Casalvieri, il paese dei palloncini

Nella mia mente non era previsto che potesse esistere un piccolo paese nel Parco Nazionale di Lazio, Abruzzo e Molise nella incantata Val di Comino che fosse famoso in tutto il mondo.

Mi ritrovo a Casalvieri in una giornata di autunno colorata da un’esplosione di colori.

Casalvieri non è solo il paese dei Monumenti Nazionali, patria del famoso attore comico Coluche è anche il paese dei palloncini di gomma che qui vengono prodotti dai primi anni del novecento.

Entriamo allora nel mondo della fabbrica dei palloncini di gomma: macchie di colore in ogni angolo che ci danno la sensazione di essere stati proiettati in un quadro impressionista.

Mi ritrovo a scoprire per la prima volta come viene realizzato il palloncino, l’oggetto del desiderio di tutti i bambini, il simbolo delle feste che con il suo volo raggiunge il cielo e accompagna le domande di tutti quelli che osservano il suo volo: dove andrà a finire?

Ma come nasce un palloncino?

I primi palloncini venivano prodotti con viscere animali essiccate, e solo negli anni trenta del novecento che nasce il palloncino di gomma. La materia principe è il lattice, una sostanza completamente naturale che viene estratta dalla linfa degli alberi di gomma che si trovano in particolare in Amazzonia e in Africa.

Il lattice viene inviato qui a Casalvieri e nelle sue fabbriche prende vita: versato in grandi vasche viene colorato con delle tinte naturali che conferiscono le sfumature che il palloncino avrà alla fine della sua realizzazione.

Stampi in serie di diverse forme, vengono immersi nel lattice colorato creando una sottile pellicola che asciuga velocemente.

Passati attraverso delle spazzole rotanti si forma il bordo che è necessario per gonfiare il palloncino che è così pronto per la trasformazione più importante: sottoposto per due volte ad alte temperature si attiva la vulcanizzazione della gomma che perde le sue caratteristiche plastiche per diventare elastica.

Lavati con getti d’acqua il palloncino ormai finito viene sottoposto ai test più importanti per garantire che il sia così come desiderato con la sua speciale forma, il suo colore e privo di imperfezioni.

Pronti per essere contati da immense macchine e confezionati iniziano il loro viaggio che da Casalvieri li porterà in tutto il mondo.

Qui a Casalvieri si trova la prima azienda italiana di palloncini, tra le prime al mondo, che ha iniziato la sua produzione artigianale nei primi anni del 1900.

Oggi una vera ”Accademia Italiana del Palloncino “ si occupa della “Balloon Art”, meravigliose sculture realizzate con l’impiego di palloncini dai mille colori, dalle diverse forme e personalizzati per tutti gli eventi diffondendo arte e prodotti italiani nati in un piccolo e incantato paese della Val Comino!
E allora lasciamoci trasportare dalla forza dei palloncini che non conoscono confini se non quello del cielo!

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Assistere ad un'emozione: la Sacra Rappresentazione del Venerdì Santo a  Valmontone

Assistere ad un’Emozione

Da oltre cento anni la città di Valmontone ogni anno aspetta un importante evento molto partecipato dal pubblico: quello della Sacra Rappresentazione che ha luogo la settimana prima della Pasqua.

Le sue origini risalgono al 1903 quando padre Angelo Fortuna, il parroco della parrocchia di Santo Stefano, allestì la prima “Processione di Cristo Morto”. La “Processione” sfilava per le vie del paese e tutta la comunità vi prendeva parte con emozione. Per quasi cinquant'anni la processione è stata un punto fermo della vita religiosa di Valmontone per poi evolversi. Si trasforma in Sacra Rappresentazione nel 1950 quando un gruppo di amici, dopo aver visto la manifestazione di Sezze Romano, volle provare a farne una nel loro paese.

Nel 1950 si formò il primo comitato, composto di circa 70-80 persone per organizzare questo evento. Dopo lunghi mesi di prove a Palazzo Doria, dove per anni si era rifugiata tutta la popolazione di Valmontone per sfuggire ai bombardamenti, il Venerdì Santo c'è stata la prima rappresentazione che subito ha riscosso un notevole successo, nonostante qualche scetticismo dei nostalgici della “Processione”.

Il successo di questa nuova “rappresentazione” fece sì che, l'anno successivo arrivò a Valmontone la “Settimana INCOM”, il cinegiornale che in quegli anni faceva le veci della tv non ancora nata, e una troupe della Twenty Century Fox, che grazie alle loro riprese evidenziò lo spirito con cui i Valmontonesi partecipano all'atteso evento.

