Perché i Gondolieri cantano così bene

Potrebbe essere la più popolare località turistica al mondo con torreggianti navi da crociera in sosta ad una estremità e il Canal Grande assolutamente pieno di traghetti, taxi d'acqua, gondole e gondolieri e barche da carico che vanno a passo d’uomo da stazione a stazione, attraversando da ‘riva’ a ‘riva’  in qualche modo senza collidere o perdere il loro prezioso carico di turisti o di vino nel turgido canale.

Venezia ha rappresentato per centinaia di anni la perfezione dell’arte della vendita, vendendo “amore” in tutto il suo splendore sensuale e sessuale in una città semi affogata nell’ acqua per lo più insufficientemente ricambiata dal mar Adriatico.

Uno potrebbe essere un po' cinico sulla storia e gli effetti della pubblicità. Ci si deve ricordare che la ragione per cui Venezia esiste è perché la gente del posto 'nuotò' verso le isole per sfuggire ad Attila, i cui guerrieri erano invincibili sulla terra, ma affondavano come pietre nell’ acqua.

E il risultato è la città che i Veneziani costruirono durante il millennio successivo, una volta che le orde degli invasori si erano ritirate verso altri pascoli e le brave persone poterono raccogliere i materiali da costruzione. Cosa è risultato da questo incidente della storia? Cosa c'è di così romantico nell’avere ogni strada sommersa?

Per un pragmatico della logistica, Venezia è un luogo molto inefficiente che dipende da piccole barche per tutti gli scambi pratici con i fornitori locali. I canali non sono esattamente adatti per la pesca, quindi non sono una fonte di cibo fresco e non si possono coltivare orti, tranne forse orti di fior di loto.

Certo, guardare verso il mare, come i veneziani erano inclini a fare, ha permesso la creazione progressiva della repubblica mercantile più longeva della storia europea, ma l'inclinazione dei mercanti di questa marina commerciale era di costruire le loro ville ben piantate sul solido suolo del Veneto.

E ora torniamo a questo giorno, un altro caldo giorno in Piazza San Marco, dove i bambini giocano nelle poco profonde piscine nel marmo e una lunga coda di pazienti turisti si snoda per la passerella di assi di legno che conduce nella Basilica, che accumula più foglie d'oro di tutte le altre banche veneziane messe insieme. Ma per quelli di noi a cui è stato insegnato il semplice vangelo secondo cui non si devono adorare gli idoli, le reliquie che contengono ossa di gambe lasciano un po' di vuoto nei ricordi dei fasti della Basilica.

Passeggiando fuori dalla piazza sui piccoli ponti per le calli interne a malapena larghi abbastanza per far passare le gondole, diamo un’occhiata dentro alberghi sempre più costosi e notiamo la somiglianza assoluta nella proposta finanziaria tra le circa 400 gondole attive, molte delle quali, perfino oggi, giacciono vuote. € 100 per corsa, sembra che il romanticismo, come dappertutto, sia un affare costoso per il quale c'è sempre un eccesso di offerta di 'barche dell’amore' e quindi di concorrenza.

I gondolieri coraggiosi passeggiano avanti e indietro sulle loro barche per attrarre il flusso di famiglie e più spesso coppie in estasi desiderose di far parte di questo con il loro denaro contante. A volte, questi gondolieri maestri d'amore fanno una serenata per i loro ospiti, non necessariamente con melodie veneziane, ma più spesso con arie d'opera italiane e canzoni napoletane mentre remano con il loro singolo remo apparentemente senza meta da canale a canale.

Eppure è questo piccolo extra che attira l'applauso dalle barche vicine e dalle rive del canale e, noi supponiamo, che assicura un flusso costante di clienti, nonché rinforza l'immagine di Venezia e dei suoi gondolieri in tutto il mondo. La pubblicità è talmente buona che dovete visitare in 3D questo luogo d’incontro d’amore.

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Italiano e australiano? Yes, please together: Australoveneto

"Avere due anime è una “croce e delizia”, citando La Traviata di Verdi. Florio Pozza è nato in Australia da genitori italiani e solo a 12 anni è arrivato in Veneto: nel suo cuore c’è spazio per due paesi.

