Garfield Sobers, 80 anni non banali

Garfield St Aubrun Sobers (nato nel 1936), Garfield Sobers, Garry (Gary) Sobers, Sir Garfield Sobers (1975) ha ora 80 anni. Un grande inning che ha lasciato ricordi più felici a più appassionati di cricket di qualsiasi altro giocatore di cricket.

Eppure, la maggior parte dei suoi fan ha più di 60 anni, ma siamo in tanti là fuori. Siamo australiani, barbadiani, provenienti da tutte le Indie Occidentali, inglesi, indiani e da tutti i paesi del cricket, anche dal Pakistan contro il quale, da giovane nel 1958, Garfield Sobers saccheggiò 365 piste (NON FUORI).

Tuttavia ci sono state alcune discussioni su quale sia stata la sua migliore prestazione di cricket. Non avendoli visti abbastanza nell'era della prima televisione ed essendo limitato a giorni sulla collina presso l'SCG, l'Adelaide Oval e l'MCG, forse accetto l'editto di Sir Donald Bradman che 254 di Gary Sobers al MCG per il resto del La squadra del mondo contro l'Australia nel 1972 vince l'Oscar, e questa impresa è arrivata un po' tardi nella sua carriera di tester.

Garfield Sobers ha giocato con lo statistico in ogni aspetto del cricket. Indubbiamente, è stato il più grande tuttofare nella storia del cricket ed è stato probabilmente il fondamento della grande era del cricket delle Indie Occidentali (nonostante Frank Worrell). Le instancabili statistiche Wisden mostrano 8032 test run, in media vicino a 58, e 235 wicket a 34 ciascuno. Eppure per l'uomo medio i suoi sei sei in un over alla fine di agosto 1968 per Notts a Swansea è il ricordo indelebile.

L'esame di Wisden per i più grandi giocatori di cricket è impegnativo. Garfield Sobers ha vinto il premio annuale otto volte, molto più avanti di tutti tranne Sir Donald (10). Nell'esame finale, Don Bradman è stato premiato al 100%, Garfield Sobers ha ottenuto il 90% e il migliore degli altri, tutti grandi giocatori di cricket, ha ricevuto circa il 30%. Una prova difficile e che solo i due migliori giocatori di cricket di tutti i tempi potevano superare.

Sir Garfield Sobers, un maestro del gioco, un uomo che attraverso il suo talento ha unito arte e sport, grazie per i ricordi dei tuoi grandi inning.

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In un bel pomeriggio di fine primavera, un sabato verso la fine del Giro, potresti trovarti nella piazza di Nove (36055), una delle città del Brenta in Veneto, a valle di Bassano del Grappa, e una nota per le ceramiche ' afficionados 'per le sue ceramiche artistiche da oltre due secoli.

Se prima non lo sapevi e avevi camminato lungo l'ampio sentiero dall'altra parte della strada, di fronte al museo della ceramica, potresti aver notato alcuni negozi artigianali, e in particolare uno che contiene arte ceramica colorata dai colori brillanti e imprenditoriale, creato da Giuseppe Facchinello.

Ma forse sei arrivato a Nove dalla direzione di Rosa, oltre il Brenta a Cartigliano e poi verso la città sulla strada per una partita a scacchi a Marostica, fermandoti al semaforo. Non so quale sia stata l'attrazione, si gira a sinistra e si parcheggia. Di fronte, si nota il Central Café con i suoi tavoli in strada, e alcuni locali seduti facendo ciò che fanno gli italiani. Si avvicinano le sei, abbastanza vicino da giustificare un prosecco così ti sistemerai ad un tavolo e guarderai il mondo che passa. Noti che sei arrivato al centro di una grande piazza, ma Nove non ha una piazza tradizionale, ma un grande spazio aperto attraversato da due delle principali strade provinciali.

 

Saluti e incontri Giuseppe Facchinello, un bravo artista anche se ancora giovane che festeggia il suo compleanno - Vente Nove - in qualche modo appropriato.

Fissando in modo un po 'inespressivo mentre sorseggi il tuo prosecco e mangiucchi un cracker, noti che gli eleganti lampioni della piazza sono composti da tre poli ciascuno con una pila di ciotole di ceramica colorata tra i poli, e tu concludi che Nove è o era un città di ceramica.

