I Gioielli artistici di Perziano: il Rinascimento dell’anima del vetro

I veri artisti e i veri artigiani hanno una cosa in comune, pur lavorando con materiali diversi come marmo, ceramica, legno, pietra, metalli preziosi o vetro, tutti “sentono la vita” in questi.

Possono 'vedere' e ‘sentire’ il corpo del loro lavoro che splende attraverso la materia ancora grezza fra loro mani. In un certo modo, ogni artista restituisce forma all'anima del materiale e, nel caso dei gioielli artistici di Murano realizzati da Roberto Perziano, questa è il Rinascimento del vetro.

Con le radici saldamente ancorate nel limo di Venezia, dove il padre Ugo, artigiano di Murano, aveva infiammato la sua fornace di vetro per il tradizionale “benvenuto”, Roberto è cresciuto con il calore ardente delle fornaci di vetro da un lato e le grandi creazioni dei maestri artigiani di Murano dall'altro.

Questo lo ha portato a “saper sentire” l'anima del vetro nelle sue mani. Roberto era fuggito dal suo destino circa 6 anni fa, quando la famiglia aveva venduto le attività del vetro, che nel frattempo si trovava sulla terraferma, ma non molto tempo dopo la vita del fuoco e le sensazioni di lavorare con il vetro lo hanno richiamato.

La sua passione per il vetro aveva bisogno di essere espressa in un modo nuovo, non nella tradizione 'classica' di Murano, e ha sottomesso il suo Rinascimento alla scelta di condensare tutto il suo talento artistico e le abilità artigianali in gioielli artistici di Murano. Cultura, stile, eleganza erano tutti in un vortice nella sua mente mentre cercava forme di espressione.

I suoi viaggi lo avevano portato in Kenya dove aveva apprezzato il popolo dei Masai, le loro credenze e l'arte. A Murano durante le sue regolari visite settimanali, incontrò un vecchio amico di suo padre, il famoso artista del vetro Livio Seguso, che vide il talento represso finalmente libero di esprimersi nei gioielli emblematici di Perziano.

”Superando i limiti e le incognite che questa materia comporta, egli riusciva a dare sempre il meglio di sé nell’intento di concretizzare le aspettative presenti nella sua sfera emozionale. Il rigore e la padronanza tecnica di Roberto Perziano conferiscono alla sua produzione una perfetta simbiosi fra armonia compositiva ed eleganza formale”

Tutte le forme d'arte che coniugano arte e tecnologia, tradizione e modernità, diventano Rinascimento. Per realizzare i suoi disegni che richiamano gli scudi, le maschere e gli ornamenti dei Masai incorporando la loro vita nel vetro cristallino, Roberto ha scelto una delle tecnologie tradizionali più impegnative dei 500 anni di storia di Murano, famoso per il vetro Calcedonio e per i rossi di Murano.

Anche se i suoi strumenti e combustibili sono quelli di oggi e nelle ancora segrete formulazioni del vetro non si usano più i veleni e i metalli pesanti, che hanno dato una breve vita a molti soffiatori di vetro.

Tutti i gioielli artistici di Murano che portano il nome Perziano sono firmati dal maestro, una garanzia che nonostante l'invasione dei copisti nelle tradizioni veneziane, questo atelier è veramente autentico e in ogni opera d'arte si ritrova l'anima dell'artista e del vetro.

per saperne di più: www.robertoperziano.it

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Esaltabuchi, il gioiello ironico

Vicino Pesaro nelle Marche vive un raffinato imprenditore, poeta, umorista, gentleman e un genio enigmatico, Nani, il Conte Alessandro-Ferruccio Marcucci Pinoli di Valfesina e la sua incantevole moglie Paola.

Nani è il signore dell’Hotel Alexander sulle spiagge di Pesaro. Questo hotel è l’epitomo della filosofia di Energitismo. E’ un’opera d’arte contemporanea vivente e un museo che riflettono l’anima di differenti artisti in ogni stanza e spazio.

Nani mostra le sue creazioni artistiche e la poesia con grande piacere. Ogni mattina a colazione, un’altra gemma del suo talento poetico accoglie gli ospiti mentre guardano le sabbie del mar Adriatico. Alcune mattine un messaggio di amore o bellezza, altre ironico o enigmatico, ma sempre con il tocco speciale di un uomo distinto.

