Corde di budello, il potere della Musica

Energitismo mi permette di conoscere persone incredibili che hanno dedicato la loro vita per raggiungere la perfezione nel loro campo. Uno di questi incontri di qualche giorno fa mi ha aperto una porta magica su una delle mie passioni: la musica di Bach.

Le partite e le sonate per strumenti a corda (violino, viola o violoncello) sono uno dei punti più alti della musica occidentale e arrivano a far vibrare una persona dalla testa ai piedi. Ma la musica che sentiamo oggi, non solo le riproduzioni ma anche quella dal vivo, non è ha la stessa sensibilità di quella che provava Bach.

Eppure in un caldo pomeriggio di luglio ho potuto avere le stesse emozioni del grande maestro e delle persone che lo ascoltavano al suo tempo.

Una delle maggiori differenza della riproduzione dei brani musicali, da quelli originali, è nella struttura delle corde che è particolarmente cambiata a partire dal dopoguerra. E con lei sono cambiate le vibrazioni degli strumenti musicali.

In un paesino vicino Vicenza, Mimmo Peruffo, una persona con degli occhi vivaci e una mente mai stanca, ha speso circa 30 anni della sua vita cercando di recuperare l’antico sapere dei costruttori di corde di budello ed è ora finalmente in grado di riprodurre le stesse corde nello stesso modo in cui si facevano nel periodo barocco.

Prima di parlare con lui non avrei mai immaginato che la Corporazione dei Cordai fosse stata fra le più potenti corporazioni e in grado di influenzare la politica. D’altra parte la musica ha sempre accompagnato la vita dell’uomo ed era quindi naturale che i costruttori di strumenti fossero persone rispettate e influenti.

Ma non potevo immaginare che all’interno di questo gruppo, la Corporazione dei Cordai fosse così potente da avere un proprio Codice dei Cordaie e che custodisse gelosamente tutti i segreti. Studiando nelle biblioteche, osservando i quadri dell’epoca e andando ad intervistare anziane persone in giro per il mondo, Mimmo è riuscito a capire i procedimenti costruttivi ed ora le corde sono disponibili.

Quel giorno, un anziano maestro ed oggi insegnante di violino, Antonio Mosca, era venuto sin da Torino per poter provare l’emozione di suonare l’originale musica barocca nel modo in cui questa era stata concepita dai compositori dell’epoca.

Aveva un paio di strumenti ai quali ha pazientemente cambiato le corde (il vero problema erano le corde dei suoni bassi) cercando di imparare come tenderle e come comportarsi con loro. Poi ha iniziato a suonare, dapprima una sola nota per testare lo strumento eppoi tutte insieme.

Avevo un grande musicista di fronte a me che stava suonando le partite per violoncello di Bach e la musica era diversa. Aveva un suono più morbido e delle sfumature che non avevo mai sentito. Le vibrazioni sembravano entrare dalla pelle e non solo dalle orecchie. Magica esperienza.

Dopo circa sei ore, un pranzo con il maestro e con Mimmo e con la musica di Bach che mi risuonava, sono dovuta scappare per prendere l’ultimo treno per Roma. Ma credo che il prezioso lavoro condotto da Mimmo Peruffo in questi anni scriverà una nuova pagina negli annali della musica e dei grandi strumenti.

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Dalla Pallamano all’Opera: le delizie di Macerata

Quasi 200 anni fa nella città di Macerata nelle Marche, 100 bravi cittadini si unirono per finanziare la costruzione di un grande stadio, quello che è diventato noto come l'Arena Sferisterio.

Non sorprendentemente, questo stadio non è stato costruito per la cultura, ma per lo sport, per uno sport che ha avuto la sua genesi in epoca rinascimentale, lo sport del 'pallone col bracciale' una forma di palla di mano che è stato lo sport più popolare in Italia per quasi cinque secoli.

