San Pancrazio: da Roma a Londra passando in Germania e Terra Santa

Il 12 maggio si festeggia San Pancrazio, il protettore dei Giovani di Azione Cattolica e il co-protettore dei Cavalieri Teutonici, un antico ordine monastico-militare e ospedaliero nato in Terrasanta ai tempi della terza Crociata per assistere i pellegrini dalla Germania. Il loro nome per esteso è infatti Ordine dei Fratelli della Casa Ospitaliera di Santa Maria dei Teutonici in Gerusalemme.

A Londra la Stazione di St Pancras prende il nome dalla antica Chiesa di San Pancrazio, uno dei primi luoghi di culto cristiani dell’isola di Albione fondato da Sant’Agostino di Canterbury.

A Roma sul luogo del suo sepolcro è stata costruita la Basilica di San Pancrazio da Papa Simmaco ed è il patrono di 29 comuni fra cui Albano Laziale il cui santuario è meta ancora oggi di molti pellegrinaggi.

Ma quale è la storia di un Santo diventato così famoso? 

In realtà San Pancrazio è morto ancora adolescente sotto le persecuzioni di Diocleziano e non ha fatto in tempo a compiere in vita atti miracolosi a parte il modo eroico in cui si è fatto immolare per la fede cristiana.

Pancrazio era nato nel 289 in Asia Minore da genitori ricchi che morirono presto, la madre di parto e il padre quando era ancora un bambino di 8 anni. Con un suo zio arrivò a Roma dove entrò in contatto con la religione cristiana ed entrambi si fecero battezzare.

In quel tempo l’imperatore Diocleziano aveva iniziato a temere gli adepti di questa religione che non riconoscevano la supremazia dell’imperatore. Infatti i Romani erano noti per aver accolto molti altri culti religiosi a cui avevano posto una sola condizione: riconoscere la divinità dell’Imperatore.

I cristiani erano differenti e consideravano l’imperatore un uomo come tutti gli altri e dal 303 Diocleziano iniziò una persecuzione in tutte le terre dell’impero che portò a sterminare circa 15.000 cristiani.

Ci sono molte leggende su San Pancrazio che spesso viene raffigurato in abiti militari, forse perché si supponeva che tutti i ragazzi di Roma abbracciassero la carriera militare o forse per il suo nome, che in greco vuol dire lottatore. Non sappiamo molto.

Per certo dicono che quando fu portato davanti all’imperatore Diocleziano, questi non riuscì a capacitarsi di come un adolescente così bello si fosse infatuato così tanto del Dio Cristiano da preferire la morte ad una vita a corte.

Così il 12 maggio del 304, Pancrazio fu portato al secondo miglio della Via Aurelia dove al tramonto venne decapitato. Aveva soli 14 anni. Subito dopo la morte la matrona romana Ottavilla raccolse il corpo e la testa e li seppellì in una catacomba scrivendo “Hic decollatus fuit Sanctus Pancratius” (qui fu decapitato San Pancrazio).

Per qualche anno le storie dei martiri andarono nel dimenticatoio ma stranamente le cronache ci dicono che già nel V secolo la tomba era meta di molti pellegrinaggi al punto che papa Simmaco (498-524) decise di costruire una basilica nel luogo dove era sepolto ed oggi l’altare si trova proprio sopra il sepolcro.

Il culto era così sentito a Roma che Porta Aurelia lungo le mura Aureliane cambiò nome in Porta San Pancrazio.

Una curiosità: San Pancrazio rientra tra i ‘Santi di Ghiaccio’ ossia i santi dell’ultimo freddo celebrati tra l’11 e il 14 maggio. In questi giorni di maggio, infatti, si possono verificare abbassamenti di temperatura soprattutto in Europa centro-settentrionale e ci sono molti proverbi a tal riguardo e questi eventi climatici furono studiati anche da Galileo Galilei.

Comunque gli allevatori inglesi non tosano le pecore e i contadini francesi aspettano questi giorni prima di seminare il raccolto.

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Bonaventura da Bagnoregio: Il filosofo dell'amore

San Bonaventura da Bagnoregio è il filosofo dell'amore.