Una delle sue creazioni è un piccolo accessorio circolare d’oro, una gemma che ha brevettato ed è conosciuta come, THE PATCH - EsaltaBuchi. Nani ci ha raccontato la sua storia dietro THE PATCH.

Quando era bambino gli era stato insegnato di non gettare mai nulla solo perché vecchio o non più perfetto. E’ stato poi cresciuto con l’idea che riparare può rendere le cose brutte. Il terzo pilastro del suo insegnamento è stato di cercare sempre il modo di convertire un fallimento in un successo.

Così quando, poco dopo aver ricevuto un capo prezioso dalla sua famiglia, ha trovato un buco di una tarma, si è trovato di fronte ad un rompicapo – come preservare il capo come un ricordo senza rovinarlo con una riparazione.

La sua ispirazione è stata che sarebbe stato molto meglio enfatizzare il difetto piuttosto che riparare il capo o segretamente gettarlo via.

EsaltaBuchi, è un anello inciso di oro puro, è la fenice che rinasce dalle ceneri di quel buco. E’ una soluzione ‘completamente’ elegante a un ‘bucherellato’ problema inelegante. EsaltaBuchi è un gioiello che trasforma un buco in un “pieno”. Riflette la filosofia di Nani sull’eleganza e il vero stile Italiano.

EsaltaBuchi è la massima rappresentazione della sostenibilità - niente si perde mentre la bellezza aumenta. Alla fine, è un gioiello che attira l’attenzione e provoca un sorriso e un po’ di divertimento.

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Alvar Aalto opere | Sulle tracce di Alvar Aalto. Parte 2

"Finlandia, terra radicata alla sua storia, alle sue fiabe".

Iittala è un piccolo villaggio verso Nuunajärvi dove, sulla collina, si trova la più vecchia fabbrica di vetro finlandese. I vetri, forme leggendarie. Il vaso Savoy creato per Ittala, dopo il concorso vinto nel 1936. La critica attribuisce l’ispirazione di questa collezione al paesaggio finlandese e ai suoi laghi.

Qui Aalto stabilisce di non decidere quale uso fare dei vasi, e lascia alle persone di utilizzarli come meglio crede. Forme fluide, organiche, realizzate con tre strati di vetro soffiati a mano. Vetro che è neve sciolta, acqua che scorre, aria che si fa densa, luce che opera, velo che traspare. Vetro che è Finlandia, paesaggio, lago, betulle, legni, cortecce: il tutto, dentro.

Sento che questi vasi all’arrivo del primo accenno di calore si scioglieranno e diventeranno vento sui laghi per poi riaddensarsi alla fine della breve estate. Finlandia, della gente riservata ma che sa accogliere.

Il viaggio mi porta ora nel sud-est del Paese, vicino a Turku. Qui c’è il sanatorio di Paimio, progettato da Aalto e dalla prima moglie Aino nel 1926. “Lo scopo primario dell’edificio è di funzionare come uno strumento medico…”.

Il disegno delle stanze è definito in base alle capacità limitate del paziente, sdraiato a letto. Il colore del soffitto dà tranquillità, le fonti di luce al di fuori del campo visivo dell’ammalato. Egli stesso era stato ricoverato e questo gli serve a accentuare il punto di vista del paziente. Le finestre a nastro sono nate qui. Quasi 90 anni fa.

La Poltrona 41 Paimio, destinata al sanatorio rammenta la famosa Vassily di Marcel Breuer. Qui il legno sostituisce i tubolari in ferro. Il legno viene curvato, e questa è la maggiore qualità che Aalto vuole sottolineare. Perché le curve, sotto sotto, sono più “accettate” degli angoli retti. Il razionalismo ha eliminato i cuscini, c’è una piegatura anatomica che è costruita in compensato di betulla, l’albero più presente nelle foreste locali. Lamine piegate che sostengono il peso con la loro flessibilità e elasticità.

La “Poltrona 46”, successiva, con l’ardito sbalzo strutturale, riesce a alleggerire la forma totale. Aalto, con la sua invenzione, non piega più il legno con il vapore che causava forti tensioni nel materiale. Il legno viene tagliato longitudinalmente lungo la lunghezza della curvatura e perpendicolarmente al suo piano, in modo che gli strati scivolino uno sull’altro durante la piegatura per essere poi fissati con colla.

