Oltre il lusso: l’eleganza reale del corallo | Ascione coralli

“Esiste sempre una pietra più bella, ma non esiste un corallo più bello. Ognuno è diverso dall’altro e ognuno ha un suo fascino particolare che può essere messo in risalto dalla maestria di un artista/artigiano”.

Questo sono le parole che il padre ha trasmesso ai suoi figli, oggi alla guida della gioielleria d’arte Ascione, e che sono ancora usate per trasmettere l’emozione dei gioielli di corallo alle persone che si avvicinano a queste pietre. Un’eleganza reale che va oltre il lusso.

Perle, madreperle e coralli sono pietre “vive”, nascono dal lavoro di piccoli esseri viventi e, proprio come siamo tutti diversi, anche le nostre creazioni sono tutte leggermente diverse. Si possono usare strumenti metrici per valutare grandezza, colore e luminosità, ma alla fine alcune creazioni trasmettono emozioni più di altre.

E l’emozione di questi gioielli è aumentata dalla conoscenza della storia del corallo, dal rapporto che da sempre ha avuto con l’uomo nelle diverse culture del mondo, nelle storie dei pescatori di corallo e in quella degli artigiani che lo lavorano.

A Napoli, al Museo del Corallo di Ascione, si può vedere la parure regalate da Napoleone Bonaparte o quelle della regina italiana Maria Josè fa sentire il bisogno di entrare nelle tradizioni e di adornarsi di un gioiello di corallo e della sua eleganza reale.

Personalmente, come italiana, con i primi soldi guadagnati con il mio lavoro, ho sentito il bisogno di comprare un cammeo da poter utilizzare come spilla o come ciondolo di una collana di perle o di corallo.

Ed ogni volta che lo indosso percepisco l’eleganza reale e mi sento una regina!

per saperne di più: www.ascione.it

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L’Arte delle vere Icone

Di recente abbiamo visitato lo studio, vicino a Bassano del Grappa, del maestro iconografo Anna Maria Tondello, e abbiamo riflettuto su come anche i collezionisti d'arte riescono a capire se hanno acquisito vera arte o una fedele ma 'inconsistente' copia.

Niente potrebbe essere più vero nel caso delle icone. Le sorelle Tondello hanno studiato per molti anni i significati sacri e dettagli di ogni uno dei tanti passaggi e processi che servono per la creazione di una icona e nella riproduzione fedele di ogni opera.

Negli ultimi mesi abbiamo visitato Istanbul e Atene e siamo andati nelle zone dove si commerciano icone e paramenti religiosi alla ricerca delle caratteristiche di originalità che Anna Maria ci aveva raccontato a proposito dei suoi lavori. Siamo rimasti sorpresi che anche le icone che avremmo considerato dipinte fedelmente non rispettavano le tradizioni e mancavano addirittura della giusta tavola di base su cui stendere le pitture.

Ci siamo ricordati allora di un’altra precedente visita in Turchia durante la quale guidando per andare a visitare un grande teatro romano ci siamo imbattuti in una bancarella lungo la strada che promuoveva in tutta onestà “Veri Falsi Orologi”.

Questo ci ha fatto pensare che esistono quattro possibili livelli di prodotti “di lusso”. I prodotti realizzati sotto contratto dalla casa madre, utilizzando componenti autorizzati e venduti dai negozi autorizzati, sono 'Reali Reali'. Poi ci sono 'Falsi Reali', i 'Reali Falsi' e i 'Finti'. Tutte queste variazioni si trovano normalmente nel settore degli accessori di moda e nella moda.

Eppure, nel mondo dell'arte sacra sembra che ci sia ancora un’altra categoria, quella in cui la mancata conoscenza delle tecniche e di quello che è reale comporta la creazione di oggetti che, nella migliore delle ipotesi, non sono 'vera' iconografia tradizionale.

Per diventare un maestro di icone, infatti, occorrono oltre 10 anni di studio.

Anna Maria ci ha raccontato come l'origine delle tecniche dell'iconografia siano da ricercare nelle tombe dei faraoni egizi. Ogni aspetto della preparazione era essenziale per la durata millenaria dei sarcofagi egizi e delle reliquie nella tomba. Le tecniche delle icone sono le stesse di quelle dei sarcofagi in legno. La conoscenza della preparazione e pittura del legno attraversò il Mediterraneo ed arrivò in Turchia e Grecia dove si iniziò ad usarle nell’arte sacra.

