Ipertoni delle corde di budello nel tempo

Incontriamo Daniel Mari al cancello di ferro verniciato nero a San Felice Circeo e, su suo invito, lo seguiamo su per le scale di pietra verso le terrazze aperte, una ombreggiata e l'altra che accoglie il sole estivo del tardo pomeriggio, maculato dagli alberi sovrastanti.

Daniel è uno “spiritello” di età indefinita e si porta con leggerezza. Guardiamo l’azzurro mar Tirreno sotto la villa e ringraziamo che questa parte della costa laziale sia stata protetta dallo sviluppo dilagante.

Daniel Mari è cresciuto in Abruzzo, ma ha frequentato le scuole in latino a Roma. Nel 1946, dopo la guerra, è emigrato a New York per completare gli studi interrotti, e si è trovato in una società che non capiva le esperienze di un giovane che era passato attraverso una guerra. Da un conflitto all'altro, con la cittadinanza americana arrivò il reclutamento e un nuovo addestramento militare: fu arruolato nell'esercito degli Stati Uniti e addestrato per tutti i tipi di conflitto, nel freddo o nei tropici, pronto per la guerra in Corea.

Fortunosamente non partì e finalmente iniziò a godersi la sua prima vera vita da uno libero, felice di ritrovarsi con gli artisti moderni americani al Cedar Bar. Eppure ad un certo punto ha assunto le sue “responsabilità” e, con il matrimonio, alla fine entrò a far parte dell’attività di famiglia, 'corde' musicali, la cui storia risale al 1600 in Italia.

Daniel Mari è stato un eccellente allievo imprenditore avendo una conoscenza completa del ciclo di produzione delle corde di budello, dalla selezione del budello di agnello, che arrivava dai più remoti angoli della Terra in barili di salamoia, fino alla realizzazione delle corde. Dal riscaldamento al taglio ed infine alla tesa del budello contorto lasciandolo asciugare lentamente e in modo uniforme per un mese.

I dettagli escono dalla sua lingua dando l'impressione che queste vecchie abilità artigianali di 2000 anni, dalla quale dipendeva la qualità del suono degli antichi liuti medievali, richiedono particolare attenzione e devozione.

Abbiamo condiviso con Daniel la gioia che può dare l'ascolto di uno strumento musicale con corde di budello, che danno dolcezza agli alti e una morbidezza dei toni e che si adatta a recital da camera, ma che non possono più soddisfare le esigenze delle grandi sale da concerto piene di migliaia di abbonati desiderosi.

Allora cosa è successo a questa tradizione? Le corde di alluminio e nylon entrarono nella mischia negli anni '30 e '40 riducendo i costi di produzione e semplificando i suoni, ma questo non basta a spiegare la fine delle corde di budello. L'EPA, il cane da guardia ambientale, aveva introdotto nuove norme per lo smaltimento delle acque reflue che avevano reso impossibile smaltire i rifiuti per un produttore di corda in budello di New York.

Il tempo non aspetta nessuno, e Mari non ha mai smesso di sviluppare e realizzare le migliori corde del mondo, sempre alla ricerca di un suono puro o anche di toni unici che un esigente strumentista può chiedere e commissionare. Daniel Mari ha avuto molti amici e contatti con famosi musicisti, alcuni, come John Lennon o Jimi Hendrix, per i quale ha prodotto corde personalizzate.

Condividiamo nomi famosi di musicisti e direttori d'orchestra, Daniel racconta la sua gioia in tutte le composizioni di Beethoven, in particolare quelle dirette da Furtwangler. Daniel Mari ama la musica, i concerti per chitarra, i concerti per violino, ma soprattutto l'opera, che deriva dalla sua infanzia in Italia. Come membro dell'Opera Club di New York e come fondatore sostenitore del Lincoln Centre, ha una storia infinita di arie, compositori e cantanti.

