Bomarzo: il più antico parco tematico al mondo

Cos’hanno in comune il bosco sacro di Bomarzo, la Basilica di San Pietro e Villa D’Este a Tivoli? Ognuno di essi fu completato dall’architetto Pirro Ligorio.

Questo famoso personaggio, seguendo i passi di Michelangelo, adottò l’approccio manieristico delle proporzioni allungate, delle pose molto stilizzate, e in qualche caso della mancanza di una chiara prospettiva.

Verso il 1547, il principe Pierfrancesco (Vicino) Orsini commissionò a Ligorio la creazione di un Bosco Sacro, una foresta delle meraviglie nella foresta adiacente al palazzo della famiglia a Bomarzo, una città conosciuta non solamente per l’eredità di questo membro della famiglia Orsini.

Il risultato, nel 1552, fu un parco con più di 30 sculture decisamente manieristiche, con membra e busto fuori proporzione eccetto che per la sensualità. Giganti, divinità e orchi abbondano assieme a esseri del mondo animale in posizioni predefinite.

Quale fosse l’obiettivo nascosto di tutto ciò è stato perso nelle nebbie del tempo, ma la sacralità nel suo senso religioso no. Forse conteneva un significato personale nell’amore tra Vicino e sua moglie, Giulia Farnese, specialmente per il più remoto tempio dell’amore nella parte superiore del parco, che Vicino le dedicò alla sua morte nel 1560 circa, e che da allora pare non visitò più .

Il bosco sacro di Bomarzo rimase dormiente per quattro secoli fino a che la famiglia Bettini non acquistò i terreni e si accinse pazientemente a riscoprire le fiabesche statue. Ora il parco è conosciuto come il Parco dei Mostri, un nome da parco tematico per attrarre i giovani, ma un nome che molto probabilmente rappresenta il contrario del ruolo originale del parco.

Gli alberi sono magnifici, le statue che appaiono dalle ombre screziate, in parte si nascondono immerse nel lato della collina, in parte si ergono orgogliose nei prati soleggiati o sono lambite dal torrente.

Bomarzo? Si trova lungo la SP20 all’uscita Attigliano della A1 verso Viterbo, il parco è sulla destra proprio prima e al di sotto della città.

powered by social2s
Piccoli Teatri fanno crescere le città

L’Italia centrale è un posto magico dove il feudalesimo ha lasciato il posto a centinaia di piccoli comuni e borghi dove i signori e le comunità rivaleggiavano in cultura e bellezza, come in Città della Pieve.

Non ci sono palazzi reali o grandi edifici “fuori-scala” per gli esseri viventi (a parte qualche grande Duomo come ad Orvieto), ma centri urbani a dimensione umana che ancora trasudano di armonia e diffondono benessere.

Toscana, Umbria e Marche sono le regioni che ancora raccolgono i frutti di una semina fatta centinaia di anni fa che aveva come centro le comunità locali ed è per questo che entrare in un centro storico di uno di questi paesi fa sentire “a proprio agio”. A parte alcuni centri più turistici, la maggior parte di questi borghi conservano traccia di vita reale dei residenti e si può sperimentare una dimensione umana creativa.

La creatività la si ritrova in molte diverse espressioni artistiche, dai piccoli musei sparsi raggruppati nella associazione Piccoli Musei  fino agli oltre 200 piccoli teatri alcuni dei quali sono delle vere e proprie miniature. Sono sicura che moltissimi artisti del mondo sognerebbero di calcare queste scene in cui passato, presente e futuro si fondono e si sprigiona il desiderio di creare insieme.

Questi piccoli teatri sono ancora uno dei centri creativi delle comunità e possono tornare a svolgere un ruolo strategico nel panorama culturale internazionale. E’ la storia del Teatro degli Avvaloranti di Città della Pieve, un centro fra Umbria e Toscana in cui i raggi di sole riflessi dal vicino Lago Trasimeno donano alla luce un’aurea particolarmente magica.

Da 11 anni l’International Opera Theater di Philadelphia, diretta da Karen Saillant, viene a presentare un’opera prima in questo piccolo teatro e per un mese la troupe e i protagonisti soggiornano in questo centro condividendo con i locali gli stili e la qualità della vita. Karen è ormai “di casa” e la conoscono tutti ed ha catalizzato attorno alla sua iniziativa l’interesse di molti artisti e artigiani locali.

