Ingioiellati con Gioia - l’EsaltaBuchi di Nani

A Pesaro vive un distinto imprenditore, poeta, umorista, gentiluomo e genio enigmatico, Nani, il Conte Alessandro-Ferruccio Marcucci Pinoli di Valfesina e la sua incantevole moglie Paola.

Nani ed Energitismo si incontrano quando Energitismo aveva appena iniziato la sua ricerca di prodotti sostenibili ed eleganti nella Regione Marche. L’inizio di questa ricerca iniziò con un seminario all'Hotel Museum Alexander situato sulla spiaggia di Pesaro. Questo hotel è l'incarnazione della filosofia di Energitismo, un'opera che vive di arte contemporanea, un albergo-museo che dà spazio ad artisti diversi per creare ogni singola stanza e spazio.

Un giorno durante un aperitivo, Nani ci ha mostrato un piccolo accessorio d'oro circolare, un gioiello che aveva brevettato lui, noto come EsaltaBuchi, The Patch. Nani ha raccontato la sua storia e il mistero che sta dietro al The PATCH:

'Da un bambino una delle tante cose che mi hanno insegnato è che non si dovrebbe mai buttare via una cosa ... fino a quando non è completamente usurata’, perché ci sono persone povere che non hanno nemmeno l'essenziale! In secondo luogo, rammenta ... ripara ... rimedia e ... "rattoppa", in tutti i sensi! In terzo luogo, si deve sempre sapere come trasformare un fallimento in un successo, una cosa negativa in positiva! Beh, un giorno di un luglio mi hanno regalato un maglione di cashmere molto costoso (Non avrei mai comprato un indumento così costoso!) e nel successivo mese di settembre ho scoperto che aveva già un buco proprio sul davanti ... così ... 2 + 2 = 4! ... oppure no!

“E’ MOLTO MEGLIO EVIDENZIARE IL BUCO CHE RIPARARLO O GETTARE IL MAGLIONE!...”

The Patch – l’EsaltaBuchi - esalta il buco ed è come la fenice che risorgeva dalle ceneri. E' una soluzione elegante ad un problema inelegante, ossia il buco. The Patch è la rinascita d’oro che converte un buco in tutto il suo complesso. THE PATCH riflette la filosofia di Nani sull’eleganza e sul vero stile italiano. The patch è la rappresentazione finale della sostenibilità.

The Patch ri-porta la vita alla tua giacca o al tuo maglione preferito. The Patch ha un'anima. The Patch senza un buco è come un'ostrica senza perla. Solo attraverso il difetto possiamo vedere il tesoro del gioiello che è l’EsaltaBuchi.

THE PATCH – l’EsaltaBuchi inspira poeti e parolieri:

Non sarete più scherniti

I piccoli fori nei vostri abiti

Stupiranno e porteranno al vostro splendido EsaltaBuchi

Mentre le signore competeranno per essere la vostra preda

E con voi navigare senza paura

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La rigenerazione delle “Briccole” Veneziane in mobili di pregio

Le Briccole sono i pali di legno di rovere infissi nella laguna di Venezia per segnare il percorso alle barche e alle imbarcazioni. Fanno parte del paesaggio veneziano e sono un emblema per tutti coloro che hanno visitato queste magiche aree.

Le Briccole provengono da tronchi di rovere originari delle foreste venete che venivano portati a Venezia lungo le acque del fiume Brenta. Questi alberi sono i favoriti per il loro fusto dritto e forte, facile da inserire nel fondo della laguna per diventare i segnali dei canali navigabili.

Nel corso degli anni, l'acqua erode lentamente il legname nella zona del galleggiamento al confine tra l’acqua e l’aria. Questa erosione agisce sulle 'soffici' celle in legno lasciando i bordi della superficie del pilone pieni di una trama a "buchi di spugna”.

L’architetto antroposofico Maurizio Signorini seleziona questi legni per riportarli a nuova vita trasformandoli in eleganti mobili di pregio dove la storia del passato si fonde con il futuro. Dopo aver 'asciugato' il legno, i tronchi sono puliti e tagliati per essere utilizzati come le gambe del tavoli e di altri mobili.

Nei tavoli di Maurizio Signorini, le sezioni erose del pilone vengono tagliate per creare doghe portanti e la parte con l'intricata rete dei fori di erosione viene mostrata e valorizzata. La trama dei buchi diventa arte e viene evidenziata dalla lastra in vetro del piano del tavolo.

