Un tour sul Monte Grappa - come una tappa del giro d’Italia

L'inverno del 2013/2014 è stato una benedizione per tutta Italia, soprattutto per l’area ai piedi delle Prealpi della zona di Bassano dove la pioggia è scesa quasi tutti i giorni. Invece sulle montagne i profondi cumuli di neve fresca hanno imbiancato tutto sopra circa 1500 metri.

In una soleggiata Domenica, abbiamo osato guidare fino alla cima del Montegrappa, durante l’ora di pranzo così abbiamo trovato la strada quasi deserta, fatta eccezione per l’intrepido ciclista occasionale che abbiamo incontrato e che è riuscito a salire fino ai quasi 1700 metri dalla base a Romano d'Ezzelino verso l'alto - in soli 20 chilometri.

La strada è ben asfaltata e diventa stretta solo se si incontra un SUV come nel nostro caso che scendeva a velocità. Con ignoranza, abbiamo commentato che questo sarebbe proprio un buon posto per fare un Giro d’Italia, ignari del fatto che quest'anno il 30 maggio, ci sarà la 19° tappa del giro come prova a cronometro.

Quasi sulla salita, si incontra il primo di molti memoriali dei combattimenti della prima guerra mondiale che si è tenuta in questa montagna, battaglia avvenuta tra gli italiani e le truppe austro-ungariche. Quest’anno la prima guerra mondiale compie il suo centesimo, e le battaglie in questo luogo iniziarono 96 anni fa.

I ricordi degli italiani, in particolare quelli cresciuti in Veneto, sono ancora vividi, come lo sono quelli degli australiani quando visitano Gallipoli in Turchia e in altri teatri della prima guerra mondiale.

Alzando gli occhi verso il cielo, vediamo delle aquile maestose che volano alte sopra di noi, oltre 20 di loro attraverso il cielo, superando la cima della montagna. In realtà il Montegrappa è uno dei più importanti siti utilizzati per il parapendio in Europa, infatti viene sfruttato il calore delle correnti ascensionali che salgono dalle pianure.

Verso la cima il cartello segna 1776 metri, siamo sopra il limite del bosco residuale, e un fiocco abbagliante di neve giace dolcemente sulle ossa e ricordi del passato. Mi hanno detto che volando sopra il Montegrappa in estate, si possono ancora vedere i crateri lasciati delle bombe della prima guerra mondiale. Fa caldo e il sole del mezzogiorno fa sciogliere il ghiaccio creando rivoli di acqua. Al Rifugio Bassano, noi già pregustiamo l'idea di un pranzo a base di polenta con formaggio locale, Bastardo del Grappa, e funghi.

Il ristorante è pieno e nel frattempo che aspettiamo nella sala d’attesa vediamo numerose scene sulle pareti del ristorante raffiguranti italiani del 1917/18 con lo sfondo della montagna. Forse, questa è la sostenibilità, non dimenticarsi mai il sacrificio che molti hanno fatto abbandonando le città distrutte per venire a vivere in queste splendide terre.

Guardando verso il basso, all'altezza del viso Eiger, dalle pianure sottostanti, c'è una distesa quasi continua di edifici decorati che si estende fin dove è possibile vedere, in cui si possono distinguere solo gli occasionali campanili e un fiume, il Brenta, che scorre in lontananza in direzione di Venezia.

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Da Costantinopoli a Istanbul: Cisterna, Mosaici e Santa Sofia

Questa è la storia di un grande imperatore, Giustiniano, e di alcune sue creazioni che ancora esistono a Istanbul, e di come ha portato la seta a Occidente, un esempio del suo spirito imprenditoriale.

L'Impero Romano d'Oriente di Costantinopoli è vissuto più a lungo rispetto all'originale Impero romano della città eterna di Roma. Costantinopoli era, come lo è con il suo nuovo nome musulmano, Istanbul, il luogo di incontro tra Oriente e Occidente e un luogo di grande architettura. La maggior parte delle persone che oggi visitano Istanbul vengono per la 'Moschea Blu', la grande moschea di Sultanahmet, o il Grand Bazaar.