Al nostro arrivo ci mette subito in contatto con un ebanista speciale, Antonio Mugnari, che oltre ad aver realizzato delle miniature perfette dei mobili di Napoleone, ha messo la sua arte a disposizione della musica. Andato in pensione ha iniziato a realizzare strumenti musicali a corda che suonassero con le corde di budello. Ha studiato gli Stradivari ed ha recuperato i disegni dei maestri liutai prima che cambiassero il manico dei violini.

I suoi violini hanno un manico più corto e meno inclinato capace di esaltare il suono delle corde naturali. I suoi strumenti non hanno suoni potenti ma sono molto armoniosi e sono perfetti per le piccole dimensioni dei teatri come quello degli Avvaloranti. Antonio ci ha guidato dentro ai suoi studi ed ai suoi esperimenti mettendo a disposizione i suoi strumenti musicali a tutti i musicisti che vogliono emozionarsi con suoni inusuali e con nuove sensazioni, magari dentro il piccolo teatro di Città della Pieve.

powered by social2s
Riportare in vita i Pupi: la storia dei Fratelli Napoli

Una visita al laboratorio dei Pupi (e piccolo museo) dei Fratelli Napoli, nella città vecchia di Catania, è un passo in un altro mondo dove il 'burattino' prende vita e i creatori non sono altro che servitori dei Pupi.

L'impresa è stata fondata nel 1921 da Gaetano Napoli e oggi è giunta, senza interruzioni, alla sua quarta generazione ed è la 'realtà più significativa' del teatro dei Pupi tradizionali di Catania. Come riconoscimento, in cima alle scale accanto alla porta che conduce ai laboratori, vi è una lapide eretta dal Comune di Catania per commemorare la vita e il lavoro creativo di Natale Napoli, il padre di Fiorenzo.

L'orgoglio per la loro arte e tradizione è un segno distintivo della famiglia Napoli. Senza la loro interpretazione fedele della produzione artigianale e artistica del teatro dei Pupi, questa forma d'arte potrebbe essere già morta a Catania. Proprio come “Punch e Judy” è un tradizionale teatro di marionette per gli inglesi, le rappresentazioni dei maestri dell’Opera dei Pupi sono una fiera tradizione della Sicilia.

I “pupari” sono gente di teatro vero. I pupari dell’Opera dei Pupi hanno per i pupi lo 'stesso rispetto che viene dato ad ogni bambino'.

La famiglia dei Fratelli Napoli “dà vita” ai loro Pupi per creare spettacoli che combinano l'eccellenza della tecnica con un vero pathos – quello delle vere Opere italiane. In origine i Pupi erano creazioni di circa 130 cm con un peso di oltre 20 kg, nell’ultimo secolo si sono ridotte. Considerando che un'opera può durare due ore, non è sorprendente che i pupari siano paralizzati dalle esigenze dei pupi. Oggi i Pupi sono interamente realizzati a mano da Davide Napoli con il suo set di strumenti tradizionali, pesano un po' meno e sono più corti, ma l’effetto è altamente emozionale.

Il padre Fiorenzo è il maestro dei Pupi e l’amorevole custode di questa forma d'arte, della storia e delle reliquie. Si è offerto di mostrarci come ogni marionetta è diretta. Ha scelto un bel cavaliere mentre Davide ha indossato scarpe speciali. Mentre Fiorenzo ha parlato, recitato e cantato, Davide rendeva l'azione con un abile controllo del burattino, producendo con le sue scarpe di legno il suono di grandi passi, di colpi di spada sullo scudo e l’eco di conflitti.

Per ogni spettacolo sono necessari dieci membri della famiglia: ogni personaggio richiede due esecutori per la voce e le azioni. Ogni performance è un'esperienza e un'emozione drenante e Fiorenzo, con il segno di una lacrima dall’occhio, ha compiuto oggi un altro passo per proteggere i Pupi dal diventare una ennesima forma d’arte oscurata dai media elettronici.