“Uomo buono, affabile, pio e misericordioso, colmo di virtù, amato da Dio e dagli uomini... Dio infatti gli aveva donato una tale grazia, che tutti coloro che lo vedevano erano pervasi da un amore che il cuore non poteva celare”

Il fine della vita dell'uomo è l'amore di Dio. San Bonaventura da Bagnoregio è il filosofo dell'amore non solo perché egli vede nell'anima umana una tendenza infinita che la spinge verso l'amore di Dio, ma anche per quel rispetto con cui si volge al creato, inteso come espressione di Dio.

E questa è la fedeltà ultima e più profonda allo spirito del misticismo francescano. Egli stesso narra che da bambino si ammalò di un morbo che lo stava conducendo alla morte, ma poi fu risanato da San Francesco in persona il quale, facendo su di lui un segno di Croce, pronunciò queste parole: «Bona ventura» che vuol dire ‘Buona Fortuna’. Fu guarito e da allora fu chiamato Bonaventura.

Si chiamava, in realtà, Giovanni Fidanza. San Bonaventura nacque a Bagnoregio, vicino Viterbo, in una data incerta che molti collocano nel 1218 e che, comunque, è compresa tra il 1217 e il 1221. Portava lo stesso nome di suo padre, che era un medico.

Studiò a Parigi e, durante il suo soggiorno in Francia, entrò nell'Ordine dei Frati Minori. Insegnò teologia all'Università di Parigi e formò intorno a sé una reputatissima scuola.

Nel febbraio del 1257 fu eletto Ministro generale dell'Ordine, carica che conservò fino al 1274, anno della sua morte, dando saggio mirabile di sapienza, prudenza, spiccato equilibrio, in un momento difficile di assestamento dell'Ordine.

A questo periodo risalgono alcune fra le opere più famose del maestro francescano: le Quaestiones disputatae de scientia Christi, le Quaestiones disputatae de mysterio Trinitatis, il Breviloquium, il De reductione artium ad theologiam, oltre a numerosi commenti biblici.

Viaggiò molto per le necessità dell'Ordine e incarichi Pontifici. Nel 1273 Bonaventura fu eletto cardinale e vescovo di Albano Laziale. Dal novembre 1273 attese alla presidenza dei lavori preparatori e poi alla celebrazione del Concilio Ecumenico di Lione (7 maggio - 17 luglio 1274). Morì il 15 luglio, due giorni prima della fine del Concilio.

Fu canonizzato da Sisto IV nel 1482. Papa Sisto V, il 14 marzo 1588, lo annoverò «inter praecipuos et primarios» dottori della Chiesa latina. San Bonaventura fu definito dottore serafico. Scrisse numerose opere di carattere teologico e mistico e importante fu la «Legenda maior», biografia ufficiale di San Francesco, a cui si ispirò Giotto per il ciclo delle Storie di San Francesco.

La filosofia di San Bonaventura risente di una molteplicità di tradizioni, che ricomprendono sia il pensiero di Aristotele sia quello di Sant'Agostino. In questo cammino - “Itinerarium mentis in Deum”, le cose si presentano come segni dell'amore di Dio e il compito dell'uomo sta nel riuscire ad interpretarli.

Tutto, dal pensiero alla natura (gradini per giungere fino a Dio), trova origine e significato solo all'interno di Dio. E questa è la fedeltà ultima e più profonda allo spirito del misticismo francescano.

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La festa delle orchidee di Monte Porzio Catone segna la primavera

Una festa dedicata alle orchidee dal 12 Aprile al 14 Aprile, tre giornate da non perdere! Siamo nel centro di Monte Porzio, uno dei borghi dei Castelli Romani, e le strade si riempiono di colori e di sole per gli ‘orchidofili’ – gli appassionati di questi fiori.

Quale migliore occasione di festeggiare l’arrivo della primavera e partecipare ad una spettacolare mostra internazionale di orchidee provenienti da tutto il mondo?

Il percorso inizia attraversando l’antica porta di ingresso al paese inglobata nell’elegante palazzo Borghese e si snoda per le strade del centro storico. Le vecchie cantine e i locali storici vengono aperti e completamente rivestiti da manti di fiori colorati.

