Una lezione di scultura artistica marmo dell’Alaska

Function Junction è una zona semi-industrializzata a circa 8 km a sud dei residence sciistici di Whistler nella British Columbia. Alle spalle di un negozio di motoslitte in un cortile-deposito per le costruzioni, ci sono due container separati da una area laboratorio coperta da un tetto piano in legno.  

E’ una normale mattina d’inverno di Whistler, zero gradi Celsius, sorprendentemente senza nuvole sulle montagne così che le piste da sci del versante anfiteatro di Whistler si distinguono chiaramente contro il cielo a nord-est.

C'è un uomo in quello che sembra un paramento da lavoro invernale, coperto di polvere, che indossa una maschera industriale e che lavora ad un blocco di pietra, su una panca di legno, con una smerigliatrice. Camminiamo sul terreno ancora semi-congelato e lo incontriamo a metà strada, finché si toglie il cappello, la maschera e i guanti per darci il benvenuto. Il suo nome è Daryl, ed è uno scultore della pietra, originariamente un pittore di dettagli ad Abbotsford ad est di Vancouver ed ora, con la moglie, è diventato un “locale” e un membro del team di artigiani creato da Jon Fathom, il cui showroom avevamo visitato nell’ Art Gallery Row, a Whistler. Il suo bassorilievo è scolpito nella pyrophillite viola.

Sotto il tetto possiamo sentire una smerigliatrice lavorare la pietra. Siamo guidati attraverso uno spesso foglio di plastica che pende di fronte l’interno del laboratorio. Entrando appena il foglio è spostato, a sinistra vi è un uomo che lavora su uno di due blocchi di pietra. Di fronte a noi vi è un grande marmo bianco da dove fuoriesce la statua di un orso polare con tre cuccioli. A destra vi è un grande blocco di marmo quasi 1,5 metri di altezza, 3 di lunghezza e forse 1 di larghezza in equilibrio su dei tronchi.

Jon Fathom emerge da dietro il blocco e ci dà il benvenuto, ovviamente contento di un tale interesse per questo laboratorio di maestri artigianali. Ci presenta il terzo intagliatore che lavorava oggi, Andrew, un giovane uomo che sembra e apertamente entusiasta, originario di Prince George. Ha studiato arte prima di scendere 800 km a Whistler da una città che esiste a quanto pare solo per l'industria della pasta di legno. Oggi il suo lavoro è su un blocco di anidrite blu da cui inizia ad emergere un orso polare. Questo blocco ha ricevuto 4 giorni della sua attenzioni e spera di poterlo completare in altri 10 giorni. Ci hanno mostrato un orso ‘nero' quasi finito che brilla con sfumature di verde intenso, quando è lavato con l’acqua ghiacciata da un secchio. La sua nuova vita emerge da un blocco di rara Brucite scura.

In piedi accanto all'orso vi è un altro grande orso che emerge da un blocco di calcare fossile rosso del Canada. Daryl e Andrew parlano della bellezza della roccia che stanno scolpendo, discutendo delle venature e delle composizioni della pietra con una sapienza essenzialmente imparata per permettere loro di evitare fallimenti e creare le più raffinate sculture.

Jon ci fa fare un giro di questo laboratorio di moderni scultori di marmo, la sola differenza con quelli del rinascimento in Italia è la disponibilità di elettricità per le frese e le smerigliatrici. Si parte, come allora, prima dalla scelta del blocco di pietra, poi dal sentire la vita all'interno prima di rimuovere il superfluo e dare vita alla scultura. Jon parla del progetto dell'orso polare che esce dal grande blocco di marmo con la sua testa voltata verso destra. Ci mostra la mamma orsa ei suoi tre cuccioli che stanno emergendo da un blocco alto 3 metri che è stato iniziato 15 mesi fa.

Intorno all’area del laboratorio vi sono grandi scatole per metà piene di pezzi di pietra virtualmente di quasi tutti i colori, tutte pietre provenienti dal Nord Ovest. Trovando un altro secchio d'acqua, bagna i noiosi ritagli immediatamente brillano nei loro colori e orgogliosamente raccoglie un pezzo di marmo “Oro” che diventerà parte di un Inuit Inuksuk. Nulla va sprecato.

L’evidente amore per la pietra assicura che questi giovani lavorano con pazienza e in pace nell’aria ghiacciata, tutt’uno con la pietra e i loro strumenti. La compagnia di giovani uomini ormai sono diventati, attraverso le loro creazioni, tesori dell’umanità.

