Il favoloso mondo di Friedensreich Stowasser-Hunterwasser

In Austria, in un paesino della Stiria, Bad Blumau, ci si può imbattere in una realizzazione unica dove lo stile di Gaudì, i colori di Matisse, Klee e Kandinsky si trovano fusi in un’architettura che il suo autore definisce come architettura ”vegetativa”.

Friedensreich Hunterwasser è un architetto particolare che tra il 1994 e il 1998 ha costruito un microcosmo architettonico intorno alle acque termali di Bad Blumau al cui ingresso è scritto “….denn das Paradies ist um die Ecke” (Il Paradiso è dietro l’angolo).

Stessi colori che si ritrovano a Vienna, Darmstadt,  Waldspirale  o nell’inceneritore di Vienna. Friedensreich era nato come pittore e scultore: “Dipingere è sognare. Quando dipingo, io sogno”. Ha creato pareti dipinte come quadri, ha ritagliato finestre che hanno un proprio mondo, colonne ricoperte di ceramica, mattoni, mosaici di forme diverse. Forme ardite che continuano al piano superiore con scie di altri mosaici, colori, come colonne nate dal ventre della terra fino all’infinito, quasi “a sostenere il cielo, come fanno gli alberi secondo gli indiani d’America”.

Per sottolineare la sua gioia, Friedensreich ha cambiato il suo cognome in Hundertwasser, che significa “Cento acque di Regno di Pace”. Il suo sogno è stato quello di credere in un’architettura che è natura e che trabocca di felicità. E le sue realizzazioni rispecchiano questo sentimento: sono un mondo di forme, colori, vegetazione che diventano parte integrante di queste architetture fiabesche. Indescrivibili.

Con Lucien Kroll, uno dei padri della Sostenibilità, ha condiviso la critica al Movimento Moderno di aver trascurato la componente più bella dell’uomo: quella legata alle emozioni, alla sensibilità, alla memoria, al sogno. La natura e il suo rapporto con l’uomo: questo era ciò che gli era più importante. Definiva la sua architettura ”vegetativa” perché, come un albero, si sviluppa con grande lentezza e senza clamore.

“Le linee rette non hanno rapporti con la nostra vita - tuonava Friedensreich - al giorno d’oggi viviamo in un caos di linee rette, in una giungla di immorali linee rette. La livella e il metro dovrebbero essere vietati, sono il simbolo dell’ignoranza e il sintomo della disintegrazione della nostra civilizzazione”. Infatti, le sue pareti sono ondeggianti, i tetti sono sinuosi, i colori sono aperti e coraggiosi.

“Da quando ci sono urbanisti indottrinati e architetti standardizzati, le nostre case sono malate. Non si ammalano, sono già concepite e costruite come case malate. Tolleriamo migliaia di questi edifici privi di sentimento ed emozioni, dittatoriali, spietati, aggressivi, sacrileghi, piatti, sterili, disadorni, freddi, non romantici, anonimi, il vuoto assoluto. Danno l’illusione della funzionalità. Sono talmente deprimenti che si ammalano sia gli abitanti che i passanti”.

Nel Manifesto Ambientalista parla di “Re a casa propria” e di “diritto della finestra”, ossia il diritto di una persona di riconoscere i propri spazi abitativi e dipingendo i muri attorno alle aperture, con colori vivaci. "E' vostro diritto modificare secondo il vostro gusto le finestre e la facciata della vostra casa, fin dove il vostro braccio può arrivare" (1972).

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Ignoti e dimenticati: la visione ecologica di Paolo Soleri

Paolo Soleri: architetto illuminista, visionario, artefice del piu’ importante esperimento urbano del nostro tempo. Less aesthetics, more ethics (Meno estetica, più etica).

Vicino Tucson, in Arizona, c’è una città/comunità fondata da Paolo Soleri negli anni ’70 che ha sfidato il mondo intero sulla sostenibilità e la relazione fra uomo e ambiente.

Paolo Soleri nasce a Torino nel 1919, dopo una collaborazione di due anni presso lo studio di Frank Lloyd Wright a Taliesin West negli Stati Uniti, torna in Italia nel 1950 con sua moglie Colly.