La stessa cura e devozione nel trattamento del legno va messa nella vera iconografia, per questo una opera d'arte prodotta dalle sorelle Tondello durerà centinaia di anni senza degradare forma, colore o lucentezza.

I visitatori dello studio di Anna Maria possono osservare esempi didattici di ogni fase dei diversi passaggi della creazione di una icona, dalla selezione del legno grezzo fino al lavoro d’arte finito, completato qualche mese dopo. Energitismo sta progettando una mostra dell'iconografia delle sorelle Tondello che si terrà in Veneto alla fine del 2014, durante la quale saranno presentati questi passaggi fondamentali nella creazione, per consentire allo spettatore e al collezionista di capire cosa cercare nella vera Iconografia e capirne il vero valore.

per saperne di più: iconae.blogspot.it

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Whisky ‘On the Rocks’ su prezioso marmo di Carrara

Permettetemi di raccontarvi la storia di una invenzione particolare di uno stravagante cultore di whisky. Sembra uno scozzese ma è un Siciliano Doc, Sirio è un designer, esperto di gemmologia e ora inventore.

Da cosa nasce una intuizione? La parola intuizione significa «entrar dentro con lo sguardo», un sapere che si rivela per lampi improvvisi. E’ quello che è ha vissuto Sirio Guerriero qualche anno fa, e le sue 3 specializzazioni hanno dato vita a questa sua “intuizione sensibile”: il ghiaccio che non si scioglie.

Tutti noi abbiamo avuto l’esperienza di prendere una bevanda con ghiaccio ritrovandola annacquata e insapore alla fine. Per ovviare a questo, Sirio ha brevettato dei cubetti di marmo bianco da mettere nel freezer e, una volta congelati, da immergere nel nostro whisky al posto del ghiaccio.

Sono cubetti di puro marmo di Carrara, tagliati e levigati a mano uno ad uno. I Whisky Marble "White Keys" non sono trattati con solventi chimici, vengono sterilizzati in acqua bollente, asciugati e confezionati manualmente in una apposita scatola progettata per preservare i cubetti dagli urti e per garantire di mantenere una bassa temperatura a lungo. Hanno una produzione limitata.

Andiamo a trovare Sirio nel suo “Tempio” il suo winebar “Casina Degli Spiriti”, il regno degli appassionati del whisky. Mentre gustiamo un generoso tagliere di affettati, Sirio ci racconta: “io sono fatto per rallegrare le vite delle persone così come questo locale esiste per far ‘ubriacare’ di gioia le persone che vi entrano.”

Alla nostra domanda “Ma come ti è venuto in mente di creare questi cubetti di marmo?” Lui cambia espressione del viso diventando malinconico e ci racconta come qualche anno fa, nel momento di dare l’ultimo saluto ad un amico, poggiando le mani sulla balata di marmo si sentì gelare. Allora si ricordò che il marmo è una pietra fredda naturale e poco dopo pensò: “perché non utilizzare dei cubetti di marmo al posto del ghiaccio?”

Così Sirio ha rispolverato le sue conoscenze sulle gemme, è entrato dentro i diversi materiali e ha selezionato la pietra migliore per il whisky: il marmo di Carrara. I cubetti White Keys sono la "chiave" per risolvere la questione del ghiaccio. Adesso possiamo gustare il nostro whisky in tutta tranquillità, godendo di un distillato sempre freddo e mai diluito.

In Giappone già ne vanno pazzi e, come suggerirebbe Sirio, “vi auguro un buon whisky (marble)!”

per saperne di più: www.casinadeglispiriti.com

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Australiani: li trovate abbondanti ovunque

Alcune specie semplicemente non riescono a rimanere a casa. Ovunque: in club, pub o negli angoli più remoti del pianeta, ti imbatti in un canguro Ozzie che saltella nella boscaglia: una vera invasione australiana.

E' una domenica ventosa ma soleggiata verso la fine di maggio, in quello che sembra essere il cuore spento della Sicilia, a soli 30 km a nord di Caltagirone. E' tardi per il pranzo quando, dopo aver guidato da Catania intorno alla base dell'Etna, finiamo la nostra strada sulla collina di Piazza Armerina in una piazza con una cattedrale (serrata in modo sicuro) e cerchiamo un pasto in una caffetteria che pubblicizza i suoi prodotti piacevolmente in inglese.

In piazza ci sono solo quattro persone, e un numero minore di automobili. Notiamo una insegna sul lato opposto della piazza 'Art Hotel', che interessa Claudia.