Cercateli sul web all'indirizzo www.fratellinapoli.it, visitate il laboratorio o ancora più importante, fate un passo indietro con la memoria e andate ad assistere ad uno spettacolo dell’Opera dei Pupi.

powered by social2s
How-to-sell

A Philadelphia, subito dopo Washington St, nella vecchia zona artistica della città, nascosto dietro porte poco appariscenti, si trova un gruppo di artigiani e artisti che lavorano in modo indipendente in laboratori interconnessi - un centro per l’arte ricavato da un vecchio panificio.

Nei tempi passati, prima dell’avvento delle enormi panetterie «chimiche», quando il servizio significava che voi sareste stati serviti, ogni panificio vi avrebbe consegnato il pane fresco a casa entro poche ore dalla sua cottura. E, anche dopo l’avvento dei furgoni con motore a benzina, i carri trainati da cavalli sopravvissero per questo servizio di “stop & go”.

Questa panetteria in Pennsylvania conserva solo il guscio del suo precedente ruolo di fornire sostentamento alla gente. Ora è rinata come un centro per “creazioni sostenibili”.

Al piano terra si trova una tradizionale stamperia artigianale fondata da Bridget Morris, www.bellafortebooks.com, che produce belle scatole e carte da regalo. Sul retro potete trovare il guscio del forno della panetteria, il posto dove il legno veniva bruciato per generare il calore necessario alla cottura che avveniva al piano superiore.

Nella porta accanto, e collegate alla panetteria, un tempo si trovavano le stalle dove, al piano terra, erano custoditi i calessi e i carri merci. Questa area è ora il tempio di uno scultore che intaglia legni locali. Ci racconta che ogni carro poteva essere stato trainato anche da quattro giganti cavalli Clydesdale che, ogni giorno, erano poi pazientemente ricoverati al piano di sopra.

Venivano trascinati su e giù attraverso una rampa dentellata per evitare che scivolassero durante le gelate invernali. Il fieno per le stalle, il cibo e l'acqua venivano issati dalla strada tramite un verricello installato nella finestra circolare più alta. E nello stesso modo veniva restituito il letame.

Questa apparente dicotomia in realtà si comprende quando si calcola il diametro di sterzata dei carri e ci si rende conto che ci sarebbe voluto un edificio con il doppio della superfice se i carri fossero stati custoditi al piano di sopra. Invece ci sono solo grandi travi con la forza di supportare la massa dei Clydesdale, forse distribuita su uno o due zoccoli.

Questa storia ci viene raccontata da un gentiluomo un po’ brillo che abbiamo incontrato occasionalmente mentre ritornava a casa attraverso la neve d'inverno per vedere, nella penombra, la testa di un Clydesale che spuntava da una finestra a 5 metri sopra di lui, nitrendo con un suono gutturale e con i vapori vorticanti nell'aria notturna.

powered by social2s
Festa della Ceramica a Nove

La Festa della Ceramica è il raduno degli artigiani e ceramisti di Nove (a nord di Vicenza nel Veneto), con un piccolo aiuto da amici di tutta Europa. Si svolge nella piazza del piccolo paese e si snoda lungo la via principale a metà settembre, dopo che il grande caldo della pianura veneta è trascorso e, di solito, prima delle piogge autunnali.

Qui gli artisti che abbiamo incontrato in marzo ai campionati di corsa campestre mostrano la piena gloria delle loro opere e siedono pazientemente creando nuovi capolavori dell'arte ceramica per il diletto dei visitatori, letteralmente da tutto il mondo. Questi pochi artisti locali rimasti avevano prodotto raffinate scene rurali e floreali, ponendo grande attenzione alla realizzazione dei particolari e ricche di colore. Più che con intento commerciale, sembrava che onorassero la Musa dell’arte ceramica, come se gli strumenti della vendita fossero solo un tranquillo benvenuto e un caro ossequio.

In serata, molti turisti hanno combinato il 'virile' gioco degli scacchi nella vicina Marostica (partecipando alla famosa "Partita a scacchi a personaggi viventi") con una passeggiata pomeridiana lungo la via principale, normalmente tranquilla, di Nove. Sono venuti saltellando da tutte le aree dell'Australia (tranne la Tasmania) chiamati a raduno dal pifferaio magico di Vicenza, il suonatore di Didgeriblues-Didgeridoo, Florio Pozza.