Con il passare degli anni l’esperienza nell’organizzazione dell’evento ha portato ad una maggiore qualità della recita aumentando anche in numero delle persone che prendono parte alla rappresentazione. Questo ha permesso di aumentare il numero delle storie e delle scene rappresentate.

Sono state aggiunte le scene di ‘Caino e Abele’, la ‘Tentazione nel deserto’, la ‘Disperazione di Giuda’, mentre le scene di massa, come quelle di Giovanni Battista, si fanno più spettacolari e affollate di pubblico e pretoriani.  Per questo ogni anno si registra un crescente afflusso di turisti provenienti dai paesi limitrofi e anche da quelli più lontani.

Nel 1987 lo spettacolo cambia ancora una volta e si svolge al coperto per aumentare le emozioni degli spettatori. Il copione è rivisitato dal punto di vista biblico, e l’attenzione viene spostata totalmente sul Nuovo Testamento e in particolare sulla Passione di Cristo.

Nel settembre del 1989, la Sacra Rappresentazione del Venerdì Santo arriva in Spagna, grazie al gemellaggio di Valmontone con la città di Benifayó.

Poi ancora una volta un cambiamento per aumentare il pathos della manifestazione: dal 1994 lo scenario della Rappresentazione diventa il suggestivo Centro Storico di Valmontone.

Lo sfondo della Rappresentazione è quello di Palazzo Doria Pamphilj, edificio del XVII famoso per i suoi ambienti affrescati dei quali ricordiamo in successione: la Stanza del Fuoco, dell'Aria, dell'Acqua, della Terra. Il palco viene allestito fra il Palazzo e la Chiesa di Santa Maria Maggiore, uno dei monumenti simbolo del passato valmontonese, realizzata in stile barocco dall'architetto Mattia De Rossi e dedicata alla Vergine Assunta in cielo.

La scena più suggestiva e coinvolgente della Sacra Rappresentazione del Venerdì Santo è sicuramente quella della Crocifissione: la crocifissione era, al tempo dell'Impero Romano, una modalità di esecuzione della pena di morte e in realtà era una vera e propria tortura. La pena della crocifissione era talmente atroce e umiliante che non poteva essere eseguita a un cittadino romano. Era subita dagli schiavi e dagli stranieri e, normalmente, veniva preceduta dalla flagellazione, che rendeva questo rito ancora più straziante per il condannato.

La spettacolarità della rappresentazione è data anche dalla partecipazione di persone a cavallo che ogni anno sorprendono adulti e bambini e aumentano la sensazione di compiere per una volta un viaggio nel tempo.

Per partecipare come protagonista alla manifestazione si deve entrare in contatto tramite la pagina di Facebook dedicata alla Sacra Rappresentazione e partecipare attivamente alle prove nelle settimane precedenti la Pasqua. Ne vale la pena!
 
SCENE RAPPRESENTATE:
PROLOGO
GIOVANNI BATTISTA
ERODE
IL BALLETTO DI SALOME'
GESU' NEL DESERTO
LA CHIAMATA DEGLI APOSTOLI
IL DISCORSO DELLA MONTAGNA
LA RESURREZIONE DI LAZZARO
INGRESSO IN GERUSALEMME
L'ULTIMA CENA
NELL'ORTO DEL GETZEMANI
GESU' DAVANTI A CAIFA
GESU'DAVANTI A PILATO
FLAGELLAZIONE
VIA CRUCIS
LA DISPERAZIONE DI GIUDA
LA CROCIFISSIONE
LA DEPOSIZIONE

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Come partecipare all’infiorata di Genazzano

Il primo weekend di luglio Genazzano si riveste di colori e si popola di migliaia di visitatori grazie ad una manifestazione, la più caratteristica di questo piccolo paese e uno degli eventi più ricercati dai turisti: l’infiorata. L’appuntamento è uno di quelli da non perdere per gli amanti della storia e delle tradizioni locali dei piccoli centri.

La particolarità di questo evento è la possibilità che si dà al turista di partecipare nella notte del sabato alla composizione del tappeto floreale. Vi è molta spontaneità nella realizzazione di questi disegni e accanto alle tematiche sacre non mancano i soggetti legati all’attualità.

Non preoccupatevi se non avete nulla con voi per mangiare o per bere, ci penseranno i bar e i forni locali a offrirvi caffè e cibo per rifocillarvi durante tutta la notte!