Un obiettivo secondario era quello di avere un'arena per spettacoli circensi e persino corride. L'architetto Ireneo Aleandri fu incaricato di progettare e costruire in uno stile neo-classico con il denaro dei bravi cittadini. Oggi uno si domanderebbe se hanno ricevuto introiti pubblicitari per avere un ritorno sul loro investimento o se fanno pagare i locali per l'ingresso.

L'arena si trova accanto alla vecchia Porta Mercato. E' lunga quasi 90 metri e alta 18 metri con un doppio ordine di palchi tradizionali. Quando il Pallone è declinato in popolarità, la superficie dell'arena è stata livellata e il calcio è subentrato aiutato dal tennis.

Ma non è stato prima di 100 anni fa, che l'idea di eseguire l'opera in questa arena è stata considerata valida, interessantemente in parallelo alla crescita di importanza del calcio.

Eppure, l'opera è arrivata più lentamente alla fama. Quello che è oggi conosciuto come lo Sferisterio Opera Festival è iniziato circa 25 anni fa e ha un tema diverso ogni anno. Quest'anno, le tragiche eroine della lirica, le ‘Belle Donne’, sono state ricordate in tre opere che preferisco. La nostra gioia è stata di sentire La Traviata in una bella sera di mezza estate.

Da quando è diventato di moda, già due ore prima dell'evento, Piazza Mazzini era piena di frequentatori dell’opera nella loro vasta gamma di paramenti, che godevano una cena leggera e i locali vini marchigiani.

Quando le porte si sono aperte 15 minuti prima del 'calcio d'inizio', siamo saliti fino su un campo erboso per trovare i nostri posti nella fila 6 vicino all'estremità destra del palco (abbiamo letto che l'arena contiene un pubblico di oltre 3.000 persone e il palco è 14,5 metri di profondità e 40 metri di larghezza, con 10 metri di ali su ogni lato).

Circa 4 metri di fronte ai nostri posti si trovano i grandi tamburi e uno stuolo di strumenti in ottone. Ci domandiamo sull’acustica e se mai sentiremo i violini, a circa 30 metri di distanza. Eppure non avremmo dovuto essere preoccupati, nonostante o forse a causa della particolare forma della buca dell'orchestra, l'acustica è sorprendentemente buona.

La performance è stata di alto livello per un evento all'aria aperta e le stelle hanno tutte soddisfatto le nostre speranze più alte, ma nessuna più del 'baritono cattivo', il padre di Alfredo, Giorgio, meravigliosamente reso da Simone Piazzola.

Siamo stati entusiasti dalla scenografia, composto da grandi teli che riempivano il palco con la scena riflessa in uno specchio altrettanto grande tenuto in un angolo sul retro del palco, fino alla fine dello spettacolo, quando lo specchio è stato sollevato per il pubblico per vedere se stessi mentre applaudivano vigorosamente.

Per ogni evento del genere, cerco di ricordare qualche piccola fissazione di sapore locale e per questa bella serata, mi ricordo tre eventi visivi. Un singolo pipistrello svolazzante sopra e dietro il palco (in cerca di insetti nelle luci del palcoscenico?).

I membri dell'orchestra di fronte a noi hanno dimostrato il loro patrimonio italiano da un virtualmente continuo, ma inascoltato, chiacchiericcio per tutta la durata - forse Verdi avrebbe dovuto dare loro qualcosa in più da fare. Infine abbiamo notato che non tutte le forme di pallamano sono morte a Macerata, la città ha la squadra di pallavolo di maggior successo in Italia - hanno mai giocato nell’Arena?

E' stata una lunga ma piacevole salita su per le scale verso Piazza della Libertà e il nostro albergo, Claudiani, ma siamo stati in grado di godere di un dopo-cena all’una all'aperto della piazza per aiutarci a scivolare nel sonnanbulismo.

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Tessendo la storia di Naxos

Naxos mi ricorda una noce, una forte linea costiera esterna, ruvida in alcune parti e un gheriglio dolce una volta che la crosta è stata penetrata e il cuore è stato esposto. E' anche come un frutto, tutta l'azione e la selezione del compratore è nella buccia, il colore, la consistenza, l’aroma.

