Arte e competitività delle imprese italiane

Oggi ci hanno ricordato di due meravigliosi incontri con Stefano Flammini, un entusiasta imprenditore a capo di FGroup. Stefano ci aveva raccontato la sua esperienza su come arte e competitività sono il segreto delle imprese italiane nel mondo. 

Il punto di partenza degli incontri era stato quello di capire che cosa è l'arte moderna in architettura e ingegneria. Per Stefano è quella parte del lavoro dell'uomo immaginata, sviluppata e realizzata senza alcuno scopo immediato ma per far trovare tutti noi in un ambiente migliore attraverso l'ideale della bellezza.

I canoni di bellezza, tuttavia, variano continuamente: dall’armonia ricercata nella scultura classica greca all’esasperazione dei primi espressionisti. Per essere più pertinente, l’arte corrisponde sempre ad una sorta di riflessione privata, personale e sempre diversa per ciascuna persona, sulla ricerca della verità nascosta dietro l'apparenza delle cose.

Sappiamo che le nostre citta d'arte hanno un vantaggio in termini di attrazione per i visitatori. Ma cosa fare per i nuovi progetti? L’arte antica e moderna vanno trattate nello stesso modo?

Sì, l'arte antica e quella moderna dovrebbero essere trattate nello stesso modo, così come l'arte contemporanea, ma dovrebbe essere chiaro cosa si intende per "trattate". Se si intende "essere lette" allora dobbiamo mantenere l'identità distinta delle tre età definite cronologicamente, utilizzando strumenti di interpretazione differenti per ciascuna.

Il periodo dell’arte moderna arriva per alcuni con la avanguardie storiche, Duchamp, Picasso e la "Demoiselles d'Avignon", 1907, e per gli altri con il neoclassicismo di David, ma in realtà l'arte "moderna" dovrebbe essere fatta risalire almeno alla Cappella degli Scrovegni di Giotto a Padova, o alla Basilica di San Francesco (siamo nei primi anni del 1300), quando la natura, la storia e l'umanità hanno sentito il bisogno di integrarsi, come poi è accaduto trionfalmente nel Rinascimento.

Ne consegue che per comprendere l’arte si deve tener conto di tutto il contesto sociale, culturale e si deve avere uno scopo diverso ogni volta.

Per Stefano Flammini arte in Italia, più che altrove, ha sempre cercato un inserimento appropriato nel contesto del carattere architettonico e urbanistico, sempre evitando di essere percepita come una semplice sovrapposizione. Pur con alti e bassi in tempi diversi, l'arte non è solo un mero elemento decorativo, ma ha il suo carattere di "necessità" in un progetto e nella sua realizzazione.

In questo contesto, la creatività delle imprese italiane ha le sue radici nell'arte e dimostra una capacità, indiscussa in tutto il mondo, di "costruire il bello." Questa capacità è ancora sentita e percepita: arte e competitività si intrecciano per il successo delle imprese italiane nel mondo. In sintesi, quando una società italiana compie i primi passi all'estero può provare sgomento a competere con i giganti dei mercati internazionali.

Stefano ci ricorda l'analogia di Davide e Golia. La raffigurazione di Davide, l'eroe che Michelangelo ha trasformato in ideale di bellezza maschile non può fallire ed è un ispiratore, mentre allo stesso tempo il povero Golia così grande e potente è soccombente di fronte a tanta bellezza e intelligenza. Questo è il sogno italiano.

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Largo ai piccoli!

Interessanti cambiamenti socio-economici stanno avvenendo con il declino della classe media e del tessuto imprenditoriale associato. Nuovi imprenditori si stanno affacciando sul mercato. Hanno piccole attività, talvolta piccolissime, sono individui con una buona educazione e livello culturale che avviano piccole attività supportati dal web e dai social networks.

Pochi giorni fa siamo stati a Santa Giustina, sulle Dolomiti vicino Cortina, per un convegno sulla bachicultura e abbiamo avuto una ulteriore prova del fermento dei piccoli in settori molto diversi tra loro: dalla recettività all’agricoltura e alla manifattura.

Da qualche tempo Energitismo è interessato a riscoprire e supportare la rinascita di alcuni mestieri dimenticati e caduti in oblio durante l’ubriacatura delle produzioni di massa, così siamo stati chiamati a raccontare quello che facciamo in un convegno sulla bachicultura.

