I Crodaioli in Lusiana: voci eleganti in armonia

Dopo circa 15 tornanti e 20 minuti di guida su una pittoresca strada di campagna sopra Marostica, la bella città muraria che si adagia alle pendici delle Prealpi, si trova una cittadina arroccata a circa 750 metri sul fianco della montagna, chiamata curiosamente, Lusiana, a quanto pare dalla parola tedesca Lusaan.

La città è conosciuta per aver dato i natali a Sonia Gandhi, ma ancora più importante per i residenti, per l’architettura 'palladiana' della chiesa – la Chiesa Arcipretale di Lusiana – a cavalcione del lato inferiore della vecchia piazza della città.

Un sabato sera del 15 marzo, per molti il giorno di San Patrizio, la chiesa era gremita fino a traboccare (e molte persone erano in piedi) per ascoltare diversi cori celebrare i canti di Bepi De Marzi. La serata è iniziata verso le 9 con un coro dei bambini del posto (in realtà erano sia bambini che ragazzi) e una delle loro musiche era l’Ave Maria di Bepi De Marzi.

Il coro maschile, giustamente chiamato L'Eco delle Valli, ha poi cantato quattro brani tra cui il Rifugio Bianco, che ritrae un tema musicale di De Marzi sull'importanza della neve nelle sue varie forme per il popolo del nord, la creazione e un fiore nato nella mattina.

Come ci racconta Maurizio Signorini che canta nel coro da più di 30 anni, i Crodaioli sono uomini che attraversano gli stretti e ripidi sentieri che conducono verso le vette delle montagne, raggiunte dopo lunghe scalate. L'allegoria alla voce del coro è una composizione che richiede delle voci più alte rispetto a quelle dei canti dei cori maschili tradizionali. Le canzoni di Bepi De Marzi sono tutte fortemente religiose e legate al territorio, alla famiglia, alle madri, ai pascoli, alla neve e all'acqua.

 

I Crodaioli sono uomini che si elettrizzano al loro canto, cercando la perfetta armonia, creando note ammalianti, un momento a malapena sussurrando eppoi crescendo fino a un suono puro e vibrante, con singole voci che si elevano sopra le armoniche basse, due voci che cantano in modi e forme diverse per richiamare la morbidezza della neve, un sapiente controllo fuso con la gioia nelle voci.

Bepi De Marzi ha scritto canti che sono stati tradotti in molte lingue, e tutti i cori si sono uniti nella sua opera più famosa dedicata alla montagna - 'Signora delle Cime', un canto che porta pace per le anime tormentate - 'lascialo andare per le tue montagne'.

Una tranquilla luna piena splendeva sulla chiesa nel frattempo che ci allontanavamo ha suscitato in noi un senso di gratitudine per le interpretazioni dei canti di Bepi De Marzi.
per saperne di più: www.signoriniarchitetto.com

powered by social2s
Storie di Castelfranco Veneto - Fortezza della libertà

La fortezza di Castelfranco Veneto è stata costruita dai trevigiani nel 12° secolo con quattro torri poste di fronte alle quattro strade che si intersecavano in quella importante parte della pianura. Il forte era un avamposto di Treviso nella sua perenne battaglia contro Padova.

Castelfranco era una fortezza per le “persone libere”, un porto franco per incoraggiare la gente a popolare quella zona. E’ una delle diverse città murate di questa area del Veneto. Il cortile della fortezza non è grande ed è ancora circondato da un fossato.

Dalla cima della Torre Civica si può vedere la campagna circostante nelle quattro direzioni e per una grande distanza. Si può scalare la torre, circa 100 gradini, e ciascuno dei 4 livelli intermedi mostra i diversi ruoli storici della torre, mentre oggi è una galleria d'arte per gli artisti locali.

Castelfranco ha una grande tradizione di arte con un figlio prediletto, Zorzon di Castelfranco altrimenti noto come Giorgio Barabarelli, o Giorgione, il ‘ritrattista enigmatico del rinascimento' la cui opera superstite più famosa è la pala d'altare nella cattedrale appena dentro le mura della Torre Civica. Ha il titolo imponente 'Madonna e Bambino in trono con San Francesco e San Nicosia' ed è stata completata nel 1505 circa.

