A circa un chilometro dall'abitato, lungo la Cassia che risale a Montefiascone, è visibile un monumento geologico assai raro, rappresentato da prismi conficcati nella roccia che ci ricordano alcune fasi dell'attività vulcanica della zona.

Si tratta di prismi di roccia vulcanica che affiorano dal terreno e sono uno vicino all’altro in modo da sembrare delle lance di basalto conficcate nel terreno.

Geologicamente sono colate laviche la cui parte inferiore si è raffreddata in tempi più lunghi assumendo un aspetto insolito con la base a forma di pentagono o esagono.

Ma per gli abitanti del posto sono le "pietre lanciate" e una leggenda che riguarda popolazioni etrusche o pre-etrusche narra la loro storia.

Si dice che in questa area esistesse un tempio sacro proprio vicino il lago di Bolsena, che per gli Etruschi era uno degli accessi alle vie degli inferi.

Questo dio aveva delle regole ben precise su come compiere i riti propiziatori ma gli uomini non tennero in considerazione queste regole.

Il dio si infuriò e cominciò a mandare fulmini sul tempio fino a che una ragazza sacrificò la propria vita per salvare quella degli uomini.

Mosso a compassione il dio trasformò i suoi fulmini in pietra e salvò la ragazza. A comprava di parte della leggenda, nell’area sono state trovate le rovine di un tempio etrusco.

L’area ha un grande interesse geologico e il sito delle ‘pietre lanciate’ rientra fra i Siti di interesse comunitario ed è una Zona di Protezione Speciale (codice SIC-ZPS: IT6010008).

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Il convento di Santa Maria del Giglio di Bolsena è stato costruito nel XVII secolo vicino la chiesa dedicata alla Madonna del Giglio costruita in prossimità di una edicola medioevale.

Il monastero si trovava lungo l’antico percorso che collegava Viterbo con Orvieto.

Era un luogo di sosta per coloro che volevano andare a vedere le reliquie del miracolo Eucaristico conservate proprio nel duomo di Orvieto.

Il flusso di pellegrini era notevole nel XVIII secolo si sono costruite altre due ali che lo hanno portato alla forma attuale. Nel XIX secolo l’ala nord fu alzata di un piano per poter ospitare più persone.

Dal 1997 è diventato una casa per ferie e un centro culturale gestito da ‘Punti di vista’, una comunità laica ma francescana.

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Bolsena. Santuario di Santa Cristina

Il complesso del santuario di Santa Cristina a Bolsena appare come un insieme di tre chiese affiancate con stili appartenenti a secoli diversi: uno romanico-medioevale, uno rinascimentale e uno barocco.

Secondo una tradizione, il complesso è stato iniziato grazie a Matilde di Canossa e papa Gregorio VII molto devoti a Santa Cristina e il papa consacrò la chiesa nel 1078.

Quello più a destra è una semplice facciata in pietra locale di forma parallelepipeda che termina con un campanile a vela con una campana.

L’edificio risale all’XI secolo e la semplice facciata è arricchita da una lunetta sopra la porta di ingresso con una bella ceramica smaltata bianca e blu con le immagini della santa.

Il secondo edificio è un vero capolavoro dell’arte rinascimentale ed è stato voluto dal cardinale Giovanni de’ Medici che la ha fatta realizzare tra il 1493 e 1495 dagli scultori Francesco e Benedetto Buglioni di Firenze.

La chiesa ha tre navate e su alcuni tratti delle pareti si possono riconoscere affreschi del XIV - XVI secolo mentre dietro all'altare maggiore si trova un polittico di Sano di Pietro.

Questa chiesa è dotata di un alto campanile con ordini di bifore che risale al XIII – XIV secolo.

Il terzo edificio risale al 1639 ed è chiamato la cappella del Miracolo in quanto custodisce le reliquie del miracolo dell’Eucarestia, da cui è poi nata la festa del Corpus Domini.

Questa cappella è un gioiello barocco a pianta circolare con un altare e due cappelle laterali.

Sull’altare si trova il reliquiario che contiene le pietre con il segno del sangue di Cristo del miracolo del 1263.

Il complesso termina poi con la cappella di Santa Lucia e le catacombe di Santa Cristina, una antica necropoli paleocristiana con oltre 1600 tombe che risalgono al III-V secolo d.C..

