Formia. Festa di Sant'Erasmo, patrono di Formia

Ogni anno il 2 giugno Formia rinnova la devozione al patrono Sant'Erasmo, protettore dei naviganti, che con il suo martirio ha saputo testimoniare l'amore verso Gesù.  Sant'Erasmo è stato un vescovo e martire sotto Diocleziano, morì e fu sepolto a Formia il 2 giugno del 303.

Un sentimento di fede e devozione che assume un significato dominante, coinvolgente e partecipativo. Eventi, spettacoli, percorsi d'arte riescono a creare un clima di gioia e serenità accrescendo la partecipazione alla festa patronale.

La vigilia della festa è dedicata alla valorizzazione culturale e sociale del quartiere di Castellone, con l'evento “Il rione di Castellone in una notte di festa”. Il santo Patrono viene celebrato con un omaggio floreale e con il canto dell'Inno in suo onore.

Il giorno prima si ha una solenne processione con la statua del Santo e delle sue reliquie attraverso le vie del paese. La comunità di Formia una volta ancora dimostra l'attaccamento verso il suo Santo Protettore con la celebrazione di una festa che unisce tutta la città.

Le celebrazioni si chiudono con un concerto musicale e con il classico spettacolo pirotecnico sul mare.

Un programma ricco di contenuti, religiosi e culturali, che fanno rivivere un momento di raccoglimento e di festa che si tramanda di anno in anno. Giorni in cui la devozione al santo si intreccia con le sensazioni che richiamano le antiche tradizioni, parte integrante e momento di aggregazione di tutta la comunità.

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Alatri. Festa di San Sisto

Un particolare legame quello che lega il patrono San Sisto alla città di Alatri con due giorni diversi di festeggiamenti, l’11 gennaio e il mercoledì dopo Pasqua. 

San Sisto I è stato il 7° vescovo di Roma e quindi il 7° papa per circa 10 anni dal 117 al 126 d.C. (alcuni studiosi danno date diverse) sotto l’imperatore Adriano.

Secondo una leggenda papa Sisto I inviò il primo missionario, il vescovo Pellegrino, ad evangelizzare la Gallia.

Durante il suo papato sono nate le prime divergenze tra la Chiesa di Roma e le chiese d’Oriente riguardanti la festa della Pasqua, che a quel tempo era celebrata solo in oriente.

La storia della relazione fra Alatri e San Sisto è molto interessante perché sembra che il Santo abbia scelto di diventare il patrono di Alatri e di proteggerla.

Si narra che nel 1132 il conte Rainolfo di Alife (in provincia di Caserta) fece richiesta al papa Anacleto II di avere una reliquia di qualche santo importante che lo aiutasse a liberare la propria città dalla terribile peste.

Il papa era riluttante ma mentre Rainolfo era in udienza si ruppe una trave nella basilica di San Pietro che distrusse l’altare con il corpo di papa Sisto I.

Questo venne considerato un segnale e fu deciso di mandare il corpo di Sisto I come reliquia a protezione di Alife.

Il papa concesse le reliquie di San Sisto, l’urna fu caricata sul dorso di un mulo che nel viaggio verso Alife però si diresse, disobbedendo, ad Alatri e si fermò davanti alla cattedrale.

Da quel giorno, l’11 gennaio 1132, Alatri fu liberata dalla peste. Per riconoscenza venne donato ad Alife un dito del Santo.

La leggenda di Alife e quella di Alatri differiscono. Negli anni ’80 è stato dimostrato che in realtà Alatri e Alife si dividono al 50 % il corpo del santo mentre la sua testa si trova nella cattedrale di Savona.

In ogni caso l’11 gennaio è considerata una cerimonia soprattutto religiosa mentre la festa si ha il mercoledì dopo Pasqua, in cui si svolge una solenne processione lungo le strade di Alatri.

Anche questa data è dovuta ad un miracolo compiuto dal santo. Nel 1186 Alatri era assediata dalle truppe di Arrigo VI, figlio di Federico Barbarossa, e dopo nove giorni di resistenza gli abitanti di Alatri si recano stanchi davanti al loro Patrono San Sisto per invocare aiuto e protezione.

Gli abitanti si sentirono rinforzati e riuscirono a sconfiggere il nemico proprio il mercoledì dopo Pasqua che, da quel giorno, venne dichiarato giorno di festa e consacrato proprio al Santo Protettore.

La prima statua che viene portata in processione risale al 1584 da Egnazio Danti con mani, piedi e testa in argento realizzata da un maestro di Perugia. Questa è stata poi sostituita nelle parti rovinate in legno nel 1671.

Negli anni ’50 il maestro Arbace Milani è stato incaricato di realizzare un nuovo corpo in legno di cirmolo (resistente ai tarli) lasciando tutte le parti in argento.

La statua risultò però troppo grande e difficile da portare in processione e nel 1959 se ne realizzò una nuova versione che pesa 7 quintali e viene portata in spalla da 20-25 portantini della Confraternita di San Sisto.

