Il museo d'arte contemporanea Antonio Cannata di Militello Val di Catania è stato inaugurato nel 1985 ed è una raccolta di oltre 100 opere d'arte.

Antonio Cannata è originario di Militello Val di Catania ed è un pittore contemporaneo (1945) di grande levatura.

È uno dei più importanti rappresentanti dell'Arte Caosmica, un modo per esprimere la contemplazione e il sentimento più profondo della vita che cambia fluidamente di stato.

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Monumento del Paracadutista
 Monumento del Paracadutista

Nella zona moderna di Viterbo, subito dopo la parte medievale, c’è un’area riservata al ricordo della Seconda Guerra Mondiale che qui a Viterbo è stata particolarmente sentita anche per i numerosi bombardamenti che ha subito la città.

Fra gli elementi commemorativi, si nota subito la grande fontana dedicata ai paracadutisti, un monumento imponente eppure delicato.

Una grande vasca in peperino con una grande ala in bronzo che fuoriesce da massi posti al centro della vasca e un’altra ala adagiata sui massi stessi.

Sul bordo della vasca sono incisi i nomi che hanno fatto la storia della Divisione: Africa, Cefalonia, il fronte di Anzio-Nettuno (esercito RSI) e la battaglia per Filottrano (esercito del Regno del Sud).

Il monumento è stato realizzato dal tenente colonnello Paolo Caccia Dominioni, militare, ingegnere e disegnatore, nel 1966. 

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Monumento ai Granatieri di Sardegna
Monumento ai Granatieri di Sardegna

Di fronte alla chiesa di San Francesco alla Rocca a Viterbo si trova un grande monumento dedicato al 3° Reggimento Granatieri di Sardegna realizzato nel 1962 dall’artista Francesco Nagni.

Il 3° Reggimento era stato costituito nel 1849 e nel 1926 venne a stabilirsi a Viterbo nella Caserma La Rocca.

Nel 1943, alla firma dell’armistizio, il reggimento si trovava in Grecia e fu deportato in un campo di prigionia tedesco. Il comandante Castagnoli e i suoi ufficiali rifiutarono di collaborare e decisero di far a pezzettini la bandiera per non farla caderne in mani nemiche. Ogni ufficiale prese un pezzo della bandiera e promisero di ricostruirla a Roma. Oggi la bandiera assemblata è esposta al Museo Storico dei Granatieri a Roma.

Il reggimento è stato poi sciolto ed è confluito nel 1° Reggimento Granatieri di Sardegna.

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Fontana della Crocetta o Fontana di Santa Rosa 
Fontana della Crocetta o Fontana di Santa Rosa 

La fontana della Crocetta o Fontana di Santa Rosa di Viterbo è conosciuta anche con il nome Fontana di Santa Maria in Poggio per il nome dalla chiesa che chiude un lato della piazza.

Questa era la chiesa dove originariamente venne sepolto il corpo di Santa Rosa e la magnifica Festa di Santa Rosa, con la imponente Macchina di Santa Rosa che oggi è patrimonio dell’Unesco, è iniziata proprio dalla traslazione della salma della santa nell’attuale santuario.

Come molte altre fontane di Viterbo, anche questa risale alle sistemazioni medievali del XIII secolo quando si creò un sistema di distribuzione dell’acqua potabile attraverso una serie di fontane nelle piazze principali della città.

La fontana si trova su un piano rialzato con due gradini ed ha una vasca circolare e un fuso centrale da cui escono le cannelle dell’acqua da alcuni immagini. Infatti il fuso è decorato con teste di leone ma anche con una testa di donna e una di uomo. Si può riconoscere anche un bassorilievo con l’immagine di un cane che corre.

Su uno dei lati della vasca è raccontato una storia di Santa Rosa che avvenne proprio in questo posto. Infatti la fontana ha fatto da sfondo ad uno dei miracoli di Santa Rosa che abitava nelle vicinanze ed ogni giorno si recava a prendere l’acqua proprio in questa piazza. Un giorno una bambina ruppe la brocca con cui doveva portare l’acqua a casa ed incolpò Santa Rosa. La santa con molta tranquillità prese i pezzi rotti e li rimise insieme formando di nuovo la brocca.