Ma per chi guarda un po' più a fondo, le altre meraviglie di Costantinopoli brillano altrettanto forte. Che sia la cisterna sotterranea di acqua, le grandi distese di mosaici del Gran Palazzo appena sotto dove la Moschea Blu si erge in gloria, o la più grande Basilica di Santa Sofia, tutti costruiti per ordine di Giustiniano, la grande dimensione di queste opere e la portata delle creazioni di Giustiniano su questa famosa collina sono incredibili.

Cominciamo da sottoterra, e visitiamo la grande cisterna, un palazzo d'acqua dolce portata con un acquedotto dai boschi a circa 20 chilometri di distanza. La cisterna 'palazzo' consiste per lo più in colonne doriche e corinzie scolpite che sorreggono il mondo per una superficie di circa 9000 metri quadrati.

Queste influenze greche sembrano essere riflesse in tutte le creazioni di Giustiniano a Costantinopoli, così notiamo che Santa Sofia è stata progettata da uno scienziato e matematico greco.

La cisterna ha alcune idiosincrasie 'eccentriche’. Le più famose sono le due Meduse in pietra appropriatamente poste nell'angolo più lontano. La storia di Medusa e Perseo sembra aver avuto una grande influenza sulla creatività greca e la strana collocazione di queste teste è altrettanto insolita come la ragione per cui Perseo avrebbe eliminato la testa di Medusa e così facendo gettato la parte migliore.

Mentre molti riflettono sulle Meduse, troviamo altrettanto enigma nei branchi di carpe di varie dimensioni che vivono da sempre nella penombra del lago-cisterna. Si può supporre che ci siano dei sistemi di purificazione, dato che le carpe sono rinomate per la loro capacità di disturbare creando fango e inquinamento naturale. E' infine un po' incongruo sedersi al bar nella cisterna per sorseggiare un succo d'arancia appena spremuto, guardando come in sogno le carpe che nuotano, mentre si cerca di evitare una folla brulicante di un gruppo di turisti rivestito con i loghi di una megalitica multinazionale alimentare.

 

Come si esce dalla cisterna attraverso la stanza dei magneti  per il frigorifero da acquisto compulsivo, sono sufficienti due passi a destra per trovare la coda per la Basilica di Santa Sofia, e una passeggiata (o una corsa) un po' oltre per trovare il bagno più vicino, un distinto bisogno dopo il persistente gocciolamento di acqua nella cisterna.

Le parole non rendono giustizia a Santa Sofia. E' stata per quasi 1000 anni la più grande chiesa del mondo, fino a che gli spagnoli non l'hanno usurpata nel 1520, da allora la Basilica di Santa Sofia non è più stata in mani cristiane, è caduta in potere del sultano Mehmed II nel 1453 ed è stata convertita in una moschea. Naturalmente, le rappresentazioni della tradizione cristiana (greco-ortodossa)  furono nascoste dal potere dei musulmani ottomani, che coprirono i mosaici con intonaco e costruirono i quattro minareti.

Mentre molti tomi sono stati scritti e molto altro ancora potrebbe essere scritto a mano a mano che gli archeologi scoprono ulteriore bellezza e storia in questo edificio e nei suoi dintorni, noi ora ci soffermiamo sulla saggezza di Mustafa Kemal Ataturk, il grande guerriero e presidente turco che ha dichiarato la Basilica di Santa Sofia un museo nel 1935, e i suoi mosaici e dipinti originali sono stati progressivamente esposti e puliti.

Dopo aver passeggiato intorno al piano terra della Basilica di Santa Sofia ed esservi meravigliati dell'architettura, una parte essenziale della vostra visita a questo grande museo sarà quella di 'salire' la rampa di pietra sulla sinistra dell'ingresso principale verso il piano rialzato e prendere visione della grandezza della costruzione da questo punto di vista.

La terza meraviglia di Giustiniano di questa visita di un giorno, è nell’Arasta Bazaar, un centro di cultura artigianale turca proprio dietro la Moschea Blu (che deve essere oggetto di un elogio a parte). Scoperto nel 1930 da archeologi turchi provenienti dalla Scozia, il recupero dei mosaici del Grand Palace è stato finalmente realizzato con il supporto dell’Austria. Ciò che viene mostrato è un mosaico sontuoso con scene dalla mitologia romana, sport, caccia e vita familiare, ben documentato e, fortunatamente per il ceramista entusiasta, non ancora ben conosciuto.