 

La Venerabile Confraternita di San Sisto Papa e Martire è nata nel 1429 e si aggregò alla Venerabile Arciconfraternita della SS. Trinità dei Pellegrini di Roma nel marzo del 1578. Il suo fine era quello di promuovere il culto del Santo e soccorrere i bisognosi.
Dopo un periodo di difficoltà, il 10 gennaio 1990 è tornata a riprendere le sue funzioni: ha collaborato alla restaurazione della chiesetta dedicata alla Madonna di Loreto e di altri monumenti sacri ed è incaricata di organizzare i festeggiamenti civili per la festa del Patrono di Alatri.

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La Via Livia è stata l’asse principale del tridente lungo la quale si svolgono le funzioni centrali primarie, si hanno le architetture di eccellenza come il palazzo comunale, il Casino Maratti e le Fontane Clementine, e si svolgono anche le manifestazioni di alto valore storico-artistico come l’Infiorata.

Dal 1778 la strada ospita il tradizionale e spettacolare tappeto floreale e Genzano di Roma è considerata una delle più importanti l'Infiorate d’Italia.

Via Livia è lunga circa 235 metri con un dislivello di 19 metri tra la piazza antistante la chiesa di Santa Matia della Cima e quella della Fontana di San Sebastiano. Questa pendenza le da una presenza scenica con un ‘colpo d’occhio’ che può prendere tutta l’infiorata nel suo insieme.

Nel giorno del Corpus Domini questa viene totalmente ricoperta da meravigliosi tappeti floreali che riproducono opere d'arte famose utilizzando petali di fiori. Pittori contemporanei compongono vere e proprie opere d’arte, dimostrando un virtuosismo che incanta e sbalordisce.

La festa si celebrò per la prima volta in Vaticano nel 1652 e fu portata a Genzano di Roma durante il pontificato di Alessandro VII. Alcuni studi attribuiscono l'invenzione della festa al Bernini tanto che il Paese nel 98, per festeggiare il quarto centenario della nascita dell'artista, ha dedicato alle sue opere l'intera edizione.

La festa termina con lo "spallamento" quando il lunedì pomeriggio decine di bambini distruggono l'Infiorata con una corsa.

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Il culto a San Michele e la storia del suo comitato di Vallecorsa si perdono nella notte dei tempi.

San Michele viene definito “Medico di Vallecorsa” e Vallecorsa viene definita “Terra di San Michele”.

La fede verso questo Santo coincide con l’avvento in Italia dei Longobardi e a Vallecorsa c’era una immagine del santo su ogni porta del paese.

L’artistica e taumaturga statua di San Michele viene portata in processione ed è conosciuta e visitata da turisti e pellegrini.
 

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Il 25 aprile, a Vallecorsa si svolge una particolare festa in cui le bambine e i bambini sfilano tenendo in mano dolci realizzati in forme diverse e denominati rispettivamente “pupette” per le bambine e “ciervi” per i bambini.

Dopo la messa e la processione, si impartisce la benedizione ai dolci e ai campi.

Questa cerimonia si collega agli antichi riti propiziatori, di iniziazione, della fertilità e del ringraziamento.
 

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I festeggiamenti a Torrice in onore dei Santi San Sebastiano e San Rocco ricadono rispettivamente nell’ultima domenica di agosto e prima domenica di settembre.

Nell’ambito della manifestazione vengono rievocate le antiche tradizioni locali con la messa in scena di una location storico medioevale e la degustazione di antiche ricette.

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Supino. Festa di San Cataldo

L’8 marzo di ogni anno, a Supino si svolge la cerimonia di “San Cataldino” con una processione del ‘Santo Braccio’ tra la chiesa di Santa Maria Maggiore e il Santuario.

Il 9 maggio di ogni anno, alle ore 3:00 di mattina, c’è il tradizionale richiamo notturno per tutti i Supinesi che pian piano si dirigono al Santuario e la Statua del Santo viene vestita con le sacre insegne pastorali, portata all’interno della sua macchina e lasciata al centro della chiesa.

Il 10 maggio, dopo la messa, si ha la solenne processione in cui la statua viene portata a spalla da oltre 50 incollatori, per alcune vie del Paese per giungere dinanzi alla piccola chiesina di San Sebastiano e San Rocco.

San Cataldo (610 - 685) è stato un vescovo irlandese del VII secolo arrivato in Italia, dopo un pellegrinaggio in terra santa, è diventato vescovo di Taranto.

Alla morte dei suoi genitori, Cataldo decise di donare tutta la loro eredità ai poveri ed entrò in convento. La leggenda narra che il santo è giunto a Taranto per volere divino. Arrivato a Taranto compì molti miracoli tra cui quello di far nascere una una sorgente d'acqua, ancora presente, nel mar piccolo.

Il corpo del santo è a Taranto e una sua reliquia fu estratta dal braccio e consegnata nel 1653 a Supino.

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