L’immagine finale del tavolo con le gambe e il vetro appare come uno “specchio capovolto” del canale con i piloni e arricchisce una casa elegante. Nel complesso questa rigenerazione delle Briccole lascia al fortunato commensale una “visione dei canali veneziani” e del “suono dell'acqua” che lambisce i tronchi.

 

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Design e artigianalità: una coppia vincente per Made in Lava

In mostra a Torino abbiamo incontrato Made in lava che ha avviato una nuova attività sulle orme di una antica tradizione scalpellina. Luca Scarantino e Sabrina Zibellini sono una coppia nella vita e nel lavoro e la loro storia si svolge in un paese sulle rive del lago di Vico a nord di Roma.

Il territorio dell’alto Lazio è caratterizzato dalla sua natura vulcanica su vasta scala che comprende diversi laghi: quello di Bolsena è probabilmente il lago vulcanico più grande di Europa. Per questo sin dall’antichità, gli Etruschi e i Romani avevano cave di Basalto e Peperino in questa area alcune delle quali sono ancora in funzione e dalle quali si approvvigionano.

Lava è il nome di una pietra vulcanica e da questo deriva il nome della loro impresa.

Luca è uno ‘scalpellino’ e dal 2003 si è trasferito in questa area proprio per le sue cave di Peperino. Voleva diventare architetto ma durante i suoi studi in Francia, in un corso di arti applicate nel 1998, ha conosciuto l’arte della “Stereotomia” ossia la scienza della pietra da taglio. In quel momento ha capito che la lavorazione della pietra sarebbe stata parte della sua vita e la sua attrazione si rinnova ogni volta che si trova davanti ad una roccia o a un blocco di marmo.

Sabrina è originaria di questa area e dopo gli studi di architettura ha deciso di tornare a vivere qui per fare la sua professione di design.

Come è nata l’idea di Made in Lava?

Quando ho conosciuto Sabrina il mio laboratorio di scalpellino si è trasformato aggiungendo design e innovazione a quello che facevo. La tradizione è parte della nostra storia: l’utilizzo dei materiali come la pietra, il legno e il ferro nell’architettura e nel design quotidiano sarà sempre attuale fino a che l’uomo sarà cosciente della propria natura.

L’innovazione è una lettura della tradizione: la pietra può caratterizzare i nostri ambienti con un design moderno ritornando, in modo raffinato, semplice e originale, a far rivivere i materiali naturali.

Come ti relazioni nei confronti dell’ambiente?

L’ambiente in cui viviamo ci accoglie dalla nascita come una madre accoglie il proprio figlio; noi siamo una parte dell’ambiente stesso. Chi si dimentica di questa relazione può creare danni irrecuperabili anche per le generazioni future.

Noi abbiamo cercato di utilizzare le materie prime locali, di creare un minor impatto ambientale possibile nella scelta dei trattamenti per il legno e facciamo una analisi del bilancio energetico per ogni nostro manufatto.

Made in lava è composta da uno scalpellino ed un architetto. Che cosa significa vivere e lavorare insieme? 

Una follia!!! E’ per questo che ci piace.

La natura pragmatica e materica del primo si scontra con l’approccio teorico e accademico dell’altro, incontrandosi e scontrandosi continuamente, raggiungendo risultati inaspettati.
 

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Come nasce un capolavoro - Living Jewellery

Il documentario Living Jewellery racconta la storia della prima collana fotovoltaica inspirata alla “forza della vita”, un gioiello bellissimo e simbolo dell’avanguardia delle tecnologie energetiche. Ma ancor di più un sogno e una sfida lanciata da un gruppo di piccole imprese che volevano stupire il mondo ed entrare nei nuovi mercati.

La storia della collana è il simbolo di come, guardando il mondo in modo diverso, anche le piccole imprese possono essere in grado di emergere e di affermarsi a livello internazionale.

Tre anni fa abbiamo avevamo scritto il Manifesto di Energitismo incoraggiando le aziende di tornare a lavorare con artisti e artigiani per creare un nuovo Rinascimento. Siamo partiti dalla filosofia del valore del connubio di arte e tecnologia come base per creare oggetti eleganti e sostenibili. Poi il nostro spirito di ingeneri ha avuto la meglio e ci siamo adoperati per lavorare e mettere in pratica quello che avevamo declamato.

Per formare un gruppo di imprese pronte a seguire la filosofia del Manifesto, abbiamo deciso di "agire" e di presentare l'idea di creare una collezione del “meglio del meglio” delle tecnologie sostenibili. Avevamo bisogno di un simbolo, così abbiamo preso spunto dalla frase del Manifesto in cui si dice che “le tecnologie devono diventare gioielli per le nostre case" e abbiamo deciso di creare un vero e proprio gioiello solare.