Vagando in questo nuovo museo, che si trova al di sotto e in tutto l’Arasta Bazaar, si percepisce un filo comune nelle visite a tutti i musei, un desiderio statistico per la precisione dei dati.

A quanto pare ogni metro quadrato dei mosaici necessita di circa 40.000 tessere ciascuna di circa 5 millimetri quadrati. Quando si considera la superficie totale dei mosaici, risulta l’improbabile numero aritmetico di circa 75 milioni di tessere di mosaico. Quindi, se ogni paziente e dedicato artigiano produceva una tessera per minuto ecc ..

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Dalla Turchia all’Olanda - I tulipani del Topkapi Palace

Il fiore nazionale della Turchia è il tulipano, il fiore del Palazzo Topkapi, con un nome che in turco si traduce in ‘turbante’. I primi che hanno trovato le loro radici in Olanda, nei giardini botanici Leiden oltre 400 anni fa, pochi bulbi come un dono, da allora sono stati catturati dall’Olanda come simbolo degli olandesi - un vero scambio di contesto.

Eppure il tulipano è un fiore originario dell'Asia centrale ed è stato coltivato in Turchia per oltre 1000 anni, con i giardini di tulipani del Palazzo Topkapi come scenario di colore e meraviglia all'inizio della primavera (seguiti dai giardini di rose per tutta l'estate).

I colori dei giardini del palazzo e dei giardini pubblici, vanno da un magnifico magenta-porpora, attraverso i rossi, gli arancioni, i gialli e i bianchi, tutti miscelati per creare un meraviglioso equilibrio di colore e forma tra i prati lussureggianti, i percorsi del palazzo e gli edifici.

In una bella giornata con i tulipani in primo piano, ci piace stare in piedi e guardare oltre l'entrata del Bosforo le navi che passano una ad una in fila da e verso il Mar Nero. Nel frattempo, le code arrancavano pazientemente in avanti per guardare i tesori del palazzo seguendo le loro guide e liberate da ogni individualità.

Vicino all'ingresso della sala del trono si trova il 'relitto' di un albero gigante, con un tronco bruciato probabilmente colpito da fulmini molto tempo fa, eppure ancora vivo con germogli freschi e foglie primaverili provenienti dalla corteccia appena sopra l'altezza di un uomo.

Vicino all'uscita del palazzo si trova un altro ancora più grande residuo di un grande albero, un posto per fotografare i ricordi del Topkapi.

Per chi non è troppo schizzinoso, l'armeria fornisce un duro ed eccezionale monito del potere delle armi della Turchia ottomana, armature e armi coperte d’oro e ingioiellate per incutere terrore in qualsiasi nemico.

Eppure, per noi, seduti al sole di una fresca primavera, ammirando i giardini ed evitando le folle che seguono a capofitto il copione del turista di oggi, c’è una piccola pace nella storia della Turchia e della città di Istanbul di 15 milioni di persone affollate intorno alla corsia di mare più trafficata al mondo.

Questa linea di mare fluisce dal Mar Nero attraverso il Mar di Marmara e dal Mediterraneo attraverso lo stretto di Gibilterra al mondo atlantico, e per alcuni forse a Rotterdam completando la storia del commercio di cui il tulipano può essere il rappresentante più visibile.

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Il Litografo del Giro d’Italia

Ogni anno esce una nuova collezione di litografie sul giro create da Vico Calabrò e Giancarlo Busato.

Le parole Arte e Artigianato condividono la stessa radice ed è quindi naturale pensare che ci siano affinità anche tra coloro che esercitano queste attività.

Nell’ immaginario collettivo però, un artista è spesso immaginato come una persona estrosa, imprevedibile e creativa mentre un artigiano è collegato ad una attività manuale ordinaria e ripetuta.

Niente di più falso. Il vero artigiano è quello che crea, sperimenta e inventa ogni giorno nuove soluzioni con i suoi collaboratori e, forse, il rinascimentale termine di Bottega è quello che meglio rappresenta questo spirito anche artistico. E’ quindi naturale che anche molti artigiani possano avere quei comportamenti bizzarri e inusuali tipici degli artisti.

E’ il caso di Giancarlo Busato, uno dei pochi litografi che ancora esercitano questa tecnica di stampa d’arte usando particolari pietre calcaree provenienti da cave vicino Monaco di Baviera. Giancarlo ha imparato da suo nonno e conduce una Stamperia d’Arte a Vicenza considerata una Bottega storica.