Ogni agosto si avventura di nuovo in Italia nella casa estiva di sua nonna a San Felice Circeo, e qui, il prossimo anno, abbiamo in programma di incontrarci di nuovo per condividere il vecchio e il nuovo, sorridendo su ricordi di relazioni, voci liriche, e con la gioia della musica per archi.

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Florio Pozza e il Didgeridoo

Ogni volta che incontriamo Florio Pozza e il suo didgeridoo è una sorpresa, come scartare un regalo di Natale. Al secondo anniversario Energitismo a Marostica più di 100 ospiti sono stati catturati dalla sua arte scultorea e dalle sue abilità di didgeriddodler.

Florio Pozza è un uomo dai molti talenti, un genere di uomo rinascimentale sullo stampo dell’umile Leonardo. Si diletta tra creazione meccanica, strumenti musicali e composizione, decorazione, scultura, arte, scrittura e lessicografia. Da dove nascano le sue complesse capacità è un mistero, visto che il suo luogo di nascita, Myrtleford, sulle colline a nord di Melbourne in Australia è più congeniale a una vita dedicata alla viticoltura , all’allevamento del bestiame o alla lavorazione della lana.

Forse lo shock di essere ricollocato nella sua terra storica in Veneto dopo un’infanzia passata nei grandi spazi aperti ha scosso i suoi geni verso l’agire creativo. Una sorta di senso di gratitudine o un’intossicazione per essere nato, come un koala, tra gli eucalipti, lo ha fatto tornare in Australia per studiare la cultura e la musica degli aborigeni e imparare a essere un didgeridoodler.

All’Open Day di Energitismo Florio Pozza ha fatto più che una esibizione con il didgeridoo, ha intrattenuto con le sue composizioni ritmiche, catturando il pubblico, ha mostrato come si crea la musica con il didgeridoo. Ha raccontato la storia di uno dei più antichi strumenti musicali, creato grazie all’aiuto dell’entropia della natura: le termiti.

Ha creato “libretti” improvvisati e ha dimostrato come, usando le tecniche del trombone, si può ottenere la scala musicale anche con il didgeridood. Sulle orme di Prokofiev, Florio con il didgeridoo ha creato immagini degli animali australiani delle origini, con il dingo al posto del lupo. Ascoltarlo è stato strepitoso.

Florio Pozza è un membro di Energitismo, promuove le sue lampade Dreamtime in Our Discoveries. All’Open Day ha esposto una serie di meravigliose lampade in metallo perforato che creano immagini suggestive sulle pareti e sul soffitto. Queste immagini emulano la pittura “puntinista” degli aborigeni, ma riflettono anche l’antica arte orafa “in grani” degli etruschi. I fori, la struttura e la texture della superfice sono ottenute da una fiamma viva.

I raggi in forma di line e punti che nascono da queste sculture sorprendono con le immagini che creano: visioni della natura australiana e motivi astratti tridimensionali. L’effetto è surreale e allo stesso tempo pacificante.

E c’è ancora dell’altro su Florio Pozza. È uno scrittore e un lessicografo. Al Bazar di Energitismo ha portato la sua ultima epistola, il Dizionario Australoveneto, un ‘must have’ per tutti quelli che hanno avuto l’opportunità di essere nativi veneti o australiani e di aver vissuto con la curiosità per l’altra lingua e cultura.

Sfortunatamente, il tempo non è bastato per ascoltare anche le composizioni per chitarra di questo grande didgeridoodler, forse la prossima volta.

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w furlan

Non ricordo proprio come si scrive il suo nome. Suona come se fosse un nome francese pronunciato però da un inglese maleducato. Lui era un famoso conduttore britannico del periodo della guerra e non prendeva bene gli imbecilli, eccetto se stesso quando faceva qualche gaffe.

La memoria si prende gioco di noi, specialmente quando si tratta dei nomi dei famosi o dei bellissimi che incontriamo. Questo cavaliere-conduttore, Sir Thomas Beecham, dall’Orchestra Filarmonica di Londra e famoso per il pizzetto, racconta nella sua biografia di un incontro con una elegante signora nel foyer di un hotel di Manchester.

