Amlin Challenge Cup 20132014 Stadio Recreation Ground di Bath 14122013 Bath Rugby Vs Rugby Mogliano Photo Alfio Guarise
Una lezione di vita nel rugby: Mogliano Veneto vs Bath Rugby

Il mio lavoro mi permette di conoscere persone e storie speciali e il racconto che ho sentito sulla trasferta della squadra del Rugby Mogliano Veneto a Bath ha qualcosa di magico. Anche nel modo in cui mi è stato narrato da Lucio Marin, imprenditore e uno degli sponsor della squadra di rugby del suo paese.

Nel 2013 il Mogliano Veneto vince il campionato italiano di rugby e accede di diritto alle competizioni europee. Un gruppo di giocatori dell’hinterland di Venezia, quindi, si trova a gareggiare contro il London Wasp, il Bordeaux e altre blasonate squadre di paesi con importanti tradizioni rugbistiche alle spalle.

Ma niente li ha emozionati di più che la famosa partita giocata il 14 dicembre 2013 a Bath on Avon, una fiorente cittadina inglese che deve il suo nome alle terme romane (costruite nel 43 dc) e al fiume Avon.

La differenza fra le due squadre si può avvertire anche dai numeri: il Rugby Mogliano Veneto è un club fondato nel 1969 mentre il Bath Rugby è uno dei più antichi club inglesi ed è stato fondato nel 1865.

Lo stadio del Bath, il Recreation Ground (o The Rec),ospita 12.000 persone e si trova vicino al fiume, proprio in un parco nel centro del paese. Una parte dello stadio è composta da tribune smontabili che in estate vengono organizzate in modo che il parco possa ospitare le partite di cricket, altro tradizionale sport inglese. Per questo motivo, lo stadio non è strutturato come vorrebbero i canoni del merchandising e della profittabilità economica, e non vi è una vera e propria area VIP.

Sotto Natale i biglietti aerei sono molto costosi per cui la delegazione del Rugby Mogliano Veneto a sostegno della squadra era composta solo da 12 persone fra sponsor, manager e tifosi. I risultati del match erano chiari sin dall’inizio, e questo non faceva che aumentare l’emozione dei giocatori che sentivano forte l’onore di giocare con club blasonati e in “luoghi sacri” del rugby (ricordiamo che questo sport prende il nome proprio da una cittadina inglese).

Il 14 dicembre, la delegazione si presenta allo stadio per assistere all’incontro e viene mandata da un cancello all’altro finché un usciere non gli indica il vicino castello: erano stati onorati di assistere alla partita dalla finestra di una stanza del castello a disposizione del presidente della squadra del Bath Rugby per le delegazioni ufficiali.

La piccola delegazione viene ricevuta dal presidente che li onora di un discorso in italiano, letto con classe e accento inglese da una persona che non aveva molta dimestichezza con la nostra lingua, ma che rispettava i suoi ospiti e li trattava con tutti gli onori. Il presidente parla del rugby, del valore profondo dello sport e delle competizioni sportive per i ragazzi e per la comunità, e racconta di come il finanziamento alla squadra sia sentito come un dovere da tutti gli imprenditori locali.

Lo stadio era gremito, anche se questa non era certo una partita difficile per il Bath Rugby. La partita termina con il risultato scontato di 68 a 0, ma i giocatori inglesi danno l’onore di combattere fino alla fine e di non pavoneggiarsi sul campo.

Al risultato di 45 a 0, l’unico tifoso del Mogliano presente sugli spalti, si toglie il cappellino della squadra e se lo nasconde sotto il giubbotto. Il suo vicino inglese vede il gesto e si toglie il suo cappellino per darlo al tifoso del Mogliano. Poi gli sfila da sotto la giacca il cappellino della squadra veneta e lo indossa con naturalezza e orgoglio.

Forse il Mogliano non parteciperà a molte altre gare internazionali, ma la lezione di vita imparata in questo anno dai giocatori, dai manager e dai tifosi resterà in loro per sempre.