Possiamo far risalire le sue origini al 1883, quando nacque l'Apostolato della Preghiera, ad opera del padre gesuita Francesco Saverio Gautrelet, un'associazione di fedeli che ha lo scopo di vivere e propagare la devozione al Sacro Cuore di Gesù. È per ricordare quest’avvenimento che si svolge l’infiorata e la processione del Sacro Cuore.

Altre fonti fanno risalire le sue origini al 1625 durante il pontificato di Papa Urbano VIII ma non ci sono documenti che possano verificare quest’ipotesi ed è solo una cosiddetta “voce di paese”.

La tradizione vuole che i fiori di ginestre, margherite o altri tipi, vengano raccolti in montagna o nei campi. Ad oggi, i fiori raccolti non bastano quindi si è costretti a comprarli.

La prima operazione è appunto la raccolta dei fiori che avviene nella settimana prima dell’infiorata. Dopo la raccolta, i gruppi di infiorai, attualmente 25 suddivisi in 17 rioni, provvedono alla separazione dei fiori e alla conservazione di quest’ultimi nelle fresche cantine costruite nel tufo.

La notte del sabato, dopo la mezzanotte, avviene la seconda operazione con la quale si iniziano a creare questi disegni, sul percorso stradale, con la partecipazione degli abitanti e degli stessi visitatori.

La terza operazione da fare è quella di disporre i fiori sul selciato.
Verso le otto del mattino della domenica del Sacro Cuore, finalmente, ci si trova davanti un tappeto di fiori lungo oltre mille metri.

La sera poi si svolge la processione religiosa e la rievocazione storica del vecchio e del nuovo testamento dove persone sfilano in costume sopra il tappeto di fiori.

Il flusso dei turisti è sempre stato molto grande ed ogni anno vengono accolte circa 5.000/10.000 persone.

Nel 2012, gli abitanti di Genazzano hanno voluto realizzare una cosa diversa dal solito, diversa dalle infiorate di Gerano, Spello, Noto, Fabriano o Genzano che sono paesi con una tradizione di infiorai che lavorano i fiori a secco.

Così, nello stesso anno, è stata realizzata l’infiorata più lunga del mondo: oltre 1 km di lunghezza e 1 metro di larghezza, esclusivamente con petali di fiori freschi. È stata anche certificata dal Guiness World Records di Londra con il nome di “the largest flowers petal carpet”, mq 1642,57 senza soluzione di continuità.

Il primato ha riconosciuto un valore storico e culturale dell’infiorata come un’eccellenza italiana.

Partecipare alla creazione del tappeto di fiori è semplicissimo: basta recarsi alla Pro Loco di Genazzano e avvisare della vostra presenza. Una volta arrivati a Genazzano, sarete distribuiti in aiuto dei rioni e vivrete un’esperienza unica e ricca di emozioni!

Oltre alla partecipazione dell’infiorata c’è la possibilità di partecipare a visite guidate organizzate dal Comune e dalla Pro Loco locale per scoprire questo antico borgo.

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Fossanova - Via Francigena by Blue Hunter Videoproductions
Fossanova - Via Francigena by Blue Hunter Videoproductions