Siamo andati con il Manifesto e i biglietti da visita a VIcenzoro, la Fiera dell'oro di Vicenza, sperando di trovare imprese che accettassero la sfida di creare un vero e proprio gioiello con la tecnologia svizzero-australiana delle DSC, una tecnologia ormai matura che sorprendentemente non era ancora stata industrializzata.

Molti ci hanno riso o sorriso, ma l’impresa D'Orica di Nove ha risposto in senso positivo. La storia di Daniela e Gianpietro Zonta è un emblema della storia di migliaia di altre aziende familiari italiane i cui i proprietari mettono cuore e passione in quello che fanno. Una 'atmosfera' creativa e positiva che si percepisce anche nel viso dei loro collaboratori con cui condividono i rischi e i successi: tutti sono felici di andare a lavorare e seguire i fondatori nelle sfide che tentano di raggiungere.

Daniela e Gianpietro avevano appena finito di costruire la casa dei loro sogni secondo la classificazione CasaClima, e in precedenza avevano costruito la loro fabbrica come un gioiello dell’efficienza energetica e con un impianto fotovoltaico sul tetto, ed erano pronti a mettersi di nuovo in gioco.

Tutti i loro collaboratori sono stati coinvolti e hanno contribuito a creare questo capolavoro di arte e tecnologia: l'immagine, riflessa nei sorrisi dei dipendenti, evidenzia la gioia di aver accettato la sfida e di aver partecipato alla creazione di qualcosa di unico.

Energitismo ora esporta questo ottimismo ad altre imprese e ad altri artisti. Nel nostro web-magazine raccontiamo le loro storie e quelle di altri grandi artigiani che vale la pena di far emergere, ma che sono ancora sconosciuti al di fuori della loro area. Noi siamo pronti!

Grazie a tutti coloro che sognano e grazie a coloro che hanno ancora voglia di realizzare i sogni di quelle aziende italiane che riescono a stupire il mondo.
 

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La modernità della tradizionale iconografica

L'arte è una sfida continua nell’esprimere sentimenti in modi diversi, e si evolve come i mezzi di comunicazione e le tecnologie.

Prima della fotografia, i dipinti erano estremamente realistici e per molto tempo sono stati il modo per mostrare alla gente cosa stava succedendo in altri paesi. Con l’avvento della fotografia, la necessità di rappresentare la realtà svanisce e l'artista inizia a concentrarsi sulle emozioni, i colori e i sentimenti. Impressionismo, espressionismo sono solo 'figli' di un’evoluzione tecnologica.

Alcune forme d'arte sono diverse e l'evoluzione della tecnologia è meno importante perché queste sono già ad un diverso livello di comunicazione.

Musei come Palazzo Pitti a Firenze sono pieni di dipinti del 1200 o 1300 e le persone sono attratte da loro e vengono catturate dalla loro bellezza. Questi quadri hanno molti elementi in comune con le icone e possono aiutarci ad entrare in rapporto con questa arte che è ancora così importante per milioni di persone.

Cosa è l’iconografia? L'iconografia è l'arte di riprodurre con devozione le magnifiche icone, originariamente create a Bisanzio, e che circa 10 secoli fa è diventata un’importante forma d'arte in Russia. A prima vista, le icone sono già un'arte astratta. Esse descrivono angeli e Dio e gli altri soggetti religiosi che poche persone possono capire profondamente. Tuttavia, le icone dipinte comunicano molte diverse emozioni a coloro che sono religiosi o a coloro che conoscono i simboli che esse rappresentano.

Ma per capire veramente queste raffinate icone è necessario visitare le sorelle Tondello nel loro ambiente. Il valore di una icona è molto più alto quando gli autentici significati della struttura, forme, cura del dettaglio e colori sono integrati tra di loro.

Le sorelle Tondello hanno ampliato le loro creazioni dai tradizionali disegni della chiesa ortodossa a quelli della Chiesa cattolica, comprendendo santi non comunemente venerati nella chiesa ortodossa. Mentre i vostri occhi vagano nel loro studio e galleria, uno o più particolari disegni vi colpiranno in particolar modo.

Siamo stati fortunati perché la maestra Anna Maria Tondello ci ha svelato il significato profondo dell’iconografia e le ore che abbiamo trascorso con lei nel suo studio, osservando le icone, ci hanno permesso di godere direttamente della sua pace, della sua passione e armonia. Le sorelle Tondello sono unite da uno stretto legame anche professionale.