Da quando siamo più operativi nel Veneto, è stato naturale che ci imbattessimo nella “via della seta” che per secoli ha rappresentato la fortuna di Venezia ed era la principale occupazione in una vasta area che arriva fino al lago di Como. L’azione combinata di un pesticida usato in agricoltura, che aveva sterminato la popolazione dei bachi, e il tramonto delle filande in Europa aveva fatto perdere ai giovani la memoria di questa attività.

A Santa Giustina abbiamo trovato giovani molto motivati che supportati dai ricordi di qualche nonno e dalle conoscenze del CRA di Padova sono ripartiti con l’allevamento di bachi da seta. Contemporaneamente come Energitismo avevamo supportato persone con piccole attività come Ilario Tartaglia che ancora realizzano telai per la tessitura a mano ed hanno da tempo avviato una scuola per insegnare questo mestiere tradizionale.

Tutti gli incontri fra persone provenienti da centri lontani, e con età molto diverse sono stati possibili grazie al web. Andando a cercare fra gli esperti e gli addetti ai lavori in poco tempo siamo stati capaci di riscostruire tutta la filiera e nei prossimi mesi daremo testimonianza di quello che sta nascendo da questi incontri.

La sera, poi, l’ulteriore conferma del potere delle piccole attività quando sono supportate dalla rete. Grazie a booking.com abbiamo trovato un B&B in un paesino delle prealpi, Cesiomaggiore, così minuto da non riuscire a immaginare come potrebbe essere Cesiominore (se esistesse). Arriviamo grazie al navigatore e bussiamo a una porta con una insegna molto semplice ma raffinata ‘La Maison Lion’.

Ci accoglie una coppia e dopo averci mostrato una stanza veramente accogliente, ci registra i documenti in uno studiolo dove la signora stava lavorando a distanza con la sua redazione. Sul tavolo scorgo molti libri d’arte e uno dedicato al poeta D’Annunzio ricordando a Gavin che avevamo visitato il Vittoriale (la casa del Vate) la scorsa estate.

Ne segue una conversazione molto interessante sul modo in cui D’Annunzio aveva governato Fiume e sul ruolo dei filosofi e poeti nella costruzione di una società migliore. Una conversazione così piacevole che abbiamo chiesto più informazioni sulla coppia che ci ospitava.

Marika Lion è una giornalista che lavora per una testata internet (firstonline) e che si occupa di arte e finanza. Suo marito era un antiquario che ha “arrotolato i suoi tappeti” ad Asolo ed insieme hanno aperto un B&B con annesso ristorantino.

Il potere dei piccoli? Offrire un trattamento a 5 stelle, con il calore dei rapporti umani, l’arricchimento personale che avviene sempre ogni volta che si condividono emozioni e una nuova amica su Facebook , al prezzo di una sistemazione di B&B.

Largo ai piccoli! Questa è la nostra sfida, quella del nostro portale Energitismo!

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Architettura di musica con Bepi De Marzi

Un largo spettro di sensazioni ha incontrato i più di 70 ospiti dell’evento di architettura e musica “Uomini, Foreste e Design” organizzato dall’architetto Maurizio Signorini e tenutosi a Villa Thiene a Quinto Vicentino.

La villa, costruita dal Palladio nel 1545, ha fatto da scenario alla presentazione di sei architetti e designer che collaborano con sei diverse imprese dell’area vicentina: ognuno ha presentato i suoi progetti realizzati usando una varietà di legno locale. Il progetto ha la supervisione di Maurizio Signorini e Andrea Zenari.

L’evento si ispira a due libri di Mario Rigoni Stern, “Arboreto Selvatico” e “Uomini, boschi e api” ed ha lo scopo di promuovere l’uso del legno locale con enfasi sulla storia, la cultura e l’ambiente.

Una sovrabbondanza di ospiti riempiva il “salotto” della villa, una stanza di circa 7 metri quadri con una magnifica cupola affrescata a 6 metri di altezza. Maurizio Signorini ha parlato di etica delle costruzioni, e abbiamo ascoltato brani sulla bellezza degli alberi e delle foreste delle Prealpi vicentine.

