gioielli in corallo

Dall'alba i turisti attendono il tramonto di Santorini.

Alla mattina presto il vento può raggiungere Beaufort 7 e montare cime bianche nel mare nella caldera intorno al vulcano. Poi il potere del 'vecchio sole', mentre si arrampica faticosamente su nel cielo, inonda a poco a poco le scogliere con il suo calore e rimprovera la brezza rinfrescante.

Poi, nel tardo pomeriggio, quando si sta seduti per una prima “Yellow Donkey” o un cocktail guardando oltre il mare da uno dei molti punti panoramici sopra la caldera, dovunque sopra il nuovo porto di Oia, è possibile notare che le acque sotto di voi hanno perso la loro forza e sembra che ci sia solo una lieve ondulazione su un mare apparentemente sereno.

Mentre il sole scende lentamente sopra le isole Cicladi via a nord-ovest, le isole in lontananza diventano più definite e si possono riconoscere sotto il sole al tramonto, Folegandros, e alla sua destra, Sikinos. Ma allora saresti un locale e un po' immune allo spettacolo che sta per iniziare. Eppure, per le migliaia di persone che affollano il bordo della caldera poco prima del tramonto a Santorini, si tratta di una esperienza visiva unica, una promessa della vita celeste e la morte non perdere.

Mentre il mare nella caldera si deposita, brevi raffiche di vento fuggono dalla calda roccia nera delle pareti della caldera e disturbano le bouganville che drappeggiano ristoranti e negozi. Queste raffiche poi svaniscono quando i raggi del sole si raffreddano da un colore giallo brillante verso una più morbida tonalità dorata, ma ancora ‘ballano’ sul mare.

Folegandros sembra galleggiare su un foglio dorato separato dal suo mondo mortale nel mare. Il sole scende e inizia il suo attacco su questa isola, ma possiamo vedere che è caduta nelle grinfie di Folegandros che aveva precedentemente sollevato in cielo. Folegandros, per vendetta, drena gradualmente il sole della sua energia che, nell'ora dell’arancio di Valencia rifugge la sua brillantezza con sfumature cremisi negli strati del cielo.

Ora si è stabilito nella sua casa, il mare, l'isola poco a poco arrivano le rondini del sole. Il potere del sole è stato ormai assorbito e la sua ultima immagine si annulla in un rosa cremisi. La brezza è finita con la perdita del suo amico e il mare è alla ricerca di una tranquilla serata. Le rondini volano ampie nel cielo. L'aura del sole è tutto ciò che rimane della sua morte, di questo giorno.

Il cielo è pieno di colori tenui, da un viola fumo sopra la pira sulla superficie dell'isola, poi tonalità di rosa, e come noi esploriamo il cielo, pallido giallo, tigli, acquamarine leggeri e profondi blu azzurro.

E a coloro che siedono in cima alla caldera è data la possibilità di assistere all’intero ciclo di vita; come si rivolgono a est possono trovare l'intera luna rossa che sorge nel cielo per prendere il suo ruolo in questo ciclo, apparentemente senza fine, di energia celeste.

E noi continuiamo le nostre riflessioni sul tramonto a Santorini nella galleria d'arte di Apostol con vista sull'infinito.

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Trani Live, una città da assaggiare

Trani è un piccolo gioiello sulla costa adriatica della Puglia, con tutte le gioie che questa regione porta. La città vecchia intorno al porto è sfuggita alle devastazioni di uno sviluppo senza stile e a tutti gli errori di architettura che si sono verificati lontano dal centro turistico.

Così, provate ad assaggiare Trani Live. Se siete alla ricerca di perdervi per pochi giorni o state cercando di trovare voi stessi, provate la pace e la quiete del porto e delle circostanti strade medievali: Trani è il posto perfetto per coloro che non cercano la “vita selvaggia”.

Orgogliosa di essere una Città Slow, una nuova generazione di città in fuga dal trambusto delle grandi e dei mercati finanziari. A Trani, a parte i pescatori che arrivano al mattino presto, i cittadini amano salire un po’ più tardi. A metà mattina, le panchine nella Villa Comunale sul mare e le sedie nei bar lungo il molo sono elegantemente occupate da chi chiacchiera, sogna e legge. L’unico rumore nel parco è quello del “Dotto-train” senza rotaie che porta i suoi giovani passeggeri lungo i marciapiedi.

