La tradizione delle fave dei morti il 2 Novembre ad Aquino

Aquino è un piccolo e affascinante comune della Ciociaria con storie e tradizioni che vivono ancora oggi come quella delle ‘fave dei morti’.

Il 2 novembre di ogni anno si svolge nella piazza San Tommaso, vero fulcro della città, una manifestazione che richiama numerose persone attratte dalla storia dell’evento. Il rito ha origini antiche e risale ad oltre 200 anni quando un’antica famiglia di Aquino, preparava nella notte tra il 1 ed il 2 novembre, una minestra a base di fave.

Ad Aquino si usavano le favette piccole, una pianta che cresce proprio in questa area, e la minestra veniva offerta l’indomani gratuitamente alla popolazione. La fava di Aquino ha una sua particolarità dovuta anche al tipo di suolo e ora viene ripiantata dagli agricoltori locali.

La preparazione era lenta e laboriosa e avveniva al piano terra di un palazzo in via Giovenale. Allora, le donne si adoperavano per tutte le fasi della preparazione della minestra, mentre gli uomini erano addetti al fuoco poiché la cottura avveniva lentamente in grandi caldaie alimentate con il fuoco della legna.

La mattina del 2 novembre già nelle ore del primo mattino, grandi file di persone di varia età si assiepavano, davanti al cancello del palazzo. Ciascuna di loro aveva un contenitore di terraglia o di altro materiale del tempo, per assaporare la minestra.

Quel giorno era una festa per tanti poiché erano i tempi della miseria e il sapore di quella minestra serviva a rallegrare l’anima e lo stomaco. Era, inoltre, un momento importante per la comunità che si raccoglieva. Per le persone riunite in quel luogo, il mangiare insieme quel piatto era l’occasione per un racconto e una condivisione di storie.

L’usanza si è mantenuta per tanti e tanti anni e ancora le persone anziane di oggi ne raccontano con sorrisi e gioia. In realtà il rito riprende uno più antico dovuto ad un voto della famiglia in ricordo di coloro che non ci sono più.

Il 2 novembre, o nei giorni vicini, diverse comunità sparse per l’Italia compiono il medesimo rito con uguali modalità segnalando il valore antico ed autentico della tradizione. Manifestazioni simili si hanno a Castel Viscardo vicino Terni, San Giorgio in Valpolicella a Verona, Primiero a Trento, ecc.

Il rito si può far risalire al medioevo e al monachesimo (Odilone di Cluny, 998) quando fu deciso di stabilire il 2 novembre come la Festa dei Morti. In questo giorno, infatti, molti riti ed elemosine venivano offerte per i poveri che erano antropologicamente considerate le “figure più prossime ai defunti”.

Tanti sono i racconti che affascinano la storia di questo rito in molte città anche lontane chilometri l’una dall’altra. Ci sono testimonianze di lasciti testamentari di terreni che, secondo quanto si legge, dovevano essere seminati a fave poiché poi, cibandosi di questo legume, le persone si sarebbero ricordate di un parente o di un avo.

La scelta della fava forse dipende dalle storie che circondano questo legume sin dall’antica Grecia dove Pitagora lo considerava la ‘porta dell’Ade’ e si dice che fosse il cibo preferito da Ercole per le sue proprietà afrodisiache.

Tutto ciò è davvero emozionante, come è emozionante il percorso di questo e di altri medesimi riti. Lo testimonia la forza che ha avuto questa tradizione che non è andata persa, nonostante una pausa durante la guerra del fronte di Cassino. La storia è stata prima tramandata per via orale in modo forte e vivo, eppoi è stata ripresa grazie ad un’associazione locale (“La Torre”) che ogni anno mantiene vivo questo ricordo.

Per partecipare si può andare in piazza e assaggiare una squisita zuppa con fave e salsicce accompagnata da pane realizzato con farina di granturco, proprio come la tradizione secolare.

