Paris Hilton e l’Arte

Molto è stato scritto e tante più foto sono state fatte a Paris Hilton. Quasi tutte sono, per il piacere del genere maschile, dedicate più a ciò che fa da svestita o per la moda che a ogni altro tipo di attività umana.

Pur comprendendo che l’esibizionismo è un’attività naturale per un essere umano sessualmente attivo, e che il maschio incoraggia fortemente questa tendenza nelle femmine, diventa difficile isolare la libido quando si prova a stimare un’opera d’arte. La domanda rimane, Paris Hilton è Arte?

In Energitismo cerchiamo la combinazione tra tecnologia e arte. Certamente, molti affermeranno che Paris Hilton è un’opera d’arte, ma in che modo possiamo giudicarlo evitando il punto di vista personale?

Si dice che l’arte stabilisce i suoi prezzi e che non può essere misurata come un bene di consumo. L’altra faccia della medaglia è che l’arte sta negli occhi di chi guarda.

Per il primo caso, dato che il cachet di Paris Hilton per l’apparizione ad un evento è di circa di $300,000, non c’è dubbio che il suo prezzo non corrisponda affatto a quello di un bene di consumo. Nel secondo caso, l’occhio di colui che guarda potrebbe essere confuso dalla predilezione sessuale o dagli impulsi dei sensi oppure ancora, nel caso di qualche ragazza, dal pregiudizio. Quindi abbiamo bisogno di uno strumento più oggettivo per tararci.

Se Paris Hilton è un’opera d’arte, a quale categoria appartiene? Sicuramente non rientra nell’arte contemporanea perché questa disprezza la bellezza della natura, e non c’è dubbio che Paris Hilton soddisfi i parametri di bellezza: linee uniformi e assetto congruo, se si guardano gli occhi, il seno e i glutei.

Senza dubbio non è neanche Cubista o Impressionista. Paris Hilton può sembrare Classica per qualcuno, ma non passa la prova di una figura opulenta. Allo stesso modo, nonostante la sua altezza, non è Manierista perché, a meno che i miei occhi non mi tradiscano (e non ho avuto l’opportunità di valutare questa categoria con altri organi sensoriali), al momento non ha il comfort corporeo così evidente delle donne manieriste.

Nessuna delle forme d’arte asiatiche è sufficiente per valutare Paris Hilton, sebbene le rappresentazioni sessuali della tradizione indiana sotto forma di sculture e di dipinti la farebbero ingelosire.

Abbiamo però una categoria che calza a pennello per Paris Hilton, ed è l’Espressionismo. Senza dubbio si mostra con colori forti e gioiosi, la sua espressività è evidente, non permette all’intelletto di confondere l’impressione della vista e, al tatto, sembra ad oggi incontrare tutti i criteri. Così, da una prospettiva artistica, Paris Hilton rispetta i criteri di Energitismo.

In questo articolo, non proveremo a comprendere il ruolo della tecnologia nell’identità corporea in 4D di Paris Hilton o di stabilire un valore commerciale definitivo. Tuttavia, possiamo considerare il concetto di Arte Vivente, una forma d’arte che cambia con il tempo, che richiede regolare manutenzione per soddisfare il cliente finale, una forma d’arte che richiede l’inserimento in diverse categorie a mano a mano che gli anni passano.

Uno dei miei compiti è di prevedere il valore di questa opera d’arte per i futuri potenziali collezionisti. Ma per questo, posso solo offrire i versi di una vecchia canzone:

“L’ultima volta che sono stato a Paris,

Paris era soffice e grigia,

E ogni volta che penserò a Paris

La vedrò sempre così”

Potrebbe essere un elegante finale impressionista sia per un’ “opera d’arte” che stimola l’erotismo di un compositore sia per la longevità del valore di Paris Hilton.

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L'avventura della Via della Seta

Come tutte le cose preziose, anche la seta ha le sue leggende.  Fu l’imperatrice cinese Hi Ling Shi, moglie del grande Imperatore Giallo, primo dei cinque Di, a scoprire questo incredibile sottilissimo filo nel giardino imperiale del marito, divenendo così la progenitrice della Via della Seta.