Si costruisce una casa mobile con un piccolo camion che diventa un camper capace di ospitare una famiglia di tre persone. L’energia solare viene prodotta in un serbatoio sul tetto del camper e riscalda l’acqua per la cucina e la doccia. Questo gli permette di spostarsi con costi minimi, adottare una visione libertaria della vita, acquisire il senso della sperimentazione.

Nel 1956 torna negli USA e a 70 miglia da Phoenix in Arizona - Paradise Valley - dà inizio al suo processo urbano rivoluzionario. Il primo passo è la costruzione di Cosanti, una residenza con il tetto a forma di cupola con studio semi-interrato, dove insegna e progetta la città del futuro: Arcosanti, un neologismo che unisce le parole architettura ed ecologia.

Arcosanti è un prototipo di città per 5000 abitanti con edifici densi, compatti, sviluppati in senso verticale per non sottrarre terra, spazio, dove il concetto forte è rappresentato dalla visione di bioarchitettura, un rapporto uomo-ambiente basato su un rispetto reciproco e di ascolto. I percorsi sono pensati per evitare l’uso delle automobili, favorendo così gli spostamenti a piedi.

Grandi forme organiche, diverse una dall’altra, circondate da molteplici forme minori, ognuna delle quali rappresenta le attività primarie dell’uomo: le torri con le abitazioni, il luogo della ricerca scientifica, il luogo della creatività artistica e artigianale, il centro dell’amministrazione e degli affari, il luogo di culto o dei riti religiosi come lui li chiamava: Il tutto compreso in un’unica forma, bellissima nel disegno, ispirata a formazioni naturali.

Disegna su lunghissimi fogli di carta da imballaggio, straordinari segni e disegni di grande forza artistica e poetica. La parola chiave di Soleri è frugalità, “fare di più con meno”: meno risorse energetiche, meno sprechi di spazio, meno inquinamento. La città del futuro nasce quindi su questi imperativi: intensificare le relazioni umane, rendere ottimale l’accesso a risorse comuni, ridurre la produzione di rifiuti, armonizzare l’incontro delle persone con l’ambiente.

Da allora, più di settemila volontari hanno contribuito alla costruzione della città, realizzandola solo per il 5%. A oggi sono stati realizzati 14 edifici, tra cui case, una fonderia un centro musicale, piscine e una serra. A questa comunità tutti possono comunque appartenere: ospiti, viaggiatori, uomini d’affari, artisti, occasionali.

Un supervisore, Roger Tomalty, scrisse: “Non era una comunità per il gusto della comunità in sé dove si mangiava tofu e ci si dava pacche sulle spalle. Era l’opposto di una scena hippy: una comunità di muratori. Se ci volevi stare dovevi lavorare più di quanto avresti mai lavorato in vita tua”.

“Se siete veramente preoccupati per i problemi di inquinamento, rifiuti, perdita di energia, terra, acqua aria e conservazione biologica, la povertà, la segregazione, l’intolleranza, il contenimento della popolazione, la paura e disillusione, unitevi a noi”.

Così recita il cartello all’ingresso di Arcosanti.

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Ingioiellati con Gioia - l’EsaltaBuchi di Nani

A Pesaro vive un distinto imprenditore, poeta, umorista, gentiluomo e genio enigmatico, Nani, il Conte Alessandro-Ferruccio Marcucci Pinoli di Valfesina e la sua incantevole moglie Paola.

Nani ed Energitismo si incontrano quando Energitismo aveva appena iniziato la sua ricerca di prodotti sostenibili ed eleganti nella Regione Marche. L’inizio di questa ricerca iniziò con un seminario all'Hotel Museum Alexander situato sulla spiaggia di Pesaro. Questo hotel è l'incarnazione della filosofia di Energitismo, un'opera che vive di arte contemporanea, un albergo-museo che dà spazio ad artisti diversi per creare ogni singola stanza e spazio.