Ha passato tutta la sua vita lavorando con artisti ed era naturale che acquisisse le bizzarrie e la filosofia di vita. Ma la telefonata di ieri mi ha sorpreso. Da un mese non riuscivo a contattarlo perché seguiva il Giro d’Italia con il suo amico artista Vico Calabrò e la loro storia è piena di poesia e di una filosofia gioiosa tipica degli spiriti liberi.

Da 28 anni Vico dimostra la sua passione ciclistica realizzando litografie sulla città di partenza del giro e questo gli ha permesso di seguire il Giro come ospite utilizzando la sua macchina per percorrere le strade del percorso precedendo i ciclisti di 5-10 km.

Lo conoscono tutti gli operatori del giro e le sue litografie sono diventate un oggetto da collezione, anche perché non si possono comprare ma solo ricevere in dono. Da 6 anni Giancarlo lo segue in questo suo peregrinaggio dopo aver realizzato le litografie con il suo amico Vico.

Quale è il piacere di seguire la corsa senza realmente seguire l’evento sportivo?
La risposta di Giancarlo è sorprendente e piena di amore per la vita.
Vedere l’Italia a 40 all’ora accanto ad un grande artista che te la racconta, eppoi a fine tappa poter sentire le storie dei ciclisti in diretta e poter condividere le loro emozioni.”

E’ una risposta da artista o artigiano?
Secondo me è una risposta da filosofo e mi viene in mente un bellissimo modo di dire napoletano molto usato fra gli artigiani (lo ho imparato nei cantieri edili): “Signurì, State In Mano All’arte” che tradotto vuol significare “signora, avete incontrato la persona che è l’artista del mestiere”

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I soldi della Domenica del Super Bowl

SuperBowl sembra al visitatore un nome inusuale per una partita di football americano, ma una piccola ricerca ci ha rivelato come il termine Bowl (insalatiera) provenga da Rose Bowl oltre 100 anni fa, e che da allora ogni finale della stagione sportiva si sia chiamato Bowl. 

Per gli Statunitensi, la storia, la pertinenza, le squadre, i giocatori, il clamore mediatico e i cimeli sono incorporati nell’essere di ogni persona, e per la grande maggioranza delle persone al di fuori degli USA (tranne i canadesi), queste questioni non hanno alcun impatto sulla vita o addirittura sugli ascolti televisivi, infatti il football è uno sport diverso.

Quindi, che cosa osserva un visitatore che viene da oltre oceano durante la settimana del Super Bowl? Arrivando a New York una settimana prima del Bowl, il nostro hotel accoglieva i tifosi per il SuperBowl, ed è allora che abbiamo scoperto che le due squadre finaliste dell’ovest, da Denver e Seattle, avrebbero giocato nel New Jersey, all’aperto, nella Domenica del Super Bowl.

Il giorno in cui siamo arrivati c’erano 20° C con un vento gelido che sarebbe stato più freddo all'inizio della settimana. Stare in piedi all’aperto, come sembrano stare per molto tempo i giocatori nell’American Football, potrebbe avere lo stesso effetto sulle abilità atletiche di essere dentro ad un bagno ghiacciato. Forse gli dei del football americano faranno un incantesimo di calore per il fine settimana.

Broadway è un’arteria molto trafficata in ogni giorno dell'anno, ma quando siamo arrivati sulla 40th Street (40esima), Broadway era quasi bloccata dai camion NYPD -New York Police Department - tra la 40esima e la 41esima, apparentemente preparando per una gara per due sole macchine. Ogni giorno abbiamo passeggiato lì intorno, le transenne sono cresciute, come stampi meccanici, e i camion con generatori elettrici si sono allineati in fila lungo le strade laterali a ovest di Broadway.

A tarda notte dopo un pasto giapponese sulla 38esima, con una temperatura esterna di circa 15 °F, i tecnici e gli elettricisti stavano ancora lavorando senza guanti per collegare le linee elettriche per i vari spettacoli e le illuminazioni. E poi il lunedi sera ci siamo resi conto che i poteri che controllano New York erano usciti un po' matti.

