Piccoli Teatri fanno crescere le città

L’Italia centrale è un posto magico dove il feudalesimo ha lasciato il posto a centinaia di piccoli comuni e borghi dove i signori e le comunità rivaleggiavano in cultura e bellezza, come in Città della Pieve.

Non ci sono palazzi reali o grandi edifici “fuori-scala” per gli esseri viventi (a parte qualche grande Duomo come ad Orvieto), ma centri urbani a dimensione umana che ancora trasudano di armonia e diffondono benessere.

Toscana, Umbria e Marche sono le regioni che ancora raccolgono i frutti di una semina fatta centinaia di anni fa che aveva come centro le comunità locali ed è per questo che entrare in un centro storico di uno di questi paesi fa sentire “a proprio agio”. A parte alcuni centri più turistici, la maggior parte di questi borghi conservano traccia di vita reale dei residenti e si può sperimentare una dimensione umana creativa.

La creatività la si ritrova in molte diverse espressioni artistiche, dai piccoli musei sparsi raggruppati nella associazione Piccoli Musei  fino agli oltre 200 piccoli teatri alcuni dei quali sono delle vere e proprie miniature. Sono sicura che moltissimi artisti del mondo sognerebbero di calcare queste scene in cui passato, presente e futuro si fondono e si sprigiona il desiderio di creare insieme.

Questi piccoli teatri sono ancora uno dei centri creativi delle comunità e possono tornare a svolgere un ruolo strategico nel panorama culturale internazionale. E’ la storia del Teatro degli Avvaloranti di Città della Pieve, un centro fra Umbria e Toscana in cui i raggi di sole riflessi dal vicino Lago Trasimeno donano alla luce un’aurea particolarmente magica.

Da 11 anni l’International Opera Theater di Philadelphia, diretta da Karen Saillant, viene a presentare un’opera prima in questo piccolo teatro e per un mese la troupe e i protagonisti soggiornano in questo centro condividendo con i locali gli stili e la qualità della vita. Karen è ormai “di casa” e la conoscono tutti ed ha catalizzato attorno alla sua iniziativa l’interesse di molti artisti e artigiani locali.

Al nostro arrivo ci mette subito in contatto con un ebanista speciale, Antonio Mugnari, che oltre ad aver realizzato delle miniature perfette dei mobili di Napoleone, ha messo la sua arte a disposizione della musica. Andato in pensione ha iniziato a realizzare strumenti musicali a corda che suonassero con le corde di budello. Ha studiato gli Stradivari ed ha recuperato i disegni dei maestri liutai prima che cambiassero il manico dei violini.

I suoi violini hanno un manico più corto e meno inclinato capace di esaltare il suono delle corde naturali. I suoi strumenti non hanno suoni potenti ma sono molto armoniosi e sono perfetti per le piccole dimensioni dei teatri come quello degli Avvaloranti. Antonio ci ha guidato dentro ai suoi studi ed ai suoi esperimenti mettendo a disposizione i suoi strumenti musicali a tutti i musicisti che vogliono emozionarsi con suoni inusuali e con nuove sensazioni, magari dentro il piccolo teatro di Città della Pieve.

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Riportare in vita i Pupi: la storia dei Fratelli Napoli

Una visita al laboratorio dei Pupi (e piccolo museo) dei Fratelli Napoli, nella città vecchia di Catania, è un passo in un altro mondo dove il 'burattino' prende vita e i creatori non sono altro che servitori dei Pupi.

L'impresa è stata fondata nel 1921 da Gaetano Napoli e oggi è giunta, senza interruzioni, alla sua quarta generazione ed è la 'realtà più significativa' del teatro dei Pupi tradizionali di Catania. Come riconoscimento, in cima alle scale accanto alla porta che conduce ai laboratori, vi è una lapide eretta dal Comune di Catania per commemorare la vita e il lavoro creativo di Natale Napoli, il padre di Fiorenzo.

L'orgoglio per la loro arte e tradizione è un segno distintivo della famiglia Napoli. Senza la loro interpretazione fedele della produzione artigianale e artistica del teatro dei Pupi, questa forma d'arte potrebbe essere già morta a Catania. Proprio come “Punch e Judy” è un tradizionale teatro di marionette per gli inglesi, le rappresentazioni dei maestri dell’Opera dei Pupi sono una fiera tradizione della Sicilia.

