Nei Seicento e Settecento, il Marchese Olgiati ricostruisce la distrutta chiesa di San Nicola a Poggio Catino e la trasformò in un edificio con una facciata classica.

All’interno la chiesa è divisa in una navata centrale, due laterali e l'abside.

Si può ammirare un’originale acquasantiera ricavata da un’urna cineraria romana con iscrizioni.

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La chiesa Quattrocentestadi San Giovanni Battista a Poggio Bustone è più grande rispetto a quella originaria medioevale.

Al suo interno si può ammirare un affresco quattrocentesco raffigurante San Francesco che riceve le stimmate.

Sotto l’altare maggiore si conservano le reliquie di San Felice Martire.

Secondo la leggenda, le reliquie del corpo di San Felice fu portato su un carro trainato da buoi che spontaneamente giunsero al castrum di Poggio Bustone.
 

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Il santuario e il Convento  di San Giacomo sono edificati a Poggio Bustone nei luoghi che ospitarono San Francesco d’Assisi.

Sono vicino la seicentesca chiesetta del Sacro Speco.

Il convento è costituito da una chiesa quattrocentesca a navata unica, un chiostro risalente al Duecento, e un refettorio.

Sono tutti decorati con pregevoli affreschi del Quattrocento e del Seicento.

All’interno della chiesa si trova una tavoletta, risalente al XIV-XV secolo, raffigurante la Madonna della Grazie col Bambino e San Giuseppe.

Da notare un affresco del XVII secolo che riproduce il paesaggio di Poggio Bustone con ai lati San Francesco d'Assisi e Sant’Antonio da Padova, fra i due un pontefice non ben identificato.

Da una scala nel convento si accede al romitorio scavato nella roccia.

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La struttura del borgo vecchio di Poggio Bustone richiama quella dei classici paesi medievali.

Da notare la porta ad arco gotico (detta del " Buon Giorno") che è l'antico ingresso al paese e la torre a pianta pentagonale del Casser. Questa faceva parte dell’originario castello attorno al quale si è formato Poggio Bustone.

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La chiesa di Santa Maria Grazia Assunta si trova proprio ai piedi della Rocca di Petrella Salto.

Le prime notizie della sua esistenza risalgono al XII secolo ma potrebbe essere precedente e si possono trovare ancora alcune pitture romaniche risalenti al XII secolo.

Il fenomeno della nascita dei castelli, infatti, ha inizio intorno al X secolo.

La costruzione in pietra squadrata termina con un abside illuminato da una monofora.

La facciata da su una piazza del ‘castrum’ (castello-fortezza originario), il cuore della vita del centro.

La famiglia Mareri nel XIV secolo costruì il campanile, con funzione difensiva, e la decorarono.

Sulla facciata gli stemmi di casa Mareri furono dipinti in modo continuo e ripetitivo fra una figura decorativa e l’altra.

All’interno tutti i nuovi affreschi vennero incorniciati da stemmi dei Mareri che si ripetono con regolare successione.

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Le Grotte di Val de' Varri a Pescorocchiano sono un complesso di cavità che si sviluppano alla base di monte Sant'Angelo e sono conosciute anche con nome di "Inghiottitoio di Val de' Varri".

Lungo il ramo sinistro, attivo, si arriva ad un ambiente con resti archeologici della media età del bronzo.

Sono stati recuperati numerosi frammenti ceramici, elementi faunistici, elementi in selci ed in metallo, una fuseruola in argilla, un macinello, manufatti in sasso.

Questi reperti sono conservati nel museo archeologico "Pigorini" di Roma.

Le pareti, inoltre, presentano numerose forme di arte rupestre a testimonianza della presenza umana.
 

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La Grotta del Cavaliere a Pescorocchiano è una costruzione di forma circolare, del diametro di circa tre metri, con due grandi massi di pietra come copertura. Al centro della copertura c’è un foro.

Si ipotizza che questi siano i resti di un santurio pagano di epoca romana dedicato a una divinità di nome Nervaiano o Ercole Vaiano.

Nella grotta è stata ritrovata una piccola basetta in marmo, datata tra il III e il II secolo AC, con incisa un’iscrizione votiva a Nervaiano.

Il nome Cavaliere è legato ad un viaggiatore inglese, Edward Sir Cavaliere Dodwell, che nel 1830 effettuò dei sopralluoghi.

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