Mentre godiamo di un piatto di pasta locale con melanzane (la dieta base in questa parte della Sicilia) e uno o due bicchieri di un bel bianco locale innaffiato da acqua frizzante da San Giorgio di Bosco (nei pressi di Padova) con etichetta di una multinazionale, Claudia intrattiene il titolare con domande giornalistiche.

La città è rinomata per i mosaici romani e prendiamo una guida come nostro tutor. Ma è un peccato che, in questo particolare giorno turistico, il museo è chiuso - forse una malattia strisciante nell’Italia rurale.

Ci viene data una buona recensione dell'Art Hotel, e noi esprimiamo il nostro interesse basato sul nostro piacere di stare da Nani all’Alexander di Pesaro, così passeggiamo e scopriamo che l'ingresso è nella parte posteriore mentre vicino all’insegna c’è solo l'ingresso di un bar.

Il direttore è cordiale e offre di mostrarci due stanze, gli arredi sono moderni e ‘indimenticabili’ e in ogni stanza c'è scritto l'inquietante messaggio 'Nessun dorma', ma senza il suono di un tenore. Vicino l’ascensore siamo stati superati da un ospite e dalla sua grande valigia.

Tornati di nuovo al piano di sotto, mentre rimuginiamo con il direttore sulla promozione di quello che è un contributo decisamente originale per gli alberghi d'Italia, ci scontriamo ancora una volta l'ospite sessantenne che chiede in tono lamentoso se qualcuno può parlare inglese perché non riesce a far funzionale l’aria condizionata, la parlata strascicata australiana è evidente.

Mentre negoziamo per diminuire la sua angoscia rifletto su come sia strano incontrare un connazionale in questo remoto e non ovvio residence. Il nostro ospite Ozzie è poi ‘saltato’ dalla porta nel suo modo di esplorare fuori.

Con un sorriso ripartiamo notando solo una coppia mentre torniamo in piazza e ci dirigiamo verso il nostro agriturismo, una villa del signore medievale che governava questa città. Facciamo il check in trovando che l’area della reception era abbastanza affollata di ospiti che stavano 'prendendo un tè', e siamo stati informati che ognuno di loro era condensato qui dall'Australia.

Impallidisco un po', e fuggo nelle nostre camere. Più tardi scendiamo per controllare il Giro in TV e scopro che ad un gruppo di quattro pensionati di Sydney è solo capitato di fermarsi qui per una notte tra i diversi porti siciliani. Sono stati seduti lì in silenzio ad ascoltare il Gran Premio F1 di Monaco sui portatili. Più tardi abbiamo chiacchierato dei ristoranti di Crows Nest mentre si lamentavano dello scarso gusto di un altro gruppo di australiani che stavano in una stanza adiacente.

Sembra che non possiamo nemmeno andare d’accordo quando siamo a 10 mila miglia da casa. Quella sola sera a Piazza Armerina abbiamo preso la 'pensione completa' e condiviso il tavolo della cena con un Taswegian (Tasmano) e suo figlio adulto.

Il padre ha vissuto una vita ideale - estate in Europa ed estate in Tasmania - mentre suo figlio cresceva e si arrampicava tra il Nepal e l'Indonesia quando non sciava in Francia – i suoi corsi di lingua a scuola hanno certamente influenzato le sue scelte di vita. Abbiamo parlato di politica senza sguainare le spade e dopo un paio di rossi siamo usciti ad ascoltare gli uccelli notturni.

Mi chiedevo se questi incontri sono solo un esempio della probabilità della Guida Hitchhiker di Adam o se c'è qualcosa di più Machiavelliano nel controllo esercitato da Booking.com sulle destinazioni di viaggio degli australiani.

Le possibilità sono infinite.

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I doni dei Greci, la rinascita del Partenone

Viaggiando per il Mediterraneo e il Levante non c’è dubbio dei grandi tesori che gli antichi greci hanno creato. Dal Partenone sull'Acropoli al Teatro greco di Siracusa.

Che siano vituperati per la loro astuzia nella guerra di Troia o ammirati per la nascita della democrazia, i Greci hanno radicalmente modellato il mondo antico.

Ovunque si stabilirono, sia su invito che per volontà, hanno portato in dono civiltà, democrazia, arte, architettura, ingegneria, scienze, scultura, teatro e giochi. La loro memoria si ritrova nelle grandi strutture e sculture nelle città costruite in molti paesi nel corso di molte centinaia di anni.