Per tutta la sua vita non era mai riuscito a ricordare il nome di lei ma aveva il sospetto che avesse un fratello. Dopo i primi convenevoli ancora non riusciva a collegare la voce cristallina a un nome, quindi si lanciò con una domanda.

“Eh Signora, come sta suo fratello e cosa sta facendo adesso?” Alla quale lei rispose con aplomb: “Sta bene grazie…ed è ancora Re”.
Perché capita che si ricordino con facilità le sciocchezze mentre le parole e i nomi più comuni cadono senza speranza nel dimenticatoio? Non ho nessun problema con:

Era cerfuoso e i viviscidi tuoppi
ghiarivan foracchiando nel pedano:
stavan tutti mifri i vilosnuoppi
mentre squoltian i momi radi invano


Sembra un ricordo di me quando vado alle feste e agli eventi, e corrisponde all’immagine di me che sarà ricordata.

Perché capita che, incontrando una bella signora il cui sorriso è pari solo alla bellezza del suo busto, vita e caviglie, io mi ricordi di tutti questi particolari e addirittura del fluire della stoffa e del suo vestito, ma dal momento della presentazione, il suo nome è perso nelle nebbie del tempo.

Posso ricordarmi per sempre il suo numero di telefono, ma non avrò idea di chi sto chiamando. Fortunatamente, il mio imbarazzo può essere mascherato da un bicchiere o più di accompagnamenti alcolici, mentre sto in piedi nell’ombra frugando nella memoria alla ricerca del nome, riporto a galla addirittura i volti delle mie numerose ex-mogli, ma ho qualche difficoltà a mettere un nome a quelle ben note (e spesso accigliate) facce.

Di solito questa ricerca finisce con me che evito qualsiasi persona che si avvicina e mi lancio verso il bagno facendo una ricerca alfabetica da Abigail, Andrea, Anne, Ashley, Ayesha … via così fino a Zara, ma senza trovare il nome corrispondente.

Non mi resta che la fuga, sperando che nessuno noterà la mia partenza senza ringraziamenti agli ospiti, il cui nome ora è diventato sconosciuto. Tutto quel che ricordo è il meraviglioso fluire di una signora memorabile mentre danzava con un altro, un appuntamento in divenire.

Penso che non sarei né buon commerciale né un Casanova.

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Bazar di Compleanno: Stelle dello Show

Il secondo bazar di compleanno a Marostica è stata una festa per la cultura durante la quale i più di 100 invitati sono stati impegnati a godere delle opere esposte e in vivaci discussioni. Le star dello show erano i partner di Energitismo che hanno orgogliosamente esposto le loro opere raccolte in Our Discoveries e in Our Collection e hanno raccontato le loro storie.

L’ingresso era sorvegliato dai grandi leoni Ahura creati da Ezio Zanardello. A sinistra, nella “sala bazar”, erano esposti i preziosi tessuti di Ilario Tartaglia vicino a una sensazionale lampada Dreamtime dalla collezione di Florio Pozza. La meravigliosa poltrona Fusti con Eleganza e il mobiletto mensola di Fabio Scapin stavano di fianco alle labbra sensuali di Les First, l’enigmatica sedia di Massimo Marcomini.

Lucio Marin ha presentato Eleganza e Sicurezza in Rosso: segnaletica di sicurezza in vetro di Murano e l’esotico estintore Marinstyle. Appoggiato alla vetrata Maurizio Signorini presentava il suo tavolo Briccole Veneziane con le sue Sculture di Luce appoggiate sopra.

Alle pareti erano appese le liriche litografie di Giancarlo Busato, e appena sotto si accoccolava la bici per bambino Tondin di Nicola Lunardon. La solenne icona dell’Annunciazione di Anna Maria e Mariangela Tondello era grandiosamente esposta su un cavalletto. Il culmine finale dell’esposizione delle stelle dello show su questo lato era la magnifica scultura fluente a tutta altezza di Toni Venzo.