Si vede una brocca insolita in una vetrina alla vostra sinistra, molto decorata ma con buchi su tutto il corpo in modo che non possa contenere molto liquido o essere usata per versare il prosecco. Il tuo sguardo interrogativo attira un locale che dice solo due parole: "Bossa Buffona".

Nessuno dei più saggi, ma incuriosito, continua la tua scansione, oltre un magnifico abete blu ancora nella sua adolescenza, ma che sale ben oltre i 15 metri sopra il pavimento. Si nota anche un ristorante costruito praticamente sul bordo dell'angolo opposto, ancora chiuso in modo da perdere il commercio nel tardo pomeriggio.

Sull'angolo diagonale, mentre un grande camion del latte naviga la traversata, c'è una banca di Marostica. Dietro c'è una grande quercia nella sua fine stagione verdeggiante con una banca di cumuli che si gonfia sopra di essa e minaccia la tranquillità e la falsa sicurezza della banca recentemente acquisita.

E ora i tuoi occhi sono disegnati a destra in alto verso il cielo, come trovi, direttamente di fronte al tuo caffè, sul bordo della piazza, un magnifico campanile. Sono le sei e inizia a suonare a squarciagola. Le due campane più grandi visibili nella parte superiore sembrano essere in uno stato di incertezza quando girano quasi completamente invertite prima di ridiscendere lentamente verso il basso per lanciare un'altra nota.

Mentre facciamo un altro sughero, Giuseppe racconta di suo nonno che, da giovane, dopo una o due birre, una sera, si arrampicò fuori dal campanile e girò intorno alla cupola senza alcun sostegno tranne la grazia di Dio e i piedi sicuri. Non è registrato come è disceso, ma è vissuto per avere un'altra birra. Aspettiamo che la serata cali di rifiutare le parole inaudite e il prosecco.

A destra della base della torre campanaria si trova un edificio insolito, seminascosto dietro gli abeti ben amati, a cui l'inglese può riferirsi come un tempio massonico, ma è una versione più piccola e lascio il suo proposito incontrastato per ascoltare gli uccelli della sera e le continue chiacchiere dei nativi.

Nove appunti su Nove.

(This article is published under licence from Energitismo Limited)


 

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Gaggle - Nonsense or Not?

A Energitismo riconosciamo l'importanza del riconoscimento, in particolare dall'enigmatico scarafaggio Gaggle, che è diventato il giudice di eccellenza accettato nelle pubblicazioni sul world wide web, che è di per sé una caratteristica chiave e necessaria del trasferimento di informazioni in questa era di informazioni elettroniche dove non solo parole ma anche, e soprattutto, immagini, mappe, schizzi, diagrammi, lettere, concetti, non concetti, opinioni, interpretazioni, formule e tante altre forme di informazione sono condivise e non condivise tra tutti i molti tipi di creature, sia umane che non umane che hanno bisogno di sapere cosa sta facendo ogni altra creatura, e quindi in questo meraviglioso world wide web anche se potremmo non essere, al momento della stesura di un esposto, in grado anche di sillabare una parola o di metterne due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto, nove, dieci o anche più o meno parole insieme in modo coerente o non coerente per benedire il world wide web con la nostra versione della perfezione personale; ma potresti chiederti dove stiamo andando e qual è lo scopo di questo esercizio di meraviglia creativa, quindi ho bisogno di spiegare il valore delle parole poiché finora abbiamo depositato sulla pergamena oltre 185 parole che sono circa il 46,25% di una parola 400 articolo, quindi permettetemi di continuare a raggiungere il nostro obiettivo spiegando ulteriormente nel migliore inglese di Oxford come l'uso di parole molto lunghe e parole difficili come eutanasia, serendipità, mordacia, gruppo, contraddizione ma non contraddizione, argomentabilità, buon auspicio, scatola, antidisestablishmentarianism , e nomi come chalmondeley e beauchamp possono aggiungere immensamente al valore di un articolo come questo ponderoso trattato in miniatura sul branco, trattando questi importanti argomenti con parole, frasi, frasi nitide, pulite, sincrone, non cacofoniche e cristalline. clausole, frasi e paragrafi, in modo acuto e puntiglioso, senza alcun dubbio in nessuna mente o serie di pensieri insensati di qualsiasi genere o non generato, in pericolo o non in pericolo, condensazione pericolosa o addirittura del tutto benigna sulla terra, nell'aria, sopra o sotto la superficie acquatica o in qualsiasi mix di quegli habitat divinamente splendidi per creature viventi e non del pianeta in cui Gaggle ha scelto di dominare i nostri meccanismi di scambio di informazioni a beneficio degli osservatori della velocità di scansione distribuita creativa digitale della bellezza dello scarafaggio, fino a quando non hanno sussunto i loro precedenti desideri dell'ego, ora non fanno altro che adorare la totale sopravvivenza del grande corpo termonucleare resistente, fino a raggiungere oltre 400 parole (frase incompleta)... ………braccia.