Espositori da tutto il mondo, Italia, Francia Germania, Olanda, Equador, Malesia, che espongono esemplari unici e di una bellezza rara. Collezionisti di questi fiori e appassionati si ritrovano per scegliere il loro fiore preferito.

La storia dell’orchidea è particolare e questo fiore è diffuso su tutto il pianeta grazie ad una sua incredibile resistenza, anche se la maggior parte dei fiori si trovano nelle zone tropicali dove cresce sui tronchi degli alberi. Infatti questo fiore è in grado di avere radici aeree capaci di assorbire acqua dall’ambiente.

L’oscurità delle foreste tropicali è sorprendentemente accesa da questi fiori.

il nome “orchidea “appare per la prima volta in un trattato di botanica farmaceutica scritto da Teofrasto che visse tra il VI e V secolo a. C.

Il primo trattato sulla coltivazione delle orchidee è stato scritto nel XI secolo e pubblicato in Cina. I cinesi amano tantissimo questo fiore lo usano per festeggiare la primavera e per allontanare le influenze negative e lottare contro la sterilità.

Questo anche per la particolare forma del fiore che ricorda gli organi riproduttivi maschili. Non a caso una delle infezioni maschili prende proprio il nome di orchite. L’orchidea è un fiore bello, delicato e raffinato, che non ha distinzione tra il calice e la corolla e per questo si dice che sia formato da 6 tepali: 3 petali e 3 sepali (foglie modificate).

Nel XVI secolo arriva in Europa la prima specie tropicale di orchidea dalle Indie grazie ad un sacerdote gesuita mentre la passione per questo fiore esplode grazie a Charles Darwin che ne studia le specie e le tecniche di riproduzione.

La loro storia e la loro bellezza la rendono ancora più speciale e le orchidee assumono anche un grande valore simbolico: in Cina rappresentano la purezza dei bambini, da noi vengono regalate per sottolineare un sentimento forte o per un augurio speciale.

Le orchidee sono legate anche ad una credenza Cristiana e vengono utilizzate nel periodo Pasquale per decorare gli altari: si narra che le macchie presenti su alcune specie di fiori rappresentino il sangue di Gesù.

La fioritura dell’orchidea selvatica nel territorio del parco dei Castelli Romani segna ancora più forte il legame con questa grande occasione che ci offre Monte Porzio Catone: un viaggio a chilometri zero nel fantastico mondo delle orchidee.

Monte Porzio Catone

E’ l’ultimo dei paesi del Parco dei Castelli Romani ed è forse il più curioso per la storia della guerra contro l’Austria dichiarata in modo autonomo durante il primo conflitto mondiale, facendo fede ad un forte spirito patriottico, e una pace mai firmata.

Il territorio di Monte Porzio è costellato dalle ville tuscolane più belle è importanti della nobiltà romana: Villa Parisi, Villa Mondragone residenza di Papa Gregorio XII, Villa Lucidi, Villa Angelina.

Ma la sua storia è molto più antica e le rovine Tuscolo con la sua area archeologica sono il posto più interessante e attrattivo di tutta l’area, meta di turisti che amano archeologia e natura.

Al periodo romano risale anche il Barco Borghese, un’immensa spianata artificiale realizzata su circa 180 vani sotterranei con volte in calcestruzzo, che nascondono forse i resti di una antica villa e dove è facile riconoscere cisterne e magazzini.

E' conosciuta dagli astroturisti: Monte Porzio ospita l’Osservatorio Astronomico con il centro culturale e didattico. Pochi sanno che il centro era stato costruito con un accordo fra Hitler e Mussolini: Hitler voleva la statua del discobolo che si trovava al museo romano e in cambio propose la costruzione di un grandissimo osservatorio attrezzato.

Queste e altre storie si respirano passeggiando per Monte Porzio, specialmente nelle sue feste, e gustando la cucina romana e i suoi vini Frascati DOC.
 

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L'hockey su prato dove non lo avete mai visto

Forse non tutti sanno che il secondo sport di squadra più rappresentato nelle manifestazioni Olimpiche, dopo il calcio, è l'hockey su prato.

