L'antico impianto della maestosa villa Torlonia a Frascati nasce da un piccolo podere concesso in uso per un esiguo canone annuo a Annibal Caro dalla potente Abbazzia di Grottaferrata. 

Tanti i passaggi di proprietà fino a che nel 1607 la Villa venne venduta al Cardinale Scipione Borghese che la ristrutturò grazie al fantastico lavoro dei maestri Giovanni Fontana, Carlo Maderno e Flaminio Ponzio.  I magnifici giochi di acque delle fontane vengono alimentati da un acquedotto creando un bellissimo legame tra acqua e natura.

Tante le famiglie che si succedono nella proprietà dagli Altemps, i Colonna, gli Sforza ed infine i Torlonia.

I bombardamenti hanno distrutto la villa e oggi all'interno del parco troviamo un edificio di moderno ma la fontana della parte alta ed il Teatro delle Acque rimangono ancora un'attrattiva che ricorda l'antico splendore delle casate che vi si sono succedute.

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Villa Lancellotti a Frascati è nata per accogliere i confratelli di San Filippo Neri la casa aveva dimensioni semplici e ridotte.

Trasformata in una bellissima villa nei passaggi di proprietà: prima nelle mani di banchieri e poi nel 1866 diventa di proprietà di Elisabetta Borghese Aldobrandini, moglie del Principe Filippo Massimo Lancellotti.

La residenza divenne un organismo produttivo circondato da vigne, tanto che nel 1591 venne definita magna domus.

L'ampliamento simmetrico delle ali rispettò il modello architettonico originario, tra il 1617 ed il 1619 venne costruito il ninfeo seguendo il modello del teatro delle acque di Villa Mondragone.

La facciata venne ristrutturata nel 1764 con l'aggiunta di una scala a due rampe. L'ultima fase di lavori, sotto i Lancellotti, riguardò le pitture interne ed arricchì la villa con la costruzione di una terrazza panoramica affacciata verso Roma.

All'interno la volta del salone al piano terra è decorato con affreschi del 1873 di Angelini e Forti, celebrativi della famiglia Lancellotti. in altre sale è possibile ammirare le opere di Cherubino Alberti come Elia rapito in cielo sul carro di fuoco e Abacuc trasportato in volo da un angelo. Nella volta del camerino settecentesco, è conservato l'affresco Diana con Edimione dormiente tra quattro piccoli paesaggi.

I bombardamenti del grande conflitto hanno danneggiato la struttura, che è stata sottoposta a restauro di recente. Una parte del giardino è oggi divenuto giardino comunale, il cosiddetto Parco dell'Ombrellino.

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La sala per mostre e conferenze, vicino Piazza Martiri d’Ungheria, è stata ricavata all’interno della ex chiesa di San Giovanni Battista a Viterbo.

La chiesa era stata ‘nazionalizzata’ dopo l’Unità d’Italia nel 1870.

Tutti gli arredi interni e una lunetta di Andrea della Robbia, nipote del grande Luca, si possono ammirare nel museo civico.

La chiesa è in stile rinascimentale e risale al 1510 quando Giambattista Almadiani, che era un prelato domestico di papa Leone X, decise di costruire un convento per i Frati del Carmelo (Carmelitani).

La decisione di costruire questa chiesa proveniva da una promessa fatta ad un cavaliere mantovano incontrato in Germania.

Il progetto venne affidato all’architetto Bernardino da Viterbo.

La facciata rinascimentale è adornata da un grande portone sormontato da una statua di San Giovanni Battista (da cui la chiesa prende il nome) e due nicchie laterali con le statue di San Pietro e San Paolo. Nella parte alta della chiesa, proprio sopra il portone, un grande oculo circolare adorna la facciata.

Accanto alla chiesa si può ammirare un elegante campanile in stile gotico con una base in peperino e la parte alta con fasce di peperino e di marmo bianco e termina con una copertura conica. Il campanile era stato smontato e spostato di 4 metri negli anni ’50.

L’ingresso alla sala è stato realizzato nella parte posteriore della chiesa.

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Il Museo Civico ‘Luigi Rossi Dainelli’ di Viterbo è una raccolta di reperti che ripercorre alcuni momenti della storia della città a partire dal periodo Etrusco Romano e una raccolta di quadri dal medioevo all’epoca moderna.

Gran parte del materiale esposto proviene dalla Collezione che Luigi Rossi Dainelli ha donato al comune e da una raccolta iniziata nel 1400 da Frate Annio da Viterbo.