Le presentazioni dei progetti sono state intervallate dalla lettura di intensi e coinvolgenti brani da “Arboreto Selvatico” da parte di Nicola Brugnolo e da alcune magnifiche architetture musicali del Maestro Bepi De Marzi. Bepi è meglio conosciuto per il suo coro “I Crodaioli” e le sue composizioni corali, così come per la sua collaborazione con Mario Rigoni Stern. È inoltre un organista e un maestro tastierista, oltre che un meraviglioso insegnante di musica.

Nella sala era stato disposto un pianoforte a coda lungo il lato sinistro, e da qui è scaturita tutta la maestria della serata. Al lato opposto c’era un leggio e al centro, nell’area di presentazione dei progetti, gli artigiani e gli architetti erano incoraggiati a disegnare a mano bozzetti delle loro soluzioni sostenibili in legno.

É stato nel suo ruolo di maestro che Bepi De Marzi ha catturato l’attenzione della sala a Villa Thiene, costruendo la sua struttura musicale da una semplice nota, il Do, e mostrandola nello spettro di tutte le sue opportunità, da pianissimo a forte, vibrando dal breve allo staccato e al legato.

Un intervallo e poi ancora verso le nuove opportunità di un secondo Do aggiunto al primo, con più “musica” nel suono al variare degli intervalli e dell’esecuzione di ciascuna nota. E poi è arrivato il terzo, e siamo stati accompagnati a sentire l’attacco della musica classica attraverso Rossini, Beethoven e Mozart, e comunque l’architettura era ancora piana, solo una nota in tre differenti tonalità da gustare.

Attendevamo pieni di aspettative quello che Bepi aveva nella sua scatola magica. Era la quarta nota: da,da,da, (e un tono sotto) daa, e improvvisamente ci fu aperta la gloria di Beethoven, in solo quattro lezioni di musicalità e quattro semplici note, ma combinate con grandi strutture architettoniche, ci ha dato l’inizio di una cattedrale della musica e della canzone.

Grazie Bepi, torna ancora. Grazie Maurizio, una fine panoplia.

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Crescere su un palcoscenico italiano

Ci sono momenti della vita che non si scorderanno mai e che segnano un gradino nella nostra evoluzione. Questo è quello che è accaduto a Lia Della Porta, una bambina americana di Philadelphia che per un mese ha soggiornato a Città della Pieve per partecipare alla prima di un’Opera Lirica.

Incontro Lia e i suoi genitori nel bar pasticceria Stefanini di Città della Pieve la mattina dopo aver assistito alla prima di Azaio, un’opera dell’International Opera Theater dove Lia aveva il ruolo di Rosalinda (da “Come vi piace”) in una nuova opera scritta e diretta da Karen Saillant che commemorava i 450 anni della nascita di Shakespeare.

Lia assieme ad altri 15 bambini e ragazzi (tutti compresi fra gli 8 e i 17 anni) era stata selezionata da Karen dopo una serie di audizioni a Philadelphia. Aveva trascorso un mese in Italia con i suoi genitori per prepararsi a questa serata. Ogni giorno per circa 6 ore e per 6 giorni a settimana, Lia è andata a teatro a fare le prove, come una vera professionista.

Ha dovuto affrontare due grandi difficoltà: cantare le arie in italiano e la dimestichezza con il palcoscenico. Le prove si svolgevano in un vero teatro, un gioiello di architettura con una platea e tre ordini di balconate (oltre il loggione) per un totale di circa 200 posti a sedere.

Il teatro degli Avvalorati è una miniatura professionale di un classico teatro dell’’800, con un grande palcoscenico, sale prova, camerini e sale per gli operatori. La sua struttura e la preziosità dei suoi decori e dei suoi arredi può mettere a disagio anche un attore professionista che ama avere il pubblico a pochi passi da lui.

Ho chiesto di intervistare Lia perché lo spettacolo mi aveva colpito nel profondo per la dolcezza e la professionalità dei 16 ragazzi protagonisti. Si muovevano con disinvoltura sulla scena, non hanno perso una battuta e a fine spettacolo ognuno di loro ha recitato una frase dedicata ai bambini del mondo che ancora soffrono accompagnata dalla musica. Il loro tono e i loro movimenti mostravano la maturità di gestire piccole difficoltà superata dalla serenità della fanciullezza.

Lia mi racconta di come questa esperienza si è sviluppata. Il rapporto con Karen è stato quello di una discepola con una maestra. Karen le ha insegnato la recitazione e il canto secondo un metodo messo a punto da lei che facilita la spontaneità nella recitazione, come nell’antica Commedia dell’Arte della tradizione italiana. Attraverso un sistema di consenso non verbale, è nata una forte relazione con gli altri ragazzi, che Lia non conosceva prima di venire in Italia.