Questa doppia identità significa che Florio sogna l’Australia quando è nel Veneto e viceversa. Come nel racconto “I fiori blu” di Raymond Queneau tratto dal famoso apologo cinese: “Chuang-Tse sogna di essere una farfalla, ma chi dice che non sia la farfalla a sognare di essere Chuang-Tze?”.

Il risultato di questo caos apparente è un artista eclettico a cavallo di due continenti e capace di prendere il meglio da entrambi contaminando le due culture. Ad esempio, nella musica il suo stile è il Didgiriblues, un neologismo per indicare l’uso del Didgeridoo, lo strumento musicale degli aborigeni australiani, secondo lo stile occidentale del blues.

In questo suo modo originale di cavalcare due mondi, Florio è cresciuto con uno strano linguaggio che non era italiano ma neanche inglese. E’ nato parlando in casa un linguaggio inventato dove le parole australiane venivano “declinate secondo le forme grammaticali italiane (anzi venete)” dai suoi genitore. “Driving the car”, ad esempio, poteva essere tradotto "Draiva-re el caro" oppure “Park the car = Parka el Caro”.

Il Veneto non è annoverato fra le lingue ufficiali, quelle che hanno una propria grammatica e un lessico ed è piuttosto definito come lingua regionale. Nelle sue varianti è parlato da circa 10 milioni di persone in 6 stati diversi del mondo (Istria, Dalmazia, Romania, Brasile e Messico. In particolare in Brasile, negli stati di Rio Grande do Sur, Santa Caterina e Paranà, ci sono circa 5 milioni di persone che normalmente parlano un antico dialetto proveniente dalle aree di Treviso e Vicenza. Alcune di queste persone si trovano anche in Australia.

Frequentando altre persone come lui, Florio si è reso conto che questi neo-linguaggi misti sono molto più comuni di quanto non si possa immaginare fra gli immigrati, soprattutto in Australia crocevia di milioni di persone diverse da tutti i paesi del mondo. Allora 2 anni fa nasce l’idea del Gruppo Facebook del Dizionario Australo-Veneto.

Nel gruppo si crea insieme e si inventano nuovi giochi di parole e modi di dire che Florio ha pazientemente catalogato e classificato fino a dare origine ad un vero libro. “Dal Social Group al Social Book”, questo è il loro motto, ed ora questo libro è uscito anche nelle librerie come Dizionario Australoveneto che contiene circa 1.200 voci e modi di dire.

Non bisogna prendere il vocabolario troppo seriamente, le traduzioni non sono letterarie e lo spirito è quello di prendersi in giro e di trascorrere piacevoli momenti con amici facendo incontrare due culture così distanti fra loro.

Se siete interessati a sapere qualcosa di più sull’Australia, un luogo magico sicuramente nel Dreamtime di Florio e di molti altri giovani italiani, contattate direttamente Florio che organizza seminari ed è regolarmente invitato nelle università a raccontare delle due culture.

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How-to-sell

A Philadelphia, subito dopo Washington St, nella vecchia zona artistica della città, nascosto dietro porte poco appariscenti, si trova un gruppo di artigiani e artisti che lavorano in modo indipendente in laboratori interconnessi - un centro per l’arte ricavato da un vecchio panificio.

Nei tempi passati, prima dell’avvento delle enormi panetterie «chimiche», quando il servizio significava che voi sareste stati serviti, ogni panificio vi avrebbe consegnato il pane fresco a casa entro poche ore dalla sua cottura. E, anche dopo l’avvento dei furgoni con motore a benzina, i carri trainati da cavalli sopravvissero per questo servizio di “stop & go”.

Questa panetteria in Pennsylvania conserva solo il guscio del suo precedente ruolo di fornire sostentamento alla gente. Ora è rinata come un centro per “creazioni sostenibili”.

Al piano terra si trova una tradizionale stamperia artigianale fondata da Bridget Morris, www.bellafortebooks.com, che produce belle scatole e carte da regalo. Sul retro potete trovare il guscio del forno della panetteria, il posto dove il legno veniva bruciato per generare il calore necessario alla cottura che avveniva al piano superiore.

Nella porta accanto, e collegate alla panetteria, un tempo si trovavano le stalle dove, al piano terra, erano custoditi i calessi e i carri merci. Questa area è ora il tempio di uno scultore che intaglia legni locali. Ci racconta che ogni carro poteva essere stato trainato anche da quattro giganti cavalli Clydesdale che, ogni giorno, erano poi pazientemente ricoverati al piano di sopra.