Un giorno durante un aperitivo, Nani ci ha mostrato un piccolo accessorio d'oro circolare, un gioiello che aveva brevettato lui, noto come EsaltaBuchi, The Patch. Nani ha raccontato la sua storia e il mistero che sta dietro al The PATCH:

'Da un bambino una delle tante cose che mi hanno insegnato è che non si dovrebbe mai buttare via una cosa ... fino a quando non è completamente usurata’, perché ci sono persone povere che non hanno nemmeno l'essenziale! In secondo luogo, rammenta ... ripara ... rimedia e ... "rattoppa", in tutti i sensi! In terzo luogo, si deve sempre sapere come trasformare un fallimento in un successo, una cosa negativa in positiva! Beh, un giorno di un luglio mi hanno regalato un maglione di cashmere molto costoso (Non avrei mai comprato un indumento così costoso!) e nel successivo mese di settembre ho scoperto che aveva già un buco proprio sul davanti ... così ... 2 + 2 = 4! ... oppure no!

“E’ MOLTO MEGLIO EVIDENZIARE IL BUCO CHE RIPARARLO O GETTARE IL MAGLIONE!...”

The Patch – l’EsaltaBuchi - esalta il buco ed è come la fenice che risorgeva dalle ceneri. E' una soluzione elegante ad un problema inelegante, ossia il buco. The Patch è la rinascita d’oro che converte un buco in tutto il suo complesso. THE PATCH riflette la filosofia di Nani sull’eleganza e sul vero stile italiano. The patch è la rappresentazione finale della sostenibilità.

The Patch ri-porta la vita alla tua giacca o al tuo maglione preferito. The Patch ha un'anima. The Patch senza un buco è come un'ostrica senza perla. Solo attraverso il difetto possiamo vedere il tesoro del gioiello che è l’EsaltaBuchi.

THE PATCH – l’EsaltaBuchi inspira poeti e parolieri:

Non sarete più scherniti

I piccoli fori nei vostri abiti

Stupiranno e porteranno al vostro splendido EsaltaBuchi

Mentre le signore competeranno per essere la vostra preda

E con voi navigare senza paura

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La rigenerazione delle “Briccole” Veneziane in mobili di pregio

Le Briccole sono i pali di legno di rovere infissi nella laguna di Venezia per segnare il percorso alle barche e alle imbarcazioni. Fanno parte del paesaggio veneziano e sono un emblema per tutti coloro che hanno visitato queste magiche aree.

Le Briccole provengono da tronchi di rovere originari delle foreste venete che venivano portati a Venezia lungo le acque del fiume Brenta. Questi alberi sono i favoriti per il loro fusto dritto e forte, facile da inserire nel fondo della laguna per diventare i segnali dei canali navigabili.

Nel corso degli anni, l'acqua erode lentamente il legname nella zona del galleggiamento al confine tra l’acqua e l’aria. Questa erosione agisce sulle 'soffici' celle in legno lasciando i bordi della superficie del pilone pieni di una trama a "buchi di spugna”.

L’architetto antroposofico Maurizio Signorini seleziona questi legni per riportarli a nuova vita trasformandoli in eleganti mobili di pregio dove la storia del passato si fonde con il futuro. Dopo aver 'asciugato' il legno, i tronchi sono puliti e tagliati per essere utilizzati come le gambe del tavoli e di altri mobili.

Nei tavoli di Maurizio Signorini, le sezioni erose del pilone vengono tagliate per creare doghe portanti e la parte con l'intricata rete dei fori di erosione viene mostrata e valorizzata. La trama dei buchi diventa arte e viene evidenziata dalla lastra in vetro del piano del tavolo.

L’immagine finale del tavolo con le gambe e il vetro appare come uno “specchio capovolto” del canale con i piloni e arricchisce una casa elegante. Nel complesso questa rigenerazione delle Briccole lascia al fortunato commensale una “visione dei canali veneziani” e del “suono dell'acqua” che lambisce i tronchi.

 

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Fiorella Rizzo su “benessere con i colori”

Perché in alcuni ambienti proviamo piacere e in altri stati di disagio? Molto spesso la risposta è nel colore di questi spazi. Il colore interagisce con noi in modo totale, sia nella parte sinistra che in quella destra del cervello.

In particolare, si può definire come composto da una parte energetica visibile - più “grossolana” - e da significati simbolici percepibili solo con la parte destra del nostro cervello. Per questo motivo il colore è in grado di connettersi con la parte più intima di noi donandoci emozioni, attraverso “campi di energia” diversi, a seconda delle sfumature cromatiche e della loro disposizione nell’ambiente.