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Gregorio Armeno Presepe

Un tassista vi lascerà in Via Duomo, nel centro storico di Napoli, all'angolo con via San Biagio dei Librai con le istruzioni di camminare dove le auto non sono ammesse. La strada di San Gregorio Armeno è progettata per camminarci o al massimo per una vecchia Cinquecento. E' dritta e sembra scomparire in lontananza.

Virtualmente subito, sulla destra potete vedere un negozio pieno di piccole statue, e poi un altro a sinistra. Le folle passeggiano o corrono su e giù per la strada, fermandosi a guardare nuove statue o piccoli Presepi, che la tradizione di Napoli e ora italiana mette nelle case o al lavoro e che gli inglesi chiamano con la parola Natività o Scena della Mangiatoia. Sembra che ci sia una grande varietà di interpretazioni, ma questo è un nuovo anno e la folla, fatta eccezione per alcuni turisti diligenti, è in cerca di altre attrazioni.

Singole statue in una grande varietà di formati allettano il cattolico tradizionale di portarsi Papa Francesco per benedire la sua casa. Per gli appassionati di calcio, la statua del mese sembra essere Balotelli. Ovviamente, gli americani in Napoli non saranno mai lontani dal loro eroe, Obama. Una serie di politici imbellettano i banchi delle statue, con il favorito che sembra essere Berlusconi in abiti da carcerato.

Più avanti sulla destra vi è un negozio pieno di eserciti di soldatini, che replicano fedelmente gli originali giganti. Sono questi che sono stati, per le persone più anziane, le collezioni della loro infanzia come più recentemente lo sono i Games Workshop per i giovani (e i mentalmente giovani). Non riusciamo ad acquistare uno o due cavalieri e siamo condannati ad essere respinti dalla Befana.

Andando avanti di 200 metri, sulla nostra destra vi è un altro vicoletto affollato con una pietra affissa su di un edificio di fronte - San Gregorio Armeno. Questa è la nostra destinazione. Conosciuta per la costruzione di modelli raffiguranti non solo i Presepi ma una vasta varietà di scene storiche. Abbiamo rallentato il nostro cammino per assorbire le scene nella profondità di questi stretti negozi. C’è un vicolo in cui abbiamo girato, con una insegna F.lli Capuano e la data 1840. Entriamo nel vicolo e paghiamo 1 euro per visitare il museo, al piano di sotto sulla sinistra, troviamo una pietra blu sopra lo stipite della porta per ricordare al turista di abbassarsi.

Sulla sinistra ci sono grandi mucchi ordinati di corteccia di sughero e sulla destra un grande presepe con una luce arancione fioca a dimostrazione della grande arte dei maestri di presepi. Torniamo nel vicolo, visitiamo un negozio e iniziamo a parlare con uno dei membri della famiglia – questa bottega è stata gestita dalla famiglia sin dalla fondazione. In queste grandi scene, ognuna delle statue è alta circa dai 25 ai 30 centimetri e realizzata con grande precisione, le teste sono create adoperando l’argilla locale e il resto del corpo è scolpito nel legno.

Per i vestiti si utilizzano le stoffe tradizionali dalle seterie reali di San Leucio. Cerchiamo l’etichetta del prezzo e scopriamo che ogni statua costa circa 300 euro, quindi un grande presepe con 16 statue può costare circa € 8.000. E questo sembra un essere un mercato giusto per queste opere e per quelle addirittura più ornate che rappresentano persone famose o reali.

In un altro negozio di famiglia, Cesarini, risalente al 1836, ci informano che la produzione è tutta effettuata nei locali sottostanti il negozio, compresa la cottura delle teste in ceramica. Il valore di San Gregorio Armeno è immenso. Questa è una forma d'arte unica legata e connessa alle anime e alle competenze di un gruppo di famiglie che hanno perfezionato la loro arte per quasi 2 secoli.

Cercateli e siate meravigliati.

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Un tocco di Medici in Veneto: Finanza e Arte per Ivano Costenaro

A Bassano del Grappa andiamo a visitare una mostra fotografica sull’Australia di Ivano Costenaro ed entriamo in un mondo particolare con tanti rimandi al passato ma proiettato nel futuro. E’ un’assicurazione ma è anche una galleria d’arte.

