La Chiesa della Madonna di Loreto si trova nel cuore medioevale di Anagni proprio accanto al palazzo comunale e in origine era dedicata a Santa Balbina, come ricorda una iscrizione sul portale d'ingresso.

Il cambio di nome avvenne poiché dal 1574 era stata assegnata alla Confraternita della Madonna di Loreto.

La chiesa medioevale è stata poi trasformata nell'attuale stile neoclassico nel 1750 in occasione dell'anno del giubileo del 1750 per volontà del vescovo Bacchettoni.
La facciata esterna si presenta molto geometrica con due ordini di lesene (forme di pilastri che emergono dal muro e un portone di ingresso centrale sormontato da una apertura.

L’interno è un unico ambiente con cappelle laterali e un cupolino con una lanterna sopra l’area dell’altare maggiore. Dietro l’altare in marmi di diversi colori, si nota una pala del 1755 realizzata da Magno Tucciarelli che rappresenta proprio la Trasfigurazione della Vergine di Loreto, da cui la chiesa prende il nome, con ai piedi San Magno e Santa Balbina.

Nella cappella di sinistra si trova una preziosa tela di Taddeo Zuccari, il famoso artista nato ad Urbino nel 1529 e fratello dell’altro pittore Federico Zuccari. La tela rappresenta San Biagio, Santa Lucia e Sant’Apollonia.

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Come molte chiese, anche la Chiesa della Madonna del Popolo è stata costruita su un precedente tempio pagano in questo caso dedicato alla dea Libitina, una antica divinità che era incaricata di presenziare i riti dei morti e i funerali.

Nel medioevo la chiesa era dedicata a Santa Maria in Cryptis ed i primi riferimenti storici risalgono al 1348 e narrano di una promessa fatta dal popolo di Anagni alla Madonna. In cambio dell’aiuto e la protezione dalla grande peste bubbonica di quell’anno, il popolo avrebbe costruito una chiesa.

La chiesa venne poi distrutta dall’attacco degli spagnoli del Duca d’Alba durante la guerra fra il papato e Filippo II di Spagna. Anagni infatti era la sede delle truppe pontificie e venne presa e saccheggiata dagli spagnoli nel 1556.

Nel 1619 venne ricostruita come ringraziamento della scampata epidemia di peste del 1608, come raccontato dal quadro dietro l’altare maggiore.

Dopo un altro periodo di decadenza, la chiesa venne restaurata dal comune nel 1737 con un progetto dell’architetto Manuel Rodriguez dos Santos. I lavori furono finanziati dal comune come risulta dal grande stemma proprio sopra la porta di ingresso.

La facciata attuale risale al 1837 e fu realizzata ancora una volta come ringraziamento di uno scampato pericolo, questa volta del colera.

Oggi la chiesa è chiusa e una parte del convento è occupata da associazioni civiche.

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Anagni. Chiesa Sant’Andrea Apostolo

La Chiesa Sant’Andrea Apostolo è una delle chiese più antiche di Anagni e si hanno sue notizie da documenti poco dopo l’anno mille.

Si trova proprio nel cuore del borgo medioevale e non lontano da dove si trovavano le antiche terme romane. È stata costruita su un precedente edificio del VI-VII secolo, l’antica chiesa di San Vito, che oggi è visibile nella cripta.

La chiesa ha subito una prima trasformazione intorno al 1263. L’origine medioevale è testimoniata dal campanile romanico con un grande arco gotico e tre ordini di aperture: uno con una monofora e due ordini con trifore. La strana forma è dovuta al fatto che un tempo questo era l’ingresso alla chiesa romanica. Alla base del campanile si può poi notare un bassorilievo medioevale inserito nella muratura che rappresenta una figura zoomorfa, un animale cavalcato da un guerriero.

La chiesa è stata rifatta nel settecento e la facciata risale al 1760 con un portone di ingresso incorniciato con sopra una vetrata colorata illumina l’interno. L’interno ha una sola navata che termina con un’abside rettangolare caratterizzato da un pregiato pavimento cosmatesco.

Nella cappella dedicata al Salvatore si trova un prezioso trittico, una tavola trecentesca con l’immagine del Salvatore e ad un lato la Madonna con Sant’Andrea e Gregorius Francisci (il donatore) e dall’altro San Magno e Santa Secondina.

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La Chiesa di Sant’Angelo si trova nella parte medioevale della città di Anagni e risale al XIII secolo e ha poi subito diverse ricostruzioni nel periodo barocco ed infine nel Settecento durante il periodo neoclassico.

La facciata attuale è molto geometrica con un portico con quattro arcate scavato all’interno di una facciata squadrata. A segnare l’importanza dell’edificio, un decoro a forma di tempio con tre colonne emerge dalla facciata. La parte posteriore invece rivela ancora i caratteri romanici della chiesa con una abside con decori di lesene e archetti.

L’interno ha tre navate con decori in stile neoclassico e un elegante altare in marmo intarsiato. Dietro l’altare si trova un quadro si San Michele arcangelo mentre sconfigge il demonio che schiaccia con il piede sinistro.

La chiesa è arricchita da un fonte battesimale di forma esagonale con bassorilievi del XVIII secolo e un importante organo. Fra le opere d’arte si segnala una iconografia bizantina del XV secolo che rappresenta una Madonna con Angeli. Nella chiesa si trova la statua di Sant’Antonio da Padova che viene portata in processione il 13 giugno.

La chiesa è retta dai Padri Conventuali dal XVI secolo mentre il convento annesso è di proprietà comunale.