Colori diversi per anime diverse.

Poiché ognuno di noi è unico, e reagisce in modo diverso con i colori, la sensazione di benessere è personale e si possono studiare modi di aumentare la percezione positiva degli ambienti.

Fiorella Rizzo, un caounselor siciliano, ha capito l’essenza dei colori e ha approfondito la tecnica del Colore Dinamico e delle Mappe Cromo-emozionali per il riequilibrio delle persone e il potenziamento della loro autostima. Questa teoria si è poi concretizzata in un sistema chiamato Evolucrom.

La storia di Evolucrom – Evoluzione del colore - coincide in parte con la storia di Fiorella Rizzo. Come è nato questo metodo?

Quando i miei clienti venivano in studio per risolvere i loro disagi di natura affettivo-relazionale notavo che spesso le parole non bastavano. Allora ho cercato un mezzo più diretto, in grado di comunicare con la loro anima, ed ho trovato che il colore corrispondeva appieno  a queste mie  esigenze.

Perché usi la parola “dinamica del colore”?

Ho notato che durante le sedute, i clienti reagivano non soltanto al colore con cui stavano lavorando, ma anche al modo in cui questo veniva disposto sulla superfice. Ho capito quindi che affinché un colore possa esprimere in pienezza l’energia di cui si fa portatore, è essenziale il movimento che assume nello spazio. Per questo ho iniziato a identificare i movimenti simbolici dei vari colori, per poter valorizzare le loro potenzialità applicativa.

Come definiresti Evolucrom?

E’ una personalizzata sovrapposizione e compenetrazione di colore in trasparenza applicata su parete che stimola nella persona sensazioni di profondo benessere. Non ci sono immagini, e la sua efficacia si basa sulla particolare disposizione delle sfumature cromatiche nella parete da decorare.

I colori, quindi, vengono disposti in modo da rispettare il loro “carattere” oggettivo, l’intima natura di ciascun colore, senza essere condizionati da personali esigenze artistiche o raffigurative, e in modo da creare un effetto di profondità, tridimensionalità. Ad ogni persona corrisponde una sfumatura leggermente diversa e gli ambienti interni devono essere progettati anche per rispettare il benessere dell’anima di chi li vive.

“La vibrazione del colore è una delle esperienze più belle che si possano sperimentare: colorare è un’opera senza fine; rimanda ad un continuo ritmo interiore di musicalità, solarità e percezione innata, che non solo centra e rilassa, ma proietta nel mondo della creatività e dell’intuito, in un “gioco” infinito.”

 

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Lo sport come stile di vita: il rugby entra nei Musei

Se uno conosce il rugby immediatamente lo ama, è uno sport che non lascia indifferenti. La storia del terzo tempo, quando le squadre si ritrovano dopo la partita e festeggiano insieme, è una delle particolarità che trasforma il rugby da sport in stile di vita.

Il suo nome deriva da quello della città di Rugby dove nel 1923, durante una partita di calcio, William Webb Ellis realizza esaltante la prima “meta”. Dal 1863, poi, i due sport si separano e nascono le diverse federazioni sportive.
Il terzo tempo è solo del rugby, cementa amicizie e favorisce collaborazioni inaspettate. I giocatori si scambiano magliette e cimeli ed ogni giocatore di rugby, a qualsiasi categoria appartenga o abbia giocato, ha una sua collezione privata di ricordi, un suo museo. Corrado Mattoccia è andato oltre ed è uno dei fondatori e l’anima di un vero Museo del Rugby aperto a Colleferro, un paese di solide tradizioni rugbiste dove la rivalità con il vicino Segni ha portato questo sport a livelli alti.

Corrado, come è nato il Museo?

Come tutti i giocatori, ho iniziato a raccogliere pezzi dal 1976. Poi nel 2007 dopo aver casualmente stretto amicizia con alcuni azzurri della Nazionale, in particolar modo con i fratelli Bergamasco, ho iniziato: ordinato tutte le cianfrusaglie, raccolte per poterle affiancare a quei rari doni che avevo iniziato a ricevere dagli azzurri. Poche cose che per me rappresentavano un tesoro. Poi nel 2008, in seguito ad una copiosa donazione da parte di Giovanni “Nanni” Raineri, abbiamo incominciato seriamente e il 14 novembre 2012 la Fondazione è nata.