I “pupari” sono gente di teatro vero. I pupari dell’Opera dei Pupi hanno per i pupi lo 'stesso rispetto che viene dato ad ogni bambino'.

La famiglia dei Fratelli Napoli “dà vita” ai loro Pupi per creare spettacoli che combinano l'eccellenza della tecnica con un vero pathos – quello delle vere Opere italiane. In origine i Pupi erano creazioni di circa 130 cm con un peso di oltre 20 kg, nell’ultimo secolo si sono ridotte. Considerando che un'opera può durare due ore, non è sorprendente che i pupari siano paralizzati dalle esigenze dei pupi. Oggi i Pupi sono interamente realizzati a mano da Davide Napoli con il suo set di strumenti tradizionali, pesano un po' meno e sono più corti, ma l’effetto è altamente emozionale.

Il padre Fiorenzo è il maestro dei Pupi e l’amorevole custode di questa forma d'arte, della storia e delle reliquie. Si è offerto di mostrarci come ogni marionetta è diretta. Ha scelto un bel cavaliere mentre Davide ha indossato scarpe speciali. Mentre Fiorenzo ha parlato, recitato e cantato, Davide rendeva l'azione con un abile controllo del burattino, producendo con le sue scarpe di legno il suono di grandi passi, di colpi di spada sullo scudo e l’eco di conflitti.

Per ogni spettacolo sono necessari dieci membri della famiglia: ogni personaggio richiede due esecutori per la voce e le azioni. Ogni performance è un'esperienza e un'emozione drenante e Fiorenzo, con il segno di una lacrima dall’occhio, ha compiuto oggi un altro passo per proteggere i Pupi dal diventare una ennesima forma d’arte oscurata dai media elettronici.

Cercateli sul web all'indirizzo www.fratellinapoli.it, visitate il laboratorio o ancora più importante, fate un passo indietro con la memoria e andate ad assistere ad uno spettacolo dell’Opera dei Pupi.

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confort and luxury

Gli amanti ed i collezionisti di pipe si sono ritrovati a Cagli per la Festa della Pipa. Fra i partecipanti abbiamo incontrato Marco Bacigalupi, un artigiano delle pipe, e appassionato fumatore.

Cagli è un fascinoso paese nella regione italiana delle Marche ed è un punto di ritrovo annuale per coloro che amano le pipe e sanno apprezzare il loro valore artistico ed artigianale. Qui vi è il museo della pipa moderna che ogni anno aumenta la sua collezione con pipe realizzate da giovani pipemaker: il tema di questo anno era “la pipa e Bacco”.

Durante la festa si è svolta anche una gara internazionale di “lento fumo”. Queste competizioni sono “tecniche” e consistono in una sfida fra chi riesce a tenere la pipa accesa più a lungo. Le dotazioni sono uguali per tutti e la pipa deve avere una specifica omologazione. Si hanno a disposizione 3 gr di tabacco e 2 fiammiferi. Il vincitore di quest’anno ha tenuto accesa tale pipa per più di 3 ore senza farla spegnere.

Ma gli amanti della pipa si riuniscono soprattutto per cercare nuovi esemplari da aggiungere alla collezione, vedere i nuovi prodotti fatti a mano dalla sapienza di artigiani provenienti da varie parti del mondo ognuno dei quali interpreta la pipa in modo diverso.

Marco Bacigalupi è un artigiano pipe-maker italiano di Gavi nonchè un appassionato fumatore.

Marco, come hai iniziato a realizzare pipe?

Ci sono arrivato dopo anni “di fumo” in cui non riuscivo ad accontentarmi di quello che trovavo sul mercato e volevo esplorare nuove strade.

Cosa c’è di speciale nel fumare la pipa?

C’è una bella espressione inglese ‘Pipe Dreams’ che si utilizza per indicare i sognatori ad occhi aperti che sognano con un sottofondo di fumo azzurro, saporoso e fragrante.

Fumare è una meditazione e uno stato d’animo. Ad un certo momento della giornata si decide di celebrare un rito e di accendere una pipa per ‘fumare’ il proprio mantra, un rituale lento per permettere al cervello di rallentare ed ai pensieri di arrivare più in profondità.