La storia racconta che l’imperatrice iniziò ad avvolgersi intorno al dito un filo trovato nel gelseto e, spinta dalla curiosità di capirne la provenienza, continuò a svolgere il filo seguendone il percorso. La particolarità era che più lo avvolgeva e più avvertiva un tiepido sorprendente calore permeare il dito.

Ad un certo punto arrivò al bozzolo da cui proveniva il filo, e poco più in là vide degli strani bruchi, il baco da seta, intenti a mangiare voracemente le tenere foglie dell’albero di gelso. Capì il collegamento tra il filo, il bozzolo e il baco e subito immaginò come doveva essere piacevole avvolgersi con tessuti realizzati con quei morbidi e lucenti fili.

Siamo nella Cina settentrionale intorno al 3000 a.C. e, quasi per incanto, un popolo si ritrovò dall’essere vestito di pelli animali all’essere avvolto di cangiante seta. In realtà le prime vesti di seta erano riservate esclusivamente all’imperatore e alla sua ristretta corte e l’imperatrice sovrintendeva personalmente all’allevamento dei bachi nel giardino imperiale assieme alle sue dame di corte.

Grazie a pene severissime il segreto fu gelosamente custodito all’interno dei confini del Celeste Impero per più di venti secoli. Non c’è nessun altro prodotto che possa vantare una storia così vasta, emozionante e ricca di avventure come la seta, tradizionalmente la più preziosa delle fibre, desiderata da tutti i sovrani del mondo.

Una storia che ha intrecciato popoli e continenti, e che ha messo in moto i primi commerci tra l’oriente e l’occidente con la creazione di una grande rete: la Via della Seta.

E sono leggendarie le storie dell’imperatore Giustiniano e dei suoi viaggi fra Asia e Costantinopoli. Una storia che si completa con la maestria dei tessitori che hanno saputo intrecciare i filati in tessuti preziosi che, a loro volta, hanno decretato la fortuna dei maestri artigiani di intere città come Venezia.

E proprio dal Veneto, da un’area non lontano da Venezia, un gruppo di imprenditori sta ripercorrendo i saperi antichi della bachicoltura, della filatura e della tessitura a mano per un Rinascimento del sogno della Via della Seta Italiana, creando preziosi manufatti da indossare realizzati con seta italiana e oro.

Giampietro Zonta e Daniela Raccanello, fondatori di D’Orica, hanno ripercorso il cammino quasi dimenticato per tornare a realizzare capi eticamente in stile italiano, per ricostruire il Made in Italy lungo la loro personale Via della Seta Italiana.

Un Progetto Speciale di Energitismo è nato ed è stato annunciato all'Open Day del 15 novembre. La coltura dei bachi da seta dell'Istituto CRA di padova sta alla base della bachicoltura locale. E' stata trovata e restaurata una filanda in zona.

Abbiamo già filato fili di seta a 20 denari (10 filamenti avvolti insieme) sufficienti a creare eleganti gioielli integrando le minuscole sfere d'oro della D'Orica con i sottili filamenti di seta. Anche Ilario Tartaglia è coinvolto nel progetto di tessitura dei fili di seta con il suo tradizionale telaio Jacquard a Cartigliano.
 
 

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w furlan

Non ricordo proprio come si scrive il suo nome. Suona come se fosse un nome francese pronunciato però da un inglese maleducato. Lui era un famoso conduttore britannico del periodo della guerra e non prendeva bene gli imbecilli, eccetto se stesso quando faceva qualche gaffe.

La memoria si prende gioco di noi, specialmente quando si tratta dei nomi dei famosi o dei bellissimi che incontriamo. Questo cavaliere-conduttore, Sir Thomas Beecham, dall’Orchestra Filarmonica di Londra e famoso per il pizzetto, racconta nella sua biografia di un incontro con una elegante signora nel foyer di un hotel di Manchester.

Per tutta la sua vita non era mai riuscito a ricordare il nome di lei ma aveva il sospetto che avesse un fratello. Dopo i primi convenevoli ancora non riusciva a collegare la voce cristallina a un nome, quindi si lanciò con una domanda.

Eh Signora, come sta suo fratello e cosa sta facendo adesso?” Alla quale lei rispose con aplomb: “Sta bene grazie…ed è ancora Re”.
Perché capita che si ricordino con facilità le sciocchezze mentre le parole e i nomi più comuni cadono senza speranza nel dimenticatoio? Non ho nessun problema con:

Era cerfuoso e i viviscidi tuoppi
ghiarivan foracchiando nel pedano:
stavan tutti mifri i vilosnuoppi
mentre squoltian i momi radi invano


Sembra un ricordo di me quando vado alle feste e agli eventi, e corrisponde all’immagine di me che sarà ricordata.