Finlandia, un popolo che sembra di ghiaccio ma che invece sa amare con passione.
Inseguendo il chiarore dell’acqua dei laghi, arrivo a Imatra nel pomeriggio, con alcuni bagliori di luce, gli ultimi. La chiesa delle

Tre Croci è sprofondata nella neve. Dentro, soffitto e pareti sono un tutt’uno. Pareti disgregate, spazio che si evolve attraverso nicchie, obliquità, curve, materia plasmata, sembra con le mani, luce che scende sulle forme aggraziate, pulite, dove ogni angolo è arrotondato, dove le ombre indicano un cambio di superficie. E per terra, legno.

Da noi sarebbe impossibile camminare sul legno, in una chiesa. Noi, spesso poco attenti al senso delle cose, non viviamo il legno nella sua intensità, nel suo essere Natura, cioè Verità. Aalto qui sembra impastare la foresta con i muri, per creare superfici ondulate che sanno di leggerezza, sulle quali la luce gioca, illumina. Due finestre trapezoidali illuminano l’invaso celebrativo, un altro foro nel tetto diffonde luminosità nello stesso spazio. Luce che ammorbidisce e pulisce l’animo.

Seguendo la neve, raggiungo Järvenpää. Siamo a 70 km a nord di Helsinki, ovviamente in mezzo a un bosco. La villa si scorge a malapena, tanto è l’integrazione con l’ambiente. Gli alberi e il giardino sono disturbati il meno possibile. Qui, nel 1966, Aalto progetta e costruisce questa casa per il più grande musicista finlandese contemporaneo, Kokkonen.

Ora è un museo. Liturgicamente mi tolgo le scarpe e entro, cammino su parte del pavimento che è in travertino e che porta al camino, nel soggiorno. Qui si abitava e si lavorava, le pareti sono rivestite in lino e in parte con boiserie in legno. Mi stupiscono alcuni modesti particolari, come i profili che chiudono i pannelli di legno sulle pareti, oppure le cornici dei serramenti. Il tutto mi sembra “normale”, ma io provo un piacevole senso di benessere psicofisico.

Per mesi ho continuato a chiedermi il perché di quell’insolita serenità che poi altro non era che partecipazione. Penso fosse dovuto alla sua capacità di assemblare, di unire tutti gli elementi, forme, materiali, colori, dettagli, anche i più semplici e i più diversi, in un’unica dimensione che significa relazioni, condivisione, ossia armonia.

Il mio viaggio finisce. Finlandia che sa di legno, di betulle, di laghi, di acqua, di buio, di luce. E Alvar Aalto, artista della Sostenibilità autentica. Che non si può non amare.

Minus 35° degrees. Fa proprio freddo.

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Oltre il lusso: l’eleganza reale del corallo | Ascione coralli

“Esiste sempre una pietra più bella, ma non esiste un corallo più bello. Ognuno è diverso dall’altro e ognuno ha un suo fascino particolare che può essere messo in risalto dalla maestria di un artista/artigiano”.

Questo sono le parole che il padre ha trasmesso ai suoi figli, oggi alla guida della gioielleria d’arte Ascione, e che sono ancora usate per trasmettere l’emozione dei gioielli di corallo alle persone che si avvicinano a queste pietre. Un’eleganza reale che va oltre il lusso.

Perle, madreperle e coralli sono pietre “vive”, nascono dal lavoro di piccoli esseri viventi e, proprio come siamo tutti diversi, anche le nostre creazioni sono tutte leggermente diverse. Si possono usare strumenti metrici per valutare grandezza, colore e luminosità, ma alla fine alcune creazioni trasmettono emozioni più di altre.

E l’emozione di questi gioielli è aumentata dalla conoscenza della storia del corallo, dal rapporto che da sempre ha avuto con l’uomo nelle diverse culture del mondo, nelle storie dei pescatori di corallo e in quella degli artigiani che lo lavorano.

A Napoli, al Museo del Corallo di Ascione, si può vedere la parure regalate da Napoleone Bonaparte o quelle della regina italiana Maria Josè fa sentire il bisogno di entrare nelle tradizioni e di adornarsi di un gioiello di corallo e della sua eleganza reale.

Personalmente, come italiana, con i primi soldi guadagnati con il mio lavoro, ho sentito il bisogno di comprare un cammeo da poter utilizzare come spilla o come ciondolo di una collana di perle o di corallo.