La fontana è chiamata anche della Crocetta dal nome della piazza che a sua volta è stata rinominata nel 1600 in omaggio all’Ordine religioso dei Crociferi che amministravano la chiesa di Santa Maria del Poggio e che vestivano con una tonaca con una grande croce rossa.

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La fontana del Piano si trova nel quartiere medievale di Pianoscarano di Viterbo e nasconde almeno due interessanti storie una delle quali racconta di una sua distruzione e ricostruzione nel 1367. 

La prima riguarda una disputa fra il popolo e la corte papale in cui i viterbesi dimostrarono tutto il loro spirito belligerante. Era il 1367 e Papa Urbano V stava rientrando da Avignone a Roma e fece una sosta a Viterbo. Un servo di uno dei cardinali francesi iniziò a lavare il proprio cane alla fontana che in quel tempo era la principale fonte di acqua potabile per la popolazione di tutto il quartiere.

Una donna si ribellò e venne uccisa in modo cruento dando origine ad una feroce lotta fra il popolo e la gendarmeria papale. La battaglia era coì forte che il Papa dovette chiedere rinforzi ai paesi vicini ed alla fine vennero impiccati 10 viterbesi, molti vennero imprigionati e vennero demolite case, torri e la famosa fontana da cui era nata la sommossa.

Alcuni prelati volevano anche demolire le mura dalla città, ma i cardinali fecero presente al papa quanto Viterbo era stata impostante per l’affermazione del papato nell’alto Lazio.

La fontana venne poi ricostruita nelle forme che oggi vediamo: una grande vasca circolare posta sopra alcuni gradini e un fuso centrale dal quale fuoriescono le canne di distribuzione dell’acqua. La sua particolarità è la forma esagonale del fuso le cui facce sono adornate da 5 teste di leoni e da una figura umana ognuna delle quali incorniciata da colonne e archi gotici.

Un’altra storia che riguarda questa fontana racconta la vita che si svolgeva nel quartiere, in special modo durante la vendemmia.

Le persone erano solite venire alla fontana per lavare le botti, le ceste e tutte le attrezzature usate durante per raccogliere l’uva e fare il vino, così si creava una grande ressa e scoppiavano litigi. Il comune decise allora di intervenire e di creare un criterio per stabilire l’ordine di utilizzo della fontana. Si decise di fare una gara e favorire chi avesse impiegato minor tempo a far rotolare la botte sulla strada in salita che porta alla fontana.

E’ così che è nato il Palio delle Botti che si svolge ancora ogni anno durante la festa dell’uva. In questa occasione dalla fontana viene fatto uscire del vino.

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Porta di San Leonardo, Porta del Crocifisso o Porta Vallia
Porta di San Leonardo, Porta del Crocifisso o Porta Vallia

Porta San Leonardo una delle più antiche porte di Viterbo perché posta sull’antico tracciato etrusco-romano che portava a Roma. Con l’apertura della via Cassia, la porta principale per chi veniva da Roma divenne Porta Romana e questa perse di importanza.

Durante il XV secolo, quindi, la porta venne chiusa e su questo luogo venne edificata la chiesa di Santa Maria delle Fortezze. La chiesa è stata poi bombardata durante le seconda guerra mondiale e mai più ricostruita. Si possono distinguere le sue forme, il campanile a vela e la sagoma della chiesa nel prato antistante la porta.

La porta è stata recentemente riaperta al transito pedonale e si può ammirare un bellissimo affresco medievale di un Cristo in Croce sopra l’arco della porta sul lato della città.

Forse il nome Porta Vallia le è stato dato in quanto attraversando la porta si arrivava a Valle di Sant’Andrea. 

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Viterbo. Porta San Pietro o Porta Salicicchia

Porta San Pietro è una delle più antiche di Viterbo e ha conservato il suo aspetto medievale. Prende il nome dalla vicina Chiesa di San Pietro fondata nel 1240 dal cardinale Raniero Capocci.

Accanto al suo ingresso si ammira il Palazzo dell’Abate che era di proprietà dei monaci cistercensi di San Martino al Cimino ed era usato nei mesi invernali. Il palazzo che termina con una merlatura, è arricchito da bifore in peperino lavorato.

La porta è conosciuta anche con il nome di Porta Salicicchia forse per i selci della pavimentazione stradale o forse per il vicino Castel di Salce di cui oggi resta traccia di una torre e di alcune interessanti e misteriose abitazioni rupestri del borgo.

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