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Solo un giorno all'anno: il Mercatino di Natale a Frascati

Frascati è come molte altre città italiane sotto Natale. Salendo la collina dalla piana di Roma, si arriva inevitabilmente nella piazza principale, non quella con la cattedrale, ma il punto in cui tutto ritorna, il centro con la fermata degli autobus.

Ci sono passaggi pedonali ogni 20 metri e tra questi un flusso permanente di traffico pedonale, da quello più giovane degli adolescenti a quello dei geriatri locali. Il rumore nella piazza fa aumentare nel visitatore uno stato di attesa angosciante.

Il solo scopo della vita è di trovare un parcheggio. Nella vita italiana, tutti gli astuti saggi hanno un pass per il parcheggio, una carta d'invalidità, ottenuto per un periodo di due anni supportati dai consigli del medico di famiglia che una gamba rotta del 1992 può ripresentarsi in un qualsiasi momento.

Essendo Natale, la strada principale è piena, non come negli anni precedenti, di commercianti, artigiani e truffatori, che vendono le creazioni locali di cibo e moda, oltre a un paio di rivenditori di paccottiglia cinese e, con nostro grande disappunto, un chiosco di tiro al bersaglio da luna park di serie B. Alcuni sono qui per la prima volta e altri sono regolari frequentatori di spettacoli e mercatini locali. Alcuni vengono da lontano, Marche e Umbria, per vendere le loro scarpe fatte a mano e i salumi.

Ciò che troviamo chiacchierando, dall'infermiera che produce ceramica a prova di fiamma nel suo laboratorio a casa, dal marito che realizza modelli di scene di vita contadina (per il presepe) fino al creatore di scarpe delle Marche, è che hanno una cosa in comune.

“Ogni anno, le piogge arrivano, i mari si alzano e si abbassano, il sole può brillare troppo luminoso, e le brezze raffrescano la terra, e ogni anno tutti lavorano da gennaio a dicembre, creando diligentemente i loro prodotti per quella vendita dell'anno, il mercato di Natale di Frascati.”

In ogni fiera, in ogni regione d'Italia, e in tutta Europa, troviamo questi artigiani locali, il cui stile di vita è guidato dalla creazione delle loro opere d'arte e di artigianato, e dalle poche centinaia di euro che queste fatiche dell'amore procurano per dare un piccolo beneficio alle loro famiglie e alcuni benefici ai loro figli.

Si tratta di un lavoro d'amore, ognuno racconta con orgoglio del suo lavoro e cerca l'approvazione dal compratore. Nasce lentamente nel girovago compratore, che non sta comprando un prodotto ma sta entrando in una storia di vita, con una sola differenza dai mercati del Medio Oriente e di Istanbul, è che queste persone vi stanno lasciando entrare nella vera famiglia e vita della comunità che vivono giorno per giorno nelle aree intorno a Frascati.

Non sono venditori e neanche promotori, il web e l’e-commerce sono lontani dalle loro realtà. Sono felici di essere piccoli, non sono una minaccia per le grandi imprese, ma soprattutto di essere rispettati per il loro tentativo di creare qualcosa di speciale.

Questa è la loro immortalità.

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Monete di carta o monete di energia?

Siete pronti per la rivoluzione energetica? Usare l’energia come moneta!

Era il 1940 quando per primo King Hubbert (il teorico del Picco del Petrolio) in un suo scritto semi-sconosciuto “Ore uomo e distribuzione. Reddito in unità di energia”, avvia la provocazione sul cambio di paradigma monetario. Nel 1968 è la volta di Bukminster Fuller nel suo opuscolo “Operating Manual for Spaceship Earth”. Ma il vero primo dibattito pubblico avviene nel famoso Earth Summit di Rio de Janeiro nel 1992.

L'idea alla base è il fatto che l'energia è un'entità fisica immutabile sempre in qualche modo presente nei processi di trasformazione e produzione. E’ un fattore che determina il prezzo finale dei prodotti. Il Kwh è una grandezza misurabile che non è soggetto a inflazione, vista la fame di energia nel mondo.

Ed allora: è una proposta così folle l’emissione di bond o obbligazioni di scopo per la transizione energetica (conversione ecologica), sottoscrivibili solo da singoli cittadini?