Tutti abbiamo sentito parlare della Via Francigena, il cammino percorso dai pellegrini per andare a visitare la tomba di San Pietro a Roma partendo da Canterbury, ma ancora pochi sanno che il cammino proseguiva fino a Brindisi dove i fedeli si imbarcavano per andare in Terra Santa.
Questo secondo tratto è chiamato la Via Francigena del Sud e presenta diverse varianti soprattutto nella parte più vicina a Roma. Dobbiamo ricordarci infatti che nel Medioevo parte della via Appia non era praticabile a causa delle paludi Pontine e quindi il nuovo tracciato era stato spostato lungo il fianco dei Monti Lepini.
Per cogliere la bellezza del cammino ci si può lasciare emozionare dal docu-film “Il cammino per Roma o La Via Francigena nel sud lungo la Via Appia, L’Appia pedemontana e interna ai Monti Lepini” con la regia di Domenico Parisse e la sceneggiatura di Giancarlo Forte che è anche il protagonista principale della storia del pellegrino narrata nel video.
Si sono conosciuti camminando, uno esperto di riprese subacquee e con il drone e uno con la passione della scrittura, e hanno creato la Blue Hunter Video Production con la quale hanno già realizzato documentari di promozione del territorio come quello sul Lago di Albano (Guida di Albano).
Grazie ad un uso sapiente dei droni per le riprese ma, soprattutto alla sconvolgente bellezza di alcuni dei posti attraversati dal cammino, si è spinti non solo a non staccare gli occhi dal video ma ad indossare un paio di scarponi e ad intraprendere il cammino.
Un suggestivo cammino lungo circa 320 km con 11 tappe e che giunge a Roma partendo dal fiume Garigliano, confine sud del Lazio, per arrivare alla tomba dell’apostolo Pietro. In parte l'itinerario originale non è praticabile perché i percorsi sono stati distrutti o sono diventati terreni privati o strade asfaltate con traffico anche intenso ma i nuovi tracciati mantengono tutto il loro fascino.
Si attraversano i 15 comuni di Castelforte-Suio (Guida di Castelforte), Minturno (Guida di Minturno), Gaeta (Guida di Gaeta), Fondi (Guida di Fondi), Terracina (Guida di Terracina), Sonnino (Guida di Sonnino), Priverno-Fossanova (Guida di Priverno), Bassiano (Guida di Bassiano), Sermoneta (Guida di Sermoneta), Cori (Guida di Cori), Velletri (Guida di Velletri), Nemi (Guida di Nemi), Castel Gandolfo (Guida di Castel Gandolfo), Marino-Frattocchie (Guida di Marino) e Roma.
Il protagonista del docu-film è il pellegrino Anselmo che durante il percorso si imbatte in vari personaggi storici, rappresentativi dei luoghi dove passa, come i Cavalieri Templari al castello di Itri, la bella Giulia Gonzaga contesa dal pirata Barbarossa nel castello di Fondi, la maga Circe vicino al Circeo, i briganti a Sonnino o un oste furbetto a Marino.
Una voce narrante racconta le storie locali e alcuni dettagli delle architetture e dei passaggi che si attraversano. In questo viaggio storico-fantastico la moderna conclusione è a San Pietro con uno smart-phone che trasmette il desiderio di intraprendere oggi stesso il pellegrinaggio.
Il tracciato e la valorizzazione del cammino è promossa dell’associazione di pellegrinaggio “Gruppo Dei Dodici”, un gruppo di amici che ha deciso di far conoscere le bellezze di questi territori a tutto il mondo. Domenico e Giancarlo hanno poi interpretato questa missione con un documentario mentre Oreste Polito e Lucia Deidda hanno scritto il libro/Guida “Francigena -  Srata Peregrinorum”.
I paesaggi iniziano quindi dalle spiagge sul Tirreno e attraversano i monti Aurunci, gli Ausoni e i Lepini, passano per i boschi dei Colli Albani e lungo le sponde di quattro laghi. Per lunghi tratti si percorrono antiche strade basolate romane e lungo il cammino si incontrano abbazie, eremi e castelli e si attraversano paesi inalterati da secoli. Roma, caput mundi, e San Pietro sono la meta finale di valore mondiale.
 Breve descrizione del Cammino della Via Francigena del Sud del docu-film
 Il documentario segue uno dei percorsi indicati nella guida FRANCIGENA -  Srata Peregrinorum di Oreste Polito e Lucia Deidda.
Le descrizioni che seguono danno solo un’idea generale dei percorsi e del fascino della storia che si incontrerà lungo il cammino.
Tappa 1: Castelforte/Suio– Minturno km 16,0 facile
Il cammino è addolcito da aranceti e uliveti e si percorrono stradine di campagna talvolta asfaltate. La maggior parte del territorio è all’interno del Parco Riviera di Ulisse e si passa centri medioevali. Da non perdere: la chiesa di S. Maria in Pensulis, l’antico villaggio di Suio Alto, il Duomo di Minturno e le Terme di Suio.
Tappa 2: Minturno – Formia km 17,3