E non perdete l’occasione di visitare l’antica città romana di Aquinum e il Museo Archeologico dove è conservato il sarcofago della Quadriga che ha rappresentato l’Italia alle Olimpiadi di Rio de Janeiro del 2016!

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San Luigi Gonzaga, protettore della gioventù e della Croce Rossa

San Luigi Gonzaga è il protettore della gioventù e della Croce Rossa per il modo in cui è morto giovane aiutando gli altri durante una grave peste a Roma.

Luigi nasce fortunato, vicino il Lago di Garda a Castiglione delle Stiviere nel 1568, perché suo padre era il marchese del luogo nominato dal re di Spagna e non avrebbe avuto alcun problema a scegliere cosa fare. Infatti Luigi era il primogenito e sarebbe stato il naturale nuovo marchese.

Suo padre lo allenava al potere e già a 5 anni vestiva armature, si allenava per la guerra frequentando i veterani che imprecavano e raccontavano storielle ‘sporche’. Sua madre lo allenava all’amore e alla carità e lo portava in chiesa a pregare e ringraziare il signore di quello che aveva. Frequenta tutte le più importanti corti, da Firenze a Madrid e gioca con i rampolli di tutta Europa.

Il Cinquecento è un secolo particolare e quando Luigi è piccolo tutta l’Europa è pervasa dall’euforia della vittoria sui Turchi e i musulmani a Lepanto.

La chiesa è però ancora scossa dalle scissioni di Martin Lutero e di Calvino, che avevano evidenziato un eccesso di ‘brame terrestri’, e che creano una separazione culturale nell’Occidente. In questo periodo nasce la Compagnia di Gesù e i Gesuiti si impegnano a ri-cattolicizzare molte regioni dell’Europa Orientale.

Tra l’educazione materna e quella paterna, il destino traccia un suo percorso e a 7 anni San Luigi iniziò la sua conversione recitando ogni giorno in ginocchio le preghiere. A 8 anni fece voto di castità mentre si trovava proprio in Spagna.

A Mantova si era ammalato e il dottore gli aveva prescritto una dieta ferrea a base di pane e acqua, Luigi prende spunto da questa richiesta per imparare a fare esercizi spirituali e penitenze.

Si abituò talmente tanto alle penitenze che quando entrò nei gesuiti il suo padre spirituale come penitenza gli ordinava di ‘non fare penitenza’!

Una vita particolare se si pensa che ha avuto la prima comunione dal cardinale San Carlo Borromeo e che a 13 divenne il paggio del principe Diego di Spagna, il figlio di Filippo II. Qui il grande pittore El Greco gli fa un ritratto molto diverso dall’immagine che Luigi avrà poi nell’iconografia cristiana.

Nonostante tutto il fasto delle corti europee, Luigi continuò nella sua decisione e a 17 anni entrò nei Gesuiti a Roma dove studiò teologia. Per farlo lotta con il padre e rinuncia al suo marchesato in favore di suo fratello dicendo a tutti “Cerco la salvezza, cercatela anche voi! Non si può servire a due padroni... È troppo difficile salvarsi per un signore di Stato!”.

Nel suo periodo romano Luigi si impegnò nella cura dei malati soprattutto per le diverse malattie infettive che in quel periodo avevano colpito duramento Roma. Vi era stata prima una siccità, poi una carestia e infine il tifo. Il papato aveva perso ben 3 papi, Sisto V, Urbano VII, Gregorio XIV.

Luigi era debole di costituzione e pochi giorni dopo aver soccorso un appestato per terra morì a 23 anni ed è stato sepolto nella stupenda chiesa di Sant’Ignazio a Roma. Ma le sue reliquie si trovano sia nel paese natale di Castiglione delle Stiviere che a Rosolini, vicino Siracusa.

Viene proclamato Santo nel 1726 da papa Benedetto XIII.