A casa, si trovano i resti della loro più grande struttura, il Partenone sull'Acropoli, che resiste ancora nonostante la guerra, l’incendio, le bombe per farlo saltare in aria. Nel tempo è stato violentato e saccheggiato da popoli lontani incuranti della magnificenza della perfezione della struttura nel suo progetto, ingegneria e scultura.

La giustificazione per aver fatto saltare in aria il Partenone oggi sembra più valida dell'avidità che ha portato al furto e alla successiva glorificazione istituzionale britannica del grande rapinatore del monumento, come Elgin deve essere giustamente ricordato, evidenzia la mancanza di rispetto dei potenti per la cultura. Ancora oggi questi marmi si trovano tristemente soli in Inghilterra, orfani del loro giusto posto ad Atene, e i turisti inglesi manifestano poco o nessun imbarazzo nel giustificarsi mentre vagabondano in giro per il guscio vuoto del Partenone o sorseggiano una birra in una calda giornata estiva alla base del monte.

Eppure, i greci stanno riportando questo dono al mondo: il monumento più famoso e importante dell’antichità sta tornando alla vita. Pietra su pietra, blocco su blocco, il Partenone sta rinascendo. La sua rinascita è palpabile ad un visitatore che si arrampica solo occasionalmente fino all'Acropoli per stare vicino a quella che sarebbe stata la fonte dell'architettura di Palladio, che aveva una tecnica di progettazione così simile. Per questo grande edificio si potrebbe ben giustificare la spesa di oltre 100 milioni di euro che invece sono stati dati dalla Marina Greca agli imprenditori tedeschi per acquistare sottomarini.

Eppure probabilmente la somma da spendere fino alla data di completamento nel 2020 sarà un po' più bassa. Ci si potrebbe chiedere dove stia la comprensione del valore dei beni comuni, la cultura di ogni Paese.

Il secondo grande dono moderno è il Museo dell'Acropoli che è la prova, senza alcun dubbio, che la Grecia ha un posto sicuro dove mostrare le sculture in marmo rubate dal Partenone.

Questa struttura di vetro massiccio ospita nel suo livello più alto una ricostruzione del fregio del Partenone. Dal suo interno si guarda giù ai livelli inferiori attraverso il pavimento in vetro, giù di quattro livelli, al piano seminterrato, si trova l’antico centro storico del 1000 a.C. Sia che i vostri interessi in architettura antica e scultura siano accademici o casuali, questo museo è l'orgoglio di Atene e una gioia per gli occhi, dentro e fuori.

 

Suo 'padre' è Dimitrios Pandermalis, un archeologo classico che ha presieduto la costruzione dell'edificio e ora è il curatore del museo. In lui e nella sua squadra, che ha immaginato e creato questa magnifica struttura, un memoriale e un posto per studiare, la Grecia ha i suoi “Tesori dell’Umanità”.

Li ringrazio per i loro doni e l'aiuto ad avere successo.

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Le Tragedie Greche a Siracusa

Tra i migliori festival primaverili ed estivi in Italia c’è quello delle Tragedie Greche a Siracusa al Teatro Antico, un teatro che fa sembrare “adolescenti” molti dei monumenti romani.

I Siciliani sono orgogliosi della loro storia articolata. Sono stati invasi, catturati, infiltrati e inseminati da quasi ogni megalomane costruttore di imperi nella storia, e ogni volta sono risorti migliori. Forse una delle prime e meno temibili forze che ha portato la sua cultura nell'isola ha lasciato il segno più grande.

I Greci arrivarono in Sicilia circa nel 700 a.C. e per i successivi 200 anni hanno costruito Siracusa che doveva primeggiare con Atene in dimensioni e importanza.

Non sorprende, quindi, che nelle cave vicino a una grande grotta hanno costruito un magnifico teatro che ha subito due modifiche con il tempo: i romani lo hanno convertito per i loro giochi e, più recentemente, il furto dei blocchi lapidei per altre costruzioni locali.

Fortunatamente, l'orgoglio verso il loro patrimonio ha portato a tutelare questa area come un patrimonio dell'UNESCO. Il 2014 è stato il centenario della creazione nel 1914 dall'INDA-Istituto Nazionale del Dramma Antico e delle rappresentazioni delle tragedie classiche al Teatro Greco.

Le tragedie greche a Siracusa sono in italiano e iniziano al tramonto. Il palco è grande e completamente aperto e una grande pietra è posta come cancello di ingresso alle viscere del retro palco.