Vicino alla cattedrale si trova la Casa del Giorgione che è famosa per 'Il Fregio delle Arti Liberali e Meccaniche' che decora la stanza principale, forse influenzato dalle previsioni di un tragico destino dell’astrologo e astronomo Giovan Battista Abioso.

La casa è ben documentata con targhe che raccontano la storia di Giorgione. Abbiamo trovato particolarmente interessante un particolare riferimento a Caterina Cornaro, una elegante signora che è stata la regina di Cipro per 15 anni prima della nascita di Giorgione. Apparentemente la regina apprezzò l'arte di Giorgione e gli diede il suo appoggio.

La storia di Caterina è ben documentata. Era la figlia di una famiglia ben consolidata di Venezia con forti legami commerciali a Cipro. È stata sposata per procura a 14 anni con 'Giacomo il Bastardo' re di Cipro e successivamente portata lì per diventare la sua sposa. Purtroppo il re morì e lei rimase come regina.

Alla fine i nobili interessi di Venezia negoziarono, si presero il controllo di Cipro e la fecero tornare in Italia, dove ricevette l’area di Asolo come suo dominio e mantenne il titolo di regina. Ed è qui che Giorgione o il suo allievo Tiziano potrebbe aver dipinto ritratto mezzobusto della regina all'inizio del 16° secolo.

Asolo non è molto a nord di Castelfranco, quindi una breve visita al castello della regina può contribuire a completare l'immagine. Purtroppo, la Domenica della nostra visita, quando tutti i musei e castelli in questa zona del Veneto sono aperti, gli dèi di Asolo sembrano aver preso una vacanza (per mandare via i turisti?) e abbiamo potuto scorgere solo la vista che la regina avrebbe avuto dal suo parapetto su un bellissimo paesaggio verdeggiante e sulle pianure sottostanti che scivolano verso Venezia.

Una pace meravigliosa e forse la regina ha avuto la meglio dall’accordo.

Nel 1510 Giorgione morì con la peste a Venezia (il retaggio di essere una potenza mercantile?) senza lasciare il corpo dei suoi lavori, e lasciando gli storici con l'enigma del suo ruolo definitivo nel rinascimento in Veneto - uno dei diversi fondatori o una forza fondatrice.

Iniziate la vostra ricerca a Castelfranco e seguite le luci e le ombre di questo uomo libero.

powered by social2s
Ahura ceramica Decor a Milano

Ahura, nome leader in ceramica di qualità per l'arredamento di casa, ufficio e hotel, presenta i suoi nuovi modelli al Salone del Mobili Internazionale di Milano (Milano Design Week), dall'8 al 13 aprile presso Fiera Milano, Rho.

Ahura, fondata e alimentata da Ezio Zanardello, produce la migliore qualità di ceramiche finemente smaltate. Dai raffinati pavoni ai giaguari neri seduti, ogni pezzo della gamma è ricercato.

Ahura è un’impresa familiare costruito da Ezio e sua moglie, Flavia. Ezio ora persegue le sue passioni nel creare grande ceramica d’arte, mentre il business e la creazione dei nuovi modelli sono seguiti dalla seconda generazione di Luca e Cinzia. Il filo conduttore è l'attenzione ai minimi dettagli e alla qualità. Si può dire che le ceramiche Ahura sono le 'finestre attorno alle quali la casa è costruita’.

For those who can, please visit Ezio and the Ahura team at their showroom and museum beside the Brenta river in Nove, and even those who could only visit in Milano, did not miss the opportunity to admire and select from the examples of top ceramic decor on display at Salone Del Mobile.

Visitate Ezio e il team di Ahura nel loro showroom e museo accanto al fiume Brenta a Nove, e per coloro che possono andare solo a Milano, non perdete l'occasione di ammirare e scegliere tra i migliori esempi di complemento di arredo in ceramica in mostra al Salone Del Mobile.

powered by social2s
Un incontro sulla bellezza nell'energia in un castello Mediceo

Probabilmente questo è un luogo ideale per organizzare l'Energy Business Forum, per lo meno per Claudia Bettiol, presidente di Energitismo, che è stata invitata a raccontare della bellezza nell'energia e di come presentare un nuovo modo di pensare l’energia rinnovabile nelle sculture e nei gioielli.

