‘Non luoghi’: una considerazione sugli aeroporti e i centri commerciali

Supponiamo che vi troviate su di un aereo senza conoscere (o ricordare) dove l’aereo stia andando. Può sembrare assurdo, ma questo accade spesso ai viaggiatori regolari, ed è  in aumento nella vita urbana Quando l'aereo atterra e voi entrate nell’aeroporto dal ponte sospeso, come potete riconoscere dove siete?

E' molto difficile e, qualche volta sembra inizialmente, virtualmente impossibile. Tutte le informazioni sono in inglese o in forma pittorica, voi passate attraverso duty free di champagne, whisky e profumi, negozi di grandi marchi e angoli con le ultime apparecchiature elettriche ed elettroniche – gli arrivi sono proprio nella parte opposta delle partenze.

Da un lato la familiarità di questi luoghi è utile per i viaggiatori che devono capire rapidamente come comportarsi e cosa fare, ma d'altra parte questi luoghi non appartengono più al paese in cui si trovano.

Un sociologo francese di nome Marc Augè ha definito questi luoghi, come "Non Luoghi" per sottolineare che la loro identità sia sconnessa dalla identità locale, dalla comunità e dalla tradizione. Hanno vite proprie.

Questo è quanto è successo con la globalizzazione. Ci sono molti di questi Non Luoghi - negozi di qualità come Intimissimi, Yamaguchi, Marks and Spencer, Zara? Ovunque vi troviate nel 'grande mondo' siete solo un numero che deve essere processato da un sistema. Gli Archi Dorati (Golden Arches - MacDonalds), Caffe Nero, Starbucks e i loro equivalenti e inseguitori nel gusto e nella mediocrità della progettazione, controllano e ci condannano a sentirci a nostro agio in questa terra da nessuna parte – Non Luoghi.

Forse questo è iniziato con l'industria aerea dove tutti gli aeroplani erano uguali (sì, con la lingua Inglese)? Gli stessi ad eccezione dei colori delle uniformi delle hostess, uniformemente non-femminili per assicurarsi che l'interesse maschile sia minimizzato al livello di accettazione fraterna. Ogni compagnia aerea che ha provato ad introdurre delle varietà ha fallito e ogni hostess che è ha suscitato interesse da parte di qualche passeggero è stata sommariamente licenziata e umiliata per che cosa? Per essere umana, esprimendo vera emozione o desiderio e creando una relazione in un Non Luogo.

Siamo stati addestrati ad accettare questa mancanza di emozioni, una mediocrità asessuata, dove l'unico scopo è quello di massimizzare il tasso di scambio di denaro - per merci che sono uniformemente le stesse in tutto il mondo - e normalmente troppo costose.

Così il viaggiatore d'affari si sente a disagio quando si aggira in una piazza di una piccola cittadina toscana, ma può essere salvato se cerca una catena di hotel, dal design assolutamente uniforme, scatole di scarpe con lo stesso stile e visivamente atroci arazzi appesi al muro, e perfino la disposizione delle camere rimane invariata da città a città.

Per quelli fortunati abbastanza da viaggiare in Italia e soggiornare negli hotel 4 stelle AC, questa immagine diventa una realtà - Non Luoghi - da stanza a stanza, da città a città, puliti, confortevoli, ma tutti uguali. Forse avete viaggiato a nord di Londra e siete stati ai Marriott Hotel, da Manchester ad Aberdeen e avete notato che tutte le carte dei vini sono identiche - ma non è tutto - almeno loro possono essere giustificati dal fatto che sfortunatamente il Regno Unito non produce alcun vino ‘potabile’. Energitismo aborre i Non Luoghi.

Ci sentiamo umiliati quando la nostra formazione ci permette di accettare la zona di confort dei Non Luoghi. Noi cerchiamo antichi borghi e piazze amichevoli dove le persone reali si siedono e parlano di nulla in particolare (a meno che non siano italiani e quindi il soggetto inevitabilmente volgerà verso la politica). Bevono caffe normale, vino locale e grappa, mangiano dolci locali e non finiscono mai di ascoltare. La loro città è alimentata e costruita dalle industrie artigianali che producono anche delizie speciali, come gioielli o opere ceramiche, tutte uniche, e molte di alta qualità e di ottimo design.

Energitismo sono persone che fanno prodotti per se stessi, per le loro città e ora, per voi.