E questo legame è stato cementato anche grazie al particolare stile di vita che si può sperimentare nei piccoli centri d’arte italiani come Città della Pieve. Questo comune immerso nelle colline della regione umbra (non lontano dalla zona del Chianti) ha circa 4000 abitanti, la maggior parte vive nel centro storico tutto realizzato in mattoni di argilla. Al contrario di altre città più turistiche, questo centro ha una presenza soprattutto di italiani in fuga dalle città metropolitane e continua ad avere una sua preziosa vita interna.

Quello che Lia e gli altri non potevano immaginare è che in questi centri si sperimenta “la libertà”. I bambini di tutte le età possono camminare, correre e giocare da soli nelle vie e piazze del paese perché sono controllati da mille “telecamere biologiche”: gli occhi degli abitanti. Basta poco per essere introdotto nella società locale ed entrare “sotto l’ala protettiva” della comunità.

Ai bambini come Lia questi occhi non sono mai evidenti. Quello che lei e i genitori hanno sperimentato è la gioia di partecipare alla felice crescita del figlio osservandolo a distanza mentre si confronta con la vita. Kim e Dave, i genitori di Lia, mi hanno raccontato come la bambina che è arrivata in Italia è sbocciata ed è cresciuta emotivamente (ed anche di qualche centimetro di altezza). Torneranno a casa con una ragazza differente.

Questi ragazzi hanno avuto un’altra esperienza che cambia la vita: sono stati testimoni della festa per il Palio dei Terzieri, 12 giorni di celebrazioni e giochi. Hanno cantato a La Rocca come parte di un evento di raccolta fondi di Terr’arte, un’organizzazione che insegna ai disabili ad esprimersi con la creazione ceramica. Qui Lia ha cantato la musica di Broadway (dal Fantasma dell’Opera). Ha anche cantato Panis Angelicus nella Cattedrale durante la messa della domenica.

Prima di salutare Lia, chiedo ai genitori se anche le altre famiglie hanno avuto le loro stesse sensazioni e se rifarebbero tutto. Mi rispondono che si sono confrontati fra di loro e che sono tutti assolutamente contenti dell’esperienza italiana con i loro ragazzi, ma che gran parte del merito va alla guida materna e professionale di Karen, al suo amore per l’Opera e per Città della Pieve, gioiello fra le città d’arte italiane.

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Molo di Savona per una notte, paradossi

Siamo entrati nella sala colazione dell'hotel sul Molo di Savona, un ambiente moderno con pavimenti splendenti come quelli della sala di atterra di un ospedale berlinese, tavoli quadrati senza tovaglia, un coltello e una forchetta ai lati di un tovagliolo solitario. Dall'altra parte della sala ci sono caraffe di succhi di diversi colori con poche informazioni riguardo la loro origine, più avanti sulla sinistra un accenno di frutta tagliata e grappoli di uva.

Ovviamente siamo in ritardo, condimenti in abbondanza e pochi panini: non una vasta scelta di interessanti beni di consumo per un così ben pubblicizzato quasi nuovo hotel 4 stelle nel nuovo molo di Savona.

Ci siamo presi la nostra selezione di frutta, il succo, il the verde (dopo aver fatto pazientemente la coda per l’acqua calda mentre gli altri imparavano come azionare la funzione caffè-latte) e uno o due mini croissant, abbiamo catturato un tavolo e ci siamo seduti per un veloce spuntino.

Fuori sulla destra a circa 40 metri si stagliava un altro edificio in vetro piuttosto nuovo e alto, come da standard savonese, circa 6 piani. Mia moglie, guardando questo insignificante edificio verde chiaro, esclamò per attrarre la mia attenzione. Guardai dall’altra parte e il mio sguardo fu trascinato in alto. Sopra l’edificio incombeva una forma massiccia gialla e nera che mi ricordava l’Omino della pubblicità dei Marshmellow dei Gosthbuster, sicuramente non sarebbe potuto essere pericoloso.