I visitatori americani sia quelli 'in base' che i 'polli liberi' guardavano con aria interrogativa questo apparentemente folle italiano che soffiava su un bastone di legno cavo suonandolo come un eufonio piatto, a ritmo di jazz. Nel frattempo, l’altro orgoglio di Florio, ovvero il suo articolato dizionario Australoveneto, ha scaldato i cuori e le corde vocali di molti visitatori Veneti.

Energitismo ha partecipato al lancio della nuova Bossa Buffona, la “Bossa Nove”, ricreata a Nove con il sostegno di Veneto Marketing e Gianpietro Zonta di D'Orica, e promossa in 3D dal maestro vasaio Adriano Spigarolo. Il collegamento Australoveneto è stato ulteriormente migliorato con la distribuzione di una prospettiva australiana su due dei “figli prediletti" del Veneto: il Baccala e i gondolieri.

Diversi creatori di raffinata ceramica erranti sono arrivati dalla fiera di Faenza il fine settimana precedente, e si sono accampati per un piacevole fine settimana di chiacchiere con la gente del posto, prima di ritirarsi nelle loro caverne invernali in Francia o oltre, con l'intento di creare nuove opere per le fiere primaverili del prossimo anno.

Le teiere di John Townsend sono state create da una mente non compressa da limitazioni di ingegneria, magari con un tocco della poesia di Coleridge, o più probabilmente un limerick di Edward Lear. Mentre Russell Coates è venuto dalla più tradizionale “mandria” della ceramica britannica e ha realizzato una vasta gamma di forme e disegni basati principalmente sul suo smalto blu. La presenza romena da Horezu, nel sud del paese, è stata incarnata da un artigiano che, con abile mano, ha creato sulla ruota i suoi modelli geometrici complessi e pieni di colore.

Un bel segno è stata la partecipazione di numerosi figli e figlie dei maestri ceramisti, coinvolti nella creazione della propria arte ceramica promossa dal Comune novese. Nel frattempo, Giuseppe Facchinello, ormai sempre più noto per la sua meravigliosa forma d'arte ceramica espressionista, ha presentato le sue creazioni più recenti nella galleria di famiglia sulla strada principale.

Visitatela in qualsiasi momento e chiacchierate con Carmen, la madre che ha trasmesso a Giuseppe la sua abilità artistica.

powered by social2s
Dalla Pallamano all’Opera: le delizie di Macerata

Quasi 200 anni fa nella città di Macerata nelle Marche, 100 bravi cittadini si unirono per finanziare la costruzione di un grande stadio, quello che è diventato noto come l'Arena Sferisterio.

Non sorprendentemente, questo stadio non è stato costruito per la cultura, ma per lo sport, per uno sport che ha avuto la sua genesi in epoca rinascimentale, lo sport del 'pallone col bracciale' una forma di palla di mano che è stato lo sport più popolare in Italia per quasi cinque secoli.

Un obiettivo secondario era quello di avere un'arena per spettacoli circensi e persino corride. L'architetto Ireneo Aleandri fu incaricato di progettare e costruire in uno stile neo-classico con il denaro dei bravi cittadini. Oggi uno si domanderebbe se hanno ricevuto introiti pubblicitari per avere un ritorno sul loro investimento o se fanno pagare i locali per l'ingresso.

L'arena si trova accanto alla vecchia Porta Mercato. E' lunga quasi 90 metri e alta 18 metri con un doppio ordine di palchi tradizionali. Quando il Pallone è declinato in popolarità, la superficie dell'arena è stata livellata e il calcio è subentrato aiutato dal tennis.

Ma non è stato prima di 100 anni fa, che l'idea di eseguire l'opera in questa arena è stata considerata valida, interessantemente in parallelo alla crescita di importanza del calcio.

Eppure, l'opera è arrivata più lentamente alla fama. Quello che è oggi conosciuto come lo Sferisterio Opera Festival è iniziato circa 25 anni fa e ha un tema diverso ogni anno. Quest'anno, le tragiche eroine della lirica, le ‘Belle Donne’, sono state ricordate in tre opere che preferisco. La nostra gioia è stata di sentire La Traviata in una bella sera di mezza estate.

Da quando è diventato di moda, già due ore prima dell'evento, Piazza Mazzini era piena di frequentatori dell’opera nella loro vasta gamma di paramenti, che godevano una cena leggera e i locali vini marchigiani.