Ed ogni volta che lo indosso percepisco l’eleganza reale e mi sento una regina!

per saperne di più: www.ascione.it

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L’Arte delle vere Icone

Di recente abbiamo visitato lo studio, vicino a Bassano del Grappa, del maestro iconografo Anna Maria Tondello, e abbiamo riflettuto su come anche i collezionisti d'arte riescono a capire se hanno acquisito vera arte o una fedele ma 'inconsistente' copia.

Niente potrebbe essere più vero nel caso delle icone. Le sorelle Tondello hanno studiato per molti anni i significati sacri e dettagli di ogni uno dei tanti passaggi e processi che servono per la creazione di una icona e nella riproduzione fedele di ogni opera.

Negli ultimi mesi abbiamo visitato Istanbul e Atene e siamo andati nelle zone dove si commerciano icone e paramenti religiosi alla ricerca delle caratteristiche di originalità che Anna Maria ci aveva raccontato a proposito dei suoi lavori. Siamo rimasti sorpresi che anche le icone che avremmo considerato dipinte fedelmente non rispettavano le tradizioni e mancavano addirittura della giusta tavola di base su cui stendere le pitture.

Ci siamo ricordati allora di un’altra precedente visita in Turchia durante la quale guidando per andare a visitare un grande teatro romano ci siamo imbattuti in una bancarella lungo la strada che promuoveva in tutta onestà “Veri Falsi Orologi”.

Questo ci ha fatto pensare che esistono quattro possibili livelli di prodotti “di lusso”. I prodotti realizzati sotto contratto dalla casa madre, utilizzando componenti autorizzati e venduti dai negozi autorizzati, sono 'Reali Reali'. Poi ci sono 'Falsi Reali', i 'Reali Falsi' e i 'Finti'. Tutte queste variazioni si trovano normalmente nel settore degli accessori di moda e nella moda.

Eppure, nel mondo dell'arte sacra sembra che ci sia ancora un’altra categoria, quella in cui la mancata conoscenza delle tecniche e di quello che è reale comporta la creazione di oggetti che, nella migliore delle ipotesi, non sono 'vera' iconografia tradizionale.

Per diventare un maestro di icone, infatti, occorrono oltre 10 anni di studio.

Anna Maria ci ha raccontato come l'origine delle tecniche dell'iconografia siano da ricercare nelle tombe dei faraoni egizi. Ogni aspetto della preparazione era essenziale per la durata millenaria dei sarcofagi egizi e delle reliquie nella tomba. Le tecniche delle icone sono le stesse di quelle dei sarcofagi in legno. La conoscenza della preparazione e pittura del legno attraversò il Mediterraneo ed arrivò in Turchia e Grecia dove si iniziò ad usarle nell’arte sacra.

La stessa cura e devozione nel trattamento del legno va messa nella vera iconografia, per questo una opera d'arte prodotta dalle sorelle Tondello durerà centinaia di anni senza degradare forma, colore o lucentezza.

I visitatori dello studio di Anna Maria possono osservare esempi didattici di ogni fase dei diversi passaggi della creazione di una icona, dalla selezione del legno grezzo fino al lavoro d’arte finito, completato qualche mese dopo. Energitismo sta progettando una mostra dell'iconografia delle sorelle Tondello che si terrà in Veneto alla fine del 2014, durante la quale saranno presentati questi passaggi fondamentali nella creazione, per consentire allo spettatore e al collezionista di capire cosa cercare nella vera Iconografia e capirne il vero valore.

per saperne di più: iconae.blogspot.it

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Per l’ufficio elegante: eleganti planisferi di arte e tecnologia

Arte e tecnologia si combinano per creare eleganti planisferi e mappe del mondo attraverso una abilità manuale e una profonda esperienza in diversi processi di trattamento dei metalli da tre amici milanesi che hanno deciso di far diventare il loro hobby una impresa artistica.

Fin dal tempo degli antichi greci, sfere e altre strutture curve sono state oggetto di studio per convertirle da tridimensionali a rappresentazioni bidimensionali attraverso proiezioni. Quello che oggi complessi ed eleganti calcolatori processano le complesse trasformazioni di Fourier, nate dalla matematica di 2.500 anni fa. Tuttavia, poco è cambiato nel modo in cui presentiamo la Terra, come generiamo mappe e planisferi (o sfere piane).