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Design e artigianalità: una coppia vincente per Made in Lava

In mostra a Torino abbiamo incontrato Made in lava che ha avviato una nuova attività sulle orme di una antica tradizione scalpellina. Luca Scarantino e Sabrina Zibellini sono una coppia nella vita e nel lavoro e la loro storia si svolge in un paese sulle rive del lago di Vico a nord di Roma.

Il territorio dell’alto Lazio è caratterizzato dalla sua natura vulcanica su vasta scala che comprende diversi laghi: quello di Bolsena è probabilmente il lago vulcanico più grande di Europa. Per questo sin dall’antichità, gli Etruschi e i Romani avevano cave di Basalto e Peperino in questa area alcune delle quali sono ancora in funzione e dalle quali si approvvigionano.

Lava è il nome di una pietra vulcanica e da questo deriva il nome della loro impresa.

Luca è uno ‘scalpellino’ e dal 2003 si è trasferito in questa area proprio per le sue cave di Peperino. Voleva diventare architetto ma durante i suoi studi in Francia, in un corso di arti applicate nel 1998, ha conosciuto l’arte della “Stereotomia” ossia la scienza della pietra da taglio. In quel momento ha capito che la lavorazione della pietra sarebbe stata parte della sua vita e la sua attrazione si rinnova ogni volta che si trova davanti ad una roccia o a un blocco di marmo.

Sabrina è originaria di questa area e dopo gli studi di architettura ha deciso di tornare a vivere qui per fare la sua professione di design.

Come è nata l’idea di Made in Lava?

Quando ho conosciuto Sabrina il mio laboratorio di scalpellino si è trasformato aggiungendo design e innovazione a quello che facevo. La tradizione è parte della nostra storia: l’utilizzo dei materiali come la pietra, il legno e il ferro nell’architettura e nel design quotidiano sarà sempre attuale fino a che l’uomo sarà cosciente della propria natura.

L’innovazione è una lettura della tradizione: la pietra può caratterizzare i nostri ambienti con un design moderno ritornando, in modo raffinato, semplice e originale, a far rivivere i materiali naturali.

Come ti relazioni nei confronti dell’ambiente?

L’ambiente in cui viviamo ci accoglie dalla nascita come una madre accoglie il proprio figlio; noi siamo una parte dell’ambiente stesso. Chi si dimentica di questa relazione può creare danni irrecuperabili anche per le generazioni future.

Noi abbiamo cercato di utilizzare le materie prime locali, di creare un minor impatto ambientale possibile nella scelta dei trattamenti per il legno e facciamo una analisi del bilancio energetico per ogni nostro manufatto.

Made in lava è composta da uno scalpellino ed un architetto. Che cosa significa vivere e lavorare insieme? 

Una follia!!! E’ per questo che ci piace.

La natura pragmatica e materica del primo si scontra con l’approccio teorico e accademico dell’altro, incontrandosi e scontrandosi continuamente, raggiungendo risultati inaspettati.
 

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Come nasce un capolavoro - Living Jewellery

Il documentario Living Jewellery racconta la storia della prima collana fotovoltaica inspirata alla “forza della vita”, un gioiello bellissimo e simbolo dell’avanguardia delle tecnologie energetiche. Ma ancor di più un sogno e una sfida lanciata da un gruppo di piccole imprese che volevano stupire il mondo ed entrare nei nuovi mercati.

La storia della collana è il simbolo di come, guardando il mondo in modo diverso, anche le piccole imprese possono essere in grado di emergere e di affermarsi a livello internazionale.

Tre anni fa abbiamo avevamo scritto il Manifesto di Energitismo incoraggiando le aziende di tornare a lavorare con artisti e artigiani per creare un nuovo Rinascimento. Siamo partiti dalla filosofia del valore del connubio di arte e tecnologia come base per creare oggetti eleganti e sostenibili. Poi il nostro spirito di ingeneri ha avuto la meglio e ci siamo adoperati per lavorare e mettere in pratica quello che avevamo declamato.

Per formare un gruppo di imprese pronte a seguire la filosofia del Manifesto, abbiamo deciso di "agire" e di presentare l'idea di creare una collezione del “meglio del meglio” delle tecnologie sostenibili. Avevamo bisogno di un simbolo, così abbiamo preso spunto dalla frase del Manifesto in cui si dice che “le tecnologie devono diventare gioielli per le nostre case" e abbiamo deciso di creare un vero e proprio gioiello solare.

Siamo andati con il Manifesto e i biglietti da visita a VIcenzoro, la Fiera dell'oro di Vicenza, sperando di trovare imprese che accettassero la sfida di creare un vero e proprio gioiello con la tecnologia svizzero-australiana delle DSC, una tecnologia ormai matura che sorprendentemente non era ancora stata industrializzata.