Quando le porte si sono aperte 15 minuti prima del 'calcio d'inizio', siamo saliti fino su un campo erboso per trovare i nostri posti nella fila 6 vicino all'estremità destra del palco (abbiamo letto che l'arena contiene un pubblico di oltre 3.000 persone e il palco è 14,5 metri di profondità e 40 metri di larghezza, con 10 metri di ali su ogni lato).

Circa 4 metri di fronte ai nostri posti si trovano i grandi tamburi e uno stuolo di strumenti in ottone. Ci domandiamo sull’acustica e se mai sentiremo i violini, a circa 30 metri di distanza. Eppure non avremmo dovuto essere preoccupati, nonostante o forse a causa della particolare forma della buca dell'orchestra, l'acustica è sorprendentemente buona.

La performance è stata di alto livello per un evento all'aria aperta e le stelle hanno tutte soddisfatto le nostre speranze più alte, ma nessuna più del 'baritono cattivo', il padre di Alfredo, Giorgio, meravigliosamente reso da Simone Piazzola.

Siamo stati entusiasti dalla scenografia, composto da grandi teli che riempivano il palco con la scena riflessa in uno specchio altrettanto grande tenuto in un angolo sul retro del palco, fino alla fine dello spettacolo, quando lo specchio è stato sollevato per il pubblico per vedere se stessi mentre applaudivano vigorosamente.

Per ogni evento del genere, cerco di ricordare qualche piccola fissazione di sapore locale e per questa bella serata, mi ricordo tre eventi visivi. Un singolo pipistrello svolazzante sopra e dietro il palco (in cerca di insetti nelle luci del palcoscenico?).

I membri dell'orchestra di fronte a noi hanno dimostrato il loro patrimonio italiano da un virtualmente continuo, ma inascoltato, chiacchiericcio per tutta la durata - forse Verdi avrebbe dovuto dare loro qualcosa in più da fare. Infine abbiamo notato che non tutte le forme di pallamano sono morte a Macerata, la città ha la squadra di pallavolo di maggior successo in Italia - hanno mai giocato nell’Arena?

E' stata una lunga ma piacevole salita su per le scale verso Piazza della Libertà e il nostro albergo, Claudiani, ma siamo stati in grado di godere di un dopo-cena all’una all'aperto della piazza per aiutarci a scivolare nel sonnanbulismo.

powered by social2s
Tessendo la storia di Naxos

Naxos mi ricorda una noce, una forte linea costiera esterna, ruvida in alcune parti e un gheriglio dolce una volta che la crosta è stata penetrata e il cuore è stato esposto. E' anche come un frutto, tutta l'azione e la selezione del compratore è nella buccia, il colore, la consistenza, l’aroma.

La 'superficie del frutto Naxos' pulsa con i turisti che cercano le lunghe distese della spiaggia di Plaka per abbronzarsi di giorno e, dopo il tramonto, la pletora di ristoranti sulla spiaggia pieni ogni sera d'estate, non solo con i turisti, ma con i locali e i visitatori greci che rispettosamente arrivano per la cena con i bambini al seguito a circa mezzanotte.

Dopo una cena anticipata alle 10 circa, possiamo sederci vicino la spiaggia, sorseggiando un sorbetto, un gelato o un ‘ouzo’, fissando la superficie quasi piatta della baia e guardando le falene immergersi sulla superficie come se fosse solida eppoi subito saltare indietro per vorticare e danzare nella luce.

Appena fuori oltre la spiaggia si sente un 'ploop' e vediamo le increspature dalla rottura della superficie create da una specie di maggiori dimensioni. Guardiamo più attentamente e infine vediamo un pesce 'volante' fuori dall'acqua fare non uno ma 8 o più salti. Inchiodati da questo evento gratuito abbiamo fissato l’acqua per un'altra mezz'ora aspettando ogni nuova prestazione.

L'unico paradosso era la nostra consapevolezza che probabilmente questo stesso grande interprete assumerà il ruolo di diventare parte dell’esperienza culinaria di 'frittura di piccoli pesci freschi' una sera di questa estate. La vita di un intrattenitore ha inaspettati colpi di scena, curve, ami e reti.