Ivano ci racconta: 'L'assicurazione è il mio lavoro, l'arte è il mio piacere.'

Questo ci ricorda l'approccio dei Medici al settore bancario - astuti e prudenti, leali e personali - caratteristiche che sembrano essere alla base della filosofia aziendale di Ivano Costenaro. “Perché senza una base finanziaria solida, come si può essere un imprenditore nel campo dell’arte?”

Naso Mediceo, ma testa e chioma con una crescita molto più creativa, Ivano appare come tutt'altro che un tradizionale uomo d'affari nel settore assicurativo. Sentiamo l'importanza del suo impegno personale per i clienti che è alla base della sua attività assicurativa nel corso degli ultimi decenni. E ancora una volta ci sono i ricordi dell'impegno dei Medici per il “Populo Minuto”.

Se non tutto il personale e i clienti che visitano questo sorprendente ufficio di Bassano capisce perché ogni stanza è piena di arte moderna non è così importante, perché lo faranno, alla fine. L’arte permea l'aura degli uffici e una grande sala è stata dedicata alle mostre d'arte. L'ultimo di queste è stata una rappresentazione personale del tour di Ivano Costenaro nell’entroterra dell'Australia e delle inaspettate somiglianze fra l'arte aborigena con l'arte del suo caro amico, Federico Bonaldi, scomparso nel 2002.

Ma come è arrivato all'assicurazione e all'arte? Certamente non attraverso l'educazione formale, da cui è fuggito a 15 anni, Ivano è disposto a raccontarci la sua scoperta dell'arte. In cima alle mensole nella sala riunioni c’è un piatto dipinto. Quasi a 30 anni fa , prima della forzata austerità attuale, nella sua attività assicurativa aveva avuto un cliente che, a corto di soldi, gli ha proposto uno scambio con un piatto creato da Tono Zancanaro da Padova. A quel tempo c'era una mostra locale delle sue opere e Ivano ha deciso di testare la veridicità dell'affare proposto (come un buon broker dovrebbe).

Con questo tocco Mediceo, è stato preso dal fascino dell’arte e, infine, ha accettato l'offerta. Una rosa non fa estate, ma può diventare una persona un amante delle rose, e Ivano è diventato ben presto un appassionato dell’arte moderna. Questo si comprende dalla vasta selezione di opere, pezzi da museo e da collezione negli uffici, e dalle mostre periodiche che ospita. Con giustificato orgoglio, ci informa che l'ultima mostra ha visto la partecipazione di oltre 500 persone all’apertura.

Ma il lavoro ha distolto Ivano dalla conversazione, e ci ha lasciato donandoci dei libri sugli artisti e sulle mostre che lo hanno ispirato. Uscendo dall’ufficio notiamo i grandi crogioli provenienti dalle raffinerie d'oro, forse in attesa di fiori in primavera.

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Ad Artissima in Torino siamo stati attratti da Raed Yassin nello spazio della Kalfayan Gallerie, una galleria Greca che ha esposto i lavori e le opere non solo di artisti greci ma di quelli provenienti dall’area del Mediterraneo.

 Al centro dello stand vi erano tre vasi apparentemente di una dinastia cinese che, ad una vista più approfondita, rivelavano scene di battaglia della guerra civile libanese, realizzati quando l'artista lavorava a Jingdezhen, la capitale della porcellana artistica cinese.

L'artista è Raed Yassin, e queste opere formano la sua 'dinastia Yassin', un progetto che nasce dal suo lavoro "Cina" (2012) reso possibile grazie al sostegno del Abraaj Group Art Prize.

Citando il sig. Kalfayan:

'Le opere " Yassin Dynasty " sono in parte degli oggetti belli, in parte dei documenti storici e in parte dei prodotti di massa. Riecheggiano l'antica tradizione di raccontare le vittorie delle battaglie su vasi e ceramiche a beneficio dei posteri, e richiamano il fatto che diversi oggetti dipinti da diversi maestri erano accumunati dalla stessa immaginaria 'dinastia'.

Le raffigurazioni sulle opere esposte sono quelle delle battaglie decisive per i cambiamenti territoriali, demografici e politici in Libano, le cui conseguenze sono ancora tangibili oggi. Questa fusione tra elementi tradizionali, storici e artigianali crea un'opera concettualmente complessa e un lavoro a più strati di lettura’.