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La chiesa San Pancrazio si trova nel cuore medioevale di Anagni e già nel 1280 era una delle 24 parrocchie della città.

Dal 1556 al 1746 ha ospitato le suore Clarisse, infatti questo ordine religioso era stato trasferito da San Pietro in Vineis e vi è rimasto fino alla consacrazione di una loro chiesa dedicata a Santa Chiara, la fondatrice dell’ordine che è stata canonizzata ad Anagni nel 1255 da papa Alessandro IV nella cattedrale. Il culto di Santa Chiara è molto sentito e a lei è dedicato un Palio nel mese di agosto.

La chiesa si presenta con uno stile neoclassico leggermente avanzata rispetto agli edifici vicini con i quali è unita da un raccordo circolare. Ha un solo portone di ingresso decorato in pietra locale e una apertura in corrispondenza della porta e sotto il timpano di chiusura. Un piccolo campanile a vela con due campane completa l’immagine dell’esterno.

L’interno della chiesa è stato poi ristrutturato in stile barocco con molte lapidi che ricordano le famiglie sepolte tra cui quella di un certo Carlo Menenti che aveva fatto un prestito di guerra a Giuseppe Garibaldi.

Nella colonna del fonte battesimale si legge una iscrizione romana riferita al senatore Marco Arrio ma posta al contrario.

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La chiesa di Sant’Agostino ha uno stile tardo rinascimentale e la sistemazione della chiesa e del convento sono stati avviati dai monaci agostiniani nel 1479 ma l’edificio è stato distrutto dal Duca d’Alba nel 1556.

In quel periodo il papa era in guerra con Filippo II di Spagna ed Anagni aveva un ruolo di bastione contro l’avanzata spagnola e di appoggio logistico per le truppe pontificie. Anagni è stata assediata e poi catturata e saccheggiata dalle truppe spagnole.

I lavori di sistemazione della chiesa vennero poi ripresi e completati nel 1575 per poi avere un nuovo assetto intorno al 1790-95. Infatti le truppe francesi nella loro opera di smantellamento dello stato pontificio vendettero gran parte del convento, che fu usato come caserma dei carabinieri, e lasciarono solo una abitazione per il parroco.

La facciata è suddivisa in tre sezioni verticali con un solo portone di ingresso adornato con un frontone e racchiuso in un disegno di un grande arco. L’interno della chiesa ha una pianta circolare con una cupola centrale e tre cappelle e l’altare principale ha una splendida tela del XVII secolo che rappresenta la Vergine con Sant’Agostino.

All’ingresso si trovano altre due cappelle laterali: quella di sinistra dedicata alla Vergine con una preziosa tela di una Madonna con Bambina e quella di destra dedicata ai caduti della Grande Guerra. Si tratta di una vera particolarità in cui sono rappresentate le immagini di tutti i ragazzi di Anagni che hanno partecipato alla Prima Guerra Mondiale perdendo la vita nel conflitto.

Una nota particolare: nel grande film di Mario Monicelli dedicato alla Grande guerra con Vittorio Gassman e Alberto Sordi, il cappellano viene invitato a leggere una lettera di un soldato che proveniva proprio da Anagni.

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La chiesa di San Giovanni de Duce è stata costruita nell’area dell’antico Foro di Anagni, probabilmente sopra l’antico tempio di Saturno, e oggi si trova in una piazza lungo il corso principale non lontano dalla cattedrale. La piazza è stata ricavata da un terrazzamento romano. Viene chiamata Chiesa di San Giovanni de Duce perché questo era il nome con cui veniva indicato il Duca Caetani.

Le prime notizie della chiesa risalgono al XIII secolo ma non resta nulla dell’edificio medioevale. L’attuale chiesa risale al 1745 quando è stata completamente rifatta in stile barocco e consacrata a San Giovanni Evangelista e San Benedetto.

La facciata è in marmo bianco con tre portone di ingresso di cui quello centrale viene messo in risalto da un decoro con due colonne che sorreggono una lunetta con un timpano. È divisa da un marcapiano in due livelli e dai decori del timpano. L’interno ha una forma quasi quadrata con una cupola centrale.

Tra le opere d’arte al suo interno si segnala un quadro del ‘700 realizzato da Giovanni Battista Gaulli detto il Baciccia, amico e seguace del grande Bernini, e che rappresenta San Francesco Caracciolino di fronte al Santissimo Sacramento e affiancato da un angelo.
Una iscrizione su una colonna ricorda il battesimo di suor Claudia de Angelis, la fondatrice delle Suore Cistercensi della Carità che gestiscono il Palazzo di Bonifacio.

La chiesa e il convento annesso sono gestiti dai padri Carocciolini ed in parte è dedicata ad una scuola.

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Ai confini del territorio di Casalvieri troviamo un vecchio ponte, il ponte del Diavolo il cui nome è legato ad una particolare storia. 

Tutta l’area del paese fin dai tempi più antichi era frequentata da tanti frati. La storia narra che in quella zona, un monaco incontrava di notte una giovane donna non tenendo fede alla sua vocazione. 

Le fughe d’amore non passarono inosservate al monaco superiore che una sera decise di seguire il giovane che vedendosi scoperto con la sua amante decise di disfarsi dell’uomo gettandolo dal ponte.

Per non destare sospetti il monaco infedele raccontò che il corpo del superiore era stato inghiottito dalla forza del diavolo comparso da sotto il ponte!!

Il nome “ponte del diavolo” risulta così legato per sempre a questa storia di amore e di morte nota a tutti gli abitanti della Valle di Comino.

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