Facile per gran parte nel tratto vicino la riva del mare che costeggia la Via Appia e impegnativa nel tratto di Monte d’Oro con sentieri immersi in una splendida flora mediterranea. Da non perdere a Minturno: visita alle rovine della città romana di Minturnae, il ponte borbonico, il porticciolo/peschiera romana, le rovine della villa romana di Mamurra sul Monte di Scauri. Da non perdere a Formia: il Cisternone, il Castellone, le case adattate sull’antico teatro Romano e la Torre di Mola.
Tappa 3: Formia-Itri-Fondi Km 26,500
Lunga ma molto suggestiva, si percorre uno dei tratti più conservati dell’Appia Antica: le Gole di S. Andrea al valico di Itri. Il cammino è grandioso con i rilievi dei i monti Aurunci e i poderosi castelli nei due centri urbani. Da non perdere ad Itri: il Castello e il Museo del Brigantaggio. A Fondi: la Chiesa di S. Maria Assunta, il Duomo, la Giudea, il Palazzo del Principe, il Castello con Torrione e il Chiostro di S. Domenico (dove insegnò S. Tommaso d’Aquino).
Tappa 4: Fondi – S. Magno – Terracina km 23,550
Tappa Impegnativa, ma si è ripagati da panorami mozzafiato.  Dopo un tratto in pianura di circa 9 km, il sentiero si inerpica in montagna fino a 300 m e continua finendo su una antica strada romana. Si prosegue su una via moderna fino al Tempio romano di Giove Anxur. Si scende a Terracina seguendo sentieri. Da non perdere: l’Abbazia di S. Magno, il paese di Valle Marina, la Torre dell’Epitaffio, la strada romana pre-traiana e il tempio di Giove Anxur.
Tappa 5: Terracina – Fossanova km 20,600
Il Percorso segue strade poco trafficate e sentieri che dal mare di Terracina attraversano la piana del fiume Amaseno fino alla bellissima abbazia di Fossanova. Da non perdere a Terracina: Il Duomo, il Centro antico (Piazza del Municipio) e la cinta muraria. Il Borgo di Fossanova, intatto da secoli, è costituito da tutti gli edifici di pertinenza della splendida Abbazia cistercense del XII secolo che ospitò e dove morì S. Tommaso d’Aquino nel 1274.
Tappa 6: Fossanova – Priverno – Sezze km 18,120
Una bella tappa con la prima parte su sentieri campestri lungo il fiume Amaseno in un’ampia vallata con numerosi paesi arroccati sui Monti Lepini. La parte finale è in salita su una mulattiera sul fianco del Monte Trevi. Da non perdere a Priverno: la cattedrale di S. Maria Annunziata del 1183, che custodisce il cranio di S. Tommaso d'Aquino, l’adiacente Palazzo Comunale (XIII sec.), la chiesa di S. Benedetto (IX-X sec.) con il dipinto di S. Giacomo e la chiesetta di S. Giovanni (XI sec.). Da non perdere a Sezze: la cattedrale di S. Maria (XIII sec.).
Tappa 7: Sezze- Bassiano- Sermoneta km 23,900
Tappa impegnativa per lunghezza ma piacevole. Si godono bellissimi panorami e si attraversa un’ampia vallata caratteristica di alta montagna. Da non perdere a Bassiano: la cinta muraria medioevale e l’Eremo del Crocifisso, un luogo di alta spiritualità usato da eremiti per molti secoli. Il bosco è uno splendido monumento naturale.  Sermoneta è forse il più bel borgo dei Monti Lepini che si è mantenuto intatto da secoli. Il Castello Caetani è uno dei manieri più belli d’Italia.
Tappa 8: Sermoneta – Norma – Cori km 19,600
Il percorso non presenta particolari difficoltà. Si cammina su un balcone roccioso dei Lepini e lungo una antica mulattiera che si affaccia su un panorama straordinario: l’oasi di Ninfa e la pianura Pontina. Lungo il percorso si passa accanto alla bella Abbazia Cistercense di Valvisciolo. Da non perdere la visita all’antica città di Norma con le sue mura megalitiche. A Cori è da visitare assolutamente il complesso dell’Annunziata.
Tappa 9: Cori – Giulianello – Velletri Km 20,500
Con questa tappa si passa dalla provincia di Latina a quella di Roma. Una passeggiata con pochi dislivelli, in un ambiente contadino fra coltivazioni di ulivi e di vigneti. Si consiglia la visita al Borgo di Giulianello, un centro tradizionale della campagna vicino Roma con il suo suggestivo lago. Velletri è poi uno dei più conosciuti borghi laziali descritto dagli stranieri del Grand Tour. Da non perdere: il Palazzo Comunale e l’antica Cattedrale con elementi del IV secolo.
Tappa 10: Velletri – Nemi – Castel Gandolfo km 20,00
Tranne la prima parte che sale tra villini, il resto scorre nei fitti boschi di castagno del Parco Naturale Colli Romani con la vista di due splendidi laghi, quello di Nemi e quello Albano, celebrati da poeti e ripresi da pittori di tutta Europa. È una tappa molto suggestiva. Le due cittadine sono affacciate in bella posizione sui rispettivi laghi. Da non perdere il suggestivo centro di Nemi e a Castelgandolfo il Palazzo papale con l’osservatorio astronomico, la chiesa di S. Tommaso e i giardini delle ville Papali.
Tappa 11: Castel Gandolfo – Roma km 20.500
Una prima parte scorre tra i villini dei Castelli Romani. Poi si entra nella Via Appia Antica, un percorso ricco di monumenti, di storia, di poesia, degno del nome di “Regina Viarum”.
 