Venivano trascinati su e giù attraverso una rampa dentellata per evitare che scivolassero durante le gelate invernali. Il fieno per le stalle, il cibo e l'acqua venivano issati dalla strada tramite un verricello installato nella finestra circolare più alta. E nello stesso modo veniva restituito il letame.

Questa apparente dicotomia in realtà si comprende quando si calcola il diametro di sterzata dei carri e ci si rende conto che ci sarebbe voluto un edificio con il doppio della superfice se i carri fossero stati custoditi al piano di sopra. Invece ci sono solo grandi travi con la forza di supportare la massa dei Clydesdale, forse distribuita su uno o due zoccoli.

Questa storia ci viene raccontata da un gentiluomo un po’ brillo che abbiamo incontrato occasionalmente mentre ritornava a casa attraverso la neve d'inverno per vedere, nella penombra, la testa di un Clydesale che spuntava da una finestra a 5 metri sopra di lui, nitrendo con un suono gutturale e con i vapori vorticanti nell'aria notturna.

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Festa della Ceramica a Nove

La Festa della Ceramica è il raduno degli artigiani e ceramisti di Nove (a nord di Vicenza nel Veneto), con un piccolo aiuto da amici di tutta Europa. Si svolge nella piazza del piccolo paese e si snoda lungo la via principale a metà settembre, dopo che il grande caldo della pianura veneta è trascorso e, di solito, prima delle piogge autunnali.

Qui gli artisti che abbiamo incontrato in marzo ai campionati di corsa campestre mostrano la piena gloria delle loro opere e siedono pazientemente creando nuovi capolavori dell'arte ceramica per il diletto dei visitatori, letteralmente da tutto il mondo. Questi pochi artisti locali rimasti avevano prodotto raffinate scene rurali e floreali, ponendo grande attenzione alla realizzazione dei particolari e ricche di colore. Più che con intento commerciale, sembrava che onorassero la Musa dell’arte ceramica, come se gli strumenti della vendita fossero solo un tranquillo benvenuto e un caro ossequio.

In serata, molti turisti hanno combinato il 'virile' gioco degli scacchi nella vicina Marostica (partecipando alla famosa "Partita a scacchi a personaggi viventi") con una passeggiata pomeridiana lungo la via principale, normalmente tranquilla, di Nove. Sono venuti saltellando da tutte le aree dell'Australia (tranne la Tasmania) chiamati a raduno dal pifferaio magico di Vicenza, il suonatore di Didgeriblues-Didgeridoo, Florio Pozza.

I visitatori americani sia quelli 'in base' che i 'polli liberi' guardavano con aria interrogativa questo apparentemente folle italiano che soffiava su un bastone di legno cavo suonandolo come un eufonio piatto, a ritmo di jazz. Nel frattempo, l’altro orgoglio di Florio, ovvero il suo articolato dizionario Australoveneto, ha scaldato i cuori e le corde vocali di molti visitatori Veneti.

Energitismo ha partecipato al lancio della nuova Bossa Buffona, la “Bossa Nove”, ricreata a Nove con il sostegno di Veneto Marketing e Gianpietro Zonta di D'Orica, e promossa in 3D dal maestro vasaio Adriano Spigarolo. Il collegamento Australoveneto è stato ulteriormente migliorato con la distribuzione di una prospettiva australiana su due dei “figli prediletti" del Veneto: il Baccala e i gondolieri.

Diversi creatori di raffinata ceramica erranti sono arrivati dalla fiera di Faenza il fine settimana precedente, e si sono accampati per un piacevole fine settimana di chiacchiere con la gente del posto, prima di ritirarsi nelle loro caverne invernali in Francia o oltre, con l'intento di creare nuove opere per le fiere primaverili del prossimo anno.

Le teiere di John Townsend sono state create da una mente non compressa da limitazioni di ingegneria, magari con un tocco della poesia di Coleridge, o più probabilmente un limerick di Edward Lear. Mentre Russell Coates è venuto dalla più tradizionale “mandria” della ceramica britannica e ha realizzato una vasta gamma di forme e disegni basati principalmente sul suo smalto blu. La presenza romena da Horezu, nel sud del paese, è stata incarnata da un artigiano che, con abile mano, ha creato sulla ruota i suoi modelli geometrici complessi e pieni di colore.

