mentre rimuginiamo con il direttore sulla promozione di quello che è un contributo decisamente originale per gli alberghi d'Italia, ci scontriamo ancora una volta l'ospite sessantenne che chiede in tono lamentoso se qualcuno può parlare inglese perché non riesce a far funzionale l’aria condizionata, la parlata strascicata australiana è evidente.

Mentre negoziamo per diminuire la sua angoscia rifletto su come sia strano incontrare un connazionale in questo remoto e non ovvio residence. Il nostro ospite Ozzie è poi ‘saltato’ dalla porta nel suo modo di esplorare fuori.

Con un sorriso ripartiamo notando solo una coppia mentre torniamo in piazza e ci dirigiamo verso il nostro agriturismo, una villa del signore medievale che governava questa città. Facciamo il check in trovando che l’area della reception era abbastanza affollata di ospiti che stavano 'prendendo un tè', e siamo stati informati che ognuno di loro era condensato qui dall'Australia.

Impallidisco un po', e fuggo nelle nostre camere. Più tardi scendiamo per controllare il Giro in TV e scopro che ad un gruppo di quattro pensionati di Sydney è solo capitato di fermarsi qui per una notte tra i diversi porti siciliani. Sono stati seduti lì in silenzio ad ascoltare il Gran Premio F1 di Monaco sui portatili. Più tardi abbiamo chiacchierato dei ristoranti di Crows Nest mentre si lamentavano dello scarso gusto di un altro gruppo di australiani che stavano in una stanza adiacente.

Sembra che non possiamo nemmeno andare d’accordo quando siamo a 10 mila miglia da casa. Quella sola sera a Piazza Armerina abbiamo preso la 'pensione completa' e condiviso il tavolo della cena con un Taswegian (Tasmano) e suo figlio adulto.

Il padre ha vissuto una vita ideale - estate in Europa ed estate in Tasmania - mentre suo figlio cresceva e si arrampicava tra il Nepal e l'Indonesia quando non sciava in Francia – i suoi corsi di lingua a scuola hanno certamente influenzato le sue scelte di vita. Abbiamo parlato di politica senza sguainare le spade e dopo un paio di rossi siamo usciti ad ascoltare gli uccelli notturni.

Mi chiedevo se questi incontri sono solo un esempio della probabilità della Guida Hitchhiker di Adam o se c'è qualcosa di più Machiavelliano nel controllo esercitato da Booking.com sulle destinazioni di viaggio degli australiani.

Le possibilità sono infinite.

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