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The Water Diviner
The Water Diviner

Per noi Italiani Gallipoli è una splendida località balneare della Puglia, per gli Australiani è una penisola in Turchia, un simbolo e una ferita ancora profonda da oltre un secolo e la fondazione dell’ANZAC (Armata Australiana e Neo Zelandese).

Forse per questo motivo la IX Rassegna di Cinema Australiano ha aperto a Roma con un toccante film di Russell Crowe, ‘The Water Diviner’, che racconta la storia della battaglia fra Turchi e ANZAC da una prospettiva inusuale.

Non solo uno dei migliori film che ho visto, ma un film che lascia capire lo spirito Australiano. Con immagini e prospettive sceniche che danno uno spaccato del modo di sentire Australiano: intrepido, senza paura ma guidato da un senso del dovere e dal vero senso del termine australiano mateship (cameratismo, amicizia). Si deve fare quello che si deve fare. Non si deve titubare, la vita non lascia scampo: nella tempesta di polvere della natura come nella tempesta di proiettili degli uomini.

La storia è un intreccio di amore fra due grandi e orgogliosi paesi: Australia e Turchia. Amore declinato in tutti i modi: verso il coniuge, i figli, la patria, Dio e l’amico. E alla fine è l’amore per la vita che trionfa.

Un padre aveva tutto quello che si può desiderare, una bella moglie, tre figli maschi e una fattoria in uno dei luoghi più magici del mondo, l’entroterra Australiano. Una natura attraentemente aspra, un cielo stellato e tempeste di polvere.

Per una logica che non si riesce a capire, e che durante tutto il film viene ricercata sia dal padre Australiano che dai soldati, uomini, donne e bambini Turchi, che lo aiuterà, Russell Crowe perde tre figli in una battaglia di Gallipoli in Turchia e resta con una splendida moglie in Australia che non regge al dolore e si suicida.

Non gli resta nulla, non ha nulla da perdere e decide di ricomporre la sua famiglia andando a riprendersi i corpi dei suoi tre in Turchia figli per seppellirli in Australia vicino alla madre.

Ma che cosa è Gallipoli in Turchia? Una penisola in cui si sono morti quasi 10.000 soldati dell’ANZAC e 60.000 soldati turchi. Il primo sbarco con mezzi anfibi in una spiaggia. Una delle battaglie più cruenti della Prima Guerra Mondiale. E’ una domanda inevasa alle ragioni per cui l’uomo si comporta come ‘Homo homini lupus’ (un uomo è il lupo per un altro uomo). Per quei soldati era solo senso del dovere.

Russell Crowe va in Turchia e da questo momento il film diventa poesia assoluta.

Il presente piano piano prende il sopravvento sul passato e, mentre riesce a trovare uno dei suoi figli ancora vivo in un piccolo monastero dell’Anatolia, un nuovo amore può sbocciare e da due famiglie troncate dalla guerra ne può nascere una nuova.

Immagini di natura sensoriale che rendono possibile la ricerca si intrecciano lungo il film: il rabdomante, il sognatore, la lettura dei fondi del caffè. Dietro la fine poetica c’è la realtà di quanto le comunità australiane e turche siano venute vicino grazie alla poesia di Ataturk e il matship (cameratismo) degli Australiani.

Quando il film è finito avrei voluto rivederlo di nuovo. Ma la serata si è conclusa in bellezza con chiacchiere fra amici all’Isola Tiberina, uno dei luoghi più belli di Roma. Un ringraziamento all’Ambasciata Australiana che con questi eventi fa conoscere questo grandissimo paese da insolite angolazioni e ci delizia serate interculturali.

Si ringrazia l’Ambasciata Australiana per contribuire alla promozione dell’Australia e del suo spirito

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Sgurgola
Passeggiando un martedì a Sgurgola

Un viaggiatore a Sgurgola, in un fine di Agosto a sud di Roma, nei Monti Lepini, in Ciociaria.