La 'superficie del frutto Naxos' pulsa con i turisti che cercano le lunghe distese della spiaggia di Plaka per abbronzarsi di giorno e, dopo il tramonto, la pletora di ristoranti sulla spiaggia pieni ogni sera d'estate, non solo con i turisti, ma con i locali e i visitatori greci che rispettosamente arrivano per la cena con i bambini al seguito a circa mezzanotte.

Dopo una cena anticipata alle 10 circa, possiamo sederci vicino la spiaggia, sorseggiando un sorbetto, un gelato o un ‘ouzo’, fissando la superficie quasi piatta della baia e guardando le falene immergersi sulla superficie come se fosse solida eppoi subito saltare indietro per vorticare e danzare nella luce.

Appena fuori oltre la spiaggia si sente un 'ploop' e vediamo le increspature dalla rottura della superficie create da una specie di maggiori dimensioni. Guardiamo più attentamente e infine vediamo un pesce 'volante' fuori dall'acqua fare non uno ma 8 o più salti. Inchiodati da questo evento gratuito abbiamo fissato l’acqua per un'altra mezz'ora aspettando ogni nuova prestazione.

L'unico paradosso era la nostra consapevolezza che probabilmente questo stesso grande interprete assumerà il ruolo di diventare parte dell’esperienza culinaria di 'frittura di piccoli pesci freschi' una sera di questa estate. La vita di un intrattenitore ha inaspettati colpi di scena, curve, ami e reti.

Naxos è la più grande delle isole Cicladi (un gruppo di isole greche) e, nonostante le montagne quasi sterili, viene indicata come l'isola più verde. Non è però rovinata dal turismo se non sulla 'pelle' poiché la gran parte del mercato turistico principale è focalizzato solo sulla città di Naxos (Chora) e la zona bassa da Plaka ad Orcus.

Agricoltura, bovini, ovini e caprini sono ancora un aspetto importante dell'economia locale. Secondo la mitologia, il dio del vino Dioniso veniva da Naxos, e gli antichi Greci avevano prova di questo nel fatto che era un'isola lussureggiante e fertile. L'isola oggi non riflette il suo passato fertile, anche se si trova l'evidenza di adeguate acque sotterranee nelle viti verde brillante che ondeggiano lungo alcune delle dolci colline a terrazzamenti.

Abbiamo letto nei nostri studi di storia e mitologia che Naxos era il centro per le isole Cicladi dal 4000 al 1100 aC. Zeus, il dio supremo, è nato a Creta, ma è cresciuto a Naxos. La gente di Naxos era solita adorarlo, e un tempio è stato fatto in suo onore presso il monte Za (Zeus). Quando l'amante di Zeus Semele morì prima di dare alla luce il loro figlio, Zeus ha preso l'embrione e se lo è messo nella sua coscia.

Quando il bambino, Dioniso, nacque dalla coscia di Zeus a Naxos, le ninfe Philia, Coronida e Clidi lo portarono sull'isola, che sarebbe stata l’isola preferita da Dioniso. Se Dioniso abbia benedetto l'isola sufficientemente per avere vigneti eterni è ancora da vedere, ma qualcuno ha benedetto Naxos per fare alcuni dei migliori formaggi che l'uomo conosca.

Cercando nella storia arcaica, sarete attratti da Gyroulas per vedere il tempio di Demetra, dea rurale, costruito circa nell’800 aC.

L'annesso eccellente museo riporta che l'intero tempio è stato costruito in marmo, includendo le travi del tetto normalmente ricavate dal legno. Se la ragione fosse una scelta architettonica o basata sulle risorse locali, questo ci ha incoraggiato a ricercare le fonti del marmo su questa isola, che apparentemente era famosa tra le isole greche (e anche in Sicilia, dove Naxos aveva un insediamento) in età arcaica.