Non è un caso che le catacombe partono da questo punto e le tombe sono concentrate vicino quella di Santa Cristina, infatti nel passato si riteneva che il giorno del giudizio universale era meglio farsi trovare vicino al corpo di un santo che sicuramente sarebbe stato portato in paradiso da Gesù.

Alcuni dei marmi che chiudevano le catacombe sono poi stati usati come pavimento nella costruzione della basilica dove si possono riconoscere alcune lastre con epigrafi.

Nella grotta finale dalla quale si scende al livello delle catacombe, si trova una grande icona di terracotta e la statua di santa Cristina distesa come su un sepolcro che sono state realizzate dall’artista Benedetto Buglioni.

Questa grotta un tempo era tutta affrescata e si vedono alcune tracce dei disegni. In questa area si trovava il primo complesso sacro e l’altare su cui è avvenuto il miracolo.

Nell’altare si può vedere anche la pietra con le orme di Santa Cristina bambina. La storia narra che la piccola Cristina durante le persecuzioni venne lanciata nel lago con una pietra al collo e che per miracolo questa pietra galleggiò e la riportò a riva.

Queste sono le prime orme che ha lasciato Santa Cristina uscita dal lago quando appoggiò i piedi sulle rive fangose.

L’altare del miracolo è un capolavoro artistico del VIII secolo ed è conosciuto come “altare delle 4 colonne” perché è tutto richiuso dentro un baldacchino.

Qui è avvenuto il miracolo eucaristico di Bolsena nel 1263 quando un sacerdote che stava celebrando la messa ha visto l’ostia sanguinare proprio durante la sua consacrazione come Corpo di Cristo.

Queste reliquie sono conservate nel Duomo di Orvieto mentre.

Tutta l’area intorno al complesso ha visto molte modifiche e nel corso dei secoli sono nati ospedali e centri per accogliere i numerosi pellegrini che venivano in visita.

Anche perché Bolsena si trova lungo la via Francigena, la strada che porta a Roma sulla tomba dell’apostolo Pietro, ed era una delle vie più importanti del medioevo.

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Bolsena. Chiesa di San Salvatore

La chiesa di San Salvatore risale al XV secolo ed è situata sulla parte alta di Bolsena appena fuori dalle mura e di fronte alla Rocca Monaldeschi della Cervara.

La chiesa è stata distrutta all'interno da un incendio nel 1914 e poi ricostruita seguendo le forme originarie.

All’esterno appare come un edificio di stile gotico con una facciata e due campanili a forma di torre ai lati.

Uno dei due campanili appare senza l’ultimo piano e questo conferisce un aspetto originale all’edificio.

La chiesa ha tre ingressi e il portone principale ha un riquadro in pietra e nella lunetta ha una scultura in ceramica con l’immagine del Salvatore.

Sopra la porta principale si trova un rosone in marmo con vetri colorati mentre sopra le porte laterali due bifore danno luce all’interno della chiesa.

L’interno si presenta ad una unica navata con nicchie con quadri e le pareti hanno presentano strisce di pietre con due colori, giallo ocra e grigio.

La chiesa è arricchita da un raffinato altare in marmo intagliato e un particolare fonte battesimale, originale del medioevo, di forma ottagonale con quadri in ceramica colorata ai suoi lati.

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La chiesa di Sant' Andrea Apostolo risale al XV secolo e lo statuto di Pofi del 1569 riporta la venerazione a Sant’Andrea Apostolo.

L’edificio è stato distrutto sia durante la prima guerra mondiale che durante la seconda.

All’esterno sono visibili le parti antiche e quelle più recenti come la facciata.

La facciata, di cui si ignora l’autore, è la parte architettonicamente più importante ed è opera di maestranza milanese.

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La storia della chiesa di San Pietro e Convento Francescano di Pofi è veramente singolare.

Nel 1699 Papa Innocenzo XII diede parere favorevole alla costruzione di nuovo convento nella provincia.

Venne accolta la richiesta del signor Giovanni Battista De Carolis di Pofi che aveva chiesto di realizzarlo sulla propria terra.

Nel 1704 furono completati.

La chiesa ha subito modifiche e oggi ha due navate, di cui una più antica, e quattro cappelle di una particolarmente grande.

Sopra l'altare maggiore si trova una grande pala raffigurante la Vergine in trono opera del pittore francescano Fra Pietro Copenaghen (detto il Raffaello danese).

Sotto l'altare centrale si trova una immagine in terracotta del Cristo morto, opera Napoletana della fine del XIX secolo.

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