Perché capita che, incontrando una bella signora il cui sorriso è pari solo alla bellezza del suo busto, vita e caviglie, io mi ricordi di tutti questi particolari e addirittura del fluire della stoffa e del suo vestito, ma dal momento della presentazione, il suo nome è perso nelle nebbie del tempo.

Posso ricordarmi per sempre il suo numero di telefono, ma non avrò idea di chi sto chiamando. Fortunatamente, il mio imbarazzo può essere mascherato da un bicchiere o più di accompagnamenti alcolici, mentre sto in piedi nell’ombra frugando nella memoria alla ricerca del nome, riporto a galla addirittura i volti delle mie numerose ex-mogli, ma ho qualche difficoltà a mettere un nome a quelle ben note (e spesso accigliate) facce.

Di solito questa ricerca finisce con me che evito qualsiasi persona che si avvicina e mi lancio verso il bagno facendo una ricerca alfabetica da Abigail, Andrea, Anne, Ashley, Ayesha … via così fino a Zara, ma senza trovare il nome corrispondente.

Non mi resta che la fuga, sperando che nessuno noterà la mia partenza senza ringraziamenti agli ospiti, il cui nome ora è diventato sconosciuto. Tutto quel che ricordo è il meraviglioso fluire di una signora memorabile mentre danzava con un altro, un appuntamento in divenire.

Penso che non sarei né buon commerciale né un Casanova.

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Bazar di Compleanno: Stelle dello Show

Il secondo bazar di compleanno a Marostica è stata una festa per la cultura durante la quale i più di 100 invitati sono stati impegnati a godere delle opere esposte e in vivaci discussioni. Le star dello show erano i partner di Energitismo che hanno orgogliosamente esposto le loro opere raccolte in Our Discoveries e in Our Collection e hanno raccontato le loro storie.

L’ingresso era sorvegliato dai grandi leoni Ahura creati da Ezio Zanardello. A sinistra, nella “sala bazar”, erano esposti i preziosi tessuti di Ilario Tartaglia vicino a una sensazionale lampada Dreamtime dalla collezione di Florio Pozza. La meravigliosa poltrona Fusti con Eleganza e il mobiletto mensola di Fabio Scapin stavano di fianco alle labbra sensuali di Les First, l’enigmatica sedia di Massimo Marcomini.

Lucio Marin ha presentato Eleganza e Sicurezza in Rosso: segnaletica di sicurezza in vetro di Murano e l’esotico estintore Marinstyle. Appoggiato alla vetrata Maurizio Signorini presentava il suo tavolo Briccole Veneziane con le sue Sculture di Luce appoggiate sopra.

Alle pareti erano appese le liriche litografie di Giancarlo Busato, e appena sotto si accoccolava la bici per bambino Tondin di Nicola Lunardon. La solenne icona dell’Annunciazione di Anna Maria e Mariangela Tondello era grandiosamente esposta su un cavalletto. Il culmine finale dell’esposizione delle stelle dello show su questo lato era la magnifica scultura fluente a tutta altezza di Toni Venzo.

Di fronte alla bici Tondin, sul lato opposto della sala, c’erano i campioni di forme e strutture che sono alla base dei prodotti di arredamento Tondin. Al di sopra, appese al muro, due sculture ceramiche di Giuseppe Facchinello ispirate all’espressionismo di Picasso.

Al centro della sala, sopra un lungo tavolo, otto dei nostri partner esponevano le loro opere. Le sculture mosaico Living Stone, Pietre Viventi, dalle montagne della Grecia di Antonis Karakonstantakis stavano vicino a uno scialle elegante di seta e corallo, creato dalla famiglia Ascione di Napoli.

Di fianco era esposto un lavabo da bagno o da decorazione in pietra lavica smaltata di Sabrina Zibellini di Made in Lava. Roberto Perziano invece ha presentato quattro squisite collane con pendenti di vetro di Murano e metalli preziosi. Rita Dal Prà ha esposto come centrotavola uno dei suoi meravigliosi modelli di giardini all’italiana in ceramica.