L’ultima sua ultima lettera alla madre racchiude tutta la poesia della sua vita: “Non riesco a capacitarmi come il Signore guardi alla mia piccola e breve fatica e mi premi con il riposo eterno … consideriate la mia partenza come un evento gioioso”.

Per questo suo spirito San Luigi è stato nominato protettore dei giovani e della Croce Rossa ed è stato scelto come protettore da molti paesi tra cui Valmontone.

Un ultimo merito: negli Stati Uniti gli hanno dedicato l’università Gonzaga di Spokane.

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La rinascita di Montecassino e della Ciociaria

La mia prima visualizzazione della realtà della II Guerra Mondiale nell'area chiamata Ciociaria nell'Italia centrale è stata imparando la storia di Montecassino, il monastero benedettino alla fine della Via Benedettina che si trova sul lato di Monte Cassino, sopra la città di Cassino.

Il monastero è facilmente visibile dalla autostrada A1 che collega Roma e Napoli, ma una visita sul luogo è stata per me una esperienza. I frati sapevano che la loro abbazia e il monastero sarebbero stati presto distrutti dagli alleati, poiché era diventato un centro di comando per le forze tedesche.

L'inevitabile è venuto il 15 febbraio 1944, il giorno in cui Montecassino è morta dopo quasi 1500 anni.

"Le piante architettoniche dell'abbazia furono portate a Roma, insieme alle opere d'arte e alla biblioteca, prima che le bombe riducessero la struttura a mezzo milione di metri cubi di macerie. Il 15 febbraio 1945, un anno dopo la distruzione, fu posta la nuova pietra di fondazione per la sua ricostruzione. 19 anni dopo è stata completata la ricostruzione sostenuta dal Piano Marshall e il monastero è stato consacrato da Papa Paolo VI. Tutti i tesori e i documenti d'archivio sono stati restituiti".

Quello che ho visto insieme a tutta la mia generazione è la rinascita di Montecassino, come se la guerra non fosse avvenuta. Ma le anime delle decine di migliaia di soldati che riposano per sempre nei campi, nelle montagne e nei cimiteri di questa enorme scena di distruzione, raccontano qualche altra cosa.

Le loro urla mentre bruciavano in esplosioni di carri armati o semplicemente le loro lacrime mentre affondavano nel fango non devono essere dimenticate. L'autore canadese Mark Zuehlke, nelle sue ricerche per il libro ha trovato che 138 canadesi sono morti il ​​23 marzo 1945 nel conflitto del Liri.

Nella sua ricerca nel verde lussureggiante cimitero di guerra del Commonwealth ha trovato messaggi da casa ai loro figli - "non posso dire / e non dirò / che è morto / è appena andato via".

L'Italia ricordava gli alleati e il loro contributo alla libertà, nonostante il fatto che questi uomini sono venuti nel loro sciamo dopo i più brutali bombardamenti che l'Italia ha visto, raid che hanno cancellato piccoli villaggi come Acquafondata, molte città delle valli e delle colline e grandi città come Cassino e Frosinone.

Per Cassino, la distruzione è stata completa e la città che ora percorro a pochi chilometri dall'autostrada, la città dove posso godere di un concerto nell'anfiteatro romano, è in realtà a circa 2 km dalla Cassino di prima del 1944.

E anche gli investimenti industriali e le forze che hanno tentato di ricostruire Cassino attraverso una gigantesca fabbrica Fiat non sono state sufficienti a portare il respiro del rinascimento di quella città.

Tuttavia, la forza creativa della spontaneità, quando non sei più sicuro del futuro, ha ricreato e ricostruito Frosinone, di cui solo le aree del centro storico sembravano siano sopravvissute al 1945.

