Chiesa di San Pietro
Chiesa di San Pietro

La chiesa di San Pietro è la basilica cattedrale di Frascati, costruita ad iniziare dal 1598 su disegno di Ottaviano Nonni, detto il Mascherino.

La facciata in pietra sperone travertino si è salvata miracolosamente dai bombardamenti dell'8 settembre ed è attribuita a di Girolamo Fontana ed è stata ultimata nel 1700. E' un chiaro esempio di facciata barocca, articolata in nicchie dove trovano alloggio statue dei santi mentre due ordini di colonne scandiscono e dividono la facciata.

Il portale di ingresso è sottolineato da un altorilievo.

La pianta è a croce greca, tre le navate con otto altari laterali che conservano pregevoli opere d'arte.

Molto interessanti sono l'altorilievo di Pompeo Ferrucci nell'abside centrale, la croce bronzea del Giubileo del 1750 ed il monumento funebre di Carlo Edoardo Stuart. 

In prossimità del fonte battesimale è sepolto Fontana.

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Chiesa del Gesù
Chiesa del Gesù

La chiesa del Gesù è stata edificata intorno al 1630 a Frascati come residenza dei Gesuiti, ed è stata costruita su un luogo precedentemente dedicato alla Beata Vergine Maria.

La sua facciata elegante e sobria è attribuita a Pietro Da Cortona e si ispira alla chiesa del Gesù di Roma. Ha un doppio ordine di lesene sovrapposte, incorniciano in basso due nicchie con le statue di Sant'Ignazio di Loyola e di San Francesco Borgia.

Il portale di ingresso è arricchito da un frontone interrotto e una lapide ricorda la dedica della chiesa a San Gregorio Magno.

L'interno barocco della chiesa è una perfetta sintesi tra architettura e pittura, gli spazi si dilagano e all'incrocio dell'unica navata con il transetto di trova la finta cupole dipinta da Andrea Pozzo. Mettendosi su di un disco nero disegnato sul pavimento si riesce a godere dello spettacolo prospettico disegnato ad arte.

Anche l'abside abilmente dipinto suggerisce effetti prospettici e riprende i motivi decorativi della chiesa.

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Chiesa di Santa Maria in Vivario o San Rocco e Campanile
 Chiesa di Santa Maria in Vivario o San Rocco e Campanile

La chiesa di Santa Maria in Vivario è l'antica cattedrale di Frascati, costruita intorno ai secoli VIII e IX sui resti di una villa romana attribuita a Lucullo.

Nel 1296 vennero effettuati i primi lavori di restauro, e nel 1305 fu eretto il famoso campanile romanico posto sul retro della chiesa.

L'11 maggio 1495 la chiesa venne riconsacrata dopo i lavori di restauro finanziati dagli Estouteville, allora feudatari di Frascati.

Mentre il paese 1656 era invaso dalla peste, nella chiesa vennero alla luce due affreschi che riproducevano i Santi Rocco e Sebastiano, che il 28 gennaio 1656 vennero proclamati protettori di Frascati.

La chiesa venne ribattezzata in onore di San Rocco e oggi i due nomi di santa Maria in Vivario e san Rocco coesistono per indicare la stessa chiesa.

La struttura è a tre navate divise da belle colonne in pietra sperone e l’altare è un magnifico sarcofago paleocristiano rinvenuto nel bosco di Camaldoli.

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La chiesa della Madonna di Capocroce si trova nel luogo dove si trovava una piccola edicola dedicata alla Madonna. La leggenda narra che questa immagine aveva miracolosamente fermato nel 1527 l'orda di Lanzichenecchi del Sacco di Roma che stava per assaltare Frascati grazie all'apparizione della Madonna. La chiesa venne costruita nel 1612 da Girolamo de Rossi come ringraziamento.

Solo la facciata e il campanile si salvarono dai feroci bombardamenti della seconda guerra mondiale che distrussero gran parte del centro storico di Frascati. Tutta la chiesa è stata poi ricostruita negli anni cinquanta seguendo l'originario stile barocco dell'interno.

La facciata è molto semplice in intonaco, è arricchita da una immagine della Madonna e termina con un timpano. L'interno  pianta a croce latina con l'unica navata centrale sulla quale si affacciano quattro cappelle, due per lato.

L'immagine della Madonna con il Bambino dipinta ad olio su lastra metallica è oggetto della devozione dei fedeli e riproduce l'antico affresco distrutto dai bombardamenti.

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Viterbo. Chiesa dei Santi Faustino e Giovita (detta di San Faustino)

La chiesa, con il suo elegante campanile tardo barocco con orologio, si trovano in una delle zone storiche di Viterbo e le sue origini risalgono al XIII secolo.

E’ dedicata a Faustino e Giovita, due nobili bresciani vissuti martirizzati nel II secolo sotto l’imperatore Adriano in modo rocambolesco (finirono anche al Colosseo ma le belve si inginocchiarono ai loro piedi).

Il loro culto è stata portato a Viterbo dai Longobardi, e San Faustino è oggi considerato il patrono dei ‘single’.