Luciana Bertorelli ha presentato entrambi gli aspetti della sua scultura ceramica, che attingono tuttavia dallo stesso pensiero filosofico, una Pangea blu e una sfera smaltata.

L’opera d’entrata di Giampietro Zonta e Daniela Raccanello nello show delle star è stata Living Jewellery, la gloriosa collana d’oro creata attorno a delle cellule energetiche che emulano la fotosinstesi, indossata elegantemente prima da Manuela Lunardon e poi, con la gioia della fanciullezza, da Maria Vittori.

Le stelle dello show sono tutte immortalate in migliaia di foto, gran parte delle quali sarà disponibile sul sito di Energitismo e sulla nostra pagina Facebook.

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Massimo Argenziano, fotografie sportive ricordate per sempre

Tutti i campioni hanno avuto dei genitori che li hanno accompagnati quando ancora erano agli inizi, quando non erano così esperti e avevano bisogno di interminabili ore a ripetere un solo movimento, immagini stampate per sempre in foto e video amatoriali. Eppoi le gare che inevitabilmente impegnavano tutte le domeniche e i giorni di riposo. E’ successo anche a me.

Un po’ alla volta i ragazzi si addentrano nello sport e ad un certo punto ti accorgi che tuo figlio comincia a camminare con le sue gambe, ad avere un linguaggio tecnico perlopiù incomprensibile, e una sua propria identità separata dal genitore.

Poi arriva l’adolescenza e qualcosa cambia. Non tutti gli atleti diventano campioni e molti ragazzi lasciano le attività sportive e il sogno di diventare un campione.

Talvolta è una liberazione ma qualche volta è anche un dolore.

Avevamo trascorso ore con altri genitori nelle nostre stesse lunghezze d’onda emotive, ci eravamo crogiolati in sogni di gloria e improvvisamente ci dobbiamo reinventare una vita da soli, senza avere più il ruolo preponderante di genitore. La speranza, a quel punto, è che le giornate passate a guardare i ragazzi impratichirsi possano essere utili per farli diventare “campioni nella vita”.

Che cosa resta di tutto questo tempo speso in piccole gare di provincia e di tutte queste emozioni? Le fotografie!

Fotografie scattate da esperti “riproduttori di scatti” che non hanno anima e colgono solo aspetti tecnici comprensibili solo dagli addetti ai lavori (se mai nutrono qualche forma d’interesse per i milioni di scatti simili). Per noi genitori erano solo dei “costi” e abbiamo sempre preferito gli scatti dilettantistici che catturavamo da soli con i nostri smartphone.

Ma da qualche tempo il mondo sportivo è diverso, specialmente per noi amanti dell’equitazione. Si è arricchito di una pagina facebook (La fotografia sportiva) in cui vengono presentati scatti inconsueti: i protagonisti sono sempre cavalli e cavalieri, ma viene data una grande importanza alla poesia delle emozioni che vibrano attorno a queste manifestazioni.

Cavalieri mentre guardano il cavallo con sguardi bislacchi, giudici di gara assorti in calcoli, pubblico stupito mentre passa a tutta velocità un campione e momenti di complicità fra giovani allievi e insegnanti.

Il merito di questi scatti che portano la vita dentro le foto è di Massimo Argenziano, un fotografo che prima di tutto è stato il padre di una bambina che amava i cavalli (oggi campionessa). Il mestiere di Massimo è la fotografia artistica e l’arte. La sua esperienza nello studiare come creare degli scatti non banali che valorizzino le emozioni lo rende capace di creare immagini che incantano non solo i cavalieri ma anche i genitori, questa è la speciale sensibilità che ha sviluppato.

Vedendo queste foto provo nostalgia per le ore trascorse con gli amici guardando i figli crescere con l’equitazione e ritrovo i momenti migliori delle emozioni che ho lasciato indietro. E vorrei tornare sui campi a guardare altri ragazzi cimentarsi con la prova delle gare e sentire l’adrenalina degli animali eccitati da quella dei ragazzi.

Questo lato umano dello sport è quello che avvicina le persone all’equitazione e alle altre manifestazioni sportive e aumenta il numero dei visitatori a manifestazioni che, altrimenti, spesso vedono coinvolte solo le famiglie degli sportivi in gara.