Mariangela crea la base lavorando il legno, creando la superficie e i rivestimenti in oro che insieme alla brillante agata vengono utilizzati per dare splendore al tutto. In seguito, Anna Maria dipinge le figure e la scena trasmettendo una profonda pace interiore.

Ogni opera per essere completata ha bisogno di diversi mesi, ogni procedura necessita di un proprio tempo specifico da rispettare al fine di garantire la più alta qualità. Il laboratorio è pieno di opere in ogni fase della creazione, dai piani preparatori in legno alle opere pronte per lo smalto finale.

Per chi desidera una riproduzione unica per un evento speciale, tenga conto di programmare la sua visita ad Anna Maria Tondello diversi mesi prima dell'evento.

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Architetti ignoti e dimenticati: il sorriso di Giovanni Michelucci

Giovanni Michelucci: Architetto della Felicità

Nel mio primo incontro nel 1986, alla mia domanda su cosa doveva fare l’architetto, mi rispose quello che tutti vorremo sentire: “L’architetto deve lavorare per la felicità degli uomini. Io la chiesa ve la fo’, ma prima devo stare con voi, vedere le vostre case, capire la vostra terra”. Così disse Giovanni Michelucci, architetto di Fiesole al comitato che lo voleva incaricare del progetto della chiesa del nuovo quartiere di Arzignano in provincia di Vicenza. Questa affermazione, rimasta famosa, racchiude tutta la sostanza di questo grande uomo.

Giovanni Michelucci è stato un architetto che ha attraversato la nostra storia per quasi un secolo; non voleva fare l’architetto, ma nelle sue chiese è stato il più grande interprete di uno spirito religioso contemporaneo.

La chiesa più nota è certamente quella sull’Autostrada del Sole tra Firenze e Roma che è vista da migliaia di viaggiatori ogni anno. Da qui l’idea dei nomadi del deserto, così il popolo di Dio in perenne cammino porta al disegno di “alcuni pali con una tenda sopra”. Un rifugio temporaneo

Uomo in ritardo con i tempi o in anticipo sui tempi? Uomo di sofferenza, è stato pervaso dalla tensione della ricerca quotidiana di una fede che non è mai stata certezza o accettazione sofferta del mistero.

E il suo disegnare evidenzia questa “nervosità”. Le realizzazioni sono “Messi di disegni filamentosi che lasciano scorgere sempre, una dentro l’altra, più soluzioni possibili dello stesso problema”. Il progetto non nasce a tavolino, ma poco a poco dall’osservazione delle cose e dei luoghi, dallo stare in mezzo alla gente, dalle abitudini e storie carpite, dal comprendere le reali necessità degli uomini. La sua è un’architettura immaginata e creata intorno alle persone, non all’individuo, ma alla collettività.

Un disegnare del “non disegno” se per questo si intende immediata precisione e dettaglio. In questa sua ricerca in anticipo sui tempi, spesso Michelucci non è stato compreso subito come nella chiesa di Longarone, un comune distrutto dall’alluvione della diga del Vajont nel nord Italia negli anni ‘60. I cittadini si aspettavano una ricostruzione fedele e non una nuova identità con la tragedia che li aveva colpiti.

Invece Michelucci ha interiorizzato il dolore, ha realizzato un anfiteatro ellittico, una nuova forma per aiutare a ricostruire un senso di comunità. La tragedia immensa di questo paese distrutto ma contemporaneamente la natura meravigliosa gli fece venire l’idea di una chiesa che potesse rappresentare vita e morte.

“Allora in me cominciò a nascere un’idea che portasse all’esaltazione della vita: il Teatro! Ho pensato ad una chiesa fatta come un teatro”.

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Ascione corallo. Un Mare di Eleganza.

Abbiamo visitato un museo molto speciale, con ingresso su invito, un museo di gioielli e manufatti di corallo creati a partire dal 1805, e ufficialmente dal 1855 anno in cui la ditta Ascione è stata fondata a Torre del Greco.

Ed è ancora lì, una delle aziende italiane sopravvissute alle dure prove delle guerre militari ed economiche e che continuano a creare bellezza. I gioielli Ascione sono splendidi oggi come lo erano 160 anni fa, con coralli provenienti da acque profonde.