Trani sta entrando in una nuova rinascita dopo nove secoli, non per cambiare pelle ed essere diversa ma per migliorare per i suoi cittadini e per i turisti: un sogno che il sindaco sembra impegnato a portare a compimento. Non troverete un “resort 5 stelle” in città, nonostante i suoi 50.000 abitanti, ma nella città vecchia potete alloggiare in una pletora di piccoli B&B di alta qualità nascosti nei vicoli e nelle strade. E ogni volta che si assaggia Trani, sicuramente ci sarà un'altra piacevole sorpresa che vi attende.

Questa città ha un passato interessante incentrato sui suoi diversi vantaggi chiave. E’ nota tra gli storici e gli architetti per la “pietra di Trani“, un pregiato marmo avorio pallido con cui la città vecchia è costruita. Il mare che brilla ogni mattina d'estate porta il pesce fresco al porto attraverso i quasi 20 pescherecci allineati banchina vicino alla cattedrale. Una passeggiata mattutina al sole morbido vi immerge nell'aroma dei pescherecci da traino mescolato con quello del caffè dei bar nelle vicinanze.

“Trani Live” e la sua vivacità si ritrova fra i suoi calzolai e stilisti ed è famosa per gli artigiani del legno e delle cornici. Una passeggiata nel tardo pomeriggio nella città vecchia, prima di un cocktail di nuovo al porto, ha ricompense sorprendenti.

L'anima di Trani è morbida con una importante storia dal 12° secolo delle comunità ebraiche e una certa tristezza per il suo passato medievale a seguito del glorioso regno di Federico II. Ma ciò che resta di quella tristezza è quasi donchisciottesco.

L'edificio più grandioso è la Cattedrale di Trani dedicata a San Nicola Pellegrino, non un famoso martire o un soldato di Cristo, ma un giovane pellegrino greco che aveva ricevuto l’illuminazione sulla via verso il Papa, e qui morì per caso nel 1094 prima di portare a termine la sua missione. Il perché sia stato santificato rimane oggetto di congetture, ma il suo passaggio ha dato l’immagine di Trani per tutti i secoli a venire.

Dall'altra parte della piazza della cattedrale si trova il castello di Federico II. Ma questa non è una lezione di storia. Per conoscere il fascino e le idiosincrasie di Trani e del suo passato medievale, è necessario assaggiarla, visitare la Cattedrale, il castello, palazzi, musei e molti altri piaceri della città vecchia.
Poi, quando arriva la sera, cenare in uno dei tanti ristoranti o bar che costeggiano il porto, assaggiando il pesce locale accostato ad un bianco pugliese, per poi finire con un Moscato locale. Infine, una breve passeggiata sotto il cielo Puglia e il suo tempo per i sogni di domani.

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festa della ceramica
festa della ceramica

Nella piccola cittadina di Nove, in provincia di Vicenza, si è giunti alla 18° Edizione della Festa della Ceramica, un appuntamento internazionale a cui partecipano artisti da tutta Europa. Gli eventi sono programmati dal 5 fino al 24 settembre 2015.

Un caffè con Michele Barbiero, presidente dell’Associazione Nove Terra di Ceramica, mi ha permesso di capire l’entusiasmo e gli intenti che animano la manifestazione, costringendomi, per così dire, ad innamorarmene!

Michele è un architetto e professore di Nove, che ha viaggiato e vissuto in altri paesi; appassionato di arte, di giovani e della vivacità culturale che anima i luoghi. Una ventina di anni fa, passato il grande boom dell’industrializzazione di massa, un gruppo di amici ha deciso di aiutare la comunità a compiere un passo nuovo.

Si doveva accompagnare la transizione dalla produzione di massa a quella di pezzi unici o serie limitate: potremo dire quasi un ritorno all’artigianato. E’ nata cosi l’Associazione Nove Terra di Ceramica.