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Una sedia ha cambiato la mia vita: LES FIRST the Chair

Le circostanze nelle quali mi sono trovato nello sviluppo del progetto FIRST the chair evidenziano chiaramente che questo oggetto doveva a tutti costi venire al mondo. Semplicemente sono stato un tramite.

Ho contato fino a dieci quando la mia musa biondissima, sulla terrazza della "nostra" casa a picco sul lago di Garda, con un’espressione tra il preoccupato e l’infastidito ha dichiarato la totale inadeguatezza delle sedute esistenti per la propria dimensione estetico - esistenziale.

Dietro alle lenti impenetrabili dei miei occhiali da sole NeriStoriciOversize assisto attonito ad un’affermazione tanto spregiudicata quanto artistica e capisco che la richiesta in realtà esprime l’intelligente desiderio di una continua ricerca intellettuale.

Nel silenzio intercorso tra noi vedo passare alla velocità della luce ogni possibile risposta ribelle… Ma cedo infine alla tentazione: “Signora, disegnerò io stesso la Sua seduta e la chiameremo LES FIRST the Chair”.

Nessun’altra parola è necessaria. Guardo il golfo incantato di Salò nella luce accecante della canicola dannunziana e soffermo lo sguardo nella direzione in cui il lago di Garda volge verso l’infinito di Riva. Ebbro di bellezza da restituire al mondo, attraverso il giardino panoramico e salgo a bordo della mia SmartShuttle come inventore totale di oggetti e figure del desiderio.

Il tragitto Salò – Studio si trasforma in un viaggio mentale attraverso i desideri irresistibili di un branco antropologico consapevole: le SLAVES TO THE LUXURY… a tutta velocità verso una nuova svolta della mia vita di cui Miss T. è l’involontaria catalizzatrice. Nella proiezione dinamica dell’ombra di me stesso sull’asfalto intento a salutare individuo le linee della FIRST.

FIRST the Chair si concretizza sulla carta al semaforo di Goito (Mantova - Italia), attraverso un parto grafico fulmineo con pennarello blu oltremare su foglio A4 molto casual: la prima creatura di una collezione di oggetti sensuali in pelle costellati da manette gioiello rettangolarizzate: veri e propri buchi cromati per performance familiari senza precedenti.

Per saperne di più: www.marcominimarconato.com

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Ascione coralli. Coralli adatti per una Regina

La famiglia Ascione produce raffinati capi di moda con applicazioni in corallo, seguendo così la tradizione francese, che utilizzava il corallo pescato a Torre del Greco, per realizzare bellissimi ornamenti per nobildonne, tra queste la sorella di Napoleone, imperatrici, principesse e regine d’Europa.

Ascione è stato il fornitore ufficiale della casa reale italiana. La storia della famiglia è intrecciata con quella dell’Italia e si sentono particolarmente onorati di essere parte di quello che è riportato nei libri di storia.

Nel loro showroom in Napoli, di fronte al Teatro San Carlo, uno dei fratelli vi guiderà attraverso il museo mostrandovi la previdenza delle varie famiglie reali: dai Borboni, che hanno favorito l’introduzione della lavorazione del corallo a Napoli, alla decisione della famiglia reale Savoia di scegliere Ascione come fornitore ufficiale.

Il museo dentro l’atelier di Ascione mostra un ritratto della sorella di Napoleone adornata con gioielli di corallo, i gioielli di corallo della Regina d’Italia, oltre a meravigliose sculture di corallo.

Il vestito da sposa e i gioielli di corallo della nonna della attuale generazione sono orgogliosamente mostrati, i ricami sono splendenti come i coralli.

I colori pulsanti dei coralli riportano in vita il passato irretendovi nel desiderio di condividere un pezzo di ‘storia vivente’ riportando i nuovi gioielli di corallo al loro giusto posto nell’alta moda.

La nuova collezione Ascione presenta indumenti ricamati con perline di corallo da abbinarsi a gioielli o per essere indossati da soli. Meravigliosi scialli in raffinata seta sono decorati con bellissimi ricami di coralli bianchi, rosa e rosso.

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La seduta del poeta, la sedia del designer

Nel caso dell’architetto Massimo Marcomini, l’irriverenza può diventare anche rispetto delle tradizioni. Massimo è un architetto e un designer provocatorio con una sensibilità sorprendentemente italiana. 