Naxos è la più grande delle isole Cicladi (un gruppo di isole greche) e, nonostante le montagne quasi sterili, viene indicata come l'isola più verde. Non è però rovinata dal turismo se non sulla 'pelle' poiché la gran parte del mercato turistico principale è focalizzato solo sulla città di Naxos (Chora) e la zona bassa da Plaka ad Orcus.

Agricoltura, bovini, ovini e caprini sono ancora un aspetto importante dell'economia locale. Secondo la mitologia, il dio del vino Dioniso veniva da Naxos, e gli antichi Greci avevano prova di questo nel fatto che era un'isola lussureggiante e fertile. L'isola oggi non riflette il suo passato fertile, anche se si trova l'evidenza di adeguate acque sotterranee nelle viti verde brillante che ondeggiano lungo alcune delle dolci colline a terrazzamenti.

Abbiamo letto nei nostri studi di storia e mitologia che Naxos era il centro per le isole Cicladi dal 4000 al 1100 aC. Zeus, il dio supremo, è nato a Creta, ma è cresciuto a Naxos. La gente di Naxos era solita adorarlo, e un tempio è stato fatto in suo onore presso il monte Za (Zeus). Quando l'amante di Zeus Semele morì prima di dare alla luce il loro figlio, Zeus ha preso l'embrione e se lo è messo nella sua coscia.

Quando il bambino, Dioniso, nacque dalla coscia di Zeus a Naxos, le ninfe Philia, Coronida e Clidi lo portarono sull'isola, che sarebbe stata l’isola preferita da Dioniso. Se Dioniso abbia benedetto l'isola sufficientemente per avere vigneti eterni è ancora da vedere, ma qualcuno ha benedetto Naxos per fare alcuni dei migliori formaggi che l'uomo conosca.

Cercando nella storia arcaica, sarete attratti da Gyroulas per vedere il tempio di Demetra, dea rurale, costruito circa nell’800 aC.

L'annesso eccellente museo riporta che l'intero tempio è stato costruito in marmo, includendo le travi del tetto normalmente ricavate dal legno. Se la ragione fosse una scelta architettonica o basata sulle risorse locali, questo ci ha incoraggiato a ricercare le fonti del marmo su questa isola, che apparentemente era famosa tra le isole greche (e anche in Sicilia, dove Naxos aveva un insediamento) in età arcaica.

Sono stati trovati arcaici siti di marmo, ma per noi la rappresentazione più sorprendente della continuità di Naxos è stata quella di vedere la grande cava di marmo vicino Kinidaros che ha trasformato una montagna in un monumento di Lego bianco, con millenni di macerie che rotolano giù dal suo lato.

Dirigendovi nelle viscere di Naxos da Kinidaros, passate le cave in marmo ed è tempo di considerare come gli antichi maneggiavano tali enormi blocchi di marmo realizzando perfetti angoli retti e finiture piane. Forse hanno usato sabbia smeriglio, un’altra delle ancora restanti esportazioni di Naxos.

Sulla sella del monte, si può voltare a destra per vedere una piccola chiesa sulla cima della montagna, e a sinistra la strada che serpeggia via verso Apollonas, potete seguire la strada giù fino a un villaggio a forma di mezzaluna conosciuto come Moni, che è noto per i suoi tessitori a mano.

Ci siamo fermati per condividere la storia della tessitura, per la quale le donne di Naxos sono famose, visitando una piccola stanza vicino alla piazzetta, dove abbiamo visto un telaio complesso dietro quello che sembra essere il ‘raccolto’ dello scorso inverno.

La qualità di queste opere, che combinano filati diversi tra cui la seta, il cotone e la lana, è eccellente, e ci richiede una forte volontà per non acquistare almeno uno di questi pregiati tessuti, la tecnologia non è vecchia come i lavori in marmo, ma allo stesso modo sono una rappresentazione della continuità della vita nel cuore dell'isola.