L'hockey su prato, sport dalle regole simili a quelle del calcio, è generalmente giocato su campi rettangolari di erba sintetica o naturale. Pur essendo uno sport all'aperto, per ovviare alle avverse condizioni climatiche invernali, è stata introdotta la variante INDOOR, con la differenza di avere squadre da 6 e non da 11 giocatori.

Il gioco prevede due formazioni di 11 giocatori con bastoni ricurvi in legno o materiali compositi che si fronteggiano con l'obiettivo di mandare una palla di piccole dimensioni nella porta avversaria, difesa da un portiere.

Le origini di questo sport sono antichissime. Impossibile però stabilire chi sia stata la prima popolazione a praticare questo sport. Tracce di giochi con un bastone sono state trovate presso i Persiani (che avrebbero adattato una vecchia disciplina Giapponese) ed i Greci, civiltà che lo consideravano (e viene ancora visto come tale) “sport nobile”, nel quale le doti morali e comportamentali erano sinonimo di gentilezza e nobiltà d'animo.

È grazie all'Impero Britannico che tale disciplina venne regolamentata e codificata, così come avvenne per il calcio ed il rugby. Tra il 1865 ed il 1878, l'hockey su prato inizia a diffondersi prima nelle colonie Britanniche, poi in Olanda e Germania. Nazionali incontrastate per anni sono state l'India e il Pakistan. Dopo il cambio di attrezzatura, bastoni e palle più leggere, è venuta affermandosi la nazionale Australiana, tuttora detentrice del titolo mondiale.

Nonostante l'hockey su prato sia stato introdotto in Italia poco prima delle Olimpiadi di Berlino del 1936, lo sport non risulta esser particolarmente diffuso nel Bel Paese, se non in Sardegna, Piemonte e Liguria. Sin dagli inizi, è attiva una Federazione, diventata autonoma nel 1978 e conosciuta, dal 1984 con il nome di FIH - Federazione Italiana Hockey.

L'hockey su prato a San Vito Romano 

L'Hockey su prato viene introdotto a San Vito Romano nel 1967. All'epoca, il piccolo borgo dei Monti Prenestini, era una nota stazione turistica di villeggiatura. Fu proprio grazie a due “villeggianti” che Massimo Testa, giovane Sanvitese, decise di intraprendere un'avventura insolita. Nacque così il CHL - Club Hockey Libero San Vito.

L'approccio a questo “nuovo” sport non fu dei più semplici. Bisogna attendere il 1982 per vedere la compagine Sanvitese raggiungere il primo successo in campionato.

Il Club Hockey Libero San Vito ha vissuto nel corso della sua storia alti (promozione nel 1982 nell’allora serie “B”) e bassi (vicende negative hanno portato la società al limite dello scioglimento), ma è stato sempre sostenuto dall’entusiasmo e dalla passione per uno sport che non viene di certo considerato minore.

Dopo un'importante riorganizzazione societaria, dal 2006 la società ha saputo rialzarsi e rimboccarsi le maniche. È del 2008 la storica promozione in A2, persa nel 2010 e riconquistata due anni dopo con un eccezionale secondo posto.

Fiore all'occhiello della società sono sicuramente le squadre giovanili, maschile e femminile, che hanno raggiunto le fasi finali dei rispettivi campionati e ben 3 Scudetti. In questo clima rinnovato, ragazzi di ogni età crescono uniti e consapevoli dell’importanza che ognuno ha in un gioco di squadra.

L’hockey si conferma come sport che educa all’impegno e al sacrificio senza negare il divertimento.

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Imperatore Traiano Optimus Princeps, l’imperatore della grande Roma