E’ stata una estate calda con molti piccoli incendi regolari ai bordi delle strade accesi da guidatori che si comportano ancora come nei vecchi film e gettano la sigaretta fuori dal finestrino per creare una ‘piccola conflagrazione’.

E’ stato un mese senza pioggia che ha trasformato sottobosco e cespugli in una polveriera. E forse gli agricoltori stanno aspettando la pioggia quando vedono le nuvole marroni di polvere create dai numerosi trattori mentre arano la terra secca. Ma oggi stiamo sfuggendo i campi e la valle per visitare ancora una volta Sgurgola, il paese più alto di questo versante dei Monti Lepini, una città che è nata grazie alle invasioni dei Barbari.

Arrivando a Sgurgola, la montagna appare con un aspetto vigoroso  sopra di noi ad ovest, mentre dalle colline di Anagni ad est attraversiamo la Valle del Sacco con le industrie farmaceutiche internazionali, le fabbriche di plastica e i magazzini accampati come reduci dal periodo dell’orgoglio industriale Italiano.

Sembra che a Sgurgola si siano due piazze, una ad ogni estremità di Corso della Repubblica. La prima, Piazza Dell’Arringo, dove mi siedo all’ombra di una quercia apprezzando la fresca brezza che arriva grazie alla montagna, e il corso sembra avere un solo bar aperto, sicuramente una situazione unica in Italia.

La piazza è serena, anche se c’è un continuo borbottio di voci in molti modi e i vecchi sono seduti sul parapetto. Tipiche famiglie italiane di nonni, mamme e bambini condividono un caffè e un conetto di tarda mattina. Studenti annoiati ammazzano il tempo dei loro giorni prima che la scuola ricominci. Tavoli di giocatori di carte senza i quali questa non sarebbe l’Italia.

Dalla parte opposta c’è un semplice memoriale alle vittime della guerra, con le parole “Ai Suoi Figli” incise in un plinto di cemento.

C’è un suono di campana alle 11:15, undici rintocchi e poi ancora uno. Oggi è Martedì, giorno di un mercato di frutta e verdura che rende il transito della circolare lungo il corso appena un po’ più pericoloso per i compratori e i passeggiatori. Eppure, deve essere stato questo piccolo segno di attività commerciale ad aver fatto uscire gli anziani cittadini di Sgurgola ad occupare, non solo la piazza, ma anche altri punti del Corso dove sono parcheggiati i furgoncini dei venditori.

Circa 200 metri a sud lungo il corso selciato, dopo il Laboratorio Salsicce, si trova la piazza principale (senza targa) ma con uno dei segni architettonici rappresentativi di Sgurgola, un arco con una torre di tre piani che sembra (ma non lo è in pratica) in equilibrio precario sui muri di una stretta strada (forse Via Roma).

Sul lato destro dell’arco sventola l'obbligatoria bandiera della città sopra ad un ingresso. Su questo lato, al piano terra, una porta ad arco con la luce verde indica una farmacia. Per i non esperti è necessaria una piccola informazione per comprendere che le bandiere rappresentano l’ingresso al municipio proprio sotto l’arco lungo ‘Via Roma’ e che gli uffici sono al piano di sopra.
A destra della piazza c’è un bar, ma quando il proprietario getta un'altra busta di bottiglie vuote dalla scorsa notte nel bidone del riciclo, mi ha ricordato che è chiuso durante le ore diurne, e ho avuto uno spunto del ciclo della vita di Sgurgola la notte.

Sull’altro lato della piazza si trova la chiesa di Santa Maria Assunta, dove la facciata di cortina del 1960 è ora ricoperta da un più estetico intonaco. Ha una navata singola con 4 cappelle su ogni lato, serena e solitaria in questo giorno d’estate, ad eccezione del suono di una mia moneta, metallo su metallo, quando l’offerta è stata accettata e una seconda candela elettrica lentamente è tornata a vivere. Una preghiera solitaria e mi ritrovo nella piazza senza un bar aperto, ma ancora con alcuni che chiacchierano sul loro giorno un po’ più rumorosamente che in Piazza Dell’Arringo.