Concentrandomi sui dettagli poi ho fissato lo sguardo a sinistra, tra questo edificio e un altro: una struttura ancora più alta direttamente dietro il palazzo, e ho capito che si trattava di una nave da crociera Costa che navigava nascosta verso il porto per assorbire migliaia di cercatori di vacanze estive last minute da tutto il mondo, molti dei quali devono essere stati nostri colleghi a colazione questa mattina. Data la razione di cibo disponibile osservata a colazione, la cambusa a bordo avrà giorni difficili prossimamente.

Siamo arrivati a Savona dopo le dieci della sera prima con l’Intercity “tutte le fermate” da Roma, non uno dei mezzi più salubri di Trenitalia, quello in cui guardi le rotaie sotto di te mentre aspetti di entrare alla toilette e mediti sullo stato di pulizia delle rotaie stesse dopo un lungo weekend di bagordi. Arrivati in hotel dopo le 10 e 30 avevamo fretta di trovare un ristorante.

Il paradosso del molo di Savona è che ha una pletora di caffè quasi pieni, discoteche e bar più qualche ristorante specializzato in carne sulla riva. Forse che tutti i pesci sono rifluiti verso porti meno rumorosi? Fortunatamente in una strada laterale abbiamo trovato un ristorantino di pesce con un cuoco che è stato capace di riaprire la cucina per noi. Abbiamo scelto calamari fritti e gamberi come antipasto, pesce spada a baccalà, più una bottiglia di Soave e ce la siamo cavata con meno di 25€.

Prima di sederci fuori, la cameriera ci ha avvisati che non ci avrebbe servito al tavolo ma ci avrebbe chiamato una volta pronto il pesce perché l’attività aveva solo la licenza di take-away. Perplesso, ho preso in prestito il suo cavatappi e ho aperto il vino, e Claudia ha ascoltato la conversazione con un altro cliente, mentre veniva informato che il locale sarebbe diventato un bistrò di carne in ottobre per 6 mesi eppoi sarebbe tornato ad essere un ristorantino di pesce a Pasqua.

Ci siamo spartiti l’antipasto e diverse quantità di Soave, di valore eccellente, e ci siamo accorti che una grande insegna sopra la porta ci diceva in blu su bianco che il locale si chiamava Sapore d’amare, pesce arrosto. Una volta pronto il nostro pesce Claudia, nella sua normale modalità investigativa, ha cercato spiegazioni.

Apparentemente gli amanti del pesce sono anime estive, mentre gli amanti della carne prosperano negli umidi mesi invernali, permettendo così ai pesci spada e ai persici di metter su carne nel Mediterraneo per la prossima stagione. Ma l’insegna e il nome? Fu allora che abbiamo capito e Claudia ha realizzato che il nome della gastronomia era “Sapore d’amare” e non “Sapore da Mare”.

Quindi molto presto cambierà l’olio in cucina, sarà immagazzinato più vino rosso e l’insegna sarà rimpiazzata da una rossa e l’unica parola da sostituita sarà “Pesce” con “Carne”, ma saremo sempre sul molo di Savona.

Molto sostenibile ed economico!

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poltrona elegante

Fabio Scapin è un artigiano, un lavoratore dei metalli, che con i metalli crea soluzioni di arredamento moderno professionali e commerciali di alta qualità.

Il suo lavoro lo espone a un’ampia varietà di stili e applicazioni dove il metallo rappresenta sia lo scheletro che il prodotto finale. Fabio ha notato il valore del rifiuto che torna al riciclatore per essere fuso e raffinato ed è stato colpito dalla grande quantità di fusti da 200 litri (44 galloni) vuoti che contenevano prodotti per la pulizia e additivi. E ha iniziato a sognare.

Quello che ha visto è un arredamento moderno ricavato da fusti dismessi.

Il riciclo di questi grandi fusti industriali non è una cosa nuova. Cinquant’anni fa in Australia avevamo creato il Rot-B-Cue da un fusto tagliato a metà, incernierato su un lato e montato lateralmente su due treppiedi. Un piccolo motore elettrico era collegato a un albero che girava lentamente fra due cuscinetti, ognuno alle sue due estremità. Si infilzava nello “spiedo” un intero maialino o un agnello, la parte inferiore del fusto si riempiva parzialmente con la carbonella da BBQ ardente e, 5 ore più tardi, dopo che copiose quantità di birra erano state tracannate, l’arrosto era pronto per il consumo.