Recentemente ha dato sfogo alla sua vena creativa disegnando una sedia e rileggendola poi in mille modi diversi e accostandola in situazione inusuali.

Les First the Chair è una seduta asimmetrica con seducenti inserti metallici che può adattarsi alla tavola, al riposo o all'attesa, ed è l’inizio di un cammino. Massimo l'ha trasformata in un oggetto di culto personalizzabile per situazioni classiche, artistiche e ironiche.

Massimo, come ti è venuta l’idea di disegnare Les First the Chair?

Fisicamente The Chair si concretizza mentre ero in macchina, ho sempre con me carta e pennarelli per condensare immediatamente le idee in immagini. Emotivamente nasce prima, in un assolato pomeriggio sul lago di Garda in una villa da me progettata per la musa ispiratrice: miss T.

Per lei ho realizzato una casa speciale, con una terrazza che domina il lago di Garda, studiata nei più piccoli dettagli. Quando miss. T ha iniziato ad arredare questa casa mi ha sottolineato “la totale inadeguatezza delle sedute esistenti per la propria dimensione estetico – esistenziale”.

Una frase che è stata come una sfida aprendomi ad un mondo che non immaginavo avrebbe avuto un tale impatto nella mia vita. La mia decisione di allargare il mio orizzonte espressivo nel design di interni è stata immediata.

Il Lago di Garda … il Vittoriale, la famosa casa eclettica del poeta D’Annunzio… sensualità e cultura … c’entrano qualcosa con te?

Sono un architetto italiano, perbacco! Sensualità e cultura sono nel mio DNA! Come in quello di D’Annunzio, la cui casa sul lago di Garda è meta di milioni di visitatori.

Non sono scisse, è solo il bigottismo che separa i due momenti. La creazione è per definizione un momento di tensione erotica. Basta leggere i grandi poeti di tutti i tempi e di tutte le nazioni per comprenderlo. Si cita sempre Catullo (anche lui qui a Sirmione sul lago di Garda) ma tutte le produzioni artistiche nascono da una "tensione interiore".

La bellezza è il mio motore e vivere in quest'area d’Italia non fa che ricordarmi ogni giorno il ruolo fondamentale della bellezza nel piacere della vita e nel creare gioia.

A me basta guardare il golfo incantato di Salò nella luce accecante della canicola dannunziana, soffermare lo sguardo nella direzione in cui il lago di Garda volge verso l’infinito di Riva. A quel punto, ebbro di bellezza da restituire al mondo, attraverso il giardino panoramico e creo.

Oltre Les First the Chair?

La sedia, in tutte le sue varianti, è l’inizio di un nuovo corso, un cammino nel quale come designer incontro mostre sui vestiti di Capucci o di altri Maestri della moda italiana, che abbiamo allestito nel mondo, dall'America alla Russia.
E’ l’idea stessa di bellezza pura ed essenziale, spesso modernissima e altamente scenografica, che diventa Les First. Io, come schiavo della bellezza, semplicemente ubbidisco alla mia sensuale creatività traducendo le mie visioni in qualcosa di cui si può realmente godere.

Per saperne di più: www.marcominimarconato.com

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798 e molti altri passi in cerca di arte cinese

Il posto migliore per iniziare se si desidera trovare il mercato degli artisti di Pechino è il Capital Airport, dove ho incontrato la mia amica di lunga data Shaohua, come sempre sorridente, che mi aveva raccomandato questa gita di un giorno.

E' solo una corsa in taxi da 50 RMB, che da fastidio al conducente. Ci scende in un’ampia strada, e notiamo l'indirizzo è il 798, ma non siamo sicuri della strada. Ci ricordiamo che il quartiere è quello di Chaoyang, e mi sento confortato che sia Shaohua a decidere.

Si tratta di metà estate, e sempre oltre 35 °C - oggi un bel po' più caldo. Il vantaggio di Pechino in estate rispetto alle città del sud è il suo clima secco. Lo svantaggio è che, senza pioggia, la foschia è opprimente quando si scannerizza il cielo. Ma stiamo cercando le gallerie così, con gli occhi bassi, non c'è niente altro se non il calore e la luce vivida ad interferire nella nostra ricerca.