Nel mezzo di Broadway vicino all'angolo della 40esima era apparso uno scivolo gigante - un tuffo scivoloso di enormi proporzioni, che dovrebbe aggiungere una emozione in più ai giovani, con i cuori che si stringono nel vento gelido che fischia lungo Broadway, per via del sottile strato di ghiaccio nero che si potrebbe formare sulla superficie.

Entro Martedì, la zona intorno a Broadway dalla 34esima alla 42esima era diventato un ingorgo di ferri di automobili. Tutto l’universo dei nostri tassisti ha maledetto la follia della messa in scena di queste celebrazioni che sono ritenute necessarie per portare la folla nel momento turistico più morto dell'anno, un mese o circa dopo l'Epifania.

La sola ragione per questo ostentazione di intrattenimento è quella di attirare abitanti e visitatori per generare un trasferimento di denaro contante? 

Ma c'è un'altra dimensione alla storia del SuperBowl che sta per essere visto da oltre 100 milioni di persone, si spera incollati ai loro televisori con il cibo take-away sparso sul tavolo.

Ogni annuncio di 30 secondi in TV durante il gioco costa circa 4 milioni di dollari. Il nostro socio si è dispiaciuto per quegli inserzionisti i cui annunci dovrebbero essere mostrati durante il seconda tempo nel caso che un attacco superi l'altra difesa prima dell’intervallo. Quanti milioni cambieranno canale, o forse anche usciranno per una passeggiata? Beh, almeno c'è lo scivolo a Broadway.

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Dove l'Oriente incontra l'Occidente con i delfini nel Bosforo

Il Bosforo è la sottile striscia d'acqua che separa Oriente (Asia) da Occidente (Europa). E' stato il canale naturale che collega il Mar Nero al Mar di Marmara eppoi agli oceani di tutto il mondo ancora prima che Giasone superasse gli scogli e navigasse attraverso il Mar Nero, forse 7000 anni fa.

Forse anche allora c'erano i delfini che seguivano le scie delle navi su e giù per lo stretto. Certamente nel nostro tour in barca sul Bosforo dal Corno d'Oro al vicino Mar Nero, la vista di un branco di delfini che nuotano con la corrente contro il flusso delle navi e dei trasporti è stata emozionante.

A quanto pare, un simile spettacolo non è insolito e i delfini senza dubbio si godono le correnti del Bosforo, ma per quelli di noi di retaggio australiano, il delfino è stato più spesso visto cavalcare le onde su e giù per la costa orientale, non in competizione con centinaia di traghetti e navi mercantili.

Il tour è iniziato al molo di fronte al bazar delle spezie e dopo un breve soggiorno nel Corno d'Oro in un giorno sempre più caldo e soleggiato, il traghetto ha puntato verso il mar di Marmara, con il Palazzo Topkapi sulla nostra destra e ha virato a sinistra nel Bosforo. La magnificenza dei palazzi dell’epoca ottomana è in bella mostra a sinistra, la cui storia potrebbe essere davvero apprezzata solo registrando i dettagli e le storie narrate dalla guida.

Quei palazzi estivi non convertiti in musei ora occasionalmente si trasformano in uffici e sale riunioni per capi di stato in visita.

Alcuni palazzi sono stati convertiti in hotel dai marchi del lusso e sembrano competere sul terreno di come massimizzare i prezzi. L'attuale vincitore di questo premio è la Suite Sultano all'hotel Ciragan Palace, che Kempinski orgogliosamente pubblicizza a 30.000 € per notte - sicuramente un prezzo per incoraggiare un arrivo anticipato e check-out ritardato.

Le ville che seguono i palazzi, mentre ci muoviamo più verso il ruscello (o forse verso lo stretto) sono ugualmente appariscenti, anche se le costruzioni post-ottomane riflettono una vasta gamma di stili architettonici e abilità. Apparentemente i prezzi oltre i 100 milioni (qualcuno dovrebbe essere disperati o abbastanza annoiato da vendere) sono raggiunti.

Ai margini dei palazzi ci sono i famosi locali notturni di Istanbul, straordinariamente noiosi all'ora di pranzo. Passando sotto i due ponti sul Bosforo ciascuno oltre 60 metri sopra l'acqua, il traffico concorrente e la densità delle costruzione si diradano, e questo era il luogo dove ci è stato concesso lo spettacolo dei delfini.