Ci viene detto che, nei tempi passati, dal proprio posto sulle gradinate si poteva guardare la baia in lontananza, e le attività marine completavano lo sfondo sul palco ed erano parte dello spettacolo. Oggi lo spazio in primo piano è riempito dai grandi alberi di un parco, poco oltre passa una ferrovia vicino all'orizzonte del mare.

Arriviamo circa alle sei per un bicchiere di vino bianco locale e per guardare la varietà degli ospiti in arrivo. Al momento di prendere i nostri posti, che per fortuna sono con cuscini, è evidente che i posti sulla sinistra dell'anfiteatro, sotto il sole, sono vuoti. Diventiamo consapevoli delle conoscenze locali di come questi posti, forse un po’ meno costosi, si riempiono rapidamente solo quando le ombre del crepuscolo scendono sopra il teatro.

La tragedia?

Agamennone è una storia abbastanza universale che non differisce troppo dalla vita normale, seppure con piccole eccezioni. Agamennone sacrifica la figlia agli dei per guadagnare fortuna nella guerra con Troia.

Dopo dieci anni di duro lavoro torna vittorioso (con una signora in mano) dalla moglie Clitennestra che, nel frattempo, è diventata amara nel corso degli anni e si è impegnata in una sua “liason” e in suoi giochi di potere. Ha deciso che il suo futuro sarebbe stato con il nuovo amante e dispone la morte di Agamennone e della sua amante, mentre giustifica il suo delitto passionale a tutti gli altri.

Lo spettacolo è inframmezzato dai suoni della vita serale degli uccelli locali e dal fruscio morbido degli alberi con la brezza che viene dal mare.

La performance supera la banalità della trama e la produzione è sorprendente con in più un insolito un coro maschile. Il ritorno di Agamennone è particolarmente suggestivo e sembra essere un ritorno da 'morto'. Quasi in tempo con l’arrivo della notte, la tragedia è finita con un omaggio particolare a Clitennestra e al suo “bello”.

Per i visitatori stranieri, non temete la lingua italiana: lo spettacolo è nelle effusioni emotive degli attori.

Un ringraziamento alla fotografa Franca Centaro.

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Caltagirone: Accendendo la Scala

Caltagirone ha avuto un suo secondo Rinascimento nella seconda metà del 20° secolo grazie ai fondi e agli sforzi per riqualificare l’architettura della città, stesso avvio di molte altre grandi rinascite artistiche. In questo caso il catalizzatore sono stati i lavori di restauro della Scala di Santa Maria del Monte, l'emblema della città di Caltagirone.

I 142 gradini di maiolica che si arrampicano fino alla cima della città, sul Monte Erei, sono stati rivestiti da piastrelle in ceramica. Quest’opera monumentale non solo ha creato un indotto lavorativo per i laboratori esistenti, ma è stata catalizzante per la nascita di svariate nuove imprese di prodotti in terracotta e in argilla "bianca" sia tradizionali che moderni.

Anche se tutta l'argilla arriva da lontano (non ci sono più impianti per raffinare le argille locali), questo non ostacola le capacità artistiche dei ceramisti nel creare opere davvero uniche e belle.

Uno degli elementi evidenti di un rinascimento è la capacità di riportare in vita le tradizioni del passato. A Caltagirone gli elementi della tradizione sono i due santi protettori della città. San Giacomo è il santo patrono di Caltagirone (sin dalla battaglia del luglio 1091 quando il conte Ruggero il Normanno, assistito dai genovesi del posto, cacciò le incursioni arabe a sud della città).

Il Conte fece un ingresso trionfale in città e decise di costruire una chiesa in onore di San Giacomo: la vittoria avvenne il 25 luglio. Oggi, il 24 e 25 luglio si celebrano le feste in onore di questo Santo patrono di Caltagirone. Inoltre, nei giorni del 14 e 15 agosto, si celebra Santa Maria del Monte.

Questa “devozione”, per quattro notti all'anno, si manifesta attraverso l’allestimento della scala che si “accende” con miriadi di luci posizionate in modo artistico seguendo un disegno con varie sfumature cromatiche.

Solo una famiglia è autorizzata a prendersi cura di questo grande compito. Migliaia di lanterne vengono colorate rigorosamente a mano secondo un'antica abilità che si tramanda di padre in figlio.

Queste lanterne vengono posizionate lungo tutti gli scalini per formare un bel disegno. La lampada è formata da una carta traslucida dipinta e posta su un vaso riempito con olio d'oliva.