L'ampia strada va avanti in distanza senza alcun segnale apparente di dove cercare. Quasi subito sulla destra c’è un edificio con una galleria (ingresso 10 RMB), con un lavoro di rame nella finestra di fronte - la galleria di Bingren - scopriamo che i laboratori sono a Shanghai. Vicino alla porta a vetri c'è un grande cammello di rame smaltato con metallo discontinuo, sembra come che sia stato oggetto di corrosione o di un attacco massiccio di vermi.

All'interno, c’è una magnifica galleria di arte del rame - animali, classiche scene Cinesi, alberi tradizionali, disegni semi-astratti, con varie finiture metalliche e in smalto e - ei prezzi fino a 800.000 RMB, tutto merito del grande artigiano Bingren e, presumo, del suo team di apprendisti desiderosi. Sono catturato dalla bellezza e dalla indubbia qualità delle opere, e solo più tardi rendo conto che questo sarà il momento clou artistico della giornata in termini di tradizionali forme d'arte cinesi.

Andiamo piano di sopra in una galleria Tibetana e ci troviamo di fronte alla richiesta di non fotografare, che mi sconcerta in quanto mi rende un po' difficile promuovere più tardi gli artisti. L'arte è diversa e rappresentativa di tecniche e disegni sia tradizionali che contemporanei.

Camminando lungo la strada, mi sono reso conto che nel mezzo di questa area c’è una grande centrale elettrica defunta, ed è evidente che i borghesi di questo quartiere hanno rinnovato tutti gli edifici connessi a questa fabbrica elettrica per creare questo parco d’arte, mentre hanno lasciato la stazione elettrica come un ‘monumento’ alla nascita industriale della Cina.

Le strade laterali si estendono per circa 400 metri in ogni direzione, mentre la strada principale è più lunga. Quello che Shaohua nota da una precedente visita è l'esplosione di ristoranti e caffè oltre ad alcune gallerie veramente molto commerciali.

Oggi è Sabato. Diverse gallerie hanno le aperture delle mostre e partecipiamo ad alcune, ma non possiamo emozionarci dalla maggior parte delle offerte contemporanee, pur non criticando il giudizio esperto delle gallerie. Sono attirato di entrare in una Biennale Cina-Italia che ha come tema i Ricordi, ma abbiamo trovato qualche difficoltà a decifrare le opere esposte e anche lo scopo di questo evento.

Si è verificato un cambiamento nelle abitudini alimentari cinesi e ora è facile mangiare tutto il giorno. Vicini alle 15:00 Shaohua mi ha portato giù nelle strade laterali, dopo oltre a circa 20 ristoranti cercando indicazioni qui e lì per trovare quello che lei aveva consigliato. Salendo strette e tortuose scale in acciaio ci siamo faticosamente seduti per una birra e una selezione di cucina locale 'calda' e ho ridacchiato sul segnale di avvertimento alla base della scala 'Attenzione alla frana'.

Sì, abbiamo trovato una certa arte emozionante, alcune strane anime in ceramica che hanno catturato il cuore di uno di noi, e ventagli tradizionali fatti sul posto. Ho trovato capi di moda in seta da Shanghai che competono mirabilmente con Hermes per il prezzo, ma per fortuna mostravano disegni più esclusivi e telai per tessitura che renderebbero Ilario Tartaglia orgoglioso.

Eppure, alle 5:00, per Shaohua, nonostante il suo ombrello da sole, eravamo entrambi storditi da un esaurimento da calore e non avevamo più voglia di cercare le gallerie, ma solo di sfuggire al calore e alla luce. Quando abbiamo trovato un taxi con aria condizionata, ci siamo resi conto che il '798’ è a soli 400 metri dall'ingresso della superstrada per l'aeroporto, e ho concluso che la mia prossima visita qui, per una giro più ‘esaustivo', forse ha bisogno di essere fatta durante mesi in qualche modo un po’ più freschi, e la mia guida ha accettato.

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Il secondo cielo di San Donato a Castelli, una sorpresa dell'arte ceramica

Non potete trovare San Donato a Castelli per caso a meno che, naturalmente, non prendiate per circa 20 volte la curva sbagliata all’uscita di San Gabriele dell’autostrada per L'Aquila ad est del Gran Sasso.