Molti ci hanno riso o sorriso, ma l’impresa D'Orica di Nove ha risposto in senso positivo. La storia di Daniela e Gianpietro Zonta è un emblema della storia di migliaia di altre aziende familiari italiane i cui i proprietari mettono cuore e passione in quello che fanno. Una 'atmosfera' creativa e positiva che si percepisce anche nel viso dei loro collaboratori con cui condividono i rischi e i successi: tutti sono felici di andare a lavorare e seguire i fondatori nelle sfide che tentano di raggiungere.

Daniela e Gianpietro avevano appena finito di costruire la casa dei loro sogni secondo la classificazione CasaClima, e in precedenza avevano costruito la loro fabbrica come un gioiello dell’efficienza energetica e con un impianto fotovoltaico sul tetto, ed erano pronti a mettersi di nuovo in gioco.

Tutti i loro collaboratori sono stati coinvolti e hanno contribuito a creare questo capolavoro di arte e tecnologia: l'immagine, riflessa nei sorrisi dei dipendenti, evidenzia la gioia di aver accettato la sfida e di aver partecipato alla creazione di qualcosa di unico.

Energitismo ora esporta questo ottimismo ad altre imprese e ad altri artisti. Nel nostro web-magazine raccontiamo le loro storie e quelle di altri grandi artigiani che vale la pena di far emergere, ma che sono ancora sconosciuti al di fuori della loro area. Noi siamo pronti!

Grazie a tutti coloro che sognano e grazie a coloro che hanno ancora voglia di realizzare i sogni di quelle aziende italiane che riescono a stupire il mondo.
 

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La modernità della tradizionale iconografica

L'arte è una sfida continua nell’esprimere sentimenti in modi diversi, e si evolve come i mezzi di comunicazione e le tecnologie.

Prima della fotografia, i dipinti erano estremamente realistici e per molto tempo sono stati il modo per mostrare alla gente cosa stava succedendo in altri paesi. Con l’avvento della fotografia, la necessità di rappresentare la realtà svanisce e l'artista inizia a concentrarsi sulle emozioni, i colori e i sentimenti. Impressionismo, espressionismo sono solo 'figli' di un’evoluzione tecnologica.

Alcune forme d'arte sono diverse e l'evoluzione della tecnologia è meno importante perché queste sono già ad un diverso livello di comunicazione.

Musei come Palazzo Pitti a Firenze sono pieni di dipinti del 1200 o 1300 e le persone sono attratte da loro e vengono catturate dalla loro bellezza. Questi quadri hanno molti elementi in comune con le icone e possono aiutarci ad entrare in rapporto con questa arte che è ancora così importante per milioni di persone.

Cosa è l’iconografia? L'iconografia è l'arte di riprodurre con devozione le magnifiche icone, originariamente create a Bisanzio, e che circa 10 secoli fa è diventata un’importante forma d'arte in Russia. A prima vista, le icone sono già un'arte astratta. Esse descrivono angeli e Dio e gli altri soggetti religiosi che poche persone possono capire profondamente. Tuttavia, le icone dipinte comunicano molte diverse emozioni a coloro che sono religiosi o a coloro che conoscono i simboli che esse rappresentano.

Ma per capire veramente queste raffinate icone è necessario visitare le sorelle Tondello nel loro ambiente. Il valore di una icona è molto più alto quando gli autentici significati della struttura, forme, cura del dettaglio e colori sono integrati tra di loro.

Le sorelle Tondello hanno ampliato le loro creazioni dai tradizionali disegni della chiesa ortodossa a quelli della Chiesa cattolica, comprendendo santi non comunemente venerati nella chiesa ortodossa. Mentre i vostri occhi vagano nel loro studio e galleria, uno o più particolari disegni vi colpiranno in particolar modo.

Siamo stati fortunati perché la maestra Anna Maria Tondello ci ha svelato il significato profondo dell’iconografia e le ore che abbiamo trascorso con lei nel suo studio, osservando le icone, ci hanno permesso di godere direttamente della sua pace, della sua passione e armonia. Le sorelle Tondello sono unite da uno stretto legame anche professionale.

Mariangela crea la base lavorando il legno, creando la superficie e i rivestimenti in oro che insieme alla brillante agata vengono utilizzati per dare splendore al tutto. In seguito, Anna Maria dipinge le figure e la scena trasmettendo una profonda pace interiore.