Sono stati trovati arcaici siti di marmo, ma per noi la rappresentazione più sorprendente della continuità di Naxos è stata quella di vedere la grande cava di marmo vicino Kinidaros che ha trasformato una montagna in un monumento di Lego bianco, con millenni di macerie che rotolano giù dal suo lato.

Dirigendovi nelle viscere di Naxos da Kinidaros, passate le cave in marmo ed è tempo di considerare come gli antichi maneggiavano tali enormi blocchi di marmo realizzando perfetti angoli retti e finiture piane. Forse hanno usato sabbia smeriglio, un’altra delle ancora restanti esportazioni di Naxos.

Sulla sella del monte, si può voltare a destra per vedere una piccola chiesa sulla cima della montagna, e a sinistra la strada che serpeggia via verso Apollonas, potete seguire la strada giù fino a un villaggio a forma di mezzaluna conosciuto come Moni, che è noto per i suoi tessitori a mano.

Ci siamo fermati per condividere la storia della tessitura, per la quale le donne di Naxos sono famose, visitando una piccola stanza vicino alla piazzetta, dove abbiamo visto un telaio complesso dietro quello che sembra essere il ‘raccolto’ dello scorso inverno.

La qualità di queste opere, che combinano filati diversi tra cui la seta, il cotone e la lana, è eccellente, e ci richiede una forte volontà per non acquistare almeno uno di questi pregiati tessuti, la tecnologia non è vecchia come i lavori in marmo, ma allo stesso modo sono una rappresentazione della continuità della vita nel cuore dell'isola.

Naxos è caduta sotto molti grandi stati; gli Ateniesi, poi i Macedoni, dopo gli Egiziani e infine cadde sotto il potere di Rodi '. Nel 41 aC l'isola fu conquistata dai Romani. Dodici secoli più tardi vennero i Veneziani e poi i turchi nel 1564. Nel 1821 Naxos fu 'liberata', ma ci si chiede se la potente e artistica città-stato di quasi 3000 anni fa è davvero parte di quella liberazione.

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Apostol - sculture delle meraviglie

Plaka, la lastra di roccia distesa ai piedi dell'Acropoli che contiene la maggior parte delle gioie umane e mitologiche di Atene.

Passeggiando verso i ristoranti di Plaka da Piazza Monastiraki, sfuggendo al precoce inizio del bongo serale dei tamburi, cresce la sensazione di essere in un mercato amichevole anche mentre passiamo negozi pieni di vestiti filippini, Zeus e famiglia in finto marmo, T-shirts intellettualmente stimolanti e le icone "prefabbricati" - non è peggio di qualsiasi altro 'classico' mercato e ha il vantaggio di offrire un’ombra occasionale dal Partenone.

I venditori sembrano godere della scelta della loro 'professione' quindi non tutto è mercato per il turista incauto - forse ai venditori piacciono perfino i turisti? Nel mezzo della nostra passeggiata fra queste strette strade di Plaka, ad un incrocio, siamo immediatamente risvegliati dai nostri meandri privati e catturati da due statue di pesce spada in una vetrina sull'angolo opposto.

Agganciati all’amo, ci avventuriamo dentro, e siamo investiti da una serie di grandi e piccole sculture quasi tutti che combinano il bronzo con il cristallo - pesci, polpi, Icaro, uccelli. Non appena la saturazione visiva e il nostro iniziale entusiasmo si saziano, uno di noi si concentra su un signore seduto in modo poco appariscente ad una scrivania verso la parte posteriore di questo studio 'The Athens Gallery', in un modo simile a un mercante di vecchie monete.

Poche parole sono scambiato e circumnavighiamo di nuovo, questa volta catturati da una interpretazione musicale di Shostakovich in bronzo, un pianoforte che celebra "Great Balls of Fire" con due mani di lucido bronzo scollegate da ogni realtà. Potremmo dirvi di più, anche sul violoncello, ma questo potrebbe distogliere dalla gioia di una personale esplorazione di questa splendida galleria di sculture.