La città è Artimino vicino a Carmignano in Toscana. Nel Rinascimento, quando le estati erano troppo calde, le malattie erano letali, il ‘popolo minuto’ di Firenze soffriva e quando la politica era contro di loro, i Medici spesso si ritiravano nei loro rifugi collinari, castelli nel cielo sopra Firenze.

Artimino era in uno di questi, un paese con torri, che si trova a nord-ovest di Firenze. Verso la fine del Rinascimento fu costruita una villa su una collina a circa 500 metri da Artimino, lungo un crinale. Oggi quella villa è diventata un Resort che comprende la Villa Medicea (La Ferdinanda) e l’hotel 'Paggeria Medicea’ e questa location è stata la sede dell’ Energy Business Forum di Richmond Italia.

I Medici erano famosi per essere stati dei mecenati che hanno “sponsorizzato” l’arte e la tecnologia, non per le guerre, ma per la bellezza e la cultura fiorentina, per rendere sorridenti ed orgogliosi se stessi ed i cittadini di Firenze.

In contraddizione a ciò, negli ultimi anni in Italia sono state prodotte nuove tecnologie energetiche che rovinano la bellezza dell'Italia, e non emozionano. Hanno coperto le colline con riflettori neri lucidi come in una scena del film 'Star Wars'.

La creazione di energia rinnovabile intesa come un business ha gettato un velo sul futuro del nostro paesaggio italiano, sostituendo molti dei fiori e dei campi della Toscana, Umbria e Lazio con strutture "finanziarie" di silicio Cinese installate solo per speculazione finanziaria, non per il beneficio ambientale della società. Il periodo di recupero energetico complessivo è un numero ben nascosto.

Queste strutture sono il peggio della tecnologia e della finanza, che alimentano solo l'avidità. Penso alla fine della vita di questi mostri planari e mi chiedo cosa sarà rimasto della potenziale bellezza delle colline. Dostoevskij si rivolterebbe nella tomba. Per fortuna qui ad Artimino a quanto pare la saggezza ha vinto, le colline sono ancora coperte di erba, vigneti, uliveti e cipressi toscani.

I delegati che si affacciano dal balcone della villa, oltre i giardini italiani, sullo splendido verde della campagna, possono vedere i colori, gli alberi e i campi, le ville vicino ai boschi, il gioco di sole e ombra. Come fanno i banchieri ad immaginare di arruffare un pezzo di collina per farne un accordo solare per poi averne un ritorno del 8 o del 10% ?

Come possono valutare la sostenibilità e l'eleganza quando la sostenibilità è misurata in valori sociali, non elettroni e centesimi per KWh? Quando il popolo avrà la possibilità di produrre o acquistare energia che abbia anche un valore estetico? La logica di questa proposta non è diversa da quello che coinvolge l’acquisto di un’auto – l’eleganza è la risposta - e l’eleganza può essere sostenibile.

In prima serata si può fare una passeggiata lungo il borgo murato e vagare fino a superare l'area di parcheggio per trovare la Bottega Peruzzi. Ci troviamo sul balcone e guardiamo la villa sorseggiando un bicchiere del nostro vino locale preferito, Rosata, gustandolo con i sapori degli antipasti. Sia che faccia caldo o freddo, questo è per noi semplice eleganza e una società sostenibile.

powered by social2s
I gioielli di D’Orica presentati ad OroArezzo

D'Orica è famosa per l'arte orafa e i suoi gioielli artigianali unici che utilizzano perline d'oro multicolore sfaccettate come diamanti. Perline composte artigianalmente in un design capace di soddisfare i sogni di ogni donna.