L’estate ha avuto i suoi effetti su questo paese come sulla maggior parte dei Monti Lepini e della Ciociaria, le persone locali siedono aspettando il caldo del pomeriggio, e poi il tanto ricercato fresco della tarda sera, che può essere accompagnato da un ulteriore birra alla spina o da un gustoso vino locale per eccitare gli spiriti o di gustoso vino locale per eccitare gli spiriti e, infine, portare il sonno in un altro giorno Sgurgoliano.

Eppure c'è una vita segreta di Sgurgola, una vita fatta di arte all'aperto, di "affreschi" che combinano musica e arte, le opere di 'sgurgoladepingerelamusica' dipinte sui muri del centro storico. Appena su lungo la strada che attraversa l'arco della torre con l’orologio, passato il municipio, ci si trova di fronte a 'Beatlemania', 'Nota di colore' e 'Il Sogno', e ce ne sono di più, come l'eccellente 'Ultimo Tango' nel Corso. Chi cerca trova. Forse la città è un altro dei luoghi del saltarello? Per saperlo dobbiamo aspettare fino a sera?

Sgurgola si sta animando per la sua annuale Festa  dell’Uva a settembre, un festival che porta entusiasmo alla città e che risveglia anche il più assonnato sognatore estivo ai piaceri di Bacco e della danza. E che da l’opportunità di conoscere nuovi piccoli segreti di Sgurgola.

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Il Barone Hutchinson, Britannico fino al ‘midollo’

Il Barone Hutchinson di Lullington celebrerà il completamento di 101 anni su questo pianeta in 40 giorni, a Dio piacendo. Vista la sua vita e le cause seguite, probabilmente Dio non interferirà.

In ogni caso, se la vita di Jeremy Hutchinson dovesse essere celebrata nella sede della sua vita nobiliare, sarebbe piuttosto una relazione inadeguata come, a parte la sua Baronia, un'altra menzione di fama la dovrebbe avere senza dubbio la chiesa di Lullington, la più piccola in Inghilterra, una 'chiesetta' che può ospitare solo 20 persone, non abbastanza neanche per una squadra di rugby con le riserve.

Eppure non si riporta se il rugby sia uno dei grandi amori della lunga vita di Jeremy Hutchinson. Diverse altre caratteristiche della sua linea di sangue e delle sue attività sono invece di interesse comune.

Discende da una delle 59 anime buone che hanno firmato la condanna a morte per il re Carlo 1, da un certo colonnello Hutchinson.

Ma questo membro dell'albero genealogico sembra aver preso una visione meno stridente dei peccati. Di ritorno da Oxford, un avvocato per essere certi, viene chiamato alla professione in tribunale. I suoi casi memorabili per quelli che amano le storie di costume includono il successo nella difesa 1960 di Lady Chatterley.

Nella storia dell'umanità, i cambiamenti della morale non sono mai stati così rapidi come nel secolo scorso con enormi oscillazioni da libertario a ‘pruderie’. Inoltre ha condotto la difesa del regista Michael Bogdanov poco più di 20 anni dopo, contro l'accusa di indecenza nello spettacolo teatrale 'I Romani in Gran Bretagna'. Il caso è stato avviato dall’attivista di moralità criristiana Mary Whitehouse, Dio benedica la sua anima. Curiosamente il testimone principale contro Bogdanov, era l'avvocato di Whitehouse che ha rivelato sotto interrogatorio che era stato seduto al retro del teatro quando vide ciò che è stato affermato di essere un pene.

L'accusa è stata ritirata dopo che Hutchinson ha dimostrato che quello che avrebbe potuto essere visto era il pollice dell'attore che sporgeva dal suo pugno e il caso è stato abbandonato (Wikipedia). Sarà stata sicuramente una serata di divertimento al bar con avvocati nei loro mantelli neri di seta che mostravano il pollice nel pugno chiedendo una birra. E ci sono stati diversi casi di pari interesse per un lettore affamato di emozioni.

Perché stiamo parlando di Baron Hutchinson oggi? Beh, lui è appena stato consacrato come vincitore a pari merito del’ Oldie of the Year’ (Anziano dell’anno) dalla rivista inglese The Oldie. Il suo 'socio' nel reato di invecchiare con grazia è Olivia de Havilland, la più anziana attrice vivente con un Oscar, che ha seguito Peggy Ashcroft nelle versioni cinematografiche di opere teatrali.