Al terzo giro della galleria, notiamo sempre più che le migliori sculture e opere musicali hanno una piccola iscrizione, 'Apostol' e Claudia, con un debole sorriso si avvicina al ‘numismatico’ e chiede conferma: 'Sei Apostol?'. Lui sorride e tranquillamente ammette.

La storia di Apostol è quella di un ragazzo che amava l'arte e i cui disegni hanno riempito la lavagna della sua classe durante il periodo delle celebrazione del Natale. E’ quella di un giovane che, entusiasta dal mondo, fuggì il suo dovere verso gli dei greci, ma ancora una volta ha trovato il suo destino nell’arte per fulfil la sua vita.

E' la storia di un uomo che ha iniziato piccolo, artista e artigiano, un uomo il cui cuore è entrato nelle sue sculture, e un uomo che ha imparato le grandi sfide della fusione in bronzo, sia cera persa o sabbia, per versare il suo cuore nuovamente nel bronzo fuso e creare opere gioiose.

Apostol è elettrizzato da Icaro, riconoscendo che, in Icaro, all'uomo è stato dato l'avviso che abbiamo e dobbiamo riconoscere i nostri limiti - che la grandezza può venire solo per gli dei e per i pochi fortunati che sfuggono alle leggi della vita.

La sua galleria, sul pianerottolo che conduce al piano superiore, ospita un bronzo statuario, una statua dello stampo di Michelangelo, ma ci sono diversi altri ‘ritratti in metallo' di questo grande sognatore della mitologia.

 

Per Apostol, la sfida era quella di accettare che per sfuggire alle leggi della vita, uno deve diventare un ricordo. Cerca la fama attraverso il suo lavoro, che può essere ben meritata, ma in cuor suo si appassiona ancora alla ‘emozione’ dell’umiltà, dove osserva il mondo ammirare la sua arte.

Questo è solo l'inizio della storia di un seguace degli dei greci, andatelo a trovare una sera a Plaka e diventare parte di essa.

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Un taglio a tutto: la grande Britola di Valboddiadene

Toni Venzo è un grande scultore del legno e un membro di Energitismo, il cui amore per la forma femminile, il vino e la natura precede qualsiasi altra cosa. La sfida di Tony è quella di riportare in vita grandi alberi attraverso la sua scultura.

Valdobbiadene è una località collinare nel cuore del Veneto, un’area di grande tradizione vinicola conosciuta per la produzione del Prosecco. Un’usanza tipica del luogo è quella della Britola, un coltello usato nei vigneti per potare le vigne e che veniva dato ai ragazzi, raggiunta la maggiore età.

E’ uno strumento molto importante per il coltivatore d'uva e spesso veniva fatto in casa. La festa della Britola si tiene a Valdobbiadene in marzo e nel 2014 ha presentato qualcosa di diverso e grandioso che ha unito Toni e Valdobbiadene: un grande albero.

A Valdobbiadene, diversi anni fa, era stato abbattuto un grande cedro del Libano nella centrale Villa dei Cedri e il tronco, che aveva assistito a parecchi secoli di storia locale, era stato salvato portandolo nel parco.

Enzo Dienes era così affascinato da questo albero che ha cercato un modo per salvare il tronco utilizzandolo come simbolo dell'etica del lavoro e delle tradizioni del territorio. Un albero 'così superbamente curato e prospero’. Il tronco del grande vecchio cedro era enorme, con un diametro di 2 metri. Così pian piano, ha preso forma il sogno di un memoriale dall’albero ed è nata l’idea di creare 'il più grande coltello al mondo', una Britola senza pari.

Nel dicembre 2013, Toni Venzo è entrato in 'campo' e ha impiegato due mesi per creare il manico del coltello. Ha iniziato il suo lavoro dapprima con la motosega per poi rifinire il tutto con i suoi utensili a mano. L’albero ha liberato profumi intensi e unici, profumi che erano stati bloccati per centinaia di anni all’interno del fusto.