Naxos è caduta sotto molti grandi stati; gli Ateniesi, poi i Macedoni, dopo gli Egiziani e infine cadde sotto il potere di Rodi '. Nel 41 aC l'isola fu conquistata dai Romani. Dodici secoli più tardi vennero i Veneziani e poi i turchi nel 1564. Nel 1821 Naxos fu 'liberata', ma ci si chiede se la potente e artistica città-stato di quasi 3000 anni fa è davvero parte di quella liberazione.

powered by social2s
Apostol - sculture delle meraviglie

Plaka, la lastra di roccia distesa ai piedi dell'Acropoli che contiene la maggior parte delle gioie umane e mitologiche di Atene.

Passeggiando verso i ristoranti di Plaka da Piazza Monastiraki, sfuggendo al precoce inizio del bongo serale dei tamburi, cresce la sensazione di essere in un mercato amichevole anche mentre passiamo negozi pieni di vestiti filippini, Zeus e famiglia in finto marmo, T-shirts intellettualmente stimolanti e le icone "prefabbricati" - non è peggio di qualsiasi altro 'classico' mercato e ha il vantaggio di offrire un’ombra occasionale dal Partenone.

I venditori sembrano godere della scelta della loro 'professione' quindi non tutto è mercato per il turista incauto - forse ai venditori piacciono perfino i turisti? Nel mezzo della nostra passeggiata fra queste strette strade di Plaka, ad un incrocio, siamo immediatamente risvegliati dai nostri meandri privati e catturati da due statue di pesce spada in una vetrina sull'angolo opposto.

Agganciati all’amo, ci avventuriamo dentro, e siamo investiti da una serie di grandi e piccole sculture quasi tutti che combinano il bronzo con il cristallo - pesci, polpi, Icaro, uccelli. Non appena la saturazione visiva e il nostro iniziale entusiasmo si saziano, uno di noi si concentra su un signore seduto in modo poco appariscente ad una scrivania verso la parte posteriore di questo studio 'The Athens Gallery', in un modo simile a un mercante di vecchie monete.

Poche parole sono scambiato e circumnavighiamo di nuovo, questa volta catturati da una interpretazione musicale di Shostakovich in bronzo, un pianoforte che celebra "Great Balls of Fire" con due mani di lucido bronzo scollegate da ogni realtà. Potremmo dirvi di più, anche sul violoncello, ma questo potrebbe distogliere dalla gioia di una personale esplorazione di questa splendida galleria di sculture.

Al terzo giro della galleria, notiamo sempre più che le migliori sculture e opere musicali hanno una piccola iscrizione, 'Apostol' e Claudia, con un debole sorriso si avvicina al ‘numismatico’ e chiede conferma: 'Sei Apostol?'. Lui sorride e tranquillamente ammette.

La storia di Apostol è quella di un ragazzo che amava l'arte e i cui disegni hanno riempito la lavagna della sua classe durante il periodo delle celebrazione del Natale. E’ quella di un giovane che, entusiasta dal mondo, fuggì il suo dovere verso gli dei greci, ma ancora una volta ha trovato il suo destino nell’arte per fulfil la sua vita.

E' la storia di un uomo che ha iniziato piccolo, artista e artigiano, un uomo il cui cuore è entrato nelle sue sculture, e un uomo che ha imparato le grandi sfide della fusione in bronzo, sia cera persa o sabbia, per versare il suo cuore nuovamente nel bronzo fuso e creare opere gioiose.

Apostol è elettrizzato da Icaro, riconoscendo che, in Icaro, all'uomo è stato dato l'avviso che abbiamo e dobbiamo riconoscere i nostri limiti - che la grandezza può venire solo per gli dei e per i pochi fortunati che sfuggono alle leggi della vita.

La sua galleria, sul pianerottolo che conduce al piano superiore, ospita un bronzo statuario, una statua dello stampo di Michelangelo, ma ci sono diversi altri ‘ritratti in metallo' di questo grande sognatore della mitologia.

 

Per Apostol, la sfida era quella di accettare che per sfuggire alle leggi della vita, uno deve diventare un ricordo. Cerca la fama attraverso il suo lavoro, che può essere ben meritata, ma in cuor suo si appassiona ancora alla ‘emozione’ dell’umiltà, dove osserva il mondo ammirare la sua arte.

Questo è solo l'inizio della storia di un seguace degli dei greci, andatelo a trovare una sera a Plaka e diventare parte di essa.

powered by social2s

Iscriviti alla Newsletter

Scopri un territorio attraverso le emozioni di chi l'ha raccontato in prima persona.