Ogni opera per essere completata ha bisogno di diversi mesi, ogni procedura necessita di un proprio tempo specifico da rispettare al fine di garantire la più alta qualità. Il laboratorio è pieno di opere in ogni fase della creazione, dai piani preparatori in legno alle opere pronte per lo smalto finale.

Per chi desidera una riproduzione unica per un evento speciale, tenga conto di programmare la sua visita ad Anna Maria Tondello diversi mesi prima dell'evento.

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Architetti ignoti e dimenticati: il sorriso di Giovanni Michelucci

Giovanni Michelucci: Architetto della Felicità

Nel mio primo incontro nel 1986, alla mia domanda su cosa doveva fare l’architetto, mi rispose quello che tutti vorremo sentire: “L’architetto deve lavorare per la felicità degli uomini. Io la chiesa ve la fo’, ma prima devo stare con voi, vedere le vostre case, capire la vostra terra”. Così disse Giovanni Michelucci, architetto di Fiesole al comitato che lo voleva incaricare del progetto della chiesa del nuovo quartiere di Arzignano in provincia di Vicenza. Questa affermazione, rimasta famosa, racchiude tutta la sostanza di questo grande uomo.

Giovanni Michelucci è stato un architetto che ha attraversato la nostra storia per quasi un secolo; non voleva fare l’architetto, ma nelle sue chiese è stato il più grande interprete di uno spirito religioso contemporaneo.

La chiesa più nota è certamente quella sull’Autostrada del Sole tra Firenze e Roma che è vista da migliaia di viaggiatori ogni anno. Da qui l’idea dei nomadi del deserto, così il popolo di Dio in perenne cammino porta al disegno di “alcuni pali con una tenda sopra”. Un rifugio temporaneo

Uomo in ritardo con i tempi o in anticipo sui tempi? Uomo di sofferenza, è stato pervaso dalla tensione della ricerca quotidiana di una fede che non è mai stata certezza o accettazione sofferta del mistero.

E il suo disegnare evidenzia questa “nervosità”. Le realizzazioni sono “Messi di disegni filamentosi che lasciano scorgere sempre, una dentro l’altra, più soluzioni possibili dello stesso problema”. Il progetto non nasce a tavolino, ma poco a poco dall’osservazione delle cose e dei luoghi, dallo stare in mezzo alla gente, dalle abitudini e storie carpite, dal comprendere le reali necessità degli uomini. La sua è un’architettura immaginata e creata intorno alle persone, non all’individuo, ma alla collettività.

Un disegnare del “non disegno” se per questo si intende immediata precisione e dettaglio. In questa sua ricerca in anticipo sui tempi, spesso Michelucci non è stato compreso subito come nella chiesa di Longarone, un comune distrutto dall’alluvione della diga del Vajont nel nord Italia negli anni ‘60. I cittadini si aspettavano una ricostruzione fedele e non una nuova identità con la tragedia che li aveva colpiti.

Invece Michelucci ha interiorizzato il dolore, ha realizzato un anfiteatro ellittico, una nuova forma per aiutare a ricostruire un senso di comunità. La tragedia immensa di questo paese distrutto ma contemporaneamente la natura meravigliosa gli fece venire l’idea di una chiesa che potesse rappresentare vita e morte.

“Allora in me cominciò a nascere un’idea che portasse all’esaltazione della vita: il Teatro! Ho pensato ad una chiesa fatta come un teatro”.

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Ascione corallo. Un Mare di Eleganza.

Abbiamo visitato un museo molto speciale, con ingresso su invito, un museo di gioielli e manufatti di corallo creati a partire dal 1805, e ufficialmente dal 1855 anno in cui la ditta Ascione è stata fondata a Torre del Greco.

Ed è ancora lì, una delle aziende italiane sopravvissute alle dure prove delle guerre militari ed economiche e che continuano a creare bellezza. I gioielli Ascione sono splendidi oggi come lo erano 160 anni fa, con coralli provenienti da acque profonde.

Ci sediamo su sgabelli di cuoio quadrati vicino ad un tavolo di vetro al secondo livello della Galleria Umberto di Napoli. Direttamente di fronte a noi, dall'altra parte della strada, si legge 'TEATRO REALE' e poi sotto la scritta ‘S. CARLO' uno dei grandi teatri d'opera del mondo: dai tempi dei re Borboni, 1737, il San Carlo è rimasto tale e quale.