Raed Yassin è nato nel 1979 a Beirut, dove vive e lavora. Si è laureato all'Istituto di Belle Arti di Beirut. Oltre ad essere un artista multidisciplinare, è anche un musicista e ha inciso una serie di album.

Raed ha esposto le sue opere in numerosi musei, festival e showroom in Libano e in tutto il mondo, tra cui alla Kalfayan Gallerie, alla Boghossian Foundation - Villa Empain a Bruxelles, al Singapore Art Museum, al Mori Art Museum di Tokyo, al New Museum di New York, al Centre Georges Pompidou di Parigi e alla Delfina Foundation di Londra (dove attualmente si trova).

 

Kalfayan ha lanciato una nuova mostra di Raed Yassin all’interno della loro galleria d'arte di Atene dal titolo "Commissioni Amnesiac", che si inaugurerà Giovedì, 13 Febbraio 2014. Questa mostra d'arte parla dei temi della narrazione personale e collettiva e della memoria che tenta di sfidare uno strumento di sopravvivenza comune, quello dell’amnesia selettiva.

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Finiture 100% naturali per le porte Tondin

Abbiamo visitato il laboratorio di Luca Tondin, vicino Venezia, per capire quali sono le migliori tecniche per le finiture del legno delle porte. Il benessere psicofisico delle persone è dato da svariati fattori che devono essere combinati tra di loro. Quindi, se non rifiniamo correttamente anche un materiale naturale come il legno, questo può causare fastidio alle persone.

 Luca è il presidente di un’azienda a conduzione familiare, produttrice di porte e finestre e, in questi ultimi anni, è diventato il punto di riferimento per l’ecologia e per il trattamento del legno. Lo abbiamo intervistato per capire il suo punto di vista.

Luca Tondin, cosa sono le finiture naturali?

Le finiture naturali sono prodotti per il trattamento delle superfici composti al 100% da elementi completamente naturali e realizzati con le materie prime più pulite e sostenibili al mondo: le piante e i minerali. Questi sono alla base della realizzazione delle tinture e cere utilizzate per le finiture dei vostri mobili, pavimenti e in questo caso anche delle vostre porte interne e serramenti.

Perché usare finiture al 100% naturali?

Perché sono sicure per chi le produce, per chi le utilizza e per chi abita in casa. Le finiture naturali, infatti, sono completamente prive di solventi e hanAbbiamo visitato il laboratorio delle porte Tondin, vicino Venezia, per capire quali sono le migliori tecniche per le finiture del legno delle porte. Il benessere psicofisico delle persone è dato da svariati fattori che devono essere combinati tra di loro. Quindi, se non rifiniamo correttamente anche un materiale naturale come il legno, questo può causare fastidio alle persone.

Luca è il presidente di un’azienda a conduzione familiare, produttrice di finestre e porte Tondin e, in questi ultimi anni, è diventato il punto di riferimento per l’ecologia e per il trattamento del legno. Lo abbiamo intervistato per capire il suo punto di vista.

E sulle porte interne e i serramenti?

Le finiture naturali costituiscono un’eccellente protezione per i vostri preziosi interni, siano pavimenti, mobili o serramenti, oltre che un’indiscussa scelta per la qualità della vostra vita. In una abitazione, il legno trattato con queste finiture non rilascia alcun tipo di esalazione artificiale contribuendo a ridurre l’inquinamento domestico; anzi, contribuisce positivamente al bilanciamento della naturale umidità della casa, garantendone una regolare traspirazione, essenziale per il benessere di chi la abita.

Le finiture naturali, inoltre, aumentano la resistenza delle superfici in legno, mantengono un’eccellente stabilità di colore nel tempo e sono di facile manutenzione. Alcune finiture inoltre contengono oli speciali al loro interno, come per esempio l’olio di arancio, facendo sì che le superfici trattate rilascino un gradevole profumo di agrumi.

Le finiture 100% naturali sono disponibili in una vasta gamma di colori e sfumature, con un’ampia scelta di finiture, dalle più neutre alle più eclettiche. Non sono pericolose per i bambini, e sono anche testate come resistenti alla saliva e al sudore, inoltre permettono facilmente la manutenzione periodica grazie ad una ritonificazione che può essere effettuata in modo semplice e veloce.

Come selezionare finiture per porte al 100% naturali?