Proiezioni diverse tentano di dare un vantaggio 'politico' all'emisfero settentrionale, come ad esempio la proiezione cilindrica di Mercatore che è centrata attorno al Polo Nord.

Ma così come ci sono una varietà di rappresentazioni matematiche della sfera terrestre sulla quale gli esseri umani vivono e muoiono, c'è un elemento comune ad ogni proiezione - tutti cercano di combinare la tecnologia della proiezione con l’eleganza e lo stile della rappresentazione artistica – Proiezioni con Stile, Arte e Tecnologia.

In questi eleganti planisferi e  mappe ogni paese è formato come un pezzo unico in metalli differenti come in un meraviglioso puzzle.

L’uso di materiali nobili come la madreperla, il bronzo, il rame, l’acciaio, l’ottone, l’alluminio, l’argento e l’oro 24 carati esaltano gli effetti artistici aggiungendo valore al lavoro geografico e trasformando in un’opera d’arte. Profondità di campo, effetti di superficie e il colore dello sfondo (fatto di pietra, legno, vetro, acciaio o madreperla) infine donano eleganza e sofisticatezza ad ogni mappa.

La sfida di questa piccola azienda è quella di rispettare la precisione matematica della proiezione e, attraverso la manualità di alcuni lavori e la scelta dei materiali, conferire valore. Incisioni, smaltatura e montaggio, interamente fatti a mano, trasformano questi eleganti planisferi e mappe in veri gioielli per la casa, per un ufficio direzionale di classe, un'opera d'arte che ha una base matematica.

Proprio come nel Rinascimento, la formazione e l’esperienza catalizzano l'artigiano nella scelta di strumenti e dei progetti adeguati per creare ogni opera d'arte.

Arte e tecnologia si fondono per creare mappe che lasciano senza fiato con la loro bellezza e catturano l'occhio del viaggiatore che vola da un paese all'altro, cercando di ricordare le capitali e confini geografici o i paesi che ha visitato.

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Ronchamp: l’architettura della Meraviglia e l’ascolto dell’Infinito

Fino al 1950, Ronchamp era un luogo come altri. Ora, il profilo che si innalza sulla sommità della collina, sorprende.

La Cappella di Notre-Dame du Haut, realizzata dall’architetto svizzero Le Corbusier negli anni ‘50, è il prototipo della chiesa moderna: uno dei pochi spazi sacri che vive la libertà da ogni schema precostituito con le sue forti suggestioni. Silenzio colorato, mi verrebbe da dire.

Non c’è più nessuno, entro e immagino di sedermi sulla “greppina”, la chaise longue sulla quale sedevano i filosofi greci e che Le Corbusier ha ridisegnato alla fine degli anni ’20, così esile, elegante eppure forte e intima. La parete lunga mi appare come una quinta scenografica. Non vi è più certezza. L’architetto ha rappresentato il Mistero.

La luce è fioca, come nelle cattedrali medievali illuminate da torce appese ai muri spogli, e le fessure cambiano la luce esterna che trasfigura lo spazio interno dove cambiano i riflessi, le intensità, i colori, le rifrazioni. Questa parete ora non è più una parete ma un velo che traspare, che palpita, che rende tutto luce. Fori grandi e piccoli scavati con profondità nella materia.

Tagli piccoli, verticali, strettezze e allargamenti, cioè ritmo. Viene quasi voglia di toccare le superfici inumidite dall’emozione dei colori, vorrei avere il Moduloir e scalarlo fino a entrare nelle aperture strombate e sedermi là ad ascoltare il silenzio in una sorta di cromoterapia spirituale.

Mi viene da pensare ai tagli di Libeskind nel Museo Ebraico di Berlino, simboli di ferite di un popolo martoriato cui la luce riconsegna dignità, speranza. O ai tagli delle raffinate architetture della scuola ticinese del ‘900, di Galfetti, Snozzi, Vacchini, Botta. Tagli che selezionano porzioni di paesaggi illuminati, come quadri da gustare. Come le vedute pensate da Dalì nella sua casa di Port Lligat, che aprono non al mare ma a una fetta di mare - sicuramente quella più affascinante.