''Optimus Princeps'': così gli antichi descrivono Marco Ulpio Traiano, imperatore romano dal 98 al 117 DC sotto il cui regno Roma ha avuto la sua massima espansione fino alla Persia e al Mar Rosso.
Ispanico, Traiano è stato il primo imperatore di origine provinciale e veniva da un paese vicino Siviglia in Andalusia. E’ stato eletto dopo la morte di Nerva che lo aveva adottato in punto di morte infatti in quel tempo era l’imperatore che sceglieva il suo successore a prescindere dai legami familiari. Traiano fa infatti parte del gruppo chiamato ‘imperatori adottivi’ che comprende anche Adriano, Antonino Pio, Marco Aurelio e Commodo.
E’ universalmente noto per lo scontro contro i Daci, una popolazione che occupava una zona fra l’attuale Romania, Ungheria e Bulgaria la cui battaglia è raccontata nei rilievi della celebre colonna Traiana. Questa era stata eretta nel 113 e ancora oggi si trova nel Foro di Traiano, costruito per volere dell'imperatore dal celebre architetto Apollodoro di Damasco, insieme ai famosi mercati traianei (che dominano lo scenario spettacolare dei Fori Imperiali) e alle terme.
La colonna è un capolavoro assoluto, è alta 30 metri e sulla sommità aveva una statua dell’imperatore, poi sostituita da una di San Pietro, e alla base si trovava l’urna cineraria dello stesso Traiano. La colonna ha un fregio di 200 metri che è come un libro di storia e inizialmente era tutto colorato. Si arriva sulla sommità con una scala interna.
Traiano è rimasto nella storia anche per molte grandi infrastrutture come il porto esagonale di Fiumicino (Guida di Fiumicino) con una banchina di oltre 2 km, il porto di Ancona e la sistemazione di ponti e strade come la via Appia e la bonifica della palude pontina. Ha realizzato grandi acquedotti sia Roma, come quello che parte dal lago di Bracciano (Guida di Bracciano), che in Spagna.
Una sua villa di campagna si trova ad Arcinazzo Romano (Guida di Arcinazzo) sui Monti Simbruini dove si possono ammirare alcuni particolari fregi architettonici.
È sorprendente notare come Traiano fu l'unico imperatore sul quale le fonti antiche non accennino ad alcun fatto negativo. Ha iniziato la sua carriera dai ranghi bassi dell’esercito ed è stato ammirato per il rispetto mostrato nei confronti delle tradizioni romane e del Senato, per il suo senso della giustizia, le sue virtù e la sua clemenza.
Quando fu nominato imperatore aspettò di completare il lavoro di sistemazione dei confini dell’impero ed entrò trionfante a Roma solo due anni dopo l’elezione.
Scrisse di lui Cassio Dione: “Non era invidioso, né fece assassinare alcuno, ma onorò ed esaltò tutti gli uomini buoni, senza eccezione e per questo non temette, né odiò alcuno...Amava entrare nelle case dei provati cittadini, magari senza scorta, e ivi gioire della visita”.
Sotto il suo impero anche la cultura ha avuto un momento importante grazie alla creazione di nuove scuole e biblioteche e il supporto a grandi letterati, come Plinio il Giovane e il poeta satirico Giovenale, che descrive la situazione a Roma in quegli anni. Una città in forte crescita che doveva bilanciare situazioni di lusso con situazioni di degrado.
Anche per questo fra le opere ci sono la realizzazione di grandi terme e l’ampliamento del Circo Massimo dove il popolo poteva distrarsi e svagarsi.
Ebbe una sola moglie, Pompea Plotina e non si sa se avessero figli, una donna dall'aspetto austero, che gli è stata fedele e che ricopriva il titolo di Augusta insieme alla sorella dell'imperatore.
Sebbene le fonti siano poche, la fama di Traiano durò nel tempo tanto che, secoli dopo, Dante Alighieri lo colloca addirittura in Paradiso, tra gli spiriti giusti.
 
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La travolgente Musica ad Acuto nelle notti di agosto

Da una decina d’anni il paesino di Acuto è diventato un punto di riferimento per le persone che amano la musica e il divertimento. Nelle sere di agosto il Borgo e il lago Volubro Suso diventano il palcoscenico di 2 festival (Saltaranta e Acuto Electronic Music Festival) che accolgono migliaia di persone pronte a ballare tutta la notte.

Chi, invece, ama rilassarsi ascoltando musica, allora non può mancare ad Acuto Jazz, l’ultraventennale rassegna di concerti che si tiene nel centro storico (Guida di Acuto).

Percorrendo Via Vittorio Emanuele, così stretta, buia e piena di scorci medioevali, non ci si aspetta di arrivare a una terrazza panoramica che si apre sulla Valle del Sacco: si tratta di Piazza San Nicola. Dai resti delle mura che circondano la piazza si scopre che una volta in quell’area sorgeva una chiesa che fu un luogo della vita quotidiana di Acuto per 700 anni e che venne infine abbattuta per oscuri motivi.