Non da banche o cordate di imprese!

I Bond Energetici dovrebbero essere impiegati per la costruzione di una filiera energetica rinnovabile locale e pubblica (public company/sul modello di European Common Goods). Gli interessi e il capitale versato sarebbero restituiti sotto forma di crediti energetici, una forma alternativa di valuta nazionale a libera circolazione garantita dalla produzione di energia rinnovabile.

Le energie rinnovabili presentano un EROEI costante o crescente, a differenza per esempio dei combustibili fossili che in questa epoca presentano un EROEI decrescente. In pratica come si fa? Lo Stato (o una cooperativa di cittadini italiani http://www.gestcooper.it/pdf/riforma%20societ%C3%A0/il%20prestito%20obbligazionario%20nelle%20cooperative.PDF) raccoglie fondi di privati cittadini (non di aziende o di stranieri per evitare cordate) emettendo delle obbligazioni che verranno ripagate in Kwh.

Si investe in Euro, si ricevono crediti energetici circolabili in Kwh.

“Moneta” in qualche modo sovrana (ma con un valore valido in tutto il mondo), garantita da un asset fisico, da strutture produttive, senza debito, "pagabile a vista al portatore" e parallela come circolazione all'euro.

Valuta esente da inflazione, di valore reale e stabile pari al lavoro termodinamico!!

Utile come investimento per i nostri risparmi!

Anche il comune cittadino ormai sa che un kwh come valore è più stabile e in crescita delle attuali monete in carta straccia. Un kilowattora può essere usato per pagare il riscaldamento, la bolletta elettrica, il pieno dell’automobile, i trasporti e, se reso a circolazione libera e legale, può essere utilizzato anche per comprare il pane o un chilo di pomodori!

Ogni manufatto o bene creato dall’uomo ha un suo contenuto energetico intrinseco.

Un’operazione del genere non solo permetterebbe ai cittadini di investire i propri risparmi in maniera garantita (non si investe in carta straccia, ma in attività reali e produttive), non creerebbe debito per lo Stato da ripagare con nuovo debito o con la stampa di moneta dal nulla, anzi sarebbe un volano incredibile per il settore più strategico del futuro!

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Città Sexy e deregolamentazione urbana: come possono convivere?

Le nostre città sono le stesse di 20 anni fa? Che cosa è capitato ai nostri spazi comuni?

Generalizzando, possiamo dire che oggi le città possono essere distinti in quattro aree:

centro storico e di rappresentanza (in Europa) o centro di Affari & Commercio (in USA e Asia). E’ il centro di dove i moderni grattacieli, o le vecchie torri (come a San Gimignano), sottolineano la forza sessuale maschile.

area moderna residenziali “posh”, con quartieri abitati dalla classe media e con centri commerciali. Queste sono le aree che rappresentano il confine tra la ricchezza o la povertà come stile di vita. Solo quando una società è ricca, queste aree sono pulite e ordinate. Alcune volte perdono l’identità regionale e diventano No Place.

periferie fatiscenti spesso più simili a baraccopoli o a un deserto che a una città incantevole e ospitale. Giusto ricordare che anche alcune città occidentali hanno recentemente sperimentato il coprifuoco. E’ accaduto diversi anni fa a Parigi, nella banlieue, e ora è arrivato un po’ ovunque (Manchester, Rio de Janeiro, Londra).

E qual è la quarta parte?

Il divario sociale tra ricchi e poveri sta creando un effetto America Latina anche in Europa. Partendo dall’Est Europa, i quartieri dei nuovi ricchi sono appartati, protetti da sistemi di sicurezza e da guardie armate. Una città nella città, con i suoi servizi, giardini e infrastrutture private. Una città che è invisibile, ma ha un cuore che batte come l’altra. Una città chiusa femminilmente sexy.

Ciò che una volta era chiamato il mondo occidentale, nel corso degli ultimi 70 ha sperimentato anni diverse forme di intervento nell'ambiente naturale e nel paesaggio urbano. I risultati sono stati impressionanti in alcuni casi, e dubbi in molti altri, soprattutto se si tiene conto di indicatori di qualità che vanno oltre il valore economico delle aree edificate o il livello tecnologico raggiunto dalla realizzazione di gruppi di maestosi grattacieli. Per questo, in alcune aree occorre intervenire di nuovo.