Avvicinandosi al Mar Nero siamo stati informati che la gigantesca ‘gamba’ in piedi sulla riva sinistra è un pilone parzialmente completato del nuovo ponte sul Bosforo, una ‘gamba’ del nuovo Colosso. Ma data la densità dei traghetti che attraversano il Bosforo dubitiamo che questo nuovo ponte ridurrà notevolmente il traffico acqueo.

In questo tour ci hanno offerto la possibilità di sbarcare in un villaggio di pescatori nella parte asiatica, appena dentro il Bosforo. Il tempo non si ferma per nessuno, ed è stato sorprendente ma deludente che il villaggio di pescatori consisteva in una serie di ristoranti turistici, negozi di magneti per frigoriferi e una pletora di insegne della Coca Cola - non la Turchia che siamo venuti a vedere.

Il ritorno al Corno d'Oro lungo il lato asiatico ci ha esposto ad un numero altrettanto grande di palazzi esotici alcuni accessibili solo con l'elicottero o la barca oltre al club per le famose squadre di calcio di Istanbul. Dopo aver superato la Torre Galata il Bosforo è stato lasciato alle spalle con una vista fino alla Basilica di Santa Sofia e alla Moschea Blu dritto sulla destra e abbiamo girato nel Corno d'Oro.

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Il Gran Bazar - Basilica del Corno d'Oro

Istanbul è il punto di incontro tra Asia ed Europa, dove il Bosforo, giorno e notte brulicante di navi, separa i due continenti.

Per molti l'unica ragione per viaggiare fino al punto di fusione delle culture del mondo è quello di vagare nel Gran Bazar, passando i 4000 negozi della più bella basilica tradizionale del mondo (un festival laico del commercio e degli scambi), e in questa città praticamente circondata da grande moschee. Questa basilica, o bazar, è stata favoleggiata per più di 500 anni proprio come la via d'acqua del Corno d'Oro.

Per questa visita al Gran Bazar abbiamo camminato dall'hotel e siamo entrati attraverso la Porta 7, che conduce direttamente alla strada dei mercanti d'oro, uno dei pochi ampi percorsi di questo bazar coperto. Non ci si impiega molto per ricordare perché questo bazar è quello che accoglie i visitatori che ritornano e di nuovo assaggiano le sue merci antiche e moderne e l'atmosfera di eccitazione.

I mercanti di Istanbul sono a un livello superiore rispetto a quelli dei mercati e bazar in altre grandi città. Sì, fremono per la caccia, per l'arte di vendere, ma sorprendente, per il visitatore che arriva una prima volta ed è messo in guardia contro eventuali rischi, il mercato è un luogo di sicurezza e cortesia. 

In nessun momento il visitatore si sente minacciato, e la maleducazione è un anatema. Invece di evitare gli occhi dall’attento mercante, il calore del loro approccio e le banalità ovvie ma benvenute vi porteranno a stabilire relazioni con loro, ma siate circospetti con il vostro portafoglio, perché non è il ladro che vi allevierà delle vostre lire, ma l'arte del venditore se il caso vuole che entriate nel suo piccolo negozio.

Ogni visita ha la sua storia e questa è solo una delle migliaia di ogni giorno. Forse desiderate acquistare una nuova borsetta nella zona in cui tutte le pelletterie sono concentrate. Adocchiando un possibile candidato, entrate in un piccolo negozio diagonale e vi confrontate con il commerciante - e per un acquirente occasionale, sapete che lui ha già vinto, perché avete fatto l’'errore' di entrare nel suo negozio. Ma non è mai una semplice conquista.

E' come, per una donna, aver accettato di ballare con Don Giovanni - sapete già la fine, è il percorso verso questa che è incerto. Il primo ballo serve a testare i vostri desideri, questo è il "valzer dei prezzi". Dopo che un paio di rivolgimenti, si è pronti per il 'quick step'. 

Questo accade quando siete invitati a fare qualche passo lungo il percorso danzante verso il suo 'grande magazzino' con dei colori sorprendenti e una gamma di merce più fine. E’ qui che troverete i quattro livelli del negozio del Gran Bazar, scale strette che metteranno alla prova il vostro stile di danza mentre salite verso il "paradiso" del bazar.