Originariamente, nel 1400, il corallo proveniva dalle acque vicino la Sardegna, la Sicilia e il Nord Africa, ed era raccolto da pescatori di Torre del Greco, lungo la strada che da Napoli porta a Sorrento. Nel periodo rinascimentale veniva spedito da Torre del Greco a Marsiglia, Livorno e Genova, dove le gioiellerie lo lavoravano. Nel 1805, un imprenditore francese importò a Napoli questa arte ottenendo un decreto reale per poter produrre in maniera esclusiva i gioielli di corallo a Torre del Greco.

Col passare degli anni, gli artigiani e le donne italiane hanno sviluppato le proprie competenze, studiando anche la capacità produttiva e l’abilità scultorea delle oreficerie di Roma e Firenze. La fabbrica più antica della città è quella della famiglia Ascione e non solo per la mole di produzione e la straordinaria bellezza del loro corallo, ma anche per la storia della loro arte e artigianato.

Il corallo rappresenta l'ideale che solo Dio può creare la perfezione. Piccoli punti e cambiamenti di colore denotano l'autenticità. A diverse profondità il corallo e le sue 'corna' mantengono i loro colori, rossi, rosa e bianchi, nonostante il trascorrere degli anni. Nel Museo si possono vedere pezzi risalenti quasi a 200 anni fa dai colori ancora raggianti. La garanzia è data da questi maestri del corallo che producono ornamenti che possono essere venduti per secoli.

Il Museo mostra un dipinto della sorella di Napoleone, ornata di gioielli e meravigliose sculture di corallo. In una vetrina si vede l'abito da sposa e i gioielli in corallo della nonna della famiglia Ascione, il cui il pizzo è splendente come il corallo. Il colore vivente del corallo fa rivivere gli anni passati e si intrappola in un desiderio di condividere un pezzo di storia vivente, un tocco di classe che dura per sempre.

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Pesaro: da archiviare o da rigenerare?

Pesaro è internazionalmente nota per due uomini.

Uno era un magnifico compositore di brillanti e ritmiche opere liriche e ogni anno è celebrato durante il mese di agosto, Gioachino Rossini, il primo compositore jazz nella sua Messa di Gloria.

L'altro è stato celebrato molto più recentemente in un’altra disciplina, dove ancora i suoni e i ritmi sono caratteristiche essenziali, la moto, e lui è Valentino Rossi (gli manca solo la 'ni' finale per del grande compositore). 

La spiaggia in estate è ancora un ‘battaglione’ di un esercito di ombrelli, tutti divertenti nei colori del loro ‘capitano’, fila dopo fila dal marciapiede al mare. Gli alberghi sono ancora pieni con un misto di russo, tedesco e inglese, oltre ad una manciata di dialetti italiani. I ristoranti servono un vasto buffet di sapori e il suono delle feste vagabonda nella notte.

Ma se vi trovate presso la Rocca Costanza, in qualsiasi momento dell'anno, a parte la piena estate, e passeggiate lungo Viale Giuseppe Verdi verso spiaggia arrivando a Viale Trieste, vi guardate a sinistra e a destra e difficilmente un persona bloccherà la vostra vista. Per gli italiani che sono arrivati qui 30 anni fa da bambini per le vacanze estive o da giovani in cerca del tempio della discoteca, voi siete tornati in una 'città fantasma'.

Girate a destra verso sud, passeggiate sulla riva degli hotel, chiusi dopo la stagione o serrati permanentemente. Di tanto in tanto si trova un bar o un hotel che combatte per portare un respiro di vita nella strada, ma perché? I turisti hanno disertato Pesaro come hanno disertato Atlantic City negli anni '70, prima che i casinò la facessero risorgere.

Finalmente si arriva alla fine della strada di questa passeggiata che attraversa la ‘strada della memoria'. E lì sulla vostra sinistra troverete un Taj bianco, un hotel con una torre scolpita di fronte, vicino all'ingresso, e un nome: 'Alexander '. Che cosa rappresenta questo nome inglese? Guardate dietro la torre e vedrete una schiera di soldati rossi.

L'hotel Alexander attira l'attenzione. Guardate nel foyer bianco e passate l’area aperta della zona lounge e della zona pranzo, e i vostri occhi saranno catturati, non da una, ma da dozzine di opere d'arte tutte da artisti differenti.

Camminate intorno a questa zona per trovare un armadio pieno di libri e piccole opere d'arte e fotografie, tutte di Nani, Alessandro (Alexander) Marcucci Pinoli di Valfesina, il Conte Nani. Chi è quest'uomo? Che cos'è questo hotel?

