La cappella di Santa Maria in Pensulis a Castelforte, costituiva parte di un complesso monumentale e il nome "in pensulis" (pensile) riconduce a due interpretazioni: un edificio sopraelevato o preesistente.

La cappella ha parti che richiamano diversi stili infatti è costruita nel XIII secolo sui resti di una villa rustica romana.

Si ipotizza che fosse la villa di Zeto, il patrizio romano che ospitò il filosofo Plotino, come testimoniano i sarcofagi del I e II secolo DC rinvenuti nella campagna circostante.

Sotto il livello della chiesa sono visibili cinque corridoi paralleli con volte a botte che fungevano da magazzini.

Su un gradino della scala che conduce al piano rialzato della cappella è scolpita la croce ottagona dei Cavalieri dell’Ordine di Malta.

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Questa area del sud del Lazio di confine del Regno delle due Sicilie e il territorio di Campodimele ha visto il fenomeno del ‘brigantaggio’ , gruppi di persone che si opponevano all’unità d’Italia.

Per controllare l’area, sulla cresta del monte Mandrone circondato da una fitta boscaglia, i briganti realizzarono un piccolo rifugio circolare con muri di pietre a secco, di circa sei metri di diametro, che è nota come serra dei briganti o cisterna dei ladri.

I capi briganti hanno anche dato nome a particolari posti come la “tana di Garofalo”, una caverna profonda sul crinale del monte Fontanino e il monte Sant'Olivo.

Dopo la resa di Gaeta del Regno delle due Sicilie, un gruppo di briganti invase Campodimele e i comuni circostanti per rifondare il regno. Furono sconfitti dalle truppe piemontesi.

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Campodimele è inserita nel Parco dei Monti Aurunci e questo versante del parco è caratterizzato da zone brulle con pendii sassosi di rocce calcaree coperti di cespugli in cui sono state censite oltre 1900 varietà di fiori, tra cui 50 specie di orchidee selvatiche.

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La chiesa di San Michele Arcangelo è stata costruita nell’XI secolo su un tempio pagano.

Si trova nel centro storico di Campodimele, nel punto più alto del paese di Campodimele, ed è raggiungibile solo a piedi.

Al suo interno si possono vedere un particolare tabernacolo in marmo del XV secolo e un dipinto di Gabriele da Feltre, della fine del XVI secolo.

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Sant’Onofrio è il patrono e protettore di Campodimele e la fondazione del monastero di risale all'XI secolo.

E' stato costruito ad opera dell’abate Desiderio di Montecassino, che divenne poi papa Vittore III.

Era una semplice chiesetta a navata unica con piccoli alloggi e stanze di servizio.

E’ meta di pellegrini e visitatori.

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La cinta muraria medioevale di Campodimele è stata costruita nell’XI secolo per controllare la Valle del Liri ed ha dodici torri di difesa.

Il recente restauro ha sistemato l’antico camminamento sotto le mura trasformando il luogo in una suggestiva passeggiata.
 

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Il parco di Pantanello nasce a confine con il famoso Giardino di Ninfa, nei pressi di Bassiano, per riconsegnare un’area naturale alla natura selvaggia, per far tornare una palude in un territorio fortemente trasformato dall’uomo.

Originariamente questa era una zona a “vocazione umida” e l’idea era di riportare la città morta di Ninfa su una distesa di paludi e boschi, come era in passato.

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Il santuario del Crocifisso si trova in località Selva Scura di Bassiano.

Prende il nome da un celebre crocifisso ligneo custodito al suo interno scolpito da Fra’ Vincenzo Pietrosanti nel 1673.

La struttura si forma attorno ad una grotta affrescata utilizzata nel medioevo e utilizzata dai ‘fraticelli’, francescani spiritualisti che decidevano di vivere in eremitaggio.

Una leggenda narra che qui si rifugiarono i Cavalieri Templari durante scappati dalla vicina Abbazia di Valvisciolo durante le persecuzioni di inizio ‘300.

Accanto alla grotta si trova una cappella rotonda che risale alla seconda metà del Seicento e nella quale si trova la scultura in legno del Crocifisso.

Durante il XVII secolo i francescani realizzavano crocifissi per promuovere la pietà nei fedeli.

Vincenzo Pietrosanti donò questa opera alla sua città natale con l’obbligo di fondare una confraternita per il suo culto.
 

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