E’ qui che sarete messi alla prova, si può sfuggire alle grinfie della trattativa? Volete ballare ogni danza, quante borse comprerete? Ed è qui, intrappolati tra le sue braccia, che scoprirete il prezzo del vostro desiderio e inizierete le trattative.

E' una futilità dichiarare che tutto quello che volevate era ballare proprio mentre lui ha un tango pronto per voi, il vero negozio sta nascosto appena fuori dal bazar, con una pista da ballo e buon caffè del calibro che non avete mai visto. Ora, come il suo burattino danzante, lo seguirete rapidamente attraverso il bazar, spostandovi a sinistra e a destra, salendo ancora molte scale per il boudoir della sua accademia di danza.

Una volta esibiti i suoi più belli passi di tango, cercherete rifugio, sperando in un salvataggio da un marito perso da lungo tempo, ma oramai tutto è perduto, i vestiti da ballo devono essere adornati non da una, non da due, ma da tre nuove borsette che mostrerete ai vostri amici come il risultato della vostra lezione di danza nel Gran Bazar.

E vi renderete conto anche, possibilmente con una punta di delusione, che non avete perso nulla se non il contenuto del vostro portafoglio, abilmente estratto con ‘amore’ e dato liberamente con un certo piacere a questo grande maestro di ballo che ora si sposta verso la sua prossima conquista con un tocco finale: "siete meravigliosa con quella vostra bellissima gonna" e sarete felice.

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Pochi passi e si entra nel nuovo di Caltagirone

Dopo circa 13 gradini della Scala di Santa Maria del Monte, i 142 scalini simbolo di Caltagirone che mostrano migliaia di piastrelle di ceramica frutto delle competenza artistiche e artigianali della città, troverete sulla sinistra un monolocale - Improntabarre – e in pochi passi si entra in un nuovo mondo.

Questo monolocale mostra il lavoro della famiglia Branciforti, artisticamente guidata da Andrea, un altro architetto che unisce i suoi disegni artigianale alle sue capacità artistiche e li condisce con una certa libertà di pensiero. La realtà dei Branciforti è evidenziata nel logo di Improntabarre, un codice a barre disturbato da un'impronta digitale - commercio tradizionale interrotto dalla personalità umana.

Andrea Branciforti ha preso l'arte tradizionale ceramica di Caltagirone e la ha rigirata sulla sua testa. La base di tutta la ceramica Branciforti è uno smalto bianco. Il lavoro più vicino a quelle degli showroom non lontano in via Principe Amedeo è un nuovo modello di "palloncini” multi-colorati, ma nonostante la loro attrazione artistica, queste ceramiche classiche sembrano messe per saziare solo gli interessi del cliente meno avventuroso.

Girovagare per lo showroom è un’esperienza con molti sapori di stile diversi. Branciforti ha superato se stesso dando nomi bizzarri in abbinamento a disegni apparentemente strani. Anche se per ognuno ha una spiegazione straordinariamente ‘sana’ basata sul suo design stravagante e sulla filosofia. Dice che: “lo studio è 'un luogo di idee, sogni e utopie che si proiettano sulla realtà”.

‘Vaso Precarioso' è un vaso a forma di uovo che soffre di capricci di equilibrio ed ha una luce cinica. Una delle creazioni più recenti da aggiudicarsi è 'Etna', una pila di ciotole ognuna delle quali seduta su quella sottostante, il tutto a forma di vulcano con un'eruzione sulla parte superiore. I ristoratori e gli chef potranno ora offrire il loro pasto completo in un unico servizio e gli ospiti potranno consumare dall'alto verso il basso, “temprando” i fuochi del vulcano con un bicchiere di Nero d'Avola.

La politica e la storia non sono mai lontane dalle opere della famiglia Branciforti (padre e figlio). Ci sono grandi teste in stile Caltagirone che riflettono alcune delle regioni italiane, prodotte per il 150° anniversario dell'unificazione italiana su disegno di Ugo la Pietra. Una serie di piatti sulla costituzione, ciascuno con un articolo diverso, sono certamente perfetti per rendere per una cena ‘irritabile’. Poi le teste pirriche per di ciascuna delle 12 costellazioni, create per celebrare la fine del mondo nel 2012.

Una cosa sembra certa, questa non è l’ultima delle creazioni della casa Branciforti: "E' un grande contenitore, lavori in corso".

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