E quando si discute di Green City, occorre sapere che in genere ci si riferisce solo a una parte e non al tutto. A parte la questione se Green sia effettivamente la parola giusta, come possiamo trasformare una intera città in una Digital Green City?

La qualità della vita, il livello di interazione sociale, il consumo energetico, sono stati per decenni considerati di interesse minore nello sviluppo urbano che aveva necessità più basilari come l'acqua, le fognature, il trasporto, la fornitura di energia, lo spazio di vita e i servizi di base. E tutte le reti erano separate fra loro.

L’Energia Digitale (cioè la piena integrazione della mobilità elettrica, della casa digitale e delle reti di informazione urbane) sta per cambiare i paradigmi di pianificazione urbana offrendo, sia ai paesi occidentali che a quelli emergenti, la possibilità di evitare, in via preventiva o modificando il presente, la maledizione della frammentazione e dello svilimento urbano.

Non si può intervenire su una sola parte ma sul tutto!

Ma le 4 zone di una città rappresentano 4 diversi obiettivi che devono essere considerati in modo diverso. I quartieri di rappresentanza e di lusso sono pronti per la trasformazione Green Digital se questa trasformazione aggiunge un valore subliminale sexy. Se le tecnologie rinnovabili fossero esempi di arte, queste sarebbero uniche e perfette allo scopo.

Arte e cultura sono strumenti di potere “soft” che hanno contemporaneamente un ottimo rapporto costo/efficacia e una immagine pubblica flessibile capace di adattarsi al contesto.
Tanto per fare alcuni esempi interessanti:

Barcellona è stata tra le prime città al mondo a trasformarsi in profondità, mescolando abilmente e con coraggio il restauro di vecchi edifici e la costruzione del nuovo. È stata anche la prima città ad adottare regolamenti edilizi che hanno obbligato l'utilizzo di pannelli solari;

Lisbona ha perso la sua decadenza e il suo look decadente ex-imperiale con l'adozione di una pianificazione urbanistica all'avanguardia che ha cambiato l'evoluzione delle gerarchie metropolitane: periferie e centro. Dal concetto dei tradizionali centri urbani al riconoscimento e all'uso di costellazioni di centri, caratterizzati da accessi multimodali, e aree libere di grandi dimensioni che possono evolvere grazie alla connettività offerta dall’inserimento in una rete metropolitana internazionale;

In Arabia Saudita gli ecologisti locali stanno iniziando a mettere in discussione i lussuosi edifici in costruzione a La Mecca in relazione all'attenzione al fragile ambiente desertico e al rispetto del valore di un pellegrinaggio che richiede uguaglianza e sobrietà da tutti i credenti partecipanti

La città brasiliana di Curitiba, nella sua pianificazione urbana ha diligentemente applicato tutti i concetti di sostenibilità, di lusso, di anticonformismo e di eccellenza. I progressi devono ancora essere fatti in termini di mobilità digitale, ma Curitiba è molto diversa dal solito concetto di stratificazione sociale e spaziale osservabile nella maggior parte delle città di tutto il mondo.

Sappiamo tutti che la popolazione mondiale aumenterà nei prossimi due decenni e così la popolazione urbana in misura ancora maggiore: lo sforzo è, soprattutto nei vibranti paesi emergenti, per evitare una urbanizzazione caotica e i suoi relativi enormi costi.

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Da Great North West a Fathom Stone

A destra in piazza Mountain in Whistler, la famosa località a nord di Vancouver, sulla destra accanto a un totem vi sono delle scale che conducono alla zona delle gallerie d’arte.

A sinistra è possibile trovare una finestra con statue e sculture in pietra di Inuksuk. 

Passata la soglia vi imbatterete in una scultura di orsi che sembrano uscire da un grande blocco di marmo. A destra della porta vi sono quattro sculture: una meravigliosa scultura Moebius arancione ricavata da una pietra africana, un brillante orso nero di clorito, una balena di marmo bianco di Tokeen Bay in Alaska e un orso di marmo che cattura un salmone scolpito da una squadra di sette scalpellini locali.