Nella costa nord-ovest del Pacifico negli USA, si usa lo stesso principio per affumicare il salmone appena pescato, e non sorprende che l’attrezzo sia stato chiamato Smoke-B-Cue, con il coperchio che si chiude durante la cottura. Tuttavia, queste “invenzioni” utilitaristiche che occupano la creatività e la buona compagnia di giovani uomini non sono affatto eleganti, sono spesso inaffidabili e non particolarmente attraenti per il gentil sesso.

Che Fabio abbia considerato i limiti delle precedenti applicazioni dei fusti dismessi non è una cosa certa, ma sta di fatto che grazie alla sua esperienza ha istintivamente capito che la qualità è la regola base per tutti i prodotti sostenibili ed eleganti.

Quando abbiamo visitato per la prima volta il suo laboratorio vicino a Vicenza, siamo stati colpiti da questa poltrona blu brillante e bianca esposta su un piedistallo di fronte a noi.

L’unico richiamo al fusto originale era la forma. Ogni fusto è selezionato e pulito attentamente per portare alla luce il metallo puro. Sono poi ritagliate le forme richieste. Tutti gli elementi metallici come cerniere e maniglie sono fatte a mano nel suo laboratorio. Lo scheletro metallico progettato per la sedia è installato e saldato in loco.

Cassetti in metallo, porta bicchieri e mensole sono incorporati. Il montaggio finale in metallo è poi dipinto secondo le specifiche del cliente con una finitura brillante. E alla fine vengono aggiunti gli accessori, i cuscini e la tappezzeria ancora una volta di alta qualità per soddisfare i desideri del cliente.

Fabio ha disegnato e prodotto una gamma di mobili per arredamento moderno che comunica uno stile unico. E’ possibile produrre salotti completi o ambientazioni per “sale giochi” che soddisfano qualsiasi combinazione di colore, tema e atmosfera. Divani doppi, sedie per bambini (create da fusti più piccoli), tavoli, mobili carrello con mensole, Fabio Scapin creerà la soluzione per qualsiasi cosa vogliate, e il risultato sarà un arredamento interno o esterno unico.

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Caduta Per Pragmatismo

Cadere è la perfetta attività per distinguere un ottimista da un pessimista. Un ottimista salta oltre il bordo di un alto edificio. Mentre cade, all’altezza della finestra del trentesimo piano, si sente che grida: “Tutto ok” e si vede che telefona a una battona con il suo iPhone.

Le sue possibilità di atterrare senza rischi sono registrate nella Guida Galattica per gli Autostoppisti, ma è accaduto. Questo giustifica l’ottimismo? Nel frattempo un pessimista cade e si sente che grida “Non è colpa mia” mentre punta la sua pistola alla sua tempia.

Chi è giusto essere? Di sicuro, se sei Inglese, né l’ottimismo né il pessimismo sono accettabili, ma solo il pragmatismo.

Una delle più grandi storie di pragmatismo in mezzo a un disastro è “La storia del muratore” raccontata dall’ultimo grande narratore, Gerard Hoffnung circa 56 anni fa al dibattito della Oxford Union.

Gentile Signore,

Le scrivo in risposta alla sua richiesta di ulteriori informazioni nel Paragrafo #3 del modulo di segnalazione dell’incidente. Ho messo “Scarsa Pianificazione” come causa del mio incidente. Lei ha chiesto una spiegazione più esaustiva e sono convinto che i seguenti dettagli saranno sufficienti.

Sono un muratore di professione. Nel giorno dell’incidente, stavo lavorando da solo sul tetto di un nuovo edificio a sei piani. Quando ho completato il mio lavoro, ho visto che c’erano dei mattoni avanzati che, una volta pesati più tardi, corrispondevano al peso di 240 libbre. Invece di portare giù i mattoni a mano, ho deciso di calarli in un secchio usando una puleggia attaccata al lato dell’edificio al sesto piano.

Una volta assicurata la corda a terra, sono salito sul tetto, ho spinto fuori il secchio e ci ho caricato i mattoni dentro. Dopodiché sono sceso e ho slegato la corda, tenendola strettamente per assicurare una discesa lenta alle 240 libbre di mattoni. Lei noterà sul modulo di segnalazione dell’incidente che il mio peso è di 135 libbre.

A causa della sorpresa di essere strappato da terra così improvvisamente, ho perso la mia presenza di spirito e mi sono dimenticato di lasciar andare la corda. Non c’è bisogno di dirlo, sono salito con un ritmo rapido lungo il lato dell’edificio.