I loro gioielli sono vera arte orafa, sembrano proprio dei ricami e questo rispecchia il modo in cui sono creati. Infatti vengono proprio “ricamati” con ago e filo, infilando le perline in catenine d’oro che si combinano fra loro intrecciando i diversi colori delle palline. Dalle gradazioni tradizionali dell’oro (rosa, giallo e bianco) fino ai nuovi colori vivaci del verde, blu e rosso (ma anch’essi d’oro).

Arte e tecnologia: i nuovi colori nascono da anni di studio e questa impresa è leader nelle tecnologie orafe. L’aver sviluppato un proprio modo di sfaccettare le perline con dischi diamantati che non ha eguali, ha fatto si che il ‘nome Dorica’ sia diventato una parola. Nel mondo internazionale del gioiello, Dorica significa proprio “palline d’oro multi-sfaccettate”. Un neologismo italiano che riempie di sorpresa e orgoglio Gianpietro e Daniela, i fondatori di D’Orica.

Ad OroArezzo sono stati presentati nuovi gioielli con nuovi colori. La collezione si chiama Chicche e deve il nome al modo in cui in alcune regioni d’Italia si chiamano le piccole caramelle dei bambini. Le Chicche sorprendono come ‘qualcosa di dolce e prezioso che si trova dopo aver scartato lentamente la caramella preferita, assaporando il suono della carta che si schiude e illumina l'occhio. Una vera gioia'.

Ma il vero successo di D'Orica è racchiuso nella arte orafa e nella  filosofia aziendale del rispetto, partecipazione e sviluppo, dove l'elemento chiave è il valore delle persone che si uniscono in squadra per creare capolavori. La creazione è un gioco di squadra dove ognuno deve fare la propria parte magari sfidandosi in gioco. D’altra parte si dice che 'nel gioco tra la forma e la materia, gli elementi si attraggono e le parti si intrecciano in un breve momento di danza creativa'.

Venite a ‘mangiare’ le loro caramelle!

powered by social2s
Ahura: Grande Ceramica al Milano Design Week

Ahura ha realizzato una performance a “5 stelle” alla Milano Design Week di quest'anno.

In un anno rivitalizzante quando i compratori provenienti da tutti i centri di ricchezza si affollavano fra le vetrine, ci sono stati alcuni stand che brillavano oltre gli standard straordinari degli altri espositori. Ahura guidata da Luca Zanardello e il suo team ha prodotto una mostra di grandi ceramiche per eccitare tutti.

Dalla magnifica coppia di leoni di ceramica di bronzo a guardia dell'ingresso, che rappresentano l'orgoglio di Ahura, ai Dalmati, Maremmani e i grandi Alani come veri, ad ogni passo si scopre un altro elemento del grande stile della ceramica di Ahura.

Sedendo e sorseggiando un flûte di Ferrari con Ezio Zanardello, il fondatore di Ahura, che ha creato i leoni forse per lanciare una sfida, e guardando Luca dirigere l'orchestra della mostra, abbiamo potuto sentire la grande soddisfazione di una famiglia per un lavoro così ben fatto.

Questa famiglia di Nove in Veneto è solo una delle moltissime famiglie italiane che hanno mostrato l'orgoglio delle loro creazioni che coniugano arte e tecnologia. Non c'è dubbio che l'Italia è viva e vegeta quando tanta grandezza e qualità si presentano al mondo - e il mondo vuole questo stile italiano.

Mentre Ahura era circondata da altri espositori che mostravano con magnifica opulenza mobili e tessuti, ciò che si notava in Ahura è la personalità nello stile, l'attenzione al dettaglio, l’equilibrio e la gioia dei colori della loro grande ceramica. Una nuova gamma di modelli scarlatti adornati con cristalli Swarovski sarà sicuramente “fotocopiata” da altri il prossimo anno.

I tradizionali pavoni e i galli multicolore non trovano pari. I nostri pezzi preferiti, i cavalli impennati in oro sono stati schierati vicino la parete posteriore, mentre leopardi e giaguari “custodivano” gli altri animali meno virili.