Un bel segno è stata la partecipazione di numerosi figli e figlie dei maestri ceramisti, coinvolti nella creazione della propria arte ceramica promossa dal Comune novese. Nel frattempo, Giuseppe Facchinello, ormai sempre più noto per la sua meravigliosa forma d'arte ceramica espressionista, ha presentato le sue creazioni più recenti nella galleria di famiglia sulla strada principale.

Visitatela in qualsiasi momento e chiacchierate con Carmen, la madre che ha trasmesso a Giuseppe la sua abilità artistica.

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Fotosintesi, la Rivoluzione di Living Jewellery di D’Orica

Living Jewellery porta gli ornamenti a un nuovo livello iniettando la vita nei gioielli usando un’elegante tecnologia biomimetica.

Le chiare celle solari colorate di Living Jewellery, che producono energia per alimentare una luce pulsante allo stato solido, sono intricatamente connesse attraverso piccoli fori nelle cornici d’oro che le circondano. In questo modo l’energia generata dalla luce si trasferisce ad un circuito intelligente nascosto nel fiore d’oro che è il ‘Gioiello’ della collana.

Le celle sono così sensibili che generano energia anche al tramonto o alla bassa luce degli ambienti interni.

Gli elettroni che intrappolano l’energia prodotta permettono ad una luce multicolore allo stato solido di pulsare in accordo ad un ritmo selezionato da chi la indossa. Forse, questo ritmo può essere il battito cardiaco di una persona.

Claudia Bettiol ha avuto il sogno di creare un'opera d’arte che potesse rappresentare la connessione fra il Rinascimento del sedicesimo secolo e la rivoluzione delle tecnologie sostenibili di oggi. Questo lavoro, di grande valore artistico, avrebbe dovuto combinare l’eleganza del design e della precisa maestria rinascimentale con l’apice dell’artigianalità di oggi e che includesse la più emozionante delle tecnologie della rivoluzione in corso.

Insieme, Energitismo e D'Orica hanno concepito come la tecnologia biomimetica della fotosintesi potesse essere fusa con l’arte orafa di D’Orica per creare gioielli che non solo brillano per la luce riflessa ma possono anche creare una propria luce che rappresenti la forza della vita di chi li indossa.

Il lavoro di D’Orica incorpora migliaia di “diamanti” d’oro nei gioielli, elementi che sono abbelliti da una gamma di nuovi colori per l’oro, magenta, Siena, nero, giallo, verde, viola e blu.

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I Gioielli artistici di Perziano: il Rinascimento dell’anima del vetro

I veri artisti e i veri artigiani hanno una cosa in comune, pur lavorando con materiali diversi come marmo, ceramica, legno, pietra, metalli preziosi o vetro, tutti “sentono la vita” in questi.

Possono 'vedere' e ‘sentire’ il corpo del loro lavoro che splende attraverso la materia ancora grezza fra loro mani. In un certo modo, ogni artista restituisce forma all'anima del materiale e, nel caso dei gioielli artistici di Murano realizzati da Roberto Perziano, questa è il Rinascimento del vetro.

Con le radici saldamente ancorate nel limo di Venezia, dove il padre Ugo, artigiano di Murano, aveva infiammato la sua fornace di vetro per il tradizionale “benvenuto”, Roberto è cresciuto con il calore ardente delle fornaci di vetro da un lato e le grandi creazioni dei maestri artigiani di Murano dall'altro.

Questo lo ha portato a “saper sentire” l'anima del vetro nelle sue mani. Roberto era fuggito dal suo destino circa 6 anni fa, quando la famiglia aveva venduto le attività del vetro, che nel frattempo si trovava sulla terraferma, ma non molto tempo dopo la vita del fuoco e le sensazioni di lavorare con il vetro lo hanno richiamato.

La sua passione per il vetro aveva bisogno di essere espressa in un modo nuovo, non nella tradizione 'classica' di Murano, e ha sottomesso il suo Rinascimento alla scelta di condensare tutto il suo talento artistico e le abilità artigianali in gioielli artistici di Murano. Cultura, stile, eleganza erano tutti in un vortice nella sua mente mentre cercava forme di espressione.