La curiosa connessione a questo abbinamento è che la prima moglie di Jeremy Hutchinson era (Dame) Peggy Ashcoft il cui primo marito (2 prima di Jeremy) affermava che lei era la migliore attrice vivente del mondo (forse aveva una ammirazione per quelli che erano già deceduti).

Per i ricercatori delle storie di guerra, si noti che Jeremy era a bordo HMS Kelly al largo di Creta quando venne affondata dai bombardieri tedeschi nel 1941. Sopravvisse aggrappato al relitto nel mare insieme a Lord Mountbatten.

Dopo la guerra, in politica, Jeremy Hutchinson è stato sulle riviste nel 1945 per aver sfidato Churchill per un posto nell'Abbazia di Westminster, e quando si è arrivati al voti, ha trovato che il residente Sir Winston era via, così ha intrattenuto il personale con la sua persuasione politica. Come Pari a vita, il barone Hutchinson è stato nella camera dei Lord, ma ha preso una lunga vacanza prima di ritirarsi con grazia.

Spero che abbia una risatina silenziosa per se stesso, ricordando tutti i suoi trionfi e le gioie e ricordando di stare sul palco di una vita veramente britannica per oltre un secolo di una vita.

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Herman Branover e la LMMHD

E' stato in Australia, in qualche momento del 1987, nel periodo in cui stavo fornendo consulenza tecnica nel campo energetico per gli interessi commerciali di Joseph Gutnick, che ho incontrato Peter Kalms e sono stato introdotto da lui al professor Herman Branover.

Per coloro che seguono il movimento chassidico Chabad, il nome Branover richiama immediatamente sentimenti di grande rispetto, forse quasi allo stesso livello del Rebbe (capo del movimento chassidico) di quel periodo, che risiedeva a New York. Ricordo che Peter Kalms mi raccontò qualcosa di Herman Branover originario di Riga, in Lettonia. Peter mi disse che fra le sue attività nel Regno Unito era stato responsabile per alcuni finanziamenti a sostegno del lavoro di ricerca di Branover in Israele per diversi anni e che il Rebbe aveva scelto Joseph Gutnick per sostituirlo in questa responsabilità. Molti di coloro che hanno avuto a che fare con 'Diamond Joe' Gutnick negli affari o che hanno investito nei suoi titoli sul ASX non conoscevano la profondità della sua ortodossia e del sostegno filantropico ad Israele.

La mia prima responsabilità era quella di essere il legame con la comunità scientifica, la difesa e le politica durante una seguente visita in Australia di Herman Branover per incontrare la squadra di Gutnick e per presentare la sua tecnologia LMMHD alle organizzazioni australiane. Quando Herman Branover è arrivato a Sydney ho conosciuto un uomo affascinante sulla cinquantina, con un portamento e un'eleganza naturale, che aveva la folta barba tradizionale dell'ortodossia.

E' stato anche accolto all'aeroporto da una folla di giovani ebrei ortodossi, riconoscibili dal loro abito e acconciature.

Sono stato educato rapidamente su quell'uomo che era più di uno scienziato lettone. Era stato un ‘refusenik’ (termine usato nella Unione Sovietica per gli ebrei che non potevano uscire dai confini) poi rilasciato con il pagamento di un 'riscatto' per la sua ‘aliyah’ (salita) in Israele. Era tenuto in soggezione da parte di tutti. Dovunque andavamo in Australia lo seguivano folle desiderose di apprendere qualsiasi messaggio Herman Branover avrebbe dato. Ci sono state alcune altre storie interessanti che mi hanno colpito, una delle quali era che il suo cibo doveva essere preparato secondo le regole kosher ortodosse. Quando è volato verso Tokyo dopo la visita, il suo cibo per il viaggio è stato preparato sotto la supervisione del rabbino capo dalla sinagoga St Kilda, poiché la Qantas non era in grado di garantire il rispetto dell'ortodossia nella preparazione e nel trasporto degli alimenti.

Il mio successivo coinvolgimento con il professor Branover è stato quello di visitare i suoi laboratori e l’impianto pilota LMMHD presso l'Università Ben Gurion, Beersheva. Questa non era la mia prima visita in Israele, ma è stata sicuramente memorabile. Mi ricordo il viaggio da Tel Aviv nel 'deserto' verso Beersheva, una città legata agli australiani da particolare emozione della prima guerra mondiale. Lungo i lati della strada c’erano aranceti ricchi di frutta e, ad un certo punto, un cartello ricordava le parole di un famoso viaggiatore inglese - '5000 anni un deserto è stato e 5.000 anni un deserto rimarrà'.