Mi chiedo che cosa la famiglia Zanardello e il loro team di raffinati ceramisti sogneranno per noi il prossimo anno. Si può essere certi che tutto ciò che verrà presentato sarà una grande ceramica.
per saperne di più: www.ahura.it

powered by social2s
Che c’è dietro un nome? Dorica: un neologismo nella gioielleria

Essere celebrati per i propri successi è l'obiettivo della maggior parte degli inventori e creatori di nuove tecniche, processi, tecnologie e prodotti.

Spesso l’inventore crea un nuovo termine per descrivere il proprio lavoro, con la speranza che possa essere conosciuto. Un esempio è Stan Ovshinsky, il primo a realizzare le celle solari flessibili chiamate appunto tecnologia Ovonics - ma che poi non hanno avuto grande successo sia per problemi di gelosia che per mancanza di domanda.

Alcuni inventori saranno ricordati dopo la morte con il nome di molte unità di misura: alcuni esempi sono Newton, Tesla e Kelvin. Anche alcuni elementi chimici (Einsteinium, Rutherfordio, Bohrio) portano il nome del loro scopritore, anche se effettivamente questi ultimi hanno di solito vite più brevi rispetto agli inventori. Altri studiosi hanno dato il loro nome a dei minerali che hanno scoperto come ad esempio la Wollastonite.

Solo pochi hanno avuto l’onore di dare il proprio nome ad un premio, come ad esempio il Nobel, ma questi premi molto spesso sono legati alla generosità della persona che lo ha creato.

Ottenere una notorietà positiva nella vita è una cosa rara, ma questo è quanto è successo a D'Orica, l’azienda orafa con sede a Nove. Oltre 25 anni fa, Giampietro Zonta e il suo piccolo team misero a punto una tecnica per la produzione di piccoli sferoidi cavi fatti di oro. Queste piccole sfere hanno delle sfaccettature che le fanno brillare come diamanti.

Quando sono assemblate in centinaia, queste perline infilate in fili d’oro e montate in forme geometriche rendono i gioielli estremamente 'brillanti' e con una luce che viene riflessa in tutte le direzioni. Giampietro Zonta e la moglie Daniela Raccanello, la designer, hanno prodotto creazioni che soddisfano soprattutto i gusti del popolo orientale, del Golfo e della Russia.

Durante un sondaggio alla cieca quando è stato chiesto ad un cliente di dare una sua opinione sul potenziale di mercato di queste sferette d’oro, l’intervistato ha avuto un po’ di perplessità a poi ha aggiunto: 'Oh, vuoi dire una Dorica, perché è così che noi chiamiamo le sfere d’oro’.

Quando è stato riferito questo a Giampietro, ed egli ha sfoggiato il suo più grande sfaccettante sorriso. Il nome della sua impresa è diventato un neologismo nella gioielleria.

powered by social2s
Arte Armena a Cipro

Una Mostra di arte Armena è stata inaugurata a Cipro il 7 aprile 2014 al Museo Municipale Leventis di Nicosia.

La Mostra comprende la collezione della Famiglia Kalfayan di Salonicco in Grecia e si compone di opere che vanno del tardo 16° al 19° secolo, tra cui alcuni manufatti di valore storico e artistico relativi alla presenza degli Armeni a Cipro.

Qui gli Armeni hanno vissuto fin dagli Inizi del 6° secolo D.C. e la loro storia è parallela a quella della storia dell'isola.

La famiglia Kalfayan ha stretti legami con Cipro e il cuore di questa mostra era stato presentato al Museo della Cultura Bizantina di Salonicco. Ha poi continuato a far crescere con amore la collezione iniziata nel periodo tra le due guerre.

La collezione copre una vasta gamma di forme artistiche, sia per uso ecclesiastico che laico e comprende tessuti e prodotti tessili, prodotti ceramici di qualità nello stile Kϋtahyan, oggetti in porcellana in stile cinese e manoscritti. Vi sono inoltre anche le reliquie del Arcivescovado armeno di Cipro.

Le origini di queste opere sono tutti armene: da artisti, artigiani, chiese e collezionisti di Cipro.

per saperne di più: www.kalfayangalleries.com

powered by social2s

Iscriviti alla Newsletter

Scopri un territorio attraverso le emozioni di chi l'ha raccontato in prima persona.