L'impenetrabilità e la forza dell’albero è stata dimostra quando è stato trovato un chiodo nascosto all’interno del tronco, perfettamente conservato dopo oltre 100 anni. Sicuramente un chiodo che è stato inserito da un vecchio antenato di Valdobbiadene. Il manico del grande coltello è stato decorato con un grappolo d'uva che rappresenta la grande risorsa naturale di Valdobbiadene.

Nel frattempo, i fabbri Walter Fornasier e Giovanni Cenedese hanno lavorato per creare la tradizionale lama del coltello. La lama e il manico sono stati assemblati nella più Grande Britola e la sua inaugurazione è avvenuta nel 2014 in occasione della tradizionale Fiera di San Gregorio a Valdobbiadene.

Questa opera rimarrà installata nel parco della Villa dei Cedri a Valdobbiadene, dove i locali e i visitatori potranno continuare a godere dei sapori e dei profumi del Prosecco, ammirando la loro Grande Britola.

per saperne di più: www.opere.tonivenzo.it

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Bossa Buffona Regalo Matrimonio

La creatività non è sempre seria, e molti grandi artisti in diversi modi hanno dato sfogo al loro desiderio di ridere, sia alla loro forma d'arte che ai loro clienti, creando un buffone o una storiella.

In tutta la storia del teatro, il buffone è stata una fonte di risate, una fonte di auto-derisione, ma anche una fonte di quella saggezza perduta dai personaggi ordinari e pieni di se della commedia. Nel mondo della ceramica, la Bossa Buffona (o Boccia) e il Bummulu Malandrinu (da Caltagirone in Sicilia) sono come questi personaggi, ma con una progettazione idraulica abbastanza diversa.

Concentriamoci sulla Bossa Buffona. Si tratta di una bella ceramica artigianale e artistica, una brocca collezionabile con un fascino delicato e rustico. Eppure, provate ad utilizzarla come una brocca per versare o bere e scoprirete che esige una intelligenza superiore alle vostre abilità che solo un buffone, pratico nell'arte di 'giocare' la Boccia, può sorseggiare il suo vino prezioso, mentre l'elegante Dandy è lasciato fuori, ma con una riserva di risate.

Questa caraffa artistica, che racchiude il meglio dell'artigianato ceramico con l'esperienza dei maestri idraulici, nasce oltre 200 anni fa nelle botteghe ceramiche intorno Nove, nel Veneto, ma a parte un piccolo numero di pezzi nel Museo della Ceramica di Nove, sembra essere sfuggita alla attenzione degli storici.

Boccia o Bossa Buffona tradotto dal dialetto locale, significa 'caraffa burlona'. Innanzi tutto è un oggetto d'arte tradizionale tutto confuso con grappoli d'uva, steli, foglie, rami ... che richiede una montagna di lavoro sia nella costruzione e che nella decorazione.

Tuttavia, questa caraffa non è utilizzabile come qualsiasi altra, perché ci sono buchi e aperture da cui il vino potrebbe venir fuori alla minima inclinazione. Il bevitore dove capire il segreto per essere in grado di bere. Deve succhiare il vino da una delle tante cavità che si trovano tra le decorazioni e gli ornamenti, forse su suggerimento di qualcuno che sa come giocare la partita.

I fori all'interno delle pareti della brocca in ceramica, essendo interconnessi, devono essere gradualmente tappati per evitare il fallimento. Alcuni fori sono spazi vuoti che portano solo correnti d'aria.

Ci sono stati artigiani specializzati specificatamente nella creazione di questo oggetto, amato dagli intenditori, ma sfortunatamente trascurato per alcuni anni. E ora ha il suo “rinascimento”, attraverso il divertimento di alcuni uomini di Nove, artigiani della Bossa Buffona da molti anni, fra i pochi che si ricordano i trucchi della progettazione e produzione e che hanno ancora gli occhi e sentimenti nelle loro mani per creare la brocca e farne un'opera d'arte. E, naturalmente, lo spirito per utilizzarla per un unico scopo, un sorso o due di vino.