Massimo dovrebbe diventare l’esempio per molti altri fotografi che in questo momento stanno riproducendo momenti di vita sportiva dei ragazzi senza capire come metterci amore.

L’amore non si vede, ma noi genitori lo possiamo percepire anche nelle fotografie!

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Molo di Savona per una notte, paradossi

Siamo entrati nella sala colazione dell'hotel sul Molo di Savona, un ambiente moderno con pavimenti splendenti come quelli della sala di atterra di un ospedale berlinese, tavoli quadrati senza tovaglia, un coltello e una forchetta ai lati di un tovagliolo solitario. Dall'altra parte della sala ci sono caraffe di succhi di diversi colori con poche informazioni riguardo la loro origine, più avanti sulla sinistra un accenno di frutta tagliata e grappoli di uva.

Ovviamente siamo in ritardo, condimenti in abbondanza e pochi panini: non una vasta scelta di interessanti beni di consumo per un così ben pubblicizzato quasi nuovo hotel 4 stelle nel nuovo molo di Savona.

Ci siamo presi la nostra selezione di frutta, il succo, il the verde (dopo aver fatto pazientemente la coda per l’acqua calda mentre gli altri imparavano come azionare la funzione caffè-latte) e uno o due mini croissant, abbiamo catturato un tavolo e ci siamo seduti per un veloce spuntino.

Fuori sulla destra a circa 40 metri si stagliava un altro edificio in vetro piuttosto nuovo e alto, come da standard savonese, circa 6 piani. Mia moglie, guardando questo insignificante edificio verde chiaro, esclamò per attrarre la mia attenzione. Guardai dall’altra parte e il mio sguardo fu trascinato in alto. Sopra l’edificio incombeva una forma massiccia gialla e nera che mi ricordava l’Omino della pubblicità dei Marshmellow dei Gosthbuster, sicuramente non sarebbe potuto essere pericoloso.

Concentrandomi sui dettagli poi ho fissato lo sguardo a sinistra, tra questo edificio e un altro: una struttura ancora più alta direttamente dietro il palazzo, e ho capito che si trattava di una nave da crociera Costa che navigava nascosta verso il porto per assorbire migliaia di cercatori di vacanze estive last minute da tutto il mondo, molti dei quali devono essere stati nostri colleghi a colazione questa mattina. Data la razione di cibo disponibile osservata a colazione, la cambusa a bordo avrà giorni difficili prossimamente.

Siamo arrivati a Savona dopo le dieci della sera prima con l’Intercity “tutte le fermate” da Roma, non uno dei mezzi più salubri di Trenitalia, quello in cui guardi le rotaie sotto di te mentre aspetti di entrare alla toilette e mediti sullo stato di pulizia delle rotaie stesse dopo un lungo weekend di bagordi. Arrivati in hotel dopo le 10 e 30 avevamo fretta di trovare un ristorante.

Il paradosso del molo di Savona è che ha una pletora di caffè quasi pieni, discoteche e bar più qualche ristorante specializzato in carne sulla riva. Forse che tutti i pesci sono rifluiti verso porti meno rumorosi? Fortunatamente in una strada laterale abbiamo trovato un ristorantino di pesce con un cuoco che è stato capace di riaprire la cucina per noi. Abbiamo scelto calamari fritti e gamberi come antipasto, pesce spada a baccalà, più una bottiglia di Soave e ce la siamo cavata con meno di 25€.

Prima di sederci fuori, la cameriera ci ha avvisati che non ci avrebbe servito al tavolo ma ci avrebbe chiamato una volta pronto il pesce perché l’attività aveva solo la licenza di take-away. Perplesso, ho preso in prestito il suo cavatappi e ho aperto il vino, e Claudia ha ascoltato la conversazione con un altro cliente, mentre veniva informato che il locale sarebbe diventato un bistrò di carne in ottobre per 6 mesi eppoi sarebbe tornato ad essere un ristorantino di pesce a Pasqua.

Ci siamo spartiti l’antipasto e diverse quantità di Soave, di valore eccellente, e ci siamo accorti che una grande insegna sopra la porta ci diceva in blu su bianco che il locale si chiamava Sapore d’amare, pesce arrosto. Una volta pronto il nostro pesce Claudia, nella sua normale modalità investigativa, ha cercato spiegazioni.