Ci sediamo su sgabelli di cuoio quadrati vicino ad un tavolo di vetro al secondo livello della Galleria Umberto di Napoli. Direttamente di fronte a noi, dall'altra parte della strada, si legge 'TEATRO REALE' e poi sotto la scritta ‘S. CARLO' uno dei grandi teatri d'opera del mondo: dai tempi dei re Borboni, 1737, il San Carlo è rimasto tale e quale.

Originariamente, nel 1400, il corallo proveniva dalle acque vicino la Sardegna, la Sicilia e il Nord Africa, ed era raccolto da pescatori di Torre del Greco, lungo la strada che da Napoli porta a Sorrento. Nel periodo rinascimentale veniva spedito da Torre del Greco a Marsiglia, Livorno e Genova, dove le gioiellerie lo lavoravano. Nel 1805, un imprenditore francese importò a Napoli questa arte ottenendo un decreto reale per poter produrre in maniera esclusiva i gioielli di corallo a Torre del Greco.

Col passare degli anni, gli artigiani e le donne italiane hanno sviluppato le proprie competenze, studiando anche la capacità produttiva e l’abilità scultorea delle oreficerie di Roma e Firenze. La fabbrica più antica della città è quella della famiglia Ascione e non solo per la mole di produzione e la straordinaria bellezza del loro corallo, ma anche per la storia della loro arte e artigianato.

Il corallo rappresenta l'ideale che solo Dio può creare la perfezione. Piccoli punti e cambiamenti di colore denotano l'autenticità. A diverse profondità il corallo e le sue 'corna' mantengono i loro colori, rossi, rosa e bianchi, nonostante il trascorrere degli anni. Nel Museo si possono vedere pezzi risalenti quasi a 200 anni fa dai colori ancora raggianti. La garanzia è data da questi maestri del corallo che producono ornamenti che possono essere venduti per secoli.

Il Museo mostra un dipinto della sorella di Napoleone, ornata di gioielli e meravigliose sculture di corallo. In una vetrina si vede l'abito da sposa e i gioielli in corallo della nonna della famiglia Ascione, il cui il pizzo è splendente come il corallo. Il colore vivente del corallo fa rivivere gli anni passati e si intrappola in un desiderio di condividere un pezzo di storia vivente, un tocco di classe che dura per sempre.

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Ceramiche Espressioniste

Ogni artista sembra pigro finché non trova la sua vena e il suo personale modo di comunicare. E' accaduto anche nella ceramica dove Giuseppe Facchinello ha inaugurato una linea artistica personale che potremo definire ceramiche espressioniste. 

E’ accaduto anche a Giuseppe Facchinello, che aveva mostrato inizialmente poca verve per il mondo dell’arte fino a quando ha visitato una mostra su Van Gogh, allora è avvenuto il risveglio del suo interesse verso questo mondo. I lunghi capelli sono allora tornati al loro posto e, usando un’analogia inversa della storia di Sansone, Giuseppe ha guadagnato la sua forza quando ha chiesto al fratello di tagliarli.

Poi una malattia gli ha impedito di proseguire gli studi all'Accademia di Belle Arti, ma non di visitare ripetutamente musei come il Guggenheim di Venezia. Oggi ha capito che il valore della scuola è quello di mettere su un piatto tutti i cibi della vita per permettere ad un ragazzo di poter selezionare. Così Giuseppe ha assorbito i colori da Van Gogh e le immagini da Matisse.

Tuttavia, per un artista amante del colore e impegnato a realizzare forme ceramiche, esistono due ulteriori sfide per la creatività. La prima è la natura tridimensionale degli oggetti in argilla che permette all'artista di creare segni particolari nella ceramica cruda prima della cottura; queste caratteristiche poi rimangono come uno scheletro su cui si possono sovrapporre le immagini colorate. La seconda sfida è quella di rendere i colori delle tinte primarie brillanti attraverso un vivace smalto cotto.

L’opera dipinta inizialmente appare opaca e senza vita rispetto a quello che l’artista sogna di far emergere dal forno. Un vero artista deve essere in grado di affrontare queste sfide: Giuseppe ha dovuto imparare a disegnare a mano libera e ad avere una “mano vuota”. E’ capace di meditare forse anche per un'ora fino a quando la sua mano non è pronta a lavorare con ispirazione per pochi secondi, circa 40. Quello che poi vediamo nelle sue opere sono i risultati, ma non il pensiero interiore dell'artista.

Oggi il suo stile unico e personale può essere definito Espressionismo nella Ceramica. Giuseppe sa che mentre le sue opere sono apprezzate e hanno oltre passato il cancello entrando nel campo della vera arte, il suo apprendistato è un'avventura che durerà tutta la vita.

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