I componenti usati per realizzare le finiture naturali sono davvero innumerevoli. Ci sono di vegetali e minerali proveniente da ogni parte del mondo ma tutti attentamente selezionati in base alla loro origine e sostenibilità. La maggior parte provengono da agricoltura biologica. Tipici esempi di tali ingredienti sono oli essenziali e resine arboree, argille, cere e coloranti organici naturali, che vengono poi trasformati in un’abbondante varietà di materie prime attraverso uno sviluppo scientifico alta qualità. Questi diversi elementi primari vengono poi utilizzati per realizzare i coloranti e cere per le finiture della casa.
 

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Ezio Zanardello: grande artista e tecnico della ceramica

La ceramica è una delle prime forme d’arte, tanto che in tutti i musei del mondo (da quelli di archeologia a quelli di arte) sono esposti manufatti in ceramica. Ogni cultura ha un proprio stile riconoscibile e questo stile è fortemente legato alla storia di un certo territorio. Durante la vita di grandi regni, in prossimità delle città importanti e delle sedi del potere, ci sono sempre luoghi e paesi in cui si realizzavano ceramiche.

Ad esempio, attorno alla Repubblica di Venezia sono cresciuti due importanti centri legati alla ceramica: Nove e Bassano del Grappa. Nel corso di questi ultimi anni, le aziende manifatturiere della zona hanno avuto un interessante percorso culturale. Il boom industriale italiano aveva trasformato le antiche botteghe artigiane in industrie con produzioni di massa creando un appiattimento culturale e lasciando in disparte coloro che preservavano le tradizioni storiche e che continuavano a fare ricerca ed innovazione.

Successivamente, l’ingresso nel mercato al dettaglio delle industrie cinesi e la competizione sul prezzo ha danneggiato le imprese “pigre” e costretto alla chiusura molte realtà industriali. Ma una moneta ha sempre due facce, e la seconda faccia della moneta è stata la rivalutazione di tutti quelli che avevano sempre continuato a sperimentare e a custodire la memoria storica

Una di queste persone è il fondatore di Ahura, Ezio Zanardello, una impresa che sorge sulle rive del Brenta e che oggi è guidata dalla seconda generazione. La passione di Ezio per la ceramica è travolgente e traspare in ogni sua parola e nella sua storia personale. Negli anni passati Ezio ha acquistato tutti gli stampi tradizionali abbandonati da imprese in dismissione, ed oggi conserva la vera memoria storica del suo paese.

Avere la possibilità di essere guidati da Ezio fra le stanze del suo magazzino storico è una esperienza indimenticabile che auguro a tutti di poter compiere.

Ezio, come ti sei avvicinato alla ceramica?

La ceramica fa parte delle tradizioni del mio paese, ma nel mio caso l’amore per Lei è nato piano ed è cominciato quando avevo 8 anni ed affiancavo mia madre nel suo lavoro di dipingere piatti. Nella mia adolescenza ho avuto un rifiuto e giurai di non voler essere più coinvolto nel settore della ceramica. Ho fatto di tutto, dal postino all'impiegato per una impresa del gas, ma per aumentare i guadagni la notte continuavo a dipingere.

Ad un certo punto ho superato il mio pregiudizio e con mia moglie abbiamo fondato la nostra impresa. E l’amore per la tecnologia mi ha portato a creare una stabilimento che è anche una eccellenza tecnologica sotto il profilo dell' efficienza energetica.

In questi anni hai raccolto nel tuo archivio stampi e pezzi di molte aziende che hanno chiuso. Abbiamo visto la passione nei tuoi occhi mentre ci hai permesso di visitare questa collezione. Perché fai tutto questo? Cosa ti spinge a preservare le tradizioni?

Non so spiegarlo di preciso. Da una parte sento una forte spinta verso l’innovazione e la sperimentazione di nuove forme e colori, dall’altra amo la bellezza e non vorrei disperderla. Riesco a vedere la bellezza nelle forme classiche tradizionali, nei nuovi design o nelle sperimentazioni di un giovane artista. Vorrei che tutti ne potessero godere ma poi penso anche che “tutto passa” e che non bisogna essere troppo ancorati al passato.

Riuscire a godere della bellezza è un percorso personale e richiede una apertura dello spirito. E’ un percorso e non un fine e per questo mostro il mio archivio solo a quelli che hanno intrapreso questo percorso.

La creatività e la bellezza sono un percorso personale o possono essere condivise?