Seguiteli sul canale Youtube Blue Hunter Video Production o sulla pagina FB "Gruppo dei Dodici"
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La chiesa medioevale di San Rocco è stata costruita tra il XV e il XVI secolo a Rocca d'Arce.

E' adornata da un porticato con tre eleganti archi in stile romanico.

L’ingresso è laterale per l’innesto dell’edificio con la parete rocciosa.

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Ciociaria e Canada Strane connessione cablata tra paesi
Ciociaria e Canada Strane connessione cablata tra paesi

Le coincidenze sono iniziate al mio arrivo al confine con il Canada mentre ero in tour per mostrare la nostra "Guida dei Borghi d’Italia" al Ciociaro Club di Windsor.

Sono arrivato a Detroit, ho preso un taxi per il centro di Detroit e ho dovuto prendere un autobus che andava a sud. Sì, il Canada è a sud degli Stati Uniti. Lo è davvero, almeno quando sei a Detroit, nel Michigan, e vuoi andare a Windsor, nell'Ontario, in Canada. Ma nella zona di Windsor c'è il Ciociaro Club, la mia destinazione

Girando quindi il mio cervello di 180 gradi, sono salito su un autobus che mi ha portato nel tunnel sotto il fiume fino alla dogana canadese.

Quando l’addetto alla frontiera mi ha chiesto lo scopo per la breve visita in Canada, ho tirato fuori una copia della nostra guida a Settefrati. Sorpresa: la guardia alla dogana con un cognome italiano mi ha detto: "Conosco questa città, non provengo da lì ma vengo dalla Ciociaria”.

La mia domanda successiva ha ricevuto la risposta: "Casalvieri"!

Che sorpresa! Quest'anno siamo stati almeno 10 volte a Casalvieri per il suo compleanno millenario e abbiamo gustato cibo e vino locale da Alessio o all’Osteria del Tempo Perso. C'è un interessante produttore di vino che ha riscoperto i vecchi vini locali come il Pamparano e il Maturano. Questo vino è super e viene totalmente da coltivazione bio-dinamica.

La nostra storia di Sant'Onorio è stata uno degli articoli più letti del 2017. Questa città è anche il regno dei palloncini e il luogo da cui proviene il grande clown Coluche.

A Casalvieri mi sento a casa perché le persone parlano italiano e inglese e posso ascoltare storie per le nostre guide direttamente dalla gente del posto. I legami di queste città con gli emigrati sono forti e c'è un'area - Casalattico - Montattico - con incredibili ville e una vista meravigliosa che è una vera comunità irlandese italiana.

Ma torniamo a Windsor, in Ontario. La nostra prima notizia del Ciociaro Club di Windsor è stata la scorsa estate durante la creazione della Guida di Settefrati quando il grande fotografo Tonino Bernardelli ci ha detto: 'la facciata del Ciociaro Club di Windsor è la stessa del Santuario della Madonna di Canneto! " .

Abbiamo quindi inserito una breve descrizione del Ciociaro Club all'interno della guida di Settefrati. Ma da quel giorno ho iniziato ad essere molto curioso di Windsor e il mio obiettivo è stato di trovare una scusa per visitare il vero Ciociaro Club di Windsor.

Quindi, eccomi a Detroit su un autobus per Windsor!

L'autista dell'autobus mi ha gentilmente lasciato vicino al Casinò, una struttura che non era qui l'ultima volta che aveva visitato il Canada nel 1988 e ho preso un taxi per andare al Ciociaro Club. La mia abitudine di leggere i segnali mi ha causato qualche difficoltà mentre passavamo per strade con nomi tipo Ouellette.

Le origini di Windsor, dopo i nativi americani, erano paradossalmente francesi dal 1749, e oggi, mentre c'è ancora una minoranza francofona in posti come Tecumseh, Windsor è nella zona di lingua inglese.

Era una zona rurale con fattorie in stile "canadese", lunghe e sottili che arrivavano al fiume, fino all'inizio dell'industria automobilistica.

Nel 1794, dopo la rivoluzione americana, la città fu ribattezzata Windsor e a questo periodo risalgono gli edifici più antichi. La Windsor di oggi è un'area che comprende un certo numero di città e villaggi precedentemente indipendenti.

Windsor è stata una città libera e una fonte per il rum durante il proibizionismo americano, poiché le bevande alcoliche erano legali in Ontario (deve essere l'eredità francese). C'è ancora un'enorme distilleria (Hiram Walker) nel centro della città.

Alla fine, sono arrivato al Ciociaro Club e sono rimasto stupito dalla magnificenza dell'edificio. Il Ciociaro Club è un meraviglioso luogo di incontro per oltre 1.800 emigrati e le loro famiglie provenienti dalla zona del Centro-Sud Italia, conosciuta come Ciociaria.