Ma se vi capita di arrivare a Castelli, avrete delle piacevoli sorprese. La prima è il magnifico mastodontico massiccio del Gran Sasso torreggiante sopra di voi, come le gonne nere di una vedova vittoriana. La seconda sono i calanchi di creta che fanno da sfondo alla collina che domina il paese. La terza è quella di vedere il paese appollaiato su un massiccio di roccia sopra una valle lussureggiante.

E la quarta è la più interessante poiché, quando guidate lentamente intorno alla molteplicità di curve e volte nella piazza della città, oltre a bar, alcuni ristoranti, due chiese e gli edifici amministrativi del paese, gli unici negozi vendono tutti le ceramiche locali, la famosa ceramica aristica di Castelli.

Per comprendere Castelli e la sua popolazione in costante diminuzione, avete solo bisogno di entrare in un bar o in una bottega di ceramica e coinvolgere il proprietario con qualche battuta amichevole. Le ceramiche e le opere d'arte in ceramica di Castelli risalgono a circa 1000 anni fa, e i calanchi sono quello che resta della cava di argilla di molti secoli prima. Come in molti paesi artigianali, gli artisti sono cresciuti all'ombra delle cave.

La popolazione ammonta ora poco più di 1000 anime, la maggior parte con l'argilla che scorre nelle loro vene. Sono rimasti ancora pochi produttori di ceramica, come in altri centri in Italia, ma molti pittori e smaltatori danno prova delle proprie capacità artistiche. Nei sabati di agosto, questi artisti espongono ogni anno le loro opere lungo la via, appena svoltate l’angolo che dal paese conduce all’alta montagna.

I negozi “sorgono come funghi” in diversi angoli del paese: nelle sue antiche “ruve” sulla strada principale o in Piazza Roma, e bisogna avventurarsi dentro per capire la varietà degli stili artistici della moderna Castelli. Gli stili riflettono i diversi interessi artistici dei membri delle famiglie, poiché tutti sono coinvolti nella produzione di nuova arte ceramica.

In Art & Décor abbiamo trovato una serie di stimolanti ceramiche cubiste dipinte con donne nude; piatti e ornamenti ciascuno con un fitto velo di smalto cristallino che crea una nebbia impazzita sulla scena; mattoni tradizionali smaltati e dipinti con i soggetti del 'secondo cielo' di San Donato a Castelli.

Eppure, per noi l'esperienza clou è stata vedere la ceramica artistica tradizionale di Marco Carbone, un'arte che potrebbe essere su tela, un’arte che non permette errori nella rappresentazione delle molte figure coinvolte in scene rustiche ed erotiche.

Quello che mantiene vivo Castelli è la famosa scuola d’arte fondata nel 1906 e il suo museo. Ma l'orgoglio di Castelli è su una collina a circa 1 km dal paese, una chiesa del periodo rinascimentale – San Donato - che 400 anni fa ha avuto il suo 'secondo cielo', un tetto di 800 mattoni smaltati molti dei quali con una scena diversa, motivi floreali e geometrici, animali e ritratti di personaggi in molti colori. A quanto pare, Carlo Levi ha descritto questo piccolo soffitto come la 'Cappella Sistina della Maiolica'.

Castelli è un vero paese rustico italiano. Abbiamo trovato un ristorante, che prende il nome da Iolanda, dove tutti i cibi vengono da produzione locale (e le verdure dall’orto privato del proprietario), e il ‘rosato’ fatto in casa fa passare la voglia di imboccare la via del ritorno verso Roma. Abbiamo capito perché un gruppo di quattro persone si era avventurato da Tivoli per provare il menù e l'atmosfera del pranzo. A quanto pare, ci sono altri ristoranti di qualità simile.

La nostra conclusione è che Castelli è un dovere per coloro che apprezzano le ceramiche d'arte, si trova in una posizione magnifica e lussureggiante, cullato, se così si può dire, dalla maestosa parete nord del Monte Camicia, e il suo cibo sa saziare il palato. Quindi non andate di corsa attraverso il traforo del Gran Sasso fino al mar Adriatico, rallentare un po' e avventuratevi per spendere una giornata, e pochi euro, assaggiando le arti di Castelli.

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