La creatività è generalmente un fatto personale, ma quando diventa un processo condiviso può raggiungere dei livelli altissimi. Se pensiamo alle botteghe artigiane (che siano quelle del passato o che siano i laboratori delle imprese di oggi), il lavoro è un processo collegiale. La scelta dell’impasto, la colatura dell’argilla, la cottura, la pittura, e anche il modo di trasmettere questo valore al cliente finale, fanno parte essenziale del processo creativo e sono un patrimonio di sapienza di diverse persone che collaborano insieme per realizzare il capolavoro.

Se manca una di queste conoscenze non si può raggiungere l’eccellenza. Arte e tecnologia devono andare “a braccetto” senza farsi la guerra ma sfidandosi reciprocamente per raggiungere nuovi traguardi e trasmettere nuove emozioni. I miei collaboratori sono il principale patrimonio della nostra impresa.

Il tuo sembra un “amore distaccato” per il territorio e le tradizioni e la famiglia. Cosa significa?

Forse significa continuare a far vivere alcuni dei miei maestri attraverso la storia e la riproposizione delle loro realizzazioni. Ma senza nostalgia: la vita è nel futuro ed il passato ci può dare ispirazione, ci può spingere verso una innovazione continua ma non può tornare. Il tempo cambia le forme espressive e il modo di comunicare, le possibilità offerte dalle tecnologie moderne aumentano le nostre possibilità espressive: e tutto questo ci proietta nel futuro. Ma il passato costruisce il senso e da sapore e spessore anche alle nostre innovazioni attuali.

I miei figli stanno subentrando in azienda e il passaggio generazionale corrisponde anche ad un passaggio culturale del modo di fare impresa in Italia. Posso dare consigli ai miei figli ma ho anche molto da imparare da loro e dal loro modo di relazionarsi con il mondo. Ma è la mia storia, e quella di tutti i miei maestri, che può dare il senso alla loro impresa e li può aiutare ad essere condottieri. Il bello di avere le nuove generazioni è proprio la libertà che mi sto riguadagnando nel curare la filosofia della nostra impresa e la libertà creativa che posso continuare a sperimentare in questa mia continua “ricerca del bello”.

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Litografia - Stampe e Arte a Vicenza

Nel 1791 Senefelder accidentalmente inventò la litografia a ‘pietra’ (Lito-pietra dal greco) come tecnica di riproduzione di disegni d’arte. Il principio e la tecnologia sono semplici ma richiedono un grande lavoro manuale e una bravura artigianale.

La litografia si basa sul principio che olio e acqua non si mescolano. Così, un disegno fatto in cera si può riprodurre accuratamente se il fondo della pietra viene lavato con acqua e sapone e se gli inchiostri utilizzati sono a base di olio.

Il segreto della litografia è quello di utilizzare lastre di un particolare tipo di calcare assorbente. Queste lastre sono relativamente spesse per aumentare la resistenza alla rottura, tanto che il montaggio del sistema è affidato a due uomini, e la superficie superiore viene lucidata con un’altra pietra per ottenere una finitura liscia e piana su cui creare la matrice negativa del disegno.

L’eleganza della litografia è che la qualità delle opere dipende dalla qualità dei materiali e dalla precisione delle belle matite e dei pastelli in cera utilizzati dall’artista per creare l’immagine speculare. In origine, la litografia è una tecnica di stampa solo in bianco e nero, ma nel 1837 Godefroy Engelmann, in Francia, introdusse una tecnica per creare litografie colorate. La tecnica richiede più fasi di produzione, una per ciascun colore. In litografia, la pazienza è una virtù, infatti si possono impiegare fino a 40 giorni per creare un’opera.

La Litografia produce opere d’arte di alta qualità senza gli effetti “d’aggiunta” di altre tecniche, per cui è rimasta in uso nella stamperie anche se oggi sono in pochi ad avere l’abilità di praticarla. Il picco dell’arte litografica è avvenuto tra il 1850 e il 1950, quando molti grandi artisti come Van Gogh, Matisse, Picasso e Salvador Dalì produssero litografie, come fece anche Nelson Mandela.

L’artista crea la replica speculare (o originale) di un disegno su pietra e poi autorizza la stamperia a farne un certo numero di copie firmate. Picasso e Dalì sono arrivati al punto di commissionare altri per produrre le copie. La possibilità di creare 100 copie ha fatto nascere un mercato redditizio per l’artista, per le copisterie e le litografie.