Di fronte alla bici Tondin, sul lato opposto della sala, c’erano i campioni di forme e strutture che sono alla base dei prodotti di arredamento Tondin. Al di sopra, appese al muro, due sculture ceramiche di Giuseppe Facchinello ispirate all’espressionismo di Picasso.

Al centro della sala, sopra un lungo tavolo, otto dei nostri partner esponevano le loro opere. Le sculture mosaico Living Stone, Pietre Viventi, dalle montagne della Grecia di Antonis Karakonstantakis stavano vicino a uno scialle elegante di seta e corallo, creato dalla famiglia Ascione di Napoli.

Di fianco era esposto un lavabo da bagno o da decorazione in pietra lavica smaltata di Sabrina Zibellini di Made in Lava. Roberto Perziano invece ha presentato quattro squisite collane con pendenti di vetro di Murano e metalli preziosi. Rita Dal Prà ha esposto come centrotavola uno dei suoi meravigliosi modelli di giardini all’italiana in ceramica.

Luciana Bertorelli ha presentato entrambi gli aspetti della sua scultura ceramica, che attingono tuttavia dallo stesso pensiero filosofico, una Pangea blu e una sfera smaltata.

L’opera d’entrata di Giampietro Zonta e Daniela Raccanello nello show delle star è stata Living Jewellery, la gloriosa collana d’oro creata attorno a delle cellule energetiche che emulano la fotosinstesi, indossata elegantemente prima da Manuela Lunardon e poi, con la gioia della fanciullezza, da Maria Vittori.

Le stelle dello show sono tutte immortalate in migliaia di foto, gran parte delle quali sarà disponibile sul sito di Energitismo e sulla nostra pagina Facebook.

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Dalla Ragione all’arte del Rugby