La pianta è a unica navata, con forma completamente irregolare. E’ a forma di timpano dell’orecchio per l’ascolto della parola di Dio. E’ qui la perdizione, lo smarrimento. Lo spazio irregolare coinvolge nella ricerca continua, ansiosa di una risposta che non sia, come al solito, legata al bisogno di controllo, di dominio e di possesso.

E’ attrazione, non consuetudine, è ricerca non stanchezza dell’abituale. È mistero, non certezza. Una parete curvata si fa accarezzare, si fa avvicinare, non respinge. Un lato obliquo è un segmento che dà spinta, che inizia un ritmo. Lo spazio si allarga e si restringe, in un moto di contrazione-espansione che porta energia. Vita.

Siamo nell’immediato secondo dopoguerra e non ci sono più strutture regolari, logiche spaziali, funzionali. Adesso è lo spirito che si muove e ogni parte chiama a un’interpretazione personale, a una presa di coscienza sulla vita e sulle relazioni umane.

Una Chiesa che ti chiede di partecipare, non di contemplare, che invita a stringersi tutti insieme per ritrovare il senso del vivere comunitario, che ti sussurra che esiste una felicità ma che questa va cercata nella verità del vivere e delle azioni.

Tutto ciò che prima era chiaro e necessario, ora non lo sembra più. Il tetto non è più piano ma una tela che si appoggia delicatamente su mura diverse. C’è qui un senso di temporaneità come nella chiesa nell’autostrada di Firenze di Michelucci: una tenda che simboleggia il cammino errante del popolo, una sorta di tetto provvisorio da smontare immediatamente, appena la notte passa.

Sembra quasi che questo spazio che trascende si innalzi, come a lievitare, supportato dai “pilotis”. Sotto non ci passano né auto, né viabilità varia, ma una folla silente, che non vuole privarsi di questa leggerezza, di questa magia. E’ come se prendessero Notre-Dame du Haut per mano, con la felicità dei cuori semplici, commossi e non la lasciassero fuggire.

La leggerezza di questa chiesa porta al volo, a librarsi liberi nel cielo come i violini di Chagall.

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Moto in legno sostenibile per far crescere bambini più sani

L’eco-sostenibilità applicata ai giochi è possibile? Cambiamo le regole del gioco per aumentare il rispetto del bambino verso l'ambiente partendo dall'elemento base dell'educazione infantile che è il giocattolo.

E’ seguendo questa filosofia che il designer Nicola Lunardon, avvalendosi della esperienza della impresa di falegnameria familiare di Tondin, ha costruito il primo esemplare di moto in legno pensata per le esigenze del nipotino Matteo e di tutti i bambini compresi fra i 2 e i 4 anni.

Da questo primo splendido esemplare, con tanto di sponsor familiare "Tondin_porte_#51", nasce l’idea di mettere a disposizione di altri bambini l’esperienza maturata realizzando giocattoli su misura.

Per la costruzione della bici ha utilizzato varie essenze di legno: il telaio, la maggior parte dei profili e i cerchi sono in multistrato di betulla, i numeri sono in betulla, il mozzo della ruota posteriore è di rovere, il mozzo della ruota anteriore e il manubrio sono di faggio. Tutti i materiali sono certificati, non ci sono collanti e vernici tossiche e si seguono gli stessi valori dell’azienda familiare leader nella costruzione di porte (www.tondin.it). Eleganza e sostenibilità in ogni momento della vita.

La moto è regolabile per seguire la crescita dei bambini e, per la sicurezza, ha un freno a disco posteriore come quelli utilizzati sulle minimoto da pista. Mentre per la parte ludica, ha un mini display con 3 led blu e un pulsante per accenderli.

Questo giocattolo segue lo sviluppo psicofisico del bambino e lo aiuta ad acquisire le proprie capacità motorie, poi a scoprire il mondo e, infine si trasforma in carriola per essere spinto e riempito di oggetti. L’obiettivo è quello di seguire le tappe della crescita, assecondando le crescenti capacità motorie e manuali educandolo alla sostenibilità.

Nel gioco si formano i valori, si sviluppa la personalità negli aspetti affettivi, cognitivi e relazionali. Il gioco è la migliore palestra per la creatività, la fantasia e l’immaginazione del bambino. Un gioco green, elegante e personalizzabile è il miglior modo di far crescere i nostri figli!
per saperne di più: www.tondin.it

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