L’Associazione è nata per catalizzare l’attenzione sulle piccole produzioni di qualità e per permettere agli imprenditori di incontrare artisti da tutto il mondo e appassionati. In questi 18 anni sono stati raggiunti traguardi importanti in termini numerici ed il livello raggiunto merita un viaggio a Nove in un fine settimana immerso nell’arte della ceramica.
 
Il paese durante la Festa della Ceramica

La fortuna di Nove nasce grazie ad un banco di argilla e alla vicinanza con Venezia che assorbiva gran parte della produzione e che, con le sue richieste di qualità, ha contribuito ad elevarne il livello. Nel momento di massima occupazione il paese aveva semafori per le biciclette e le fabbriche prevedevano dei turni lavorativi, in modo da non avere troppo traffico.

Per questo, il momento clou della Festa della Ceramica, è rappresentato dall’appuntamento Portoni Aperti, dove è possibile visitare gli antichi laboratori. Si tratta di un suggestivo percorso per le vie del paese, alla scoperta dell’antica arte della ceramica, che da secoli continua a contraddistinguere Nove.

Stand di artigiani e artisti occupano le strade del centro mentre laboratori e happening animano la città creando un clima che è proprio quello di una Festa.

E’ difficile raccontare un territorio ricco di sapere, dove vecchio e nuovo convivono, con la possibilità che ciascuno professi la propria verità (o convinzione, appunto) personale e inamovibile. Quest’anno più che mai l’intento della Festa è quello di superare le vecchie tradizioni, appoggiando una visione contemporanea, ovvero “essere per il SENSO DELLA TRADIZIONE, ma non per la forma”, con il rischio, viceversa, che si creino dei vuoti formalismi.

Un suggerimento accolto dall’associazione Energitismo che da due anni lavora per rilanciare la tradizione della Bossa Buffona, una caraffa “bucata” da cui sembra impossibile riuscire a bere, che veniva usata come regalo nei matrimoni e per divertirsi fra amici. La Bossa Buffona è stata riletta in stili diversi e durante la Festa si potrà tentare di bere nello spazio della Associazione.
 
Le mostre in corso

Due sono le parole chiave che Michele Barbiero ha sottolineato: MESTIERE e ARTE.

Non sempre accade… ma i due termini si sovrappongono, si intrecciano, si contaminano.

La mostra “Il mestiere dell’Arte” con Isabella Breda e Pasquale Difonzo, nel mulino Antonibon Barettoni Bortoli, e la mostra “Tutto tu doni al pian nulla ricevi”, presso lo spazio Terramica, dove esporranno i giovani artisti Francesco Ardini, Pasquale Difonzo, Giorgia Fincato, Pol Polloniato, Alberto Scodro, Silvia Stefani.

“MetroQuadrato” è invece la parete-manifesto adiacente la Piazzetta Museo Civico, pensata e realizzata dagli allievi del Liceo d’Arte di Nove: pensieri e volontà che diventano segni-disegni-oggetti. L’importanza dei giovani e delle scuole come dinamici centri culturali è testimoniata anche dalla partecipazione del Liceo d’Arte di Este, che esporrà delle opere nel brolo Barettoni.

Più legata alla tradizione, invece, la Mostra “Cibo & Ceramiche” presso l’Anticolo Mulino Baccin Cecchetto Stringa, per la quale sono stati selezionati alcuni pezzi prodotti nel XX secolo con decorazioni correlate al cibo.

Molti altri eventi e collaborazioni in programma, facilmente consultabile qui.

Impressioni di un Settembre ricco, ricchissimo di creatività, apertura e scambio artistico e culturale. Ed infine, con l’immagine reale e metaforica dei portoni novesi aperti.

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Il brand Maison Lion nasce come “ex libris”

Quando non esistevano ancora le imprese private con il loro bisogno di darsi un nome ed un logo, le persone raffinate si creavano un proprio logo che apponevano a libri ed oggetti.

La storia degli ‘ex libris’ è poco nota al grande pubblico ma ha un forte fascino fra le persone colte, quelle che sentono di essere speciali e intendono distinguersi. Oggi li potremo definire come gli antesignani dei ‘brand and claim’ che usano le imprese per farsi riconoscere e per suscitare una certa emozione nel pubblico.