Dal 1880 la tecnica è stata utilizzata per la produzione di annunci pubblicitari colati e per spettacoli e mostre. Ogni litografia è, in effetti, un’opera d’arte originale realizzata con grande cura artistica e artigianale e può avere piccole variazioni, che aumentano con il numero di stampe, che creano effetti artistici sempre nuovi.

La limitazione della pietra litografica è il numero di stampe che si possono fare, per cui le gallerie che intendono vendere un molte copie di stampe si sono rivolte alla fotografia. In aggiunta, il pubblico oggi non è educato al valore delle litografie in pietra. È necessaria una rinascita per questa meravigliosa tecnologia di stampa che è mantenuta in vita da famiglie di litografi che lavorano su presse tradizionali.

Nascosto nel cuore di Vicenza vi è un meraviglioso laboratorio artigianale di litografia gestito da un uomo, Giancarlo Busato, conosciuto più all’estero che nella sua città natale. Trovate le sue opere in Messico, Brasile e perfino in Australia.
Come trovarlo e godere della sua arte? Questa è un’altra storia.

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Musica di Vita Ciociara: un artigiano al bivio

Uno spremuto troppo? Questa è l’ultima nota dolente del suonatore di armonica? Le banche forse sopravvivranno mentre le tradizioni muoiono. Qual è lo scopo della società umana? Qual è la vera sostenibilità? L'arte può salvare Il mondo?  

Ci sono cinque scuole di armonica nella zona intorno ad Anagni. Massimo Carboni è la principale di queste. Lui crea musiche con l’armonica e insegna ai suoi 45 alunni da casa, dove anche progetta e produce una bella serie di armoniche con legni pregiati e celluloide. L’armonica è lo strumento tradizionale di questa regione, come i suoi cugini più grandi – le fisarmoniche – lo sono delle Marche.

Massimo è un uomo al bivio, un artigiano e un musicista, il cui lavoro ha sofferto per effetti combinati di una riduzione della clientela per la recessione (le persone hanno smesso di cantare?), e una orrenda pressione fiscale aumentata dai governi che si sono succeduti senza amore per la società, senza l’intelligenza di riconoscere il valore dei lavoratori, o la lungimiranza di vedere che, senza la piccola produzione artigianale, l'Italia come nazione e società morirà.

Due anni fa aveva iniziato a sentire il carico sulle sue spalle. A 40 anni di età aveva iniziato a cercare una via d'uscita, una nuova vita. Ha perso peso, si è messo in forma, ha studiato, e ha creato nuove opportunità di business. Il governo italiano non è stato al suo fianco e nemmeno lo ha lasciato in pace. E Massimo ha imparato che l’armonica può essere un amore che condivide con altri musicisti, forse una fonte di piacere (o leggero tormento) sulla metropolitana, può essere un invito a cantare in un ristorante, ma per il governo ogni armonica crea valore solo per essere un motivo per spremere ancora tasse, una nota stonata in sintonia con l'umanità.

Massimo Carboni è, come molti veri italiani che hanno lavorato per creare una società sostenibile, uno ancorato ad una azienda familiare che produce qualcosa di speciale che gli altri desiderano, fino al suo ultimo respiro di creatività artigianale. La risposta a tutti quegli artigiani che vorrebbero buttare via gli strumenti, gettare la spugna ed emigrare non lascerebbe all’Italia nessuna chance per il futuro. Così per Massimo e per tutti quegli italiani molto importanti, quelli che creano la ricchezza sociale della nazione, cosa possiamo fare?

Il primo passo è la psicologia. Portare le persone insieme su un terreno di incontro comune dove ognuno ha qualcosa di unico da offrire e dove tutti possono incontrare i pochi che, come molecole di acqua che lasciano il mare verso il cielo, fuggono dall'oceano buio della disperazione fiscale.

Questa comunità può essere un balsamo lenitivo che risveglia il desiderio, la risoluzione di non mollare mai. E ogni volta che alcuni sono riuniti, molti di più saranno attratti dal 'marchio'. In questo modo il singolo artigiano imprenditore, apparentemente intrappolato in un 'vortice polare' riesce a trovare il calore per fuggire e raggiungere non solo un mercato regionale ma la gioia di un riconoscimento internazionale – il rinascimento individuale.

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