I suoi viaggi lo avevano portato in Kenya dove aveva apprezzato il popolo dei Masai, le loro credenze e l'arte. A Murano durante le sue regolari visite settimanali, incontrò un vecchio amico di suo padre, il famoso artista del vetro Livio Seguso, che vide il talento represso finalmente libero di esprimersi nei gioielli emblematici di Perziano.

”Superando i limiti e le incognite che questa materia comporta, egli riusciva a dare sempre il meglio di sé nell’intento di concretizzare le aspettative presenti nella sua sfera emozionale. Il rigore e la padronanza tecnica di Roberto Perziano conferiscono alla sua produzione una perfetta simbiosi fra armonia compositiva ed eleganza formale”

Tutte le forme d'arte che coniugano arte e tecnologia, tradizione e modernità, diventano Rinascimento. Per realizzare i suoi disegni che richiamano gli scudi, le maschere e gli ornamenti dei Masai incorporando la loro vita nel vetro cristallino, Roberto ha scelto una delle tecnologie tradizionali più impegnative dei 500 anni di storia di Murano, famoso per il vetro Calcedonio e per i rossi di Murano.

Anche se i suoi strumenti e combustibili sono quelli di oggi e nelle ancora segrete formulazioni del vetro non si usano più i veleni e i metalli pesanti, che hanno dato una breve vita a molti soffiatori di vetro.

Tutti i gioielli artistici di Murano che portano il nome Perziano sono firmati dal maestro, una garanzia che nonostante l'invasione dei copisti nelle tradizioni veneziane, questo atelier è veramente autentico e in ogni opera d'arte si ritrova l'anima dell'artista e del vetro.

per saperne di più: www.robertoperziano.it

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Esaltabuchi, il gioiello ironico

Vicino Pesaro nelle Marche vive un raffinato imprenditore, poeta, umorista, gentleman e un genio enigmatico, Nani, il Conte Alessandro-Ferruccio Marcucci Pinoli di Valfesina e la sua incantevole moglie Paola.

Nani è il signore dell’Hotel Alexander sulle spiagge di Pesaro. Questo hotel è l’epitomo della filosofia di Energitismo. E’ un’opera d’arte contemporanea vivente e un museo che riflettono l’anima di differenti artisti in ogni stanza e spazio.

Nani mostra le sue creazioni artistiche e la poesia con grande piacere. Ogni mattina a colazione, un’altra gemma del suo talento poetico accoglie gli ospiti mentre guardano le sabbie del mar Adriatico. Alcune mattine un messaggio di amore o bellezza, altre ironico o enigmatico, ma sempre con il tocco speciale di un uomo distinto.

Una delle sue creazioni è un piccolo accessorio circolare d’oro, una gemma che ha brevettato ed è conosciuta come, THE PATCH - EsaltaBuchi. Nani ci ha raccontato la sua storia dietro THE PATCH.

Quando era bambino gli era stato insegnato di non gettare mai nulla solo perché vecchio o non più perfetto. E’ stato poi cresciuto con l’idea che riparare può rendere le cose brutte. Il terzo pilastro del suo insegnamento è stato di cercare sempre il modo di convertire un fallimento in un successo.

Così quando, poco dopo aver ricevuto un capo prezioso dalla sua famiglia, ha trovato un buco di una tarma, si è trovato di fronte ad un rompicapo – come preservare il capo come un ricordo senza rovinarlo con una riparazione.

La sua ispirazione è stata che sarebbe stato molto meglio enfatizzare il difetto piuttosto che riparare il capo o segretamente gettarlo via.

EsaltaBuchi, è un anello inciso di oro puro, è la fenice che rinasce dalle ceneri di quel buco. E’ una soluzione ‘completamente’ elegante a un ‘bucherellato’ problema inelegante. EsaltaBuchi è un gioiello che trasforma un buco in un “pieno”. Riflette la filosofia di Nani sull’eleganza e il vero stile Italiano.

EsaltaBuchi è la massima rappresentazione della sostenibilità - niente si perde mentre la bellezza aumenta. Alla fine, è un gioiello che attira l’attenzione e provoca un sorriso e un po’ di divertimento.

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Coordinazione del respiro: espirare è ciò che conta, non inspirare.

Tutti sanno che abbiamo bisogno di respirare per vivere. Ma lo sapevate che c’è un modo giusto e sbagliato di respirare? La coordinazione del respiro è la chiave della salute.