Cercando l'arte del Rugby, abbiamo percorso le vie strette dell’area pedonale del centro di Padova, siamo arrivati in Piazza delle Erbe, dove si ha il primo colpo d’occhio sul Palazzo della Ragione.
Non si ha un’immediata percezione della vera magnificenza del Palazzo della Ragione (o Palazzo della Giustizia come preferirebbero gli Inglesi). Ciò nondimeno la veneranda età di questa secolare basilica commerciale cum judicio con il soffitto a volta è evidente.
A quanto pare, ha anticipato Palladio di tre secoli, infatti sembra avere un sistema architettonico e progettuale simile, qualcosa che di sicuro ha rappresentato una fonte di ispirazione per molti futuri architetti. In piedi davanti al Palazzo della Ragione si percepisce che Padova deve essere stata una grande città di sapere e cultura in quei primi anni del tredicesimo secolo quando gli studenti arrivarono da Bologna e fu stabilita qui l’Università.
Il nostro piacevole compito in occasione della visita al Palazzo della Ragione era di predisporre una mostra di Energitismo sull’Arte del Rugby nella grande stanza del “Salone”in cui il Museo del Rugby (Fango e Sudore) presentava una storia delle maglie da rugby di tutto il mondo per celebrare l’amichevole tra Italia e Sud Africa. Ci siamo arrampicati per due stanze, ognuna con una scala di pietra di venti scalini, per entrare nel grande salone alla nostra destra.
Il primo sguardo è andato agli affreschi che ricoprono le alte pareti lungo tutti e quattro i lati, disposti in forme geometriche. Guardando in giro si nota una serie semi regolare di animali che vanno dal pavone all’ aquila agli animali da fattoria, dalla capra di montagna al cavallo al galoppo, al cinghiale, al cervo, al cammello, al lupo, al leone regale e qualche creatura mitologiche, come il drago, che era il simbolo della Corte del Drago. Le singole sezioni tra i montanti sembravano essere di larghezza irregolare, cosa che aumenta il desiderio di una seconda visita per esaminare più da vicino questa splendida struttura.
Guardando verso il fondo del grande salone, attraverso i lati della mostra di maglie da rugby di differenti Paesi ed epoche, scorgiamo un gigantesco cavallo di legno che attrae l’attenzione verso di sé. Immediatamente viene alla mente Troia, ma questo cavallo di legno sembra solido, costruito con assi scolpite da Rinaldi e assistenti circa nel 1466, ma attribuito a Donatello. La testa sembra viva, e incrocia severamente lo sguardo dei visitatori, inoltre è stato dotato di genitali amorevolmente scolpiti.
C’è voluto un po’ di tempo, guardando in sù abbiamo notato che l’enorme volta sopra di noi era sostenuta solo sui lati, ma subito non abbiamo realizzato cosa comportasse questo fatto.
Fuori, abbiamo vagato verso il centro di Piazza delle Erbe quasi vuota, un luogo che ogni mattina è un mercato pieno di vita e lo è stato per secoli, per avere una visuale completa sul Palazzo della Ragione. Un uomo di una certa età, vestito elegantemente in stile semi rurale, si è avvicinato e ha cominciato a raccontarci alcune storie sui primi secoli di questo edificio vecchio di quasi 800 anni.
Sergio Nave è stato una guida qui per molti anni. Ci ha detto che il soffitto a volta senza sostegno era il progetto di un monaco tornato dall’India circa 100 anni dopo la prima costruzione. Sembra che la struttura a “scafo rovesciato” sia opera di un architetto navale realizzata un secolo dopo il progetto della volta di Fra Giovanni, in seguito a un incendio. Il soffitto è presumibilmente il più grande soffitto senza sostegno di tutta Europa. Brunelleschi ne sarebbe geloso.
Sergio ha attirato la nostra attenzione sui regolari ornamenti verticali lungo i lati in cima alle pareti. Ci ha ricordato che c’era stata una “gara” tra la chiesa e il potere secolare per accaparrarsi questo edificio, e che questi particolari ornamenti erano stati progettati dal monaco per assicurarsi che la chiesa fallisse nel suo proposito: i circa 50 ornamenti sono, non ovviamente, falli stilizzati.
Mi chiedo quante altre storie ci potrà raccontare Sergio la prossima volta che lo incontreremo al Palazzo della Ragione?
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Massimo Argenziano, fotografie sportive ricordate per sempre

Tutti i campioni hanno avuto dei genitori che li hanno accompagnati quando ancora erano agli inizi, quando non erano così esperti e avevano bisogno di interminabili ore a ripetere un solo movimento, immagini stampate per sempre in foto e video amatoriali. Eppoi le gare che inevitabilmente impegnavano tutte le domeniche e i giorni di riposo. E’ successo anche a me.

Un po’ alla volta i ragazzi si addentrano nello sport e ad un certo punto ti accorgi che tuo figlio comincia a camminare con le sue gambe, ad avere un linguaggio tecnico perlopiù incomprensibile, e una sua propria identità separata dal genitore.

Poi arriva l’adolescenza e qualcosa cambia. Non tutti gli atleti diventano campioni e molti ragazzi lasciano le attività sportive e il sogno di diventare un campione.

Talvolta è una liberazione ma qualche volta è anche un dolore.

Avevamo trascorso ore con altri genitori nelle nostre stesse lunghezze d’onda emotive, ci eravamo crogiolati in sogni di gloria e improvvisamente ci dobbiamo reinventare una vita da soli, senza avere più il ruolo preponderante di genitore. La speranza, a quel punto, è che le giornate passate a guardare i ragazzi impratichirsi possano essere utili per farli diventare “campioni nella vita”.

Che cosa resta di tutto questo tempo speso in piccole gare di provincia e di tutte queste emozioni? Le fotografie!