C'era gioia tra il timore della distruzione, in città come Anagni, dove i canadesi marciarono attraverso la città dopo che i tedeschi la abbandonarono, fra i petali di "rose di tutti i colori" dalle signore nelle case lungo lo stretto corso.
I canadesi accolsero i circa 500 partigiani che erano venuti dalle colline. "L'intera vicenda è stata la più drammatica e colorata, e la piazza era coperta da bandiere italiane e bandierine nei colori dei Savoia".
Oggi, a Anagni, la piazza sotto la cattedrale è aperta, un ricordo del massiccio bombardamento, mentre tutti possono vedere la meravigliosa cripta della cattedrale che il dio ha conservato.
 
(Le citazioni in corsivo sono tratte dal libro di Mark Zuehlke, 'La Valle del Liri: la seconda guerra mondiale del Canada a Roma')

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Il sottile legame fra Federico II, Corrado di Antiochia e Piglio

Chi non vorrebbe avere un legame con il grande Federico II di Svevia, l’uomo che ha cambiato il corso della storia in Italia? Piglio ha il suo legame attraverso il nipote Corrado di Antiochia, figlio di Federico di Antiochia a sua volta figlio di Federico

II, che ha governato il paese ai primi anni del 1300.

Sono i terribili anni della lotta fra papato e impero, tra guelfi e ghibellini e Federico II sta ovviamente dalla parte del potere terreno dell’imperatore. Lui viene dalla Svevia, l’area che oggi comprende parte dell’attuale Baviera, della Svizzera Tedesca e dell’Austria, e gli Svevi avevano già avuto Federico Barbarossa, il grande imperatore del Sacro Romano Impero.

Lo stato sarà smembrato alla morte di Corradino di Svevia, figlio di Federico II mentre molti dei suoi discendenti andranno a governare stati e principati in varie parti d’Europa.

Ma chi è Corrado di Antiochia (1242 - 1320)?

Un bel mix di sangue per questo condottiero e gentiluomo con sua madre che era una nipote di papa Innocenzo III, il papa che era originario proprio di queste parti fra Anagni e Gavignano.

Corrado è sfuggito per 4 volte alla prigionia ed è stato scomunicato ben 3 volte ma è morto di vecchiaia e ha fondato una propria dinastia nella vicina Valle dell’Aniene dove un paese ancora lo ricorda con il suo nome di Anticoli Corrado. Alla fine si è anche riconciliato con la chiesa di Roma pur rimanendo sempre coerente con le sue idee sulla divisione dei poteri.

Il suo legame con Piglio e il territorio a cavallo fra gli Ernici e la Valle dell’Aniene inizia alla morte del padre nel 1256 quando prende queste terre come conte feudatario oltre a possedimenti in Abruzzo e Calabria.

Si sposa e ha 8 figli di cui 2 diventano arcivescovi di Palermo e due vanno in sposa a membri della importante famiglia della Scala di Verona.

Con l’incarico di suo zio Manfredi, il re di Sicilia, Corrado si imbarca in una serie di guerre nelle Marche che lo portano ad essere catturato durante la battaglia di Treia. Corrado riesce a sfuggire grazie ad un sotterfugio e ricomincia subito le sue battaglie nonostante una prima scomunica di papa Urbano IV.

Quando a Napoli arrivano i d’Angiò, Corrado cerca di stabilire un buon rapporto con loro ma viene osteggiato e per questo trova un particolare amico in papa Clemente IV che lo vuole come mediatore proprio con i regnanti napoletani. Carlo d’Angiò comunque non sopportava proprio Corrado e lo fece rinchiudere nelle prigioni da cui riuscì ad evadere con abilità.

Nuova scomunica per l’appoggio allo zio Corradino di Svevia e nuova prigionia a Palestrina dopo la tragica battaglia di Tagliacozzo. Ancora una volta Corrado deve la sua liberazione al papa che lo vuole come merce di scambio per far liberare i suoi fratelli.

Nel 1272, il nuovo papa Gregorio X lo libera con il giuramento di fedeltà e gli restituisce il feudo di Anticoli. Nello stesso anno, però, moriva l’ultimo figlio di Federico II e Corrado si ritrova la contea del Molise e si reca ad Isernia per continuare la lotta di potere fra papato e impero.