In fondo lo spirito non è cambiato e un ‘ex libris’ doveva riassumere in un disegno e in poche parole l’esperienza di vita della persona che lo commissionava. Quindi non era usato da imprese ma da persone reali. Gli esperti di marketing di oggi erano gli artisti/psicologi di allora.

Farsi realizzare un proprio ‘ex libris’ significava spendere del tempo con un artista raccontandogli la propria vita e le proprie passioni, in modo che potesse riassumere in pochi tratti e parole l’essenza del personaggio.

Storicamente nascono con la carta stampata e il bisogno delle prime biblioteche di riconoscere i propri testi mettendo un qualche segno distintivo nella prima pagina bianca dei libri. All’inizio contenevano il nome e poco altro, poi in parallelo alla diffusione dei libri nelle classi borghesi, si evolvono fino a comprendere anche un disegno e un motto. Ai nobili gli stemmi e ai borghesi gli ‘ex libris’.

Queste etichette ‘ex libris’ venivano poi riprodotte con le tecniche della xilografia e calcografia prima, eppoi con quelle della tipografia, litografia e serigrafia. Oggi sono preziose e oggetto di mostre e collezionismo.

Ad un certo punto alcuni di questi ‘ex libris’ cominciano ad assumere un ruolo più ampio. Non più relegati alle prime pagine, escono dai libri e ‘si posano’ su altri oggetti della casa in modo da rappresentare il vero lifestyle di chi lo aveva voluto.

Questo è quello che ha fatto Marika Lion con il suo brand Maison Lion. Marika è una donna colta e raffinata che per anni ha lavorato nelle case d’asta e nell’arte contemporanea in varie parti del mondo. Grazie a questo, ha sviluppato un proprio gusto originale e ha sentito il bisogno di crearsi un proprio ‘ex libris’.

La farfalla in un concetto stilizzato di Art Noveaux della Maison Lion è stata studiata per rappresentare l’eleganza e la libertà che sente ed era inizialmente pensata per il suo piccolo hotel nel Parco delle Dolomiti. Marika ha iniziato a scegliere personalmente tutti gli oggetti dell’hotel marchiandoli con questa farfalla.

Ma era l’inizio di una storia, che ora prosegue e viaggia in un concept di design rivolto alle imprese della moda e lifestyle. Ecco nascere dapprima una collezione di gioielli e una serie di borse “pochette” ispirate all’arte moderna con i colori delle avanguardie, che saranno presenti il prossimo autunno in un importante museo.

Ma è solo l’inizio di una scommessa di un brand nato per l’arte moderna e contemporanea; una farfalla capace di volare intorno alla terra e che cerca partnership manifatturiere per realizzare prodotti licenziatari destinati ad essere originali.

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L’amore per Roma nascosta

L’amore per Roma è travolgente e il mio è cresciuto sui banchi di scuola quando un professore aveva diviso la città in sezione e ognuno di noi doveva investigare in una certa area.

Capitava allora di conoscere le storie “parallele” a quelle dei libri e che solo i residenti conoscevano. Una di queste storie riguarda la “Fontana dell’acquaiolo”, una delle 6 “statue parlanti”, quelle che potevano accogliere (come succede ancora) bigliettini di satira dei romani verso i potenti.

E' la “fontana del facchino” che Vanvitelli erroneamente attribuì a Michelangelo, li ricollocata da altra via e nascosta per proteggerla dagli incidenti dovuti agli urti delle carrozze e dagli sberleffi, a suon di sassi, dei monelli.

Inizialmente questa statua rappresentava solo una delle figure che portavano l’acqua dalle fontanelle alle case, prima del 1500 quando i pontefici ripararono gli acquedotti. Ma nel tempo le leggende hanno modificato il significato di questa figura.

Infatti, nel 1874 questa statua ormai consumata viene spostata In Via Lata, una stradina che si affaccia a destra di chi percorre Via del Corso verso piazza del Popolo, vicino ad una osteria. Qui diventa una parodia per gli osti che annacquavano il vino per guadagnare sempre di più!