Fotografie scattate da esperti “riproduttori di scatti” che non hanno anima e colgono solo aspetti tecnici comprensibili solo dagli addetti ai lavori (se mai nutrono qualche forma d’interesse per i milioni di scatti simili). Per noi genitori erano solo dei “costi” e abbiamo sempre preferito gli scatti dilettantistici che catturavamo da soli con i nostri smartphone.

Ma da qualche tempo il mondo sportivo è diverso, specialmente per noi amanti dell’equitazione. Si è arricchito di una pagina facebook (La fotografia sportiva) in cui vengono presentati scatti inconsueti: i protagonisti sono sempre cavalli e cavalieri, ma viene data una grande importanza alla poesia delle emozioni che vibrano attorno a queste manifestazioni.

Cavalieri mentre guardano il cavallo con sguardi bislacchi, giudici di gara assorti in calcoli, pubblico stupito mentre passa a tutta velocità un campione e momenti di complicità fra giovani allievi e insegnanti.

Il merito di questi scatti che portano la vita dentro le foto è di Massimo Argenziano, un fotografo che prima di tutto è stato il padre di una bambina che amava i cavalli (oggi campionessa). Il mestiere di Massimo è la fotografia artistica e l’arte. La sua esperienza nello studiare come creare degli scatti non banali che valorizzino le emozioni lo rende capace di creare immagini che incantano non solo i cavalieri ma anche i genitori, questa è la speciale sensibilità che ha sviluppato.

Vedendo queste foto provo nostalgia per le ore trascorse con gli amici guardando i figli crescere con l’equitazione e ritrovo i momenti migliori delle emozioni che ho lasciato indietro. E vorrei tornare sui campi a guardare altri ragazzi cimentarsi con la prova delle gare e sentire l’adrenalina degli animali eccitati da quella dei ragazzi.

Questo lato umano dello sport è quello che avvicina le persone all’equitazione e alle altre manifestazioni sportive e aumenta il numero dei visitatori a manifestazioni che, altrimenti, spesso vedono coinvolte solo le famiglie degli sportivi in gara.

Massimo dovrebbe diventare l’esempio per molti altri fotografi che in questo momento stanno riproducendo momenti di vita sportiva dei ragazzi senza capire come metterci amore.

L’amore non si vede, ma noi genitori lo possiamo percepire anche nelle fotografie!

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Il custode dello Zoo, creatore di un’elegante arte ceramica

Ezio Zanardello è il guardiano dello zoo smaltato, il creatore, designer e fabbricante di uno zoo di animali selvatici e domestici il cui elemento comune è l’immortalità.

Nell’ Ahura Zoo di Ezio troviamo creature grandi e piccole che vivono in una terra di giganti o a Lilliput, ma che condividono in pace e tranquillità i loro volti scintillanti, senza paura della morte o della distruzione. Alcuni sono seduti, alcuni sono in piedi altri distesi fianco a fianco senza recinti o guardie, altri ancora nuotano, sfilano, saltano o volano, ma sempre all’interno dei sicuri confini dello zoo.

Lo zoo non è artificiale, il suo Regno Animale è una autentica rappresentanzione dei cugini che esercitano il movimento nella vita di tutti i giorni. Questi animali trovano posto presso qualsiasi collezionista che sia in sintonia con l’anima degli animali.

Passeggiamo per lo zoo, ammirando i suoi abitanti. Le creature più possenti dello zoo sono le scintillanti pantere nere, con la bocca spalancata e i denti a sciabola in mostra, mentre ringhiano alla loro preda. Dietro a loro il bulldog, pacificamente domestico e in allerta, delle stesse dimensioni delle pantere, custodisce silenziosamente i possedimenti del suo padrone dai gatti predatori.

Gloriosi pavoni in livrea blu reale eretti con il loro piumaggio dispiegato a richiamare le loro compagne mentre altri riposano. Due fenicotteri stanno in piedi orgogliosi su una roccia nella loro vasca e un’unica gru gigante sta in allerta. Cigni bianchi navigano pacificamente lasciando una scia di fiori splendenti alle loro spalle mentre delle anatre si pavoneggiano dietro un coccodrillo pronto a balzare.

