Il “Villaggio delle Macine” di Albano Laziale sono alcuni resti di un insediamento lacustre che risale all’età del bronzo, ossia a circa 4.000 anni fa.

Il villaggio si sviluppava su palafitte in un’area di circa 2 ettari e ancora oggi sono visibili alcuni pali che escono dall’acqua e che erano le basi delle capanne.

Siamo nell’età del bronzo medio e gli insediamenti comprendono ancora poche capanne che non hanno bisogno di proteggersi da aggressori.

La popolazione aveva invece bisogno di insediarsi vicino corsi acqua, che potevano favorire anche l’agricoltura, e in aree dove si potesse cacciare come i boschi attorno al lago.

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Le terme di Cellomaio di Albano Laziale si trovavano fuori dell’accampamento militare della Seconda Legione Partica.

I loro resti si possono trovare nella chiesa di San Pietro, nel museo della II Legione Partica, nel Convento delle Suore Oblate di Gesù e Maria e in numerose abitazioni.

La loro costruzione sembra risalire al I secolo avanti Cristo, con la villa di Pompeo Magno, e poi sistemate una prima volta con la villa dell’imperatore Domiziano e poi con l’accampamento militare.

Sono state realizzate in mattoni di laterizio e in totale avevano le dimensioni in pianta di 90 metri per 83 metri.

Queste enormi dimensioni dimostrano l’importanza dell’esercito nella vita dei Romani e le suddivisioni interne ipotizzate dagli studiosi fanno pensare ad una zona riservata ai militari ed una aperta al pubblico.

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Ceppi confinari Cervara di Roma by Claudio Nocente
Ceppi confinari Cervara di Roma by Claudio Nocente

Cervara di Roma è sempre stata una terra di confine, ieri tra lo Stato Pontificio e il regno delle Due Sicilie e oggi fra Lazio e Abruzzo.

Nella parte alta, a Cervara di Roma all'interno del Parco dei Monti Simbruini, si possono ancora riconoscere i cippi in marmo che segnavano l'antico confine dello Stato Pontificio.

Secondo molte storie locali, attorno a questi cippi si verificavano scaramucce di pastori in cerca dei pascoli migliori.

Di certo, essere un paese di confine significava essere un possibile rifugio di banditi.

I banditi che attraversavano i confini erano a volte anche molto amati dalla popolazione come Marco Sciarra, il Robin Hood della Valle dell’Aniene.

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I resti del castello di Casalcassinese, frazione Acquafondata che ha avuto una storia indipendente ma parallela.

Il primo nucleo abitativo si formò intorno all'anno 1000 nella zona di un castello che nel 1089 venne donato dal Conte Ugo di Venafro a Montecassino.

Il nome significa ‘terra di confine’ perché si trovava tra la Terra di San Benedetto e la Contea di Venafro.

Dal 1123 con un atto di sottomissione, anche Casalcassinese torna all’interno dell’orbita dell’Abbazia di Montecassino.

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Lungo le sponde del lago di Sabaudia spicca la Villa di Domiziano che si estende in un territorio di oltre 45 ettari, costruita dall’Imperatore tra l’81-96 d.c., una località utilizzata e apprezzata dai Patrizi come luogo di villeggiatura.

All’interno della Villa si possono ammirare una piscina scoperta, un piccolo teatro, una palestra e una toilette collettiva e un imponente edificio balneare con un impianto termale.

Durante degli scavi del 1700 furono rinvenuti due reperti dal fascino strabiliante, una statua di Apollo conservata oggi nel museo di Kassel in Germania, e una statua di un Satiro con Flauto traverso custodita nei Musei Vaticani.

In prossimità del lago di Paola e della residenza di Domiziano si trovano le rovine della “Casarina”, anch’essa una villa di epoca Romana nel medioevo trasformata in un piccolo convento.

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La Fonte di Lucullo è una grotta realizzata dai romani per potersi approvvigionare d’acqua a Sabaudia.

Deve il suo nome al patrizio Lucullo che aveva finanziato l’opera incaricando Gneo Domizio Armando nel 78 AC di realizzare due sorgenti e una cisterna d’acqua.

Una sorgente doveva avere acqua cristallina per essere bevuta mentre l’altra era meno raffinata e serviva per alimentare le famose terme romane.

Questa fonte è stata scoperta nel 1904 sotto 15 metri di sabbia ed ancora è attiva.

La piscina di Lucullo è invece una grande vasca usata per allevamento ittico che si trova non lontano da Torre Paola.

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I resti dell’antico teatro romano di Anzio si trovano non lontano dalla Villa di Nerone e nell’area dove doveva sorgere l’insediamento urbano nel periodo di Roma.

Il teatro risale al I secolo d.C. e dovrebbe essere stato poi favorito dall’imperatore Nerone, infatti si trova nella parte nord vicino la sua villa.

Oggi il teatro si riconosce dalle sue fondazioni e dalla disposizione dei muri da altri dettagli. In origine il muro doveva essere diviso in 11 settori con una sezione inferiore e una superiore per gli spettatori.

Dietro la platea, che occupava i 30 metri di diametro del teatro, si trovavano 4 vani per gli attori e una scala che portava al secondo piano della scena, probabilmente ad un balcone.

Durante il periodo di decadenza, nei corridoi laterali erano state realizzate due fornaci. Infine nell’area della platea sono stati trovati dei corpi sepolti in epoca medioevale.

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