La parola Museo è spesso associata alla parola “cultura”. Che cosa è la cultura sportiva? Come si differenzia il rugby dagli altri sport?

E’ una domanda pericolosa. Potrei scrivere fiumi di parole sulla cultura sportiva. Intanto per me la “cultura sportiva” è, e dovrebbe essere prima di tutto, uno stile di vita. Non si può fare cultura sportiva senza vivere da sportivi. Esempio? Come si può accettare che un giornalista scriva di sport senza che questo sia stato mai nemmeno una volta in palestra? Come può uno sportivo che dedica la sua vita allo sport e per lo sport, anche se lo facesse da professionista, accettare che qualcuno metta in dubbio “le sue fatiche” senza che questi abbia una “cultura sportiva?”

Nella nostra società contemporanea c’è sempre meno spazio per lo sport praticato e sempre troppo spazio per lo sport “parlato”. Ecco, per me la cultura sportiva è vivere da sportivo, è vivere mettendo in risalto i valori dello sport che si pratica. Se poi scendiamo nello specifico del Rugby bisogna aggiungere passione, rispetto, amicizia, sacrificio. E’ impossibile praticare uno sport duro come il rugby se non si hanno ben presenti questi valori. Gli amici che mi sono fatto nel rugby sono per tutta la vita!

Quante maglie ha raccolto? La maglia più antica o quella più prestigiosa?

Ad oggi abbiamo raccolto oltre 1400 maglie tutte ‘match worn’, cioè maglie che sono state indossate durante una partita. La più antica quella di Maci Battaglini che il Sindaco di Rovigo, Bruno Piva, ha voluto donare al Museo.

La più prestigiosa?  Per un rugbysta le maglie sono tutte prestigiose, anche quella con la quale ci si è giocato nel modesto club di appartenenza. Nel Museo oggi ce ne sono talmente tante che forse sarebbe meglio venire a vederle…. Gareth Edwards, David Campese, Jonny Wilkinson, Stefano Bettarello, Grant Fox, Jon Smit, Victor Matfield, Neil Jenkins, Martin Jonshon, Lawrence Dallaglio, e tanti altri.

Quali altri cimeli raccoglie?

Il museo raccoglie oltre 15.000 cimeli: palloni, crest, pins, cravatte, caps, match, programmi, libri, riviste, tazze, medaglie.

Quale è il ruolo dello sport e del rugby in particolare nella formazione dei ragazzi?

Io sono un esempio vivente di quanto uno sport possa aiutare un ragazzo nella crescita. Prima di fare rugby ero talmente timido che nel praticare un altro sport non avevo mai fatto la doccia con gli altri compagni perché mi vergognavo…oggi posso ballare nudo su un tavolo…se ne vale la pena. Ad ogni livello scolastico lo sport dovrebbe avere spazi opportuni, almeno 6 ore settimanali. Per quanto mi riguarda, queste dovrebbero essere tutte dedicate al rugby; noi diciamo sempre che “ce li prendiamo bambini e li restituiamo uomini!”

Quando è possibile visitare il Museo?

Sempre e ogni volta che ci viene chiesto… altrimenti che Museo del Rugby sarebbe??!!
Il museo si è ora spostato ad Artena. 

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La storia della pipa

La pipa è un oggetto di tradizione antichissima, utilizzato per fumare tabacco o altre sostanze anche a scopo curativo.

Gli antichi Babilonesi e gli egiziani conoscevano il fumo e la pipa. Il famoso medico greco Ippocrate prescriveva di fumare erbe per curare alcune malattie.

In epoca moderna Colombo scopre l’uso del tabacco e lo porta in Europa insieme alla pipa che rappresentava un elemento importante della cultura delle popolazioni indigene. La pipa veniva, infatti, usata dagli indiani del Nord America a fini cerimoniali ed era considerata un simbolo di pace presso i Sioux e denominata Calumet. E’ nel cinquecento che si diffonde in Europa l’uso del tabacco e della pipa.