Nei pressi del terzo piano, ho incontrato il secchio che ora stava scendendo ad una uguale impressionante velocità. Questo spiega il cranio fratturato, abrasioni minori e la clavicola rotta, come riportato nella Sezione 3 del modulo di segnalazione dell’incidente.

Rallentato solo minimamente, ho continuato la mia rapida ascesa, non fermandomi finché le dita della mia mano destra sono entrate in profondità nella puleggia che ho menzionato nel Paragrafo 2 del presente modulo. Fortunatamente a questo punto avevo riacquistato la mia presenza di spirito e sono stato capace di tenermi afferrato alla corda, nonostante l’atroce dolore che cominciavo a provare.

Circa nello stesso momento, comunque, il secchio di mattoni aveva raggiunto il suolo e il suo contenuto era caduto fuori. Svuotato ora dal peso dei mattoni, il secchio pesava circa 50 libbre.

Le ricordo ancora una volta il mio peso. Come può immaginare, cominciai una rapida discesa lungo il lato dell’edificio.

 

 Nei pressi del terzo piano, ho incontrato il secchio che risaliva. Questa è la causa delle due fratture alle anche, del dente rotto e delle gravi lacerazioni della mia gamba e della parte bassa del mio corpo.

 

 Qui la mia fortuna ha cominciato a girare un po’. L’incontro con il secchio a quanto pare mi ha rallentato abbastanza da limitare le mie ferite quando sono caduto sulla pila di mattoni e fortunatamente si sono rotte solo 3 vertebre.

 

 Sono spiacente di riportare che, tuttavia, mentre ero disteso sulla pila di mattoni, pieno di dolore, incapace di muovermi e guardando un secchio vuoto sei piani sopra di me, ho perso di nuovo la mia presenza di spirito e ho mollato la corda.

 

 Il secchio è venuto giù e mi ha colpito alla testa facendomi perdere conoscenza. Mi sono risvegliato qui in ospedale.

 

Faccio rispettosamente richiesta di congedo per malattia.

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Bagni turchi e SPA

Un bagno turco e una sauna sono un'esperienza sensuale ricercata da molti, ma raggiunta nella propria casa da troppo pochi. Sono gli elementi fondamentali per la maggior parte dei centri benessere e ora la creatività dei produttori si sta muovendo per creare nuove esperienze sensoriali.

Le ultime sfide sono centri benessere sensoriali che implicano l'uso di stimolatori per tutti i sensi: colori, sia nelle luci che negli ambienti, profumi, acqua e musica di sottofondo, sapori dal bar, e forme curve. L'idea fondamentale è la continua scoperta di nuove esperienze, dove il movimento dell’acqua sorprende e dà piacere.

E’ una rivisitazione dei concetti filosofici dei primi bio-architetti dove il contatto con gli elementi naturali era l'obiettivo per la creazione di benessere e sostenibilità, dove le forme complesse e l'assenza di linee e angoli retti seguono le regole dell’antroposofia.

Se siete in armonia con lo stile di Gaudì o Hundertwasser, allora dovreste sentirvi a vostro agio in questi nuovi ambienti. Ogni progetto è unico e ha una propria 'vita' e stile, perché si tratta di una fusione dell’architettura degli ambienti interni con le anime degli utenti.

Un esempio interessante di questa soluzione può essere provato al Parco dei Cappuccini a Gubbio, dove la tecnologia di Enrico Puppi, fondatore di Preformati Italia, e il design di Simone Micheli si sono combinati per creare un tale centro benessere.

Il segreto del successo è principalmente dovuto all’ esperienza e alla curiosità di Enrico che si entusiasma grazie alle sfide di architetti e designer. E’ in grado di utilizzare il polistirolo espanso ad alta densità- EPS come uno scultore utilizza il marmo per creare ogni capolavoro. Tutti possono acquistare EPS ma pochi possono dargli un’anima ed emozionare le persone.

Nella vera tradizione rinascimentale, Enrico combina la capacità progettuale degli architetti con cui collabora alle nuove tecnologie acquatiche e di illuminazione, ai nuovi materiali e all’ ingegneria strutturale: stile e funzionalità per creare nuove terme, bagni di vapore e prodotti per il benessere.

Per saperne di più: www.preformatiitalia.it

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