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Il telaio jacquard è il "padre" dei moderni computer

Per coloro che amano la matematica e la storia della tecnologia, sarà una vera sorpresa scoprire che il primo computer è in realtà un telaio per eseguire tessuti Jacquard.

Nel 1801 è stato brevettato da Joseph Marie Jaquard un telaio che utilizzava cartoncini perforati per definire i movimenti di alcune parti.

Esattamente con il funzionamento del codice binario, la presenza o meno di fori permetteva ad alcuni contrappesi di muoversi modificando la posizione dei fili.

Per me che ho sempre amato la matematica, l’incontro con Ilario Tartaglia e con i suoi telai in legno mi ha aperto un nuovo orizzonte. Mi sono ritrovata nel suo laboratorio di Cartigliano, vicino Venezia, ad utilizzare schede perforate proprio come avevo fatto i primi anni di università alla facoltà di ingegneria.

Niente era cambiato nei miei movimenti e nella forma delle schede. Niente tranne le mie certezze di come la storia degli uomini possa essere diversa cambiando il punto di vista.

Se si va su wikipedia selezionando “storia del telaio” si trovano subito riferimenti al codice binario e al telaio Jaquard come predecessore del computer. Ma se si seleziona “storia del computer” non c’è alcun cenno al telaio Jaquard.

Così per anni sono stata convinta che il primo computer fosse stato creato da Babbage del 1833, il primo programma per computer fosse del 1842 da Ada Byron (figlia del poeta Lord Byron) e la matematica Booleana (i codici binari) fosse nata nel 1854 dal maestro elementare George Boole. Infine, credevo che solo nel 1889, Herman Hollerith avesse brevettato l’utilizzo di schede perforate (fondando quella che poi sarebbe diventata l’IBM).

Ed invece eccoci in un pomeriggio primaverile, in un paesino sul fiume Brenta, a discutere con un ingegnere tessile (e artigiano dei sistemi tradizionali di tessitura) sul valore di Energitismo e sull’importanza di un futuro basato sulle tradizioni e assisto ad una lezione di matematica applicata.

Credo di aver capito ancora di più il significato del nostro manifesto su Arte e Tecnologia: oggi lo ho potuto sperimentare. Credo che valga la pena visitare il centro culturale di Ilario Tartaglia, che è anche una scuola per chi intende approfondire l’arte della tessitura a mano.

E poi dicono che gli artigiani non sono anche matematici!

per saperne di più: www.tessituraamano.it

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Alvar Aalto opere | Sulle tracce di Alvar Aalto. Parte 2

"Finlandia, terra radicata alla sua storia, alle sue fiabe".

Iittala è un piccolo villaggio verso Nuunajärvi dove, sulla collina, si trova la più vecchia fabbrica di vetro finlandese. I vetri, forme leggendarie. Il vaso Savoy creato per Ittala, dopo il concorso vinto nel 1936. La critica attribuisce l’ispirazione di questa collezione al paesaggio finlandese e ai suoi laghi.

Qui Aalto stabilisce di non decidere quale uso fare dei vasi, e lascia alle persone di utilizzarli come meglio crede. Forme fluide, organiche, realizzate con tre strati di vetro soffiati a mano. Vetro che è neve sciolta, acqua che scorre, aria che si fa densa, luce che opera, velo che traspare. Vetro che è Finlandia, paesaggio, lago, betulle, legni, cortecce: il tutto, dentro.

Sento che questi vasi all’arrivo del primo accenno di calore si scioglieranno e diventeranno vento sui laghi per poi riaddensarsi alla fine della breve estate. Finlandia, della gente riservata ma che sa accogliere.

Il viaggio mi porta ora nel sud-est del Paese, vicino a Turku. Qui c’è il sanatorio di Paimio, progettato da Aalto e dalla prima moglie Aino nel 1926. “Lo scopo primario dell’edificio è di funzionare come uno strumento medico…”.

