Frà Diavolo è il soprannome dato a Michele Arcangelo Pezza, nato a Itri nel 1771 a Itri, forse perché a scuola era molto vivace nonostante indossasse un saio francescano, per un voto fatto dalla mamma.

Fra Diavolo ebbe una vita inusuale: dopo un duplice omicidio a causa di una banale rissa, inizia a vagare sulle montagne di Itri.

Poi si arruola nell’esercito borbonico, con il quale ottiene il titolo di Duca di Cassano, e infine diventa un capopopolo per difendere la sua terra dall’invasione francese.

Con la sua guerriglia è stato uno dei pochi che, seppure per poco tempo, ha fermato l’esercito imperiale francese nella gola di Sant’Andrea, tra Fondi ed Itri, nel 1798.

In un fortino, Fra Diavolo trasformò migliaia di semplici popolani in eroi per salvare la propria terra.

Quando l’esercito imperiale riuscì a vincere la resistenza popolare, saccheggiò e bruciò Itri e impiccò Fra diavolo a Napoli.

Fra le opere che si sono ispirate alle sue gesta, si ricorda l'opera lirica Fra' Diavolo composta da Auber nel 1830 e il film interpretato da Oliver Hardy e Stan Laurel.
 

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La chiesa di San Michele Arcangelo  è in stile arabo-normanno è nel cuore del centro storico di Itri ed è la più antica.

Della struttura originaria de secolo XI si conservano solo il campanile e parte del tetto.

La posizione del campanile, ornato da piatti in maiolica colorati, è molto originale in quanto si trova in corrispondenza della porta d’ingresso della chiesa.

L’interno della chiesa è stato ricoperto da stucchi nel sec. XVIII e conserva pregevoli lavori in marmo e una statua lignea di San Michele Arcangelo.

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Per raggiungere il castello di Itri e il suo borgo medievale si attraversa il centro storico dal quale si aprono scorci visivi suggestivi.

L’ingresso principale del centro storico è Porta Mamurra, ai cui lati ci sono quattro bassorilievi raffiguranti il serpente e la testa di cane (che sono nello stemma di Itri) e una lapide di circa 2 metri.

Sparsi nel borgo si trovano interessanti artistici portali di pietra scura delle case e nelle vie con scalini, che portano verso la fortezza e che passano attraverso un labirinto di archi, si respira un’aria particolare che riporta indietro nel tempo.

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Gaeta. Montagna Spaccata e Grotta del Turco

Dal santuario della Santissima Trinità si scende nella Montagna Spaccata una fenditura nella roccia che giunge fin nella grotta del Turco.

La leggenda narra che questa grotta si è formata al tempo della morte di Cristo, quando si squarciò il velo del tempio di Gerusalemme.

Su un costone di roccia staccatosi dalla montagna nel 1434, all’ingresso della Grotta del turco, è stata costruita una cappella raggiungibile con una scalinata nelle viscere della montagna.

Nella parete di destra si nota un distico latino con a fianco la cosiddetta mano del Turco, la forma di una mano (le cinque dita nella roccia).

Secondo la leggenda, si sarebbe formata nel momento in cui un "miscredente" marinaio turco si era appoggiato alla roccia che miracolosamente divenne morbida lasciando l'impronta della mano.

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Il santuario e la chiesa della Santissima Annunziata fu costruita nel 1320 vicino al mare e fuori delle mura della città di Gaeta.

Era un luogo di culto annesso all'omonimo ospedale.

Nel 1536 la originaria chiesa gotica venne in parte demolita e restaurata per far parte alle nuove mura della città.

E' stata ricostruita in stile barocco ed oggi la chiesa appare come un interessante connubio fra le forme slanciate del gotico e gli elementi decorativi barocchi in stucco.

La facciata è sormontata dal piccolo campanile a vela con orologio in maioliche e un secondo campanile gotico nei pressi dell'abside.

L'interno è un gioco di contrasti fra il bianco che copre tutti i decori gotici e barocchi e l'oro con cui sono coperti la grande pala d'altare al termine della chiesa e due piccoli balconi lungo la navata centrale.

La navata unica è coperta dalle originarie volte a crociera gotiche poi decorate in stile barocco e dipinte tutte di bianco.

Una balaustra in marmo separa la zona dei fedeli da quella riservata all'altare maggiore.

La chiesa termina con un’abside rettangolare e due cantorie in legno che risalgono al 1674-1677.

L'antico organo a canne è stato costruito alla fine del XVII ed è stato suonato anche da Alessandro Scarlatti.

Da ammirare due tele di Sebastiano Conca che rappresentano la presentazione di Gesù al tempio e l'Adorazione dei Magi.

In questa chiesa si trova la famosa Grotta D’oro o cappella dell’Immacolata Concezione che ha un suo ingresso autonomo.
 

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Sulla fenditura della montagna di Gaeta è stato costruito il Santuario della Santissima Trinità.

La chiesa in stile barocco si articola in un'unica navata con una volta a botte e diverse cappelle laterali.

Qui pregarono numerosi pontefici, tra cui Pio IX, sovrani, vescovi e santi, tra cui Bernardino da Siena, Ignazio di Loyola, Leonardo da Porto Maurizio, San Paolo della Croce, Gaspare del Bufalo e San Filippo Neri.

La leggenda vuole che San Filippo Neri avesse vissuto all'interno della Montagna Spaccata dove esiste un giaciglio in pietra nota ancora oggi come "Il letto di San Filippo Neri".

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La strada più importante di Fondi è l’Appia, che collegava Roma con Capua con Brindisi.

Si conservata intatta per un lungo tratto di circa 3 km all’interno del Parco Regionale dei Monti Aurunci.

Lungo il percorso si trovano stupefacenti testimonianze archeologiche iniziando da un santuario dedicato ad Apollo che si sviluppa su terrazzamenti.

La via romana conserva per lunghi tratti l’originario lastricato di basalto, rinnovato dall’imperatore Caracalla nel 216 d.C..

Si notano poi gli interventi del 1568 del viceré di Napoli che ricostruì i ponti (spettacolare quello sul fosso di S. Andrea). In questa zona è possibile notare una stazione di sosta del I sec. a.C. con una cisterna in opera incerta.
 

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Per secoli il quartiere dell’Olmo Perino di Fondi (“La Giudea”) è stato abitato da una comunità ebraica arrivata prima del Cristianesimo. Ne è testimonianza l’assoluta mancanza di chiese o di tracce di edifici sacri cristiani.

Tutte le scale esterne delle abitazioni sono rivolte verso un comune punto: la Sinagoga, il centro politico, amministrativo e culturale della comunità.

Il quartiere viveva una sua vita autonoma e molto probabilmente sono stati gli Ebrei a coltivare per primi l’arancio nella piana di Fondi. Erano famosi per le attività artigianali, soprattutto la lavorazione della stoffa, l’oreficeria e forse la tipografia. Probabilmente avevano anche un banco di pegni.

L’incursione del pirata Barbarossa (1534) portò distruzione e dopo la peste Fondi venne quasi abbandonata. Gli ebrei non sono più tornati a ricostruire la loro area.

Si dice che alcuni spiriti vagano negli ambienti della Casa degli Spiriti (la Sinagoga), e che si sentono scricchiolii di pavimenti, grida notturne e rumori continui.
 

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