Tra la pletora di cani domestici un galletto orgoglioso si erge sopra la platea mentre capre e maiali siedono quietamente. Dei cavalli dorati sfilano nel cortile.

Gli esemplari più esotici dello zoo sono le tigri bianche e dorate e i leoni che condividono con orgoglio il posto all’ingresso. Una larga varietà di forme di vita feline includono leopardi e giaguari, linci e puma, e gatti domestici tra cui addirittura un gatto con gli stivali.

Dalle montagne arrivano cervi e stambecchi con aquile e falchi tra i dirupi. Dalla savana arrivano gli elefanti, i rinoceronti, le zebre e le giraffe. Infine nell’acquario si scorgono pesci tropicali giapponesi e curiosi pinguini.

Cercate lo Zoo Ahura e cominciate a collezionare i preziosi animali in ceramica smaltata.

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L’artigiano dell'arte surrealista nella ceramica

Dove finisce il lavoro dell’artigiano e inizia quello dell’artista? E’ difficile da definire un confine, specialmente nel mondo della ceramica dove le tecniche di preparazione dell’impasto, di cottura e di pittura possono influenzare notevolmente l’opera finale.

Siamo andati a Castelli perché ci avevano parlato di un giovane pittore che ama la tradizione e il surrealismo. Ci sembravano concetti un po’ distanti fra loro e così abbiamo deciso di conoscere la tradizione e di capire fino in fondo cosa significa “il surrealismo nella ceramica”.

Chiunque abbia la fortuna di arrivare a Castelli, in Abruzzo, nel cuore montuoso dell’Italia centrale, può percepire immediatamente il significato e lo spirito della tradizione. Un paese di montagna in cui per secoli le persone hanno trascorso lunghi inverni in isolamento cuocendo e dipingendo la locale argilla. Si scaldavano con gli stessi forni in cui realizzavano le loro ceramiche maturando uno stile unico e riconoscibile.

Una comunità stretta intorno al suo sapere, che tra il 1615-17 realizza una volta maiolicata composta da oltre 800 mattoni dipinti in modo diverso dai singoli artigiani, per decorare la locale chiesa, e che con orgoglio crea una scuola di ceramica per tramandare il sapere da una generazione all’altra.

Il rovescio di questa medaglia è un paese fatto di persone sospettose e non aperte alle novità che nel dopoguerra ha visto emigrare una intera generazione e che si è ostinato a riprodurre lo stesso stile che lo aveva reso famoso nel mondo.

Poi arriva la generazione di Marco Carbone, cresciuta con la televisione con i fumetti, che immette una novità all’interno della comunità. Marco cresce dipingendo con la madre e lo zio ma il suo spirito è più gioioso ed è subito attratto da Dalì, Magritte e dal movimento surrealista.

Contemporaneamente, però, non lascia la montagna e non emigra in cerca di fortuna altrove. Vede il paese tramontare e inizia un proprio percorso per riproporre elementi della tradizione in modo nuovo e con un linguaggio personale.

Conosce le tecniche artigianali e l’arte e le fonde in uno stile personale in cui il peso della tradizione è reso “leggero” da tratti e paesaggi inconsueti. I colori della tavolozza sono quelli della tradizione ed anche le forme dei manufatti si possono ritrovare nella storia di Castelli, ma i soggetti sono nuovi. 

Il tratto dei disegni appartiene più alle tecniche della calcografia, la definizione dei bordi dei soggetti e dei personaggi sono accurati e precisi, ma le scene non sono tipicamente abruzzesi e provengono dalla fantasia contaminata con la parte più gioiosa del surrealismo.

Si definisce un “umile artigiano” ma noi che abbiamo visto le sue opere possiamo definirlo un artista che potrebbe segnare un passaggio importante nella storia della ceramica di Castelli e creare un ponte fra passato e futuro.

 

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