Apparentemente gli amanti del pesce sono anime estive, mentre gli amanti della carne prosperano negli umidi mesi invernali, permettendo così ai pesci spada e ai persici di metter su carne nel Mediterraneo per la prossima stagione. Ma l’insegna e il nome? Fu allora che abbiamo capito e Claudia ha realizzato che il nome della gastronomia era “Sapore d’amare” e non “Sapore da Mare”.

Quindi molto presto cambierà l’olio in cucina, sarà immagazzinato più vino rosso e l’insegna sarà rimpiazzata da una rossa e l’unica parola da sostituita sarà “Pesce” con “Carne”, ma saremo sempre sul molo di Savona.

Molto sostenibile ed economico!

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poltrona elegante

Fabio Scapin è un artigiano, un lavoratore dei metalli, che con i metalli crea soluzioni di arredamento moderno professionali e commerciali di alta qualità.

Il suo lavoro lo espone a un’ampia varietà di stili e applicazioni dove il metallo rappresenta sia lo scheletro che il prodotto finale. Fabio ha notato il valore del rifiuto che torna al riciclatore per essere fuso e raffinato ed è stato colpito dalla grande quantità di fusti da 200 litri (44 galloni) vuoti che contenevano prodotti per la pulizia e additivi. E ha iniziato a sognare.

Quello che ha visto è un arredamento moderno ricavato da fusti dismessi.

Il riciclo di questi grandi fusti industriali non è una cosa nuova. Cinquant’anni fa in Australia avevamo creato il Rot-B-Cue da un fusto tagliato a metà, incernierato su un lato e montato lateralmente su due treppiedi. Un piccolo motore elettrico era collegato a un albero che girava lentamente fra due cuscinetti, ognuno alle sue due estremità. Si infilzava nello “spiedo” un intero maialino o un agnello, la parte inferiore del fusto si riempiva parzialmente con la carbonella da BBQ ardente e, 5 ore più tardi, dopo che copiose quantità di birra erano state tracannate, l’arrosto era pronto per il consumo.

Nella costa nord-ovest del Pacifico negli USA, si usa lo stesso principio per affumicare il salmone appena pescato, e non sorprende che l’attrezzo sia stato chiamato Smoke-B-Cue, con il coperchio che si chiude durante la cottura. Tuttavia, queste “invenzioni” utilitaristiche che occupano la creatività e la buona compagnia di giovani uomini non sono affatto eleganti, sono spesso inaffidabili e non particolarmente attraenti per il gentil sesso.

Che Fabio abbia considerato i limiti delle precedenti applicazioni dei fusti dismessi non è una cosa certa, ma sta di fatto che grazie alla sua esperienza ha istintivamente capito che la qualità è la regola base per tutti i prodotti sostenibili ed eleganti.

Quando abbiamo visitato per la prima volta il suo laboratorio vicino a Vicenza, siamo stati colpiti da questa poltrona blu brillante e bianca esposta su un piedistallo di fronte a noi.

L’unico richiamo al fusto originale era la forma. Ogni fusto è selezionato e pulito attentamente per portare alla luce il metallo puro. Sono poi ritagliate le forme richieste. Tutti gli elementi metallici come cerniere e maniglie sono fatte a mano nel suo laboratorio. Lo scheletro metallico progettato per la sedia è installato e saldato in loco.

Cassetti in metallo, porta bicchieri e mensole sono incorporati. Il montaggio finale in metallo è poi dipinto secondo le specifiche del cliente con una finitura brillante. E alla fine vengono aggiunti gli accessori, i cuscini e la tappezzeria ancora una volta di alta qualità per soddisfare i desideri del cliente.

Fabio ha disegnato e prodotto una gamma di mobili per arredamento moderno che comunica uno stile unico. E’ possibile produrre salotti completi o ambientazioni per “sale giochi” che soddisfano qualsiasi combinazione di colore, tema e atmosfera. Divani doppi, sedie per bambini (create da fusti più piccoli), tavoli, mobili carrello con mensole, Fabio Scapin creerà la soluzione per qualsiasi cosa vogliate, e il risultato sarà un arredamento interno o esterno unico.