Frate Annio è famoso per essere stato anche uno dei primi falsari: era sua usanza quella di creare reperti e di interrarli per farli ritrovare a illustri personaggi come Papa Borgia, o la sua raccolta “Antiquitatum variarum” di 17 volumi in cui raccontava una versione originale della storia del mondo in cui si facevano discendere gli etruschi direttamente da Noè che si sarebbe fermato in Tuscia dopo il Diluvio.

Un altro raro pezzo che ci arriva da Frate Annio, è il Marmo Osiriano, una lastra frutto dell’unione di due pezzi medievali che secondo il frate era invece il frammento di una colonna trionfale che Osiride aveva donato a Viterbo durante il suo passaggio su questi territori.

I reperti romani provengono da Ferento, una antica città romana a 6 km da Viterbo abbandonata con la caduta dell’impero e l’arrivo di ondate di barbari quando la popolazione preferì rifugiarsi sualture fortificate.

Nella Pinacoteca si trovano due meravigliosi dipinti realizzati da Sebastiano del Piombo, una Deposizione nel 1515, sul cui retro è disegnato un carboncino attribuito a Michelangelo, e una Flagellazione del 1517. Da notare anche una ceramica policroma di Andrea della Robbia, nipote del famoso Luca della Robbia.
Un’altra particolarità sono 56 bozzetti della Macchina di Santa Rosa che risalgono al Settecento e copie degli affreschi di Benozzo Gozzoli che un tempo ornavano la chiesa di Santa Rosa. La processione di Santa Rosa di Viterbo con la sua spettacolare macchina sono nella lista del Patrimonio Mondiale Intangibile dell'UNESCO. 

Il museo si trova nell’ex monastero del XIV secolo della chiesa di Santa Maria della Verità, poco fuori le mura di Viterbo.

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Santuario di Ercole Vincitore
Santuario di Ercole Vincitore

Il santuario di Ercole Vincitore a Tivoli era dedicato al dio protettore dell'antica Tibur, e ricopriva una superficie molto vasta estesa ai piedi della città.

Per la sua costruzione fu scavata una via coperta sotto il santuario, per far passare l'antica via Tiburtina Valeria.

Furono innalzate delle arcate per superare i burroni sul fiume Aniene.

Il santuario si articolava in tre ambienti: un tempio, un teatro e una piazza/area sacra.

All'interno del santuario si trovava la statua di Ercole, venerato dai Salii che organizzavano una cerimonia d'onore durante le Idi di agosto, come ci viene ricordato da Virgilio nell'Eneide.

Fino a una cinquantina di anni fa, tutta l’area era occupata dalle Cartiere Tiburtine.

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Tempio di Vesta
Tempio di Vesta

Il tempio di Vesta si trova al bordo dell'antica acropoli vicino l’importante Tempio della Sibilla a Tivoli.

Il tempio risale al I secolo A.C. ed è il monumento più conosciuto dell'antica città di Tibur.

E' dedicato a Vesta, la dea del focolare, il cui culto era affidato alle Vestali, o a Tiburno, l'eroe che avrebbe dato il nome alla città.

Ha una pianta rotonda caratterizzata da linee eleganti ed è immerso in un suggestivo scenario paesaggistico.

E’ stata una delle opere più dipinte dagli artisti del Grand Tour.

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Ponte Gregoriano
Ponte Gregoriano

Il ponte Gregoriano collega il centro storico della città di Tivoli alla Villa Gregoriana.

E' stato costruito da papa Gregorio XVI nel 1834.

La struttura ha un'arcata unica in travertino che poggia su due piloni laterali.

E’ stato fatto saltare in aria dalle truppe tedesche in ritirata e inaugurato con una processione, con il celebre rito della benedizione delle acque del fiume Aniene, che ancora si ripete.

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Rocca Pia
Rocca Pia

Rocca Pia si trova nel pieno centro di Tivoli ed è stata costruita da papa Pio II Piccolomini nel 1461.

Si trova su un poggio per controllare la città dall'alto e per evitare eventuali insurrezioni popolari.

La rocca ha una struttura quadrangolare con quattro torri circolari di altezza differente e vi si accede attraverso un ponte levatoio.

La più alta raggiunge i 36,50 metri e si trova vicino l'anfiteatro romano del II secolo D.C., l’Anfiteatro di Bleso.

Fino al 1960 è stata usata come carcere.

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