Era inevitabile una nuova scomunica nel 1282 da parte di papa Martino IV e in quel periodo Corrado riuscì nella particolare situazione di essere persona sgradita sia al papa che a Carlo d’Angiò di Napoli, a cui nel frattempo continuava a sottrarre territori in Abruzzo.

Il suo covo è sempre stato vicino all’attuale Anticoli Corrado e Piglio e nella sua rocca di Anticoli si ritirerà dopo l’ultima sconfitta con le truppe papali.

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Paestum, un luogo magico per il viaggiatore

C'è così tanto da scoprire nella vita, luoghi magici per il viaggiatore, e Paestum nel sud della Campania è sicuramente uno di questi.

Per gli amanti dell’archeologia, probabilmente i luoghi e la vista dei templi e della città di Paestum sono ormai qualcosa di familiare. Ma per la maggior parte degli altri questo è un sito che regge il confronto con l'Acropoli di Atene per la qualità dei templi greci antichi.

Forse la città fu fondata con il nome di Poseidonia nel 600 AC e il suo nome attuale le fu dato dai conquistatori romani nel 273 AC.

Nel periodo romano, sopravvisse ad Annibale, ma il declino era già iniziato e la città fu abbandonata, probabilmente a causa di un cambiamento nelle condizioni ambientali.

Il declino è stato aiutato dalle incursioni Saracene quando la popolazione si rifugiò sulla collina di Agropoli. Paestum fu "riscoperta" nei primi anni del 1500. Forse l'inizio di condizioni malariche 1000 anni prima è stata la grazia salvifica per una meravigliosa scoperta archeologica.

La ragione della nostra visita? È stata la XX "Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico", riunione di archeologi, direttori di musei, promotori regionali, amministratori e parchi italiani e soprattutto paesi dell'Europa meridionale. Un incontro in cui si poteva praticamente garantire che non ci sarebbe stata alcuna pietra rimasta senza storia e nessun rifiuto!

L'esperienza è stata accattivante. Questa non è una relazione sugli incontri e le conferenze, ma un ricordo della mia prima visita a Paestum. Nel tardo pomeriggio mi sono seduto in una caffetteria che guardava le rovine della città. Alla mia destra il tempio di Atena e alla mia sinistra, a una distanza maggiore, il primo tempio di Hera, che praticamente nascondeva i templi più grandi vicini.

Le opere greche avevano creato uno splendido scenario serale. Dal blu più chiaro dell'orizzonte fino ad un perfetto cielo azzurro chiaro, gli artisti del paradiso avevano dipinto colpi di nubi usando tutto lo spettro del rosa, dal rosa a una tonalità dorata più vicina all'orizzonte.

Mentre sedevo per quella che sembrava una lunga sera, la scena è cambiata lentamente durante il giro del sole che si andava a nascondere sotto il mare. Nel frattempo a est, dietro il tempio di Atena, le montagne robuste di Mordor sono state sovrastate da un fuoco rosa. La sera è arrivata e mi sono alzato per avventurarmi nell'hotel e per assaggiare le particolarità locali.

La mattina successiva, dopo una prima colazione ci siamo avventurati nel parco e abbiamo passeggiato attraverso le fondamenta antiche della città fino ai più piccoli dei due templi di Hera e siamo rimasti entusiasti di poter fare una visita ‘nell'intestino delle colonne’.

Ogni colonna era impressionante così come la struttura che portava, soprattutto poiché nel frattempo stavano arrivando alcuni 'soldati romani' che preparavano il loro campo nel foro.

Tuttavia, un paio di turisti americani sono entrati nel tempio e abbiamo chiesto la loro opinione su questo sito meraviglioso. Il marito raccontava del lungo cammino per venire a vedere solo questo sito archeologico. Forse troppo Disney a Orlando.

Ma una visita a Paestum vale qualsiasi viaggio!