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Caduta Per Pragmatismo

Cadere è la perfetta attività per distinguere un ottimista da un pessimista. Un ottimista salta oltre il bordo di un alto edificio. Mentre cade, all’altezza della finestra del trentesimo piano, si sente che grida: “Tutto ok” e si vede che telefona a una battona con il suo iPhone.

Le sue possibilità di atterrare senza rischi sono registrate nella Guida Galattica per gli Autostoppisti, ma è accaduto. Questo giustifica l’ottimismo? Nel frattempo un pessimista cade e si sente che grida “Non è colpa mia” mentre punta la sua pistola alla sua tempia.

Chi è giusto essere? Di sicuro, se sei Inglese, né l’ottimismo né il pessimismo sono accettabili, ma solo il pragmatismo.

Una delle più grandi storie di pragmatismo in mezzo a un disastro è “La storia del muratore” raccontata dall’ultimo grande narratore, Gerard Hoffnung circa 56 anni fa al dibattito della Oxford Union.

Gentile Signore,

Le scrivo in risposta alla sua richiesta di ulteriori informazioni nel Paragrafo #3 del modulo di segnalazione dell’incidente. Ho messo “Scarsa Pianificazione” come causa del mio incidente. Lei ha chiesto una spiegazione più esaustiva e sono convinto che i seguenti dettagli saranno sufficienti.

Sono un muratore di professione. Nel giorno dell’incidente, stavo lavorando da solo sul tetto di un nuovo edificio a sei piani. Quando ho completato il mio lavoro, ho visto che c’erano dei mattoni avanzati che, una volta pesati più tardi, corrispondevano al peso di 240 libbre. Invece di portare giù i mattoni a mano, ho deciso di calarli in un secchio usando una puleggia attaccata al lato dell’edificio al sesto piano.

Una volta assicurata la corda a terra, sono salito sul tetto, ho spinto fuori il secchio e ci ho caricato i mattoni dentro. Dopodiché sono sceso e ho slegato la corda, tenendola strettamente per assicurare una discesa lenta alle 240 libbre di mattoni. Lei noterà sul modulo di segnalazione dell’incidente che il mio peso è di 135 libbre.

A causa della sorpresa di essere strappato da terra così improvvisamente, ho perso la mia presenza di spirito e mi sono dimenticato di lasciar andare la corda. Non c’è bisogno di dirlo, sono salito con un ritmo rapido lungo il lato dell’edificio.

Nei pressi del terzo piano, ho incontrato il secchio che ora stava scendendo ad una uguale impressionante velocità. Questo spiega il cranio fratturato, abrasioni minori e la clavicola rotta, come riportato nella Sezione 3 del modulo di segnalazione dell’incidente.

Rallentato solo minimamente, ho continuato la mia rapida ascesa, non fermandomi finché le dita della mia mano destra sono entrate in profondità nella puleggia che ho menzionato nel Paragrafo 2 del presente modulo. Fortunatamente a questo punto avevo riacquistato la mia presenza di spirito e sono stato capace di tenermi afferrato alla corda, nonostante l’atroce dolore che cominciavo a provare.

Circa nello stesso momento, comunque, il secchio di mattoni aveva raggiunto il suolo e il suo contenuto era caduto fuori. Svuotato ora dal peso dei mattoni, il secchio pesava circa 50 libbre.

Le ricordo ancora una volta il mio peso. Come può immaginare, cominciai una rapida discesa lungo il lato dell’edificio.

 

 Nei pressi del terzo piano, ho incontrato il secchio che risaliva. Questa è la causa delle due fratture alle anche, del dente rotto e delle gravi lacerazioni della mia gamba e della parte bassa del mio corpo.

 

 Qui la mia fortuna ha cominciato a girare un po’. L’incontro con il secchio a quanto pare mi ha rallentato abbastanza da limitare le mie ferite quando sono caduto sulla pila di mattoni e fortunatamente si sono rotte solo 3 vertebre.

 

 Sono spiacente di riportare che, tuttavia, mentre ero disteso sulla pila di mattoni, pieno di dolore, incapace di muovermi e guardando un secchio vuoto sei piani sopra di me, ho perso di nuovo la mia presenza di spirito e ho mollato la corda.

 

 Il secchio è venuto giù e mi ha colpito alla testa facendomi perdere conoscenza. Mi sono risvegliato qui in ospedale.

 

Faccio rispettosamente richiesta di congedo per malattia.

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