Fate una passeggiata nello showroom e incontrerete un giovane uomo il cui accento sicuramente proviene dal Nord-Ovest. Il suo nome è Jon Fathom e questo è il suo showroom: queste opere provengono dal suo team di scultori di pietra.

Jon è una persona ironica e calma ed ha l’arte di vedere le opere che ha in cura, fatte dal suo team o da altri artisti del Nord Ovest.

Jon nasce in una casa di legno a Juneau in Alaska. I suoi genitori vivevano li e ha trascorso la sua infanzia raccogliendo pesci e granchi, guardando le balene, nutrendo le aquile e osservando i ghiacciai. Così gli chiediamo come sia arrivato alla pietra.

Ci racconta che è scappato da Juneau come un giovane selvaggio stanco di odorare di pesce e, come i suoi amici, era cresciuto su una tavola da snowboard. Così a 21 anni si ritrovò a Mammoth Lakes, in California, alla ricerca di fortuna su una tavola da surf fino a che non trovò la rivelazione in una preghiera.

La risposta gli è arrivata attraverso un’improvvisa visione: l’arte di scolpire. Alla fine della stagione, a Seattle, incontrò per caso un intagliatore di pietra e diventò suo apprendista. E’ stato un allievo veloce e volenteroso, e ben presto ha aperto una sua bottega avendo una buona sensibilità per scegliere le pietre con le loro mutevoli sfumature e particolarità.

Oggi, 10 anni dopo aver vissuto di nuovo a Juneau, tappa delle crociere in Alaska fra Ketchikan e Seattle, lo abbiamo trovato come un veterano di 4 anni in Whistler, ma senza più il tempo di divertirsi sul suo snowboard. Jon ha un talento speciale come insegnante.

I sette scultori della sua squadra hanno imparato tutti l'arte della scultura da lui, dall’uso degli utensili elettrici fino ai panni per la lucidatura. Accanto allo showroom si trova uno studio dove organizza corsi di scultura su pietra per tutte le età, corsi in cui si realizzano orsi e Inuksuk. Tutti sono invitati a godere delle emozioni che dà la pietra.

Cercatelo, ammirate le belle sculture in pietra e molti Inuksuk ispirati dagli Inuit, provate a scolpire la pietra con le vostre mani e chiedere Jon dei sui suoi orsi polari. La sua passione è di scolpire enormi orsi polari, talvolta più grandi di quelli viventi, ma questa è un'altra storia.

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Diventare un Fashion Designer

Tiziana Paci è l'autrice di un metodo per la progettazione di moda "la Figura nella Moda"e"la Figura maschile nella Moda", tradotto in 8 lingue e venduto in milioni di copie (a cura di IKON per l'Italia e PEPIN per le altre lingue). 

Come è nata l'idea di un libro di tale successo si pone?

L'idea è nata molti anni fa, quando insegnavo design di moda e non riuscivo a trovare un manuale adeguato. Erano tutti troppo pieni di notizie e nozioni in mille diversi campi diversi. Sicuramente interessanti, ma non concentrati in una spiegazione chiara su comevestirsi e su come si potrebbe disegnare una figura di moda.

Ho chiamato una dei miei ex studenti, una stilista di talento, Elisabetta Drudi-Kuki, e insieme abbiamo preparato dei disegni. La prima pubblicazione è stata un libro sulla"figura femminile" e risale a circa 20 anni fa. Dall'idea iniziale di un breve manuale di 30 pagine alla fine abbiamo scritto un libro di 350 pagine. Dopo pochi anni, è stato seguito da uno sulla"figura maschile" e nel tempo, sono stati entrambi aggiornati nel contenuto.

Possiamo dire che hai inventato un metodo? 

I testie la graficasono il risultato della mia esperienza sul campo, come insegnante e designer. Penso che l’​​idea innovativa e 'vincente' sia stata quella di aver creato un libro con poco testo ma pieno di bei disegni sul metodo da seguire. Ho poi incluso disegni esplicativi su ogni passo dell’insegnamento. Un libro con molta comunicazione "visiva" sul modello Internet, anche se 20 anni prima internet! Abbiamo anticipato i moderni metodi di insegnamento.