Nel 1559 Jean Nicot de Villemain lancia l’uso del tabacco come multi rimedio. Si diffonde, allora, presso la nobiltà francese l’abitudine di sniffare per attenuare gli effetti del mal di testa.

L’uso della pipa si diffonde in modo particolare presso i marinai e i pescatori che utilizzavano pipe di gesso, di terracotta o di pannocchia di granoturco. Il pescatore è spesso rappresentato con la pipa in bocca come il “baciccia” (diminutivo di Giovanni Battista) genovese che è ritratto nel simbolo della squadra di calcio della Sampdoria.

Nei secoli successivi, le pipe in gesso e creta lasciano il passo a quelle in radica, il ciocco che si forma in 20 anni nella radice dell’erica arborea. I francesi sono i primi utilizzatori della radica nella fabbricazione delle pipe, che si rivela essere un materiale ideale in quando resiste al calore e consente di apprezzare l’aroma del tabacco. Saint Claude, nel dipartimento della Jura, è il centro principale di produzione.

Nasce così la pipa moderna che tra l’’800 e il ‘900 si diffonderà in tutto il mondo, grazie anche alla produzione industriale delle stesse. Le più importanti aziende produttrici nascono quindi in Gran Bretagna, Francia, Italia e Paesi Scandinavi. In questo periodo, nel mondo letterario e creativo ci sono molti famosi fumatori di pipa, Sir Arthur Conan Doyle, Sherlock Holmes, Hemingway, Mark Twain, e Tolkien oltre a scienziati come Einstein e Hubble.

Malgrado questo sviluppo industriale, è sempre rimasta viva una numericamente piccola realtà di artigiani/artisti che producono a mano pipe di altissima qualità. Queste pipe non sono solo per il piacere di fumare, ma sono anche oggetti da collezionare per un sempre maggior numero di amanti delle delizie della pipa.

 

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Radici e fiori di Energitismo: analogie con il Rinascimento

Rinascimento è una parola bellissima: significa rinascita. Le condizioni per la creazione di una rinascita includono conflitti, grandi ricchezze, cambiamenti sociali ma, soprattutto, progresso tecnologico. E siamo a questo punto! Oggi ci sono le condizioni per creare qualcosa di nuovo, diverso e fantastico.

La storia di Energitismo inizia quando un gruppo di persone ha iniziato a vedere il mondo in modo diverso eppoi a sognare un nuovo sogno. Il grande Rinascimento di 500 anni fa è stato italiano in tutto e per tutto. E’ stata la nascita dello stile italiano, dopo il medioevo. Quali sono le radici di quella “grande rinascita” e della magnifiche creazione che ha generato? Forse possiamo porre l’accento su quattro aspetti: l’amore per la classicità, la competizione, le comunicazioni e il commercio.

Alla metà del Trecento, gli studiosi cominciarono a cercare un ritorno ai classici e, nel secolo successivo, crebbe rapidamente lo studio degli antichi testi greci con la creazione di scuole in tutta Italia. La competizione tra i Veneziani e Genovesi, prima, eppoi quella nel Mediterraneo hanno fatto fiorire l’ascesa di Venezia. La grandezza della Repubblica della Serenissima nel periodo del Rinascimento era legata al commercio e alla comunicazione: i viaggi intercontinentali e la stampa hanno supportato la rivoluzione.

Infatti anche se la tecnologia era stata messa a punto in Germania intorno al 1482, per molto tempo è stata Venezia la capitale della stampa in tutto il mondo e grazie ai suoi libri contabili poteva gestire facilmente tutto il suo commercio internazionale. E' stato Luca Pacioli che nel 1494 ha pubblicato un trattato sulla matematica a Venezia, includendo un capitolo sulla tecnica veneziana della contabilità in partita doppia e rivelando il vero potere della ricchezza del commercio. A Venezia come a Firenze, Milano, Genova e anche nello Stato Pontificio.