Le prime notizie risalgono al 1236 di papa Gregorio IX, quando la chiesa impiegava molta energia a contrastare il fenomeno degli eretici in Tuscia favorendo la loro aggregazione, come il caso degli Agostiniani della chiesa della Trinità, o il loro coinvolgimento nella vita della città.

Per anni è stata uno dei centri religiosi ma anche socio-economici di Viterbo, al punto che nel 1523 ospitò l’Ordine dei Cavalieri di Rodi: una lapide e una croce dell’Ordine sulla facciata ricorda la storia.

I cavalieri erano stati scacciati dall’isola di Rodi all’arrivo dei Turchi e papa Clemente VII concesse loro la rocca Albornoz di Viterbo e questa chiesa fino al 1527 quando poi decisero di stabilirsi a Malta.

Alla loro partenza, i Cavalieri donarono alla chiesa una preziosa immagine della Vergine con Bambino, la Madonna di Costantinopoli, che per anni è stata meta di pellegrinaggi.

Alcun cavalieri sono sepolti nella navata di sinistra e nel 1655 la chiesa godette delle indulgenze e dei privilegi dell’ordine chiamato anche Gerosolimitano o di San Giovanni di Gerusalemme.

La chiesa ha poi avuto molti rimaneggiamenti e l’attuale forma tardo barocca-neoclassica risale ai lavori del 1759 dell’architetto Giuseppe Antolini.

L’interno ha tre navate in corrispondenza delle tre porte di ingresso, terminano con absidi e sono divise da pilastri con archi a tutto sesto. Sopra la porta di ingresso, di maggiori dimensioni e con un fregio neoclassico, una grande finestra e un occhio lasciano penetrare la luce nella chiesa.

La chiesa custodisce molte opere d’arte, oltre alla Madonna di Costantinopoli che è stata festeggiata per secoli, un altro dipinto è quello della Madonna della Luce o Madonna dell’Aurora perché veniva venerata al mattino presto (alle prime luci dell’aurora) dai contadini che andavano nei campi.

Altre opere di particolare effetto e di valore sono due dipinti del pittore Stringelli: una Strage degli Innocentie il quadro Faustino e Giovita in carcere dedicato ai due santi della chiesa.

Nella piazza di fronte la chiesa si trova la Fontana di San Faustino del 1250 che, come riportato nelle scritte sul peperino, è stata finanziata dagli abitati del quartiere per avere accesso all’acqua pubblica.

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Nel cuore medievale di Viterbo si trova la chiesa di San Giovanni Evangelista che si riconosce subito per due grandi contrafforti che collegano la facciata con il palazzo di fronte. Sono stati realizzati probabilmente per arginare un problema statico dell’edificio e scaricare il suo peso anche sulle costruzioni vicine.

La chiesa risale al XI-XII secolo e deve il suo nome Zoccoli al rivestimento in ceramica che un tempo decorava la facciata e che in lingua locale era chiamata ‘Ciocola’. Alcuni di questi decori in maiolica si possono osservare nel grande rosone che adorna la facciata, se avete un teleobiettivo.

Oltre al rosone romanico con le sue sculture laterali di aquile, che rappresentano San Giovanni Evangelista, nella facciata si apre un portone con una elegante cornice con decoro floreale e geometrico e una lunetta con un affresco del santo.

L’interno è semplice e la chiesa ha tre navate, che terminano con 3 absidi divise da una serie di colonne realizzate con elementi sovrapposti, e una copertura a capanna in legno.

Seppure lo stile generale della chiesa appare romanico, questo è in parte voluto con due interventi di restauro, uno del 1880 e uno dopo i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.

Fra le opere d’arte si può ammirare un polittico in stile gotico del 1441 realizzato da Francesco d’Antonio Zacchi detto il Balletta, un pittore di Viterbo che ha rappresentato una Vergine fra i santi.

Da un lato San Pietro e San Giovanni Battista e dall’altro San Giovanni Evangelista e San Paolo.

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Viterbo. Chiesa della Santissima Trinità o Santuario della Madonna Liberatrice

La prima chiesa della Santissima Trinità risale al XIII secolo e fu costruita in stile romanico dai frati Agostiniani che la dedicarono alla Trinità.

L’Ordine degli Agostiniani era nato proprio in Tuscia in quegli anni dall’unione di comunità eremitiche e nel 1244 sotto la spinta di papa Innocenzo IV venne celebrato ufficialmente per la prima volta a Roma.

La chiesa della Trinità di Viterbo è stata consacrata nel 1258 da papa Alessandro IV come riportato in una lapide nel chiostro.

Il suo secondo nome di Santuario della Madonna Liberatrice si deve ad un evento miracoloso avvenuto nel 1320: era il 28 maggio nel cielo improvvisamente oscuro apparvero demoni sotto forma di corvi, aquile e pipistrelli.

La popolazione impaurita vide ad un certo punto apparire l’immagine della Madonna, che aveva l’aspetto di quella di un affresco che si trovava nella chiesa della Santissima Trinità, e scacciò il male.