LMMHD è l'acronimo di Liquid Metal Magneto Hydro Dynamics. All'università alla fine degli anni '60 avevamo studiato MHD e la ricerca sulle ceramiche refrattarie per ospitare i reattori, in modo che le questioni pratiche di un fluido conduttore che scorre in un campo magnetico per produrre un campo elettrico mi erano note. La LMMHD risolve il problema dell’alta temperatura in quanto il metallo fuso, in questo caso piombo, era a meno di 400 gradi. Alcuni dei requisiti della LMMHD, come ad esempio l'uso di magneti in lega superconduttrice di niobio, erano di particolare interesse in quanto, durante quel periodo, erano stati scoperti i superconduttori 'caldi'.

Tuttavia, per la LMMHD, come per tutte le tecnologie energetiche rinnovabili, il bilancio energetico è una sfida, poiché si vuole ottenere più energia di quanta se ne deve mettere. Nel caso della LMMHD, ci sono state diverse sfide tecniche di ingegneria chimica, per l’attrito, gli strati barriera e l'isolamento termico. La caratteristica unica dell’impianto pilota e della tecnologia creati dal team del professor Branover era l'uso di gas azoto secco compresso per pompare il piombo fuso verso la parte superiore del sistema in cui il gas esce per essere riciclato e la ‘buona vecchia’ gravità potrebbe prendere il sopravvento in quanto il piombo cade attraverso il campo magnetico.

La sfida che sembrava essere il problema per scalare la tecnologia era che ogni aumento del diametro dei tubi comportava un aumento delle perdite, in quanto le bolle di gas tendevano a fondersi e a far scivolare il piombo invece di 'sollevarlo'. Naturalmente ci sono stati altri problemi. Mentre le 'leghe' di litio e sodio/potassio ridurrebbero il differenziale di densità, gli svantaggi del costo più elevato e della corrosione/rischio di esplosione remavano contro tali sistemi, tranne che nello spazio.

Non sono sicuro se i problemi di scale-up tecnici della LMMHD per applicazioni terrestri sono stati risolti, e così anche se la commercialità del sistema sia stata raggiunta. Eppure nessuno di questi problemi riduce la gioia della creazione e lo spirito di alcune delle soluzioni ingegneristiche. Ripensandoci ora, a quasi trenta anni di distanza, posso vedere notevoli somiglianze nelle sfide pratiche che affrontano innovazioni come la LMMHD e le DSC (Dye Solar Cells), per arrivare al mercato.

Mi chiedo se oggi Herman Branover e Michael Grätzel, due dei grandi imprenditori scientifici del nostro tempo, si sono mai incontrati.

La visita a Beersheva comprendeva una mediorientale festa meravigliosa in un ristorante turco dove circa quindici scienziati hanno consumato notevoli quantità di vodka russa, ‘mezzes’ (spuntini) e carni locali. Mentre sorseggiavo la mia vodka, mi sono seduto vicino a Herman Branover che chiacchieava e guardando quest’uomo, una fusione di Torah e scienza, lui mi ha sorriso. Era a casa, nella ‘sua Israele’.

Herman Branover è una persona molto speciale. Lo ricordo con gioia e rispetto. E’ ancora, e possa esserlo per ancora molti anni, un uomo di scienza e di Dio e un meraviglioso signore ebreo.

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Il tango è bellezza

Sapete cosa, più di tutto, fa più paura alle persone? La morte, le malattie o la vecchiaia? No, la bellezza!

Avete mai osservato delle persone dentro un museo? di solito guardano le rifiniture, le cornici, le didascalie; pochi guardano i quadri e le opere d’arte, pochi si abbandonano al godimento di quel momento. Per sostenere la bellezza ci vuole coraggio. E quanti di noi sanno sostenere la bellezza del corpo delle persone che incontriamo?

Siamo affetti da una malattia che io ho chiamato “contattofobia” (il termine esatto sarebbe afefobia). Appena qualcuno oltrepassa quel nostro limite virtuale (la bolla come la chiamano gli scienziati) ci sentiamo a disagio, se non addirittura sentiamo un senso di repulsione, nei confronti del contatto fisico (sia dato che ricevuto). Tale fobia è data da un'ipersensibilità al contatto fisico sentendola come un'invasione della propria o altrui zona intima.