In questa cornice di mistero, avvolta dal fascino di un panorama straordinario, ci si siede per ascoltare, sotto le stelle, un nuovo concerto di Acuto Jazz. Ogni anno la direzione artistica dedica una serata all’evolversi dell’Orchestra Jazz del Conservatorio Licinio Refice di Frosinone, ma dà anche spazio a progetti di ricerca musicale che fondono l’eleganza del jazz all’energia di altri generi musicali.

Saltaranta, invece, è un evento che da 10 edizioni coinvolge positivamente migliaia di giovani e meno giovani da tutta la provincia. E’ un momento di aggregazione e svago per cittadini e turisti che nel corso di tutta la notte riscoprono la magia di un borgo palcoscenico del festival.

Saltaranta è una rassegna di musica popolare che vede ogni anno gruppi diversi, provenienti dal centro-sud Italia, esibirsi a ritmo di tarantella, saltarello e pizzica per rappresentare il battito genuino della propria terra.

In ogni edizione di questa gioiosa notte bianca si alternano sul palco 3 nuovi gruppi, scelti con attenzione dagli organizzatori, che si esibiscono dalla sera fino alle prime ore del mattino. Il ritmo travolgente della musica popolare crea un’atmosfera magica che avvolgerà per un’intera notte il paese, coinvolgendo nel Borgo centinaia di persone a ballare.

I gruppi di cui si ricordano le più belle esibizioni sono: Alla Bua, Musicisti Basso Lazio, Zimbaria, Kamafei, Zona Briganti, Vento del Sud, I Tamburellisti di Torrepaduli. Anno dopo anno questo evento ha avuto un crescente successo, diventando un appuntamento di riferimento nel panorama della musica popolare ciociara e regionale.

Dietro la collina che sovrasta il paese, infine, si trova il laghetto Volubro Suso, un ambiente dalla bellezza naturalistica e paesaggistica che ne fa un vero paradiso. Qui, sulle rive del lago, tra alberi e prati incontaminati, da 10 anni va in scena Acuto Electronic Music Festival, nato dalla volontà di affiancare l’arte della musica elettronica alla promozione del territorio, creando un legame magico tra musica e natura.

L’evento prevede la partecipazione di migliaia di giovani accorsi per ballare dalla sera fino alle prime luci del mattino, ogni anno attratti da un importante programma ricco di artisti di qualità. Dalla prima

edizione a oggi sono diversi gli artisti di livello internazionale che si sono esibiti sul prestigioso palco dell’Electronic.
Dustin Zahn, Alex Bau, GoDiva, James Ruskin, Terence Fixmer, Bas Mooy, Snts, Mattia Trani, Answer Code Request, Black Asteroid e molti altri. Oggi il festival raccoglie una grande affluenza di partecipanti da ogni parte d’Italia, divenendo uno dei festival techno più importanti nel panorama nazionale.

Per questo motivo l’organizzazione che ne cura la promozione ha previsto un pacchetto inclusivo di soggiorno in hotel e trasporto sicuro al festival attraverso un servizio navetta. L’Electronic Festival è una rassegna di 2 giorni, ciascuno dei quali si può ballare per 10 ore di musica.

Le ultime generazioni hanno visto il paese di Acuto partorire figure di artisti, di liberi pensatori, di ricercatori e musicisti. Nel campo artistico occorre ricordare alcuni nomi già noti, gruppi musicali e artisti che stanno spiccando il volo.

Il pianista, compositore e arrangiatore Jazz Paolo Tombolesi, il noto bassista Jazz Giampiero Merluzzi, l’indimenticabile batterista Giancarlo Guidoni, il Direttore d’Orchestra Maurizio Sparagna, il giovane Direttore d’Orchestra di fama internazionale Marco Attura, il Dj e produttore di musica elettronica Adelmo, il virtuoso gruppo rock S.M Minor, il popolare Gruppo Folk Città di Acuto, l’artista e scultore Fabrizio Perinelli

Visita la Ciociaria, visita Acuto!