Per le persone più potenti e più ricche del tempo, quelle al livello più alto della piramide di Maslov, il bisogno di mostrare la loro grandezza era immenso. Un bisogno di immortalità rappresentato dalle grandi creazione artistiche e architettoniche, religiose e non solo. La competizione fra questi “potenti” è avvenuta nella sponsorizzazione della scienza, della medicina, dell'arte e dell'architettura: e questo è stato il Rinascimento che non è nato dalle grandi imprese, ma dalle botteghe dei maestri, dagli artigiani. Dalle piccole e medie imprese di 500 anni fa.

Chi conosce la vera storia del Duomo di Firenze e della sorprendente Cupola del Brunelleschi? In origine il Duomo doveva essere molto più piccolo, ma poi la città di Pisa costruì il suo meraviglioso Duomo, con il Battistero e la famosa Torre pendente, che era più grande del Duomo di Firenze in costruzione. Così Firenze ha fatto uno "zoom out" e ha iniziato la costruzione di un duomo molto più grande. Una chiesa così grande che nessuno era in grado di progettare e costruire la relativa cupola. Nessuno fino a Brunelleschi, il genio che decise di accettare la sfida e creare una delle meraviglie del mondo. Brunelleschi era un architetto, un ingegnere, un pittore, un artista e contemporaneamente un matematico. Lui era un genio e per 400 anni nessuno ha capito come abbia potuto realizzare la Cupola. Ma oggi il Duomo è qui ed è uno dei grandi simboli del Rinascimento.

Che cosa c’era di inimitabile nell’Italia nel Rinascimento? L’artigianalità e la competizione fra piccoli gruppi di artigiani. Nel 1990 quasi il 60% dei lavoratori nel settore manifatturiero in Italia ha lavorato in aziende con meno di 50 dipendenti e il 26% - sono stati occupati in imprese con meno di 10 dipendenti. E' questa spina dorsale della società italiana che è stata distrutta con l'Europa di oggi, che si concentra sui soldi e sul fare soldi.  Che cosa si può fare per dare a queste imprese di artigiani il riconoscimento che meritano e le opportunità di cui hanno bisogno per sopravvivere e crescere per il bene della nostra stessa società reale? Ci sono due esigenze che sono comuni a molte di queste imprese. Hanno bisogno di immaginare nuovi prodotti arditi e di avere nuovi mercati per le loro competenze, la loro proprietà intellettuale e i loro sforzi.

Come questo si connette con Energitismo? I tempi sono maturi per un Rinascimento dell'Energia.

Il nostro mondo è stato sporcato ed inquinato da rifiuti e dall’uso di energie non rinnovabili. Abbiamo bisogno di una rinascita. La strutturazione finanziaria del “conto energia” ha portato l'energia rinnovabile alla ribalta come risposta alla distruzione ambientale, ma le risposte non state speculative e fondamentalmente “brutte”. Le torri eoliche giganti e campi di pannelli solari morti di colore blu-nero senza bellezza e stile. Nessuna di queste soluzioni può essere parte di una villa o di un palazzo, tranne quando sono strategicamente nascoste al nostro sguardo.

Energitismo ha creato una soluzione. Un collegamento fra creazione artistica e tecnologie di energia pulita in una gamma di prodotti artigianali realizzati per soddisfare le esigenze anche della villa e del palazzo più importante. Ha fatto creare e personalizzare i prodotti di energia pulita per farli entrare a far parte dei desideri della padrona di casa.

Questa soluzione riunisce artigiani e laboratori di tutto il mondo in uno “lifestyle italiano“ in grado di fornire tutte le soluzioni per l'energia pulita, l'efficienza energetica, la mobilità sostenibile e soluzioni “Eco & Art”. Attraverso la rete di Energitismo, le moderne botteghe artigiane (PMI) possono trovare nuovi mercati e creare alleanze con altri di competenze complementari per dar vita e diffondere un Rinascimento dell’Energia.

Energitismo promuove la sua rete attraverso i canali di comunicazione web, nonché con esperienze dal vivo in atelier realizzando mostre di prodotti unici della sua rete di artigiani. Energitismo è una opportunità per le aziende manifatturiere, un laboratorio per artisti e una fonte di ispirazione per il cliente più esigente.

Le analogie con il primo Rinascimento sono tangibili e la possibilità di promuovere il Rinascimento dell'Energia sono altrettanto reali. Energitismo: “il Rinascimento in Energia!”.

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