E allora la statua diventa la rappresentazione di qualcos’altro o qualcun altro. Nel quartiere si dice che quel facchino (o oste secondo altre versioni) abile nel bere e di forza smisurata, è un tal Abbondio Rizzo. Abbondio si beveva il vino buono e “ricaricava” il contenuto della botticella con fresca acqua di fontana.

Era talmente noto che ai primi del ‘900 il poeta Armando Fefè, con un grande amore per Roma, gli dedicò un vivace e simpatico sonetto che così recita:

St'amico che se fa' chiama' facchino,
faceva invece l'oste,
e fregava le poste,
mettenno l'acqua ar vino.
In fin de vita se la vide brutta
e disse al Padreterno:
“Signore se me sarvi dall'Inferno,
l'acqua vennuta la riverso tutta”.
M'be', so quatrocent'anni e ancora butta.

Amore per Roma, il suo vino e la sua acqua.

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La Biennale dell'Arte a Venezia.

Una primavera calda e momenti di grande, grandissima creatività. Si inaugura così la 56° Biennale di Venezia con un tema, “All the world's futures”, scelto da Okwui Enwezor, il curatore nigeriano della manifestazione.

Definita da alcuni una “Biennale Politica” dove per politica si intende la volontà di sentire il rumore del mondo, le vibrazioni, lo shock. Il Presidente della Biennale di Venezia Paolo Baratta così spiega la scelta del tema: "Volevo andare a fondo, svelare le relazioni col mondo.

Toccare il presente e illustrarlo. Non volevo fare un’esibizione che raccontasse la vita tranquilla. Anche perché non possiamo parlare del presente senza considerarlo complicato”.

La creatività e la sensibilità degli artisti interpreta questa attualità, contraddistinta da problematiche fortissime e futuri incerti. 136 gli artisti coinvolti. 89 di loro presenti per la prima volta. 53 i paesi rappresentati, di cui 5 alla prima partecipazione - Grenada, Mauritius, Mongolia, Repubblica del Mozambico e Repubblica delle Seychelles - e altri - Ecuador, Filippine e Guatemala - assenti da lungo tempo.

Un messaggio di evoluzione e movimento che si snoda tra le calli (qualcuno è caduto in qualche canale!), i ponti e i campi di Venezia.

Una città unica e incantata che vive di una magia speciale durante la Biennale di Venezia d’arte.

Venezia si anima di vernissage, incontri e feste in un clima di scambio internazionale. E' davvero emozionante poter essere testimone, anche solo per una notte, di tanta Energia e Bellezza.

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La carta a mano di Subiaco

Subiaco è una splendida cittadina, nella valle dell’Aniene a due passi da Roma, dove è stata riattivata una produzione di carta a mano nel Borgo dei Cartai.

Per secoli queste aree erano state il centro artigianale-industriale dello Stato Pontificio e proprio qui era nata la prima cartiera e zecca nel 1587 da Papa Sisto V.

Qui è stato stampato il primo libro in Italia e una cartiera è stata in funzione fino a pochi anni fa, quando una multinazionale ha depredato il know-how e la ha portata alla chiusura. Storia banale nella sua disperazione.

Il declino della cartiera corrisponde a quello del paese e la sua storia è parallela a quella della comunità dei residenti. L’idea della rinascita ripartendo dall’artigianalità della carta a mano viene ad un gruppo di amici spinti da un profondo amore per la cultura e l’arte, spesso alla base di molte tradizioni locali dei centri italiani.

Uno degli artifici di questa operazione è Marco Orlandi, fondatore dell’Associazione L’Elice, che oltre alla sua attività artistica è impegnato nel ruolo di educatore e di stimolatore della creatività individuale.

In un antico mulino ristrutturato, il mulino Carlani, nasce allora Il Borgo dei Cartai, un centro dove la tradizione incontra l’Hi-tech. Un luogo di produzione di carta a mano, un museo con modellini in legno che riproducono gli antichi macchinari e e una scuola per trasmettere cultura e sapere e stimolare la creatività.