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Il miglior gelato del mondo a Sydney

Ci sono centinaia, se non più, gelaterie in tutto il mondo che creano una infinità di colori, texture e sensazioni di gusto con un singolo gusto, o due o tre, serviti in coni o in coppette e accompagnati a scelta da succhi di frutta, frullati o creazioni uniche di baristi.

Ogni città sembra avere almeno un esperto artigiano gelatiere e fiumi di gelato scorrono attraverso le porte di queste gelaterie. Sono tutte sistemate con una caratteristica unica che porta il fanatico appassionato di gelato ad esaminare le loro creazioni.

Un valutatore potenzialmente qualitativo della qualità del gelato e del suo servizio è il campionato mondiale in Italia.

Indubbiamente, l'Italia non è solo la ‘casa di Gelato’, ma anche il principe della sua creazione, in modo che i turisti che si affacciano sulle famose gelaterie paghino la loro ‘tassa di successo’ per gustare le ultime sensazioni di gelato.

Ma per la sensazione massima bisogna cercare il campione del mondo, e stasera ne abbiamo trovato uno. E’ il vincitore dei campionati del 2014 a Rimini, sulla costa adriatica dell'Italia. Il vincitore fra la moltitudine di concorrenti italiani e internazionali era una gelateria con il curioso nome di ‘Cow and the Moon' (Mucca e la luna).

Sì, abbiamo trovato la Cow and the Moon in un tipico angolo fra una strada principale e una strada laterale in una zona cosmopolita. Nel locale ci sono continui flussi di gente locale e di turisti che pagano la loro ‘tassa’ per il piacere di assaggiare i gelati vincenti.

Ma cosa era inusuale in questa esperienza? La Mucca e la Luna si trova all'angolo di Enmore Road a Enmore e nel sobborgo interno di Sydney - AUSTRALIA!!!

Il gelato era meraviglioso. Il sorbetto ai Frutti della Passione mescolato accanto a Cherrymania ha vinto il mio voto contro le varietà al caramello e  noci di cioccolato. Ma credo che ritornerò!

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Serrone- Villa Verzetti by Giancarlo Flavi
Serrone- Villa Verzetti by Giancarlo Flavi

I Montanari dello Scalambra, con fregi dell’Arch. Duilio Cambellotti, un prezioso, ma introvabile libro di Serrone, scritto nel lontano 1927 da Romolo Fulli. È stato il libro che ha segnato le fortune degli altri libri del comprensorio nord della Ciociaria, perché è stato la guida per storici e curiosi.
Da questo abbiamo tratto che un tal Gustavo Tirinelli, ( facente parte del gruppo intellettuale dei romanisti e morto sotto il trenino della Stefer (Roma-Fiuggi-Frosinone) a Cave (Roma) nel 1918 ( due anni dopo la realizzazione della Ferrovia) è stato il primo a tradurre il drammaturgo William Shakespeare dall’inglese all’italiano, tanto d’avere encomi anche dall’Ighilterra per la sua importante letteratura dalla quale sono scaturite anche saggi critici, drammi e commedie
Un suo fratello - cugino Isidoro, ha dipinto la pala principale dell’altare di Segni (Roma) ancora ben visibile oggi e la sorella Luigia sposata con il goem. Giovanni Telemaco Franchi, invece è stata la prima violoncellista nell’orchestra del maestro Paganini.
Altra famiglia che ha dato lustro al paese, molto prima dei Tirinelli, è stata la famiglia Verzetti, che ha creato una fondazione dalla quale è nato l’asilo nel borgo di Serrone poi gestito dalle suore Francescane, oggi museo dei Costumi di Teatro. Mentre nella frazione La Forma, palazzo Verzetti è stato ampiamente vissuto dal M° Manlio Steccanella, colui che ha scritto “l’Inno dello Scalambra”. Con il quale le due bande locali aprono i concerti in paese
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