La Ciociaria oggi copre la provincia di Frosinone e ha molte città famose come Cassino, Alatri, Anagni, Fiuggi, Veroli, Castro dei Volsci e altre 80 altri, tutte con una storia di grandi civiltà, grande distruzione e ricostruzione fin da 500 anni prima di Cristo.

Passo all'ingresso e sono accolto dal personale che fa di tutto per far sentire a suo agio questo visitatore dalla Ciociaria nella sua giornata piena di impegni. Il manager era entusiasta e abbiamo avuto l'opportunità di presentare la nostra arte a uno dei membri del consiglio di amministrazione.

Le opportunità per la promozione della Ciociaria attraverso il club, per aumentare i legami e rinvigorire la Ciociaria, sono reali. Abbiamo molte idee su come rafforzare e creare nuove connessioni tra Canada e Ciociaria. Ma iniziamo con il primo passo e diremo in seguito quale sarà il nostro secondo passo.

Ora è tempo di andare a nord dal Canada agli Stati Uniti e poi di volare a Vancouver per il nostro tour.

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29 30 e 31 Gennaio i Giorni della Merla
29 30 e 31 Gennaio i Giorni della Merla

Secondo diverse antiche tradizioni contadine il 29, 30 e 31 gennaio sono considerati i giorni più freddi dell'anno. Precedono di poco la Candelora, la festa celebrata il 2 febbraio che tradizionalmente segna il passaggio dal buio invernale alla luce primaverile, anche se per il Cristianesimo è anche il giorno della presentazione di Gesù al tempio.
Sia i Giorni della Merla che la Candelora venivano usati dai contadini per fare previsioni sul futuro arrivo della primavera e del risveglio de bel tempo. Se sono bei giorni allora la primavera arriverà presto e avrà particolari caratteristiche. Sei i giorni sono freddi allora la primavera sarà bella ma se sono caldi, o se piove, allora la primavera arriverà in ritardo.
Quasi tutte le storie dei ‘Giorni della Merla’ raccontano di merli bianchi che per riparare dal freddo si sono rifugiati in un comignolo e sono diventati grigi per la fuliggine. Queste leggende spiegherebbero la differenza fra il colore grigio delle piume della ‘merla’, la femmina, e quello nero brillante del merlo maschio.
Un altro punto in comune di molte storie è la durata del mese di gennaio che passa dai 28 giorni ai 31 attuali per fare dispetto a qualcuno.
Ma vediamo qualcuna delle storie:
Maremma
Nel borgo di Santa Fiora era nevicato e tutti i campi erano imbiancati costringendo gli animali a trovare rifugio. Una coppia di merli bianchi cercava riparo dal freddo e vide un comignolo con del fumo caldo. Decise allora di entrare nel camino di questa casa di campagna dove vi rimase tre giorni in attesa del bel tempo. Quando finalmente i merli uscirono, le loro piume erano diventate grigie.
Cremona
Secondo la storia locale si narra di un gennaio particolarmente caldo e i bianchi merli si prendevano gioco di Gennaio che non aveva portato il gelo. Allora Gennaio, che aveva 28 giorni, chiese tre giorni in prestito a febbraio e scatenò un inferno di neve e freddo. Anche qui i merli si rifugiarono in un comignolo e diventarono neri e grigi. Ancora oggi in alcune aree della provincia di Cremona si accende un falò in una piazza o in riva al fiume e si intonano canti e filastrocche accanto a un buon bicchiere di vino e a un piatto caldo. Spesso i canti popolari si svolgevano come un dialogo fra un coro che svolge la parte maschile e una o più donne.
Forlì e Cesena
In questa zona la leggenda racconta di una merla bianca che era uscita dal nido a fine gennaio convinta dal sole che l’inverno fosse finito e che invece trovò freddo e gelo e fu costretta a riparare in una canna fumaria. La merla divenne poi grigia a causa della fuliggine del camino.
Anche qui alcune varianti raccontano di dispetti fatti da Gennaio alla merla.
Sardegna
In Sardegna i Giorni della Merla sono il 30 e il 31 gennaio e anche qui si racconta di un gennaio particolarmente mite che aveva convinto i pastori all’arrivo della primavera. Gennaio si indispettì della poca considerazione e chiese due giorni in prestito a Febbraio, che allora aveva 30 giorni, per scatenare il freddo ed umiliare il pastore.
La leggenda sarda è un po’ più triste e il pastore perde tutte le sue pecore per il freddo tranne una che aveva riparato nella caldaia di rame dove preparava il formaggio.
Girando per il web si trova anche un passo di un libro del 1740 scritto a Venezia da Sebastiano Pauli (Modi di dire toscani ricercati nella loro origine) che racconta una sua propria storia dell’origine dei ‘Giorni della Merla) totalmente diverse da quelle oggi conosciute.
"I giorni della Merla" in significazione di giorni freddissimi. L'origine del quel dettato dicon esser questo: dovendosi far passare oltre Po un Cannone di prima portata, nomato la Merla, s'aspettò l'occasione di questi giorni: quali, essendo il Fiume tutto gelato, poté quella macchina esser tratta sopra di quello, che sostenendola diè il comodo di farla giungere all'altra riva.
Altri altrimenti contano: esservi stato, cioè un tempo fa, una Nobile Signora di Caravaggio, nominata de Merli, la quale dovendo traghettare il Po per andare a Marito, non lo poté fare se non in questi giorni, quali passò sovra il fiume gelato.
Non sappiamo quale è la vera storia ma io seguo il detto di mia nonna friulana sulla Candelora:
“Alla Candelora dell’inverno semo fora, ma se piove o tira vento dell’inverno semo dentro”.
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La storia del Teatro Vittorio Veneto di Colleferro