Chi sono i tuoi lettori?

I due libri hanno ancora una grande attrazione da un pubblico eterogeneo di progettisti, studenti e anche gli amanti di libri di design non necessari a mente coinvolti nel settore della moda. I manuali sono utilizzati anche da piccole imprese e creativi che trovano applicazioni facili da personalizzare con le loro abilità artigianali, tipi che delle nostre piccole imprese.

Il  successo all'estero è stato una sorpresa? 

I libri, inparticolare quella sulle donne, sono stati “saccheggiati” da decine di pubblicazioni di autori che hanno seguito il mio metodo 'parola per parola'.
Alcuni hanno copiato forse un po' troppo, e ogni giorno trovo miei disegni in una varietà di siti tra cui in Russia, Cina e India.
Ma lo considero un credito ad un'idea  nata dalla necessità di dare un manuale agli alunni delle scuole di moda di ogni ordine e grado. La mia più grande sorpresa è stata quando il testo è stato adottato anche da università internazionali. Posso solo  ringraziare tutti i miei lettori per il successo.

Sei anche un’insegnante. Che consigli  daresti a chi vuole intraprendere una carriera nella moda?

Amo insegnare e per confrontare le personee mentalità che sono diverse dalle mie. Ho sempre imparare da  loro e così posso migliorare i miei metodi. Il mio piccolo consiglio a chi si avvicina  al mondo della moda è ora di allargare i propri orizzonti, di non avere paura di andare all'estero e di affrontare subito tutto il mondo.

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Promuovere la Cultura e Arte di Caltagirone al mondo

Caltagirone si trova vicino al centro geografico della Sicilia ed è nota per la sua tradizionale cultura della ceramica e per la scala di 142 gradini ciascuno dei quali rivestito con piastrelle in ceramica diverse.

Eppure, per la maggior parte rimane una importante meta dai turisti dei maggiori centri di Catania/Etna, Siracusa e dai troppo lontani Palermo e Messina. In lontananza non sembra un posto ovvio per promuovere la cultura e l'arte nel mondo.

Allora cos'è che attira turisti dal mare siciliano di Taormina o Ragusa, dai tour dei puzzle di Montalbano, dal Gattopardo di Donnafugata e dalle scarpinate sulla cima Etna a guardare le fiamme dell'inferno? Per noi, è stato l’aver incontrato alcuni veri siciliani che danno vita e stanno ricostruendo nuove imprese seguendo la tradizione delle ceramiche di Caltagirone e, in particolare, la ricerca di un “Bummulu” o due.

“Bummulu”? E' la caraffa Siciliana, ma non è una qualsiasi brocca.

E’ il paradosso di una brocca in cui si versa il vino dal basso per poi girare a testa in giù la caraffa e versare il vino fuori dal beccuccio all'altra estremità. Mi ricorda le istruzione irlandesi per l'apertura di una scatola di fagioli.

Nel nostro viaggio, siamo entrati per prima nel laboratorio delle Ceramiche Conci, nascosto in una stradina di Caltagirone e abbiamo incontrato Salvatore Di Caudo, marito della titolare che, per caso, si trovava in una mostra d'arte nella nostra città natale, Roma.

Salvatore ha ampliato la nostra visione delle ceramiche di Caltagirone mostrando non solo le teste e vasi che avevamo previsto, ma anche alcune unici presepi, e ci ha spiegato come i colori delle ceramiche di Caltagirone rispettino i tradizionali colori della ceramica araba più di Palermo.

Sembrava come se i gialli e verdi di Caltagirone riflettessero il paesaggio collinare e il blu della ceramica di Palermo avesse aggiunto il mare.

Nel retro del laboratorio Conci, abbiamo notato una area dedicata ad una piccola scuola e Salvatore ci ha raccontato dei loro 20 anni trascorsi nella promozione di questo settore lasciando scivolare, non involontariamente, la sua personale storia imprenditoriale di promotore del cuore di Caltagirone e della Sicilia.