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Cassino, il monastero benedettino e la nascita dell’Europa moderna

Si può dire che l’Europa moderna sia dovuta al lavoro dei monaci e tutto il monachesimo occidentale è nato con la Regola ‘Ora et Labora’ di San Benedetto che, proprio per questo, è stato nominato come il patrono d’Europa.

La parola monaci viene dal greco ‘mnos’ che vuol dire ‘solo, unico’ e così venivano chiamate quelle persone che a partire dal III secolo dopo Cristo abbandonavano le città, soprattutto in Medio Oriente e in Egitto.

Chi si rifugiava in solitudine nei deserti o in luoghi ameni veniva chiamato ‘eremita’, dalla parola greca ‘eremos’ che significa deserto o ‘anacoreta’, ossia ‘colui che si ritira’.

Da questa prima forma di ricerca personale spirituale, alcuni iniziano a vivere in gruppo e si chiamano ‘cenobiti’, ossia persone che fanno una vita in comune.

Ma il monachesimo occidentale si può dire che nasce con San Benedetto e la sua Regola all’Abbazia di Montecassino da lui fondata nel 529.

San Benedetto era nato a Norcia da mercanti in un momento storico in cui i barbari, chiamati anche ‘migranti nordici’, e i discendenti dell’impero romano stavano cercando forme di coesistenza.

In quegli anni erano già andate perse molte conoscenze romane di tecnologia, di coltivazione nei campi e, ovviamente, di architettura e arte.

A Norcia coltivatori germanici e italiani si ritrovano vicini di campo e spesso si dovevano rifugiare all’interno di una villa fortificata per sfuggire ad assalti e aggressioni.

E qui San Benedetto inizia a sperimentare nuovi modelli di convivenza che lo ispireranno nella scrittura della Regola ‘Ora et Labora’ e nella fondazione dell’ordine monastico.

Il successo della sua Regola è stato forse quello di coniugare spiritualismo e pragmatismo, di creare dei punti di riferimento per la popolazione che fossero anche dei punti di irradiazione di cultura non solo artistica, ma agricola e manuale.

Ogni giorno si pregava per 4 ore, si leggeva per 2-4 ore e si lavorava per 5-8 ore.

Il ruolo dei monaci è stato sia quello di recuperare la memoria della cultura classica con una immensa opera di copiatura dei testi, che ci ha permesso di conoscere autori greci e latini, che con un supporto alla ricostruzione di un tessuto sociale di comunità e borghi basato sull’agricoltura.

Grazie al lavoro dei monaci, infatti, iniziò a cambiare la fisionomia dei paesaggi, non più terre abbandonate ed acquitrini ma campi coltivati e canali di irrigazione.

Grazie al lavoro dei benedettini la Germania è stata trasformata in una terra fruttifera e sono state regimentate le acque a Parigi come a Milano.

Hanno introdotto l’allevamento del bestiame e dei cavalli, la fabbricazione della birra, l’apicoltura e la frutticoltura. Hanno portato il commercio del grano in Svezia, la fabbricazione del formaggio a Parma e l’allevamento del salmone in Irlanda.

Ma ai monaci si deve anche la coltivazione della vite e la selezione di queste per i vini, che venivano usati anche durante la messa, e proprio al monaco benedettino Dom Perignon si deve la nascita dello champagne nell’abbazia di Saint Pierre a Hautvillers sulla Marna.

Con loro rifioriscono le attività artigianali e alcuni monasteri diventano delle vere officine dove si lavorano metalli e si creano strumenti di lavoro.

Si sfrutta l’energia idraulica per tutto: dalla trasformazione di prodotti agricoli alle lavorazioni dei metalli, dalla creazione e lavorazione del vetro fino a quella delle pelli.

Un monastero benedettino è una efficiente comunità economica attorno alla quale si formano nuovi individui, nascono imprese in un modo che potremo definire ‘moderno’ e fiorisce una nuova cultura occidentale sintesi di tutto quello che era accaduto nel passato.

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La distruzione di Cassino, un grande peccato militare

Molto è stato scritto sullo stato disperato di Cassino nella lotta per la sopravvivenza dei tedeschi contro il bombardamento incessante degli alleati, sulla linea Gustav - e sullo spirito indomabile che ha visto Cassino - come molte altre città - rinascere se non sopravvivere alla Seconda Guerra Mondiale. Uno dei testi più memorabili è quello del canadese, Mark Zuehlke intitolato "The Liri Valley".

