La chiesa di Santa Caterina d'Alessandria fu costruita per volere di Armellao di Esculo de’ Bastoni.

Questi era il governatore del borgo di Roccantica nominato da Papa Martino V nel 1427.

Forse doveva ospitare il matrimonio del figlio del governatore stesso.

La cappella è tuttora di proprietà privata.

All’interno si trova un affresco del 1430 di Pietro Coleberti da Priverno che rappresenta la storia di Santa Caterina.

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Le sorgenti di Santa Susanna si trovano nel comune di Rivodutri e sono tra le risorgive più grandi d'Europa che alimentano il bacino e la Riserva dei Laghi Lungo e Ripasottile.

Le sorgenti generano due corsi d'acqua: il fiume di Santa Susanna (che entra nel lago di Ripasottile) e il Canale (che entra nel fiume Velino).

Le limpide gelide acque della sorgente ospitano una grande varietà di pesci: lo spinarello (Gastreolus aculeatus), la trota di torrente e la trota iridea.

Tra gli uccelli si può osservare il tuffetto (Tachybaptus ruficollis), la Gallinella d'acqua (Gallinula choropus) e l'Airone Cinerino (Ardea cinera).

Qui esisteva una chiesina dedicata a Santa Susanna, martire sotto Diocleziano, il cui culto è ancora vivo e che viene festeggiata la terza domenica di agosto con una processione presso le sorgenti.
 

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A Rivodutri esiste un faggio colossale chiamato “Faggio di San Francesco”.

La tradizione narra che il santo si riparò sotto questo faggio durante una fitta pioggia.

L'albero piegò i suoi rami per proteggere San Francesco.

La chiesa del Santuario Franscescano risale al 2000 ed è stata costruita riadattando un rudere del XVIII secolo utilizzato dai pastori, la “Casetta dei Cerchiari”.

Ricorda il passaggio del Millennio e quello di San Francesco.

Al suo interno sono state collocate 14 formelle in ceramica a colori, realizzate da Franco Bellardi e ispirate al Cantico delle Creature.
 

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La chiesa della Madonna della Valle di Rivodutri custodisce l’immagine della Madonna della Valle che era ritenuta miracolosa e venerata.

Originariamente l’immagine si trovava in una altra chiesa, posta nella valle, distrutta da un masso che si era staccato dalla montagna nel 1750.

Il popolo costruì una nuova chiesa in alto, sopra il paese, con la stessa forma della precedente e che corrisponde all’attuale area dell’abside.

La chiesa è stata poi ampliata con una navata nel 1827 e nel 1927 con le sistemazioni esterne.

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Il primo documento che cita la chiesa di San Michele Arcangelo è del Vescovo Tommaso nel 1252.

San Michele Arcangelo è il patrono di Rivodutri.

Il terremoto del 1703 rovinò la chiesa di San Michele Arcangelo e ne venne realizzata una più piccola utilizzando solo i muri perimetrali.

Il campanile è alto 18 metri e ha un bassorilievo che raffigura San Michele che uccide il drago-demonio.

Nel 1775 venne aggiunto un orologio al campanile.

L’interno è a navata unica con un’abside e sui lati si aprono due cappelle.

Fra le opere sono interessanti tele del Seicento e del Settecento.

Sopra l’altare si trova un pregevole tabernacolo in argento cesellato a sbalzo, opera novecentesca di maestri veronesi.
 

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L’eremo di San Michele Arcangelo si trova a Montorio in Valle, nel comune di Pozzaglia Sabina.

E' una piccola chiesa rupestre costruita all'interno di una grotta, nella quale, secondo la tradizione, il guerriero avrebbe ucciso il drago. Oggi questo territorio fa parte del Cammino di San Benedetto.

La grotta, che viene nominata negli atti delle visite in Sabina dei cardinali Odescalchi e Corsini, si trova fuori dall’abitato a circa 1.000 metri di altitudine. La data di costruzione della chiesetta è avvolta nel mistero.

La parete è in stile romanico; all’interno è possibile ammirare l’altare con la statua dell’Arcangelo e, alla destra di questo, un altro altare minore con un mosaico carolingio.

Inoltre dentro una nicchia vi è l’Ossario detto degli Eremiti, che potrebbe essere costituito dai resti dei defunti qui sepolti prima della realizzazione del cimitero di Montorio avvenuta nel XIX secolo.

Ogni anno la prima domenica di maggio dentro la grotta si celebra la Santa Messa.

 

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La chiesa di Santa Maria del Piano a Pozzaglia Sabina in passato era una potente e fiorente abbazia di cui restano pochi resti a causa dei numerosi furti.

Della facciata in pietra calcarea si vedono soltanto le mura e il campanile romanico al lato.

L’interno è a pianta a croce latina con abside semicircolare.

La prima documentazione dell’XI secolo si trova nel registro dell’Abbazia di Farfa.

Tradizioni orali parlano di una fondazione della chiesa nel IX secolo per opera di Carlo Magno.

L’inizio del degrado è iniziato nel XIX secolo quando il vicino paese di Orvinio fu colpito dal morbo del colera.

Gli abitanti iniziarono a seppellire i morti sotto la chiesa distruggendo lentamente tutta la struttura.

A questa causa si aggiunsero terremoti e i fulmini.
 

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La chiesa di Santo Stefano di Pozzaglia Sabina viene citata per la prima volta nel 1252 in un inventario ecclesiastico reatino.

Il suo aspetto risale ai lavori del Seicento ad opere dei Santacroce, feudatari in quell’epoca.

L'interno è a navata unica e i tre altari sono circondati da finte colonne e decori barocchi.

Sull’altare principale si trova un quadro della scuola di Pietro da Cortona che raffigura Sant'Elena che scopre la vera croce.

Sui due altari secondari ci sono una Madonna del rosario con Santi e un Martirio di Santo Stefano.

In alcuni punti delle pareti vi sono delle finte metope e decorazioni a trecce che celano altri disegni precedenti.
 

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