Siamo alle porte di Roma, nella Valle del Sacco che arriva fino a Frosinone, terra di imperatori, cardinali e papi, come diavolo si fa a intitolare un teatro alla città di Vittorio Veneto?

Tutto inizia da 3 fratelli e una sorella veneti arrivati prima ad Aprilia, per la bonifica dell’Agro Pontino, eppoi a Colleferro dove la città si espandeva rapidamente con la crescita della fabbrica di armamenti. Erano Giuseppe, Antonio, Eugenio e Vittoria. Giuseppe era mio nonno.

 

I fratelli Furlan continuavano ad avere il Veneto nel cuore e la polenta e la grappa nei desideri. Sono operai, poi diventano costruttori ed infine imprenditori nello spettacolo aprendo il primo cinema a Colleferro. E come potevano chiamarlo?

Antonio, Eugenio, Giuseppe e Vittoria venivano dal piccolo paesino di Cordignano e per loro Treviso e Vittorio Veneto erano delle metropoli che incutevano rispetto e ammirazione. Lo stesso stupore che oggi possiamo avere per New York!

In quelle aree del Veneto si era combattuta la prima guerra mondiale che aveva lasciato distruzione e fame. Una intera generazione di ragazzi era emigrata in Brasile, Argentina, Australia e Nord America e un gruppo era stato deportato a Latina per le bonifiche della pianura pontina.

Giuseppe voleva sposare qualcuna del suo paese e si fidanza con la bellissima e intraprendente Aurelia, una friulana non molto contenta di venire al sud. Lavorava per l’associazione degli ingegneri di Sacile e Pordenone ed era abituata ad essere indipendente e ad andare a teatro e all’opera.

“Se non lo trovo ad aspettarmi alla stazione torno indietro e non vado più al sud!” 

aveva detto a sua madre. Ma Giuseppe era alla stazione di Aprilia e Aurelia si era trovata improvvisamente in un paese che non conosceva senza altro da fare che insegnare alle scuole elementari.

Aveva ottenuto facilmente il trasferimento a Colleferro grazie alle sue doti ginniche e al sabato fascista: al mattino tutti allo stadio a fare ginnastica! Molti se la ricordano, le persone facevano la fila per vederla con gli short della sahariana mentre insegnava a tutto il paese flessioni e altri esercizi.

Ma Aurelia restava una indomita e Giuseppe doveva trovare qualche cosa da farle fare altrimenti sarebbe tornata al nord e la avrebbe persa. Così insieme ai fratelli decise di aprire un cinematografo. Colleferro non era più una frazione ma era diventata un paese industriale e moderno. La fabbrica era cresciuta e aveva migliaia di persone che ogni giorni entravano in uno dei suoi turni.

 

Era il momento giusto di iniziare una attività di intrattenimento e la scelta naturale era quella di aprire un cinematografo vicino piazza Mazzini che allora era il cuore sociale del paese.

Si iniziano allora i lavori di una nuova struttura che comprendeva un cinema e teatro con palco, un negozio di sanitaria per la sorella Vittoria e l’abitazione del fratello Antonio. Molto moderno e innovativo con un palco con camerini e una moderna galleria per il pubblico.

E come potevano chiamarlo questo cinema? Teatro Vittorio Veneto, of course!

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