Da bambini ci avvicinavamo e toccavamo le altre persone senza i freni inibitori. Eravamo spinti da uno puro spirito di scoperta per un mondo tutto così bello. Toccavamo i capelli degli altri, leccavamo le mani dei nonni e così via. E poi? E poi i genitori, la società, la civiltà poco alla volta ci hanno “insegnato” quali erano i limiti da tenere con gli altri, cosa toccare e fino a dove.

Così un bel giorno ci siamo ritrovati grandi e a dover tenere le distanze. Se uno sconosciuto si avvicinava a meno di mezzo metro e ci tocca il braccio la cosa ci poteva dare fastidio. Ovviamente i limiti e le distanze dipendono da persona a persona, da luogo a luogo e da cultura a cultura. Facendo una grandissima approssimazione, generalmente i popoli a sud del mondo sanno stare “più vicini” rispetto alle popolazioni del nord.

Grazie a Dio che c’è il tango

Non ne ho le prove, ma sono sicura che Dio sappia ballare il tango. Il tango è stato uno dei più bei stratagemmi che l’essere umano abbia mai inventato per superare il tabù del toccare uno sconosciuto. Nel tango non solo ci si tocca tra sconosciuti, ma ci si abbraccia, e molto spesso ci si abbraccia in maniera profonda e senza pudori e timori. “Il tango è di chi chiude gli occhi in un ceco abbraccio di fiducia”. Il tango è il superamento di un limite sociale. E vi dirò di più, il tango è un tradimento placidamente accettato. Ribalda tutte le regole del perbenismo nelle relazioni sentimentale.

Coppie nella vita, si scoppiano nel tango per ballare con altre persone, per poi ritornare a sedersi una accanto all’altro, felici e contenti. Il tango sovverte tutti i canoni di buona educazione, dettandone di nuovi. La più semplice scoperta che ho fatto ballando, è capire che con il tango, tocco me attraverso l’altro. Scopro la mia bellezza attraverso la bellezza dell’altro. Il tango ti fa capire di essere più di quello che sai di essere. Quando accade, il tango diventa una preghiera esistenziale.

Il tango è una medicina

Quando tocchiamo o veniamo toccati il nostro corpo incomincia a secernere ossitocina, che a sua volta migliorerà il nostro sistema immunitario. Il tango come l’amore ci da forza e aumenta l’autostima di chi lo pratica.

Il tango fa così bene che negli ultimi anni è diventata una vera e propria cura: la Tangoterapia. Come ci spiega la dott.ssa Monica Barassi “Grazie alla precisione con cui sono stabiliti i ruoli nel tango, i partecipanti ai gruppi di Tangoterapia sperimentano le diverse parti di sé, in particolar modo la parte attiva, determinata, solare, maschile e quella ricettiva, lunare, sensibile, femminile.

Il tango fa da cornice a tutto questo, con la musica, l'incontro della coppia, e il contatto sia all'interno della persona che fra le persone stesse. Perché praticare la Tangoterapia? Perché essa migliora la conoscenza di sé stessi attraverso il lavoro esperienziale delle parti maschile e femminile. Inoltre, attraverso i lavori in coppia, aiuta a comprendere mediante il contatto, come poter relazionarsi meglio con l'altra/o.”

Tango per lei

Nel tango la donna esplora la sua sensualità e una femminilità troppo spesso perduta o martoriata. Il tango l’aiuta a sentire e a capire quello che avviene quando il suo corpo entra in relazione con l’altro.

Tango per lui

Nell’uomo il tango potenzia l’autostima, in particolare nelle persone che faticano a gestire bene gli impegni, le relazioni, la quotidianità. Il fatto di dover condurre il ballo, portare la compagna, riproduce l’ansia da prestazione, il carico di responsabilità che ci si sente addosso in quelle situazioni. Il tango appunto diventa una nave scuola in cui imparare gli stessi problemi della vita reale, dando maggiore sicurezza all’uomo.

Il tango, insomma, è una metafora della vita. Perché avvenga la trasmissione, sia per l’uomo sia per la donna, deve esserci l’abbraccio. Il contatto.

“E ti rendi conto quanto è facile vivere e viverti a pieno se il tuo corpo sposa la tua anima e se, anche per pochi minuti, questa nuova alleanza si unisce con un altro corpo e un’altra anima.”

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