Ventiquattro ore al giorno non sembrano sufficienti per aver assemblato la sua offerta di gioie della tradizione siciliana.

Il suo bigliettino recita 'Sikelia' e dice che è nata con l'intento di raccogliere e promuovere la cultura, le tradizioni e l’arte popolare e il folclore colorato della Sicilia. Salvatore usa le stesse parole di Energitismo – le persone sono tesori umani di inestimabile valore.

Racconta anche di un gruppo folk con strumenti tradizionali e ci mostra un tamburello nascosto dietro un grande vaso di ceramica, eppoi estrae un piccolo strumento da uno scaffale che suona pizzicandolo mentre lo tiene tra le labbra: il marranzano o scacciapensieri. A quanto pare in origine era uno strumento musicale cinese riportato da Marco Polo. Il suo gruppo folk Caltagirone viaggia per il mondo per eseguire melodie della tradizione siciliana. E, per coloro che cercano altro, Salvatore può anche organizzare un tradizionale teatrino dei Pupi.

Salvatore emana calore della sua accoglienza e gode nel raccontare le storie della Sicilia.

Egli dice: "Una profonda passione per quello che facciamo è la molla che ci spinge a crescere, per favore venite a visitarci."

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Il Litografo del Giro d’Italia

Ogni anno esce una nuova collezione di litografie sul giro create da Vico Calabrò e Giancarlo Busato.

Le parole Arte e Artigianato condividono la stessa radice ed è quindi naturale pensare che ci siano affinità anche tra coloro che esercitano queste attività.

Nell’ immaginario collettivo però, un artista è spesso immaginato come una persona estrosa, imprevedibile e creativa mentre un artigiano è collegato ad una attività manuale ordinaria e ripetuta.

Niente di più falso. Il vero artigiano è quello che crea, sperimenta e inventa ogni giorno nuove soluzioni con i suoi collaboratori e, forse, il rinascimentale termine di Bottega è quello che meglio rappresenta questo spirito anche artistico. E’ quindi naturale che anche molti artigiani possano avere quei comportamenti bizzarri e inusuali tipici degli artisti.

E’ il caso di Giancarlo Busato, uno dei pochi litografi che ancora esercitano questa tecnica di stampa d’arte usando particolari pietre calcaree provenienti da cave vicino Monaco di Baviera. Giancarlo ha imparato da suo nonno e conduce una Stamperia d’Arte a Vicenza considerata una Bottega storica.

Ha passato tutta la sua vita lavorando con artisti ed era naturale che acquisisse le bizzarrie e la filosofia di vita. Ma la telefonata di ieri mi ha sorpreso. Da un mese non riuscivo a contattarlo perché seguiva il Giro d’Italia con il suo amico artista Vico Calabrò e la loro storia è piena di poesia e di una filosofia gioiosa tipica degli spiriti liberi.

Da 28 anni Vico dimostra la sua passione ciclistica realizzando litografie sulla città di partenza del giro e questo gli ha permesso di seguire il Giro come ospite utilizzando la sua macchina per percorrere le strade del percorso precedendo i ciclisti di 5-10 km.

Lo conoscono tutti gli operatori del giro e le sue litografie sono diventate un oggetto da collezione, anche perché non si possono comprare ma solo ricevere in dono. Da 6 anni Giancarlo lo segue in questo suo peregrinaggio dopo aver realizzato le litografie con il suo amico Vico.

Quale è il piacere di seguire la corsa senza realmente seguire l’evento sportivo?
La risposta di Giancarlo è sorprendente e piena di amore per la vita.
“Vedere l’Italia a 40 all’ora accanto ad un grande artista che te la racconta, eppoi a fine tappa poter sentire le storie dei ciclisti in diretta e poter condividere le loro emozioni.”

E’ una risposta da artista o artigiano?
Secondo me è una risposta da filosofo e mi viene in mente un bellissimo modo di dire napoletano molto usato fra gli artigiani (lo ho imparato nei cantieri edili): “Signurì, State In Mano All’arte” che tradotto vuol significare “signora, avete incontrato la persona che è l’artista del mestiere”

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