Il disegno delle stanze è definito in base alle capacità limitate del paziente, sdraiato a letto. Il colore del soffitto dà tranquillità, le fonti di luce al di fuori del campo visivo dell’ammalato. Egli stesso era stato ricoverato e questo gli serve a accentuare il punto di vista del paziente. Le finestre a nastro sono nate qui. Quasi 90 anni fa.

La Poltrona 41 Paimio, destinata al sanatorio rammenta la famosa Vassily di Marcel Breuer. Qui il legno sostituisce i tubolari in ferro. Il legno viene curvato, e questa è la maggiore qualità che Aalto vuole sottolineare. Perché le curve, sotto sotto, sono più “accettate” degli angoli retti. Il razionalismo ha eliminato i cuscini, c’è una piegatura anatomica che è costruita in compensato di betulla, l’albero più presente nelle foreste locali. Lamine piegate che sostengono il peso con la loro flessibilità e elasticità.

La “Poltrona 46”, successiva, con l’ardito sbalzo strutturale, riesce a alleggerire la forma totale. Aalto, con la sua invenzione, non piega più il legno con il vapore che causava forti tensioni nel materiale. Il legno viene tagliato longitudinalmente lungo la lunghezza della curvatura e perpendicolarmente al suo piano, in modo che gli strati scivolino uno sull’altro durante la piegatura per essere poi fissati con colla.

Finlandia, un popolo che sembra di ghiaccio ma che invece sa amare con passione.
Inseguendo il chiarore dell’acqua dei laghi, arrivo a Imatra nel pomeriggio, con alcuni bagliori di luce, gli ultimi. La chiesa delle

Tre Croci è sprofondata nella neve. Dentro, soffitto e pareti sono un tutt’uno. Pareti disgregate, spazio che si evolve attraverso nicchie, obliquità, curve, materia plasmata, sembra con le mani, luce che scende sulle forme aggraziate, pulite, dove ogni angolo è arrotondato, dove le ombre indicano un cambio di superficie. E per terra, legno.

Da noi sarebbe impossibile camminare sul legno, in una chiesa. Noi, spesso poco attenti al senso delle cose, non viviamo il legno nella sua intensità, nel suo essere Natura, cioè Verità. Aalto qui sembra impastare la foresta con i muri, per creare superfici ondulate che sanno di leggerezza, sulle quali la luce gioca, illumina. Due finestre trapezoidali illuminano l’invaso celebrativo, un altro foro nel tetto diffonde luminosità nello stesso spazio. Luce che ammorbidisce e pulisce l’animo.

Seguendo la neve, raggiungo Järvenpää. Siamo a 70 km a nord di Helsinki, ovviamente in mezzo a un bosco. La villa si scorge a malapena, tanto è l’integrazione con l’ambiente. Gli alberi e il giardino sono disturbati il meno possibile. Qui, nel 1966, Aalto progetta e costruisce questa casa per il più grande musicista finlandese contemporaneo, Kokkonen.

Ora è un museo. Liturgicamente mi tolgo le scarpe e entro, cammino su parte del pavimento che è in travertino e che porta al camino, nel soggiorno. Qui si abitava e si lavorava, le pareti sono rivestite in lino e in parte con boiserie in legno. Mi stupiscono alcuni modesti particolari, come i profili che chiudono i pannelli di legno sulle pareti, oppure le cornici dei serramenti. Il tutto mi sembra “normale”, ma io provo un piacevole senso di benessere psicofisico.

Per mesi ho continuato a chiedermi il perché di quell’insolita serenità che poi altro non era che partecipazione. Penso fosse dovuto alla sua capacità di assemblare, di unire tutti gli elementi, forme, materiali, colori, dettagli, anche i più semplici e i più diversi, in un’unica dimensione che significa relazioni, condivisione, ossia armonia.

Il mio viaggio finisce. Finlandia che sa di legno, di betulle, di laghi, di acqua, di buio, di luce. E Alvar Aalto, artista della Sostenibilità autentica. Che non si può non amare.

Minus 35° degrees. Fa proprio freddo.

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