Oggi, grazie alla ricerca clinica di Carl Stough, sappiamo come la meccanica del sistema respiratorio dovrebbe lavorare. Alla fine degli anni ‘50, Carl, che poi diventerà anche un talentuoso direttore di coro, accettò la richiesta di aiutare chi soffriva di enfisema dopo la seconda guerra mondiale.

Dopo averli incontrati e vedendoli tutti bloccati in uno stato eterno di boccheggiamento, Carl si accorse che le sue mani andavano istintivamente sui loro petti rigidi.

Con il semplice atto di toccarli era in grado di rilasciare alcune delle loro tensioni. Tuttavia, la tensione tornava. Carl pensò che se avesse potuto insegnare anche solo ad uno di questi pazienti ad emettere un suono vocale chiaro (avevano tutti le voci ruvide, rauche e ansimate) senza bloccare il petto, forse avrebbe potuto contribuire a portare un cambiamento permanente nella loro condizione.

Carl dedicò i successivi dieci anni della sua vita ad aiutare i pazienti con malattie croniche a migliorare la salute del loro sistema respiratorio. Nonostante le resistenze e lo scetticismo, egli pazientemente continuò ad andare avanti, creando una serie di esercizi isometrici incentrati sul rilassamento dei muscoli lungo tutta la superficie dei polmoni per creare sinergia, o come la chiamò lui, Coordinazione Respiratoria, quando il paziente aveva sviluppato la capacità di estendere un gruppo di suoni durante l’espirazione. Tutti i pazienti di Carl migliorarono.

L’esperienza di Carl sulla voce gli aveva dato l’idea che forse poteva indurre un cambiamento nel diaframma.

Ripensando a quei primi giorni, Carl ha commentato:

“Il principale e più grande muscolo/organo del corpo è stato completamente trascurato perché l’establishment medico pensava che non si potesse fare nulla.

L’intera pressione interna del corpo, la circolazione, tutto dipende da quanta anidride carbonica si può espellere dal corpo in modo da poter inspirare. Tutto sulla Coordinazione Respiratoria si basa sull’espirazione, non sull’inspirazione.

Questo conduce ai maggiori problemi di salute che esistono oggi. Tutto ha a che fare con il livello di ossigeno e l’accumulo di anidride carbonica nel corpo … Tutte le infezioni respiratorie iniziano con un volume residuo (la quantità di aria lasciata nei polmoni dopo una espirazione) e se il diaframma non è abbastanza forte da salire abbastanza in alto per far uscire l’aria viziata, allora potete solo avere un’infezione dopo l’altra.” (Carl Stough).

Incoraggiato dai film cinefluorografici che sono stati presi prima e dopo il suo lavoro e che mostrano le forti differenze tra un enfisema e un normale stato di salute, Carl è andato a fondo nello sviluppo dei suoi esercizi.

Sono semplici, richiedono solo che il paziente si rilassarsi e conti ad alta voce e in silenzio, mentre il medico manipola dolcemente i muscoli di collo, gola, radice della lingua, mandibola, spalle, petto, schiena e addome riducendo il volume residuo e quindi riposizionando il petto, abbassando la gabbia toracica e portando il paziente ad un modo normale di respirare.

L’incredibile capacità di visualizzazione di Carl, il suo acuto orecchio per il suono, l’accresciuto senso del tatto e un istinto altamente sviluppato è stato ciò che gli ha permesso di fare la scoperta che ha chiamato “ Breathing Coordination – Coordinazione Respiratoria” che ha aiutato centinaia di pazienti con un vasto spettro di malattie croniche.

Nel 1968 la squadra olimpica americana ha invitato Carl ad allenare gli atleti in preparazione per i Giochi Olimpici messicani ad alta quota. In una lettera a Carl dopo le vittorie olimpiche del 1968, Payton Jordan, capo allenatore olimpico della squadra di atletica degli Stati Uniti scrive:

“Voglio esprimere per iscritto la mia eterna gratitudine per …. le sue esperte istruzioni sul coordinamento della respirazione per gli atleti. Lei … è stato determinante nel creare lo spirito migliore di sempre e ottenere più record olimpici e mondiali che nel passato della storia di tutti i giochi!”

Questi record sono rimasti imbattuti per oltre 25 anni e la squadra di atletica americana fu l’unica squadra a non richiedere ossigeno.

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