Rileggere il passato con le lenti del futuro, questo è il senso di riportare in vita una produzione di carta a mano saltando i danni provocati da una generazione di speculatori.

Ripartire dalla qualità e dalla storia per costruire il futuro. Smuovere l’orgoglio di una città, Subiaco, che per secoli è stata uno dei centri di cultura industriale più importanti d’Italia.

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Il corallo di Torre del Greco: la tradizione dei gioielli

Salvatore Formisano, con le sorelle Anna e Gemma, guida con amore e passione la storica impresa di famiglia Coral Orafa Mediterranea, con sede a Torre del Greco, la culla del corallo di Torre del Greco.

Nelle sue parole ci ha trasmesso il suo amore per la tradizione italiana e ci ha raccontato come quello torrese sia proprio l’espressione della passione e della ricchezza d’animo delle persone locali.

Salvatore, il corallo di Torre del Greco è legato ad una terra affascinante e ricca di tradizione, esattamente come la storia della vostra famiglia e della vostra azienda.

La Coral Orafa nasce dai miei nonni paterni. Mio nonno era un marittimo e tutta la storia del popolo torrese nasce proprio dall’acqua salata. Mia nonna era una casalinga e agli inizi del ‘900 aveva iniziato ad infilare collane di corallo in casa aiutata dalle ragazze locali.

Al tempo, la lavorazione del corallo e l’infilatura delle collane era una esclusiva delle donne mentre gli uomini andavano in mare e da semplici maestri d’ascia diventavano abili pescatori di corallo. Solo in un secondo momento Torre del Greco ha sostituito Ercolano nella pesca del corallo.

Dopo circa 50 anni, l’attività artigianale di mia nonna è divenuta un’azienda vera e propria – la Coral Orafa Mediterranea – fondata a metà del secolo scorso. Mio padre Raffaele l’ha guidata ed ha concentrato l’attività nella oreficeria del corallo avvalendosi delle maestranze torresi. Lui ha trasmesso a me e a mia sorella la cultura del corallo e il know-how dell’oreficeria facendoci ricoprire vari ruoli nell’impresa. Ci ha fatti innamorare di questo lavoro dicendoci: ‘Il business di famiglia è un’opportunità e non un diritto: conquistatevi il vostro posto in azienda!’

Cosa significa corallo e cosa trasmettono i vostri gioielli a chi li compra?

I nostri gioielli conservano il sapore della tradizione torrese. Uniscono il corallo alle pietre naturali e al turchese, tutelando la tradizione. L’ispirazione dei gioielli viene dai disegni storici che poi vengono attualizzati senza perdere l’identità del corallo di Torre del Greco.

Nel tempo i disegni originali sono stati modificati inserendo elementi innovativi, nati dall’incontro tra la capacità artistica degli artigiani con il buon gusto artistico di mio padre. Per noi di Torre del Greco la lavorazione del corallo è incisa nel nostro Dna e si apprende affiancando il maestro, per questo i nostri gioielli sono la sintesi di storia e unicità.

La Coral Orafa è un’impresa che respira il profumo di Torre del Greco e lo espande a livello internazionale. Dove sta andando?

Noi siamo una famiglia affacciata sul mare e sul mondo. Mio padre prima, poi io e mia sorella, siamo entrati prima nel mercato europeo e da 8 anni frequentiamo le Fiere di Hong Kong, Tokio, Taiwan. Il mercato asiatico ci garantisce il 95% del fatturato.

Gli indiani sono acquirenti assidui delle nostre creazioni orafe, che a loro volta vendono ai cinesi. Il corallo, nella tradizione cinese, esprime positività ed è di buon auspicio per la sposa che lo indossa. Il corallo di Tore del Greco è apprezzato dai clienti esteri che non smettono di stupirsi di fronte alla bellezza del corallo, che noi montiamo rigorosamente su oro.

Salvatore, perché il corallo di Torre del Greco affascina?

Per la nostra abilità artigianale e per l’amore delle nostre tradizioni e della nostra storia che trasmettiamo. Noi custodiamo questo sapere e lo doniamo ad ogni donna nel mondo che indossa un nostro gioiello.

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