Se siete abbastanza fortunati di arrivare al mattino, forse potrete incontrare un uomo elegante seduto davanti ad una tazza di tè, immerso nella lettura. Chiedete alla reception di essere presentati al creatore di questo meraviglioso museo che è anche un hotel.

Un po’ di tempo con il Conte e sarete elettrizzati della intensità dei suoi occhi e dallo spensierato senso dell’umorismo, così come dalla sua devozione per l'arte e l'ambiente. Cercate di rimanere un po’, una o più notti, scegliete una camera – ogni camera è una diversa opera d'arte creata come pezzo unico da un artista scelto da Nani.

Arrivate il pomeriggio, magari potere stare seduti vicino alle finestre che si affacciano sul mare e sognare fino all’ora di cena, una delizia di eccellenza culinaria. Un bicchiere o due di vino e poi guardate le stelle sul mare prima di scivolare a dormire chiedendovi se questo è realtà o solo un sogno.

Grazie a Nani, il Conte Alessandro Marcucci di Valfesina, avete trascorso una giornata viva all’interno della rinascita di Pesaro - La Rinascita dell'arte e della buona arte. Rossini ne sarebbe stato orgoglioso.

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L’eleganza del rosso, anche negli impianti di sicurezza

Il rosso è il colore più sorprendente e nelle diverse latitudini e longitudine del pianeta è associato a tutto e al contrario di tutto, alla gioia come al pericolo, all’eccitazione come alla compassione.

Se guidiamo il rosso si segnala il pericolo proprio come in un ospedale ci segnala una urgenza, ma nei campi di battaglia la croce o la luna rossa significa che finalmente qualcuno avrà compassione dei malati e dei feriti.

Se fossimo all’università significherebbe che abbiamo finito il percorso di studi e ci apprestiamo ad entrare nel turbinio della vera vita, ma se fossimo in Cina sottolineerebbe che stiamo vivendo la gioia del matrimonio. Ad un buddista il rosso ricorda la compassione e tutti i templi sono drappeggiati di teli rossi. La chiesa cattolica lo usa per mostrare tutta la sua magnificenza: resurrezione, pentecoste, domenica delle palme e, infine, tutto il clero più importante e i cardinali (chiamati amichevolmente “porporati”).

Ma se chiedessimo ad un giovane, forse l’accostamento più immediato sarebbe quello con la Ferrari, “La Signora in Rosso” o con il quartiere a luci rosse di Amsterdam. Eccitazione pura: velocità e splendide donne ammiccanti in vetrina. In entrambi i casi eleganza ed eccitazione condensati in poche curve sinuose.

Con queste premesse era abbastanza scontato che i vigili del fuoco e i normatori legislativi scegliessero il rosso per la segnaletica di tutti gli elementi di un impianto antincendio. Nessuno potrebbe pensare ad un cardinale o ad una donna ammiccante ma tutti capirebbero il pericolo e  agirebbero di conseguenza. Un martello per rompere un finestrino su un treno come su un aereo e un estintore sono tutti caratterizzati dal colore rosso. La sicurezza è affidata al rosso.

Ma se il rosso è stato il colore prescelto, nessuno ha imposto ai fabbricanti di realizzare estintori brutti. La storia però ci dice che aver affidato il rosso a ingegneri della sicurezza ha stravolto il suo originario senso e ci ha consegnato alcuni tra gli oggetti più brutti che abbiamo nelle nostre case. Gli architetti devono sforzarsi di nascondere tutti gli estintori e gli altri strumenti imposti dalle normative antincendio.

Eppure, proprio come la Ferrari ha fatto del design del rosso il suo punto di forza, un imprenditore dell’area di Venezia ha trasformato un punto di debolezza in un punto di forza. Lucio Marin è una persona speciale, uno che non si ferma davanti al sentire comune e va controcorrente. Anche lui non riusciva a digerire la bruttezza ma invece di subirla la ha affrontata e ha creato alcune delle soluzioni più innovative e eleganti nel settore più noiosamente ingegneristico dell’antincendio.

E’ partito dal design di un nuovo estintore, che ora ognuno sarebbe orgoglioso di esporre, ed è arrivato a collaborare con la scuola del vetro di Murano per realizzare una segnaletica della sicurezza elegante degna delle ville più prestigiose e degli alberghi più raffinati.

L’unica vera certezza è che nessuno di noi vorrebbe un conto in rosso in banca. Non è né elegante né sostenibile!

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