La Madonna chiese ai cittadini di pregarla nella chiesa e da allora è invocata dai Viterbesi ogni volta si sentono minacciati e dal 1344 il lunedì di Pentecoste si fa una processione (oggi spostata all’ultima domenica di maggio).

L’affresco della Madonna con Bambino opera dei pittori itineranti Gregorio e Donato d’Arezzo si trova protetta da una teca in una cappella laterale destra.

La chiesa venne poi distrutta da un incendio ebbe una prima ricostruzione grazie a papa Martino V Colonna nel 1421.

Ma lo stile tardo barocco-neoclassico viene dagli ampliamenti del 1727 dell’architetto Giovan Battista Gazzale che modificò anche l’orientamento dell’edificio.

La facciata è resa armoniosa da un gioco di colori fra l’intonaco rosso mattone e le decorazioni in peperino grigio ed è divisa in due ordini distinti da colonne in stile diverso.

4 nicchie esaltano poi le figure dei santi: le nicchie con Sant’Agostino e San Tommaso da Villanova nella parte bassa vicino il portone principale e quelle femminili di Santa Rita da Cascia e Santa Monica nella parte superiore.

Tutte le statue sono state realizzate da Camillo e Vincenzo Pacetti mentre al centro della chiesa si trova un balcone con il simbolo della Trinità in travertino bianco.

L’interno appare in stile tardo neoclassico arricchito da fregi e da marmi policromi con tre navate e una pianta a croce.

E' sormontata da una cupola affrescata con i dottori della Chiesa e fra tutti Sant’Agostino, ed è illuminata da 8 loculi.

Fra le altre opere d’arte si nota il monumento funebre al cardinale Raimondo Perrault del 1505, un lavabo del 1600 e tele del XVI, XVII e XVIII secolo.

Ma la vera opera d’arte è il chiostro rinascimentale del 1513 sviluppato su due piani con al centro una fontana in peperino e arricchito da 36 colonnine.

Sulle lunette delle pareti interne del chiostro in corrispondenza delle volte a crociera e delle aperture del chiostro, si può ammirare un ciclo pittorico che racconta tutta la vita di Sant’Agostino.

44 opere realizzate dal pittore romano Marzio Ganassini e dal viterbese Giacomo Cordelli.

Le opere sono state realizzate grazie ad un lascito di Giacomo Nisini, cavaliere e nobile, il cui stemma si ritrova nel chiostro.

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La cattedrale di San Lorenzo si trova di fronte al Palazzo dei Papi nel punto più alto di Viterbo.

Qui sono state trovate anche tracce di un antico insediamento Etrusco, probabilmente un tempio dedicato ad Ercole. Si dice che le colonne ai lati del portale principale siano provenienti da questo antico tempio.

Nel IX secolo venne poi costruita una prima chiesetta dedicata a San Lorenzo che poi nel 1193 venne elevata a cattedrale da papa Celestino III.

L’anno prima lo stesso papa aveva dichiarato Viterbo sede episcopale. Il 5 aprile del 1268, proprio in questa chiesa papa Clemente IV scomunicò Corradino di Svevia e si sono svolte riunioni del conclave.

Il vicino campanile risale al 1368 ed è caratterizzato da una parte superiore in fasce di peperino e di travertino che creano il caratteristico gioco di colore dello stile gotico-toscano. In questa parte superiore il campanile ha 4 file di bifore di marmo finemente lavorato e termina con una copertura a cuspide a pianta ottagonale.

Durante il Rinascimento, la chiesa subì notevoli modifiche come una nuova facciata voluta dal cardinale de Gambara, il cui nome è scolpito nel marcapiano.

All’interno fece cambiare la copertura con volte, fece allungare la chiesa abbattendo un’abside e realizzando una tribuna-coro e fece aprire 10 nuove cappelle distruggendo gli originari affreschi.

Nel 1887 venne poi rifatto il pavimento seguendo lo stile cosmatesco del romanico.

Ma le vere modifiche sono avvenute durante la seconda guerra mondiale quando una bomba colpì la chiesa. I restauri riportarono alla luce l’originario aspetto romanico e furono chiuse 8 cappelle laterali.

Anche il coro venne separato dalla chiesa ricostruendo l’antico abside della chiesa romanica, il nuovo ambiente che si è così venuto a formare con il superbo coro in legno e affreschi del Seicento è diventato la cappella privata del vescovo.

Oggi la chiesa appare con un aspetto austero, con 3 navate in corrispondenza di 3 moderni portoni di ingresso in bronzo scolpito dell’artista Roberto Joppolo. Le porte sono state inaugurate nel 2009 da papa Benedetto XVI.

Le navate sono separate da 24 colonne in peperino con capitelli scolpiti e la copertura è a capriate in legno con pianelle dipinte nel 1460 da Paolo di Matteo.

Accanto alla cattedrale si trova il museo del capitolo della cattedrale dove si trova anche il busto della principessa Letizia Bonaparte, cugina dell'imperatore Napoleone III, che visse a Viterbo e che si trovava nella cattedrale.

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