Cassino era una piccola città il cui ruolo nella vita per molti secoli era stato quello di un posto di commercio pastorale, un punto lungo la migrazione stagionale dei pastori avanti e indietro dalle alpi marittime alle montagne dei pascoli estivi.

La fama di Cassino era sempre stata il grande Monte Cassino, il monastero di Benedetto del 529 d.C. Questa sede spirituale dell'Ordine benedettino che era il centro per i monaci che costruivano altri monasteri, fu distrutta nel 580 dai Longobardi e ricostruita circa 137 anni dopo.

La guerra con i saraceni portò alla sua distruzione nell'883 d.C., con la ricostruzione a partire da circa 70 anni dopo, poi completata solo alla fine dell'XI secolo. Era una grande basilica coperta di opere d'arte e di grande architettura.

Negli anni seguenti l'Abbazia divenne la salvatrice della storia d'Europa, mentre i monaci trascrivevano i grandi testi della Grecia, di Roma e di altre civiltà del "Medioevo" e custodiva circa 10.000 pergamene. Dio intervenne nel 1349 con un terremoto che causò molti danni, ma l'edificio fu rapidamente riportato al suo stato di idealità.

E poi arrivarono gli anni '40. L'Italia era dal 1943 un giocatore "silenzioso" nella guerra e Montecassino divenne un grande sito storico destinato alla distruzione mentre i tedeschi stabilivano le loro linee difensive contro il previsto arrivo degli Alleati.

Ma il piano degli alleati era quello di distruggere il "palyground" della guerra e scoraggiare i tedeschi dalla lotta. Come pensavano di raggiungere questo obiettivo? Con bombardamenti di saturazione.

C'erano quelli tra i tedeschi che potevano prevedere questo evento e uno nel mezzo di Cassino era il generale di fanteria Fridolin von Senger und Etterlein, comandante del settore Cassino. Dio brillò su Monte Cassino e su Fridolin - un devoto cattolico e studioso di Rodi che in precedenza aveva aderito ad un gruppo laico benedettino. Fridolin dedicava parte dei suoi sforzi a rimuovere i tesori del monastero per mandarli in Vaticano e salvarli.

L'inevitabile accadde e, anche se Monte Cassino non era occupato dal comando tedesco, i bombardieri alleati il 16 febbraio scaricarono oltre 400 tonnellate di bombe sul monastero, cancellando tutte le sue mura difensive e uccidendo almeno 230 rifugiati che si trovano in "uno dei santuari più sacri della cristianità". Anche dopo le raffiche di artiglieria dei giorni seguenti, le grandi mura antiche si sono tenute, ma tutto il resto - arte e architettura - è stato distrutto.

Ma che dire di Cassino, che giace ai piedi della montagna? Nel 1944 piovve quasi incessantemente da febbraio fino alle idi di marzo, il giorno che vide la completa distruzione di Cassino. Le statistiche: 455 bombardieri alleati hanno scaricato più di 1.000 tonnellate di bombe sulla città e nei paesi vicini in meno di quattro ore. Abbastanza? No!

Immediatamente dopo la fine del bombardamento, 890 cannoni martellarono Casino con 195.969 proiettili che uccisero, ferirono e seppellirono molti. Anche questo non ha minacciato i resti di Montecassino che si trovava con le truppe tedesche rimanenti nel suo mucchio di macerie fino a quando l'attacco è stato annullato, con la morte futile di 881 neozelandesi e 1.080 dalla quarta divisione indiana.

Questa follia è ora ricordata come uno dei grandi "peccati militari".

E Cassino, a differenza dell'abbazia, non è stata ricostruita sulle sue rovine e rimane la comunità più distrutta in Italia. Fu spostata di circa 2 chilometri e pochi ora sono i sopravvissuti al 15 febbraio 1944, quando la loro abbazia fu distrutta.

Non c'è niente da dire sulla morte della vecchia Cassino, nemmeno i resti di macerie, solo la libertà e l'eccitazione di una città ancora nella sua adolescenza.
 

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