Dopo che ognuna di queste migliaia di lampade è stata accesa, una luce fiammeggiante illumina le piastrelle e tutta la scala creando uno spettacolo meraviglioso soprattutto al tramonto. Il bagliore delle piastrelle è un crescendo continuo di luci tremolanti in una notte magica fino a quando, con l'esaurimento naturale dell’olio, le scale si oscurano lentamente e il sonno arriva sulla città.

Forse le posizioni migliori per godere lo spettacolo sono dalla Piazza del Municipio o lungo la Via Principe Amedeo. Due postazioni che permettono di vedere l'intera immagine della scala e di scattare foto di questo unico evento che rimarrà “bruciato” nella vostra memoria.

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Grande Lirica a Città della Pieve

Karen Saillant è una cantante d’opera che crea una nuova opera lirica ogni anno e la presenta in prima assoluta in una delle città d’arte più belle d’Italia. Siamo stati a Città della Pieve a fine agosto per vedere la prima di Azaio.

Karen Saillant può essere definita in tanti modi, la sua vita è stata un susseguirsi di iniziative e invenzioni con un tema conduttore: la musica. La musica non è solo quella che ascoltiamo, quella scritta e recitata da grandi interpreti, ma anche quella che ognuno di noi produce quando è in armonia con il proprio corpo.

Studiando le funzioni della respirazione nella vita, seguendo gli insegnamenti di Carl Stough che è stato il suo maestro, Karen è riuscita a togliere suo marito, che era in coma vegetativo, dal polmone artificiale riportandolo ad una respirazione autonoma, un fatto considerato fino ad allora impossibile.

Ma torniamo alla Lirica e alla sua più forte passione: creare nuove opere liriche con professionisti, bambini e giovani. Quest’ anno ha selezionato 16 giovani cantanti a Philadelphia e un basso dall’Inghilterra per poter cantare e recitare in AZAIO, una storia originale scritta da Karen Saillant e Christian Bygott (il figlio più giovane) per celebrare il 450esimo anniversario della nascita di Shakespeare e il 180 anniversario della morte di Samuel Taylor Coleridge.

Ma che cosa è IOT? International Opera Theater! Nasce nel 2003 con due sedi, Philadelphia e Città della Pieve, secondo le due anime di Karen che si dividono fra l’Italia e gli Stati Uniti. IOT cerca di recuperare il ruolo della spontaneità nell’opera, come era nelle tradizionale “commedia dell’arte” del Rinascimento italiano, quando l’opera fu creata a Firenze dal Camerata.

Azaio è la terra dei sogni e della fantasia, un luogo segreto dentro ognuno di noi che ci collega alla nostra creatività, un luogo popolato da personaggi bambini. Il ponte che ci collegava ad Azaio, però, si è rotto a causa del disuso, lasciando i bambini soli e dimenticati. Toccherà ad un Marinaio, il famoso Marinaio de “La Ballata del Vecchio Marinaio” di Coleridge, ricostruirlo, e redimere se stesso e tutta l’umanità.

Ma il primo vero Azaio è forse Città della Pieve, il luogo dove l’International Opera Theater presenta ogni anno una nuova opera lirica a fine agosto. Siamo arrivati alla 11esima edizione e questa città magica non ha ancora smesso di far sognare Karen e i suoi amici.

Città della Pieve è conosciuta per aver dato i natali a Pietro Vannucci, detto il Perugino, forse una delle personalità che ha contribuito maggiormente al Rinascimento nell’Italia Centrale.

Era un grande pittore, capace di dipingere persone e paesaggi con luce chiara e una morbidezza insolite per l’epoca, ma è anche stato il primo artista-imprenditore. Il Perugino gestiva due botteghe artigianali, una a Firenze e una a Perugia (sacro e profano), da cui sono usciti artisti del calibro di Raffaello.

Per ricordare quel periodo di grande splendore, ogni anno a Città della Pieve si svolge il Palio dei Terzieri, 12 giorni di gare e contese medioevali per contendersi un Pallium (arazzo) e la gioia di vivere in uno dei luoghi più belli d’Italia, in un paese costruito all’80 % da mattoni di terracotta nel classico colore della Toscana e dell’Umbria.

Ed infine, la ciliegina sulla torta, l’opera si volge nel piccolo Teatro degli Avvaloranti, un gioiello realizzato fra il 1830 e il 1834 dopo qualche “secolo di pressione” esercitato da una locale Accademia Letteraria nata nel 1590 proprio a Città della Pieve.

Gli amanti dell’arte e della musica non possono non andare a Città della Pieve ad assistere ad Azaio! Se avete fortuna conoscerete anche Karen, che avrà sicuramente un sorriso per voi!

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